Riporto la mia libera traduzione di questo articolo accademico di Eric Laupot. Mi servirà farvi riferimento per un futuro post in preparazione.
IL FRAMMENTO 2 DI TACITO: IL MOVIMENTO ANTIROMANO DEI CHRISTIANI E I NAZOREI
Eric Laupot
Università di Alabama, Tuscaloosa
Pubblicato in Vigiliae Christianae 54, no. 3 (2000) 233-47
SOMMARIO
C'è poco consenso riguardo la natura storica della setta identificata da Tacito in Annales 15.44 come Christiani. Né vi è alcun forte consenso sull'autenticità e storicità di tutto quel frammento noto come frammento 2 di Tacito (= Chronica 2.30.6-7 di Sulpicio Severo), i cui riferimenti ai "Christiani"
sono comunemente sospettati di esser interpolazioni Cristiane
successive. Gran parte di questo frammento è ritenuto, tuttavia,
proveniente dalla parte perduta del quinto libro delle Historiae di Tacito.
Una
soluzione può essere trovata ad entrambi questi problemi, derivando dal
frammento 2 una nuova prova del fatto che questo frammento rappresenta
chiaramente una fonte storica primaria. Questa nuova prova emerge dalla
scoperta di una significativa relazione statistica tra le seguenti tre
parole: (1) La metafora stirps (ramo, discendenti) usata per descrivere i Christiani nel frammento 2, (2) e (3) Nazoraios e Nazarenos (Nazoreo), che descrive la setta del Nuovo Testamento associata ai Christianoi di Atti 11.26. L'anello di congiunzione, così come la fonte comune, tra le tre parole sopra citate sembra essere l'Ebraico netser (ramo, discendenti, apparentemente sotto l'influenza di Isaia 11.1), che nello steso tempo si traduce in stirps e si traslittera in Nazoraios / Nazarenos. E' matematicamente estremamente improbabile che questo legame con netser
rappresenti una coincidenza casuale. Inoltre, sembra che un più tardo
redattore Cristiano del frammento 2 o il suo target di riferimento, non
avrebbe saputo di questa connessione. A causa di ciò e di altre
spiegazioni contestuali, la possibilità che quel frammento 2 potrebbe
essere stato redatto in modo significativo da un Cristiano successivo è
in gran parte eliminata. Rimaniamo quindi con la concreta probabilità
che questo frammento costituisce una fonte storica primaria, molto
probabilmente risalente a Tacito. A sua volta questa fonte ci fornisce
una probabile soluzione al problema dell'identità dei Christiani
grazie alla loro raffigurazione nel frammento 2 come i principali
partecipanti durante la prima rivolta Ebraica contro Roma nel 66-73 d.
C..
Nella ben nota sezione di Annales 15.44, Tacito si riferisce inequivocabilmente ai "Christiani".
Guarderemo in una nuova luce un altro passo ritenuto essere almeno
parzialmente Tacitiano e che menziona altrettanto una setta chiamata "Christiani".
In tal modo, questo dimostrerà come un sacco di dati storici possa
essere con successo nascosto in un sol breve passaggio. Come si vedrà,
quando si tratta di questi "Christiani", le cose non sono affatto
come hanno sembrato. Il secondo passaggio in questione è conosciuto
comunemente come frammento 2 di Tacito, di cui gran parte è generalmente
considerato aver una volta fatto parte della porzione oggi perduta del
quinto libro delle Historiae di Tacito. Il frammento 2 è stato preservato dallo storico Cristiano Sulpicio Severo nelle sue Chronica 2.30.6-7 (ca. 400-403 d. C.).
Questo frammento ci permetterà di dimostrare chi erano davvero i Christiani, e, come vedremo, non erano Cristiani. Qui, come altrove in questo lavoro sto usando "Cristiani" (in opposizione a "Christiani"), "cristianesimo", e "la Chiesa" per riferirmi unicamente alla versione Paulina.
Il presente studio dimostra che il framm. 2 è una fonte storica primaria che con ogni probabilità identifica correttamente i "Christiani"
del frammento 2 come il nome Latino di un gruppo di partecipanti più
importanti alla prima rivolta Ebraica contro Roma del 66-73 d.C..
Inoltre, vedremo che il nome Ebraico per almeno una parte, se non tutti,
di questo gruppo era probabilmente "Netsarim" (Nazorei).
Passiamo ora al framm. 2 e vediamo perché mostra che i Christiani
siano stati i principali oppositori dei Romani. Questo frammento
fornisce i dettagli del dibattito all'interno di un consiglio di guerra
tra vertici militari voluto dal comandante dell'esercito Romano Tito
poco prima della distruzione del Secondo Tempio dai Romani a Gerusalemme
nel 70, verso la fine della prima rivolta Ebraica contro Roma. Il
dibattito era se l'esercito romano dovesse o no distruggere il Tempio.
Per i nostri scopi qui, l'ultima metà del framm. 2 (= Chronica 2.30.7 di Severo) è la più rilevante perché cita espressamente i "Christiani":
(2.30.6) Si
racconta che Tito, tenuto consiglio, abbia, in un primo tempo,
dibattuto se un tempio, che tanto lavoro aveva richiesto per la sua
costruzione, dovesse essere distrutto. Qualcuno riteneva che non fosse
opportuno demolire un santuario, famoso quanto nessuna altra opera
umana: salvarlo voleva dire lasciare un documento della moderazione dei
Romani; abbatterlo equivaleva a segnalare per sempre la crudeltà dei
vincitori.
(2.30.7) Altri invece (e lo stesso Tito era di
questo avviso), ritenevano che distruggere il tempio fosse un obbligo
primario al fine di sopprimere più radicalmente la religione [per Severo. Tacito o un altro autore classico avrebbe usato la parola superstitio (credo religioso straniero). Confronta Hist. 5.8 e Ann. 15.44 (exitiabilis superstitio)] di Giudei e Cristiani: si trattava di due religioni [vale a dire, superstitiones] a dire il vero, ostili l'una all'altra, ma comunque sviluppate dalle stesse origini. I Christiani sorgevano dai Giudei: tagliata la radice, anche il ramo [stirps] si sarebbe facilmente seccato.
