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domenica 8 maggio 2016

Perchè il cristianesimo ci fece questo???


“Basti pensare che staremmo ad esplorare la galassia per ora”.

Presenza di Gesù di Nazareth, di questa religione orientale, del crocifisso e dell’ostia in quel mondo in cui gli orsi parlano, gli occhi di foca si mangiano crudi, il sangue eccita il corpo nelle sue pulsioni orgiastiche pronte a sorgere a ogni momento. Stupidità di una religione della rinuncia, dell’ascesi e dell’odio del corpo nel paese degli iceberg, degli hummock, delle balene e della banchisa. Impero di preti, commercianti, mercanti e professori, accomunati dall’obiettivo di distruggere una civiltà per infliggerne un’altra che non ha dato prova della sua superiorità là dove ha regnato senza riserve e senza mitezza per più di un secolo.
(Michel Onfray, Estetica del Polo Nord, pag. 52)

Il serio e competente studioso Richard Carrier aveva già consigliato la lettura di questo libro, Christianity Is Not Great: How Faith Fails, edito da John Loftus. Sono rimasto così affascinato dalla lettura del capitolo 10, dove lo stesso Carrier illustra le nefandezze di quel periodo chiamato Medioevo (mentre nel mondo anglofono è chiamato più giustamente DARK AGE), che ho deciso di darne una libera traduzione per i lettori italiani (per chi voglia leggere anche le note, rimando al testo originale). 


 
Lo traduco anche perchè vedo fin troppo spesso alcuni (folli) apologeti cristiani improvvisatisi crociati (!) elogiare la (schifosa) religione cristiana - ed in particolare cattolica (!) - per il suo ruolo storico di baluardo anti-islamico dell'Europa (al punto da giungere a disprezzare l'apertura del pontefice regnante agli immigrati). In realtà il cristianesimo non ha fatto nulla per impedire che l'Europa sprofondasse nei Secoli Bui (come ben dimostra l'articolo del dr. Carrier) successivi alla caduta dell'Impero romano. E tutto lascia pensare che non farà nulla per impedire l'insorgere di nuovi medioevi (vedi la Russia cristiana ortodossa del dittatore Putin, rea di un altro esecrabile gesto di intolleranza contro l'ateismo). I folli apologeti cristiani critici del pontefice sono talmente ciechi e idioti da non accorgersi che Francesco I non sta affatto facilitando l'invasione islamica di un continente cristiano: sta piuttosto facilitando l'invasione islamica di un continente oramai scristianizzato. Perchè lo fa è presto detto: evidentemente per questo pontefice pubblicitario perfino l'Islam è preferibile all'ateismo e all'agnosticismo dilaganti. Lo vede in qualche modo come l'unico 'pieno' (di teismo) capace di colmare un 'vuoto' (di ateismo e 'nichilismo') altrimenti insopportabile ai suoi occhi di folle apologeta cattolico. 

Così ad esempio il penetrante scrittore francese Houellebecq nel suo libro visionario (da me recensito qui) descrive il revival del teismo grazie ad un futuro Islam padrone dell'Europa, mettendo in bocca al personaggio musulmano principale del libro questa vera e propria (delirante) apologia del teismo più monoteista:

 “Sì, la bellezza dell'universo è notevole; il suo gigantismo, soprattutto, è stupefacente. Centinaia di miliardi galassie, composte ciascuna da centinaia di miliardi di stelle, alcune delle quali distano miliardi di anni luce - centinaia di miliardi di miliardi di chilometri. E, sulla scala del miliardo di anni-luce, comincia a costituirsi un ordine: gli ammassi galattici si scompongono formando un grafo labirintico. Provi a esporre questi fatti scientifici a cento persone prese a caso per strada: quante di loro avranno il coraggio di sostenere che tutto questo sia stato creato per caso? Tanto più che l'universo è relativamente giovane - quindi miliardi di anni al massimo. E' il celebre argomento della scimmia dattilografa: quanto tempo servirebbe a uno scimpanzé che battesse a caso sulla tastiera di una macchina da scrivere per ricreare l'opera di Shakespeare? Quanto tempo ci vorrebbe a un caso cieco per ricostruire l'universo? Di sicuro mlto più di quindici miliardi di anni! Non è solo il punto di vista dell'uomo della strada, è anche quello dei grandi scienziati; forse nella storia dell'umanità non c'è mai stata una mente più brillante di quella di Isaac Newton - pensi allo straordinario sforzo intellettuale, inaudito, di unire in una stessa legge la caduta dei corpi terrestri e il movimento dei pianeti! Ebbene, Newton credeva in Dio, ci credeva fermamente, tanto da dedicare gli ultimi anni della sua vita a studi di esegesi biblica - l'unico testo sacro che gli fosse realmente accessibile. Neanche Einstein era ateo, benché l'esatta natura della sa credenza sia più difficile da definire; ma quando obietta a Bohr che 'Dio non gioca a dadi' non sta affatto scherzando, per lui era inconcepibile che le leggi dell'universo fossero governate dal caso. L'argomento del 'Dio orologiaio', che Voltaire giudicava inconfutabile, ha conservato tutta la forza che aveva nel XVIII secolo, ha perfino guadagnato in pertinenza man mano che la scienza tesseva legami sempre più stretti tra l'astrofisica e la meccanica delle particelle. Non c'è in fondo qualcosa di un pò ridicolo nel vedere questa creatura gracile, che vive su un pianeta anonimo di un braccio periferico di una galassia comune, drizzarsi sulle sue piccole zampe per proclamare: 'Dio non esiste'? La prego di scusarmi, sono troppo prolisso...”
(Michel Houellebecq, Sottomissione, pag. 213-214)
 
 Se l'ateismo e la secolarizzazione riusciranno a rendere via via meno coriaceo l'Islam europeo (perchè oramai l'Islam è a tutti gli effetti una religione europea) all'accettazione dei valori occidentali, allora il miracolo avverrà che perfino gli islamici europei saranno gradualmente de-islamizzati. Altrimenti, sembra inutile specificarlo, l'Europa diventerà Eurabia (e a momenti mi sembra che lo sia già diventata). Se questo significa impossibilità di esercitare diritto di satira anti-religiosa e anti-teista come Charlie Hebdo, allora è un futuro che sarei riluttante anche solo ad immaginare. 

Ma almeno, se questa è la prospettiva amara che attende l'Europa, almeno so riconoscere, fin d'ora, che è stato ancora una volta il cristianesimo, ed in particolare il cristianesimo cattolico di un Bergoglio, a tradire l'Europa facilitandone la caduta in un nuovo, più oscuro medioevo.




