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Le contraddizioni nei fatti riportati dai quattro Vangeli
Le contraddizioni presenti nei quattro Vangeli sono così numerose da non poter essere enumerate. Ciò è già stato acutamente rilevato da studiosi come Strauss. Citerò anch'io qui due o tre esempi delle contraddizioni più evidenti.
In primo luogo, si osservi la genealogia di Gesù riportata rispettivamente da Matteo e da Luca: la divergenza tra le due è talmente abissale che, nonostante i passati sforzi zelanti dei cristiani per rabberciarla, camuffarla e arrampicarsi sugli specchi con arzigogoli insostenibili, non sono mai riusciti a venire a capo di nulla. Cosa incredibile, nella linea che scende da Davide fino a Cristo, il Vangelo di Matteo conta ventotto generazioni, laddove il Vangelo di Luca ne registra ben quarantatré. Per di più, tra tutti i capostipiti e gli antenati citati, gli unici nomi che compaiono in entrambi i Vangeli sono appena tre: Shealtiel, Zorobabele e Giuseppe, il padre di Gesù. Tutti gli altri decine di antenati risultano persone del tutto diverse. Tanto per cominciare, persino il padre di Giuseppe differisce: uno riporta che fosse Giacobbe, l'altro afferma che fosse Eli. E per giunta c'è discrepanza persino sul nome del figlio che succedette a Davide: un Vangelo indica Salomone, mentre l'altro riporta Natan. Entrambi i Vangeli non sono che falsificazioni prive di qualsiasi fondamento, inventate di sana pianta per adattarsi a forza alla profezia secondo cui il Messia sarebbe apparso nella stirpe di Davide. Chi mai potrebbe confutare questa critica?
Anche riguardo all'evento dell'apparizione dell'angelo alla gravidanza di Maria, le descrizioni differiscono enormemente da un Vangelo all'altro e sono piene di contraddizioni. Secondo il Vangelo di Luca, l'angelo apparve soltanto a Maria, annunciandole il concepimento e ordinandole direttamente di chiamare il nascituro Gesù. Nel Vangelo di Matteo, invece, l'angelo compare prima a Giuseppe, e non vi è alcuna traccia di una sua visita precedente a Maria. Se, come cercano di giustificarsi i teologi, l'angelo avesse incontrato prima Maria e poi si fosse recato anche da Giuseppe per ripetere il medesimo annuncio, ci si troverebbe di fronte a un angelo che si prende un disturbo decisamente superfluo. A maggior ragione, se si ipotizzasse che l'angelo — pur essendo apparso prima a Maria per l'Annunciazione — avesse preferito far informare Giuseppe da una terza persona anziché lasciarlo dire a lei, imponendo appositamente il silenzio a Maria e ricorrendo allo stratagemma di far giungere a Giuseppe voci indirette (come sembra sottintendere il Vangelo di Matteo), la condotta dell'angelo, oltre a quella di Maria, risulterebbe del tutto incomprensibile. Infine, Strauss ha rilevato con grande acutezza come l'incontro tra Maria ed Elisabetta assomigli a una fiaba mitologica, priva di qualsiasi parvenza di fatto storico.