La scoperta che lo storico cristiano Severo avesse preso la maggior parte del framm. 2 da una porzione ormai perduta delle Historiae
di Tacito è stata fatta la prima volta nel 1861 quando Jacob Bernays
pubblicò il suo magistrale studio [2] dimostrando che il frammento è
ragionevolmente Tacitiano nello stile. Dimostrò anche che è in apparenza
abbastanza accurato storicamente, [3] contro il racconto parallelo di
Giuseppe Flavio dello stesso consiglio di guerra in Bell.
6.236-243, che Bernays definì un tentativo di riabilitare Tito. La
constatazione di Bernays che il framm. 2 è per la maggior parte
Tacitiano è stata generalmente accettata dagli editori delle varie
edizioni critiche delle Historiae e delle Chronica. [4]
Momigliano riassume la posizione del consenso dichiarando non c'è dubbio
sul fatto che Severo dipendeva, almeno in parte, da Tacito : "Sulpicio
Severo usa Tacito altrove, e questo particolare passaggio mostra tracce
dello stile Tacitiano sotto la vernice di inizio V secolo. Si può
quindi ragionevolmente concludere con Bernays che Sulpicio Severo
dipendeva da Tacito. La sua congettura è infatti stata generalmente
accettata". [5]
Tuttavia, un certo numero di studiosi ha espresso l'opinione che la seconda metà del framm. 2 con i suoi riferimenti ai "Christiani"
rappresenta in gran parte un tentativo di "cristianizzazione" la
redazione da parte dello stesso Sulpicio Severo o di qualche altro
Cristiano successivo. [6] Momigliano osserva: "Questo passaggio ha
subito modifiche Cristiane, ma questa modifica riguarda solo le ragioni
alla base della decisione di Tito e non la decisione stessa". [7]
Tuttavia, i sostenitori di questa teoria (vedi nota 6 precedente)
dimostrano solo che Severo aveva un movente per cristianizzare questo
passaggio e che egli avrebbe potuto fare così, non che lo fece. Un'altra
ipotesi [8] sostiene che Sulpicio o un redattore successivo potrebbe
aver interpolato un racconto storico effettivo del consiglio di guerra
di Tito da una fonte di testimonianza oculare non Tacitiana, ma
classica, come Marco Antonio Giuliano. In questo caso però, come
Momigliano osserva in "Jacob Bernays" (167), l'effetto in definitiva sarebbe semplicemente sostituire "il
nome di Tacito come fonte di Sulpicio dal nome di colui che era
probabilmente la fonte di Tacito, Antonio Giuliano: nessun progresso e
maggiore oscurità".
In ogni caso, però, una lettura diretta
della seconda metà del framm. 2 supporta l'opinione che i Romani
consideravano l'idea di distruggere il Tempio, nel tentativo di
paralizzare l'ebraismo ed eliminare la base operativa di un gruppo noto
come "Christiani". Se accettiamo il framm. 2 come fonte storica
primaria (e come vedremo, questo corso d'azione è logicamente
giustificabile), non vi può essere alcun dubbio sul fatto che i Christiani
fossero un gruppo Ebraico che, insieme a quelli identificati come "gli
ebrei," erano i principali partecipanti alla prima rivolta Ebraica
contro Roma. Questi Christiani si distinguono anche nel framm. 2
da coloro che erano presumibilmente, dal punto di vista romano, almeno,
più normativi Ebrei: i Christiani e "gli Ebrei", anche se dalla
stessa parte contro i Romani, sono rappresentati come aventi credi
religiosi in conflitto tra loro. Secondo il framm. 2 allora i Christiani
furono i partecipanti più importanti nella guerra e Tito bruciò il
Tempio principalmente per distruggere loro paralizzando l'ebraismo -
così distruggendo la base dei Christiani delle operazioni in Israele.
Questo punto di vista nel framm. 2 è coerente con gli altri riferimenti esistenti di storici Romani classici ai "Christiani" del periodo del Secondo Tempio. Possiamo notare la descrizione di Tacito negli Annales 15.44 della superstitio dei "Christiani" come pericolosa (exitiabilis), sinistra (atrocia), un male (malum), ecc. e la rappresentazione di Svetonio dei "Christiani" in Nero 16,2 come seguaci di una "nuova e pericolosa [malefica] superstitio ".
Ci
sono una serie di argomenti che dimostrano che il framm. 2 costituisce
una fonte storica primaria. Il primo di questi punti fu dato da Bernays e
altri, i restanti sono nuovi in questo studio. Questo articolo si
concentrerà sulla parte più rilevante del frammento, la seconda metà.
Ecco allora la critica, soprattutto letteraria/ statistica, a favore
della classificazione del framm. 2 come una fonte storica primaria:
1.
La seconda metà del framm. 2, come il primo, è ragionevolmente
Tacitiano nello stile. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda
(A) quippe usato al posto di nam prima dell'espressione di opinioni esplicative e contrastanti in una frase subordinata, [9] (B) l'uso del tipico Tacitiano at contra, [10] e (C) il fatto che tutto il resto nell'ultima metà di questo frammento tranne il termine Severiano religio sembra essere Tacitiano o in ogni caso non non-Tacitiano. [11]
2. La chiara impressione data nel framm. 2 dei "Christiani"
come avversari dei Romani è ancora più fortemente rafforzata da
qualcosa che Bernays non menzionò. Ci possono essere pochi dubbi sul
fatto che lo staff del generale romano Tito è descritto nella parte
finale del framm. 2 (". ... si trattava di due religioni a dire il
vero, ostili l'una all'altra, ma comunque sviluppate dalle stesse
origini. I Christiani sorgevano dai Giudei: tagliata la radice, anche il
ramo [stirps] si sarebbe facilmente seccato.", vedi nota 1) nell'atto di citare Isaia 11.1 mentre rappresenta i Christiani del framm. 2 usando la parola Latina stirps (ramo, discendenti), un termine i cui equivalenti Ebraici da Isaia 11.1 (Ebr. / Aram., netser) permettono soltanto di traslitterare nei due nomi (Nazoraios e Nazarenos
[vale a dire, "Nazoreo "]) nel Nuovo Testamento Greco per quello che
sarebbe stato, agli occhi di Severo o di qualsiasi altro redattore
Cristiano successivo, praticamente la stessa setta in quanto "Christiani".
Come verrà illustrato, le probabilità che questo sia una coincidenza
casuale sono così remote (insieme con la probabilità che Severo o i suoi
lettori sarebbero stati perfino a conoscenza di questa connessione) che
come risultato si può eliminare virtualmente Severo come fonte primaria
per la maggior parte della seconda metà del framm. 2.