Il cristianesimo non causò la caduta dell'Impero Romano. Piuttosto, quel collasso permise la rinascita del cristianesimo nel totale potere politico e culturale. Seguì il Medioevo, un'era di diffusa barbarie durante il quale quasi tutti i migliori valori, tecnologie, conoscenze, e raggiungimenti dell'era greco-romana furono dimenticati oppure abbandonati e dovevano essere ri-appresi e re-inventati tutto daccapo parecchi secoli più tardi. In questo periodo il cristianesimo nè corresse quel che era andato sbagliato e neppure reintrodusse una brama per i sogni e le aspirazioni dei più antichi idealisti greci e romani, ma al contrario, il cristianesimo abbracciò una parziale e a volte piena ritirata da loro. Il cristianesimo non uccise in modo decisivo la scienza o l'ultimo spiraglio di speranza per la democrazia. Ma non fece altrimenti alcuno sforzo per liberare e rivivere i loro ideali, e invece li lasciò alla deriva, con poco segno di pentimento, e in alcuni casi perfino a encomiare il loro decesso. Quindi, il cristianesimo era nocivo alla scienza e alla democrazia. Pose un limite al progresso scientifico e politico per un millennio, e anche dopo rese la loro riscoperta difficile, penosa, e lenta.
Non è che il cristianesimo “necessariamente e uniformemente” calpestò scienza e democrazia, solo che non possiamo affermare che il cristianesimo “incoraggiò” scienza e democrazia durante i suoi primi duemila anni, anche se alcune significative fazioni cristiane lo fecero più tardi oppure lo fanno ora. Il cristianesimo sollevò così grandi numerosi ostacoli alla riscoperta dei valori pagani scientifici e democratici durante e dopo i suoi primi duemila anni, e ad una minor misura ancora lo sta facendo oggi. E poi, naturalmente, non è che tutto il cristianesimo fa questo ora. Puttosto, è che il cristianesimo sempre genererà fazioni che lo fanno, come sempre ha fatto (e fece proprio addietro allora). E l'ultima cosa che vogliamo è permettere a una fazione del genere di tornare al potere, come è stato il caso durante i primi duemila anni di cristianesimo in sella. Noi non dobbiamo tornare indietro al Medioevo. 
E ancora per oltre un secolo c'è stata una tendenza in corso a negare che il Medioevo fosse mai accaduto. A volte questa è solo una malata battaglia semantica. (“Si, il Medievo accadde ed era immensamente spaventoso, ma per piacere non chiamarlo Età dei Secoli Bui, ma il Felice Illuminato Tempo di Divertimento!”)
A volte è un edulcorato negazionismo. (“Quel che gli odiatori dei cristiani intendono chiamandolo Età Buia era veramente di fatto il Felice Illuminato Tempo di Divertimento, non oscuro del tutto ma un'era di luce e bene e progresso e davvero cose terrificanti!”) A volte sono solo i cristiani che cercano di evitare di ammettere che la loro religione rovinò ogni cosa ed è da incolpare per quasi tutto ciò che schifo ancora nel mondo. (“Guarda, okay, il Medioevo era abbastanza cattivo, e ci pone indietro di mille anni, ma non era l'errore del cristianesimo, di fatto il cristianesimo rese tutto migliore!”)
È ora che i cristiani fermino questo nonsense e solo affrontino il fatto: il Medioevo accadde, era davvero un'era oscura nella Storia occidentale, e i cristiani, e il cristianesimo, erano da incolpare per esso.
Ciò non vuol dire che il cristianesimo inevitabilmente oppure solamente causò il Medioevo, ma esso accadde quando i cristiani erano al potere, ed erano le decisioni dei cristiani ad approssimarlo e a fallire di prevenirlo o invertirlo, ed era il cristianesimo (come un sistema di credenze, nella forma che esso aveva preso allora) che mosse quei cristiani a prendere le cattive decisioni che portarono al Medioevo; e lo sostennero per secoli; e addirittura combatterono contro tentativi di estrarre l'Occidente fuori da esso—perchè il Rinascimento e l'illuminismo ebbero parecchi rumorosi e a volte potenti nemici all'interno del cristianesimo, dai papi e così via, e i loro motivi erano esplicitamente teologici. Così che cos'era il Medioevo? Perchè è stato chiamato così (e dovrebbe essere chiamato così)? E cosa lo causò, e lo sostenne per cinque secoli?

Definirlo Come Lo Vediamo

Il Medioevo come un termine è giunto a riferire al deterioramento (o invero completo collasso) culturale, politico, intellettuale ed economico (o invero completo) che occorse in Europa tra la caduta de facto dell'Impero Romano Occidentale nel quinto secolo EC e l'inizio di una lenta rinascita nella complessità economica e culturale per la fine del decimo secolo, un periodo di circa cinquecento anni.
Di fatto, i livelli di conoscenza e complessità raggiunti dall'Alto Impero Romano, dal primo secolo AEC all'alba del terzo secolo EC, non saranno raggiunti di nuovo fino ad almeno al quindicesimo secolo, ma questo secondo periodo di cinquecento anni è più comunemente riferito come un'era di rinascita, il periodo quando, non più in declino, l'Occidente cominciò una volta di nuovo a riprendere la via di ritorno verso dove una volta era stato. Un lento strisciare. Richiese più di cinque secoli per riguadagnare tutto il tragitto da dove il Medioevo ci aveva lasciato cadere. Ma era almeno uno strisciare in una direzione coerentemente all'insù. L'ultima parte di quel periodo è perfino ufficialmente etichettato il Rinascimento, la  “Rinascita,” nonostante, in realtà, un rinascere dell'interesse nei valori, nella letteratura, e nel pensiero pagani un tempo dimenticati  era già cominciato nell'undicesimo e dodicesimo secolo. Esso si espanse soltanto su tutti gli aspetti dell'arte e dell'intellettualismo (e anche sulla politica e sull'industria) nei secoli tredicesimo e quattordicesimo, per allora permeando e guidando così la società occidentale da realmente essere notato e rilevato da ognuno che ne fece esperienza. Quel Rinascimento allora condurrebbe all'Occidente che finalmente avanza in ogni campo oltre i raggiungimenti dei Greci e dei Romani, cominciando nel sedicesimo secolo e culminando nell'Illuminismo del diciassettesimo e diciottesimo secolo, che ci portarono le Rivoluzioni Scientifica e Industriale che ora definiscono la società moderna. 
Il periodo dal quinto al decimo secolo è anche poveramente (o meno affidabilmente) documentato relativamente ai periodi prima e dopo di esso, rendendo una ricostruzione di quel che realmente vi accadde durante un compito più difficile. Ma non è tutto ciò che lo rese oscuro. Era un tempo oscuro pure in ogni altro campo. Un ritorno ad una società immersa nell'ignoranza e nella superstizione, economicamente in rovina, politicamente nel caos, avendo perduto oppure dimenticato la maggior parte dei progressi scientifici e tecnologici dell'era precedente, letteralmente cannibalizzando sé stessa per sopravvivere—in quanto ogni cosa dall'artigianato di bronzo agli strumenti scientifici come pure qualsiasi cosa, da opere d'arte in bronzo a strumenti scientifici fino all'ingranaggio della torre dell'orologio pubblico fu fuso e riciclato come monete o stoviglie.

L'Impero Romano d'Oriente non esperì questo stesso collasso e forte declino, ma anch'esso fallì di realizzare qualsiasi significativo progresso nella scienza, tecnologia, logica, filosofia, o matematica—sempre—e solo sopportò un più lungo e più graduale declino nella rovina. Nessun Rinascimento per loro. Loro, anche, finirono solo per cannibalizzare tutta la passata gloria da loro ereditata, per poi sedersi e non fare nulla. Considera soltanto il Codex Archimedes: questo conteneva parecchi dei più grandi trattati scientifici dello scienziato pagano Archimede, ma nel tredicesimo secolo, entro l'Impero Bizantino, l'inchiostro sulle sue pagine fu raschiato e l'intero libro riscritto con inni a Dio. Quello è il genere di cos'era il Medioevo come nell'Occidente. Un affossamento di scienza e conoscenza e curiosità e progresso, e la sostituzione al loro posto di una costante stupida preghiera ad una deità che non esiste.
In generale un'età oscura è ogni era in cui una considerevole quantità di conoscenza è perduta, specialmente conoscenza scientifica e tecnica e politica, mentre il dominante spirito del tempo guarda indietro ad un momento prima che fossero abbracciati modi più illuminati di fare le cose (che è la ragione per cui declinano anche i modelli di ricordare la Storia, rendendo quindi difficile ricostruirla onestamente). La perdita del 99 per cento di tutta la letteratura, e della corrispondene conoscenza storica e scientifica e politica che conteneva, è il contrassegno di un'età oscura, ed è esattamente quel che accadde nel Medioevo. L'abbandono dei più alti ideali civilizzati, tecnologici, storici, democratici e scientifici dell'antica elitè romana, in cambio dei più barbarici modi di pensare e agire, la rese ancora più oscura.


