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La ricerca di reperti antichi
In tali circostanze, la Chiesa, avendo infine perso ogni speranza di consolidare la propria tesi mediante prove documentarie, giunse questa volta a cercare un appiglio nella ricerca di reperti antichi, allo scopo di scoprire manufatti sufficienti a dimostrare l’esistenza di Cristo. Per portare a termine questo compito, essi dedicarono molto tempo e grandi sforzi e, alla fine, riuscirono a scoprire simboli quali la colomba, l’ancora, l’olivo, l’agnello, la palma e le lettere greche ΑΩ (alfa e omega), ritenendo così che tutti questi fossero segni autentici capaci di dimostrare l’esistenza di Gesù Cristo.
Tuttavia, dalle ricerche risultò che tutti questi reperti risalivano a un’epoca non anteriore al 3° secolo. In seguito, inoltre, gli stessi simboli furono rinvenuti anche in varie tombe degli ebrei, già note al mondo degli studiosi; ma questi ultimi reperti risultarono appartenere piuttosto a un’epoca anteriore alla nascita di Cristo.
È davvero cosa degna di compassione, ma anche l’ultima roccaforte cui la Chiesa cristiana si era affidata con tanta ansia è così crollata naturalmente. Di Cristo, infatti, non esiste alcun fondamento che consenta di riconoscere una realtà concreta, se non il suo stesso nome e la sua ombra. Siamo giunti infine al punto in cui chi non si lascia ingannare dalla superstizione e chi è capace di pensare logicamente non può fare a meno di negare Cristo stesso.
Il dottor Rech disse: «Le cosiddette prove dell’esistenza di Cristo e del cristianesimo si fondano unicamente sul fatto che si crede in loro; non sono affatto sostenute da alcuna prova storica». Ed è proprio così. Quanto alla fede cristiana, essa non è altro che fede allo stato puro: la storia, la scienza e il buon senso non hanno assolutamente nulla a che vedere con essa. Se esiste nel mondo qualcosa che renda salda questa fede, non si tratta d’altro che del potere del papa, dell’autorità dell’imperatore, dei tribunali spietati e delle pene crudeli.
Basti immaginare una situazione in cui una spada o una sega siano puntate contro di voi, mentre alle vostre spalle è già pronta una grande caldaia per bollire i peccatori fino alla morte. Se vi si minacciasse dicendo: «Credete in Cristo, altrimenti morirete!» oppure: «Venerate Maria, altrimenti morirete!», che cosa accadrebbe? E poi, pur essendo anch’essi cristiani, quanti saranno mai stati, nel corso dei secoli, coloro che furono immediatamente privati della lingua, che si videro tagliare mani e piedi e che furono bruciati vivi, semplicemente per aver nutrito dei dubbi sulla dottrina che considera Dio Cristo stesso o sulla dottrina della Trinità?
Ah, questa è una fede di fuoco e di sangue, una fede fondata sull’oppressione e sulle minacce! Fino a quando potremo mai continuare a tollerare, riconoscere come legittima e obbedire a una fede così mostruosa e grottesca? La scienza, la storia e il buon senso non stanno forse negando in modo inequivocabile questa fede?
Si potrebbe quasi sentire giungere da parte loro una giustificazione di questo genere: «È certamente vero che oggi non esistono più testimonianze delle gesta di Cristo. Tuttavia, è un fatto che abbiamo sotto gli occhi che, a partire dal 1° secolo, il cristianesimo stesso si sia diffuso e sviluppato come una grande forza, propagando i propri insegnamenti. Se Cristo non fosse realmente esistito, come si spiegherebbe allora l’esistenza del cristianesimo? Il fatto stesso che il cristianesimo esista non costituisce forse una prova chiara dell’esistenza di Cristo?»
Perciò è necessario che esaminiamo e studiamo qui, ancora una volta, l’origine e la natura del cristianesimo.