Come verrà dimostrato più chiaramente, i "Christiani" del framm. 2 sono raffigurati, dopo Isaia 11.1, come un "ramo" di Jesse - padre di Davide - germogliante dalle ''radici'' (radix)
Ebraiche di Jesse [12]. Questo è esattamente quanto ci si aspetterebbe
dalla descrizione di un movimento di resistenza ebraico ed è del tutto
coerente, come abbiamo visto, con il contenuto ovvio del framm. 2. [13].
Stirps sarebbe stata una buona scelta nel framm. 2 con cui tradurre netser da Isaia
11,1 dal momento che ciascuno di questi sostantivi significava sia
"ramo" e "discendenti" (in questo caso, presumibilmente, di Davide)
[14]. Ad esempio, stirps fu usato da Girolamo per tradurre netser in Isaia 14.19 (Vg). [15]
La metafora del ramo nel framm. 2, stirps, è una delle relativamente poche parole Latine con un equivalente Ebraico (netser) che può essere traslitterato in "Nazoraios" (Matteo, 2.23, 26.71, 18.37 Luca, Giovanni 18.5, 7, 19.19, Atti 2.22, 3.6, 4.10, 6.14 , 22.8, 24.5, 26.9) e "Nazarenos" (Marco 1.24, 10.47, 14.67, 16.6, Luca 4.34, 24.19) - due parole che descrivono la setta che è associata anche con i "Christiani" (= "Christianoi": Atti 11,26) del Nuovo Testamento. Le prime tre consonanti Semitiche di netser possono essere traslitterate nelle prime tre consonanti greche di ambedue Nazoraios e Nazarenos.
[16] E' quasi impossibile che si tratti di una coincidenza in quanto ci
sono relativamente poche parole a noi note oggi, che potrebbero essere
state usate come sostantivi in Ebraico o Aramaico nell'Israele del primo
secolo, e potrebbero altrettanto essere state traslitterate in questo
modo in Nazoraios o Nazarenos - e netser (= stirps)
soltanto risulta essere una di loro. Includo solo sostantivi qui poichè
la metafora effettivamente utilizzata nel framm. 2 è stata espressa in
termini di un sostantivo (stirps).
Queste poche parole
Semitiche (dall'Ebraico biblico, Aramaico Ebraico Palestinese, e
Aramaico Talmudico [quest'ultimo incluso per ragioni indicate qui di
seguito]) che contengono solo le consonanti N-TS-R o NZR
sono elencate nel seguito, insieme con tutti i loro significati
conosciuti: ( 1) Dall'ebraico, con il significato di radice (cfr. Brown-Driver-Briggs Hebrew and English Lexicon; anche James H. Charlesworth, Graphic
Concordance to the Dead Sea Scrolls [Tübingen: J. C. B Mohr (Paul Siebeck), 1991]): nezer (corona, la mitra di un sacerdote [Lev 8.9]; capelli [di una donna], una consacrazione [Lev 21.12]; capelli consacrati di un Nazireo [Num 6.19], una separazione [Num 6. 8, 12, 13]), nazir
(un consacrato o coronato [ad esempio, un principe, un regnante, ecc.],
un nazireo, una vite tagliata [come i capelli tagliati di un nazireo -
vedere Lev 25.5, 11]), natsar (colui che guarda, il preservato [di Israele - vedi Isaia 49.6 ]), una cosa segreta [Is 48.6], un luogo segreto [Is 65.4]; gli assediati [Ez 6,12], un assediante [Ger 4.16], quelli che osservano [la Torah: Sal 119.2, Proverbi 28.17], uno che tende [un albero di fico - Prov 27.18], uno che è furbo [Prov 7.10]), e netser (ramo; germoglio; discendenti). (2) Dall'Aramaico (vedi Marcus
Jastrow, Dictionary of the Targumim, the Talmud Babli and Yerushalmi,
and the Midrashic Literature [1903; repr., New York: Pardes, 1950]; anche Michael
Sokoloff, A Dictionary of Jewish Palestinian Aramaic of the Byzantine
Period [Ramat-Gan, Israel: Bar Ilan Univ. Press, 1990]): Notseri (un Cristiano o Nazoreo [= Lat, Christianus, vedi nota 17 seguente]), nezirah (un nobile; un voto di nazireo) , Nezirah (nome di un uomo [Gen Rab 12.6, ecc.]), natsir (un feto), netser (un grillo, un salice), e nitsrah (un cesto di vimini).
Ho
eliminato significati Semitici che sono doppioni. Per i motivi
statistici, si veda nel seguito. Ci sono quindi un totale di soli 29
distinti significati di parole semitiche che avrebbero potuto essere
traslitterate sia in "Nazoraios'' che in ''Nazarenos". [17]
Le probabilità che questa relazione verbale tra stirps, netser e Nazoraios/Nazarenos rappresenti una coincidenza può essere calcolata matematicamente all'incirca come segue: Andando indietro dal greco "Nazoraios" e "Nazarenos"
(i risultati finali delle traslitterazioni putative), abbiamo già
notato in precedenza i 29 diversi significati delle sole parole
semitiche di cui il sottoscritto è consapevole che potrebbero
credibilmente essere state traslitterate nelle due parole greche in
questione. Se quindi facciamo l'ipotesi molta generosa che, per ciascuno
dei 29 significati semitici c'erano ben 10 nomi in latino che in
origine potevano originariamente aver espresso ciascun significato, si
arriva ad una cifra totale di 290 (= 29 x 10) nomi latini che potevano
originariamente venir usati per esprimere questi 29 significati semitici
da parte dello staff del generale romano (o da un redattore successivo
del framm. 2). Quindi, in teoria ciascuno di questi 290 nomi latini
potrebbe esser stato scelto in modo casuale come metafora per i Christiani
da parte dei Romani o di un redattore più tardo e ancora fornirci
traduzioni Semitiche che potrebbero in ultima analisi, venir
traslitterate in Nazoraios e Nazarenos. Stiamo assumendo qui per amor di discussione che i Romani o un redattore successivo avessero preso la loro metafora per i "Christiani" completamente a caso - e non con qualche conoscenza preesistente del nome Semitico dei Christiani,
se presente. Tutto ciò che dobbiamo fare a questo punto allora è
dividere 290 per il numero totale dei sostantivi in Latino al fine di
ottenere la probabilità, per i Romani o chiunque altro, di arrivare
casualmente a una metafora in grado di traslitterare correttamente in
ultima analisi, nei due nomi Greci per la setta del Nuovo Testamento
associata anche con i "Christiani" di Atti.
