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sabato 9 agosto 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Determinazione della Data

(Questo è l'epilogo della traduzione italiana di un libro del miticista Thomas Whittaker, «The origins of Christianity, with an outline of Van Manen's analysis of the Pauline literature». Per leggere il testo precedente, segui questo link)


INDICE

PREFAZIONE 

LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO 

1.—CRITICA BIBLICA E SUA VERIFICA 

2.—LO STATO TEOCRATICO DI GIUDEA

3.—ESCATOLOGIA POST-BIBLICA DEGLI EBREI

4.—GIUDAISMO ALESSANDRINO

§.—LA PREPARAZIONE AL VANGELO

6.—LA DISTRUZIONE DI GERUSALEMME E LE SUE CONSEGUENZE 

7.—LA REAZIONE ANTI-ELLENISTICA

8.—PAOLINISMO

9.—LA CHIESA CATTOLICA

10.—LA STORIA SUCCESSIVA DEL PAOLINISMO

11.—FILOSOFIA CONTRO RELIGIONE RIVELATA

12.—CONCLUSIONE


VAN MANEN SULLA LETTERATURA PAOLINA

PARTE I.

GLI ATTI DEGLI APOSTOLI

INTRODUZIONE


SEZIONE I.

L'ORIGINE DEGLI ATTI

1.—L'Unità dell'Opera 

2.—Sua Composizione

3.—Fonti 

Lettere Paoline

L'Itinerario

Atti di Paolo

Atti di Pietro

Giuseppe

4.—Veduta Generale dell'Utilizzo delle Fonti 

5.—Lo Scopo dell'Autore 

6.—Sua Personalità


SEZIONE II.

PAOLO SECONDO GLI ATTI 

La Rappresentazione di Luca

Gli Atti di Paolo

L'Itinerario

Conclusione

 

PARTE II. 

 L'EPISTOLA AI ROMANI

INTRODUZIONE 

1.—La Natura dell'Opera 

2.—L'Unità del Libro

3.—Sua Composizione 

A.—Tracce di Giuntura e di Manipolazione

L'Indirizzo: 1:1-7

Introduzione: 1:8-17

Prima Parte: 1:18-8:39

Seconda Parte: 9-11

Terza parte: 12-15:13

Conclusione: 15:14-16:27

B.—Testimonianze dell'Esistenza di un'Epistola Più Corta

C.—Prospettiva Generale

4.—Da Dove Venne l'Epistola?  

A.—Significato dell'Indagine Precedente 

B.—Improbabilità della Tradizione 

C.—Indizi di un Tempo Posteriore

Pronunciamenti dottrinali

Familiarità col Paolinismo

Affinità con la Gnosi

La Comunità

Persecuzioni

Il Ripudio di Israele

Difetti di Forma

Vangeli Scritti  

Libri degli Atti

D.—Nazionalità dell'Autore 

E.—Tentativi di Parare le Difficoltà

F.—Argomentazioni a favore della Genuinità

G.—Modo di Origine Congetturale

§.—Giustificazione della Spiegazione Proposta 

Paolo negli Atti

Il Più Giovane Contemporaneo di Pietro

Galilea e Gerusalemme

L'Antico Testamento 

Accordo e Differenza

La Storia dell'Apostolato

L'Apocalisse di Giovanni

Il Quarto Vangelo

La Predicazione di Pietro 

Filone

Seneca

Giustino

Ireneo

Tertulliano

Le Pseudo-Clementine

Pietro e Paolo a Roma 

La Festività del Natale

Lo Sviluppo del Cristianesimo

6.—L'Antichità del Libro 

 

PARTE III. 

LE EPISTOLE AI CORINZI

INTRODUZIONE

LA PRIMA EPISTOLA

1.—La Natura dell'Opera

2.—L'Unità del Libro

3.—Sua Composizione

A.—Tracce di Giuntura e di Manipolazione

B.—Testimonianze dell'Esistenza di un'Epistola Più Breve

C.—Conclusione 

4.—Da Dove Venne l'Epistola? 

A.—Significato dell'Indagine Precedente

B.—Improbabilità della Tradizione

L'Occasione dello Scritto

La Relazione tra Paolo e i Corinzi 

La Comunità

Partiti

Oppositori

C.—Indizi di un Tempo Posteriore

Paolo una Potenza

La Comunità non più Giovane

Pronunciamenti Dottrinali

Alcuni Punti Particolari

Un Vangelo Scritto

Libri degli Atti

D.—Nazionalità dell'Autore

E.—Tentativi di Parare le Difficoltà

F.—Argomentazioni a favore della Genuinità

G.—Modello di Origine Congetturale 

Lettere Perdute di Paolo 

Paolinismo

L'Autore

Relazione con Romani

Determinazione della Data


LA SECONDA EPISTOLA

1.—Carattere—Unità—Composizione

A.—Tracce di Giuntura e di Manipolazione

B.—Testimonianze dell'Esistenza di Epistole Più Brevi

C.—Conclusione

2.— Da Dove Venne l'Epistola? 

A.—Improbabilità della Tradizione

L'Occasione dello Scritto

La Relazione tra Paolo e i Corinzi

Oppositori

B.—Indizi di un Tempo Posteriore

Paolo

La Comunità

Pronunciamenti Dottrinali

La Colletta

Punti Particolari

Libri degli Atti 

C.—Tentativi di Parare le Difficoltà

D.—Modo di Origine Congetturale

L'Autore e il suo Scopo 

Relazione con la Prima Epistola

Determinazione della Data 


Determinazione della Data. 

La stretta relazione con la prima Epistola assicura la conclusione che la seconda fosse stata scritta non molto tempo dopo. L'autore si trova nelle stesse circostanze conflittuali. Anch'egli vive in quei giorni di evoluzione del Paolinismo che precedettero il riconoscimento di “Paolo” al di fuori dei circoli degli “eretici” e la cooptazione dell'“Apostolo” nell'ampia corrente della Chiesa cattolica nascente. Con questa approssimazione per la data le prove esterne sono in accordo. 

