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martedì 8 agosto 2017

Del sentito dire intorno a Gesù di Nazaret

...Qualcosa che i folli apologeti cristiani non capiranno mai...
Tale, in verità, è l'ambiguo volto degli avvenimenti più importanti, poichè alcuni tengono per certo ciò che hanno sentito dire, qualunque ne sia la fonte, mentre altri rovesciano la verità nel suo contrario: duplice deformazione che i posteri gonfiano.
(Tacito, Annali 3:19)
Naturalmente nessun scienziato, giudice onesto, o persona razionale userebbe solo pettegolezzi o voci per stabilire l'esistenza di qualsiasi affermazione, tranne i bugiardi, i pettegoli, i truffatori, i credenti religiosi, i processi farsa, i politici, le persone malate e gli storici e i biblisti che sostengono che Gesù è esistito. Perfino il presunto “dubbioso Tommaso” doveva essere convinto da più di un mero sentito dire.Così che cosa si intende per sentito dire? Si intende un'informazione ricevuta da altre persone che non si può dimostrare adeguatamente.
(Jim Walker, Why do historians rely on hearsay for evidence of Jesus?, mia libera traduzione)

Sembra forse che si sia parlato fin troppo di Gesù di Nazaret, sembra forse molto, troppo strano. Non pensiate che non ne sia consapevole. Ma come ho ribadito più volte in questo blog, io non faccio che ripetere ciò che ho udito. Non ho mai visto una prova dell'esistenza di Gesù di Nazaret coi miei occhi: nessuno l'ha mai vista e probabilmente nessuno la vedrà mai.
Eppure, ovunque io vada, qualcuno ne parla. In un modo o nell'altro qualcuno parla delle spaventose profezie o dei misteriosi ed enigmatici insegnamenti, ciarla senza fine del suo marginale vagabondaggio per la Giudea e la Galilea e dei suoi poveri seguaci solitari sulle cui lapidi non compaiono nomi, date di nascita, date di morte.
Tutto ciò che sento dire riguarda in un modo o nell'altro Gesù di Nazaret e nient'altro che Gesù di Nazaret. Tutti parlano e pensano a Gesù di Nazaret, ciascuno alla sua fantasiosa maniera.
Annoto soltanto, io, quel che si dice (forse senza sapere che lo si sta dicendo) e a volte ciò che si vede (forse senza sapere che lo si sta vedendo). Eppure tutti continuano a parlare, ciascuno alla sua squilibrata maniera, di Gesù di Nazaret. Li sento parlare di lui ogni giorno della mia vita. Sempre che, ovviamente, non stiano parlando del silenzio grigio e desolato, del vuoto fosco nelle lettere di Paolo che a Gesù di Nazaret — al grande e “sicuramente esistito” Gesù di Nazaret — fa da incommensurabile e sorprendente eclissi. Allora le voci dei folli apologeti cristiani calano bruscamente finchè a malapena riesco a udirne il tentativo di comunicare con me in singulti strozzati di trauma post-incubo.
Perchè quell'eclissi totale e inaspettata fa trapelare il sospetto — invero, la certezza — che Gesù di Nazaret non fosse mai stato di Nazaret o — se per questo — dell'aspetto di profeta itinerante crocifisso da Pilato che alla lunga l'aveva reso celebre. Perchè quell'aspetto di Gesù e quella provenienza da “Nazaret” era un tradimento, una violazione, una sleale rottura di un vincolo, poichè secondo le lettere di Paolo questo Gesù aveva riflesso in un'epoca dimenticata unicamente la medesima e pallida evanescenza dell'angelo rivelatorio visto da Paolo e da altri della sua comunità. E non si ha difficoltà ad immaginare, leggendo Paolo, che il vero Gesù non si fosse mai dedicato nella Storia reale alle basse funzioni che gli attribuirono fantasiosi vangeli dopo la morte di Paolo. Non ci vuole molto a riconoscere che il Gesù dei vangeli sia solo uno spontaneo e fin troppo interessato impulso a deviare dalla evanescente purezza del Gesù di Paolo e dei primi cristiani, un desiderio, forse, che muove verso un'allettante difettosità. Per concessione, per trascurabile capitolazione a questo impulso o desiderio originato dal nulla, una creazione ebbe luogo e un ritratto prese forma dove mai c'era stato niente di quel genere. La immagino, al principio, come un'irruzione pressochè indistinguibile nel panorama letterario del tempo, un semplice abbozzo di fittizia biografia, magari segreta alla sua comparsa, e solo dopo resa pubblica. Ma tali creazioni letterarie hanno desideri propri, il proprio destino da compiere, le proprie missioni ed evoluzioni da seguire a qualsiasi costo.
Un culto misterico assolutamente anonimo aveva prodotto uno smorto dipinto, una pallida biografia, per il suo dio che muore e risorge, che nel tempo cominciò a mutare in propaganda e a distribuire, in uno spirito che definirei di assai grottesca belligeranza, tanto morbosissimo, meravigliosissimo e disgustosissimo sentito dire sul conto di Gesù di Nazaret. E a un certo punto, nell'esprimere la propria sfida, questo Gesù di Nazaret veniva di nuovo e di nuovo colorato di enigmatica passione per il potere e l'autorità. In superficie Gesù di Nazaret poteva sembrare uno splendido ornamento alla desolazione grigiastra del profondo silenzio che lo circondava e lo circonda tuttora nelle lettere di Paolo, il fregio che completava una composizione unica di un reale apostolo dandole e ricevendole pittoresca gloria. In realtà esisteva ed esiste tuttora tra l'una e l'altra una profonda ed ineffabile ostilità. E non dubito affatto che un tentativo di riappropriarsi del vero Gesù, o perlomeno di ricondurlo alle origini informi della sua celestiale esistenza, ci fu. Mi riferisco, ovviamente, alle innumerevoli voci dissenzienti messe a tacere, per quanto mai sopite, da bastardi censori e cooptatori di tradizioni rivali bandite come “eresie”.
Alcuni ipotizzavano che Gesù non avesse più sostanza di un'ombra, o forse lo era, benchè a sentirli quest'ombra fosse diversa dalle altre, talvolta possedendo una larva di uomo, talvolta incapace perfino di soffrire la morte sulla croce. Altri giuravano di averlo avvistato nell'indefinito passato.
Per un pò furono tutte voci e leggende, dicerie e sogni, pie fantasticherie. Ma cosa significava “Gesù di Nazaret” ? Di certo non vi è carenza, tra gli aneddoti che circolavano — che facevano circolare — sul suo conto, di supposte rivelazioni sulla sua natura e sulle sue fantastiche imprese. Ma da qui a ordinare i resoconti in un profilo coerente, a prescindere dalla loro affidabilità, ne passava.
Eppure sono convinto che prima o poi Gesù di Nazaret o qualcosa di molto simile ad esso sarebbe stato inventato — e sotto l'illusoria apparenza del sentito dire sarebbe “esistito” — anche se gli “eretici” fossero stati altri da quelli consegnati alla Storia come tali. Ormai il destino andava in quella direzione, lo lasciavano intuire perfino alcune (deliberate?) sollecitazioni dello stesso uomo chiamato Paolo. 
Il mio Dio provvederà a ogni vostro aneddoto [χρείαν], secondo la sua gloriosa ricchezza, in Cristo Gesù. 
(Filippesi 4:19)

Le visioni, le estasi e le rivelazioni stavano diventando obsolete, e piuttosto scomode per chi volesse brandire lui solo “il vero Gesù”, mentre la fissazione malata e cospiratoria intorno a Gesù di Nazaret si intensificava ed evolveva in vangeli sempre più sperimentali, oserei dire visionari.
Per giorni, settimane, anni, i pagani che ne ebbero per primo sentore, e prima di loro perfino tutti gli altri cristiani, cercarono negli archivi locali qualche traccia del personaggio straordinario di cui alcuni anonimi cristiani pretendevano di narrarne le gesta.
Ho ascoltato alcuni che dicevano: se non lo trovo negli archivi, nel vangelo io non credo. Io risposi loro che sta scritto, ed essi di rimando che questo è da provare. Per me l'archivio è Gesù Cristo, i miei archivi inamovibili la sua croce, la sua morte e resurrezione e la fede che viene da lui, in questo voglio per la vostra preghiera essere giustificato.
(pseudo-Ignazio, Lettera ai cristiani di Filadelfia)