È solo in cima a ciò che notiamo che assai meno fu ricordato durante quei secoli, e assai meno accuratamente, di quanto fosse stato il caso in tempi classici, e solo una piccola frazione di quel che era ricordato prima fu preservato, e perfino cosa sopravvisse rimase noto incredibilmente a pochi, e posto a buon uso da ancora più pochi. Allo stesso tempo, le più grandi aspirazioni dei pagani, con i loro struggenti ideali di democrazia ed eguaglianza e diritti umani, proprio come i loro ideali empirici e lo spirito scientifico da essi ispirato, erano abbandonate in favore di più primitive idee di sovrani “costituiti-da-dio” costantemente in guerra su una società feudale di contadini de facto schiavi e donne subordinate, dominati da preti squassati con ignoranza e superstizione.  Che è proprio a cosa sembra simile un Medioevo. E quello è ciò che l'Occidente sopportò.
L'intera nozione di un'“Medioevo Età Buia” cominciò durante il Rinascimento. Perchè fu allora così fortemente ovvio quanto orribile e arretrato quell'era fosse al confronto. Artisti e scrittori del Rinascimento semplicemente “contrastarono la ‘rinascita’ delle arti e delle lettere” che stavano sperimentando (di cui tutto ispirato dai loro predecessori pagani) “col periodo precedente di oscurità culturale.”Esso non fu neppure allora dichiarato oscuro perchè non esisteva nessun'arte o letteratura o memorie di quell'era (quelle non erano le “Pitch Black Ages”). Fu chiamato età buia perchè era così immensamente ignorante e non sofisticato al confronto coi periodi anteriori e posteriori. Gli storici durante il Rinascimento quindi assunsero il concetto di una “dark age” per riflettere un “riconoscimento chiaramente generale che ci fu un declino di un'antica civiltà col declino di Roma e che questo declino condusse ad un periodo di oscurità barbarica” paragonato al flusso emergente della cultura rinascimentale. Questo era di nuovo non figurato come un'oscurità letterale (come una completa perdita di accesso ad ogni informazione) ma come un'oscurità relativa, un'irruzione di ignoranza e barbarie al posto di una più civilizzata complessità nei regni intellettuali e politici.  Invero, Petrarca, l'originatore rinascimentale del concetto di età di “tenebrae”, coniò la nozione perchè considerò l'intervallo temporale da essa designato come indegno, solo un lungo disperato tentativo di tornare indietro ai raggiungimenti dell'Alto Impero Romano che furono perduti col suo collasso e ora stavano finalmente ritornando. Se il Medioevo fosse rimosso dalla Storia, se la Storia fosse semplicemente proceduta direttamente dal quarto al quattordicesimo secolo, con nessuna conoscenza e complessità perdute, il mondo e la sua Storia sarebbero stati migliori per questo. (E quello è realmente del tutto vero.) Da qui Petrarca non volle rinarrare (come lui stesso la presentò) “the lamentable story of how things retrograded.”  [Theodore Mommsen, “Petrarch's Conception of the ‘Dark Ages,’” Speculum 17, no. 2 (1942): 226–42. p. 228.]
Fu proprio altrettanto del tutto triste per lui ritenerlo degno del fastidio. Altri da allora hanno tollerato lo studio dell'epoca meglio di lui. E hanno cercato invece di rinominare il periodo come “Età di Mezzo” (ancora implicando un circuito d'attesa tra antichità e modernità), il periodo che noi ora chiamiamo Medioevo essendo in quello schema il Basso o Primo Medioevo, e il Tardo o Alto Medioevo che consiste dei secoli dall'undicesimo al quindicesimo (e quindi o comprendendo oppure scontrandosi contro il Rinascimento). E tuttavia non si può cambiare cos'è una cosa cambiando come la si chiama. Nondimeno, i disperati ci provano sempre. Quando è troppo vergognoso ammettere che il periodo che li affascina e li occupa era una macchia nella Storia dell'umanità, numerosi disperati medievalisti hanno tentato di derivare o rifiutare il termine “Secoli Bui.” Quelli sono solitamente (ma non sempre) cristiani, che nella loro dissonanza cognitiva si costringono a credere che tutto ciò che loro stanno davvero facendo è documentare un periodo di rampante declino di cui il mondo intero sarebbe stato meglio senza.
Ma diciamo la verità, quello è ciò che stanno facendo. Tentare di nascondersi da questo fatto celando da una sua descrizione così appropriata un termine come i “Secoli Bui” è simile a tutti i tentativi di cambiare cos'è una cosa cambiando come la si chiama: una presa in giro. Fu un'era oscura in una Storia umana. E merita di essere chiamata così. Invero, per vegliare contro l'oblìo delle lezioni della Storia, dovrebbe moralmente essere chiamata così.

Esaminare il Danno

Io ho già coperto il caso che il cristianesimo non era il salvatore della scienza ma in realtà la retrocesse indietro di duemila anni. E il cristianesimo non ci offrì una democrazia (di alcun genere, tanto meno in America), ma la scartò e attivamente combattè contro di essa per quasi cinquecento anni. Il Medioevo era proprio il più depresso sintomo di quelle stesse ostilità. Come ho già sintetizzato, l'evidenza dell'enorme perdita e declino che meritò al Medioevo il suo nome è imbarazzante. “Gli archeologi vedono davvero sostanziali semplificazioni nella cultura materiale post-romana nel quinto fino al settimo secolo...che in alcuni casi...è drastica; solo una manciata di province romane,” precisamente quelle costituenti l'Impero d'Oriente (quindi Bizantino), “non lo esperirono.” Politicamente ed economicamente altrettanto bene: “le risorse per attori politici si rimpicciolirono considerevolmente, e le strutture nelle quali agirono si semplificarono, speso radicalmente.” Parimenti per l'industria, il commercio, l'agricoltura, l'infrastruttura architettonica, e ogni altra cosa. Quei fatti sono stati estesamente e brutalmente esposti nella ricerca recente. I declini nel commercio e nella popolazione erano enormi. Parecchie città andarono in rovina, inumerevoli strade e ponti e acquedotti svanirono oppure furono abbandonati, l'accesso alla letteratura ed educazione (e alla pace e giustizia) precipitò, e anche dove disponibile, la Bibbia più tipicamente rimpiazzava un apprendimento secolare in matematica, storia, filosofia, letteratura, legge, e scienza in qualità di oggetto di studio e strumento di organizzazione della società, risultando in parecchi casi in un regresso all'indietro nelle aree dei diritti umani, morali, sicurezza, e benessere.
In numerose regioni questo declino fu così severo da marcare “un periodo di forte e rapido declino economico” che fu “senza precedenti nella Storia umana,” testimoniando una “massiccia dislocazione economica e culturale e, in termini di cultura materiale e complessità economica, un ritorno a livelli preistorici”. Ma se così severa o meno, ogni dove nell'Occidente, perfino le poche relativamente “fortunate” città, soffrirono scioccanti deterioramenti di benessere, conforto e capacità. Complessivamente, i secoli post-romani videro un drammatico declino nella complessità economica e prosperità, con un impatto sull'intera società, dalla produzione agricola all'alta cultura, e dai contadini ai sovrani.  È davvero probabile che la popolazione diminuì drammaticamente, ed è certo che la diffusa diffuzione di beni ben fatti cessò. Sofisticati strumenti culturali, come l'uso della scrittura, scomparvero insieme in alcune regioni, e divennero davvero limitati in tutte le altre.

