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giovedì 15 gennaio 2015

“...Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato...”

Così Richard: 
La linea chiave qui è ''l'autore di questo nome, Cristo, fu messo a morte dal procuratore Ponzio Pilato nel regno di Tiberio''. Questo è il primo chiaro riferimento ad un Gesù storico al di fuori del Nuovo Testamento, risalente attorno al 116 A.D.
Se quella linea linea chiave è autentica. Il primo indizio che non potrebbe esserlo è che il nostro unico manoscritto contenente questo passo aveva originariamente sottolineato il gruppo perseguitato come i ''Crestiani'', non i Cristiani, e questo fu successivamente corretto mediante cancellazione. Per spiegare questo, che Tacito originariamente scrisse chrestianos, ''Crestiani'' è più probabile del fatto che questo fosse stato prodotto da un successivo errore da ''Cristiani'' e poi corretto di nuovo indietro. E se quello è il caso, non è credibile che Tacito avrebbe spiegato il nome ''Crestiani'' usando il nome ''Cristo''. Invece, ovviamente, egli userebbe ''Chrestus''. Il che potrebbe anche essere stata la lettura originale qui, corretta prima ancora nella storia della trasmissione del testo. 24 Io penso che sia più probabile che Tacito avesse già spiegato chi fossero i Crestiani nel suo racconto delle sedizioni di Cresto (quelli anche ricordati da Svetonio), che sarebbe comparso nella sua sezione degli Annali per i primi anni del regno di Claudio, ora perduto. Se quello è il caso, allora quel che diventerebbe il Testimonium Taciteum fu originariamente circa la setta di ribelli ebrei dapprima soppressi sotto Claudio, che erano a quel tempo condotti dal loro namesake Cresto e furono da lì in poi chiamati da lui (se egli fosse ancora vivo o meno). Numerosi studiosi hanno suggerito questa possibilità.

(Richard Carrier, The Prospect of a Christian Interpolation in Tacitus, Annals 15:44, in Hitler Homer Bible Christ, pag. 378-380, mia libera traduzione e mia enfasi)

La nota 24 riferisce a
Robert Renehan, ''Christus or Chrestus in Tacitus?'' La Parola del Passato 12 (1968): 368-70.
Nel net ho trovato questo:


Quindi mi sta bene, per sostenere la mia originale ipotesi, che Richard riconosca almeno la seria possibilità che l'autentico Annales 15:44 recitasse in questo modo:
Sed non ope humana, non largitionibus principis aut deum placamentis decedebat infamia, quin iussum incendium crederetur. Ergo abolendo rumori Nero subdidit reos et quaesitissimis poenis affecit, quos per flagitia invisos vulgus Chrestianos appellabat.
Auctor nominis eius Chrestus Tiberio imperitante per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfectus erat; repressaque in praesens exitiabilis superstitio rursum erumpebat, non modo per Iudaeam, originem eius mali, sed per urbem etiam, quo cuncta undique atrocia aut pudenda confluunt celebranturque.
Igitur primum correpti qui fatebantur, deinde indicio eorum multitudo ingens haud proinde in crimine incendii quam odio humani generis convicti sunt. Et pereuntibus addita ludibria, ut ferarum tergis contecti laniatu canum interirent aut crucibus adfixi atque flammati, ubi defecisset dies, in usum nocturni luminis urerentur.
(Annales XV, 44, 2-4)
Se questo fosse stato il caso, allora l'idea di un Cristo crocifisso da Pilato, il motivo insomma per fabbricare la metamorfosi del non-letterale ''Cristo Gesù'' di Paolo in un avatar terrestre messo a morte da Pilato mediante il primo vangelo, sarebbe stata mutuata per via midrashica semplicemente dalla lettura di Annali 15:44.

