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Il lettore attento avrà già notato che la festa di Carnevale, come noi stessi la conosciamo, richiama i Saturnalia romani, e che la festa dei Saturnalia, a sua volta, fa pensare a un’antica festa di Capodanno persiana, o addirittura babilonese, che ruotava attorno a un re finto simbolicamente esaltato, destinato a pagare con la morte la sua effimera gloria. Meno immediatamente, forse, si comprenderà — sulla scorta di quanto è stato detto sopra — che anche la festa ebraica di Purim potrebbe avere come sfondo la festa babilonico-persiana di Zagmuk o delle Sacee, sebbene in realtà l’intero racconto di Ester, in quanto tale, sia un’invenzione, e il suo nucleo originario debba ritenersi persiano. E chi avrebbe potuto sospettare subito che, durante i Saturnalia, un uomo dell’antico vangelo — un teosofo “gesuano” dell’anno 125 della nostra era — potesse aver pensato al Dio ebraico e al sacrificio della croce offerto al sanguinario che si era fatto il suo Signore e Salvatore? Eppure, Tertulliano (Apol. 9) ci racconta da Cartagine come, ancora sotto il proconsolato di Tiberio, nei dintorni della sua città si sacrificassero pubblicamente dei bambini a Saturno. Il profeta Amos (5:26) aveva chiamato Kewan la stella del dio d’Israele — il Dio d’Israele che, in Esodo 13:2 e 22:29, reclama tutti i primogeniti, anche o specialmente i primogeniti maschi. [1] Kêwân, Kaiwân, Kaimânu è però la stella del dio della sventura, il cui giorno è l’ultimo della settimana: la stella di Ninib (Adar) o Crono = Saturno, che nell’antica Babilonia era venerato come “il signore della grande dimora”, da cui nessuno ritorna — dunque, il signore del regno dei morti. [2] Si tenga qui debitamente presente che, secondo le parole di Gesù ben Sira (Siracide 36:17), i figli d’Israele traggono il loro nome dal loro dio; che, secondo quanto Eusebio (Praeparatio evangelica 1:10, 29) ha letto in Filone di Biblo, Saturno presso i Fenici (cioè i Cananei costieri) è chiamato Israele; che, secondo Amos 5:26, il dio-stella dei figli d’Israele è da intendersi come Kewan, cioè Saturno; e che, poi ancora (Eusebio, Praep. ev. 4:16, 7-8), Filone di Biblo avrebbe aggiunto in forma leggendaria che si diceva che Saturno avesse sacrificato il suo unico figlio Giuda! E si pensi qui alle vesti regali dell’unico figlio Jehud offerto in sacrificio; si confronti il racconto secondo cui le vittime offerte a Saturno venivano immolate fuori dalla porta, con l’affermazione di Ebrei 13:12 che anche Gesù, “per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta”; si confronti infine quanto Porfirio riferisce su Rodi con l'informazione di Marco 15:23, secondo cui a Gesù fu offerto vino mescolato con mirra!
NOTE
[1] “Pidjoon” (cfr. Numeri 3:49, Esodo 21:30, Salmi 49:9) come “riscatto” (λύτρον) per il primogenito viene ancora oggi indicato da una madre ebrea osservante a un cohen amico, il quale recita per questo le preghiere prescritte.
[2] Si veda qui anche l’appendice su “Saturno e il suo giorno”.
