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“Chi profana le cose sacre, disprezza le feste, oltraggia pubblicamente il suo prossimo, rifiuta l’alleanza del nostro padre Abramo (= la circoncisione) e interpreta le Scritture in modo eretico — sebbene sia istruito e abbia compiuto buone opere — non avrà parte nel mondo a venire”. Così rabbì Ele'azar de Moeda'iet nei Proverbi dei Padri (3:11), ed è oggi chiaro di quale natura fosse l’interpretazione eretica delle scritture da cui, dopo il 70, l’ebraismo “nazionalista” si era allontanato; la tensione era fondamentalmente una tensione fra il Mistero teosofico e il nazionalismo palestinese, ma nella scissione quest’ultimo si staccò da dottrine che un tempo aveva tollerato e talvolta condiviso. Anzitutto (Strack, pag. 72, 77) si censurava allora l’opinione che vi fossero due poteri — anzi (Strack, pag. 70) molte potenze — nei cieli, con ciò rinnegando una dottrina del “Metatron” che si era sviluppata (Strack, pag. 74, 75, 76) nel proprio seno e che si mantenne tanto prima quanto dopo; [1] non si doveva più affermare (Strack, pag. 70) che Dio avesse avuto collaboratori nella creazione, benché l’immaginario popolare fosse ancora pieno del “principe della presenza, il principe Metatron”, e benché l’intera angelologia (cfr. Atti 23:8) fosse originariamente in gran parte farisaica. Fu altresì condannata (Strack, pag. 51) la tesi che non esistesse più di un ‘oolaam, eone o mondo — come se non fosse stata proprio la teoria dei due mondi, in origine, un’elaborazione e dottrina dei Minim; — ciò che realmente allora venne condannato e maledetto fu la tendenza dei Minim verso il soprannaturale, nella quale il nazionalismo giudaico si sentì tradito. Perciò, secondo il Talmud (babilonese, Gittin 45b), una pergamena di legge scritta da mano “straniera” doveva essere accantonata, ma una scritta fatta da un Minim doveva essere bruciata; e da allora l’ortodossia sinagogale proclamò: “non si preservano dalla combustione i giljoni e i libri dei settari; li si lascia lì dove sono e li si fa bruciare con le azkarot (o i nomi di Dio), ecc.” — Rabbì Tarfon disse: “perdere i miei figli piuttosto che non bruciare quei giljoni e libri, se mi cadessero nelle mani, con azkarot e tutto!” (Tosephtà Shabbat 13:5). “Il nipote di rabbì Joshua ben Levi ebbe un soffocamento, e venne qualcuno che lo liberò sussurrando il nome di Jeesjoe Pandera; quando si riprese, Joshua gli chiese cosa avesse mormorato, e quello rispose: una certa formula. Allora Joshua gli disse: sarebbe stato meglio per lui essere morto piuttosto che così. E gli accadde come per un malaugurio che proviene dal principe” (Yerushalmi Shabbat 14:4 e altrove).
NOTE
[1] Secondo Bereshit Rabbah, cap. 5, vi sono degli interpreti della scrittura che, come Ben Soma e Ben ‘Azai nel 2° secolo, affermano che, nella creazione del mondo, la voce del Santo si trasformò in Metatron sopra le acque.
