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“Paolo e le lettere paoline” — dice ancora Jensen — “valgono per noi ormai ancor meno della testimonianza di Tacito su Cristo, vale a dire tanto quanto quella di Flavio Giuseppe, poiché la sua vita, almeno per quanto riguarda l’essenziale, è una leggenda, e le sue lettere e testimonianze sono falsificazioni” (‘Mozes Jezus Paulus’, 1910, pag. 63). Inoltre — possiamo aggiungere — che cosa apprendiamo da “Paolo” riguardo a Gesù? Otto Pfleiderer afferma nel 1906, in ‘Religion und Religionen’ (pag. 224), che Paolo sapeva tristemente poco della vita del profeta terreno Gesù; e nel suo scritto del 1907 sui miracoli del Nuovo Testamento, G. Traub osserva (a pag. 11) “che è ben noto, ma troppo poco considerato, come Paolo non si preoccupi affatto dei dettagli fattuali della vita di Gesù: il suo interesse religioso è determinato da altre verità; egli si attiene unicamente al Signore glorificato, che gli è apparso”. E in effetti, di Giovanni il Battista, di Giuseppe e Maria, della Galilea, di Nazaret e di Gerusalemme, del Monte degli Ulivi, del Getsemani e del Golgota, della flagellazione, della corona di spine e del titolo regale non si fa menzione alcuna nelle lettere paoline; “Paolo” non mostra alcuna conoscenza del Gesù descritto nei nostri vangeli. “Da Paolo” — dice anche Wernle, a pag. 4 del suo opuscolo ‘sulle fonti’ — “non apprendiamo il minimo dettaglio sulla vita e la persona di Gesù, e se tutte le sue lettere fossero andate perdute, sapremmo di Gesù ben poco meno di quanto sappiamo ora. — Il Gesù che egli annuncia è il Figlio di Dio, disceso dal cielo per morire e risorgere per la nostra redenzione” (pag. 5). Schweitzer ha osservato (pag. 340) che Paolo dimostra con quanta… indifferenza si sia guardato alla vita di Gesù nel cristianesimo più antico; e anche von Soden riconosce, a pag. 30 del suo opuscolo: “È vero, almeno riguardo ai particolari della vita di Gesù, nelle lettere di Paolo non si riscontra alcun interesse; in ciò risiede effettivamente una difficoltà”. “Si considerano” — ribatte tuttavia Hollmann nel dibattito berlinese (pag. 64–65) — “le lettere di Paolo come lettere dottrinali, mentre esse non furono altro che scritti occasionali. O si pensa forse che Paolo dovesse, in ogni lettera, riferire tutto ciò che sapeva?” Parole coraggiose, ma non convincenti; “in ogni caso” — replica K. Dunkmann — “l’immagine paolina di Gesù non mostra traccia di una personalità; è dunque indiscutibile il metodo che giudica Gesù alla luce di determinate idee. Viceversa, è impossibile il processo secondo cui un uomo, Gesù, sarebbe stato esaltato fino a divenire Dio, e che persino un Paolo si sarebbe prestato a ciò” (‘Il Gesù storico, il Cristo mitologico e Gesù il cristiano’, 1910, pag. 77 e 60).