Per
semplificare questo calcolo e al tempo stesso garantire una ragionevole
accuratezza, si eliminerà dall'analisi tutti i nomi propri in Latino, in
quanto questi si riferiscono principalmente a persone e luoghi al di
fuori di Israele, ed è molto improbabile che i Christiani
potrebbero aver scelto il loro nome Semitico, se presente, da un tale
elenco (per l'effetto di questo sul nostro calcolo, vedi nel seguito).
Pertanto, noi consideriamo solo i nomi comuni Latini. Una stima basata
su un campione rappresentativo di nomi comuni dall'Oxford Latin Dictionary
(1982) indica che c'erano circa 18.000 nomi comuni in Latino. Questo ci
consente, quindi, una stimata probabilità di casualità in questo caso
di 290 diviso per 18.000, o 1.61%. Sottrarre questa frazione a 100% per
ottenere una probabilità di non-casualità ci dà 98.39%.
E'
possibile, naturalmente, che alcune parole Semitiche del primo secolo e
significati che sono a noi sconosciuti oggi siano stati inavvertitamente
omessi da questa analisi. Secondo l'attuale opinione dell'autore, però,
questo particolare problema è stato più che adeguatamente compensato
con l'uso molto generoso di 10 nomi comuni Latini per ogni significato
Semitico, nonché l'inserimento di parole Semitiche e relativi
significati dall'Aramaico Talmudico. Inoltre, la mancata considerazione
dell'uso di metafore e similitudini che coinvolgono nomi propri Latini
(si veda sopra) potrebbe anche sottovalutare la probabilità di
non-casualità - limitando notevolmente il numero totale di parole Latine
in esame a solo 18.000.
In ogni caso, i risultati complessivi
indicano una probabilità di non-casualità entro la gamma di
significatività statistica (cioè, > 95%). Q.E.D. [18] Si può anche notare che la presenza apparente nel framm. 2 di una parafrasi di Isaia 11.1 (uno dei soli quattro passaggi della Bibbia Ebraica contenenti la parola raramente usata netser [le altre tre sono Isaia 14.19, 60.21, e Dan 11.7]) fornisce un'ulteriore conferma di questa alta probabilità di non-casualità .
Vi
è una relazione statistica qui che è quasi certamente non casuale.
Questo elimina virtualmente Severo o un altro Cristiano successivo come
la fonte di questo materiale in quanto un redattore successivo
Cristiano, quasi certamente non avrebbe potuto arrivare alla scelta di stirps semplicemente
per caso, come abbiamo visto. Né probabilmente Severo (o un altro
Cristiano successivo), avrebbe perfino saputo qualcosa di questa
connessione verbale. Inoltre, se l'avesse saputo, scrivere su di esso in
un modo del tutto obliquo non avrebbe avuto senso, i suoi lettori non
sarebbero stati capaci per la maggior parte di capire la connessione.
Questo si può dedurre dalla mancanza di riferimenti ad esso nella
letteratura Cristiana e altrui [19].
Così, dal processo di
eliminazione siamo quasi certamente lasciati con una fonte classica,
probabilmente Tacito (si veda sopra alla nota 4), per il framm. 2,
dimostrando che il framm. 2 è in tutta probabilità una fonte storica
primaria. Inoltre, poichè il framm. 2 è probabilmente Tacitiano, i suoi Christiani possono ora probabilmente venir identificati con i Christiani degli Annales 15.44 di Tacito.
3. Inoltre, in Rm 11.16-24 Paolo sembra derivare dall'Hodayot
dei Rotoli del Mar Morto (1QH 14 [6] .14-17, 15 [7].18-19, 16 [8].4-11)
una metafora del ramo-radice che originariamente paragonò la comunità
di Qumran a un albero o pianta stabilito da Dio. Tutti e tre questi
passaggi dall'Hodayot impiegano netser e quindi tutti erano a quanto pare influenzati a loro volta dal parallelo Isaia 60.21 (uno dei soli quattro passaggi della Bibbia Ebraica a contenere netser), e forse pure Isaia 11.1 altrettanto[20]. In Romani Paolo
riapplica deliberatamente questa metafora alla comunità Cristiana.
Siamo in grado di dedurre che la scelta di Paolo del termine "ramo" (Klados) in Rom
11.16-24 fu deliberata in virtù delle stesse ragioni statistiche per le
quali siamo stati in grado di dedurre che lo staff del generale romano
nel framm. 2 non scelse la sua metafora del ramo a caso: Per le ragioni
matematiche di cui sopra, le probabilità sono schiaccianti contro ogni
scelta casuale da parte di chiunque di una metafora del ramo per i
Nazorei e, in misura minore, per ogni altro gruppo a cui i primi
Cristiani erano a quel che si dice collegati [21]. Questo principio si
applica altrettanto bene a qualsiasi descrizione diretta di un leader
Nazoreo tipo Gesù come di un discendente (= netser) o "ramo" di Davide come, ad esempio, da parte di Paolo in Rom 1.3. Possiamo quindi dedurre che in Rom 1.3 Paolo stava consapevolmente seguendo Isaia 11.1
- in parte, del resto, perché la parola netser appare raramente nella
Bibbia Ebraica e solo una volta in connessione con Davide (Isaia
11.1), quindi ci sono pochi dubbi date le circostanze su ciò a cui Paolo
si riferiva esattamente. Confronta anche gli altri numerosi esempi di
"figlio di Davide" applicato a Gesù nel Nuovo Testamento in una forma o
nell'altra: Matt 1.1-17, 15.22, 20.30-31, 21.9, 15, Marco 10.47-48, Luca 2.4, 3.31, Atti 13.22-23, Rom 15.12, Riv 3.7, 5.5, 22.16, ecc. Si può notare anche in Giustino Apol. 32 e Dial. 86-87 il ritratto di Gesù come compimento della profezia in Isaia
11.1. Questi fenomeni paralleli indicano l'esistenza di una tradizione
importante che coinvolge una convergenza di opinioni (inclusa quella del
framm. 2) che collegano i Nazorei con Isaia 11.1.
4.
Nella misura in cui Severo o qualsiasi altro cristiano successivo possa
aver redatto la seconda metà del framm. 2 cristianizzandolo, costui
avrebbe dovuto imitare con successo lo stile e il vocabolario di Tacito.