Ma non vi apparve mai niente.
E non mancò tra i pagani chi non credette ad una parola degli aneddoti su Gesù di Nazaret, così come non aveva creduto alla predicazione di apostoli come Paolo, quando avevano denunciato la “sapienza di questo mondo” in netto contrasto alla “sapienza di Dio”. Da una parte la loro immaginazione si era in parte schierata con questa nuova specie di cristiani quando avevano sostenuto che Gesù di Nazaret fosse stato in qualche modo crocifisso da Pilato con l'accusa — vera o presunta — di sobillare gli ebrei contro l'Impero. Dall'altra nutrivano dubbi beffardi riguardo alle presunte rivelazioni di un arcangelo celeste ad uomini come Paolo, l'autoproclamatosi “apostolo dei gentili”, e dei suoi ripetuti incontri con l'angelo in questione.
Questa reazione ambivalente da parte pagana non fu naturale come sembrava. E non certo perchè rispetto alle presunte rivelazioni dell'apostolo dei gentili il caso di un sedizioso ebreo crocifisso da Pilato e in seguito deificato fosse più credibile, posto che si rimuovessero i dettagli stravaganti e fantastici nei quali — e solo nei quali — veniva presentato da alcuni cristiani. Fino a quel momento avevano tollerato tutto ciò che sentivano dire dai cristiani, anche i resoconti più bizzarri, anhe quelli in contrasto con una realtà verificabile o un ritratto coerente del fenomeno. Ma già gli stessi cristiani sospettavano che fosse nel loro interesse avere la testa piena di fantasticherie intorno a Gesù di Nazaret. In una parola, traevano piacere dall'irrealtà delle storie di Gesù di Nazaret. La verità che contenevano, ammesso che ce ne fosse, era immateriale. E non pensarono affatto a screditarle, non fino a quando decisero loro stessi di crearne a loro volta di altre.
Allora ricreavano con l'immaginazione le storie che erano state narrate intorno a lui nelle conversazioni avvenute in vari luoghi e momenti. Tendevano a parlare di Gesù di Nazaret per parabole e metafore ambigue, o sfoderando aneddoti romanzeschi i cui eventi sembravano sempre contraddirsi, o sfacciate menzogne che poi erano loro stessi i primi a smascherare. Ma il più delle volte — alcuni dicevano tutte le volte — la leggenda di Gesù di Nazaret assumeva le forme della totale insensatezza, come se venisse assimilata senza cognizione — nè possibilità di cognizione.
Proliferò tra i cristiani una ridda di storie riguardo a chi esattamente fosse Gesù di Nazaret e chi fossero di preciso i suoi veri apostoli. Ciascuno di loro aveva storie da aggiungere alla leggenda di Gesù di Nazaret, le cui origini erano irrintracciabili perchè mai veramente avvenute, in realtà: storie inventate che si incrociavano come la traiettoria delle infinite gocce di pioggia di una tempesta che si fondono a creare una nebbia di illusione e contro-illusione. Della presenza attiva di Gesù di Nazaret nelle loro vite, dell'influsso potente che esercitava su di loro, non si poteva dubitare, ma sembrava senza faccia e senza vita, era un'impresa capire come potesse essere vissuto sulla terra nel recente passato e tuttavia essere stato completamente ignorato proprio dagli stessi apostoli e profeti che per primi pretendevano di aver comunicato di persona con un arcangelo celeste di nome Gesù in sogni, visioni, estasi e rivelazioni. Non sospettava, questa gente, che non era mai esistito il Gesù di Nazaret di cui si ostinavano a tramandarne le gesta in finte memorie. Non sospettavano, quei poveri illusi, che Gesù di Nazaret fosse una pura e semplice illusione che veniva proiettata su un luogo preciso in un momento preciso senza alcun motivo preciso che non fosse la loro stessa cieca creduloneria. D'altro canto, nemmeno sospettavano di essere stati loro stessi ad averlo inventato: di aver contribuito a portarlo sulla terra nel recente passato semplicemente desiderando che vi giungesse.
Tuttavia, malgrado gli ostacoli alla credibilità e alla coerenza, tutti i cristiani che ne parlarono riuscirono a trasmettere ai pagani entro gli inizi del secondo secolo quello che reputarono un ritratto notevolmente a fuoco dell'ebreo Gesù di Nazaret, un amalgama di dicerie che raggiungeva lo status di potente leggenda. Benchè non avessero mai conosciuto questo personaggio leggendario nè desiderassero farlo, questa potente leggenda aiutò gli stessi pagani a ricreare con l'immaginazione non soltanto le chiacchieratissime gesta di Gesù di Nazaret, ma pure la storia fantastica della sua umiliante morte sulla croce romana. Nelle parole attribuite a Gesù di Nazaret — sulle quali i cristiani meditavano ricreandole nell'immaginazione — che pure nascevano in realtà da anonimi profeti e apostoli e nelle comunità più disparate, affioravano alcuni tratti che erano sempre gli stessi e venivano sempre trattati allo stesso modo. Rimasero sbigottiti quando cominciarono a identificare questi tratti comuni, perchè in un certo modo replicavano con accuratezza immagini e concetti peculiari che i loro stessi profeti e apostoli avevano sperimentato in visionari momenti di sogno a occhi aperti e specialmente durante le loro abituali visioni e rivelazioni provocate dall'angelo Gesù.
Quanto ai tratti del cristianesimo primitivo, possedeva l'atmosfera di fermento lento e inconscio di una pianta selvatica cresciuta al buio, con l'ulteriore sensazione che i suoi mille Cristi e Gesù rivali fossero come altrettanti rami di quella pianta che si estendono ad ogni angolo, scontrandosi e contorcendosi senza requie per trovare la luce man mano che le storie di Gesù di Nazaret crescevano a tale misura che la loro espansione e le loro forme non conoscevano restrizioni.
Eppure queste storielle e queste sante favole non fornivano che il vago sentore di una rivelazione oscura e ossessionante all'origine vera e reale dell'intero fenomeno. Quanto ai cristiani che predicavano quelle nuove storie e quel nuovo personaggio, davvero non erano in grado di fare piena luce su di lui, considerato che sapessero di lui esclusivamente per via di quelle dicerie e favole dubbie e illogiche sul suo conto che li avevano raggiunti, e che ora loro stessi contribuivano a diffondere.
A questo punto delle loro scoperte su questo misterioso Gesù di Nazaret risultava difficile per gli stessi cristiani credere all'esistenza di questo personaggio e al contempo fingere di non essere interessati a saperne di più circa lui. Sembrava, tuttavia, che questo personaggio, per quanto i cristiani riuscissero a congetturarne, non fosse stato affatto noto al suo tempo. Peggio ancora, un profondo e inaspettato silenzio pendeva su di lui e non solo da parte pagana ed ebraica — dopotutto la loro cecità era il loro peccato, credevano — ma da parte di Paolo,
e da altri della sua comunità.
Si erano in qualche modo convinti che questo profondo silenzio intorno a Gesù di Nazaret nelle fonti più antiche non fosse che una copertura orchestrata da Paolo o
da altri della sua comunità — quelli che le nuove storie dipingevano ora come discepoli di Gesù di Nazaret — oppure dall'uno e dagli altri altri insieme. In effetti da qualche tempo — da quando si erano illusi che Gesù di Nazaret fosse esistito nel recente passato — sospettavano che Paolo, e altri della sua comunità, malgrado le loro abituali visioni, sogni e rivelazioni dell'angelo Gesù — e malgrado, secondo la nuova diceria, avrebbero dovuto conoscere chi conobbe di persona Gesù di Nazaret — avessero tenuto nascosto le loro vere esperienze in merito a Gesù di Nazaret. Come se ci fosse una verità di cui erano al corrente intorno a Gesù di Nazaret e loro no. In qualche modo, si erano persuasi che Paolo e altri della sua comunità, a tempo debito e in gran segreto — non nei loro scritti — avessero condiviso quelle esperienze con i loro seguaci. Tuttavia, scrivendo di Gesù ai suoi seguaci, nessuno — nè Paolo nè altri della sua comunità — sapeva restituire un briciolo delle immagini e delle storie che i vangeli descrivevano sul conto di Gesù di Nazaret. Paolo e altri della sua comunità ci mettevano lo sbigottimento, sì; la passione, sì; un pò di delirio, sì. Ma un minimo accenno a Gesù di Nazaret, no.
Fu questa discrepanza tra la presunta reazione (o assenza di reazione) di Paolo,
e di altri della sua comunità, ai presunti dati oggettivi dai quali erano solo ora inondati in merito alla faccenda Gesù di Nazaret e la loro risposta (o iper-risposta) a questi stessi dati, che li indusse a sospettare che Paolo, e altri della sua comunità, stessero celando di proposito Gesù di Nazaret ai loro occhi: un processo di deliberata segretezza che doveva culminare nel loro ingresso a pieno titolo tra gli iniziati al culto misterico di Gesù Cristo, quando sarebbero stati pronti a confrontarsi con la verità sul conto di Gesù di Nazaret che fino ad allora era stata negata loro — o che testardamente negavano a sè stessi.
A ogni modo, la loro creduloneria non era affatto ispirata da un atteggiamento razionale o ragionevole. Si basava anzi unicamente sulla paura. Era animata dalla volontà di negare ciò di cui avevano paura. Non sapevano rinunciare alle antiche rivelazioni e visioni dell'arcangelo Gesù finchè l'impulso apocalittico che le animava non cominciava a declinare e a rivoltarsi addirittura contro loro stessi. In un certo senso questa faccenda di Gesù di Nazaret aveva finito per far saltare i loro nervi. Si era perso l'equilibrio tra un'antica perdurante follia che li inebriava — che inebriava uomini come Paolo — e una nuova leggenda che cominciava a dominare le loro menti. Quanto a quei cristiani che si ostinavano a vedere angeli e demoni nel bagliore di un'apparizione . . . li emarginarono. Qualcuno avanzò a dire che in fondo era tipico di Gesù di Nazaret usare persone come loro — persone come Paolo — per i propri scopi.
Forse avevano emesso una sentenza iniqua su profeti di nuove rivelazioni, nuove visioni e nuove apocalissi. Senza dubbio, le rivendicazioni di novelli Paoli riguardo all'essere “avvicinati da Gesù” in persona li mettevano ulteriormente a disagio. Ma bastava, questa motivazione, a esiliarli dalla loro comunità e a bollarli come falsi profeti e falsi apostoli? Al pari di tante sette e culti misterici del tempo, ovviamente, le comunità cristiane si fondavano sulla paura e sulla superstizione, che è sempre una giustificazione valida a qualsiasi tipo di comportamento.
I profeti e i visionari dell'angelo Gesù erano rimasti segnati a vita compromettendosi troppo con la loro “innaturale” indipendenza dal nuovo ritratto di Gesù di Nazaret che aveva fatto irruzione per la prima volta nelle menti cristiane: semplicemente, ciò che essi millantavano non si conciliava affatto se non di rado con quanto pretendeva — anzi, decretava — quel nuovo ritratto. Niente come la paura di contraddizioni tra l'antico Gesù rivelato e il nuovo Gesù raccontato complicò la coscienza di quei cristiani, portandola a livelli di riflessione inesplorati. Sotto questa pressione mentale, cominciarono a organizzare i loro pensieri e osservazioni su Gesù di Nazaret, in particolare sulla relazione tra lui e i presunti profeti e apostoli che sembravano averlo predicato prima ancora che di lui si fosse sentito parlare e che purtuttavia sembravano essere l'unico oggetto delle sue attenzioni. Sia che il profeta di turno avesse avuto una rivelazione personale dell'arcangelo Gesù all'insaputa più totale di chi fosse “Gesù di Nazaret” e di chi ne fossero i presunti fantomatici “dodici apostoli”, sia che ne avesse avuto notizia da chi per primo ne divulgava il sentito dire, l'effetto sembrava il medesimo, ovvero la fine delle sue profezie e delle sue rivelazioni.
Io stesso ho verificato di persona questa fine mediante un semplice confronto tra le lettere di Paolo e gli Atti degli Apostoli: in questi ultimi le prime non sono affatto menzionate, sparita completamente ogni pretesa indipendenza dell'autoproclamatosi “apostolo dei gentili”. Questo elenco di antichi visionari e profeti dell'angelo Gesù convertiti in dementi e goffi discepoli di Gesù di Nazaret — o di chi ne voleva fare le veci sulla terra — si potrebbe rimpinguare a volontà, ne sono certo.
Ma perchè quella conversione o cooptazione (chiamatela come più vi aggrada) fosse efficace, devo tentare di aiutarvi a capire come la semplice introduzione di Gesù di Nazaret riuscì a trasformare un profeta e apostolo così fiero e indipendente come Paolo in una specie di anti-apostolo al servizio della più tendenziosa, menzognera, falsa e bugiarda “tradizione orale” che ci potesse mai essere sul conto di Gesù di Nazaret e per conto di chi tra i cristiani pretendeva con somma arroganza di averne i “legittimi” diritti di proprietà: i bastardi proto-cattolici.
Fu dopo la scomparsa dell'apostolo Paolo che le intuizioni di alcuni cristiani — non tutti — riguardo una fittizia vita di Gesù sulla terra nel recente passato cominciarono a cristallizzarsi e divenire pensieri espliciti, processo ambiguo al quale tuttavia i veri storici (non certo i folli apologeti cristiani) non riescono a non dedicarsi. Fino ad allora tutti i cristiani — nessuno escluso — avevano tacitamente presunto che ci fosse stata e avrebbe continuata ad esserci una speciale e privilegiata comunione fra l'angelo Gesù ed i profeti e apostoli che venivano avvicinati — loro soli e nessun altro — da quell'angelo, oppure che avvicinavano di persona quell'arcangelo celeste tramite un qualche tipo di magico rituale o estasi personale. Molti di loro, addirittura, parlavano di Gesù come manifestazione dell'immagine stessa di dio, addirittura di un dio ignoto e nemico del dio degli ebrei, definizione che lasciavano sempre consapevolmente nebulosa.
Comunque, dopo la scomparsa di Paolo e dei primi apostoli, le pur frammentarie informazioni che avevano acquisito in merito a Gesù si configurarono in uno schema totalmente nuovo.