La conferma dell'opinione generale si trova nell'Apologia di Aristide. Quell'Apologia, scritta probabilmente tra il 125 e il 180, mostra familiarità con gli scritti paolini, in particolare con l'Epistola ai Romani. Il cristianesimo, come nelle Epistole, si è distaccato dal giudaismo. Eppure Paolo non è menzionato. La primissima attività missionaria tra i pagani è attribuita ai “Dodici”. Questo silenzio intorno a Paolo è incomprensibile in un residente ad Atene — come è detto Aristide sia stato — se l'autore delle Epistole fosse stato davvero il fondatore delle prime comunità cristiane in Grecia. 

giovedì 7 agosto 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Relazione con la Prima Epistola

 (segue da qui)


Relazione con la Prima Epistola. 

Questo esempio è istruttivo anche perché mostra chiaramente che l'autore della seconda Epistola fu familiare con la prima, ma che lui non era la persona dalla cui mano essa proveniva. Egli si lega ad essa e ne dipende, com'è evidente da innumerevoli punti di contatto. La sua Epistola, però, ha un suo carattere proprio. Essa non presenta, come la prima, l'aspetto di una serie di piccoli trattati; ma, pur assomigliando ad essa nel suo movimento discontinuo, è in generale una rivendicazione della persona di Paolo per l'edificazione della comunità: cioè, in realtà, di ogni comunità cristiana, senza riferimenti locali. La familiarità con la prima Epistola ai Corinzi rende probabile la familiarità con Romani; e questa probabilità è confermata dal confronto di passi particolari.

mercoledì 6 agosto 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — L'Autore e il suo Scopo

 (segue da qui)


D. Modo di Origine Congetturale. 

L'Autore e il suo Scopo. 

L'autore fu probabilmente un greco di nascita e non un ebreo. Per inavvertenza fa parlare Paolo di “Giudei” (11:24) come se non fosse lui stesso un ebreo. In nessuna sua citazione dell'Antico Testamento è presumibile familiarità col testo ebraico. Egli usa il greco della Septuaginta. Che li suo pensiero fosse stato formato sotto l'influenza dei modi di pensare e di esprimersi ebraici fa semplicemente parte dell'evoluzione cristiano in generale e non lo distingue. 

Tra i Paolinisti la sua posizione è più a destra che a sinistra. Egli non respinge gli altri Apostoli in nome di Paolo, anche se nella sua valutazione si colloca più in alto. Egli pone il nuovo ossia la dispensazione cristiana al di sopra del vecchio ossia della dispensazione mosaica, ma senza esprimere ostilità alla legge in quanto tale. Egli si accontenta che essa vada considerata una fase passeggera, che gli ebrei non possono capire perché la ritengono permanente. 

Il suo scopo è difendere il suo Paolo. L'Epistola può essere definita un'apologia del Paolinismo, come l'autore la concepisce. In quanto Paolo, egli assicura i suoi lettori che lui non è impegnato a lodare sé stesso - mentre, in realtà, non sta facendo nient'altro - ma che sta fornendo loro materia per vantarsi in lui (5:12). Tutto questo difendere l'autorità dell'Apostolo ha però uno scopo pratico. Lo scrittore possiede delle lettere che circolano a nome di Paolo, ma gli sembra in necessità di un'integrazione; altrimenti, egli non avrebbe tentato una nuova composizione. Il modo in cui egli tenta di migliorare il materiale tra le sue mani si vede bene nel caso della disciplina ecclesiastica. Questa va mantenuta: a questo proposito egli aveva letto 1 Corinzi 5. Allo stesso tempo, egli desiderò mostrare che ci furono casi in cui essa poteva essere applicata in maniera meno rigorosa. Alla luce di questa tendenza mitigatrice, possiamo leggere in maniera efficace i passi già discussi che riguardano il peccatore pentito. 

martedì 5 agosto 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Tentativi di Parare le Difficoltà

 (segue da qui)


C. Tentativi di Parare le Difficoltà. 

Per rispondere alle obiezioni contro la paternità paolina è stata proposta un'estensione del lasso di tempo tra le due Epistole da mezzo anno a un anno e mezzo. Per questo di questo suggerimento e altri simili, e mediante l'eliminazione di presunte interpolazioni, alcune difficoltà potrebbero essere rimosse; ma il verdetto negativo nel suo complesso è lasciato sostanzialmente inalterato. L'ipotesi di una costruzione da frammenti in tutto o in parte paolini non salva la genuinità dell'Epistola così come si presenta. E nel migliore dei casi essa può rispondere solo alle obiezioni che fanno riferimento alla forma; mentre la parte più importante del verdetto negativo si basa sui contenuti. Fino a quando non verrà avanzato qualcosa di più positivo a favore della tesi tradizionale, noi possiamo, senza prestarvi ulteriore attenzione, procedere a indagare sull'origine dell'Epistola.

lunedì 4 agosto 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Libri degli Atti

 (segue da qui)


Libri degli Atti.

L'utilizzo di un Vangelo scritto non può essere dimostrato, sebbene le parole di 1:17 (τό ναί ναὶ καὶ τὸ οὔ οὔ) suggeriscono Matteo 5:37, e il riferimento alla mitezza di Cristo in 9:1 richiama Matteo 11:29, mentre le parole copiate in 12:1 da Deuteronomio 19:15 sono piuttosto più vicine a Matteo 18:16 di quanto non lo siano alla Septuaginta. D'altro canto, la dipendenza dagli Atti di Paolo, come nella prima Epistola, è inequivocabile. Ciò è mostrato dalle concordanze con i nostri Atti Apostoli canonici considerate assieme alle deviazioni, perché i fenomeni sono spiegabili ipotizzando l'uso dello stesso documento sottostante. La fuga da Damasco, ad esempio, è descritta alquanto diversamente in 2 Corinzi 11:32-33 e in Atti 9:23-25. Gli elenchi delle afflizioni subite da Paolo (2 Corinzi 6:4-5, 11:23-28) non trovano una spiegazione soddisfacente negli Atti canonici. Pure questi, però, sono forse in gran parte indipendenti dagli Atti di Paolo. In essi possiamo vedere un'altra retrospettiva della vita del grande combattente dopo la sua morte.

domenica 3 agosto 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Punti Particolari

 (segue da qui)


Punti Particolari.