Ciò dovrebbe essere stato fatto con sufficiente esperienza per
ingannare sia le persone del suo tempo che parlavano correntemente in
Latino sia le future generazioni di studiosi (vedi nota 4). Ma così
facendo, il redattore avrebbe rischiato la denuncia da parte dei suoi
contemporanei perché le Historiae complete erano ancora esistenti nel
corso del quinto secolo [22]. Se Severo avesse semplicemente introdotto
tali interpolazioni nel suo stile, diciamo, nella seconda parte del
frammento - senza fare un disperato tentativo di farli passare come
propri di Tacito - la sua credibilità ne avrebbe sofferto, ma questo non
è stato fatto. Pertanto, il framm. 2 come lo abbiamo oggi potrebbe
probabilmente non esser stato significativamente redatto da Severo o da
qualsiasi altro Cristiano successivo in quanto così facendo il redattore
sarebbe stato denunciato dai suoi contemporanei, oltre che dai suoi
pari nella Chiesa.
Per questo motivo è quasi altrettanto
improbabile che Severo avrebbe, nel caso abbia avuto qualche cautela
tutto sommato, (1) involontariamente o inconsciamente copiato lo stile
di Tacito nella seconda parte del framm. 2 o (2) consapevolmente tentato
di interpolare solo una o due delle parole chiave del passaggio - come "Christiani" - lasciando le altre relativamente immodificate. Inoltre, ciascuna di tali ipotetiche interpolazioni di "Christiani" nel frag. 2 sarebbe quasi certamente stata fatta prima del 418 d.C. quando l'intero libro quinto delle Historiae
di Tacito era ancora disponibile (cfr. nota 22). Ciò deriva dal fatto
che nel suo racconto parallelo della distruzione di Tito del Tempio
nelle Hist. adv. Pag. 7.9.4-6 (ca. 418) Paolo Orosio quasi
sicuramente imitò ma cristianizzò il significato della seconda metà del
framm. 2 cambiando "Christiani" in "Ecclesia Dei" e "stirps" in "germinante". [23] Assumendo quindi una interpolazione cristiana della parola "Christiani" nel framm. 2, allora dal 418 Orosio ne era quasi certamente a conoscenza.
Dopo
aver ampiamente escluso Severo o un altro Cristiano come fonte per
l'ultima metà del framm. 2, notiamo che l'autore classico di questo
frammento, presumibilmente Tacito, era uno storico o un testimone
oculare che stava con ogni probabilità riportando accuratamente
l'opinione della maggioranza dello staff del generale romano;
un'opinione in questo caso che coinvolge una descrizione dei Christiani
come di un "ramo" che corrisponde esattamente al parere di tutti i vari
autori dei Vangeli canonici che scrissero in greco, e che è quindi
quasi certamente non una coincidenza casuale. Abbiamo un certo numero di
fonti che sembrano aver avuto la stessa idea molto particolare circa i Christiani
come ad un "ramo". Poiché è ovvio che i generali Romani durante la
prima rivolta Ebraica non attinsero le loro idee dai Vangeli e dal
momento che è inoltre improbabile che gli autori dei Vangeli si fossero
rivolti principalmente a resoconti storici dei generali Romani per
sottili suggerimenti su come chiamare i Nazorei, allora è chiaro che
tutte le parti devono aver derivato le loro informazioni su netser
da una fonte comune. Questa fonte deve essere stata molto affidabile, o
lo staff del generale romano non l'avrebbe utilizzata in alcun modo
durante la loro riunione ad alto livello. Sicuramente i Romani avrebbero
saputo i nomi propri dei loro nemici. L'alternativa sarebbe troppo
fantastica. In definitiva, questa fonte affidabile comune non poteva che
essere il vero nome Semitico dei Christiani, derivato da netser. Questo nome in Ebraico sarebbe stato, presumibilmente, "Netsarim" (cioè, Nazoraioi o Nazareni), vale a dire, "i seguaci del ramo (= discendent[i]) di Davide". [24]
Si può anche notare che in Isaia 60.21 (vedi sopra) il ramo (netser) che Dio stabilisce rappresenta i giusti di Israele. Così, il nome di "Netsarim"
molto probabilmente avrebbe comportato un ulteriore significato in
Ebraico (un significato presumibilmente colto e forse anche sottinteso
nel framm. 2 dall'alto comando Romano), che descrive coloro che
appartenevano a questo "grande ramo", cioè, i Christiani (vedi anche Lewy, Jewish Hellenism, 192). [25]
Per
quanto riguarda ciò che lo staff del generale romano avrebbe potuto
altrimenti intendere con la sua metafora del ramo-radice nel framm. 2,
Lewy fornisce diversi esempi in Jewish Hellenism (192-3) delle parole stirpitus, radicitus e exstirpare
utilizzati per descrivere lo sradicamento di religioni straniere da
parte dei Romani. Tuttavia, secondo la miglior conoscenza di questo
autore, l'uso esplicito di una metafora del ramo-e-radice nella sua
interezza non si può trovare in nessun altro luogo nella letteratura
classica se non nel framm. 2 ed è altrimenti unico per la tradizione
giudaico-cristiana. Ciò fornisce ulteriori prove che la scelta precisa
dello staff del generale Romano della metafora nel framm. 2 fu
influenzata dalla cultura Ebraica in cui si trovava e, in particolare,
come è stato dimostrato dalle inferenze statistiche di cui sopra, dal
distintivo nome Semitico e dall'identità dei loro avversari.
Come
abbiamo visto, una lettura diretta della seconda metà del framm. 2
supporta l'opinione che i Romani pensarono di distruggere il Tempio nel
tentativo di paralizzare l'ebraismo ed eliminare la base operativa di un
gruppo ebraico che chiamavano "Christiani". I Christiani dovevano
essere i partecipanti più importanti nella rivolta contro Roma per
essersi attirati l'attenzione dello staff del generale romano e per
averlo indotto a distruggere il Tempio. La distruzione del Tempio poteva
solo venir giustificata da parte del consiglio di guerra di Tito, con
il suo occhio attento sulla storia e sull'opinione pubblica, nella
misura in cui tale azione avrebbe recato il maggior danno possibile ai
principali avversari di Roma in Israele. La distruzione del Tempio può
anche essere vista in questa luce come un'estensione delle torture
inflitte sui Christiani sei anni prima da Nerone a Roma, come descritto da Tacito in Ann. 15.44.
