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L'analisi critica condotta dai quattro grandi studiosi cristiani
È ormai ben noto che, persino tra i cristiani più ferventi, purché dotati di una mente arguta e di uno spirito imparziale, il suo vero valore sia ormai del tutto evidente. Chiederò dunque un parere su questa questione a quattro grandi luminari la cui fama, come illustri teologi del cristianesimo moderno, è stimata in tutto il mondo. Chi sono questi quattro grandi studiosi? Essi sono Ferdinand Baur, David Strauss, Bruno Bauer e Joseph Renan.
Baur, fondatore della Scuola di Tubinga le cui critiche bibliche scossero l'intera Europa non appena videro la luce, afferma quanto segue: le lettere ai Colossesi e ai Filippesi, così come gli Atti degli Apostoli, sono apocrifi scritti verso la fine del 2° secolo da sacerdoti proto-cattolici con l'intento di conciliare le controversie tra le due fazioni, quella giudaica e quella dei gentili. Inoltre, anche i quattro Vangeli furono artefatti a causa di queste lotte di fazione, ragion per cui i Vangeli attuali non costituiscono i testi più antichi di questo tipo apparsi nella Chiesa. In un'epoca precedente vi fu un periodo in cui si diffusero ampiamente svariate tradizioni evangeliche orali recanti i nomi di Ebrei, Pietro, Ebioniti, Egiziani e altri. Anch'essi erano apocrifi, scritti nel corso del 2° secolo. Il canone dei documenti che costituiscono il Nuovo Testamento fu stabilito solo nel 360 E.C., e quelli che oggi sono considerati testi canonici furono fissati nel 405 E.C. con un decreto di papa Innocenzo I.
I redattori dell'Encyclopædia Britannica non possono affatto smentire questo fatto, limitandosi a scrivere quanto segue: «L'origine dei quattro Vangeli rimane tuttora avvolta nell'oscurità. Tuttavia, non vi è alcun margine di discussione sul fatto che essi si siano sviluppati gradualmente fino ad assumere la forma odierna, che le loro radici siano nate nell'era apostolica e abbiano subìto l'influenza delle epoche successive, e che siano stati rimaneggiati e integrati per rispondere alle esigenze specifiche della Chiesa delle origini. In breve, questi documenti costituiscono il serbatoio delle tradizioni del cristianesimo: essi nacquero inizialmente come tradizioni orali trasmesse a voce e solo in seguito furono messi per iscritto, giungendo così a formare le opere attuali. Questa conclusione è riconosciuta in modo unanime non solo in Germania, ma anche dagli storici e dai teologi del Regno Unito, sia della fazione radicale sia di quella conservatrice, e ciò è soprattutto il frutto delle ricerche della Scuola di Tubinga. Sebbene siano ormai trascorsi molti anni da quando questo punto è stato chiarito, la sua rilevanza storica non ha ancora ottenuto il pieno riconoscimento che merita. L'influenza di Baur non è affatto sopravvalutata; grazie al suo immenso talento e alla sua erudizione, egli non solo è riuscito a cogliere il significato di alcuni fenomeni del cristianesimo delle origini che in passato non erano stati compresi a sufficienza, ma ha anche indicato ai futuri studiosi la via autentica e la direzione da seguire per le loro scoperte».
M'Clintock scrive quanto segue: «Egli (Baur) impiegò il suo straordinario ingegno per molti anni nel tentativo di sovvertire e abbattere le dottrine fondamentali del cristianesimo. Fu il fondatore della Scuola di Tubinga, la quale spinse ed estese ulteriormente le sue tesi, guadagnandosi una triste fama per aver negato l'autenticità del Nuovo Testamento. Egli negò infatti l'autenticità di tutte le lettere di Paolo, fatta eccezione per le lettere ai Galati, ai Corinzi e ai Romani». Ahimè, definire il sapere una “triste fama”...
Che la fama di Baur sia motivo di gioia o di dolore non ha alcuna importanza. Come occorre considerare il fatto che i risultati delle ricerche a cui questo grande uomo ha dedicato la vita siano ormai accettati in tutta Europa dagli storici della religione come una dottrina consolidata, quasi al di sopra di ogni sospetto?
È noto parimenti a tutti che la Vita di Gesù di Strauss, un altro grande studioso della Scuola di Tubinga, seminò a suo tempo il terrore nel mondo cristiano.
Strauss, nella sua opera monumentale, è giunto alla conclusione che i quattro Vangeli non sono che romanzi basati su tradizioni orali; che i nomi degli autori posti a titolo sono falsi; che, dopo oltre un secolo di un'epoca legata alle leggende della tradizione orale, sono state apportate varie rielaborazioni e riscritture; e infine che, dopo la morte di Cristo, sorsero a poco a poco strane leggende sul suo conto, usate poi dai posteri come materiale per creare opere apocrife.
Se una figura storica come quella di Cristo sia veramente esistita anche solo una volta, è una questione da discutere in un'altra sede; ad ogni modo, le ricerche di Strauss dimostrano con forza che i vari documenti del Nuovo Testamento sono del tutto privi di valore di credibilità.
Anche Bauer è un grande studioso della religione rappresentativo della sua epoca. Inizialmente diede alle stampe un'opera in cui criticò aspramente la Vita di Gesù di Strauss, ma in seguito rivide le proprie posizioni, arrivando a sostenere che i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e persino gli scritti principali di Paolo siano degli apocrifi.
L'impatto e lo sconcerto provocati nella società dell'epoca dalla pubblicazione della Vita di Gesù di Renan non furono inferiori a quelli dei tre autori menzionati in precedenza. Anche Renan, sulla base di una vastissima documentazione, concluse che i Vangeli contengono contraddizioni e narrazioni ambigue, che i nomi degli autori attribuiti nel titolo sono falsi e che si tratta di scritti redatti in un'epoca molto tarda, basati su tradizioni orali e aneddoti raccolti qua e là su fogli isolati; stabilì, in breve, che la maggior parte del Nuovo Testamento sia un'opera di pura finzione e mistificazione, evidenziando inoltre con garbo le reali dinamiche per cui si diffuse l'assurda credenza nella resurrezione di Cristo e come una società ignorante sia giunta a prestarvi fede.
Tutti e quattro questi grandi maestri erano cristiani e si diceva che, in tutta Europa, nessuno superasse la loro sterminata erudizione, in particolare nell'ambito degli studi religiosi. Ebbene, questi quattro studiosi concordavano tutti nel riconoscere che i quattro Vangeli — la biografia di Cristo — non furono affatto scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni, bensì redatti dopo la seconda metà del 2° secolo, adattandoli arbitrariamente e ricucendo insieme leggende e tradizioni orali al solo fine di soddisfare le esigenze della Chiesa.