Gli storici dovrebbero smettere di pretendere che non è quel che accadde. Noi dovremo invero essere dispiaciuti quando gli storici cercano di negare quei fatti e ce li nascondono. Prendi nota: È correntemente profondamente fuori moda dichiarare che qualsiasi cosa come una “crisi” oppure un “declino” occorse al termine dell'Impero Romano, tantomeno che una “civiltà” collassò e un'“età oscura” seguì. La nuova ortodossia è che il mondo romano, sia ad Oriente che ad Occidente, si era lentamente, ed essenzialmente senza pena, “trasformato” in una forma medievale. Comunque, c'è un insuperabile problema con questa nuova vista: non si adatta alla massa di evidenza archeologica ora disponibile, che mostra un illuminante declino negli standard occidentali di esistenza durante il quinto fino al settimo secolo...[che] era non una mera trasformazione, [ma] un declino su una scala che può ragionevolmente essere descritta come “la fine di una civiltà.”…
C'è un reale pericolo per il giorno presente in una visione del passato che esplicitamente stabilisce di eliminare ogni crisi e ogni declino [come questo]
 La fine dell'Occidente Romano testimoniò orrori e dislocazione di un tipo attraverso cui io sinceramente spero di non dover mai vivere; e distrusse una complessa civiltà, gettando gli abitanti dell'Occidente indietro ad un modello di vita tipico dei tempi preistorici. Che è ciò che chiamiamo oscuro. E importa che lo ammettiamo e fermiamo di cercare di negarlo oppure di nasconderlo. Perchè coloro che non ricordano la Storia sono destinati a ripeterla. È quindi assai più disturbante che i tentativi apologetici di edulcorare il Medioevo sempre appaiono collegati ad un tale “focus religioso
come essere ingannevolmente in errore.” Ossessionati da un disperato desiderio di liberare il cristianesimo dalla colpa, oppure di accumulare su di esso una non meritata gloria, fin troppi storici ignorano semplicemente i reali fatti materiali di quel che il Medioevo realmente significò per le persone che lo vissero, e per ognuno che doveva recuperare i pezzi—e soprattutto, perchè non fu evitato, perchè non fu fermato, e perchè perdurò così a lungo e ci riportò indietro così lontano.
Gli apologeti del Medioevo amano protestare, per esempio, che c'erano ancora libri che furono scritti e preservati da ere precedenti in quei secoli, così non era poi tutto così oscuro. Ma ciò è non vero. Quel che è così rovinosamente oscuro è quanto molto fu perduto, e quanto poco pervenne scritto (in confronto ai secoli appena anteriori e poi successivi), e quanto insignificante allora fu quasi ogni cosa scritta. Invero questa difesa del Medioevo è oltraggiosamente comica perchè la pubblicazione e registrazione della memoria (documentaria e letteraria) dell'Alto Impero Romano era sfrenatamente più prodigiosa (comprese vaste quantità di memorie papirologiche ed epigrafiche come pure libri e manuali e dizionari ed enciclopedie), ma virtualmente nulla di esso fu preservato dai custodi cristiani del Medioevo (per mancanza sia di risorse che di interesse, a causa del declino sia culturale che materiale dell'era). La qual cosa rende ridicolmente ottusa l'affermazione che esiste “più” che sopravvive dalla fine del Medioevo (come pure, forse, dal periodo carolingio): sì, perchè il Medioevo era così tetro che perse quasi tutte le memorie e la letteratura prodotti prima di esso, mentre gli ultimi suoi due secoli beneficiarono dalle sue memorie custodite dalle culture del Rinascimento che ne seguirono.   Quindi non è il Medioevo che può reclamare credito per più memorie sopravvissute dei secoli più tardi, mentre è il Medioevo che è da condannare per aver perduto quasi ogni cosa ricordata prima del suo avvento. Immagina di bruciare il 99 per cento delle foreste in una regione vicina, e poi di indicare la tua piccola radura, che in realtà qualcun'altro piuttosto che te è stato a preservare ma che è ora più grande di qualunque cosa lasciata lungo il confine, e di pretendere che tu sei stato il miglior custode forestale. Quello è ciò di cui stiamo parlando qui. Così che più sopravviveva da, diciamo, il periodo carolingio è precisamente ciò che dimostra come fosse oscura l'Età Oscura.

E tuttavia perfino quando guardi alle carte della produzione manoscritta, il Medioevo emerge come orribilmente sterile in confronto al Rinascimento —che è una ragione del perchè lo chiamiamo Rinascimento, e non Medioevo. La differenza è prodigiosa.
E tale rintracciamento su carta di qualsiasi altra cosa, di ogni possibile punto di riferimento, sembra molto simile, dal prodotto economico e capacità industriale, alla qualità artistica e letteraria, o progresso scientifico e filosofico. Per esempio, carte che mostrano evidenza (per esempio archeologica e geologica) di produzione industriale e agricola, come pure di attività commerciale, mostrano che l'Alto Impero Romano (dal primo secolo AEC al terzo secolo EC) raggiunse livelli non incontrati di nuovo in Europa fino al quindicesimo o sedicesimo secololo, tuttavia parimenti mostrano un enorme ripido baratro giusto dov'è il Medioevo, in alcuni casi una differenza di quasi un ordine di grandezza.
Il grado di declino in ogni istanza è impressionante—in realtà orrificante, quando pensi ai dieci milioni di vite che una tale rapida ed enorme depressione economica deve aver distrutto o gettato nella miseria, per un periodo doppio del tempo di esistenza degli Stati Uniti. 
Di nuovo, non è che il contesto letterario, intellettuale e scientifico svanì nel Medioevo, ma che soffrì enormi semplificazioni e una tremenda perdita di conoscnza, comprensione, e sofisticazione. Le Etymologies di Isidoro di Siviglia (scritte nel settimo secolo) illustrano ciò: in confronto agli scritti scientifici ed enciclopedici dell'Alto Impero Romano, il trattato di Siviglia sembra come se fosse stato scritto da un bambino. Ogni Romano colto del primo secolo avrebbe trascorso parecchie notti ubriache ridendo a squarciagola con i suoi compratrioti alla lettura dei nonsense e stupidaggini e ridicoli errori ed ignoranza esibita da quello scritto. E tuttavia quello era il culmine della cultura intellettuale medievale di quel tempo. Così tanto è andato perduto. Così tanta ignoranza aveva sostituito la luminosa conoscenza un tempo comune tra l'elitè colta. Quando si aggiunge a ciò la tremenda ascesa dell'anarchia, ingiustizia, violenza, e caos che aspettavano quelli stessi secoli, la decadenza di istituzioni politiche e sociali proprio assieme alla decadenza letteraria di quel che era un tempo una grande infrastruttura urbana e industriale e agricola e economica, difficilmente si poteva negare che il Medioevo fosse l'equivalente antico alla retroscena di quasi ogni futuristica saga apocalittica da Mad Maz II: Mad Max II: The Road Warrior fino a The Postman.
Un'apologetica perfino più ipocrita del Medioevo è la pretesa che fosse un'era di tremendo progresso tecnologico. Che è semplicemente falso. Da lontano (e io intendo da lontano) parecchio di quel che fu inventato, migliorato, oppure preservato nell'Occidente dopo la caduta di Roma giunse alla ribalta dopo il dodicesimo secolo. Il Medioevo precedeva quello. E perfino quel che fu inventato tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo era realmente, in realtà, quasi interamente reinventato (la maggior parte di quel che i medievalisti pensano che fu inventato nel Medioevo in realtà i Romani lo avevano già inventato, di cui gran parte i cristiani dimenticarono durante il Medioevo, dagli orologi meccanici e calcolatori e mulini ad acqua intrustriale su vasta scala capitalizzati in privato, fino a ferri di cavallo e aratro pesante a ruote). Anche ciò che fu preservato fino al dodicesimo secolo lo fu solo a malapena, gran parte di esso soltanto in pochi posti isolati, a volte solo in un singolo manoscritto, forse due o tre, sparsi per il mondo e ricoperti di polvere su dimenticati scaffali, spesso danneggiati oppure sopravvissuti solo in una traduzione. E da lontano molto di ciò che sopravvisse fu preservato solo nel più relativamente ricco Medio Oriente, nulla virtualmente sopravvivendo al Medioevo nell'Occidente.   (E perfino nell'Oriente, essenzialmente nulla fu realizzato con qualcosa di questa conoscenza; l'Impero Bizantino solo gradualmente declinò nell'oblìo, avendo contribuito virtualmente a nulla di significativo per il progresso della conoscenza umana oppure per valori politici.)
Allora sarà affermato che ci saranno piccoli rinascimenti in quel Medioevo, ma anche quello è non vero. Erano poco più che disperate isole di potere che riproducevano i più ridotti, distorti e inferiori echi di una perduta cultura classica. E caddero tutti in rovina. Quelli eventi non erano affatto niente di simile al Rinascimento che finalmente annunciò che il Medioevo era finito Come è stato noto da lungo tempo, è precisamente questo concetto di un “tempo nuovo” che distingue il Rinascimento Italiano da tutti i cosiddetti più antichi “Rinascimenti” nei periodi carolingio e ottoniano oppure [perfino] nel dodicesimo secolo. Quei tempi potrebbero aver esperito un certo revival di studi classici, ma le persone che li vissero non concepivano oppure non desideravano una completa rottura con le tradizioni dei tempi immediatamente precedenti. Quesst'idea era peculiare al Rinascimento Italiano e [ciò è cosa] trovò espressione nella condanna dell'epoca medievale come di un'era di “oscurità.”17
E invero anche quei “certi revival di studi classici” erano tali solamente nel senso più semplice e più rudimentale in confronto alla realtà degli studi classici sotto l'Alto Impero Romano. Invero, il Rinascimento Carolingio sembra come uno scherzo in un tale paragone. Ma una cosa può essere accreditata ai più tardi rinascimenti (dell'undicesimo e dodicesimo secolo) che portarono al grande Rinascimento: alcuni dei loro avvocati videro un potenziale per migliorare il loro mondo tramite le idee nelle quali stavano rinnovando il loro interesse, e cominciarono a combattere per il riconoscimento dell'importanza della riscoperta di questa perduta letteratura e dei suoi metodi e valori.

