domenica 19 aprile 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? SATURNO E IL SUO GIORNO.

 (segue da qui)


SATURNO E IL SUO GIORNO.

UN'APPENDICE.



Così noi giungiamo, si potrebbe dire, in modo chiaramente babilonese, dalla Domenica attraverso il Lunedì, il Martedì, il Mercoledì, il Giovedì e il Venerdì, fino al Sabato o giorno di Saturno come ultimo dei sette. Risulta dunque che l’ordine dei giorni della settimana dipende dalla conoscenza caldeo-babilonese del Sole, della Luna e dei cinque pianeti, in relazione con il loro ordinamento nell’antica cosmologia e con la credenza nella loro influenza sul corso terreno delle cose. E così appare anche che il giorno settimanale di riposo, in quanto tale, non affonda le proprie radici — almeno non in primo luogo — nelle parole di Genesi 2:3, Esodo 20:11 e 31:17, le quali, in Esodo 23:12 e Deuteronomio 5:15, non risultano ancora note, bensì [1] nelle rappresentazioni e concezioni dell’astrologia babilonese. Una delle istituzioni più salutari e benefiche, lodata da Filone d’Alessandria perché (‘Vita di Mosè’ 2:4) offriva sollievo a liberi, schiavi e perfino agli animali domestici, sembra in realtà essere sorta da una paura superstiziosa. Infatti, dice ancora Plinio il Vecchio, “Saturno è per natura freddo e rigido”; e secondo l’antica concezione, il giorno di Ninib, Crono o Saturno era un dies nefastus, un giorno infausto, nel quale soprattutto un sacerdote o un re di Babilonia non intraprendeva nulla di importante, poiché le cose sarebbero andate male. Esso non era dunque un giorno di riposo nel senso di Isaia 58:13, cioè nel senso della santità sabbatica ebraica più tarda. Lo Sabbath fu infatti annoverato tra i giorni dei Ba‘alîm, come si legge in Osea (cfr. con Levitico 23:3 le più antiche attestazioni in Osea 2:10, 12, 15, 16). Secondo 2 Re 23:5, in Giuda si offrivano sacrifici al Sole, alla Luna, ai Mazzalôth e a tutto l’esercito del cielo. Che i Mazzalôth siano i pianeti, si legge nel Midrash Bereshit Rabbà 10c, dove si può anche considerare che la parola araba “manzil” significa casa o dimora, cosicché il termine “mazzāl” dovette originariamente indicare la dimora di una divinità. E che, proprio intorno all’anno 600 A.E.C., per l’uomo di Gerusalemme ‘paganesimo’ e culto astrale coincidessero, si può vedere da Geremia 10:2: la religione straniera, che in generale meritava riprovazione, era quella babilonese — come risulta anche dal profeta Ezechiele (16:29), che tra il 592 e il 572 A.E.C. attesta come in Giuda si imitasse largamente la terra dei Caldei. Abbiamo noi stessi imparato nuovamente, ai nostri giorni, a considerare che il gallo dell’espiazione (Kappárathhaan), tra gli altri animali che gli ebrei sacrificano il giorno precedente lo Yom Kippur, conserva tuttora molti tratti di un babilonismo. Infatti, il gallo — del quale nei testi egiziani non si trova menzione — era consacrato a Babilonia al dio degli inferi, e veniva considerato un sacrificio espiatorio in suo onore, poiché il suo canto mattutino annunciava la fine del potere del suo signore, ossia del dio degli inferi. Che dunque anche gli ebrei abbiano osservato, in qualche epoca, il settimo giorno come giorno di riposo nel senso dell’antico costume babilonese, non è stato del tutto ignoto neppure a loro stessi in tempi posteriori, benché oggi lo sia divenuto. In generale, il giudaismo, nel corso dei secoli, è stato una questione impregnata di superstizione, non quel “deismo razionale” per il quale lo si suole ora far passare. E nel Talmud (Shabbat 156a) si legge, tra l’altro, quanto segue: “Non sono i diversi giorni, ma le diverse ore del giorno a trovarsi sotto l’influsso delle stelle. Perciò chi nasce nell’ora del Sole sarà un uomo franco nelle sue intenzioni e vivrà del proprio. Chi nasce nell’ora di Venere sarà ricco e sensuale, poiché quella stella [2] porta con sé la luce. Chi nasce nell’ora di Mercurio sarà dotato di memoria e di conoscenza, perché quella stella [3] è lo scriba del Sole. Chi nasce nell’ora della Luna sarà un imitatore con fini nascosti. Chi nasce nell’ora di Saturno sarà uno i cui piani vanno a vuoto — alcuni però dicono: tutti i piani diretti contro di lui vanno a vuoto”. [4] Interessante e degna di nota, in questo contesto, è una preghiera rivolta a Saturno da pagani di Harran presso Edessa, trasmessa per mano araba. “Saturno è collerico” — dice la teosofia ermetica (in Giovanni Stobeo, Eclogae 1:5, 14); e anche il Dio degli ebrei fu, per uno come Orazio (Satire 1:5,102-103), un “deus tristis” [=“dio triste”]. Dione Cassio (Hist. Rom. 37:17 e seguenti) affermò che