Anche riguardo al periodo di nascita di Cristo, le descrizioni variano da un Vangelo all'altro. Secondo il Vangelo di Matteo, Cristo nacque durante il regno di re Erode. Secondo il Vangelo di Luca, Cristo nacque circa sei mesi dopo Giovanni il Battista, e anche la nascita di quest'ultimo sarebbe avvenuta sotto il regno del medesimo re. Ciononostante, il Vangelo di Luca riporta che al tempo della nascita di Cristo vi fu un censimento; tuttavia, tale censimento si svolse almeno dieci anni più tardi. In altre parole, il Vangelo di Luca non solo si contraddice con quello di Matteo, ma cade persino in un'autocontraddizione. Inoltre, il Vangelo di Matteo non fa alcuna menzione della visita dei pastori, mentre il Vangelo di Luca sorvola del tutto sul viaggio dei Magi giunti da lontano dall'Oriente alla ricerca di Cristo, così come sulla strage degli innocenti. Per quanto riguarda il luogo d'origine di Cristo, il Vangelo di Matteo scrive quanto segue: Giuseppe, per sfuggire all'ira di re Erode, partì da Betlemme con la moglie e il figlio diretto in Egitto; in seguito tentò di ritornare in Giudea, ma al sapere che Archelao, figlio di Erode, era salito al trono, si spaventò e si rifugiò in Galilea, arrivando in un villaggio chiamato Nazaret e stabilendovi la propria dimora. Tuttavia, il Vangelo di Luca riporta che Giuseppe abitasse fin dall'inizio a Nazaret di Galilea, che Maria diede alla luce Cristo in un alloggio a Betlemme, e che, dopo essere saliti a Gerusalemme per compiere i riti, ritornarono a Nazaret, loro villaggio natìo. Nazaret risulta dunque essere un luogo di emigrazione secondo il Vangelo di Matteo, ma la patria originaria secondo il Vangelo di Luca. A quale dei due dovremmo credere?
Il Vangelo di Luca riporta che la famiglia di Giuseppe celebrò i riti nel Tempio di Gerusalemme, dove Simeone — guidato dallo Spirito Santo — lodò il neonato Gesù e una profetessa anziana ne parlò a tutti i presenti. È un racconto quanto mai inverosimile: se, come narra il Vangelo di Matteo, re Erode cercava freneticamente Cristo per ucciderlo, il bambino Gesù sarebbe stato catturato e decapitato mentre si trovava proprio nel Tempio di Gerusalemme. Ciò che risulta ancor più bizzarro è che Antipa, sovrano della Galilea, fosse anch'egli figlio di Erode, esattamente come Archelao, re della Giudea. Come si potrebbe mai sostenere che il regno della Galilea fosse più sicuro di quello della Giudea?
Anche l'episodio delle tentazioni del diavolo non sfugge alle contraddizioni. Il Vangelo di Matteo riporta che, dopo un digiuno di quaranta giorni e quaranta notti, comparve il tentatore per mettere alla prova Gesù. Per contro, i Vangeli di Marco e di Luca scrivono che Gesù fu tentato dal diavolo ininterrottamente per tutti i quaranta giorni. Secondo il Vangelo di Matteo, gli angeli arrivarono soltanto dopo che il diavolo se ne fu andato; nel Vangelo di Marco, invece, sta scritto che gli angeli servivano Gesù costantemente. Nel Vangelo di Matteo, le parole di tentazione sussurrate dal diavolo a Gesù collocano la sfida a gettarsi giù come seconda prova e l'offerta di tutti i regni del mondo come terza prova; nel Vangelo di Luca, questo ordine è invertito. Si noti inoltre che sta scritto che il diavolo condusse Gesù sul pinnacolo del Tempio: significa forse che Gesù è volato in aria insieme al diavolo? Chissà quanto si saranno terrorizzati gli abitanti della città nel vedere un uomo e il diavolo affiancati sulla cima del Tempio, da cui si dominava l'intera Città Santa. Ma soprattutto, ci si chiede spontaneamente: dove si trovava quest'alta montagna da cui Gesù e il diavolo avrebbero contemplato insieme tutti i regni del mondo?
Anche l'episodio in cui Pietro nega di conoscere Cristo durante la sua Passione varia da un Vangelo all'altro. Nel Vangelo di Matteo, Cristo predice che Pietro negherà di conoscerlo tre volte prima che il gallo canti. Nel Vangelo di Marco, invece, sta scritto che il gallo cantò dopo che Pietro ebbe negato di conoscerlo una sola volta. Il Vangelo di Luca riporta che in quel momento Gesù si trovasse insieme a Pietro, e che «il Signore si voltò e guardò Pietro». Per contro, sia il Vangelo di Matteo che quello di Marco indicano che Pietro si trovasse nel cortile esterno o comunque fuori, in un luogo dove non poteva vedere Cristo in faccia. Oltre a ciò, i contenuti di questo episodio differiscono enormemente nei quattro Vangeli, fornendo una prova schiacciante del fatto che non si tratti di una registrazione accurata dell'epoca. Non mi addentrerò qui nella noiosa operazione di citare e paragonare i testi originali uno per uno; ritengo sia sufficiente far notare al lettore l'esistenza di queste discrepanze.