Altri tentativi di inventare una circostanza dettagliata sono dello stesso tipo. Si osservi come la figura della persona menzionata in 2:1-11 fluttui nel vago. Egli è presentato al lettore semplicemente come “qualcuno”, “un tale” (τις, ὁ τοιοῦτος); in breve, egli è un simbolo. L'autore non è interessato a lui in particolare, ma all'interrogativo per il presente e il futuro: come trattare un peccatore penitente. Lo stesso vale per il suo doppio, la persona “che ha fatto l'offesa” (ὁ ἀδικήσας, 7:12), per “la materia” (τὸ πρᾶγμα) che era il suo ambito e per colui “che ha ricevuta l'offesa” (ὁ ἀδικηθείς): si veda 7:6-16. Il cosiddetto sfondo storico è un caso ipotetico, niente di più. [1]

NOTE

[1] Questa interpretazione sembra essere confermata da 1 Tessalonicesi 4:6. Si noti l'identità tra la frase di 2 Corinzi 7:11 (ἐν τῷ πράγματι) e quella che ricorre qui (τὸ μὴ ὑπερβαίνειν καὶ πλεονεκτεῖν ἐν τῷ πράγματι τὸν ἀδελφὸν αὐτοῦ). La Versione Autorizzata traduce: “che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello”; riconoscendo l'inadeguatezza dell'espressione “nella materia” mantenendola solo come nota marginale. Se questa congettura è giusta, l'articolo determinativo costituisce un esempio eccellente di “vestigia”, sopravvissuta laddove anche i dettagli di un caso particolare sono scomparsi, e illustra mirabilmente la tesi di Van Manen sul modo di composizione di una lettera apostolica.

sabato 2 agosto 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — La Colletta

 (segue da qui)


La Colletta. 

L'indeterminatezza dei riferimenti al contributo per i santi (capitoli 8-9) mostra che l'autore non vive negli ambienti che, in quanto Paolo, egli presuppone. Non apprendiamo né chi siano questi santi né quale sia la loro richiesta particolare. I particolari con cui tenta di mascherare le sue esortazioni generali alla liberalità sono incerti, vacillanti, e a malapena compatibili tra loro. Il tutto è comprensibile solo se supponiamo che egli avesse udito o letto di una colletta fatta da Paolo per i cristiani di Gerusalemme, in cambio della quale l'Apostolo aveva ricevuto biasimo anziché ringraziamento. Questo è il punto su cui egli fa leva per rivendicare l'autorità di Paolo e per raccomandare ai suoi lettori l'esempio di liberalità verso i fratelli bisognosi in altre parti del mondo offerto dai macedoni, dai Corinzi e dei greci dei primi tempi. Espressioni come quelle di 8:18 (οὗ ὁ ἔπαινος ἐν τῷ εὐαγγελίῳ διὰ πασῶν τῶν ἐκκλησιῶν) e del versetto successivo (χειροτονηθεὶς ὑπὸ τῶν ἐκκλησιῶν) forniscono di per sé una prova sufficiente che gli anni in cui il Vangelo fu predicato per la prima volta sono nel passato. 

venerdì 1 agosto 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Pronunciamenti Dottrinali

 (segue da qui)


Pronunciamenti Dottrinali.

Anche qui, come nella prima Epistola, le espressioni dottrinali, pur non molto numerose, danno indizi sufficienti di un tempo posteriore a quello tradizionalmente assegnato a Paolo. 

Il cristianesimo si contrappone al giudaismo come il nuovo al vecchio, come ciò che dura a ciò che passa. Il punto di vista della legge è così completamente trasceso che il suo stesso nome non è menzionato; comunque l'autore non rifiuta di ammettere il valore relativo di “Mosè”, e fa uso della Scrittura. L'antico patto, però, a suo avviso, “è annullato in Cristo” (3:14). Altrettanto decisiva è la rottura col paganesimo (ἁνομία, σκότος). I fedeli devono separarsi dagli “infedeli” (6:14-7:1). Lungi dall'essere ancora prima di tutto o esclusivamente un movimento messianico legato alla vita e all'opera di Gesù di Nazaret, il cristianesimo si presenta come una nuova rivelazione, “la parola di Dio” (2:17, 4:2), “la conoscenza di Dio” (10:5), “la conoscenza della gloria di Dio” (4:6). Le comunità cristiane sono Chiese di Dio (1:1). Gesù è stato così a lungo considerato il Messia (“il Cristo”) che “Cristo” è diventato il suo nome abituale. Alla conoscenza della sua vita sulla terra si attribuisce ormai poco o nessun valore (5:16). Egli è il Figlio di Dio ed è predicato come tale (1:19). Egli è immagine di Dio (4:4) e la grazia e la pace possono venire da lui come da Dio (1:2, 13:13). Egli non è un uomo che è diventato Dio, ma piuttosto un Dio diventato uomo, che, essendo ricco, si è fatto povero per il bene degli uomini (8:9).  Dio “ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato” (5:21, cfr. Romani 8:3). Egli ha sofferto ed è morto (1:5, 4:10, 5:15). Dio lo ha resuscitato (4:14, 5:15). Il credente è in lui una nuova creatura (5:17), che partecipa alle sue sofferenze al fine di vivere una nuova vita con lui. Coloro che egli ha chiamato a predicare il suo vangelo (τὸ εὐαγγέλιον τοῦ Χριστοῦ) sono la sua gloria (δόξα Χριστοῦ, 8:23). Essi parlano “in Cristo”, “secondo il Signore”, in quanto Cristo parla in loro (13:3). Il loro sforzo è quello di portare tutti coloro in cattività “all'obbedienza al Cristo” (10:5). 

