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Il Concilio dei ladri (Latrocinio di Efeso)
Nel 449 si tenne il Concilio di Efeso, che si rivelò un ennesimo evento grottesco e infamante. Vi presero parte non soltanto trecento ecclesiastici, ma persino un manipolo di soldati. I disordini e i gesti di violenza tra i convenuti furono, come di consueto, inauditi, al punto che Flaviano, vescovo di Costantinopoli, finì pestato a morte da un altro prelato. Fu così che quest'assemblea, sommersa dal tumulto dei chierici e sotto la minaccia delle armi, ribaltò i decreti del precedente Concilio di Efeso del 431, proclamando l'unica natura e sostanza di Cristo. Anche tale risoluzione, tuttavia, andò incontro alla sciagura di essere revocata al Concilio di Calcedonia del 451, in cui si stabilì nuovamente che Cristo unisse in sé due nature. Stando all'Encyclopædia Britannica, il concilio del 449 è comunemente noto come Latrocinium — ovvero “Sinodo dei ladri” —, un epiteto che illustra alla perfezione la vera indole di quella farsa.
John Toland afferma: «Certo, noi oggi disponiamo di un canone ben strutturato, ma la selezione di questi testi e il loro vaglio da un'infinita mole di scritti apocrifi in fase di redazione fu un'impresa che richiese uno sforzo immane, tra enormi difficoltà e gravi responsabilità. Quell'epoca era letteralmente satura di falsificazioni. Persino persone di rette intenzioni non esitavano a perpetrare deliberatamente simili “pie frodi”, convinte com'erano che fosse il modo più rapido per propagare il dogma cristiano». È proprio così: persino una figura celebrata come il “padre della storia ecclesiastica”, Eusebio, ci viene tramandato come uno dei più grandi falsari dell'epoca.
Toland osserva inoltre: «A un Vangelo si contrapponeva un altro Vangelo, a un libro di Atti degli Apostoli un altro libro di Atti. Vi erano scritti futili o di cattivo gusto, ma anche testi elevati e avvincenti come romanzi. E sebbene questi ultimi godessero di un'autorevolezza e di una forza persuasiva pressoché identiche alle altre opere, alcuni vennero decretati come canonici, mentre altri furono bollati come apocrifi». Quanto alle modalità di indagine e composizione di tali testi, egli aggiunge: «Che si trattasse di cristiani d'origine ebraica o di cristiani d'origine pagana, non appena nasceva la necessità di produrre un qualche argomento o prova a sostegno delle proprie tesi, si fabbricava immediatamente un documento ad hoc per la controversia in questione. Senza il minimo scrupolo, si apponevano su tali scritti i nomi degli apostoli o di figure autorevoli a loro coeve. Poiché il fine santificava i mezzi e la fabbricazione di prove era all'ordine del giorno, non si soffriva mai di alcuna penuria di fonti. Fu così che il mondo cristiano venne sconvolto non soltanto dalla pletora di testi apocrifi, ma anche dalla manipolazione sistematica di quelli autentici. Fu proprio in questo contesto di caos che emerse la setta degli gnostici».
Che l'insorgere dello gnosticismo e di una miriade di altre cosiddette eresie — spuntate come funghi dopo la pioggia — avesse generato lotte continue, e che i concili religiosi convocati per dirimere tali controversie non facessero che innescare ulteriori e più aspri conflitti, era il quadro fisiologico dell'epoca. Nulla di tutto ciò deve sorprendere: persino gli scritti reputati “ispirati” non poterono scampare ad arbitrarie alterazioni e rimaneggiamenti, operati a piacimento per piegarli alla conformità con altri testi. La stessa qualifica di “autore ispirato” veniva assegnata sulla base del mero voto di maggioranza. E quella maggioranza che finiva per dominare le assemblee non era forse il frutto di un'impalcatura sorretta unicamente da menzogne, corruzione e intimidazioni?
Proprio così: quando si scopre attraverso quali sconcertanti vicissitudini il Nuovo Testamento — venerato da quattrocento milioni di cristiani nel mondo come Parola di Dio, vergata da mani divinamente ispirate e assurta al rango di Libro dei libri — sia giunto a rivestire l'odierna posizione di autorità, chiunque non potrebbe che rimanere interdetto e sgomento.
Perfino un non cristiano come me, quando conduca un'indagine rigorosa e intellettualmente onesta, non potrebbe mai prestare fede a un testo simile, né tantomeno considerarlo un'autorevole fonte dottrinale per il cristianesimo.
