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Tacito, il grande storico
Per questo motivo, il grande storico romano Tacito viene chiamato in causa da coloro che sostengono che Cristo sia realmente esistito, come primo e autorevole testimone. Ma quale prova, esattamente, è in grado di fornire?
Se si prendono in esame gli Annali (Annales) di Tacito, nel passo in cui egli tratta del regno dell’imperatore Nerone si legge quanto segue: «Nerone, per liberarsi dall’odio suscitato dai suoi stessi delitti, inflisse pene crudeli a quella classe di persone che comunemente venivano chiamate cristiani. Il fondatore di questa setta era un certo Cristo (Christus), che, durante il regno dell’imperatore Tiberio, fu condannato come criminale dal governatore Ponzio Pilato. Questa perniciosa superstizione fu così temporaneamente repressa, ma poi tornò a esplodere, diffondendosi non soltanto in tutta la Giudea, sua terra d’origine, ma giungendo infine anche nella capitale [Roma]. La capitale è infatti il luogo in cui ogni sorta di cose infami e nocive, provenienti da ogni parte, confluisce e trova rifugio, nonché appoggio e incoraggiamento. In un primo momento, dunque, venivano arrestati soltanto coloro che confessavano di appartenere a questa setta; ma, sulla base delle confessioni degli arrestati, ne furono scoperti in seguito una moltitudine ancora maggiore, e tutti furono puniti. Tra quelli che furono così puniti vi erano alcuni che avevano incendiato la città; ma di gran lunga più numerosi erano coloro che furono puniti con l’accusa di odiare il genere umano. Furono quindi eseguite le condanne, ma esse furono concepite con l’intento di sottoporli, per quanto possibile, al ludibrio e all’infamia. Alcuni furono avvolti in pelli di animali selvatici e sbranati dai cani; altri furono crocifissi; altri ancora vennero cosparsi interamente di materiale combustibile, gli fu dato fuoco durante la notte e furono bruciati come fiaccole e lampade. Nerone, in occasione di queste esecuzioni, mise a disposizione il proprio giardino per questo spettacolo e fece assistere il pubblico alle esecuzioni pubbliche, che venivano organizzate in varie forme. Talvolta si travestiva persino da auriga e si mescolava alla folla, oppure guidava personalmente il carro per assistere allo spettacolo. Per tali circostanze, quelle persone, sebbene fossero effettivamente colpevoli e meritevoli di punizione, finirono per essere considerate vittime massacrate non tanto per il bene della sicurezza pubblica o della tranquillità generale, quanto piuttosto per soddisfare la ferocia di un unico imperatore crudele e selvaggio; e giunsero così a suscitare la compassione della gente».
Si tramanda che Tacito sia nato nel 54 o nel 55 E.C. e sia morto nel 134 E.C.; apparteneva dunque, piuttosto, al 2° secolo. Pertanto, se il passo sopra citato fosse davvero opera della penna di Tacito, sarebbe stato scritto probabilmente intorno al 107 E.C. E in questa testimonianza si afferma esplicitamente, con tono estremamente sprezzante, che i cristiani erano seguaci di un certo Cristo, che un tempo era stato condannato e giustiziato per aver commesso un crimine. Ma questa testimonianza non si limita forse a ripetere, semplicemente, le accuse che i cristiani dell’epoca proclamavano essi stessi, trascrivendole sulla base di ciò che aveva udito? Ci si può davvero chiedere se essa possieda un valore probatorio sufficiente per essere considerata una prova dell’esistenza di Cristo. A maggior ragione, il fatto che questo passo derivi da una falsificazione di epoca posteriore lascia ben poco spazio alla discussione. Basterà, per esempio, ascoltare ciò che afferma Robert Taylor.
Taylor afferma: «Né in tutte le opere di Tacito, né negli scritti di qualsiasi altro autore pagano, vi è un passo che sia più conveniente da citare per i cristiani di questo. Eppure, tra i Padri della Chiesa dei primi tempi del cristianesimo, non ve n’è neppure uno che lo abbia citato».
Inoltre, Taylor afferma quanto segue: «Tertulliano, teologo cristiano originario di Cartagine e vissuto nel 2° secolo, autore dell’Apologeticum, noto per la celebre espressione “Credo perché è assurdo”, era un uomo che aveva letto attentamente le opere di Tacito e le citava frequentemente. Ora, una discussione sulla questione se il Cristo in questione sia realmente esistito o meno è per sua stessa natura tale da suscitare immediatamente una citazione ad alta voce di questo passo. Se dunque questo passo fosse realmente esistito a quell’epoca, sarebbe assolutamente inconcepibile che egli avesse potuto concludere la propria opera senza citarlo. Eppure egli non lo cita. A giudicare dal modo in cui parla di Tacito, che considera il suo maestro, non si può ammettere assolutamente che nelle opere di Tacito fosse presente un passo del genere».
Oppure dice anche quanto segue: «Clemente Alessandrino fu un uomo che dedicò tutte le sue forze a raccogliere, compilare e presentare come prove ogni tipo di testimonianza e conferma lasciate dagli autori pagani vissuti prima della sua epoca riguardo all'esistenza di Cristo o del cristianesimo. Ciononostante, nemmeno lui cita questo passo che si attribuisce a Tacito».
E inoltre afferma: «Egli era un personaggio del tutto simile a Eusebio: quando affrontava una discussione, attingeva ampiamente a ogni sorta di materiale, lo ricercava in ogni direzione e continuava instancabilmente nei suoi sforzi. Perciò è altrettanto impensabile che anche lui abbia potuto trascurare di citare questo passo…»
Che questo passo abbia cominciato a essere utilizzato come una delle prove dell’esistenza del cristianesimo è un fatto del tutto recente. Prima del 15° secolo, in nessuna parte del mondo vi era la benché minima traccia che consentisse di riconoscere l’esistenza di questo passo. Stando così le cose, è del tutto evidente che esso sia nato dal tentativo di qualche singolo individuo di rendere un servizio di fedeltà al Cristo da lui venerato. Il falsificatore che interpolò nei documenti di Tacito la presunta prova dell’esistenza di Cristo doveva essere una persona dotata della capacità necessaria per compiere tale inserimento, averne avuto l’opportunità e, per di più, essere stata spinta da un entusiasmo particolarmente ardente. Pertanto, questa falsificazione fu certamente opera di qualcuno assai abile nell’arte della scrittura; tuttavia, se si osserva il contenuto dell’interpolazione, si rivela spontaneamente che il falsificatore non era affatto una persona dotata della raffinata sensibilità e del gusto elevato propri di Tacito, bensì che possedeva quella caratteristica dei cristiani consistente nel compiacersi del sangue versato e nel dilettarsi di descrizioni crudeli. È proprio questo, del resto, che anche Taylor ha indicato.