Familiarità con la gnosi è inequivocabile. Non Dio ma Satana è “il Dio di questo mondo” (4:4). La tanto discussa “spina nella carne” (12:7), che significa evidentemente qualche sofferenza corporea, è chiamata “un messaggero di Satana” (ἄγγελος σατανᾶ): Dio non è detto da nessuna parte la causa del male fisico. La preghiera dell'Apostolo al Signore — cioè a Cristo — affinché egli (il “messaggero”) possa allontanarsi da lui (12:8) implica che il Signore, come nei Vangeli, ha il potere di scacciare i demoni. Il riconoscimento da parte di Paolo, dopo l'insuccesso della sua richiesta, che la “percossa” è per il suo bene, non significa che provenga direttamente da Dio: si asserisce il contrario. 

Si ritrovano le antitesi dello Gnosticismo: carne e spirito (σάρξ e πνεῦμα, κατὰ σάρκα e κατὰ πνεῦμα) e così via. Per altre in rapida successione si veda 6:14-15: δικαιοσύνη e ἀνομία, φῶςσκότος, Χριστός e Βελίαρ. Si osservi l'alta stima in cui sono tenute visioni e rivelazioni (12:1) e la messa in luce della tradizione (5:16). Il forte antigiudaismo di 3:6-18 è naturalmente gnostico. La conoscenza (γνῶσις) è glorificata (11:6) ed è affiancata alla fede e alla “parola” (πίστει καὶ λόγῳ καὶ γνώσει, 8:7). Anche molti modi particolari di espressione sono fortemente gnostici. [1]

NOTE

[1] Tra questi sono citati i seguenti: τὰ κρυπτὰ τῆς αἰσχύνης, φανέρωσις τῆς ἀληθείας, αὐγάσαι τὸν φωτισμὸν τοῦ εὐαγγελίου τῆς δόξης τοῦ Χριστοῦ, φωτισμὸς τῆς γνώσεως τῆς δόξης τοῦ θεοῦ   (4:2, 4, 6); λογισμούς καθαιροῦντες καὶ πᾶν ὕψωμα ἐπαιρόμενον κατὰ τῆς γνώσεως τοῦ θεοῦ (10:5); οὐ γὰρ δυνάμεθά τι κατὰ τῆς ἀληθείας, ἀλλὰ ὑπὲρ τῆς ἀληθείας (13:8). È notata ancora la fraseologia vividamente gnostica nella celebrazione del trionfo dell'Apostolo (2:14-16).

giovedì 31 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — La Comunità

 (segue da qui)


La Comunità.

Nessun singolo aspetto ci fa vedere nella cerchia di Corinto una comunità appena chiamata alla vita. Si presuppone tacitamente un'esistenza molto più lunga dei cinque anni e mezzo al più della tradizione comune. 

È arrivata l'oppressione e c'è bisogno di consolazione: interi gruppi possono essere chiamati a partecipare alle sofferenze di Cristo (1:3-7). Essi tengono duro nella fede (1:24). Esercitano la disciplina e sono confrontati con la questione di quanto perdono sarà accordato al peccatore penitente (2:5-11). Essi danno e ricevono lettere di encomio (3:1) e possono essere descritti metaforicamente come un'epistola scritta nel cuore dell'Apostolo, “conosciuta e letta da tutti gli uomini” (3:2, 3). Essi sono turbati: dagli stranieri, ai quali viene attribuita ogni sorta di malefatte (2:17, 4:2, 11:4, 20). Alcuni che hanno subìto l'influenza di questi hanno imparato a rispettare solo gli Apostoli più anziani, ad esclusione di Paolo (11:5, 12:11). Alcuni si ritengono superiori a Paolo il vero maestro e rispettano solo il Paolo della letteratura epistolare, che distinguono dal primo. Alcuni, ancora, sono Paolinisti secondo il cuore dell'autore e confessano la fede in sottomissione (cfr. 9:13, δοξάζοντες τὸν θεὸν ἐπὶ τῇ ὑποταγῇ τῆς ὁμολογίας ὑμῶν εἰς τὸ εὐαγγέλιον τοῦ Χριστοῦ). Tutta questa diversità, ben considerata, indica un periodo posteriore rispetto ai primi anni dopo la fondazione della comunità. Anche il presunto confronto tra i suoi vantaggi e quelli delle “altre comunità” (12:13) — se mai fu possibile nel senso inteso — non può essere stato sollevato molto presto. 

mercoledì 30 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Indizi di un Tempo Posteriore

 (segue da qui)


B. Indizi di un Tempo Posteriore.

Paolo.

Paolo non è più il ben noto maestro e predicatore col cui soggiorno tra loro i suoi convertiti di Corinto erano stati familiari per un anno e mezzo. Il ricordo della sua personalità si è affievolito. Da un lato, egli può essere tranquillamente collocato in una nuova luce; dall'altro, è necessario tracciare un quadro di lui per coloro che non l'hanno conosciuto e non l'hanno mai visto all'opera. Il fondatore di comunità cristiane tra i pagani è diventato una somma autorità. “Apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio”, gli si fa dichiarare (1:1). Alla sua vita “nel mondo” si può rimandare come a un tutto compiuto (ἐν χάριτι θεοῦ ἀνεστράφημεν ἐν τῷ κόσμῳ, περισσοτέρως δὲ πρὸς ὑμᾶς, 1:12). Si osservi come la sua carriera sia celebrata in passi come 4:8-10, l'esordio del capitolo 6 e 11:23-27. Segni e prodigi e atti potenti sono invocati come prove del suo diritto all'Apostolato (12:12). 