Intendo dire che al termine dell'intero processo essi non consideravano più la possibilità di una relazione tra Gesù e l'apostolo Paolo o un qualsiasi altro apostolo o profeta: anzi, il contrario. A mio giudizio la nuova storia circa un certo Gesù di Nazaret era, ed è, un fenomeno intensamente distruttivo che riguarda ogni autentico spirito visionario, tutti i profeti e gli apostoli di spiccata indole mistica. Se questa forza distruttiva intrinseca a Gesù di Nazaret fosse legata a un'intenzione oppure fosse manifestazione di un disegno ignaro e forse del tutto inconsapevole, ammesso che il Gesù di carta possieda qualcosa di simile a un'intenzione o un disegno, non so dirlo (o perlomeno, non ho al riguardo idee che io riesca ad elaborare in termini comprensibili). Tuttavia nutro la certezza che l'invenzione di Gesù di Nazaret significò ipso facto una sola possibile conseguenza: la fine dell'originario impulso visionario. Strano, perciò, che consapevoli di questo fatto gli inventori avessero agito come hanno agito. O forse, più probabilmente, non ne erano consapevoli affatto. Non so dire — come se un dettaglio così stupido facesse la differenza — se i primi cristiani che inventarono Gesù di Nazaret lo facessero deliberatamente allo scopo di mentire oppure no, riserbandosi per loro soli che sapevano la verità — che un Gesù di Nazaret non era mai esistito — la lettura e l'ascolto della più antica allegoria di Gesù in forma di fittizia biografia.
Quel che è sicuramente certo — almeno per me — è che dal momento che percepirono Gesù di Nazaret come strumento profondamente anti-apostolico e anti-profetico ad un tempo, nutrirono la segreta ambizione di trasformare il loro Gesù di Nazaret, i loro primi embrionali proto-vangeli, in un fenomeno di anti-rivelazione e di anti-apocalisse. Per riuscirvi, ovviamente, avevano bisogno di ingrandire, espandere ed ingigantire a più non posso la loro “conoscenza” di Gesù di Nazaret — vale a dire la sua leggenda — attingendo sempre più a piene mani dalla letteratura sacra precedente e perfino dalla vita di reali apostoli e reali profeti (vedi ad esempio Giovanni il Battista) pur di spacciare come frutto di una sedicente quanto tendenziosa “tradizione orale” ciò che da ultimo era puramente il frutto — ora quanto mai interessato — della loro immaginazione.
I primi inventori di Gesù di Nazaret — da seguaci di Paolo — avevano fatto un grande e visionario progresso intuendo che per sua stessa natura il Gesù di carta avrebbe assecondato la loro volontà di annientare la credibilità dei detestati Pilastri, riducendoli a goffi e ottusi discepoli perfino incapaci di comprendere le più elementari parabole poste sulle labbra del Gesù di carta.
Ma ora altri cristiani capirono che avevano bisogno di trovare tra i pensieri, un'intuizione altrettanto folgorante. I loro nemici, i seguaci dei Pilastri, pur avendo già percepito l'appena fabbricato Gesù di Nazaret come strumento profondamente anti-profetico e anti-apostolico non erano ancora certi — in realtà non lo sarebbero mai stati — di cosa diamine potesse costituire uno strumento contro lo stesso Gesù di Nazaret, nè come diamine potessero piegare a tale scopo le loro profezie e le loro rivelazioni.
Se il neonato Gesù di carta era così chiaramente anti-giudaizzante e gentilizzante, come si poteva denunciarlo come sacrilega impostura e blasfema montatura senza incorrere nel rischio di apparire a propria volta come sacrileghi e blasfemi per il solo fatto di porsi contro Gesù di Nazaret ???!!
Così, per diversi giorni meditarono su queste domande. Come al solito, sappiamo poco, quasi zero, di quel che capitò ai cristiani tra il 70 e il 135 E.C., il lungo periodo necessario alla compensazione dell'esasperato apocalitticismo visionario originario con la fabbricazione in sua vece di una leggenda e di un sentito dire su Gesù di Nazaret. Tuttavia, fu durante quel lungo e oscuro periodo che i giudaizzanti trovarono un senso logico a ciò che erano giunti a sapere di Gesù di Nazaret e la politica di cui necessitarono per opporsi in maniera più o meno efficace a quei anonimi cristiani gentili inventori per primi di Gesù di Nazaret.
Arrivarono a capire che il Gesù di carta operava allo stesso modo dell'eresia gentile che da lungo tempo aveva infestato le comunità cristiane sparse per la Diaspora, sviluppando in chi ne era esposto la rivendicazione più o meno esplicita di una libertà dalla Torà e dalle tradizioni facendo leva su qualcosa d'altro al loro posto, qualcosa che in definitiva risaliva ad un puro atto di deliberata auto-suggestione. La leggenda anti-giudaizzante di Gesù di Nazaret, invece, apparve loro come un morbo contro il quale i cristiani — soprattutto cristiani gentili — una volta contagiati, non avevano mai sviluppato agenti di neutralizzazione nè anticorpi. Col risultato che chi abbracciava volentieri le nuove su Gesù di Nazaret erano ancora più motivati a sbarazzarsi dei vincoli della Torà. Perfino più di quanto lo sarebbero stati se ci fosse stato ancora tra loro Paolo stesso a istigarli in tal senso.
La ragione di questa semplice conseguenza — compresero i giudaizzanti alle prese colle nuove su un certo Gesù di Nazaret — era che non esistevano anticorpi alla malattia rappresentata da Gesù di Nazaret, e perciò niente che potesse alleviare la loro consapevolezza del diffuso sentimento anti-giudaizzante imposta ai cristiani dall'incontro con Gesù di Nazaret.
Sembrava che l'unico modo per sconfiggere il Gesù di Nazaret anti-giudaizzante non fosse respingerlo, ma incontrarlo.
E allora i giudaizzanti, i nemici dell'uomo chiamato Paolo, compresero.
L'incontro tra loro e Gesù di Nazaret, un incontro che avrebbe suggellato una nuova alleanza, sarebbe potuto avvenire soltanto dopo la scoperta che i loro vangeli fossero divenuti a loro volta un fenomeno anti-paolino e anti-gentilizzante: ciò avrebbe costituito una strumentalizzazione delle più spudorate del fabbricato Gesù di Nazaret, e garantito un nuovo utilizzo delle sue funzioni in una politica anti-paolina. Pertanto non era necessario, a questo punto del processo, che i giudaizzanti riuscissero davvero a trasformare Gesù di Nazaret in fenomeno anti-paolino. Bastava loro semplicemente far sapere, mentendo, che lo avevano fatto.
Forti di questa nuova politica, cominciarono a far girare la voce. Ogni volta che si trovarono in compagnia di altri cristiani si vantavano di aver preservato e riportato solo ora alla luce una profondissima consapevolezza della realtà giudaizzante e soprattutto anti-paolina di Gesù di Nazaret la quale, anzichè decretare la condanna ingloriosa delle visioni e rivelazioni dei Pilastri storici, aveva ridato loro prestigio in una nuova indimenticabile luce: il giudaizzante Pietro non era più lo scemo buffone come lo voleva dipingere il vangelo di Marco, ma il fedele e leale primo discepolo e apostolo di Gesù di Nazaret, come recitava il vangelo di Matteo. E così i giudaizzanti spiegarono agli altri giudaizzanti che per sopravivvere — e rimanere orgogliosi della Torà e della memoria dei Pilastri — dovevano scongiurare che i ritratti gentilizzanti di Gesù di Nazaret sconvolgessero loro la mente. Ora anche loro possedevano il loro Gesù di Nazaret, e potete star certi che ora l'avrebbero brandito prima ancora di chiedersi se fosse mai esistito.
Perchè, se l'avessero coninuato a negare, sarebbero passati senza volerlo agli occhi di tutti gli altri cristiani per degni eredi del tre volte rinnegato Pietro della nota finzione:
«Non conosco quell'uomo che voi dite»
(Marco 14:71)
E così si auto-illusero di “conoscerlo” — di conoscere a fondo il loro Gesù di Nazaret — pur di non rimanere sconvolti dal Gesù di Nazaret anti-giudaizzante.
Ma nell'attimo stesso di quella loro fatale decisione — non maledire ma accettare e far propria quella nuova creatura —, non importava più alla Storia se fossero stati loro a cooptare il Gesù di Nazaret oppure il Gesù di Nazaret a cooptare e soggiogare loro, o se si fossero avvicinati gli uni all'altro in contemporanea. Nella loro creduloneria, non capirono che esiste una maniera di lasciarsi persuadere e convincere da un Gesù di carta che spinge ad abbracciare quella che a prima vista sembrava una reale convinzione della sua esistenza storica ma che in realtà è una pia illusione, una negazione del concetto stesso di una reale convinzione.
Era tutto truccato sin dall'inizio, perchè faceva parte tutto di un normale processo di evemerizzazione dell'ennesimo dio che muore e risorge, perchè si trattava in fondo di profeti ed apostoli cristiani che avrebbero smesso di profetizzare e di ricevere rivelazioni ed estasi dopo aver saputo la prima volta di un “oggettivo” Gesù di Nazaret con cui misurarsi. Ecco perchè da tempo immemore riempiono di sdegno a noi atei i ritratti — qualunque ritratto —, le storie — qualunque storia —, di Gesù di Nazaret, ecco perchè le folli fantasie e le impossibili imprese del Gesù di carta ci riempiono di risentimento anticristiano: perchè i cristiani, nella loro demenza, si illudono davvero che le loro pie fantasticherie e le loro aspre rivalità siano l'effetto e non la causa, di Gesù di Nazaret.
Sì, il Gesù di Nazaret che conosciamo è solo uno di seconda, terza o quarta mano, una mera copia di una copia, un mero riflesso di un riflesso, un frammento rigurgitato dalla fantasia di oscuri falsari, un attore sperimentale e fittizio che è passato attraverso numerose modifiche quante sono state le edizioni e correzioni del Più Antico — e perduto — Vangelo. Molti Gesù di carta sono venuti prima dell'ultimo, fabbricato Gesù di Nazaret. Lui non è speciale a questo riguardo, ma è invece il prossimo e l'ultimo arrivato in una lunga catena di fabbricati Gesù di carta in un processo che non possiede un intento deliberato, almeno non nella misura di chi lo innescò per primo, del primo ignoto evemerizzatore.
Presto le varie e sparse comunità cristiane tentarono di emulare lo stile letterario dei primi vangeli, e persino di competere fra loro nella produzione e/o modifica degli stessi. Sulle prime l'esito dei loro sforzi fu imbarazzante, i loro racconti e i loro aneddoti su Gesù di Nazaret si affannavano a imitare o correggere i precedenti che lo sguardo non riusciva a seguirli nè la mente a decifrare fino in fondo ciò che volevano apportare di nuovo, al ritratto in via di costruzione. Tuttavia, senza capire in che modo, cominciarono ad avvicinarsi ad un ritratto il più possibile condivisibile della nuova creatura di carta. I loro sforzi e il loro mutato modo di esprimere “oracoli del Signore” nella forma letteraria di un vangelo non sfuggirono ai cristiani delle comunità vicine. La nuova tecnica letteraria spacciata per ispirazione divina fu gradualmente adottata e imitata anche dagli altri. E quando si fermarono, tutti i cristiani sapevano chi fosse Gesù di Nazaret.
Ma non smisero di scrivere vangeli troppo a lungo. Quando fu ovvio che quelli esistenti non avevano alcuna intenzione di conciliarsi tra loro — talmente si contraddicevano l'un l'altro! — tornarono alle loro comunità e cominciarono ad azzuffarsi tra loro più furiosamente che potevano. Non potevano immaginare lo spettacolo al quale avrebbero assistito allo scoccare del momento fatidico, quando udirono per la prima volta che le fin troppe somiglianze tra i vangeli sinottici (e a volte il vangelo di Giovanni) si potevano spiegare per mezzo dello stesso spirito santo che parlava attraverso quattro diversi testimoni. Sì, perchè al posto di inventare altri vangeli e altri vangeli ancora, una nuova particolare setta di cristiani cominciò a distruggere i vangeli esistenti, salvo quattro che si era scelti come gli unici ispirati dallo spirito santo. Tale impresa mostrò agli altri cristiani un livello mai visto di fanatismo al servizio di un'unica “Grande Chiesa”. Sulle prime ci fu un pò di resistenza a tale accresciuto livello di fanatismo verso il quale quei nuovi cristiani — chiamati demenzialmente “cattolici” — senza alcuna ostentazione, stavano guidando tutti gli altri. Ma presto il loro intento fu palese a tutti. Ed era semplice: i cristiani che si discostavano dalla loro interpretazione di quei quattro vangeli si scoprivano preoccupati, tormentati dall'atmosfera molesta che li circondava, la cui origine era da attribuire alla bastarda propaganda di vescovi ambiziosi e isterici della nascente “Grande Chiesa”. Al contrario, i cristiani che si sottomettevano loro docilmente sembravano relativamente immuni alle infinite contraddizioni che, malgrado non si fosse mai raggiunto un parere unanime riguardo la loro natura, infestavano il ritratto dato a Gesù di Nazaret da quei quattro vangeli e avrebbero continuato a farlo per sempre, fino ad oggi.
Riassumento la questione in termini più precisi: ciascuno di questi vangeli, pur scintillando di fantasiosi ritratti del Gesù di Nazaret ad un livello osceno, portava già i segni inconfondibili e profondi della decadenza e della morte dell'originario entusiasmo visionario. Vuole poi tradizione di sbalordita demenza tutta proto-cattolica che, meno dei frutti di quell'originario entusiasmo visionario si dice, meglio è. Come vincolati al silenzio da un patto, e in ossequio a questa tradizione, tuttora i folli apologeti cristiani evitano di parlare del silenzio di Paolo,
e di altri della sua comunità, intorno a Gesù di Nazaret.
Ma ora è venuto il momento di sforzarmi, per udire le loro voci. Attendo che mi rivelino le nuove imprese di Gesù di Nazaret che procedono verso voli di fantasia ancora più irreali tanto più vorrebbero suonare (invano) realistiche, nella misura in cui non sembrano affatto realistiche le vecchie creazioni chiamate “vangeli” sfornate da oscuri fabbricatori ai loro segreti tavolini.
Devo restare in silenzio e ascoltare le loro voci. Devo tacere per un lungo momento fino a quando avrò girato l'ultima pagina delle lettere di Paolo. Perchè solo allora riceverò la notizia che inconsapevoli evemerizzatori si sono rimessi ancora una volta all'opera. Allora saranno di nuovo capaci di parlare di Gesù di Nazaret.

