martedì 13 ottobre 2026

Sulla cancellazione di Cristo dalla Storia — L'evoluzione della Bibbia

 (segue da qui)


4. BISOGNA CREDERE ALLA BIBBIA? (PARTE III)

Nella Genesi si narra che Dio creò il cielo, la terra e tutte le cose con le proprie mani. Tuttavia, ciò che va sotto il nome di Sacra Scrittura non è affatto un'opera uscita dalle mani di Dio.

L'evoluzione della Bibbia 

I cristiani sostengono che la Bibbia sia la parola di Dio, scritta e redatta da uomini sotto l'ispirazione divina. La realtà dei fatti, tuttavia, smentisce tale asserzione: la Bibbia non è stata creata da Dio, bensì è stata dominata dal principio darwiniano della lotta per l'esistenza — nemico stesso dell'idea di Dio — e noi disponiamo di prove inconfutabili del fatto che essa è giunta alla sua forma attuale attraverso un lungo processo evolutivo.

Come già accennato, tra il 2° e il 3° secolo emerse un gran numero di autori di biografie di Cristo, Vangeli e altri testi sacri, i quali produssero una quantità spropositata di opere, da far letteralmente traboccare le biblioteche. Ed è già stato evidenziato parimenti come le singole chiese e i rispettivi vescovi, nello scegliere i testi nei quali credere o che risultavano loro più utili, li elevassero a rango di canone facendosi concorrenza e contendendoseli a vicenda, in una matassa indistricabile e confusa.

Inoltre, il clero delle varie chiese, sempre attento ai propri interessi, avvertì ben presto la necessità di unificare e coordinare le dottrine. Fu così che i sacerdoti dei paesi orientali indissero per primi un concilio nel tentativo di selezionare, tra le innumerevoli Scritture, quei testi che portassero loro un vantaggio; in seguito, anche le chiese dell'Europa occidentale e dell'Africa organizzarono le rispettive assise con il medesimo fine di armonizzare i propri dogmi.

Infine, giunsero a riunire le chiese di queste tre regioni per convocare un unico grande concilio generale, nell'intento di fissare un canone definitivo, concentrare il proprio potere e arrivare così a dominare il panorama religioso mondiale.

Così, dall'inizio del 4° secolo fino alla metà del 16° secolo, vennero convocati innumerevoli concili per vagliare, sfoltire, rimaneggiare e persino falsificare una moltitudine di Vangeli e altri scritti, giungendo infine a comporre la Bibbia attuale.

Come accennato in precedenza, i manoscritti più antichi della Bibbia sono il Codex Sinaiticus, scoperto nel monastero del Sinai, e il Codex Vaticanus, conservato presso la Biblioteca Vaticana; si ritiene che entrambi risalgano al 4° secolo. Tra le fonti immediatamente successive figura il manoscritto greco custodito presso la British Library, noto come Codex Alexandrinus, donato nel 1628 dal patriarca di Alessandria, Cirillo Lucaris, al re Carlo I d'Inghilterra.

Sulla pagina riportante i titoli dei libri del Nuovo e Vecchio Testamento, questo testo reca un'annotazione in caratteri arabi che lo attesta come manoscritto autografo della martire Tecla. Cirillo vi aggiunse inoltre una nota in latino, specificando che Tecla era una nobile matrona egiziana vissuta non molto tempo dopo la celebrazione del Concilio di Nicea. La convocazione del Concilio di Nicea risale al 325 E.C.

Vi è persino chi giunge a concludere precipitosamente che l'odierna Bibbia sia stata redatta per la prima volta da Tecla proprio nella seconda metà del 4° secolo.

Ladd osserva con sottile ironia: «È assai bizzarro: da dove traeva il materiale questa donna egiziana per poter compilare la Scrittura? Dalla tradizione orale? Da antichi manoscritti? Fu davvero lei la prima autrice o curatrice? D'altra parte, si tramanda che anche Origene, dopo aver collezionato antichi codici per ventotto anni, intraprese personalmente la redazione della Bibbia nel 331 E.C. E si dice che una Bibbia comprendente sia l'Antico che il Nuovo Testamento fu resa pubblica per la prima volta solo nel 5° secolo. Che sia stato commesso un plagio da parte di qualcuno? È stata forse la donna egiziana a sottrarre di nascosto i manoscritti del vescovo Origene per assemblare la propria sedicente Scrittura, o è stato piuttosto il curatore o l'editore del 5° secolo a derubare la Bibbia di Tecla? Ebbene, si potrebbe quasi dire che siano stati tutti quanti “ispirati da Dio”».

L'ipotesi che il Codex Alexandrinus sia stato prodotto per mano di una donna egiziana poco dopo il Concilio di Nicea appare assai dubbia. La maggior parte dei critici, a giudicare dall'impianto grafico e dagli elementi intrinseci del testo, concorda nel collocarlo intorno alla metà del 5° secolo; vi è persino chi spinge tale datazione fino al 10° secolo.

In breve, non disponiamo di alcuna prova attestante che una qualsiasi parte del Nuovo Testamento sia stata resa pubblica prima del 5° secolo. Ferdinand Christian Baur afferma che tre dei quattro Vangeli furono messi per iscritto per la prima volta in modo sommario soltanto nella seconda metà del 2° secolo, sulla base di tradizioni orali, mentre il Vangelo di Giovanni fu composto in un'epoca di gran lunga successiva. Inoltre, è del tutto evidente che tutti e quattro i Vangeli furono soggetti successivamente a innumerevoli alterazioni e rimaneggiamenti. Questa diagnosi è condivisa dall'unanimità degli storici della Chiesa in Europa.

McClintock, pio studioso cristiano, scrive nella sua Cyclopædia of Biblical, Theological and Ecclesiastical Literature: «Le origini di entrambi [l'Antico e il Nuovo Testamento] si perdono nella vaghezza; l'uno e l'altro sono cresciuti tacitamente guidati da un istinto interiore, piuttosto che per la forza di un'autorità esterna... Le chiese dell'Occidente si unirono per ratificare il canone del Nuovo Testamento; le varie comunità di maggior rilievo raccolsero quegli scritti che si potevano a buon diritto considerare opera di uomini ispirati. La selezione di questi libri fu determinata da un processo naturale, più che dalla sanzione di un singolo individuo o di un concilio...» Egli si arrampica così sugli specchi con una parlantina tipica dei credenti, ma perfino attraverso questa retorica non può fare a meno di ammettere che le origini della Bibbia rimangono irrimediabilmente oscure.