Su di lui si è diffusa ora una duplice tradizione. Da un lato egli è il semplice predicatore del Vangelo, che non sapeva nulla della radicale dottrina “spirituale”. Dall'altro lato egli è già lo scrittore di lettere che circolano a suo nome e che espongono questa dottrina. L'autore della nostra Epistola è quindi indotto a mostrare che l'opposizione tra i due personaggi è dovuta a un fraintendimento; che in realtà era lo stesso Paolo a predicare a Corinto e a comporre le lettere ai Corinzi. I cristiani radicali di Corinto non erano al di là della sua misura; nella sua predicazione egli arrivò fino a loro (ἄχρε γὰρ καὶ ὑμῶν ἐφθάσαμεν ἐν τῷ εὐαγγελίῳ τοῦ Χριστοῦ, 10:14). Egli può assumere di tanto in tanto un tono di autocommiserazione o di raccomandazione per suoi figli: di solito lo porta come uno rivestito della massima autorità (1:28, 13:2, cfr. 10:2). Egli elogia coloro che sono obbedienti. Egli si pone come se fosse al di sopra di tutti loro. Su di lui, è detto in tante parole, poggia quotidianamente la cura di tutte le chiese (ἡ ἐπίστασις ἡ καθ᾽ ἡμέραν, ἡ μέριμνα πασῶν τῶν ἐκκλησιών, 11:28). Ciò può sembrare del tutto semplice e comprensibile solo a coloro per i quali Paolo ha smesso di essere solo un uomo eminente che è pur sempre di carne ed ossa, ed è diventato una figura ideale, sempre assente, eppure presente o capace di essere presente, che rivolge le sue parole nominalmente a una sola comunità, ma in realtà all'intera cristianità.

martedì 29 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Oppositori

 (segue da qui)


Oppositori.

Chi sono gli oppositori in vista nell'Epistola? Essi sono ritenuti generalmente Giudaizzanti; eppure non ricorrono nemmeno le parole “legge” e “circoncisione”. Talvolta, infatti, l'autore sembra avere in vista persone venute da fuori con lettere di raccomandazione (3:1), tramite cui gli altri Apostoli sono contrapposti a Paolo e posti al di sopra di lui in quanto essi hanno conosciuto Cristo nella sua vita terrena, e in quanto indiscutibilmente in senso letterale ebrei, Israeliti, il seme di Abramo (11:22). Eppure è difficile concepire come, alla coscienza dei lontani Corinzi, “i Dodici” o i principali di essi, “Pietro, Giacomo e Giovanni”, potessero presentarsi come una cerchia già ristretta, οἱ ὑπερλίαν ἀπόστολοι (11:5, 12:11), al cui confronto Paolo, l'Apostolo dei pagani, da cui era stata fondata la loro stessa comunità, non era nulla. E, in effetti, ci sono molti tratti nell'Epistola che mostrano gli oppositori di Paolo in tutt'altra luce rispetto a quella dei Giudaizzanti. Egli deve difendersi — e ciò in misura maggiore — dalle accuse di quelli oppositori di aver camminato secondo la carne (1:17) e non secondo lo spirito. Essi contrappongono la sua insignificanza personale (nel passato) alla autorità delle sue lettere (10:10, cfr. 1:13, 10:1-6). Essi sono disobbedienti e si considerano superiori a lui, perché lo hanno superato (10:6, 12). Contro la loro presunzione lui si appella alle visioni e alle rivelazioni a lui concesse (12:1) e delinea la sua marcia trionfale al servizio della gnosi più profonda (2:14-16). Costoro sono gli “iperpaolinisti”, già trattati con disapprovazione nella prima Epistola. Ma se ammettiamo che l'esistenza di un siffatto gruppo a Corinto sia comunque comprensibile dopo così poco tempo, come spiegheremo il modo in cui l'autore li confonde — come fa soprattutto nel capitolo 11 — con coloro che ponevano il grande Apostolo dietro i Dodici o i loro capi? Infatti i “falsi Apostoli” (ψευδαπόστολοι) di 11:13 non vanno identificati con i “superapostoli” (ὑπερλίαν ἀπόστολοι) di 11:5. Se Paolo stesso fosse stato lo scrittore, egli avrebbe certamente saputo distinguere più chiaramente tra queste diverse categorie di oppositori. 

Possiamo capire tutto ciò solo se ipotizziamo che tra la fondazione della comunità di Corinto e la stesura dell'Epistola fossero trascorsi molti decenni. L'autore dell'opera scelse la forma della lettera, ma il suo scopo era tutt'altro dal preservare quella forma con correttezza. Ciò a cui mirava era, da buon paolinista, difendere l'Apostolo sia contro i radicali che contestarono il suo carattere veramente “paolino” come predicatore del nuovo Vangelo “spirituale”. sia contro coloro che, per conservatorismo, contestarono il suo carattere veramente apostolico da eguale dei primi discepoli di Gesù. Il resto era solo travestimento. Per fornire un pretesto alla stesura di quella che è in realtà un'apologia di Paolo (ὅτι ὑμῖν ἀπολογούμεθα, 12:19) e una glorificazione della sua carriera, egli fece leva su frammenti di tradizione scritta e orale. Se fosse stato un artista più grande, egli non avrebbe commesso gli errori con cui tradisce la sua data posteriore. Come si presenta, sono lasciati indizi più che sufficienti per convincerci dell'inesattezza della tradizione secondo cui l'Epistola sarebbe stata scritta da Paolo verso l'anno 57 o 58. 

lunedì 28 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — La Relazione tra Paolo e i Corinzi

 (segue da qui)


La Relazione tra Paolo e i Corinzi. 