Che loro dovettero combattere per quello è a discredito del cristianesimo. Che a loro fosse nondimeno permesso abbastanza respiro per condurre quel combattimento senza essere brutalmente arrestati e uccisi per esso va solo a credito del cristianesimo nel senso piuttosto deprimente che il massimo che noi potessimo mai aver sperato dal cristianesimo medievale è che esso non assassinò ognuno che fosse d'accordo con esso.

Perchè il Cristianesimo Ci Fece Questo?


L'Impero Romano d'Occidente crollò a causa di una serie di eventi che cominciarono nel terzo secolo EC, di cui i cristiani non possono essere incolpati. Dove i cristiani assumono una responsabilità è cosa fecero quando presero il timone. Un duro collasso politico ed economico accadde lungo il corso del terzo secolo che fu solamente arrestato (e così solo a mapalena) istituendo un apparato statale perfino più fascista di quanto fosse mai esistito nell'Occidente. Ma quando il cristianesimo assunse il potere di lì a poco, loro non smantellarono quello stato fascista, sostituendolo con una democrazia e libertà basilari e sostegno attivo ala scienza e tecnologia (poichè sarebbe stata la sola decisione che avrebbe potuto fermare l'inevitabile declino dell'Impero d'Occidente). No, loro dediziosamente agguantarono quel sistema fascista e proseguirono con esso, rendendolo perfino più brutalmente fascista di quanto mai lo fosse stato prima, e privando le persone di ancor più libertà. I cristiani non possono disconoscere ciò. Prima e durante il Medioevo la Chiesa Cattolica si impadronì di tutti gli scriptoria e scelse quali libri copiare e quali buttare nel cestino. La Chiesa controllava ogni scuola se scelse cosa insegnarvi e non insegnarvi. La Chiesa decideva l'esistenza dei governi, e i diritti delle persone. Tutti gli europei che vissero in quei mille anni furono alla mercè di preti e chierici che si opponevano rapidamente ad ogni libertà di pensiero o discorso che immaginavano potesse porre una minaccia, e a quel fine possedevano la piena forza e potere di governi e influenza sociale al loro comando. La Chiesa decideva che valori da predicare a tutte le masse, e che valori da deridere. La Chiesa perciò deve assumere la piena colpa dell'effetto osservato: l'abbandono di una scioccante quantità di conoscenza scientifica e tecnca, e  di valori e ideali democratici, e assai più di quello, l'abbandono dei valori scientifici che avevano fino ad allora prodotto e migliorato quella conoscenza, e potevano aver continuato a fare così, come pure i valori democratici che, sotto gli imperatori, almeno avevano qualche speranza di rinascita dopo ogni guerra civile—la quale speranza il cristianesimo annientò quasi del tutto.

Come solo un esempio di quel che intendo, i cristiani sono quelli che volsero una popolazione un tempo libera in de facto schiavi costituendo i contadini come servi della gleba che non potevano mai lasciare la loro terra o i loro lavori, e potevano invece essere comprati e venduti assieme alla terra a cui erano legati per legge, e poi erano indotti con la forza a sostenere e servire i loro signori.
In termini orwelliani quelli schiavi erano chiamati uomini liberi, me essi erano in realtà solo un altro genere di schiavi—delle libertà che Roma aveva loro concesso il cristianesimo li privò. Sì, un orrore così determinante del Medioevo era un'invenzione cristiana. Come lo erano tali orride assurdità come il diritto divino dei re e il privilegio di uccidere, rubare, o esiliare ognuno che diceva qualcosa che la Chiesa non gradiva.  Libertà di parola, andata. Era tutto in decadenza da là. Senza un più efficace sistema socio-economico, l'Impero Romano d'Occidente non poteva più a lungo essere efficacemente o competentemente condotto o difeso. E nulla poteva impedire il suo essere dilaniato dai predoni vicini che erano stati tenuti a bada con successo per secoli fino a che i cristiani presero il potere, ora con le loro indegne e retrograde idee inutili a fermare l'inevitabile.

E i cristiani non erano responsabili del Medioevo semplicemente perchè accadeva sotto il loro sguardo. Il cristianesimo stesso è responsabile del Medioevo—non solo la sua causa (fallendo di impedirlo) ma il suo sostegno altrettanto bene per cinquecento anni—realmente causando i cristiani a svalutare e denigrare i valori necessari al successo scientifico politico, tecnologico ed economico: un valore positivo per il progresso e la sua raggiungibilità (scientifica, tecnologica, sociale, economica e politica): un'approvazione appassionata del perseguimento della curiosità (in tutti i tentativi e i campi di conoscenza), e una risoluta fiducia nella necessità e superiorità dell'empirismo, la collocazione dell'evidenza oggettiva al di sopra di tutte le altre autorità. Il cristianesimo condannava tutto quello. 

Distogliendo i cristiani da quei valori, e quindi impedendoli di prendere qualsiasi decisione in linea con loro, il cristianesimo come un sistema ideologico causò i cristiani di quell'era a fare tutte le decisioni sbagliate, introducendo nel finale collasso della società occidentale, e demotivando oni decisione che sarebbe stata capace di capovolgere le cose. Solamente quando riconsiderarono la restaurazione di quei originari valori pagani qualcosa allora cambiò.


Conclusione


Così i cristiani, e il cristianesimo, causarono il Medioevo. Ma si deve esser chiari. Quando le cose finalmente cominciarono a volgere al contrario, quando davvero cominciarono rinascimenti rivoluzionari, erano i cristiani che fecero la svolta. Ma non era il cristianesimo che causò loro a farla. Lo fosse stato, essi l'avrebbero fatta dal principio, e non cinquecento anni troppo tardi. Chiaramente il cristianesimo di sé stesso non offrì alcun mezzo per fissare questo, e quindi ci trattenne in quella fossa per secoli. 
Già tanto presto come il tredicesimo secolo o plausibilmente anche l'undicesimo secolo, un interesse in pre-cristiani—in altre parole, pagani—saperi e valori cominciava a ritornare.
Fu poi ripreso come qualcosa che avrebbe cambiato in modo benefico il sistema ideologico cristiano ereditato dal Medioevo.

Ciò nonostante per riuscire in ciò, contro così tanti altri cristiani pronti a combattere contro di essi, quei cambiamenti dovevano essere trasformati per essere più appetibili a menti superstiziose. Quindi argomenti biblici e  “Cristiani” furono inventati per venderli. Ma ciò non può nasconderci il fatto che erano in realtà valori pagani, non cristiani. Perchè non c'era nulla di intrinseco al cristianesimo che avrebbe mai teso a ispirarli. Che è perchè, senza un ritorno alla sua originaria influenza pagana, il cristianesimo non li ispirò.
Che è perchè il cristianesimo da solo era interamente incapace di terminare il Medioevo e di far ritornare indietro la società occidentale alla sua precedente e futura gloria. Solamente quando quei valori pagani di un'età antica furono reiniettati nel sistema cristiano esso trovò i mezzi per cambiare questo spaventoso stato di cose. Saremmo stati meglio proprio avendo il sistema pagano dal principio. Invece, il cristianesimo ci trascinò giù nelle fogne della distopia, e ci trattenne là, e ci forzò a sopportare un lungo strisciare a ritroso, ponendoci indietro più di duemila anni su quasi ogni misura culturale e intellettuale di esistenza umana.  

martedì 20 gennaio 2015

Sulla finta «Sottomissione» di Houllebecq ai Folli Apologeti dell'Islam


Quando ho terminato la lettura di ''Sottomissione'' di Michel Houellebecq (Bompiani, 2015) non avrei mai immaginato un finale così carico d'ironia, un finale che nella sua apparente prevedibilità possiede ciononostante il pregio per nulla trascurabile di rimettere in discussione tutte le carte distribuite fino ad allora sul tavolo da giocatori più che mai interessati a vincere, barando, l'intera partita fin dal principio.

