giovedì 15 ottobre 2026

Sulla cancellazione di Cristo dalla Storia — Il Concilio di Nicea

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Il Concilio di Nicea

Tra i vari concili religiosi susseguitisi nei secoli, il più famoso è senza dubbio il Concilio di Nicea. Convocato nel 325 E.C. dall'imperatore Costantino, vide la partecipazione di ben trecentoundici ingenui vescovi, ma — con supremo sprezzo del pudore — fu presieduto da Costantino stesso, che all'epoca era ancora a tutti gli effetti un pagano. Sabino, vescovo di Eraclea, non poté fare a meno di deplorare il fatto che, a eccezione dell'imperatore Costantino ed Eusebio, tutti gli altri partecipanti al concilio non fossero che un'accozzaglia di ignoranti del tutto privi di acume.

Si osservi dunque cosa compì questa venerabile assemblea. Dopo aver solennemente proclamato che la propria corporazione — ossia il concilio stesso — fosse sacra e infallibile, non appena giunse il momento di fissare i dogmi e disputare sull'autenticità delle Scritture, scivolò immediatamente in uno spettacolo degradante fatto di insulti, calunnie, rissa e violenza, al punto che l'imperatore fu infine costretto a ricorrere alla forza militare per riportare l'ordine nell'aula. Il dottor Mosheim così descrive l'accaduto: «Le dispute al Concilio di Nicea e in altre adunanze evidenziarono una straordinaria mancanza di acume e un disordine estremo. Le decisioni del concilio venivano prese a maggioranza, ma pur di accaparrarsi i voti decisivi si ricorreva ovunque a raggiri e menzogne, né si risparmiarono corruzioni e violenze. Per il bene della Chiesa, persino la frode veniva elevata al rango di opera di bene». È ormai un fatto storicamente accertato che l'imperatore, nel tentativo di insabbiare e celare i propri gravi passi falsi, diede ordine di dare alle fiamme e distruggere la totalità degli atti relativi a questo concilio.

Si tramanda inoltre un aneddoto singolare: al fine di distinguere i testi autentici da quelli apocrifi, tutti i documenti presentati al concilio vennero collocati sotto la mensa eucaristica. L'intera assemblea si immerse quindi nella preghiera, supplicando Dio affinché, per mezzo dell'ispirazione divina, elevasse sul tavolo soltanto gli scritti legittimi, lasciando sotto la mensa quelli spuri. Dio — si racconta — esaudì la preghiera compiendo esattamente il prodigio richiesto. È assai probabile che tra i devoti cristiani vi sia chi, ancora oggi, continui ingenuamente a credere a storielle di questo genere.

È così che il Concilio di Nicea, facendo perno su questa farragine di cieca fede, goffi espedienti e soprattutto sul braccio armato del potere imperiale, decretò una volta per tutte i Vangeli e gli altri testi sacri destinati a fregiarsi di una presunta immutabilità eterna; nella medesima sede stabilì pure il dogma della consustanzialità di Cristo con Dio, promulgando una perentoria professione di fede nota come Credo di Nicea. Eppure, persino questa solenne dichiarazione si rivelò del tutto inefficace: nei secoli successivi, infatti, le stesse feroci lotte intestine continuarono a riproporsi senza tregua.