mercoledì 14 ottobre 2026

Sulla cancellazione di Cristo dalla Storia — Le tre epoche della storia del canone

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Le tre epoche della storia del canone

McClintock aggiunge inoltre: «La storia del canone si può dividere in tre epoche. La prima giunge fino al 170 E.C., ed è l'epoca in cui gli scritti apostolici furono ampiamente diffusi e raccolti. La seconda termina nel 303 E.C., ed è l'epoca in cui le Sacre Scritture vennero distinte da altri scritti religiosi. La terza giunge fino al terzo concilio di Cartagine del 397 E.C., ovvero l'epoca in cui i vari libri componenti la Sacra Scrittura furono ufficialmente decretati. La prima è l'epoca della tradizione orale; la seconda è l'epoca dell'esame e della disamina; la terza è l'epoca dell'autorità. Possiamo così scorgere le caratteristiche di ciascuna epoca della storia del nostro canone. In sintesi, l'intero Nuovo Testamento in nostro possesso si è perfezionato con la ratifica del terzo concilio di Cartagine del 397 E.C.; pur persistendo all'epoca passi controversi e punti disputati, a partire da quel momento la Chiesa latina lo adottò a grandi linee». Tuttavia, noi ben sappiamo che, in seguito, con la convocazione del Concilio di Trento nel 1545, questa stessa Scrittura subì ulteriori modifiche: le questioni controverse, in realtà, non si erano affatto risolte con il terzo concilio di Cartagine.

L'autore dell'Encyclopædia Britannica scrive in questi termini: «Che questi concili religiosi venissero definiti “campi di battaglia della Chiesa” corrisponde perfettamente alla loro reale natura. Fino al Concilio di Nicea non esisteva alcun credo stabilito, e ciascuna fazione non faceva che professare la propria dottrina. Fu in quella sede che vennero emanati decreti per fissare un dogma eterno; ciononostante, tale dogma fu ulteriormente ampliato al Concilio di Calcedonia del 451, per poi subire nuove modifiche al Concilio di Toledo del 589». Lo stesso autore segnala inoltre come il Nuovo Testamento sia crivellato dalle critiche, rilevando che una scuola di critici autorevoli considera la maggior parte del Nuovo Testamento un'opera apocrifa e che, fatta eccezione per le quattro grandi lettere di Paolo, tutti gli altri libri neotestamentari sono gravati da pesanti dubbi. Egli annota altresì che fino alla metà del 2° secolo i testi impiegati dalle varie chiese erano un groviglio inestricabile di autentico e falso, e che solo al Concilio di Laodicea del 360 fu interdetto l'uso di specifici scritti giudicati non canonici. Tutto ciò non dimostra forse in modo indiscutibile come l'odierna Bibbia possieda una storia di complessa evoluzione — o per meglio dire, di involuzione — snodatasi lungo il corso dei secoli?

Pertanto, considerata la sconcertante arbitrarietà con cui questi successivi concili religiosi esercitarono la propria autorità nel vagliare tali Scritture e nel decretare i dogmi ecclesiastici, chiunque non potrebbe che rimanere sbalordito e attonito di fronte a un simile arbitrio.