Eppure proprio quel finale tragicomico quanto ironico segna il riscatto da ultimo del protagonista contro tutte le regole convenzionali e i capricci più viziosi del suo carattere che sembravano averlo fino a quel momento quasi sopraffatto definitivamente.

Perchè ''Sottomissione'' sarà certamente il titolo del romanzo, ma solo chi lo ha letto (e apprezzato) con i miei medesimi occhi riuscirà a comprendere quanto abilmente dissimulata sia quella ''sottomissione'' all'Islam ostentata infine dal personaggio del libro (ventriloquo di Houllebecq), François.

E qui voglio esser chiaro, per evitare fraintendimenti di sorta: non sono un critico letterario, come non sono uno storico o un sociologo, ma solo un curioso che non legge nemmeno fin troppo. E pur tuttavia, devo riconoscere alla personale lettura di un saggio di Harold Bloom (lui un vero, geniale critico letterario di prim'ordine) l'enorme merito di avermi insegnato uno strumento ermeneutico che giudicherei senza esitazione assolutamente potente per decifrare e apprezzare (perchè ogni decifratura è prerequisito a qualsiasi apprezzamento) la pressochè totale maggioranza dei migliori libri e romanzi moderni, siano essi classici come Moby Dick di Melville (di gran lunga il mio preferito) oppure classici decisamente più moderni come Meridiano di Sangue del grande Cormac McCharty oppure
L'arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon.

Mi riferisco a qualcosa tanto ancestrale quanto apparentemente banale, ovvero al gran mito gnostico della creazione. E qui si rende necessaria una sua breve descrizione prima di applicarne l'ermeneutica esattamente al libro di Houllebecq.

All'inizio era il Pleroma, o Pienezza (presumibilmente, dell'Essere), dal quale mediante uno spinoziano processo di emanazione si origina tutto l'omniverso. Ma l'omniverso così emanato dalla Pienezza risulta scagliato talmente distante da esso per via del processo emanativo, da mostrare i tratti inconfondibili, più che di una vera e propria emanazione, di una semmai autentica degradazione, o Svuotamento, della Pienezza originaria: il Kenoma.

Nell'istante stesso in cui l'emanazione cessava di essere tale per sembrare via via una ineluttabile degradazione, ecco che veniva partorito da ultimo, simile ad un aborto (si noti l'eco del linguaggio paolino di 1 Corinzi 15:8, posto che fosse davvero paolino), un dio che credeva di non avere altro dio all'infuori di sè: il Demiurgo. Questo dio era in realtà inferiore alla Pienezza (che era dunque la Realtà Somma, il Vero Dio), e per essere sicuro di essere dio, visto che qualche sospetto sull'esistenza di qualcosa a lui superiore gli turbava in qualche modo l'inconscio, voleva fugare ogni dubbio convincendo sé stesso di poter a propria volta CREARE. Per quanto soffiasse il suo alito di vita nell'arida, informe materia, avrebbe ottenuto solo tra le mani dei corpi con tanto di anima, simili a stupidi, fatiscienti Golem, dei Gorilla, più che esseri davvero senzienti.
Allora il Demiurgo fece di meglio. Catturò delle Scintille Divine, puro Spirito, anch'esse sprigionate dal Big Bang della Pienezza, e le incastonò dentro i corpi, con le anime come loro guardiane.

Lo Spirito dentro un corpo lo rendeva un corpo umano cosciente di sé e non più uno stupido Golem buono a nulla, ma l'anima affiancata allo Spirito si preoccupava di renderlo ignaro della sua vera natura divina, increata e superiore rispetto allo stesso Demiurgo.

Oltre a plagiare lo Spirito, l'anima si assicurava che lo Spirito tornasse, alla morte del corpo, tra le mani del Demiurgo, senza possibilità alcuna di ricongiungersi con la Pienezza originaria. Dopodichè, servita alla sua unica ragion d'essere di sorvegliante dello Spirito, l'anima moriva assieme al corpo.

Solo lo Spirito era immortale.

Come pezzi di lego, così il Demiurgo avrebbe continuato per l'eternità a riutilizzare ogni Spirito per dare vita ad un nuovo corpo e ad una nuova anima.
L'anima convinceva lo Spirito ad amare e venerare SINCERAMENTE solo e soltanto il Demiurgo quale suo creatore e unico vero dio. Solo mediante questa sincera, santa volontà di riunirsi con il Demiurgo, diventare uno con il Demiurgo, lo Spirito poteva tornare in possesso del Demiurgo quando l'anima lo rilasciava alla morte del corpo prima di morire anche lei, avendo finito di servire agli scopi del suo creatore. Ma se lo Spirito tornava ad essere consapevole della sua vera natura divina, allora poteva solo così, alla morte del corpo e dell'anima, uscire fuori dal cosmo creato dal Demiurgo e ritornare nel caos originario dove dimorava da sempre li Vero Dio Ignoto.

per giungere alla genuina consapevolezza di sè, però, lo Spirito necessitava di ricongiungersi alla Sapienza, anch'essa perdutasi al pari di ogni altra scintilla divina nel cosmo degradato forgiato dal Demiurgo.

Per gli antichi gnostici, il Demiurgo era il dio degli ebrei, dei cattolici e degli islamici.
Era inevitabile dunque che gli gnostici venissero da allora in poi facilmente associati a satanisti, con tanto di puzza di zolfo che quella fin troppo interessata associazione comportava, in termini di roghi, inquisizioni e messe all'Indice.

Nonostante il Mito, nelle sue varianti, sia piuttosto banale, è incredibile quanta influenza questo Mito abbia avuto nel più recondito sottosuolo della civiltà occidentale. Si pensi al monaco ribelle Martin Lutero, nella cui testa germinò per prima la concreta speranza di una vittoriosa ribellione alla chiesa cattolica. Come non notare perfino nella sua teologia l'influenza inconfondibile della gnosi?
 
Il primo, però, a deturpare il vero senso dell’Incarnazione fu Lutero, il quale, svalutando l’aspetto prettamente teologico-metafisico sulle due nature di Cristo per dare risalto solo al fine ultimo della
sua vita, la nostra redenzione, comincia ad intendere che Dio si fece uomo e peccato (vecchia storia!) in Gesù Cristo, come se si fosse effettuato un cambiamento delle proprietà delle due nature. Gesù, facendosi uomo, ha assunto le nostre debolezze, e perfino il peccato: ecco il significato luterano del “Si spogliò”. Inizia così la cosiddetta Teologia della Kenosis, nella quale i teologi protestanti dei secoli scorsi arrivano ad affermare che la Divinità di Cristo era ridotta e limitata.

(pag. 122, Influsso dello gnosticismo ebraico in ambiente cristiano, Julio Meinvielle)

E stiamo parlando del cristiano Martin Lutero!

Oppure si pensi a Pelagio: come non subodorare la gnosi in quella sua pretesa che l'uomo è fatto a immagine di Dio, con l'INNATA capacità di aspirare alla salvezza, la speranza nell'uomo, nella sua dignità, e nella coscienza del merito ?

Marcione e Pelagio sono certamente i due più grandi Geni spirituali di cui ci ha fatto dono il cristianesimo per compensare tutti quei così grandi mali da esso provocati alla stessa civiltà occidentale.