Anche la durata del ministero di Cristo varia da un Vangelo all'altro.
Nel Vangelo di Luca, egli ricevette il battesimo da Giovanni il Battista nel quindicesimo anno del regno dell'imperatore Tiberio e fu giustiziato sulla croce in un momento non precisato dei sette anni successivi. Tutti e tre i Vangeli — Matteo, Marco e Luca — scrivono che il periodo del ministero di Cristo durò appena un anno. Ciò è dovuto al fatto che, dopo l'inizio della sua predicazione, la festa della Pasqua ebraica giunse una sola volta; inoltre, sta scritto che quando Cristo entrò a Gerusalemme, gli abitanti della città provarono grande riverenza e si chiesero chi fosse quest'uomo. Da questo si evince che Cristo giunse in quel luogo per la prima volta da adulto. Tuttavia, la narrazione del quarto Vangelo, quello di Giovanni, differisce da questa: vi sta scritto infatti che dall'inizio della predicazione di Cristo fino alla sua esecuzione vi furono due feste di Pasqua, e si menziona anche come egli si recasse frequentemente a Gerusalemme. Secondo questo testo, dunque, Cristo avrebbe condotto la sua opera di predicazione per almeno due anni.
Secondo il Vangelo di Giovanni, l'attività di Cristo ebbe inizio a Betania, dove chiamò Andrea, Pietro e un altro discepolo; il giorno seguente si recò in Galilea, dove incontrò Filippo e Natanaele, per poi condurli con sé nella città di Cana, dove compì il suo primo miracolo. In seguito si recò a Cafarnao e a Gerusalemme, dove dichiarò: «Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo ricostruirò». Ritornato poi al Giordano, amministrò il battesimo per poi rientrare in Galilea insieme a questi discepoli. Tutto ciò, precisa il testo, avvenne prima che Giovanni il Battista venisse gettato in prigione. Se si osservano però gli altri tre Vangeli, vi sta scritto che Cristo tornò in Galilea e si stabilì a Cafarnao soltanto dopo aver appreso della cattura di Giovanni, ed è a partire da quel momento che iniziò a predicare il Vangelo, camminando da solo lungo la riva del mare e radunando Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. In altre parole, l'ordine cronologico è già del tutto differente. Se la narrazione del Vangelo di Giovanni fosse corretta, questi uomini sarebbero diventati suoi discepoli in Giudea e, rincasati in Galilea dopo aver viaggiato di luogo in luogo e aver assistito a numerosi miracoli lungo il cammino, avrebbero creduto in Gesù come Cristo (il Messia). Di conseguenza, non avrebbero mai potuto verificarsi sviluppi cronologicamente inversi, come il fatto che in seguito questi stessi discepoli lo abbiano rinnegato o che Pietro sia rimasto sbigottito di fronte al miracolo della pesca.
Anche riguardo al fatto che Gesù sia il Messia e Cristo, nel Vangelo di Giovanni sta scritto che Andrea lo afferma, i Samaritani lo riconoscono, Pietro lo definisce tale, Marta vi crede e Gesù stesso non solo si considera tale fin dall'inizio, ma dichiara persino apertamente e senza alcuna esitazione di essere il Messia. Per contro, negli altri tre Vangeli si narra che, quando i discepoli chiamavano Gesù con l'appellativo di Cristo, egli li rimproverava severamente ordinando loro di non divulgare ad alcuno che fosse il Cristo. Ciononostante, verso la fine di quello stesso anno, egli cade nella contraddizione di rimproverare i giudei proprio per non averlo riconosciuto come il Messia.