Grazie a Tacito allora, il procuratore (in realtà prefetto, ma Tacito voleva abbassarlo per ridicolizzare ancora di più il riottoso Cresto) Ponzio Pilato si sarebbe ritrovato nella parte di uno degli attori principali dell'allegoria su Gesù detto Cristo, finendo tutt'oggi per essere il personaggio storico più nominato per nome a voce alta in ogni ininterrotta, monotona ripetizione del Credo presso le varie chiese cristiane di tutto il mondo.
...Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato...

mercoledì 14 gennaio 2015

... se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”... (Marco 13:21)

...perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti ...
(Marco 13:22)

Tu non dici alla gente di non fare ciò che la gente già non sta facendo.
(Robert Price)


C'è un pezzo del grande studioso Robert M. Price che mi è ritornato in mente come indizio di una nuova idea che mi sta fermentando in testa, e che si ricollega per vie traverse con un vecchio articolo accademico dal fascino persistente di Eric Laupot (che avevo debitamente tradotto nel migliore dei modi in italiano qui).

Il pezzo è il seguente:
S.G.F. Brandon ha fatto un caso molto convincente a favore  dell'originale carattere rivoluzionario di Gesù, successivamente igienizzato e reso politicamente innocuo da Marco l'evangelista. A giudicare dallo sdegno da gonna-stretta degli studiosi successivi, gli sforzi apologetici di Marco per depoliticizzare la storia di Gesù hanno i loro successori. L'opera di Brandon è un vero e proprio pezzo del classico Alto Criticismo dei vangeli, con la stessa profondità di ragione e argomentazione. Se c'era un Gesù storico, il mio voto è per la versione di Brandon.
Ma devo sottolineare che c'è un altro modo di leggere l'evidenza a favore dell'ipotesi del Gesù Zelota.
Come Burton Mack ha suggerito, l'elemento politico nella Passione sembra destinato a rappresentare un'anacronistica confusione di Marco con gli eventi che hanno portato alla caduta di Gerusalemme.
Quando il Discorso degli Ulivi ammonisce i suoi lettori a non prendere nessuno di un numero di falsi messia e agitatori zeloti per il loro Gesù, questo fatto non implica che i cristiani stavano ricevendo le nuove su Teuda o su Gesù ben Anania o su Giovanni di Gischala come nuove sul ritorno di Gesù ?
Tu non dici alla gente di non fare ciò che la gente già non sta facendo. Se stavano facendo tali confusioni, sarebbe inevitabile che gli eventi loro attaccati avrebbero trovato la loro via di ritorno nella comunicazione della storia di Gesù. Sembra proprio che questa cosa sia accaduta. Si noti quanto strettamente l'interrogatorio e la flagellazione di Gesù ben-Anania, finito in disgrazia per aver predetto la distruzione del tempio, parallela quelli di Gesù, apparentemente 40 anni prima. Notiamo come Simone bar Giora fu accolto nel tempio con rami di palma per purificare il recinto sacro dai "ladri" che lo infestavano, zeloti sotto Giovanni di Giscala. Uh-oh. Supponi che quei segni di verosimiglianza storico-politica sono intrusi nei vangeli dalla generazione successiva. L'evidenza a favore di un Gesù Zelota evapora.

(Robert M. Price, The Christ-Myth Theory And Its Problems, pag. 23-24, mia libera traduzione, mia enfasi)

Innanzitutto, l'evidenza:
Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci;

perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti.

Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.

(Marco 13:21-23)

Come dice Price, un monito del genere non sarebbe necessario introdurlo a meno che il gregge cristiano non ci stava già cascando, nell'errore da cui quel medesimo monito era inteso al preciso scopo di tenerlo lontano.

Ma qualcosa suggerisce che esattamente quella cosa che chiamiamo ''Gesù storico'' fu il frutto di quella pericolosa tendenza apocalittica cristiana a identificare il Cristo veniente con uno degli innumerevoli falsi cristi venuti.

Ma andiamo con ordine.

Immagina di vivere in una comunità cristiana tra I e II secolo e di non aver mai sentito nulla di un Gesù storico, tantomeno di saperne qualcosa di un vangelo scritto od orale relativo ad un Gesù storico.

Sentirai notizie confuse e contradditorie, proprio tu che stai aspettando ardentemente la prima venuta (!) del Cristo Gesù di Paolo sulla Terra, di gente ansiosa e concitata, dentro e fuori la tua comunità, che grida e urla a furor di popolo, in preda al più fanatico furore e con gli occhi più stralunati:  “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”!!!