Volgendo la nostra attenzione su certi passi, potremmo dire che l'Apostolo sia in ottimi rapporti con la comunità da lui fondata. Ma come mai, allora, si è resa necessaria una difesa così veemente della sua persona e della sua opera? Cosa è accaduto nel frattempo? Non ce lo viene detto, e non ne sappiamo di più per aver letto l'Epistola. Perché deve rammentare ai suoi lettori l'eccellenza della sua vita e la sua conversazione in mezzo a loro (1:12), e distinguersi dai molti che operano in modo corrotto (οἱ πολλοὶ καπηλεύοντες τὸν λόγον τοῦ θεοῦ, 2:17)? Non sanno forse chi è? Che, per esempio, lui non predica sé stesso ma Gesù Cristo (4:5)? [1] Essi hanno dato una piena dimostrazione del loro dolore per ciò che hanno fatto di male. L'Apostolo è soddisfatto e si sforza di consolarli nel loro pentimento; eppure non si affretta dalla Macedonia a raggiungere i suoi figli spirituali erranti e ora pentiti, ma scrive loro una lettera contenente alcuni dei passi più taglienti di rimprovero che siano mai usciti dalla sua penna. Ma ora le parti sono invertite. È lui che li ha addolorati, anche se con le migliori intenzioni. Allo stesso tempo, egli comunica loro che non prenderà nulla da loro, anche se ha preso da altri per rendere loro servizio (11:7-12, 12:13-18). E l'intera apologia è per la loro edificazione (12:19, 13:10)! Lo capisca chi può. 

Non ci si può formare una prospettiva precisa delle relazioni in questione se ci accontentiamo di una selezione arbitraria di singoli aspetti ignorando completamente tutto il resto. Se mettiamo insieme equamente tutto ciò che l'Epistola ci presenta, non possiamo rappresentare a noi stessi se non confusamente né la relazione dei Corinzi con Paolo né di Paolo con i Corinzi. E questo carattere incerto dell'immagine ricavata dal tutto non è dovuto al nostro essere informati in modo imperfetto su particolari che si stagliavano chiari agli occhi dello scrittore e dei lettori, ma al conflitto reciproco dei particolari stessi.

NOTE

[1] Altrove si nota una contraddizione in questo versetto, indice di manipolazione: “Noi non predichiamo noi stessi....ma noi stessi'”, ecc. 

domenica 27 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — L'Occasione dello Scritto

 (segue da qui)


L'Occasione dello Scritto. 

I commentatori non hanno indugiato a spiegare come Paolo arrivasse a scrivere la lettera e quale sia la sua relazione con la prima Epistola ai Corinzi o con le presunte Epistole perdute. Colui che possiede il potere di creare dal nulla può fare meraviglie; e senza dubbio è possibile immaginare ogni sorta di circostanze che possano aver indotto Paolo a scrivere come fece. Tutta la libertà di immaginazione che si può concedere, però, è insufficiente a evitare contraddizioni inconciliabili tra le ipotesi elaborate e l'Epistola come si presenta. 

La connessione con la nostra prima Epistola è evidente. Come in 1 Corinzi 4:18-21, 11:34, 16:2-7, così pure in 2 Corinzi 1:15, 16, 23, 2:1, 3, 9:4, 12:14, 20, 13:1, 2, 10, Paolo spera di venire rapidamente. Essa dev'essere la sua seconda visita (1:15, 13:2).  La lettera indicata in 2:1-11, 7:7-16 chiaramente non è altro che la prima Epistola ai Corinzi, come appare anche dagli echi verbali di 1 Corinzi 5. L'Apostolo si è recato, secondo il suo piano accennato in 1 Corinzi 16:5, da Efeso a Troade e di lì in Macedonia; si veda 2 Corinzi 2:12, 13, 7:5, 9:4. Preoccupato di recente per la continua assenza di Tito, e in relazione ad essa per l'effetto della sua lettera precedente, ora è confortato (7:6-7). 

D'altra parte, Tito, di cui si parla qui come di un personaggio noto e per aver riferito dell'effetto della lettera precedente (7:6-11, cfr. 2:12-13), non è neppure menzionato nella nostra prima Epistola. Paolo, è vero, è andato in Macedonia, ma non in Grecia, come ci saremmo aspettati da 1 Corinzi 16:5; tanto più che nel frattempo lui ha ricevuto notizie soddisfacenti da Tito. Il timore di dover usare severità (13:10) non può certo passare per una ragione valida per non venire, ora che i più si sono sottomessi. 

Soprattutto, il caso trattato in 1 Corinzi 5 è completamente diverso da quello di cui si tiene conto in 2 Corinzi 2:1-11, 7:7-16. Lì si trattava per lo scrittore di una πορνεία di estrema gravità, che non poteva essere ignorata così facilmente con il pentimento del colpevole. 

Nella prima Epistola Paolo si pone completamente al di fuori del caso come un giudice; nella seconda, il caso è tale che altri potrebbero pensare che lo avesse toccato personalmente (2:5). La punizione inflitta in obbedienza al suo desiderio (2:6, 9) non può essere stata la condanna a morte accennata in 1 Corinzi 5. Perché la persona che ha commesso l'offesa (ὁ ἀδικήσας, 7:12; nulla è detto di πορνεία) deve essere riaccolta nell'amore di tutti. 

La motivazione della stesura della lettera apostolica rimane sconosciuta; non perché siamo imperfettamente informati, ma perché le circostanze particolari, apparentemente chiare come cristallo, non sono molto più che parole. Esse sono radicate, non direttamente nella vita reale, ma in rappresentazioni immaginative più recenti di essa. Esse mancano della solidità che può essere derivata solo dall'esistenza odierna o dal passato storico. Esse sono incerte. 

sabato 26 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Improbabilità della Tradizione

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 A. Improbabilità della Tradizione. 