Puro sentito dire. Sentito dire e nient'altro.

Ecco a cosa ammonta tutta la “prova” della sua esistenza. 

Ma quella “prova” non potè convincere Paolo, perchè egli era morto da tempo prima che quella “prova” venisse fabbricata.
Di lui rimangono soltanto le sue lettere, nonostante siano state interpolate pesantemente da mani falsarie pur di ricavarne potere e autorità. Con la brillantezza delle inesauribili rivelazioni dell'angelo Gesù ancora esposte al loro interno, quelle lettere gettano la propria luce sul reale inizio del cristianesimo e vi imprimono l'immagine più oscura di ciò che era stato: la traccia vasta e vaga del grande e nero Mito di Cristo dal quale ogni racconto su Gesù di Nazaret è emerso e da cui ciascuno di loro è fatto.

martedì 23 dicembre 2014

Perchè Marco Polo è meno evanescente di Gesù (anche se non si recò mai in Cina)

 
 Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti d'Erminia, di Persia e di Tarteria, d'India e di molte altre province. E questo vi conterà il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide. Ma ancora v'à di quelle cose le quali elli non vide, ma udille da persone degne di fede, e però le cose vedute dirà di veduta e l'altre per udita, acciò che 'l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna.  Ma io voglio che voi sappiate che poi che Iddio fece Adam nostro primo padre insino al dí d'oggi, né cristiano né pagano, saracino o tartero, né niuno uomo di niuna generazione non vide né cercò tante maravigliose cose del mondo come fece messer Marco Polo.
(incipit de Il Milione di Marco Polo)

«Non ci sono in realtà elementi per stabilire una verità definitiva. Fino a questo momento i principali indizi che Marco non sia arrivato fino a Pechino si sono basati sullo studio del testo del Milione. Da archeologi, noi siamo andati alla ricerca del dato materiale, cioè di prove concrete di quel viaggio. E proprio quanto emerso nel corso della nostra missione archeologica mi fa dubitare di quei racconti».
(Daniele Petrella, archeologo dell'Università di Napoli, in un'intervista su Focus Storia)



Il lettore può intuire che mi piace la Storia. Tutto quanto sa di vecchio, muffa e ragnatele, risveglia la mia curiosità. Così, mi piace guardare di tanto in tanto documentari su personaggi storici, su culture ed eventi. Recentemente ne ho visto uno su Marco Polo. In realtà avevo letto da piccolo il Milione di Marco Polo, ma stavolta a suscitare il mio interesse è stato il paragone affascinante che mi è balenato in mente: Marco Polo è il Gesù degli esploratori. Cosa voglio dire? Beh: a quanto pare, non vi è nessuna prova del viaggio di Marco Polo in Cina come non ve n'è nessuna della storicità di Gesù (che è chiamato Cristo).