Questa costruzione del framm. 2 si armonizza anche con il significato del nome "Christiani" data in Ann. 15.44 dove si descrivono i sostenitori ideologici di un certo Christus, messo a morte diversi decenni prima da Ponzio Pilato in Giudea. Il nome "Christus" si riferisce presumibilmente all' "unto [di Dio]", cioè, il re di Israele. [26] Tacito descrive Christus come "l'origine per il nome [di Christiani]" (auctor nominis eius). [27] Così, il significato di "Christiani" in Latino corrisponde alla prima definizione di "Netsarim" di cui sopra, in quanto riferente ai seguaci del ramo regale di Davide di Isaia
11.1. Le prove esistenti suggeriscono, tuttavia, che dopo la sconfitta
schiacciante di Israele e della resistenza ebraica negli anni 70 il nome
di "Christiani" fu usato ampiamente per designare i Cristiani
Paolini, [28] che erano presumibilmente progrediti nel vuoto storico
lasciato dalla decimazione dei più remoti Christiani ebrei.
Siamo ora in grado di fornire alcune ulteriori prove che dimostrano che stirps (= netser) nel framm. 2 ci porta a Isaia 11.1: (1) Isaia 11.1 è un riferimento primario nell'antica letteratura ebraica ad utilizzare netser
nel modo più coerente sia con il contesto guerresco che con la metafora
del ramo-radice nel framm. 2. Confronta gli altri tre usi di netser nella Bibbia Ebraica: Isaia 14.19, 60.21, e Dan 11.7. (2) E' molto probabile che un gruppo ebraico tanto legato al Tempio quanto i Christiani avrebbe ricevuto il proprio nome Semitico dalla Bibbia ebraica. (3) Su 17 delle 18 occasioni in cui Tacito utilizza stirps
altrove nelle sue opere egli si riferisce ai discendenti o alla
discendenza, in particolare reale o nobile. [29] Detto questo, siamo
portati a considerare Isaia 11,1 come una base quasi certa per la metafora del ramo-e-radice sottesa all'ultima parte del framm. 2.
L'ebraismo dei Christiani più probabilmente incluse, come si può dedurre in parte dal titolo del loro fondatore Christus, una componente messianica/realista. Tacito riporta in Ann. 15.44 che i loro insegnamenti si erano diffusi fino a Roma: exitiabilis superstitio rursum erumpebat. . . per urbem etiam ("... la pericolosa superstitio dilagò di nuovo ... anche attraverso Roma"). Fu l'opposizione dell'Impero agli insegnamenti dei Christiani che spiega la proposta di Tito nel framm. 2 di distruggere non solo i Christiani
stessi (il "ramo" del giudaismo), ma il Tempio che a suo avviso
sostenne la loro fede nel monoteismo e il loro anti-Romanismo. I Romani
temevano che, fintanto che il Tempio rimaneva eretto, coloro che si
ergevano contro Roma si sarebbero per sempre assicurati un punto di
riferimento (Giuseppe Flavio Bell. 6.239).
In
conclusione, ad emergere da tutte le miriadi di differenti metafore che
usano i sostantivi che chiunque, sia egli il generale Romano o un
posteriore redattore Cristiano, potrebbe aver impiegato per descrivere i
Christiani nel framm. 2, la metafora del ramo risulta esser la sola in grado di corrispondere, via netser,
con (1) le identiche parole greche per "Nazoreo" nel Nuovo Testamento a
indicare ciò che sarebbe stata considerata praticamente la stessa setta
dei "Christiani" per un redattore Cristiano e (2) ciò che dunque appare fortemente essere una parodia di Isaia 11.1, implicitamente contenente netser, incorporata nel framm. 2. Questa intera correlazione è ulteriormente confermata da una tradizione consistente con altre fonti (Rm 1.3, Giustino Disl. 86-87, b. Sanh. 43a, ecc.) che collega i Nazorei a Isaia
11.1. Poiché, date le suddette circostanze, le probabilità che tutti
questi fenomeni siano una coincidenza sono straordinariamente basse, è
chiaro anche che il framm. 2 è estremamente dettagliato per esser stato
sostanzialmente redatto da un Cristiano successivo. Rappresenta quindi
quasi certamente una fonte storica primaria, probabilmente via Tacito,
raffigurante i Christiani come un grande gruppo Ebraico mentre agisce in opposizione a Roma e in difesa di Israele.
[1]
fertur Tito adhibito consilio prius deliberasse, un templum Tanti
operis everteret. etenim nonnullis videbatur, aedem sacratam ultra omnia
mortalia illustrem non oportere deleri, quae servata modestiae Romanae
testimonium, diruta perennem crudelitatis notam praeberet. al contra
evertendum et alii Titus ipse in primis templum censebant, Plinio il
Vecchio quo Iudaeorum Christianorum et religio tolleretur: quippe ha
religiones e Licet contrarias sibi, isdem tamen auctoribus profectas;
Christianos ex Iudaeis extitisse: Radice sublata stirpem facile
perituram. C. Halm, ed., Sulpicii Severi libri qui supersunt, CSEL, vol. 1 (Vienna, 1866). Salvo diversa indicazione, tutte le traduzioni sono mie.
[2] "Über die Chronik des Sulpicius Severus," in Jahresbericht des jüdisch-theologischen Seminari "Fraenckelscher Stiftung" (Breslau, 1861) 1-72, esp. 48-53, 57-61, ristampato in Jacob Bernays, Über die Chronik des Sulpicio Severo: Ein Beitrag zur Geschichte und der classischen biblischen Studien (. Berlino,
1861; repr, Berlino, 1862) e anche in H. Usener, ed. , Gesammelte
Abhandlungen von Jacob Bernays (1885, repr, Hildesheim: Olms, 1971.)
2,81-200, esp. 159-67, 174-81. La storia dell'editoria è derivata in
parte da Jean Bollack, "Un homme d'un autre monde", in Giovanni Glucker e
André Laks, eds, Jacob Bernays:. Un philologue juif, Cahiers de
Philologie, critica Apparat serie, vol. 16 (Villeneuve d'Ascq, Francia:
Presses Universitaires du Septentrion, 1996) 168 n. 111. Tutti i
riferimenti a numeri di pagina in Bernays sono tratte dall'edizione
originale Breslau.