Acconsentiamo a tralasciare, perché riguardano solo la forma, le domande sul perché Timoteo sia menzionato come uno degli scrittori, sebbene la sua parte nella corrispondenza non conta mai seriamente, e sul perché l'Epistola sia detta indirizzata nel contempo ai Corinzi e a una cerchia più ampia di lettori. Siamo lasciati ancora di fronte a difficoltà insuperabili che impediscono di riconciliare i contenuti con qualcosa di simile alle ipotesi tradizionali.

venerdì 25 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — DA DOVE VENNE L'EPISTOLA?

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 2. DA DOVE VENNE L'EPISTOLA? 

Sebbene l'analisi, nel caso di questa come delle precedenti Epistole, deponga in effetti contro la paternità apostolica e assegni l'opera con alta probabilità a un tempo posteriore a quello di Paolo, sembra auspicabile, come prima, indagare nuovamente la questione della genuinità da un diverso punto di partenza. 

giovedì 24 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Conclusione

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C. Conclusione.

L'analisi, però, rende sicura di per sé questa posizione. Nessuno che scriva una lettera vera e propria produce una composizione come quella che abbiamo davanti. Il probabile modo di costruzione dai presunti materiali “paolini” può essere illustrato dall'utilizzo fatto dell'Antico Testamento, spesso senza alcun segno che lo scrittore stia citando. Si confronti, ad esempio, 3:7-16 con Esodo 34:29-35, e si noti il trasferimento letterale delle frasi assieme alla complessa risistemazione: 

2 Corinzi 3.

ὥστε μὴ δύνασθαι ἀτενίσαι τοὺς υἱοὺς Ἰσραὴλ εἰς τὸ πρόσωπον Μωϋσέως (7) .... δεδόξασται (10) ....Μωυσῆς ἐτίθει κάλυμμα ἐπὶ τὸ πρόσωπον ἑαυτοῦ (13).... τὸ δεδοξασμένον (10)....Μωυσῆς....ἡνίκα δὲ ἐὰν ἐπιστρέψῃ πρὸς κύριον, περιαιρεῖται τὸ κάλυμμα (16).

Esodo 34.

35. καὶ εἶδον οἱ υἱοὶ ᾿Ισραὴλ τὸ πρόσωπον Μωυσέως ὅτι δεδόξασται, καὶ περιέθηκε Μωυσῆς κάλυμμα ἐπὶ τὸ πρόσωπον ἑαυτοῦ....

30.....ἦν δεδοξασμένη ἡ ὄψις..

34. ἡνίκα δ᾿ ἂν εἰσεπορεύετο Μωυσῆς ἔναντι κυρίου...., περιῃρεῖτο τὸ κάλυμμα....

Anche in questo caso, ciò che è riportato in 6:16-18 come pronunciato da Dio è una combinazione di parole ricavate da Levitico 26:11-12, Isaia 53:11, Sofonia 3:20, Geremia 31:9, 33, 2 Samuele 7:14. [1]

Ancora, mentre da un lato esse gettano luce sul modo di composizione, dall'altro la natura di queste citazioni dall'Antico Testamento chiarisce allo stesso tempo che, nel caso di opere perdute, non ci può essere alcuna speranza ragionevole di andare oltre le generalità e di ricostruire veramente gli scritti su cui procedette l'editore. 

NOTE

[1] Si possono notare molti altri trasferimenti di questo tipo, ma questi sembrano fornire un'illustrazione sufficiente. Si confronti quanto detto nei casi di Romani e di 1 Corinzi.

mercoledì 23 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Testimonianze dell'Esistenza di Epistole Più Brevi

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B. Testimonianze dell'Esistenza di Epistole Più Brevi. 

Il testimone più antico e migliore di precedenti Epistole paoline è l'autore stesso in 10:9-11 (cfr. 1:13). Questo riferimento a Epistole — non semplicemente a un'Epistola, come in altri passi — dimostra inconfutabilmente che per la composizione del nostro documento potrebbero essere state utilizzate epistole precedenti dello stesso tipo; ma al di là di questa possibilità non siamo autorizzati ad andare. A favore della congettura che la seconda Epistola ai Corinzi esistesse in una forma più breve, si può citare solo Marcione; e, al di là dell'argomentazione generale secondo cui egli fu accusato dai cattolici di mutilare i testi — e quindi presumibilmente utilizzò testi più brevi —, si può trovare ben poco di specifico a sostegno dell'opinione che egli possedesse un testo diverso dal nostro. I critici moderni, in effetti, hanno sempre più propeso per l'ipotesi della composizione di frammenti (epistolari); ma con scarso accordo nei dettagli, se non per il fatto che essi di frequente coincidono in maniera significativa nei punti dove vanno trovate le suture. Tutto ciò — al pari dell'argomentazione delle due edizioni che può essere basata sul duplice indirizzo dell'Epistola nella sua forma attuale — offre solo una conferma generale dell'ipotesi, emersa dall'analisi, che materiali più antichi sono stati elaborati in un nuovo insieme.

martedì 22 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Tracce di Giuntura e di Manipolazione

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 A. Tracce di Giuntura e di Manipolazione. 