I lettori già sanno che io mi colloco fermamente nel campo di coloro che ritengono Gesù una pura invenzione


Mentre stavo guardando il documentario su Marco Polo, mi ha colpito avanzare un paragone tra la presunta storicità di Marco Polo e quella di Gesù. Certo, non avevo mai letto la storia di Marco Polo prima, ma son sempre stato del resto dell'idea che il Milione fosse tutta farina del suo sacco.  Mi ero sbagliato!


Quindi cosa che sappiamo di certo su Marco Polo? Pare che un tizio di nome Marco Polo fosse vissuto a Venezia nel 14° secolo, che morì nel 1366, che lasciò un testamento e un elenco di beni. Questo è tutto. Allora, da dove proviene questo racconto fantastico sul suo viaggio mercantile di andata e ritorno attraverso Medioriente, Cina e Mongolia?  Bene: "abbiamo questo libro ...". Nient'altro. Suona familiare?

Un'altra roccia apparente, un'altra sabbia, di fatto.



Solo intorno al 1400 apparve un libro che descrive le avventure di Marco Polo, che traccia i suoi viaggi per tutta l'Asia e che narra di tutte le gesta incredibili compiute prima di tornare a Venezia. Il libro pretende di essere stato scritto da Marco Polo stesso, ma non c'è nessuna prova che lo confermi. La prima copia conosciuta risale al 1400 circa, la bellezza di almeno 34 anni dopo la morte di Marco Polo. Così sappiamo che lui, Marco Polo, *non ha scritto* il Milione. Suona familiare?



Non è finita: il libro presenta gli stessi, precisi problemi che affliggono la Bibbia. Nel 14° secolo, l'unico modo per copiare un libro era a mano. Questo significava che gli scribi avrebbero dovuto trascorrere settimane intere a scrivere il libro con tanto di penna e inchiostro, spesso illustrandolo con splendidi dipinti e raffigurazioni. L'altra cosa che gli scribi avrebbero potuto compiere fu abbellire il testo. Quindi non c'è modo di sapere se qualcosa è stato aggiunto o sottratto al manoscritto originale.



Eppure noi sappiamo con certezza che qualcosa è stato aggiunto all'originale, dal momento che ora ci sono più di 100 versioni del libro ''Il Milione'', e quelle più recenti sono spesso molto più grandi rispetto alle versioni precedenti. La descrizione di una città cinese presente in un punto della versione più antica è diventata tre volte tanto nella versione del 1930 della stessa descrizione. L'integrità del testo è in qualche modo andata perduta. Suona familiare?



Anche se potremmo gradire la storia per il valore che possiede, ci sono altri problemi con il racconto. Ci sono descrizioni di persone e di creature che sono ovviamente fantastiche, come esseri senza testa i cui volti sporgevano dai loro petti, una creatura che era in parte umana ed in parte unicorno e illustrata con tanto di pelliccia blu-viola, senza menzionare i draghi.  Suona familiare?



E se ci limitassimo a guardare solo le versioni precedenti, almeno quelle più pure? Almeno quelle storie suonano più credibili? Si potrebbe pensare così, se non fosse per il fatto che non c'è assolutamente nessuna prova che qualcuna delle avventure di Polo fosse accaduta. Non abbiamo motivo di credere che il Marco Polo che sappiamo essere esistito lasciò mai Venezia. Alcuni hanno puntato il dito alle merci elencate nei suoi possedimenti, che dovevano provenire dall'Asia, come sete e in particolare una quantità di rabarbaro, ma altri fanno notare di converso che i mercanti al tempo non dovevano recarsi necessariamente in Cina per ottenere quei prodotti.


In realtà, Venezia era una città abbastanza cosmopolita
da poter permettere tranquillamente a Marco Polo di acquistare quei beni  all'interno della città senza per questo doverla mai lasciare. Se il vero Marco Polo storico fece qualche viaggio, comunque avrebbe potuto ottenere la merce in qualsiasi punto lungo le comuni vie commerciali, senza dover mai recarsi in Cina.


Poi c'è il problema dei rapporti cinesi sui viaggi di Marco Polo. Non ce ne sono. Non uno straccio di prova per un Marco Polo o suo zio o suo padre che aveva viaggiato e  fatto affari in tutto l'Estremo Oriente. Si dice che Marco Polo avesse servito l'imperatore cinese da più di vent'anni, ma non vi è alcuna menzione di questo fatto da nessuna parte. Vorrei pensare che un commerciante italiano che serve alla corte imperiale del Gran Khan avrebbe lasciato traccia di sè in quella corte, ma questo proprio non è affatto il caso.


Le testimonianze cinesi non sono le sole cose mancanti dell'intera vicenda. Se torniamo ai racconti che Marco Polo stando a Il Milione scrisse in Cina, si nota fin da subito che omettono parecchi dettagli chiave che riguardano la cultura cinese, come le bacchette, il tè e la deformazione dei piedi delle donne, tutte cose che erano diffuse alla corte imperiale. Eppure non una parola su tutto ciò. L'autore si dilunga in dettaglio sui draghi e sugli esseri privi di testa, ma non si sofferma un secondo sul costume cinese di mangiare con due bacchette. Per giunta, non menziona neppure la Grande Muraglia, che era una meraviglia tecnologica e architettonica del periodo. Sicuramente avrebbe almeno sentito parlare di una splendida opera architettonica del genere. A quanto pare, invece, no. Evidentemente era attirato più da tutte quelle prostitute ninfomane tibetane sulle quali ha scritto parecchio.


«I tentativi di sbarco furono due, nel 1274 e nel 1281. Marco Polo li confonde, mischiando circostanze riguardanti la prima spedizione e altre della seconda. Racconta che gli uomini di Kublai Khan tornarono dal Giappone descrivendo un Paese ricchissimo, con i tetti dei palazzi ricoperti d'oro. Si riferisce probabilmente alla spedizione dei delegati mongoli che fu la premessa al primo tentativo d'invasione, descrive poi la flotta che salpò dalla Corea e il tifone che la affondò prima di raggiungere le coste giapponesi, che è pero del 1281. Com'è possibile che un testimone diretto faccia confusione tra fatti separati da sette anni?»


Marco Polo non sarebbe mai arrivato in Cina. Il mercante veneziano, o meglio, qualcun altro in sua vece, avrebbe dunque scritto la sceneggiatura di una fiction più che un vero, genuino, resoconto di viaggio.

Così ci ritroviamo con un libro di cui non possiamo essere ragionevolmente sicuri che fosse esattamente Marco Polo l'autore, con tanto di secoli di abbellimento e di modifiche al suddetto libro, racconti di cose che sappiamo a priori non potevano mai essere vere, nessuna prova corroborante nulla, e un sacco di congetture e ipotesi. Suona un pò come Gesù, non è vero? Una cosa che può vantare Marco Polo però rispetto a Gesù c'è: almeno sappiamo che è vissuto un tizio di nome "Marco Polo". Se avesse mai lasciato Venezia o fatto qualcosa degno di nota, noi probabilmente non lo sapremo mai. Tuttavia, sono abbastanza certo almeno di una cosa: che non incontrò mai un drago.


 Parecchie figure storiche dell'antichità erano note perchè erano gente istruita o prominente oppure perchè fecero cose durante le loro esistenze che ebbero un impatto sui loro contemporanei altrettanto istruiti o prominenti. Fu l'impatto delle loro esistenze la causa diretta o indiretta di preservazione di informazioni su di loro. Gesù che è chiamato Cristo, d'altra parte, fu ricordato unicamente da persone che pretesero di averlo incontrato dopo la sua morte. Se non fosse stato per la fede in eventi soprannaturali che accaddero dopo la sua morte, non potremo mai essere certi che Gesù avesse lasciato qualche traccia nelle testimonianze storiche che sarebbero sopravvissute duemila anni dopo.

 Nulla di strano, sia chiaro, nell'associazione di eventi soprannaturali a figure storiche dell'Antichità. Storie fantastiche e soprannaturali si diffusero su Alessandro Magno a seguito della sua morte, ma nessuno nega che fu come risultato delle cose da lui realizzate DURANTE la sua esistenza naturale. Le storie sull'esistenza di Gesù, d'altra parte, erano preservate e tramandate come mero risultato della fede sorta nelle cose da lui realizzate soprannaturalmente DOPO la sua morte.Se tu rimuovi tutte le storie soprannaturali da Alessandro Magno, tu hai tra le mani una significativa impronta storica. Se provi a rimuovere tutte le storie soprannaturali da Gesù detto Cristo, tu ti sbarazzerai senza accorgertene della sola, unica ragione per la quale gli venne accollata dell'informazione in primo luogo.
 Questo non costituisce una prova della non-storicità di Gesù. Ciò che prova indiscutibilmente che Gesù non è mai esistito è che tutte, ma davvero tutte, le storie e storielle che gli furono incollate attorno - da chi più aveva interesse nel II secolo a parlare di lui e a provare la sua esistenza - derivano unicamente e ultimamente da un'unica, deliberata allegoria E DA NIENT'ALTRO, a ennesima riprova che NON C'ERA NIENT'ALTRO - e dunque che non c'era nessun ''Gesù storico'' al di fuori di quello creato da una lettura letteralista, contra sensum, del primo vangelo.

Quello che ho detto però,  e il confronto con Marco Polo di cui sopra, crea problemi unici e insormontabili agli storici nella misura in cui gli storici vogliono ragionare per analogia. Se uno storico desidera valutare i dati riguardanti un semistorico re o generale dell'Antichità, può sempre decidere di confrontarli con i dati di parecchi altri re o generali, alcuni dei quali di gran lunga più documentati. D'altra parte, la ragione per cui un marginale predicatore itinerante come Gesù non poteva prevedibilmente lasciare granchè di impronta storica, se non addirittura zero, è a causa del fatto che i predicatori itineranti del primo secolo non lasciavano molte tracce storiche, generalmente (anche se quel pazzo di Gesù ben Anania ne lasciò una, eppure era un folle, anche se parecchi messianisti dell'epoca lasciarono parecchie tracce, eppure non lasciarono seguaci dietro di sè). Come risultato, per certi versi diventa davvero difficile ragionare per analogia.