Perchè questo? Perchè era assai frequente, molto frequente, fin troppo frequente, che spuntasse in quei giorni di giorno in giorno un nuovo sedicente Messia in Giudea, pronto a trascinare tutto il popolo in una nuova, inesorabile lotta senza quartiere contro gli occupanti romani per cacciarli fuori dalla Giudea e instaurare un regno teocratico millenario, tanto per cambiare.
«Badate che nessuno v’inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: “Sono io”, e trarranno molti in inganno. E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine.»
(Marco 13:5-7)

Gli unici ''cristi'' chiamati tale esplicitamente (ricordo infatti che Flavio Giuseppe non fa mai uso del termine ''cristo'' in tutte le sue opere, salvo che in un'interpolazione del suo testo dovuta alla distrazione di uno scriba cristiano che si ricordava fin troppo bene di un'analoga frase scritta da Origene) senza però mai essere il Cristo dei vangeli sono che io sappia solo due. Il primo, il più noto e riconosciuto come Cristo dagli stessi ebrei è Simone Bar Kochba.

Eusebio descrive il ribelle come un bandito assetato di sangue che si considerava per i suoi seguaci una benedizione di Dio (''un astro disceso dal cielo''), e il folle apologeta Giustino, contemporaneo di Bar Kochba, aggiunge: ''Bar Kochba... ordinò che le feroci punizioni dovessero infliggersi solo ai cristiani, se non rinunciavano a Gesù, in quanto Cristo, e non bestemmiavano''.

Evidentemente perchè di cristi legittimi potevano esserci solo uno.

Che quel folle apologeta di Giustino non stia mentendo è evidente anche da questo frammento dello stesso Bar Kochba:
Da Simeone ben Kosbah a Yeshua ben Galgolah e agli uomini del luogo fortificato, salve. Chiamo i cieli a miei testimoni che se qualche uomo dei Galilei che hai salvato causerà del male, ti metterò ai piedi ceppi di ferro, come ho fatto con Ben Aflul. Simeone ben Kosbah, principe di Israele.

Nota che Bar Kochba è probabilmente l'uomo di iniquità, il filius perditionis, o meglio l'Anticristo, di cui parla la seconda lettera ai Tessalonicesi.
Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio.
(Seconda Lettera ai Tessalonicesi 2:3-4)

Anche qui per evitare che venisse scambiato per il Cristo di nostra conoscenza, un errore nel quale probabilmente i cristiani cadevano facilmente, se si doveva scomodare nientemeno che il nome di PAOLO per salvaguardarli dall'errore.

Ma c'è un secondo falso cristo (falso se ci attenessimo alla definizione di Cristo per i cristiani, ovviamente) dal quale i lettori di Marco dovevano guardarsi dal fare qualunque tipo di associazione.

E non mi riferisco a Simon Mago, del quale però ancora Ireneo paventa che pretese ''di aver sofferto in Giudea come il figlio, anche se non veramente soffrì'', chiaro tentativo di deliberata cooptazione simoniana dell'originario mito cristiano (e se Simon Mago fosse l'uomo chiamato Paolo, potrei ancora chiamare ''cooptazione'' un tale tentativo di enigmatica e allusiva auto-identificazione con la stessa deità del Cristo celeste? Chiaramente a quel punto avrebbe ragione Roger Parvus e solo lui...).

Mi riferisco invece alla probabilità che nell'intero record, ovvero nel mare di documenti a noi pervenutici, che rappresentano solo una goccia nell'oceano più vasto e profondo andato perduto (e nonostante tutto una goccia incredibilmente enorme!) , spunti fuori menzione di qualche Cristo che non sia però lo stesso Cristo dei vangeli.

Ragiona: sorgevano falsi cristi pressochè ogni giorno, ed in pari numero finivano regolarmente trucidati dai romani.

Per ogni dieci di quei falsi cristi, almeno uno di loro rischiava di essere identificato dall'ingenuo gregge cristiano, per via del più farneticante ed irrazionale dei sentito dire!, con lo stesso, autentico Cristo la cui prima venuta sulla Terra si agognava fatalmente e apocalitticamente!