Né l'insieme né le parti presentano il tipo di unità letteraria che ci aspettiamo in scritti originariamente provenienti da un'unica mano. Ma le ripetizioni di frasi da una parte all'altra mostrano la presenza di un unico editore. Contraddizioni apparenti sono talvolta dovute a omissioni nelle frasi trasferite. Ad esempio, l'Epistola lascia generalmente intendere che la visita imminente di Paolo a Corinto sia solo la seconda (si veda soprattutto 1:15). Come va riconciliato ciò con 13:1 (τρίτον τοῦτο ἔρχομαι πρὸς ὑμᾶς) ?  Semplicemente, notando l'omissione di parte di una frase trasferita da 12:14 (τρίτον τοῦτο ἑτοίμως ἔχω ἐλθεῖν πρὸς ὑμᾶς). Con questa omissione si può confrontare, nella seconda porzione di 13:1 (ἐπὶ στόματος δύο μαρτύρων καὶ τριῶν σταθήσεται πᾶν ῥῆμα), l'abbreviazione delle parole di Deuteronomio 19:15, che nella Septuaginta recitano: ἐπὶ στόματος δύο μαρτύρων καὶ ἐπὶ στόματος τριῶν μαρτύρων στήσεται πᾶν ῥῆμα. Va osservato che l'autore si ripete, proprio come se citasse uno scrittore veterotestamentario, senza indicarlo. 

Più interessante è il contrasto di tono tra la prima e la terza parte. Nella prima l'approccio dell'Apostolo è tipicamente amichevole; nella terza è quasi ostile. Eppure anche in questo caso, la relativa unità dell'insieme si manifesta ad uno studio più attento. Nella prima parte ci sono passi dal tono tagliente, e nella terza non mancano espressioni di tenerezza. Molti versetti della terza parte sono comprensibili solo in riferimento ai versetti corrispondenti nella prima. Se la ripetizione (κατέναντι θεοῦ ἐν Χριστῷ λαλοῦμεν) in 2:17 e 12:19 non è accidentale, il punto dove la frase è originale è evidentemente il primo passo. La dipendenza da scritti “paolini” precedenti è indicata soprattutto dalla conclusione. Dopo una parola (καταρτίζεσθε, 13:11) che rimanda a un versetto precedente (τὴν ὑμών κατάρτισιν, 13:9), [1] e un altro forse all'inizio dell'Epistola (παρακαλεῖσθε, cfr. 1:4, 6), ne abbiamo altri che richiamano passi in Romani (τὸ αὐτὸ φρονεῖτε, cfr. Romani 12:16, 15:5; εἰρηνεύετε, cfr. Romani 12:18; καὶ ὁ θεὸς τῆς ἀγάπης καὶ εἰρήνης ἔσται μεθ᾽ ὑμῶν, cfr. Romani 15:33). I saluti di 13:12 ricordano Romani 16:16, 1 Corinzi 16:20. La benedizione di 13:13 è quella di Romani 16:20, 1 Corinzi 16:23 in una forma estesa. 

NOTE

[1] Questa ripetizione, come si nota, mostra che il passo è al suo posto, nonostante il cambiamento di tono rispetto ai versetti precedenti. 

lunedì 21 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — CARATTERE — UNITÀ — COMPOSIZIONE

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 LA SECONDA EPISTOLA

1. CARATTERE — UNITÀ — COMPOSIZIONE. 

Al pari della prima epistola, anche la seconda fu intesa indubbiamente a essere presa per una lettera; ma anche in questo caso troviamo che la forma non è in armonia con la realtà. Due persone sono menzionate come gli scrittori — ossia Paolo e Timoteo — e la prima persona plurale è usata frequentemente. “Paolo”, però, non prende ciò seriamente, come appare dal suo continuo ricorrere alla prima persona singolare; e in 1:19 parla di Timoteo come se fosse del tutto estraneo alla corrispondenza. Ancora una volta c'è il duplice indirizzo ai Corinzi (1:1, 6:11, cfr. 1:23) e a tutti i santi che sono in tutta l'Acaia (1:1, cfr. 9:2, 11:10). La corrispondente duplicità di carattere è conservata per tutto il tempo, come nel caso della prima Epistola. Molte cose sembrano riferirsi alle circostanze speciali di una comunità particolare; eppure, nel complesso, l'impressione è che stiamo leggendo un piccolo trattato, un libro in forma di lettera — non una lettera nel senso comune, destinata a una particolare cerchia di lettori. Il suo carattere composito è stato percepito fin dai tempi di Semler (1776), ma dobbiamo guardarci dall'esagerarlo. L'Epistola non è una mera raccolta di frammenti — genuini o meno — ma ha un'innegabile unità relativa. Lo stile è completamente “paolino”. Nulla di importante nella composizione è di origine estranea. Nulla, cioè, è contrassegnato da un'impronta diversa da quella dei gruppi paolini. La maniera è immediatamente distinguibile da quella del quarto Evangelista, per esempio, o di Giacomo, o di Clemente. E si possono trovare punti di contatto tra frasi successive e frasi precedenti. L'insieme, infatti, assomiglia molto a una selva priva di sentieri, al cui confronto la prima Epistola sembra un parco ben ordinato (come dice Schmiedel); eppure la confusione non è assoluta. C'è una certa sequenza generale. Dopo l'apertura (1:1-2) vi seguono tre parti dedicate ad argomenti distinti e una conclusione (13:11-13). La prima parte (1:3-7:16) è un resoconto — e una difesa — di Paolo e della sua opera in vista dei rapporti che tiene coi lettori di Corinto. Lo scopo della seconda parte (8-9) è di promuovere una colletta per i santi. La terza (10-13:10) impugna la causa dell'apostolo contro i suoi avversari. E in alquanto maggior dettaglio è possibile dare un'esposizione ordinata del flusso di pensiero. Allo stesso tempo, i segni del processo tramite cui l'Epistola è stata messa insieme sono innumerevoli. 

domenica 20 luglio 2025

Thomas Whittaker: LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO — Determinazione della Data

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Determinazione della Data. 

Questa relazione ci aiuta a fissare delle date limite. La nostra Epistola è posteriore a Romani (che, come si è concluso, risale al 120 circa), ma probabilmente non di molto. Essa disvela chiaramente la sua origine dallo stesso ambiente e dallo stesso orientamento di pensiero. Le prove esterne, per quanto possibile, confermano questa conclusione, testimoniando la sua esistenza a una data che non può essere situata oltre il 140 circa.