Fino ad ora nessun studioso storicista ha adeguatamente affrontato questi problemi, ma ciò che mi impressiona è quanto spesso i folli apologeti paragonano i miticisti e gli Jesus Agnostics ai negazionisti dell'Olocausto o ai negatori dell'allunaggio appellandosi ad un astratto consensus di studiosi che sarebbe così forte da non lasciare alcun diritto di sorta allo scetticismo nichilistico. Tutto questo è ridicolo come pretendere che quel poco di certo che accadde nel mondo antico è tanto ''certo'' quanto quel molto che è accaduto di certo nel ventesimo secolo.

La Storia verte sullo stabilire quel che è probabilmente accaduto: la probabilità è determinata dalla quantità e qualità dell'evidenza, non dal numero di studiosi che guardano all'evidenza. Dubitare dell'esilio di Napoleone a Sant'Elena non è comparabile al dubitare del viaggio di Marco Polo in Cina, indipendentemente da quello che dice qualunque consensus di studiosi sulla materia. È perfettamente comprensibile essere più certi del primo rispetto al secondo. Gli studiosi che compongono quel consensus storicista è probabilmente un consenso di folli apologeti cristiani sotto le mentite spoglie di ''storici'' e ''studiosi'' del Nuovo Testamento.

lunedì 6 ottobre 2014

Gesù Kūmāré e la Favola di Cristo



Dopo una ricerca esaustiva e ancora lontana dal terminare (come ogni vera ricerca), ho cominciato a percepire sia la luce che il buio della storia. Ho scoperto che i primi cristiani come Paolo credevano con tutta sincerità che il loro salvatore non è mai venuto sulla Terra o che se lo avesse fatto, era un personaggio di Star-Trek teletrasportato quaggiù già adulto, senza nessun ventre materno a partorirlo. E ho scoperto altre bombe sorprendenti.

Un utile esercizio che mi ha colpito nei suoi singolari risultati è stata la ricerca degli scrittori dell'epoca di Gesù che avrebbero dovuto ricordare Gesù se fosse esistito, ma non lo fecero. Un miticista che scriveva nel 1999 ne trovò 41 di tali scrittori apparentemente ignari di un Gesù storico nelle loro opere. A tal fine, ho passato delle ore bivaccato nelle biblioteche e su Internet.

Al termine della ricerca, ho triplicato quel primo conteggio: trovando ben 126 scrittori che dovrebbero aver menzionato Gesù, se solo Gesù fosse esistito, e pur tuttavia non hanno scritto nulla su Gesù. Forse il ''silenzio'' più sconcertante proviene dal super-Salvatore stesso. Gesù è un fantasma con solo un briciolo di personalità che NON HA MAI SCRITTO NULLA. Quindi, aggiungerei un altro alla lista: 127.

Forse nessuno di questi scrittori è più affascinante di Apollonio di Tiana, santo avventuriero del primo secolo e nobile paladino. Apollonio era un mago di nascita divina che curava i malati e i ciechi, purificò dalla peste intere città, prediceva il futuro, e sfamava le masse. Era venerato come un dio e come figlio di un dio. Nonostante tali affermazioni senza senso, Apollonio era un uomo vero in carne e ossa ricordato da fonti affidabili.

Perché Gesù apparentemente operò miracoli eccezionali (come quelli descritti in Matteo 27), le sue parole giungendo addirittura "fino ai confini del mondo intero" (Romani 10), ci si aspetterebbe praticamente un ricordo di quegli eventi da parte di ogni persona alfabetizzata del empo. Un contemporaneo di Gesù come Apollonio avrebbe fatto così, così come quelli che hanno scritto di Apollonio.

Non è questo il caso. Nella cronaca del terzo secolo Vita Apollonii di Filostrato, non vi è alcun accenno di Gesù. Né appare Gesù nelle opere di altri epistolari e biografi di Apollonio: l'imperatore Tito, Cassio Dione, Massimo, Moragene, Luciano, Soterico Oasite, Eufrate, Marco Aurelio, o Damide di Ierapoli. Sembra che nessuno degli scrittori del I, II e III secolo avesse mai sentito parlare di Gesù, dei suoi miracoli e della presunta fama mondiale a cui era destinato.

Un altro autore sconcertante è Filone di Alessandria. Ha trascorso la sua vita del I secolo in Oriente attraversano anche la presunta terra d'rigine di Gesù.  Filone raccontò di parecchi contemporanei di Gesù:  Basso, Pilato, Tiberio, Seiano, Caligola, ma non sapeva nulla del profeta sedizioso elevato nella gloria e a vertiginose altezze celesti.

Lo storico Giuseppe Flavio pubblicò la sua Guerra Giudaica intorno al 95 EC.  Aveva vissuto a Giaffa, a qualche chilometro da Nazaret - anche lui sembra inconsapevole sia di Nazaret e sia di Gesù. (Ho già parlato delle evidenti interpolazioni cristiane nelle opere di Giuseppe Flavio che mirano a farlo sembrare un testimone indipendente di Gesù, quando in realtà non lo era affatto.)

La Bibbia venera il genio conosciuto col nome di Paolo, ma era un uomo essenzialmente ignaro del suo salvatore. Paolo non era a conoscenza della madre vergine di Gesù ed era ignorante della natività di Gesù, dei suo parenti, degli eventi della vita, della sua predicazione, dei suoi miracoli, dei suoi apostoli, del suo tradimento, del suo processo al Sinedrio, e della sua passione straziante. Paolo non sapeva DOVE O QUANDO visse Gesù e considerava la crocifissione opera di demoniaci, invisibili ''arconti di questo eone'' (1 Corinzi 2:6-8). A differenza di quanto sostenuto nei vangeli, Paolo mai indicò che Gesù era venuto sulla Terra. E l'affermazione che "cinquecento testimoni" lo videro, anche se solo da risorto (1 Cor. 15) e perciò nemmeno contando come vera evidenza, è forse un'interpolazione.

Qumran, nascondiglio dei Rotoli del Mar Morto, si trova a dodici chilometri circa da Betlemme. Gli autori di quei rotoli non hanno mai sentito parlare di Gesù. Il cristianesimo appariva ancora un culto appena nato nel secondo secolo, ma il vescovo cristiano del Ponte, Marcione, nel 144 CE  negò di Cristo ogni nascita da una vergine o presunta infanzia. La circoncisione di Gesù (Luca 2:21) era quindi una menzogna, così come la crocifissione!

Marcione sosteneva che il vangelo di Luca era corrotto: Cristo si autogenerò sulla Terra da un momento all'altro in presenza in tutti,  puro spirito senza corpo. 
Ho letto le opere del secondo secolo dell'apologeta cristiano Atenagora e mai ho incontrato la menzione della parola ''Gesù'' - Atenagora non conosceva il nome del suo salvatore! Questo mi ha reso sospettoso. E se avessi mancato qualcosa? No. Atenagora era solo un altro pio apologeta cristiano, che era IGNARO DI GESÙ. 

L'originario vangelo di Marco si concludeva al verso 16:8, con falsari successivi che aggiunsero il fantasioso racconto della risurrezione. Anche Giovanni 21 descrive racconti post-mortem di Gesù: altri racconti, altri falsi. Milioni dovrebbero aver sentito parlare della crocifissione con i suoi incantesimi astrali: eserciti di zombie e meraviglie metereologiche (Matteo 27), NON RICORDATI DA NESSUNO STORICO, ma solo nelle dubbie scritture ''sacre'' scarabocchiate decenni più tardi da gente superstiziosa. La leggenda di Gesù si sgonfia ulteriormente a Nazaret, un villaggio privo di anime e di fatto PRIVA DI ABITANTI  fino a dopo la guerra dei 70 EC- sospettosamente, proprio intorno al tempo in cui i vangeli furono elaborati.


Quando considero quei 126 scrittori, i quali AVREBBERO DOVUTO sentito parlare di Gesù, ma non lo fecero - e Paolo e Marcione e Atenagora e Matteo con una tetralogia di opposti Cristi rivali, il silenzio da Qumran a Nazaret via Betlemme, storielle bibliche tra loro contradditorie, e così molti altri misteri e omissioni, devo concludere che Gesù detto Cristo è un personaggio mitico. Gesù di Nazaret non era altro che una leggenda metropolitana, mero frutto del sentito dire, probabilmente un concentrato, nella mente degli stupidi hoi polloi (autori e vittime di quel sentito dire), di diversi rabbini e apocalittici illusi che avrebbero potuto essere parimenti esistiti oppure non esistiti.

Senza contare le molte, troppe somiglianze di Gesù con precedenti  figli di Dio, come Osiride e Mitra e Horus e Attis, troppo sorprendenti per trascurarle rapidamente. 

Così, oggi mi schiero con Richard Carrier - e Robert M. Price, Earl  Doherty, David Fitzgerald, Thomas Brodie, Thomas L. Thompson, Bruno Bauer, Pier Tulip, Frank Zindler, John M. Allegro, Charles-François Dupuis , Arthur Drews, Prosper Alfaric, Georges Ory, Tom Harpur, Alvar Ellegard, René Salm, Timothy Freke, Peter Gandy, Barbara Walker, DM Murdock, e altri, eretici e iconoclasti liberi pensatori tutti, e questo mi sembra chiaramente evidente.

Se tutta l'evidenza e la non-evidenza (che è anch'essa un'evidenza!)  comprensiva di ben 126 (o 127?) autori silenti su Gesù non può convincere già da sola della sua non-storicità, scommetto che scopriremo molto di più. Ma questo non è che una piccola punta di un gigantesco iceberg del Gesù mitico: non aggiunge nulla alla meravigliosa favola del Gesù che fu chiamato Cristo.