Per ulteriori recente commento su framm.2
vedi
Brian W. Jones, l'imperatore Tito (New York: St. Martin Press, 1984)
54-5; Yochanan H. Lewy [Johanan Hans Levy], Studi in ebraico ellenismo
(Gerusalemme: Bialik Institute, 1960) 190-4 [ ebraico], TD Barnes, "I
frammenti di storie di Tacito '," Filologia Classica 72, no. 3 (1977)
224-31; GK van Andel, il concetto cristiano della storia nella Cronaca
di Sulpicio Severo (Amsterdam: Adolf M. Hakkert, 1976) 33-4, 43-8, 51-2,
Hugh Montefiore, "Sulpicio Severo e di Tito 'Consiglio di guerra,
"Historia 11 (1962) 156-70; Arnaldo Momigliano," Jacob Bernays,
"Mededelingen der Koninklijke Nederlandse Akademie van Wetenschappen,
afd. letterkunde, n.s., 32, no. 5 (1969) 151-78, esp. 167; Flaminio
Ghizzoni, Sulpicio Severo (Roma: Bulzoni, 1983), 207-9, e André
Lavertujon, La Chronique de Sulpice Sévère, vol. 2 (Parigi, 1899) 69,
394-400.
[3] "Chronik", 48-53, 59-61. Gli storici più recenti
sono in gran parte d'accordo con Bernays su questo punto, almeno
rispetto a quelle porzioni del frag. 2 che non considerano sia stato
redatto. Vedi esp., Jones, Tito, 55, 55 n. 69, inoltre, Zvi Yavetz,
"Riflessioni su Tito e Giuseppe Flavio," greche, romane, bizantine e
Studi 16, no. 4 (1975) 416-8 passim; Lavertujon, Chronique, 394-400,
Barnes, "Frammenti", 226-7, e Momigliano, "Jacob Bernays," 167.
[4]
Historiae: Kenneth Wellesley, ed, Historiarum libri, vol.. 2, pt. 1,
Cornelii Taciti libri qui supersunt (Leipzig: BG Teubner, 1989); H.
Heubner, ed, Historiarum libri, vol.. 2, pt. 1, P. Cornelii Taciti libri
qui supersunt (Stuttgart: BG Teubner, 1978); E. Koestermann, ed,
Historiarum libri, vol.. 2, pt. 1 di P. Cornelii Taciti libri qui
supersunt (Leipzig: BG Teubner, 1969), Rudolf Till, ed, Cornelio Tacito
Historiarum libri, Heidelberger Texte, Lateinische Reihe, vol.. 33
(Heidelberg: FH Kerle, 1963), Cesare Giarratano, ed, Cornelii Taciti
Historiarum libri (Roma: Officina Poligrafica Reale, 1939);. CD Fisher,
ed, Cornelii Taciti Historiarum libri (1911, repr, Oxford:. Clarendon,.
1967); G. Andresen, ed, P. Cornelii Taciti libri qui supersunt, 5 ª
ediz, vol... 2 (Leipzig: BG Teubner, 1914); C. Halm, ed, et Historiae
Libri minores, vol.. 2, Cornelii Taciti libri qui supersunt, 4a ed.
(Leipzig: BG Teubner, 1901), ecc Si veda anche Clifford H. Moore, trans,
Tacito:. Storie, vol. 2, Loeb Classical Library (1931) e la
bibliografia supplementare nel Wellesley, Historiarum libri, xi-xx.
Chronica:.
Ghislaine de Senneville-Grave, ed, Sulpice Sévère, Chroniques, SC, n.
441 (Paris: Cerf, 1999) 41, 294-5, 429; Lavertujon, Chronique, 69, 394,
398, e Halm, Sulpicii Severi libri, 85.
Per un ulteriore approfondimento, si veda Barnes, "Frammenti", 224.
[5] "Jacob Bernays," 167.
[6]
Si veda in particolare Montefiore, "Consiglio di guerra," 156-70, esp.
164 (citando altre fonti); van Andel, Chronicle, 33-4, 43-8, 51-2, e
Lewy, Jewish Hellenism, 190-4.
[7] "La ribellione all'interno dell'impero," CAH 10,862 n. 1.
[8] Montefiore, "Consiglio di guerra", 162-3.
[9]
Bernays, "Chronik", 59. Cfr. anche A. e A. Gerber Greef, Taciteum
Lexicon (1877-1903; repr, Hildesheim: Olds, 1962). 2,1327-9 e Clarence
W. Mendell, Connessione frase di Tacito (New Haven, CT: Yale University
Press,. 1911) 133-5: "Certe, nimirum, quippe, scilicet'', servono
piuttosto allo scopo del corsivo inglese: sottolineano la parola con
cui vengono utilizzati e in tal modo far emergere con forza un certo
contrasto che è già presente senza l'aggiunta dell'avverbio; oltre
questo, hanno regolarmente segnano la clausola in cui stanno, come
spiega in qualche modo di una dichiarazione, sia incerta o inusuale,
nella frase precedente ... quippe [è] un tono serio ... Quippe viene utilizzato più frequentemente da Tacito e in più modi diversi rispetto agli altri avverbi simili ... "
[10] Barnes, "Fragments", 227 n. 13.
[11] Bernays, "Chronik," 58, anche 57 n. 75 (su Plinio il Vecchio come non Severiano).
[12]
La somiglianza tra il framm. 2 e 11.1 Isaia è ancora più evidente nella
LXX, Targum, Siriaco, e la Vulgata, nei confronti della MT. Vedere John
DW Watts, Isaia 1-33 (WBC 24; Waco, Word, 1985) 168 n. 1. Per quanto
riguarda la Vulgata, tuttavia, vedere n. 19 sottostante.
[13] Non
è necessario assumere che i generali di Tito erano studiosi del culto
ebraico per spiegare perche' avrebbero potuto sapere qualcosa circa
l'origine del nome del loro nemico. Inoltre, i generali romani disposero
di un grande staff, comprese le unità di intelligence militari, a cui
delegare tali ricerche.
[14] Cfr.. l'uso parallelo di Netser per significare "discendenti [regali]" di Dan 11.7.
[15] Roger Gryson, ed., Isaia, vol. 12, pt. 1, fasc. 6 della Vetus Latina: Die Reste Altlateinischen der Bibel (Freiburg: Herder, 1991) 410.