Ma torniamo a Houellebecq. Dopo aver ripetuto tutti gli ormai classici tropoi triti e ritriti dell'esistenzialismo più nichilista nella prima metà del libro, una metà invero noiosa nella sua mera ripetizione dei classici stereotipi moderni del nichilismo (sesso, solitudine, consumismo, ecc.), a far  prendere una piega diversa al corso degli eventi (che fino a quel momento aveva imboccato una pericolosa china) ci pensò l'irruzione sulla scena di un presidente francese neoletto islamico e la conseguente imposizione soft della Sharia, nella sua versione ''moderata'' e ''dal volto umano'' (e perciò invisa agli stessi estremisti islamici).
Il corso del libro procede invero veloce ma piuttosto freddo. Sembra che preciso scopo dell'autore nel descrivere l'irrimediabile declino fisico e spirituale del personaggio sia proprio quello di innescare poi il successivo, mirabile contrappasso nel breve ma straordinario epilogo finale del libro. Fino ad allora, il lettore teme sempre il peggio per François, sempre se non abbia già perso prima la pazienza nella frustrata attesa di vederlo finalmente guarito una buona volta dalla sua nichilistica e costante apatia sfogata nel sesso e nell'alcool.

Ma penso che lo stesso François sia in ''serena'' attesa, come un cieco che stenta a tentoni di trovare una via d'uscita da una situazione iniziale d'empasse, di trovare tra le pieghe degli eventi di cui rimane pur sempre un freddo e disincantato osservatore, quel singolo episodo che possa rimuovere il velo di un destino fino ad allora per lui misterioso, mettendolo di fronte finalmente alla possibilità di SCEGLIERE in un mondo costruito apparentemente apposta per impedirgli di farlo.

Ed in questo desiderio è certamente accontentato oltre ogni aspettativa.

È invitato nella lussuosa casa del nuovo potente Rettore islamico della Sorbona, Rediger, ricolmo di petrodollari e teso più che mai a ripopolare quell'istituzione di accademici francesi ma di fede islamica.

Rediger, così il nome del Rettore, propone a François un bivio: se si converte all'Islam, farà un notevole passo avanti nella sua posizione di accademico, con lauti compensi in termini di pecunia.

Rodiger si abbandona di fronte a François a quella che non esiterei a chiamare nient'altro che una folle apologetica dell'Islam, ma lo fa con queste parole:
''È la sottomissione,'' disse piano Rediger. ''L'idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta. È un concetto che esiterei a esporre davanti ai miei correligionari, potrebbero giudicarlo blasfemo, ma per me c'è un rapporto tra la sottomissione della donna all'uomo come la descrive Histoire d'O e la sottomissione dell'uomo a Dio come la contempla l'islam. Vede,'' proseguì, ''l'islam accetta il mondo, e lo accetta nella sua integrità, accetta il mondo così com'è, per dirla con Nietzsche. Per il buddhismo il mondo è dukkha - inadeguatezza, soggerenza. Il cristianesimo stesso manifesta serie riserve - Satana non viene definito ''principe di questo mondo''? Per l'islam, invece, la creazione divina è perfetta, è un capolavoro assoluto. Cos'è in fondo il Corano, se non un immenso poema mistico di lode? Di lode al Creatore e di sottomissione alle sue leggi.
(pag. 220-221, mia enfasi)

Come non ravvisare in quelle sottili lusinghe di persuasione e di accomodamento la voce medesima che di nuovo e ancora di nuovo lo stesso Demiurgo, tramite i suoi vari intermediari (i preti e i folli apologeti delle varie religioni monoteistiche) riserva a coloro il cui Spirito brama e agogna tornare prima o poi a possedere?

E a quel punto il lettore si chiederà per forza: come reagirà François alle lusinghe del Demiurgo che gli si para di fronte? E come reagirei io stesso se fossi al suo posto? C'è da dire che Rediger ha giocato fin troppo bene le sue carte. L'Islam ha stravinto in Francia. Tutti i tuoi pari sono musulmani o sul punto di diventarlo. Cosa riesce più facile di una scelta assolutamente conformista? E per di più premiata da sicure laute ricompense?

Considerando di che tempra è fatto François, tutt'altro che un eroe ribelle, assuefatto com'è dal suo disincantato e lucido nichilismo, la sua ''sottomissione'' al folle apologeta dell'Islam che gli si para davanti è prevedibile.
Intanto, che Rediger sia solo un demente folle apologeta islamico, una specie di Lorenzo Noli musulmano, per quanto furbo e astuto, lo si capisce benissimo dai libri che pubblica:
Tornò con un libretto con il suo nome in copertina, pubblicato in una collana di tascabili illustrati e intitolato Dieci domande sull'islam.
''Le infliggo tre ore di proselitismo pur avendo pubblicato un libro sull'argomento, comincia proprio a diventare una seconda natura... Ma forse ne ha sentito parlare.''
''Sì, ha venduto molto, vero?''
''Tre milioni di copie,'' si giustificò.

(pag. 219-220)

E François lo sa:
Ma la cosa che più mi aveva colpito durante il nostro incontro, e che mi colpiva ancor più nel suo libro, era quell'aspetto discorso ben collaudato, che avvicinava inevitabilmente Rediger al campo politico.
(pag. 229, enfasi originale)


E di certo laddove parla di provvidenziale selezione naturale, la sua natura arcontica e demiurgica appare ancor più evidente:
Per quanto riguarda gli esseri viventi, invece, i disegni del Creatore si esprimevano attraverso la selezione naturale: era grazie a essa che le creature animate raggiungevano il loro massimo di bellezza, vitalità e forza. E per tutte le specie animali, di cui l'uomo faceva parte, la legge era la stessa: solo alcuni individui erano chiamati a trasmettere il proprio seme, e a concepire la nuova generazione da cui a sua volta dipendeva un numero indefinito di generazioni. Nel caso dei mammiferi, tenuto conto del tempo di gestazione delle femmine in rapporto alla capacità di riproduzione quasi illimitata dei maschi, la pressione selettiva si esercitava innanzitutto sui maschi. La diseguaglianza tra maschi - se alcuni si vedevano concesso il godimento di più femmine, altri dovevano necessariamente esserne privati - andava dunque considerata non un effetto perverso della poligamia bensì il suo vero e proprio scopo. Era così che si compiva il destino della specie.
(pag. 227-228)


Guardacaso infatti anche per il Demiurgo c'è l'insopprimibile desiderio di creare e ricreare il mondo servendosi degli stessi lego (ogni Scintilla Divina imprigionata nel corpo e nell'anima di ciascuno di noi) una, due, dieci, mille volte, pur di inebriarsi nell'effimera sensazione di sentirsi Dio con nessun altro al di sopra di lui. Ma il problema che assilla il Demiurgo è che, di tutti i mondi che potrà creare, non gli riuscirà mai una creazione esattamente perfetta come nei suoi reali desideri. E dunque l'imperfezione via via minore ma mai cancellata del tutto dalle sue opere non fa che incrinare inconsciamente la sua fiducia in sé stesso.

Ma quale mezzo ha François per dire no al suo Demiurgo?

Se risponde ''sì'', ripeterà il medesimo che ogni santo cattolico o mistico islamico ha da sempre pronunciato di fronte al proprio Dio. Esprimerà l'insopprimibile desiderio della sua anima (ma non del suo Spirito) di diventare uno con il Demiurgo. Di ritornare al Demiurgo, di modo che il Demiurgo possa nuovamente fare del suo Più Vero Sè quello che vuole e quel che gli piace e ha in mente per esso.

Ma François dice davvero ?

Si convertirà davvero all'Islam?

Davvero il Demiurgo è così potente? Davvero Hallah è così forte? Davvero il miglior spirito europeo è così debole di fronte alla riscossa di Dio, e del Dio creatore?

Ebbene, François si converte. Ma non prima di aver tradito, nel suo colloquio finale con il Folle Apologeta Rediger, tutto il suo più pusillanime opportunismo nella scelta della conversione.

Ciò che gli interessa sapere più di tutto della nuova religione, dell'Eden appena creato del suo Demiurgo, non è la magnificenza di Hallah, lo slancio della fede mistica di un neoconvertito, la bellezza del Corano e altre stronzate simili che suonerebbero altrettanto bene sulla bocca di tanti altri dementi folli apologeti cristiani di mia conoscenza. Ciò che a François preme di più è sapere se le sue future 2, 3, 4 mogli islamiche avranno le curve al posto giusto.