Gli scrittori silenti su Gesù:


   
    Albino
    Alcinoo
    Ammonio di Atene
    Alessandro di Ege 
    Antipatro di Tessalonica 
    Antonio Polemo
    Apollonio Discolo
    Apollonio di Tiana 
    Appiano
    Archigene
    Areteo
    Arriano
    Asclepiade di Prusa
    Asconio
    Aspasio
    Atilicino
    Attalo
    Basso di Corinto
    C. Cassio Longino
    Calvisio Tauro of Berito
    Cassio Dione
    Cheremone di Alessandria 
    Claudio Agatemero
    Claudius Tolomeo
    Cleopatra la fidica
    Cluvio Rufo
    Cn. Cornelio Lentulo Getulico
    Cornelio Celso
    Columella
    Cornuto
    D. Aaterio Agrippa
    D. Valerio Asiatico
    Damide
    Demetrio
    Demonas
    Demostene Filalete
    Dione di Prusa

    Dionisio II di Alicarnasso    
    Domizio Afer
   
Elio Teone
    Epitteto
    Erone di Alessandria    
    Erotiano
    Eufrate of Tiro
    Fabio Rustico
    Favorino Flacco

    Fedro
    Filippo of Tessalonica
    Filone di Alessandria

    Flavio Giuseppe    
    Flegone di Tralle     
    Floro
    Frontone
    Gellio
    Gordio di Tiana
    Gneo Domizio
    Giusto di Tiberiade 
    Giovenale
    Lesbonas di Mitilene
    Lucano
    Luciano
    Lisimaco
    M. Antonio Pallante
    M. Vinicio
    Macrone
    M. Emilio Scauro
    Marcello Sidete
    Marziale
    Massimo Tirio
    Moderato di Cadice
    Musonio
    Nicarco
    Nicomaco Geraseno
    Onasandro
    P. Clodio Trasea
    Peto Palemone
    Pamfila
    Pausania
    Pedaco Dioscoride
    Persio/Perseo
    Petronio
    Plinio il Vecchio
    Plinio il Giovane
    Plotino
    Plutarcco
    Pompeio Saturnino
    Pomponio Mela
    Pomponio Secondo
    Potamone di Mitilene
    Tolomeo di Mauretania
    Q. Curzio Rufo
    Quintiliano
    Rubellio Plauto
    Rufo di Efeso 
    Saleio Basso
    Scopeliano il Sofista
    Scribonio
    Seneca il Vecchio 
    Seneca il Giovane 
    Sestio Afranio Burro
    Sestio Giulio Frontino
    Servilio Damocrate
    Silio Italico
    Sorano
    Soteride di Epidauro
    Sotione
    Stazio il Vecchio
    Stazio il Giovane
    Svetonio
    Sulpicio
    T. Aristone
    T. Statilio Critone
    Tacito
    Tallo
    Teone di Smirne
    Trasillo di Mende
    Ti. Claudio Pasione 
    Ti. Giulio Alessandro
    Tiberio
    Valerio Flacco
    Valerio Massimo
    Vardane I
    Velleio Patercolo
    Verginio Flavo
    Vindice


Non potrò mai sapere con assoluta certezza cosa accadde duemila anni fa ma so che il mormonismo fu fabbricato da un folle pazzo visionario. Nelle parole di Christopher Hitchens:

 Nel marzo 1986 il tribunale di Bainbridge, nello stato di New York, condannò un uomo di ventun'anni per essere «una persona sregolata e un impostore». Questo avrebbe potuto costituire tutto quanto c'era da sapere su Joseph Smith, il quale durante il processo ammise di aver truffato dei cittadini americani organizzando fasulle spedizioni alla ricerca dell'oro e anche simulando poteri da magia nera o «negromantici». Comunque, nel giro di quattro anni riapparve sui giornali dello stato di New York (che si possono leggere ancora oggi) come scopritore del «Libro di Mormon».
(Dio non è grande: come la religione avvelena ogni cosa, pag. 153)

Di cosa si trattava?
La storia effettiva dell'impostura è quasi imbarazzante da leggere ed è altrettanto imbarazzante la facilità di metterla a nudo.
...
In breve, Joseph Smith annunciò di essere stato visitato (com'è d'uso, tre volte) da un angelo di nome Moroni. Il detto angelo lo informò di un libro, ''scritto su tavole d'oro'', che illustrava le origini delle genti vissute in Nord America nonchè le verità del Vangelo.

(pag. 154)


Scrive Hitchens:
Gli studi più recenti hanno smascherato ogni altro «documento» mormone, al meglio quale misera abborracciatura, al peggio quale falso penoso...  ...Come Maometto, Smith poteva produrre rivelazioni divine in tempi assai brevi e, spesso, semplicemente quando gli conveniva (in specie, come Maometto, quando voleva una nuova ragazza e desiderava prenderla in moglire). Alla fine, volle strafare e subì una fine violenta, dopo aver scomunicato quasi tutti i poverretti che erano stati i suoi primi discepoli e che erano stati tiranneggiati a verbalizzare quanto egli dettavia. Tuttavia, questa vicenda solleva alcune questioni assai interessanti relativamente a ciò che accade quando un palese imbroglio si trasforma in una seria religione davanti ai nostri occhi.
(pag. 156, mia enfasi)


L'eredità spirituale del ''profeta'' Joseph Smith fu purificata via via da successive ''rivelazioni divine'' con tanto di proibizione dell'imbarazzante poligamia prima permessa, quindi del razzismo per conformarsi al politicamente corretto del momento. Così lo sviluppo storico dalla fabbricazione del mito alla ''rispettabile'' religione è ben documentato, in questo caso.


Non esiste nessuna ragione per credere che la genesi di qualsiasi grande religione fosse sostanzialmente diversa..

Ma perchè anche persone intelligenti scelgono autonomamente di credere alle fantasie religiose?


La spiegazione più plausibile è che loro, pur se intelligenti, non possono distinguere tra religioni organizzate e  imbonitori dell'ultima ora.


I credenti potrebbero trovarlo difficile da accettare, eppure è interressante osservare quel che succede quando qualcuno si appresta a inventarsi una falsa religione dal nulla e a spacciarla per vera. Un'operazione del genere funzionerebbe oppure la gente si accorge della truffa fin troppo facilmente?
«sono i vostri reali guru che ci rendono i falsi guru così necessari»

Il regista indo-americano Vikram Gandhi desiderava girare un documentario sulla fiorentissima industria dello Yoga negli Stati Uniti, concentrandosi sul ramo principale della stessa: i Guru.

Per investigare al meglio l'argomento, Vikram Gandhi alla fine decise di diventare un Guru egli stesso, con tanto di barba e turbante e occhi ipnotici, e il risultato è stato il suo film Kumaré, dal nome scelto da V.Gandhi per impersonare il suo alter ego, un Maestro giunto in Arizona da  un luogo immaginario ai piedi dell'Himalaya chiamato Aali'Kash e che, armato di tridente d'ordinanza, impartisce la sua saggezza ad ignari discepoli americani. La lezione che si può trarre dal suo documentario - al 100% autentico e girato senza copione alcuno - è che l'unico Guru di cui abbiamo bisogno è quello che è già in noi.

Allo stesso modo, l'unico ''Gesù'' di cui Paolo ebbe veramente bisogno per creare nuovi ''fratelli del Signore'' fu ''il Figlio in me'' (Galati 1:16).

Vikram Gandhi ha spiegato sulle pagine del New York Times come il suo progetto iniziale, un semplice documentario sullo Yoga, è diventato l'illuminante Kumaré:

"Per sviluppare il mio progetto ho incontrato moltissimi Guru, ma ogni volta avevo l'impressione che stessero improvvisando, fingendo; tutti gli altri attorno a me sembravano pensare invece che si trattasse di autentici Maestri. Così mi sono chiesto cosa sarebbe successo se mi fossi comportato anche io nello stesso modo, da Guru. Ho aggiunto una é finale al mio secondo nome, Kumar, e ho improvvisato un pò di pose acrobatiche in stile Yoga...
...
In sostanza, io volevo investigare sul carattere delle persone che si aggrappano a questo genere di cose, sulla dinamica tra fede, fedeli e leader spirituali e sono riuscito a farlo sebbene io continuassi ad affermare che ciò che io insegnavo loro era irreale e non aveva senso. Se anche Kumaré appariva loro come un extraterrestre - tridente, scalzo, cestino da picnic e drappi arancioni - allo stesso tempo evidentemente risultava credibile, perchè di fatto ero sempre io. Si immaginavano di parlare con un essere giunto ad un livello spirituale molto più elevato del loro, mentre Kumaré era solo un uomo normalissimo che rispondeva a tutte le loro domande ripetendo incessantemente "Tu conosci già la risposta".
Naturalmente mi sono dovuto anche preparare psicologicamente alle reazioni di coloro che mi stavano dando la loro fiducia, una volta che l'inganno fosse stato svelato. Al momento opportuno ho semplicemente messo le carte in tavola e ho detto loro "State apportando dei cambiamenti alle vostre vite, ma non avete affatto bisogno di me per continuare a farlo, perchè io di voi non so nulla, anzi: non so proprio nulla di nulla in assoluto!"

Nel film, un gruppo di devoti seguaci cercano il suo consiglio sui loro problemi esistenziali e finiscono così col diventare terribilmente dipendenti sul suo ''vangelo'', al limite del fanatismo.

La psicologia che lavora sottobanco in simili situazioni potrebbe essere davvero semplice. 

Imbroglioni come Kumaré o Joseph Smith o Paolo hanno successo allorchè riescono a comunicare alle future vittime quello che loro stessi, stupidi hoi polloi, vogliono sentirsi dire. Lo stesso è vero dei vari Sai Baba del mondo che vendono con profitto le loro speranze celesti alla gente. La sola ragione per la quale Gesù non si adatta a questa categoria è che lui probabilmente non è mai esistito. 

Perchè, come ripete Richard Carrier:

Gesù non è Joseph Smith. Gesù è Moroni.

E il vero Paolo?