[16]
HH Schaeder, "NazarhnóV, NazwraîoV," TDNT 4,879, inoltre, Fausto
Parente, "NazarhnóV - NazwraîoV: un enigma irrisolto nella tradizione
sinottica," Scripta Classica Israelica 15 (1996) 185-201, esp. 192.
[17] Possono esserci 30 se si considera che Notseri
potrebbe avere due significati distinti (vedi sotto). Tuttavia,
ciascuno di questi, per quanto ne sappiamo, vengono tradotti in latino
con la stessa parola, "Christianus" - che rende la differenza tra i loro significati semitici statisticamente irrilevanti, come si vedrà.
[18]
L'autore desidera esprimere la sua gratitudine per una revisione della
matematica e della logica d'aiuto in questo articolo a Robert T. Gorman,
Ph.D. (Statistiche), Consulenti Blue Hen, Elkton, MD (professore ex
assistente, Dipartimento di Scienze Matematiche, Università di
Delaware).
[19] Né l' Isaia 11.1 (Vg) di Girolamo proveniente dalla Bibbia Ebraica o le vecchie traduzioni latine di Isaia 11.1 che conosciamo oggi potrebbero aver aiutato i lettori di Severo (o Severo stesso) a identificare in stirps nel framm. 2 una citazione da Isaia 11.1. Queste traduzioni in latino costantemente traducono netser da Isaia 11.1 in flos (Gryson, Isaia, vol. 12, pt. 1, fasc. 5 della Vetus Latina [1990] 339) che, a differenza di stirps, non significava "ramo" o "discendenti" ma "fiore".
[20]
Cfr., per esempio, S. Wagner, "Neser," TDOT 9.549-51 e Ray A. Pritz,
Nazareno ebraica del cristianesimo (Gerusalemme: Magnes Press, Leiden:
EJ Brill, 1988) 14 n. 14, inoltre, James DG Dunn, Romani 9-16 (WBC 38B,
Dallas, Word, 1988) 659-60.
[21] Cfr.. anche l'applicazione più diretta del Talmud di netser da Isaia 11.1 ai Nazareni. b. Sanh. 43 (MS Monaco di Baviera).
[22] E' noto che nel suo Historiarum adversum Paganos libri septem (ca. 418) il cristiano scrittore Paolo Orosio, per esempio, aveva accesso e fatto uso di queste porzioni ormai perdute delle Historiae. Barnes, "Frammenti", 224, 227-8 passim; e Bernays, "Chronik", 55, 58 n. 77.
[23] Cfr., ad esempio, C. Zangemeister, ed, Pauli Orosii adversum Paganos Historiarum libri VII:. Accedit liber eiusdem Apologetico,
CSEL, vol. 5 (1882; repr, New York:. Reprint Johnson, 1966) 460 n.
Anche se vi è una remota possibilità che Orosio e Severo potrebbero
esser arrivati indipendentemente l'uno dall'altro ad usare un linguaggio
simile allo stesso punto nella loro narrazione, tuttavia questo è
estremamente improbabile. Cfr. Barnes, "Frammenti", 228.
[24] Cfr.. la costruzione parallela che descrive gli aderenti ad una delle ''quattro filosofie'' di Giuseppe Flavio, la Tseduqim o Saddoukaioi (sadducei) di Bell. 2.119, 164, 166, Ant. 13.171, 173, 293, 296-8, 18.11, 16, 20.199, e Vita 10, vedi anche b. Sanh. 33b, b. Yoma 19b, 53a, ecc. Tseduqim sembrano essere stati i seguaci del sacerdote di Davide e di Salomone Tsadoq e della sua discendenza (2 Sam 8,17, 1 Re 2,35, Ez 44,15, ecc.) Vedere in generale, R. Meyer, "SaddoukaîoV," TDNT 7,35-54 e EncJud, sv "Sadducei".
[25] Si noti, inoltre, la costruzione corrispondente a Netsarim, usato in questo secondo senso, di altri sostantivi simili denominativi come Yehudim, Yisre'eli (2 Sam 17,25 [MT]), ecc GKC § 86.2.5.
[26] Justin Dial. 86, Tertulliano Apol. 3.5; Ad nat. 1.3; Adv. Prax. 28, Lattanzio Inst.
4.7.4, e Elias J. Bickerman, "Il nome dei cristiani", HTR 42 (1949)
109-24, esp. 119 (ripr., Studi di Storia ebraica e cristiana, vol 3
[Leiden: EJ Brill, 1986]. 139-51): "... 'Christus' è, naturalmente, un letterale ... reso dall'ebraico Mashiah (aramaico: Meshia?), che significa 'Unto' ... Vedi, ad esempio, Ps 2,2, 2 Sam 22,51, ecc
[27] Ann. 15,44. "La formazione di tale nome da 'Christus' è in accordo con l'uso tardo latino (cfr. 'Augustiani' [Ann.] 14.15,8, 'Tertulliano,' ecc) ...," Henry Furneaux, ed., Cornelii Taciti: Annalium ab excessu Divi Augusti libri
[Gli Annali di Tacito], vol 2 (Oxford: Clarendon, 1891).... 528 Cf esp
parallelo "Caesariani": C. Spicq, "Ce que signifié le titre de Chrétien ,
"... Studia Theologica 15, no 1 (1961) 68-78, 74-5 esp Vedi anche
Harold B. Mattingly," L'origine del nome Christiani, "JTS, ns, 9 (1958)
26-37; J. Le Coultre, "De l'étymologie du mot« Chrétien »,« Revue de
Théologie et de Philosophie 40 (1907), 188-96, esp. 188-90; Bickerman
"Nome dei cristiani", 109-24, e Henry J. Cadbury, "i nomi per i
cristiani e il cristianesimo in atti", in FJ Foakes Jackson e Kirsopp
Lake, a cura di, Le origini del cristianesimo.. Parte I: Gli Atti degli
Apostoli, vol. 5 (1933, repr, Grand Rapids, MI:. Baker, 1979) 375-92,
esp. 383-6. I cristiani Pauline sarebbe probabilmente sono stati
considerati i seguaci delle Christos risorti: Baruch Lifshitz,
"L'origine du nom des chrétiens," VC 16 (1962) 65-70.
[28] Plinio Ep. 10,96-97; Ignazio Rom. 3.2; Martirio di Policarpo 10,1, ecc
[29] Gerber e Greef, Taciteum Lexicon, 2,1547-8.