Forse temendo che il povero gregge cristiano si facesse facilmente abbagliare dal falso splendore apparente di questi sedicenti ''Messia'', furono le loro stesse guide, presumibilmente più accorte, a temere il peggio e a guardarli, di nuovo e ancora di nuovo, dall'errore.


Ma forse l'errore in questione sembrava così fatalmente destinato a compiersi - dei fedeli si stavano perdendo!!! -, che a quel punto parve necessario, per quelle guide, crearsi un Cristo terrestre di loro propria invenzione, piuttosto che rassegnarsi ad aspettare l'irreparabile danno generato da una errata identificazione del Cristo venturo con uno dei tanti cristi venuti (e tragicamente sgominati).

E se è vero che un Simon Mago qualunque, ammesso che fosse esistito, si spacciò per lo stesso Cristo che ''soffrì'' in Giudea, allora il rischio che della confusione ne approfittassero ''falsi profeti'' non poteva che accentuare il pericolo di una deviazione in massa dal fervore originario nel Cristo venturo, e solo venturo.
Quali difese avrebbe avuto un cristiano ignaro di Gesù storici ma in fervente attesa del ''Cristo Gesù'' di Paolo nel prossimo, imminente futuro, qualora quel medesimo cristiano avesse sentito dei pagani parlare con una certa dimestichezza di un Cristo crocifisso in Giudea? Quel cristiano avrebbe forse potuto replicare: ''vi sbagliate di grosso, bastardi & dementi pagani! Il Cristo fu crocifisso nei cieli inferiori, e se verrà sulla Terra, sarà solo da trionfatore!'' ???? Non lo credo proprio.

Io credo che quel cristiano sarebbe caduto esattamente nell'errore da cui si affanna invano a guardare Marco 13:21 :
Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci...

Ebbene, io credo che quel cristiano, nella sua ansia apocalittica, ci avrebbe creduto. Avrebbe creduto esattamente che ''il Cristo'' è ''qui'' se i pagani avessero detto che era ''qui'', oppure che ''il Cristo'' era ''là'' se il mero sentito dire garantiva che era ''là''.

È l'apocalitticismo qui, la causa di tutto. L'apocalitticismo, quanto più è frustrato dal tempo inesorabile che passa indisturbato e solenne come prima, tanto più cerca valvole di sfogo, punti di pressione, soglie da oltrepassare, canali dove sfociare, abissi dove irrompere. Simboli da vibrare di luce propria.

Il primo, innocente passo verso la futura, bastarda protocattolica Reductio ad Unum.

Arthur Droge diceva che per far nascere una religione tutto quello che occorre è solo un NOME.

Ma per creare un Gesù storico serviva solo il mero sentito dire di un Cristo messo a morte in Giudea.

L'ansia apocalittica avrebbe fatto il resto, generando attorno a quel SIMBOLO, prima ancora che figura storica, tutte le più ideali condizioni di contorno offerte dall'immaginazione, dalla letteratura sacra precedente, e dall'''immagine vivente'' del ''Cristo Gesù'' riflesso nel volto stesso dell'uomo chiamato Paolo.


Cosa fanno i dementi folli apologeti cristiani quando leggono Svetonio, e in particolare il punto in cui dice:
Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantes Roma expulit.
 
Semplice! Esclamano all'unisono:
E se fosse IL Cristo?

E cosa faranno se leggendo Tacito a proposito dei medesimi sediziosi crestiani, trovano scritto le seguenti parole:

Sed non ope humana, non largitionibus principis aut deum placamentis decedebat infamia, quin iussum incendium crederetur. Ergo abolendo rumori Nero subdidit reos et quaesitissimis poenis affecit, quos per flagitia invisos vulgus Chrestianos appellabat.
Auctor nominis eius Chrestus Tiberio imperitante per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfectus erat; repressaque in praesens exitiabilis superstitio rursum erumpebat, non modo per Iudaeam, originem eius mali, sed per urbem etiam, quo cuncta undique atrocia aut pudenda confluunt celebranturque.
Igitur primum correpti qui fatebantur, deinde indicio eorum multitudo ingens haud proinde in crimine incendii quam odio humani generis convicti sunt. Et pereuntibus addita ludibria, ut ferarum tergis contecti laniatu canum interirent aut crucibus adfixi atque flammati, ubi defecisset dies, in usum nocturni luminis urerentur.
(Annales XV, 44, 2-4)


martedì 13 gennaio 2015

Eric Laupot sui Chrestiani del Frammento 2 di Tacito

Riporto la mia libera traduzione di questo articolo accademico di Eric Laupot. Mi servirà farvi riferimento per un futuro post in preparazione.

 

IL FRAMMENTO 2 DI TACITO: IL MOVIMENTO ANTIROMANO DEI CHRISTIANI E I NAZOREI

Eric Laupot
Università di Alabama, Tuscaloosa

Pubblicato in Vigiliae Christianae 54, no. 3 (2000) 233-47



SOMMARIO
C'è poco consenso riguardo la natura storica della setta identificata da Tacito in Annales 15.44 come Christiani. Né vi è alcun forte consenso sull'autenticità e storicità di tutto quel frammento noto come frammento 2 di Tacito (= Chronica 2.30.6-7 di Sulpicio Severo), i cui riferimenti ai "Christiani" sono comunemente sospettati di esser interpolazioni Cristiane successive. Gran parte di questo frammento è ritenuto, tuttavia, proveniente dalla parte perduta del quinto libro delle Historiae di Tacito.

Una soluzione può essere trovata ad entrambi questi problemi, derivando dal frammento 2 una nuova prova del fatto che questo frammento rappresenta chiaramente una fonte storica primaria. Questa nuova prova emerge dalla scoperta di una significativa relazione statistica tra le seguenti tre parole: (1) La metafora stirps (ramo, discendenti) usata per descrivere i Christiani nel frammento 2, (2) e (3) Nazoraios e Nazarenos (Nazoreo), che descrive la setta del Nuovo Testamento associata ai Christianoi di Atti 11.26. L'anello di congiunzione, così come la fonte comune, tra le tre parole sopra citate sembra essere l'Ebraico netser (ramo, discendenti, apparentemente sotto l'influenza di Isaia 11.1), che nello steso tempo si traduce in stirps e si traslittera in Nazoraios / Nazarenos. E' matematicamente estremamente improbabile che questo legame con netser rappresenti una coincidenza casuale. Inoltre, sembra che un più tardo redattore Cristiano del frammento 2 o il suo target di riferimento, non avrebbe saputo di questa connessione. A causa di ciò e di altre spiegazioni contestuali, la possibilità che quel frammento 2 potrebbe essere stato redatto in modo significativo da un Cristiano successivo è in gran parte eliminata. Rimaniamo quindi con la concreta probabilità che questo frammento costituisce una fonte storica primaria, molto probabilmente risalente a Tacito. A sua volta questa fonte ci fornisce una probabile soluzione al problema dell'identità dei Christiani grazie alla loro raffigurazione nel frammento 2 come i principali partecipanti durante la prima rivolta Ebraica contro Roma nel 66-73 d. C..





Nella ben nota sezione di Annales 15.44, Tacito si riferisce inequivocabilmente ai "Christiani". Guarderemo in una nuova luce un altro passo ritenuto essere almeno parzialmente Tacitiano e che menziona altrettanto una setta chiamata "Christiani". In tal modo, questo dimostrerà come un sacco di dati storici possa essere con successo nascosto in un sol breve passaggio. Come si vedrà, quando si tratta di questi "Christiani", le cose non sono affatto come hanno sembrato. Il secondo passaggio in questione è conosciuto comunemente come frammento 2 di Tacito, di cui gran parte è generalmente considerato aver una volta fatto parte della porzione oggi perduta del quinto libro delle Historiae di Tacito. Il frammento 2 è stato preservato dallo storico Cristiano Sulpicio Severo nelle sue Chronica 2.30.6-7 (ca. 400-403 d. C.).