gli ebrei, per timore superstizioso, non intraprendevano nulla d’importante di sabato. Che la stella Shabbethai (Saturno) porti carestia, lo insegna la stessa sapienza ebraica medievale (Zohar III, 281b). Non è dunque inverosimile che J. Fürst abbia avuto ragione quando (Hebräisches Wörterbuch³ II, 408b) pensò, a proposito del Levita Shabbethai di Esdra 10:15 e Neemia 11:16, anzitutto a Shabbathjā e al motto “Jahvé è Saturno”. E sebbene più tardi il midrash ebraico (Bereshit Rabbà 11) abbia applicato al sabato un passo come Proverbi 10:22, ciò non esclude tale derivazione originaria. [5] “Chi, nell’antico Oriente, parlava di Saturno — dice A. Jeremias, l’esperto di babilonistica, nel suo libro sull’Antico Testamento alla luce dell’Oriente antico — pensava con la stessa certezza alla sventura, con cui noi pensiamo al sole come a luce e calore. In questo senso, anche la tradizione ebraica registrata da Beer (nei suoi appunti manoscritti) nella Vita di Mosè ha il suo valore probatorio. Si racconta che Mosè, presso il faraone d’Egitto, avesse ottenuto per i suoi connazionali un giorno di riposo. E quale giorno — chiese il re — ritieni il più adatto? — Il settimo giorno, consacrato a Saturno, rispose Mosè; le attività svolte in ‘quel’ giorno finiscono comunque male”. “Una modifica di un uso più antico”, ha riconosciuto nel 1881 Ed. Reus, “è innegabile nel sabato, ed è certo che qui abbiamo a che fare con un’istituzione pre-mosaica appartenente al culto astrale”. “Dalla vita nomade nel deserto”, scrive nel 1893 R. Smend (‘Storia della religione dell’antica alleanza’, pag. 139), “il sabato non può derivare: la vita pastorale non consente un giorno di riposo di tal sorta; esso poté nascere soltanto in Canaan, e dovette essere osservato dagli Israeliti seguendo un modello straniero”. Nell’Enciclopedia di Cheyne, Robertson Smith non ha voluto riconoscere lo sfondo saturnino del sabato, e per sostenere questa posizione ha dovuto dichiarare che Amos 5:26 sarebbe un’aggiunta posteriore — un’ipotesi, tuttavia, non molto verosimile. Nel 1904, invece, A. Jeremias ammette: “Che un nesso con l’antico Oriente debba esistere, dopo quanto è stato addotto, non può più essere messo in dubbio”. [6] Egli scrive poi, nel 1909, a pag. 86 di uno studio sull’antichità dell’astronomia babilonese: “Il collegamento dei giorni della settimana con i pianeti sembra essere stato applicato praticamente solo in epoca ellenistica; ma va osservato espressamente che il rapporto con le ventiquattro ore del giorno non può valere come prova contro un’origine babilonese. I Babilonesi conoscevano senz’altro la divisione del giorno in ventiquattro ore. E trovo tracce del rapporto tra giorni feriali e pianeti anche in un testo nabateo di Magrīsi, nonché nella Qabbalà, che attinge chiaramente alla sapienza babilonese e assegna a ciascuno dei sette giorni della settimana un pianeta come dominatore”. “Babilonia”, scrive nel 1912 F. Cumont (pag. 66 del suo opuscolo Astrologie et religion chez les Grecs et les Romains), “fu per gli antichi la madre dell’astrologia e del culto astrale”. E a pag. 78 aggiunge: “Si può considerare come indubitabile che Israele avesse ricevuto da Babilonia, già prima dell’esilio del 597, alcune nozioni di astronomia, e con esse determinate convinzioni legate al culto e all’astrologia astrale”. Ciononostante, egli giunge alle pagine 164-165 — in accordo con il gesuita Kugler — alla seguente conclusione: “Gli ebrei avevano già suddiviso il tempo in successioni di sette giorni, che terminavano con il sabato, ma questi giorni non erano sotto l’influsso di alcun pianeta, poiché venivano semplicemente contati; e tale modo di computo del tempo ha la sua origine nella divisione del mese lunare in quattro parti uguali. Questa periodicità di sette giorni si trova anche altrove, ma la settimana astrologica è di origine molto più tarda... Si può ritenere come certo che la nostra settimana sia una creazione del periodo ellenistico”. Ciò che, in realtà, si può considerare certo è che Cumont, in quanto sopra, non ha tenuto conto di Amos e Osea, secondo i quali in Israele, prima dell’esilio, si praticava il culto di Saturno, e il sabato era un giorno di Baal. Cionondimeno, la settimana e il sabato in Israele e Giuda possono benissimo provenire dai Babilonesi, anche senza che il sabato fosse fin dall’inizio un giorno di Saturno; ma resta da vedere se “i giudei” lo abbiano mai avuto in altro modo. Anzi, il sabato può essere stato osservato astrologicamente già prima dell’esilio, anche se — diciamo — intorno al 1000 A.E.C. ciò non era ancora il caso.