Rediger risponde soddisfatto:
''...In quanto donne, le mezzane hanno ovviamente il diritto di vedere le ragazze spogliate, di effettuare quella che non si può che definire come una specie di valutazione, e di mettere in rapporto il loro fisico con la condizione sociale dei futuri sposi. Nel suo caso posso garantirle che non avrebbe di che lamentarsi...''
Tacqui. A dire il vero, rimasi a bocca aperta.

(pag. 248)


Il Demiurgo sembra aver vinto. François si convertirà rapidamente all'Islam. Senza alcun rimorso. È rinato di nuovo. Ma viene da chiedersi: il Demiurgo ha davvero vinto? Rediger aveva ottenuto davvero quello che voleva? La risposta a questa domanda determinerà se veramente il libro di Houllebecq merita di titolarsi ''sottomissione'' e di preconizzare chissà quali paure e sgomento per questo.

È davvero una ''sottomissione'' al Demiurgo quella di chi soltanto FINGE di adorarlo e di amarlo? È davvero una vera conversione quella fatta solo per convenienza e mero opportunismo materialista? Con quell'opportunismo, non avrà François ribadito piuttosto la sua eterna ''fedeltà alla terra'', per dirla con Zarathustra, contro tutte le menzogne delle religioni alle quali sembrava apparentemente abboccare con la sua conversione di facciata? Parigi val bene una messa?

Perfino se io accettassi, pena tortura o una qualche punizione fisica, di dichiararmi ''convinto assertore della storicità di Gesù'', quanto sarei davvero sincero?

Ironia della sorte, è stato proprio un islamico, Averroè, il primo teorico della Doppia Verità (speculare per certi veri al tema della Nobile Menzogna di Platone, con la differenza che Platone si rivolgeva al governante ideale, laddove Avicenna al fedele):
la verità della ragione può contraddire quella della fede, senza che ciò impedisca ci considerarle vere entrambe. In altre parole: fai credere alla gente di essere islamico, cattolico, ebreo, ma in cuor tuo professati pure ateo o gnostico o peggio ancora adoratore di Satana.

Ecco perchè Rediger non ha veramente vinto, al risveglio finale della coscienza. La SOTTOMISSIONE da tui tanto agognata di François non è affatto totale, come da lui sperato: non può essere totale. Perchè una Scintilla Divina sempre si opporrà al tentativo congiunto del corpo e dell'anima, i suoi reali carcerieri, di finire fagocitato, corpo, anima E SPIRITO nelle spire del Demiurgo per diventare uno con il Demiurgo.

La Reductio ad Unum, il grande piano tentato a più riprese a tavolino da ogni bastarda religione monoteistica al potere - che sia nel nome di YHWH, della Trinità o di Hallah - si rivelerà sempre alla fine solo una pura chimera, una mera illusione, una gigantesca menzogna.

E così, con quel finale:
Non avrei avuto niente da rimpiangere.

nel momento in cui François è ora un islamico , ma un FINTO islamico (come prima era un FINTO cattolico, ed un FINTO umanista) non si sottomette, non può davvero sottomettersi per sua intima e genuina costituzione, alle pretese del Folle Apologeta Islamico.

Il presunto spauracchio suscitato dal titolo del libro, SOTTOMISSIONE, si rivela alla fine soltanto abilmente dissimulato, e dunque non è vera sottomissione. E se non è vera ''sottomissione'', non è neppure vero ''Islam''.

Il Demiurgo ha perso. Non ha ottenuto quello che voleva, cioè quello che recita lo Shema ebraico:
Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. 

 
Tutto questo mi persuade che l'Islam cosiddetto ''moderato'', invece di bonificare un Islam più violento (il vero Islam), in realtà il massimo che potrà produrre è solo una nuova razza di folli apologeti islamici, nè più nè meno dei folli apologeti cristiani che fortunatamente si limitano ad infestare le accademie ''del Nuovo Testamento'' sotto le mentite spoglie di ''storici''.
Folli apologeti islamici di tal fatta sono finanziati dai petrodollari del Golfo, ma così pure i folli apologeti cristiani hanno il loro sostegno nel Vaticano e nelle varie chiese e accademie cristiane. È nella loro natura, essere tanto ipocriti da autoconvincersi che i loro dogmi siano la realtà. Ma se il cristianesimo si è ridotto ad essere una religione non più del Padre, e nemmeno del Figlio, ma unicamente ''del Gesù storico'' - perchè ormai gli unici cristiani credenti e praticanti su suolo europeo sono solo quelli interessati alla ricerca del ''Gesù storico'' e alla sua difesa contro il miticismo - è perchè cerca invano di scimmiottare un Islam dilagante che invece un Maometto storico, per quanto semievanescente, ce l'ha eccome a cui mettere in bocca le parole di tutti i più schifosi corani che vuole.
Inoltre i folli apologeti islamici sono perfino migliori dei loro equivalenti cristiani perchè per quanto riguarda Gesù sanno già la verità di metà della storia: che la crocifissione di Gesù fu solo un puro mito.
In questo seguaci senza rendersene conto dello gnostico Basilide, seguace di Valentino, seguace di Teuda, seguace di Paolo.

In questo giorno, in questo momento, l'Islam importa alla gente a causa del terrorismo islamico. L'Islam di per sé è fondamentalmente non peggio di qualsiasi altra religione monoteistica.

I dogmi e i principi di tutte le religioni sono uguali.

Non credo nelle religioni buone o cattive. A mio parere ogni religione è cattiva per l'umanità.

La religione dovrebbe mostrarsi pubblicamente con un avvertimento per la salute come avviene con le sigarette: 'la religione uccide.'

Dio è veramente morto. E non importa se l'Islam dominatore del futuro sarà alleato del cristianesimo oppure suo nemico, come due diversi passi del libro inducono a pensare:
''...E, soprattutto, il vero nemico dei musulmani, quello che temono e odiano più di qualsiasi altro, non è il cattolicesimo: è il secolarismo, la laicità, il materialismo ateo. Per loro, i cattolici sono dei credenti, il cattolicesimo è una religione del Libro; si tratta solo di convincerli a fare un passo in più, a convertirsi all'islam: è questa la vera visione musulmana della cristianità, la sua visione originaria.''
(pag. 134)

Altrettanto nietzscheana era la sua ostilità sarcastica e offensiva nei confronti del cristianesimo, che secondo lui poggiava solo sulla personalità decadente e marginale di Gesù. Il fondatore del cristianesimo si era trovato a proprio agio tra le donne, e questo si notava, scriveva. ''Se l'islam disprezza il cristianesimo,'' citava, riprendendo l'autore dell'Anticristo, ''ha mille volte ragione di farlo; l'islam ha degli uomini per presupposto...''.
...
A furia di moine, smancerie e vergognosi strofinamenti dei progressisti, la chiesa cattolica era diventata incapace di opporsi alla decadenza dei costumi. Di rifiutare decisamente ed energicamente il matrimonio omosessuale, il diritto all'aborto e il lavoro delle donne. Bisognava arrendersi all'evidenza: giunta a un livello di decomposizione ripugnante, l'Europa occidentale non era più in grado di salvare se stessa - non più di quanto lo fosse stata la Roma del V secolo della nostra era.

(pag. 230-234)


Perchè, come meditava giustamente François:
Era lui, Rediger, il primo a riconoscere che la cristianità medievale era stata una grande civiltà, i cui risultati artistici sarebbero rimasti eternamente vivi nella memoria degli uomini; ma a poco a poco aveva perso terreno, aveva dovuto venire a patti con il razionalismo, rinunciare ad annettersi il potere temporale, finendo per condannarsi all'insignificanza, e questo perchè? In fondo, era un mistero: Dio aveva deciso così.
(pag. 234, mia enfasi)

E così sia.

Un'acuta vignetta satirica di Charlie Hebdo: «Attenti alle scottature - Qualcuno può girarmi?»