Questo frammento ci permetterà di dimostrare chi erano davvero i Christiani, e, come vedremo, non erano Cristiani. Qui, come altrove in questo lavoro sto usando "Cristiani" (in opposizione a "Christiani"), "cristianesimo", e "la Chiesa" per riferirmi unicamente alla versione Paulina.

Il presente studio dimostra che il framm. 2 è una fonte storica primaria che con ogni probabilità identifica correttamente i "Christiani" del frammento 2 come il nome Latino di un gruppo di partecipanti più importanti alla prima rivolta Ebraica contro Roma del 66-73 d.C.. Inoltre, vedremo che il nome Ebraico per almeno una parte, se non tutti, di questo gruppo era probabilmente "Netsarim" (Nazorei).



Passiamo ora al framm. 2 e vediamo perché mostra che i Christiani siano stati i principali oppositori dei Romani. Questo frammento fornisce i dettagli del dibattito all'interno di un consiglio di guerra tra vertici militari voluto dal comandante dell'esercito Romano Tito poco prima della distruzione del Secondo Tempio dai Romani a Gerusalemme nel 70, verso la fine della prima rivolta Ebraica contro Roma. Il dibattito era se l'esercito romano dovesse o no distruggere il Tempio. Per i nostri scopi qui, l'ultima metà del framm. 2 (= Chronica 2.30.7 di Severo) è la più rilevante perché cita espressamente i "Christiani":


(2.30.6) Si racconta che Tito, tenuto consiglio, abbia, in un primo tempo, dibattuto se un tempio, che tanto lavoro aveva richiesto per la sua costruzione, dovesse essere distrutto. Qualcuno riteneva che non fosse opportuno demolire un santuario, famoso quanto nessuna altra opera umana: salvarlo voleva dire lasciare un documento della moderazione dei Romani; abbatterlo equivaleva a segnalare per sempre la crudeltà dei vincitori.
(2.30.7) Altri invece (e lo stesso Tito era di questo avviso), ritenevano che distruggere il tempio fosse un obbligo primario al fine di sopprimere più radicalmente la religione [per Severo. Tacito o un altro autore classico avrebbe usato la parola superstitio (credo religioso straniero). Confronta Hist. 5.8 e Ann. 15.44 (exitiabilis superstitio)] di Giudei e Cristiani: si trattava di due religioni [vale a dire, superstitiones] a dire il vero, ostili l'una all'altra, ma comunque sviluppate dalle stesse origini. I Christiani sorgevano dai Giudei: tagliata la radice, anche il ramo [stirps] si sarebbe facilmente seccato.

La scoperta che lo storico cristiano Severo avesse preso la maggior parte del framm. 2 da una porzione ormai perduta delle Historiae di Tacito è stata fatta la prima volta nel 1861 quando Jacob Bernays pubblicò il suo magistrale studio [2] dimostrando che il frammento è ragionevolmente Tacitiano nello stile. Dimostrò anche che è in apparenza abbastanza accurato storicamente, [3] contro il racconto parallelo di Giuseppe Flavio dello stesso consiglio di guerra in Bell. 6.236-243, che Bernays definì un tentativo di riabilitare Tito. La constatazione di Bernays che il framm. 2 è per la maggior parte Tacitiano è stata generalmente accettata dagli editori delle varie edizioni critiche delle Historiae e delle Chronica. [4] Momigliano riassume la posizione del consenso dichiarando non c'è dubbio sul fatto che Severo dipendeva, almeno in parte, da Tacito : "Sulpicio Severo usa Tacito altrove, e questo particolare passaggio mostra tracce dello stile Tacitiano sotto la vernice di inizio V secolo. Si può quindi ragionevolmente concludere con Bernays che Sulpicio Severo dipendeva da Tacito. La sua congettura è infatti stata generalmente accettata". [5]