NOTE

[1] Cfr. ancora di passaggio 2 Re 4:23, nonché Isaia 1:13-14.

[2] come stella del mattino e della sera. “Stella Veneris Φωσφόρος graece, latine dicitur Lucifer, cum antegreditur Solem, cum subsequitur Ἕσπερος[=“La stella di Venere, in greco Φωσφόρος, in latino è chiamata Lucifero quando precede il Sole, e quando lo segue è detta Ἕσπερος], Cicerone, De natura deorum 2:20, 53. — “Praeveniens quippe et ante matutinum exoriens Luciferi nomen accipit, ut Sol alter diem maturans; contra ab occasu refulgens nuncupatur Vesper, ut prorogans lucem, vicemque Lunae reddens” [=“Infatti, quando precede e sorge prima del mattino, riceve il nome di Lucifero, come un secondo Sole che affretta il giorno; al contrario, quando risplende dopo il tramonto, è chiamata Vespero, quasi a prolungare la luce e a svolgere il ruolo della Luna”], Plinio, Storia Naturale 2:6.

[3] Cfr. qui Ezechiele 9:2 e seguenti.

[4] Un tipico passaggio antiquato dal naturale allo spirituale. “Cum summa Saturni (stella) refrigeret” [=“Poiché la stella di Saturno produce il massimo raffreddamento”], Cicerone, De natura deorum 2:46, 119. “Saturni sidus gelidae ac rigentis est naturae” [=“L’astro di Saturno è di natura freddo e rigido”], Plinio, Storia Naturale 2:6.

[5] Un giorno nefasto fu il sabato anche per gli Elcasaiti: Ippolito, Refutatio 9:16.

[6] Cfr. qui Friedrich Delitzsch: ‘Babel und Bibel’ (Lipsia 1903) pagine 28-29, 61-62; ‘Babel und Bibel, ein Rückblick und Ausblick’ (Stoccarda 1904) pagine 27-29.