lunedì 30 marzo 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 2:30

 (segue da qui)

Un confronto tra il Nuovo Testamento e le concezioni extrabibliche all’inizio della nostra era fa maturare l’idea che passi come Efesini 6:19, Colossesi 4:3, Galati 3:1, Filippesi 2:5-11, 2 Corinzi 8:9, Ebrei 2:9, Efesini 4:9-10, 1 Tessalonicesi 4:13-14 e simili rimandino a un mistero gnostico-giudaico, in cui un Salvatore Gesù veniva proposto come modello, prima che — dopo il fallimento dell’Antica Alleanza con la distruzione del tempio di Gerusalemme — la rappresentazione ideale di morte e rinascita fosse storicizzata e resa comprensibile come un complesso di eventi accaduti ai tempi di Tiberio. Un tale mistero giudaico della prima età, superiore al mosaísmo, sarebbe allora da pensare innanzitutto ad Alessandria. “In ogni caso” — dice S. Lublinski — “l’esistenza di un mistero giudaico in epoca precristiana è provata” (Der urchristliche Erdkreis und sein Mythos, Jena 1910, I, pag. 173). A. Fr. Gfrörer aveva tuttavia già affermato nel 1838, nella sua opera Die heilige Sage der Erlösungszeit (II, p. 271), che nulla era più certo della tesi secondo cui, ai tempi di Gesù Cristo, nessun giudeo aveva mai pensato a un Messia sofferente o destinato a morire per la redenzione. E nel 1904 Joseph Klauser, a pag. 12 del suo libro sulle rappresentazioni messianiche del popolo giudaico nell’epoca dei Tannaiti, scriveva: “Il Messia sofferente è un prodotto del periodo adrianeo”. Pensiamo qui subito a Matteo 16:22; Luca 24:26.46; Atti 17:3 e passi simili. “Quando ci si chiede”, affermava nel 1910 G. Hollmann, “di quale natura fossero, nei singoli casi, le rappresentazioni messianiche al tempo dell’attività di Gesù, bisogna anzitutto sottolineare che, in tutto il giudaismo fino ai giorni di Gesù, non si trova la minima traccia di un Messia sofferente. Solo molto più tardi il giudaismo ne ha parlato, riuscendo allora, mediante la distinzione di due Messia — un ‘figlio di Giuseppe’ sofferente e un ‘figlio di Davide’ trionfante e regnante — a restare fedele alla sua concezione originaria” (‘Welchen Gottglauben hatten die Juden, als Jesus auftrat?, Tubinga 1910, pag. 39–40). Chi consideri, però, che per i Persiani un “uomo dei dolori” poteva essere un “Mesjia” o Uomo sofferente, troverà forse che Hollmann, a modo suo, ha ragione — e, insieme, torto. In ogni caso, in 4 Maccabei 6:29, in un’omelia giudaico-ellenistica del 1° secolo, un martire, mentre esala l’ultimo respiro, leva gli occhi al cielo e dice: “Sii misericordioso verso il tuo popolo; ti basti la pena che noi sopportiamo per esso! Fa’ che il mio sangue sia per loro purificazione, e accetta in cambio della loro vita la mia!” E secondo il Talmud di Gerusalemme (Sanh. 30 c), riferendosi a 2 Cronache 20:1–29, Simeone ben Jochai, nel 2° secolo, affermò che il popolo era stato salvato dalla rovina perché ogni goccia di sangue versata dal pio re Giosafat, quando fu ferito per un istante, aveva agito come mezzo di espiazione per tutto Israele; un altro sapiente della stessa epoca, il rabbino Dosa, avrebbe applicato, secondo il Talmud, al Messia figlio di Giuseppe le misteriose parole di sofferenza di Zaccaria 12:10–11. Nel Dialogo con Trifone di Giustino (cap. 89), il giudeo Trifone riconosce che la Scrittura annuncia chiaramente un Cristo che deve soffrire. E da Origene (‘Contra Celsum’ 1:55) apprendiamo, ad esempio, che già nel 2° secolo passi come Isaia 53 e Salmi 22 venivano interpretati in riferimento alla Nazione: ciò non fa che mettere in luce la divisione interna del giudaismo stesso, ma non prova affatto che la separazione del cristianesimo dal giudaismo non sia da spiegare con concezioni mistiche giudaiche anteriori. Che il giudaismo precristiano comprendesse contrasti di cui in seguito, nella Mishnà, nel Talmud e nel Midrash, resta ben poca traccia, non è più in dubbio: da frammenti manoscritti rinvenuti al Cairo da S. Schechter è emersa l’esistenza di una setta sorta nel 176 A.E.C., composta da particolari Sadducei messianici [1] che, fuggiti dalla Giudea verso Damasco, vi avevano fondato una nuova alleanza di carattere legalista. Viceversa, le Odi di Salomone, ritrovate da Rendel Harris, testimoniano di giudei mistici quasi del tutto de-giudaizzati, che, prima della distruzione del Tempio, avevano camminato nella gnosi ellenistica del Dio Altissimo, volevano essere ricchi in Dio Padre, chiamavano ciò “la pienezza degli eoni”, si rivestivano d’immortalità nel nome del Signore, e insieme si consideravano sacerdoti per l’offerta del sacrificio dei loro pensieri. Il giudeo mistico di Odi di Salomone 25:8 — cfr. 1 Corinzi 15:44 e 2 Corinzi 5:4 — fu spogliato da Dio delle vesti di pelle, senza però restare nudo, poiché fu rivestito della veste dello Spirito.

NOTE
[1Notevole! Un vero e proprio messianismo risulta ancora sconosciuto a Gesù ben Sira attorno al 200 A.E.C., e si manifesta solo nella tarda epoca precristiana nei cosiddetti Salmi di Salomone, in particolare il 17° e il 18°. Dopo la distruzione di Gerusalemme nell’anno 70 della nostra era, esso anima le rivelazioni di Esdra e Baruc.