Tuttavia, un certo numero di studiosi ha espresso l'opinione che la seconda metà del framm. 2 con i suoi riferimenti ai "Christiani" rappresenta in gran parte un tentativo di "cristianizzazione" la redazione da parte dello stesso Sulpicio Severo o di qualche altro Cristiano successivo. [6] Momigliano osserva: "Questo passaggio ha subito modifiche Cristiane, ma questa modifica riguarda solo le ragioni alla base della decisione di Tito e non la decisione stessa". [7] Tuttavia, i sostenitori di questa teoria (vedi nota 6 precedente) dimostrano solo che Severo aveva un movente per cristianizzare questo passaggio e che egli avrebbe potuto fare così, non che lo fece. Un'altra ipotesi [8] sostiene che Sulpicio o un redattore successivo potrebbe aver interpolato un racconto storico effettivo del consiglio di guerra di Tito da una fonte di testimonianza oculare non Tacitiana, ma classica, come Marco Antonio Giuliano. In questo caso però, come Momigliano osserva in "Jacob Bernays" (167), l'effetto in definitiva sarebbe semplicemente sostituire "il nome di Tacito come fonte di Sulpicio dal nome di colui che era probabilmente la fonte di Tacito, Antonio Giuliano: nessun progresso e maggiore oscurità".

In ogni caso, però, una lettura diretta della seconda metà del framm. 2 supporta l'opinione che i Romani consideravano l'idea di distruggere il Tempio, nel tentativo di paralizzare l'ebraismo ed eliminare la base operativa di un gruppo noto come "Christiani". Se accettiamo il framm. 2 come fonte storica primaria (e come vedremo, questo corso d'azione è logicamente giustificabile), non vi può essere alcun dubbio sul fatto che i Christiani fossero un gruppo Ebraico che, insieme a quelli identificati come "gli ebrei," erano i principali partecipanti alla prima rivolta Ebraica contro Roma. Questi Christiani si distinguono anche nel framm. 2 da coloro che erano presumibilmente, dal punto di vista romano, almeno, più normativi Ebrei: i Christiani e "gli Ebrei", anche se dalla stessa parte contro i Romani, sono rappresentati come aventi credi religiosi in conflitto tra loro. Secondo il framm. 2 allora i Christiani furono i partecipanti più importanti nella guerra e Tito bruciò il Tempio principalmente per distruggere loro paralizzando l'ebraismo - così distruggendo la base dei Christiani delle operazioni in Israele.

Questo punto di vista nel framm. 2 è coerente con gli altri riferimenti esistenti di storici Romani classici ai "Christiani" del periodo del Secondo Tempio. Possiamo notare la descrizione di Tacito negli Annales 15.44 della superstitio dei "Christiani" come pericolosa (exitiabilis), sinistra (atrocia), un male (malum), ecc. e la rappresentazione di Svetonio dei "Christiani" in Nero 16,2 come seguaci di una "nuova e pericolosa [malefica] superstitio ".

Ci sono una serie di argomenti che dimostrano che il framm. 2 costituisce una fonte storica primaria. Il primo di questi punti fu dato da Bernays e altri, i restanti sono nuovi in questo studio. Questo articolo si concentrerà sulla parte più rilevante del frammento, la seconda metà. Ecco allora la critica, soprattutto letteraria/ statistica, a favore della classificazione del framm. 2 come una fonte storica primaria:


1. La seconda metà del framm. 2, come il primo, è ragionevolmente Tacitiano nello stile. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda (A) quippe usato al posto di nam prima dell'espressione di opinioni esplicative e contrastanti in una frase subordinata, [9] (B) l'uso del tipico Tacitiano at contra, [10] e (C) il fatto che tutto il resto nell'ultima metà di questo frammento tranne il termine Severiano religio sembra essere Tacitiano o in ogni caso non non-Tacitiano. [11]


