venerdì 6 febbraio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:23

 (segue da qui)


Resta ancora da chiarire se qui ci troviamo di fronte a un’informazione proveniente dalla corrispondenza in questione oppure al tema su cui si fonda la composizione della corrispondenza stessa, oggi conservata senza alcuna garanzia manoscritta. Infatti, anche il contemporaneo di Tertulliano, Dione Cassio, non sembra essere stato a conoscenza dei procedimenti giudiziari ivi menzionati, e nella lettera di Plinio oggi a disposizione non si fa alcun accenno a una destituzione da cariche pubbliche. Supponendo tuttavia che Tertulliano avesse già avuto accesso a tali lettere, possiamo anche presupporre l’autenticità della lettera 10:96 di Plinio. In tal caso, Traiano e Plinio dimostrano soltanto che intorno all’anno 112 vivevano adoratori di Cristo che non erano considerati né discussi come ebrei, che in quei giorni si rendeva culto a Cristo come a un dio, e ciò concorda con Tito 2:13, 2 Clemente 1:1, Giustino, Dialogo 48, Taziano, orazione 21, Ireneo 3:21.1, ma non ci dice nulla riguardo a un uomo di carne e ossa proveniente da Nazaret in Galilea. “L’uomo Nazareno”, “Gesù, l’uomo Nazareno” può essere menzionato (Origene 7:18.23) da Celso, ma proprio la più antica testimonianza pagana non lo conosce, e gli stessi cristiani antichi esclamano: “Vi sbagliate di gran lunga lontano dalla verità, pensando che un malfattore sia riuscito a diventare un dio, o che ciò sia possibile per un essere terreno!” (Minucio Felice, Ottavio 29:2). La tradizione degli apostoli o dei primi predicatori evangelici è una dottrina sul Figlio dell’Uomo come Figlio di Dio, secondo la convinzione, tra gli altri, di Ireneo (3:3.1); Ireneo (3:6.3) è convinto che “il Figlio di Dio” abbia liberato gli uomini dal peccato con il suo sangue. “Ma ora”, si chiede Tertulliano in un’opera sulla carne di Cristo (§5), “non è stato, Dio, realmente crocifisso?” “Allora”, esclama scrivendo in ‘Contro Marcione’ (3:8), “tutta l’opera di Dio è vana!” “Risparmia”, scrive enfaticamente di nuovo in ‘Sulla carne di Cristo’, “risparmia l’unica speranza che ha tutto il mondo!” Tertulliano era un ‘realista’, non un ‘idealista’ o doceta: doveva essere ‘accaduto’. Ma ciò che, secondo la sua immaginazione ostile allo gnosticismo, doveva essere ritenuto accaduto, era in realtà un mistero idealistico, concepito proprio dallo gnosticismo, del dolore, della morte e della resurrezione di Dio, tanto che nella sua apologia (Apol. 21) intende indicare con forza la resistenza al fraintendimento, quando scrive: “Anche il volgo conosce Cristo come un uomo qualunque che i giudei come tale mandarono a morte; per la qual cosa sarà agevole considerarci adoratori di un uomo”.