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Così è. Il Vangelo dà forma simbolica alla grande idea che il Figlio dell’Uomo è un Figlio di Dio, il quale deve soffrire e morire per entrare nella sua gloria; in Matteo 16:13-25 risulta che quel Figlio dell’Uomo non deve essere detto un Cristo per i giudei, un Cristo in senso giudaico-nazionalista, e che, se nondimeno egli è il Cristo — anzi, persino un Cristo giudaico — egli è il Cristo di un mistero giudaico. Da spiegarsi, anzitutto, storicamente a partire dall’Egitto! — “A Sais, nel tempio di Atena”, dice Erodoto (2:170-171), “si trova la tomba di colui che non oso nominare... Sul lago lì vicino, gli Egiziani rappresentano di notte le scene della passione che egli ha sofferto; chiamano questi riti misteri. Che la mia bocca mantenga su tutto ciò, che conosco senza eccezione, un rispettoso silenzio!” E più tardi — così Plutarco, o un altro, nel trattato ‘Su Iside e Osiride’ (27) —: “Iside non volle che tutte le lotte e le sventure da lei sofferte, e le tante prove della sua sapienza e del suo coraggio, cadessero nell’oblio; perciò istituì misteri altamente sacri, che dovevano essere immagini, rappresentazioni e raffigurazioni delle sofferenze subìte, e servire da ammaestramento religioso o da consolazione per uomini e donne che dovessero sopportare le stesse prove”. A ciò aggiungiamo che, in una tomba femminile ad Antinopoli, nell’Alto Egitto, è stato rinvenuto un teatrino a forma di barca, in legno rivestito di rame, risalente all’età ellenistica: un teatro di marionette sul quale sacerdotesse rappresentavano scene della vita di Osiride; e da altre testimonianze risulta che il mistero di Osiride consisteva di 24 quadri, i quali si svolgevano dal primo momento della notte fino all’ultima ora del giorno — cioè dalle sei di sera alle cinque della sera successiva —, cosicché la rappresentazione misterica occupava esattamente un intero giorno. Plutarco riferisce ancora (‘Su Iside e Osiride’ 20) che i ricchi Egiziani desideravano essere sepolti ad Abido, presso la tomba di Osiride; speravano infatti di risvegliarsi con Osiride a una nuova vita. “Così certo come Osiride vive” — si legge, a quanto pare, nei testi delle piramidi — “così anche il defunto vivrà; così certo come Osiride non è morto, anche lui non sarà distrutto”.