Come scrisse Robert Price,
Il vero parallelo è con Pirke Aboth 1:1, ''Mosè ricevette la Torah sul Sinai, e la passò a Giosuè; Giosuè agli anziani; gli anziani ai profeti; e i profeti la passarono agli Uomini della Grande Assemblea.'' Poi, successivamente, per esempio, ''Antigono di Soco ricevette la tradizione da Simone il Giusto'' (1:3). Paolo è non come Antigono, ma come Mosè. Lui si trova al punto di partenza. Lui è il primo recipiente mortale della tradizione. Lui non è un anello successivo della catena, come sarebbe sul modello cattolico, dove egli avrebbe ricevuto una tradizione sacra dagli apostoli prima di lui.
(The Amazing Colossal Apostle, pag. 341, mia libera traduzione e mia enfasi)

domenica 14 settembre 2014

Per un prototipo del folle apologeta del futuro

Lasciati alle spalle i folli apologeti cristiani e non cristiani del passato, impegnati nella vana ricerca del Gesù che non fu mai, quale sarà mai il folle apologeta del futuro?

Il folle apologeta del futuro sarà ateo. E se sarà cristiano, non crederà per nulla ad un Gesù letteralmente risorto, con tanto di tomba lasciata vuota.

E il folle apologeta di cui sto parlando non sarà affatto fiducioso di poter sentire anche soltanto il vago sentore di qualcosa che potrebbe grossomodo aver detto o fatto il suo irrimediabilmente perduto Gesù storico.

Questo folle apologeta sarà attivamente impegnato a criticare tutti i folli criteri di autenticità, minandoli alla radice e facendone emergere gli aspetti più irrazionali e ridicoli (e tali da renderli autentici criteri di confusione).

Su una cosa però il folle apologeta del futuro rivelerà perennemente il marchio inconfutabile della Bestia apologetica sulla sua fronte, l'estrema evidenza del suo essere per l'appunto FOLLE APOLOGETA.

Griderà a più non posso che il Gesù storico è ''ebreo, tutto ebreo, totalmente ebreo, interamente ebreo''. Si straccerà le vesti se sentirà qualche demente folle apologeta del passato dire che ''Gesù è ebreo, ma non QUELL'ebreo'', smascherando quelle parole come l'ennesimo tentativo apologetico da parte dei folli apologeti confessionali di rimarcare una qualche ''originale'' distinzione tra Gesù e la sua matrice ebraica.

 E assicuratosi questo, cosa farà il folle apologeta del futuro?
Dirà che i vangeli preservano un nucleo, per quanto piccolo, di Storia ricordata. Nasconderà in tutti i modi, preso da evidente imbarazzo, che con quello vuole intendere Storia ricordata di un Gesù storico, eppure ci terrà comunque a ribadire che i vangeli, in qualche modo, ricordano qualcosa del periodo del 30 EC.

Da qui si riconoscerà che è un folle apologeta. Perchè non avrà ancora rinunciato alla stra-confutata idea che nei vangeli si è sedimentata qualche traccia di tradizione orale. Perchè non ha ancora compreso la vera natura dei vangeli. Non ha ancora compreso che l'ipotesi della tradizione orale è un'ipotesi-chimera.

Ed è un'ipotesi apologetica. Perchè costringe ad inserire in tutti i modi - perfino dopo aver dimostrato e ri-dimostrato e ri-ri-dimostrato che i vangeli non furono affatto intesi per ricordare qualcosa - sempre e comunque un ''Gesù storico'' alla radice, (im-)memorabile punto di partenza di tutto quanto è venuto dopo, volente o nolente lui, volenti o nolenti noi.

Un esempio perfetto di un folle apologeta di tal fatta è James Crossley. Ecco con quali taglienti parole, il serio e competente studioso (anche se non è accademico per se) Neil Godfrey giudica la sostanza del Crossley-pensiero:
Là, nel mezzo di ipotizzare e combinare sconosciute variabili, là sta in verità una sola certezza dopo tutto. Gesù. Gesù è là. Come Dio. Voi non potete vedere lui. Voi non potete definire lui. Voi mai sarete capaci di comprendere lui. Voi confonderete la sua presenza con la percezione del vento o forse col battito delle foglie. Ma gli è realmente là! Egli è roccia pura. Il Rock of Ages.

Nell'originale inglese il suo disincantato giudizio suona ancor più vibrante e profondo:
There in the midst of guessing and combining unknown weights there does indeed stand one certainty after all. Jesus. Jesus is there. Like God. You can’t see him. You can’t define him. You’ll never be able to understand him. You’ll confuse his presence with the feel of the wind or maybe the sound of the leaves. But he really is there! He’s bedrock. The Rock of Ages.

Si noti che queste parole Godfrey le rivolge ad uno studioso ateo, brillante, di giovane età - come Richard Carrier -, totalmente sbarazzatosi del tutto di ogni speranza di ritrovare il Gesù storico tramite ridicoli, ''autentici'' criteri di confusione, così lucido da criticare tutti i vari perversi concetti di ''particolare ebraicità'' di Gesù dietro i quali si nascondono, nelle sue stesse parole, la medesima, confessionale
...obsession with, and impossibility of, trying to extract Jesus the Great Man from the swirling mix of traditions.




...e tuttavia col solo, unico torto, di credere dogmaticamente e fideisticamente, senza portare un briciolo di prova, che il cristianesimo si originò, facendo irruzione per tutta una serie di sue ragioni molte delle quali perfino accettabili, in ultima, anzi in ultimissima istanza, dalla sconosciuta figura di Gesù. Nonostante quella sconosciuta figura sia perduta per sempre, per la cronaca e per i nostri documenti, e dunque si può solo aggiungere pura zavorra speculativa nel vano tentativo di descriverlo.


Perchè prendo proprio Crossley come esempio del folle apologeta del futuro? Perchè lui e non un altro?

Perchè paradossalmente Crossley è più vicino alla verità di quanti siano gli altri folli apologeti, irrimediabilmente rimasti con la palla al piede, anzi col macigno al collo, delle loro folli pre-concezioni dogmatiche vecchie di secoli:
Forse questo processo è più evidente nell'opera di Crossley perchè egli (giustamente) non copre le sue tracce con ''criteri di autenticità'' come così tanti hanno fatto. Noi sappiamo le fallacie inerenti in quei criteri.

Ma sembra che il principio ispiratore dietro il Gesù storico di Crossley è il desiderio di confutare il problematico stereotipo contemporaneo della supremazia del Cristianesimo e dell'inferiorità dell'Ebraismo.

Un tale Gesù Ebreo è percià proprio altrettanto molto un costrutto ideologico come lo stereotipo che è designato a contrastare.
(fonte: Vridar)


Compresa la lezione?

È immensamente facile vedere questa trave nell'occhio di Crossley dal momento che questo studioso è stato così intellettualmente onesto da rinunciare ad utilizzare ancora i ridicoli criteri di ''autenticità''. E dunque è più facile vedere l'autentico ''ghiaccio sottile'' dove ha deciso, a suo rischio, di correre, nella sua vana speranza che alla fin fine i vangeli stiano ancora, nonostante tutto, derivando da qualche oscura ''memoria storica'' di Gesù.
Come è altrettanto facile vedere l'agenda apologetica dietro le mosse di Crossley: debunkare il Gesù Cristiano a colpi del Gesù Ebreo, con ciò intendendo il secondo come un randello con cui bersagliare e demolire il primo, con gran scorno dei folli apologeti cristiani duri e puri che ancora credono nel Mito del Grand'Uomo che ha superato l'ebraismo volgendosi verso l'alba di una nuova - e superiore - religione. Una religione che non era in realtà nè nuova, e nè superiore.

Chi l'avrebbe detto! 

Assistiamo al buffo fenomeno di un mito apologetico che partorisce un nuovo mito apologetico, coagulandolo per reazione all'interno del suo stesso seno, previa ''ricostruzione'' dell'originaria allegoria che suoni romanzata a sufficienza per essere venduta come ''storica'' ai post-post-moderni, quando non è nient'altro che l'ennesima variante del medesimo, originario mito evangelico.


Gli storicisti come Crossley, vittima di concezioni errate, saranno costretti a vendere finzioni storiche di intrattenimento piuttosto che libri di Storia, per quanto si possa apprendere un sacco pure da romanzi storici ben ricercati.

Gli atei del futuro crederanno come boccaloni all'ipotesi di un Gesù storico EBREO per avere da controbattere facilmente, senza tirarla troppo per le lunghe, a chi vuole propinare pervicacemente loro un Gesù CRISTIANO. In questo modo, proponendo un Gesù storico EBREO totalmente inassimilabile ad ogni zavorra cristiana che è subentrata DOPO, ne fanno un inespugnabile presidio anti-apologetico, senza sapere di star scrivendo l'ennesimo fantasioso vangelo ''per gli atei, da atei, tra atei'' (e ''contro gli apologeti cristiani'', con tanto di crisma del ''politicamente corretto'')  basandosi - tanto per cambiare - sulla falsa riga della solita, pura, originaria allegoria (che è il vangelo di Marco). Nè più nè meno di quello che hanno fatto gli autori di Matteo, Luca e Giovanni e di tutto il diluvio di vangeli apocrifi successivo, per le loro rispettive chiese. 



Rivolgendosi allo stesso prof Crossley, così Godfrey gli scrive di persona:
Non possiamo validamente iniziare assumendo che il racconto evangelico fosse stato scritto per preservare (o pervertire, come direbbero i più) una tradizione storica. L'analisi letteraria, io credo, ci rende manifesto che i vangeli non sono per nulla quel genere di letteratura. Tuttavia gli studiosi delle origini cristiane, per la gran parte, iniziano con l'assunzione che il racconto evangelico punta comunque indirettamente alle origini cristiane. Il tuo modello non fa eccezione. Le ''persone'' che tu studi sono prese dal vangelo e dal racconto di Atti: Galilea, anni 20 e 30, vicini ebrei, gentili, sviluppo storico di un movimento in questa fase.

Quel che realmente punta alle origini cristiane, io credo, è il carattere dei vangeli stessi (e del loro Gesù) - e quel che questo rivela circa autori e lettori - e le epistole.

(mia enfasi)


...e le epistole.