2. La chiara impressione data nel framm. 2 dei "Christiani" come avversari dei Romani è ancora più fortemente rafforzata da qualcosa che Bernays non menzionò. Ci possono essere pochi dubbi sul fatto che lo staff del generale romano Tito è descritto nella parte finale del framm. 2 (". ... si trattava di due religioni a dire il vero, ostili l'una all'altra, ma comunque sviluppate dalle stesse origini. I Christiani sorgevano dai Giudei: tagliata la radice, anche il ramo [stirps] si sarebbe facilmente seccato.", vedi nota 1) nell'atto di citare Isaia 11.1 mentre rappresenta i Christiani del framm. 2 usando la parola Latina stirps (ramo, discendenti), un termine i cui equivalenti Ebraici da Isaia 11.1 (Ebr. / Aram., netser) permettono soltanto di traslitterare nei due nomi (Nazoraios e Nazarenos [vale a dire, "Nazoreo "]) nel Nuovo Testamento Greco per quello che sarebbe stato, agli occhi di Severo o di qualsiasi altro redattore Cristiano successivo, praticamente la stessa setta in quanto "Christiani". Come verrà illustrato, le probabilità che questo sia una coincidenza casuale sono così remote (insieme con la probabilità che Severo o i suoi lettori sarebbero stati perfino a conoscenza di questa connessione) che come risultato si può eliminare virtualmente Severo come fonte primaria per la maggior parte della seconda metà del framm. 2.

Come verrà dimostrato più chiaramente, i "Christiani" del framm. 2 sono raffigurati, dopo Isaia 11.1, come un "ramo" di Jesse - padre di Davide - germogliante dalle ''radici'' (radix) Ebraiche di Jesse [12]. Questo è esattamente quanto ci si aspetterebbe dalla descrizione di un movimento di resistenza ebraico ed è del tutto coerente, come abbiamo visto, con il contenuto ovvio del framm. 2. [13].

Stirps sarebbe stata una buona scelta nel framm. 2 con cui tradurre netser da Isaia 11,1 dal momento che ciascuno di questi sostantivi significava sia "ramo" e "discendenti" (in questo caso, presumibilmente, di Davide) [14]. Ad esempio, stirps fu usato da Girolamo per tradurre netser in Isaia 14.19 (Vg). [15]

La metafora del ramo nel framm. 2, stirps, è una delle relativamente poche parole Latine con un equivalente Ebraico (netser) che può essere traslitterato in "Nazoraios" (Matteo, 2.23, 26.71, 18.37 Luca, Giovanni 18.5, 7, 19.19, Atti 2.22, 3.6, 4.10, 6.14 , 22.8, 24.5, 26.9) e "Nazarenos" (Marco 1.24, 10.47, 14.67, 16.6, Luca 4.34, 24.19) - due parole che descrivono la setta che è associata anche con i "Christiani" (= "Christianoi": Atti 11,26) del Nuovo Testamento. Le prime tre consonanti Semitiche di netser possono essere traslitterate nelle prime tre consonanti greche di ambedue Nazoraios e Nazarenos. [16] E' quasi impossibile che si tratti di una coincidenza in quanto ci sono relativamente poche parole a noi note oggi, che potrebbero essere state usate come sostantivi in Ebraico o Aramaico nell'Israele del primo secolo, e potrebbero altrettanto essere state traslitterate in questo modo in Nazoraios o Nazarenos - e netser (= stirps) soltanto risulta essere una di loro. Includo solo sostantivi qui poichè la metafora effettivamente utilizzata nel framm. 2 è stata espressa in termini di un sostantivo (stirps).

Queste poche parole Semitiche (dall'Ebraico biblico, Aramaico Ebraico Palestinese, e Aramaico Talmudico [quest'ultimo incluso per ragioni indicate qui di seguito]) che contengono solo le consonanti N-TS-R o NZR sono elencate nel seguito, insieme con tutti i loro significati conosciuti: ( 1) Dall'ebraico, con il significato di radice (cfr. Brown-Driver-Briggs Hebrew and English Lexicon; anche James H. Charlesworth, Graphic
Concordance to the Dead Sea Scrolls [Tübingen: J. C. B Mohr (Paul Siebeck), 1991]): nezer
(corona, la mitra di un sacerdote [Lev 8.9]; capelli [di una donna], una consacrazione [Lev 21.12]; capelli consacrati di un Nazireo [Num 6.19], una separazione [Num 6. 8, 12, 13]), nazir (un consacrato o coronato [ad esempio, un principe, un regnante, ecc.], un nazireo, una vite tagliata [come i capelli tagliati di un nazireo - vedere Lev 25.5, 11]), natsar (colui che guarda, il preservato [di Israele - vedi Isaia 49.6 ]), una cosa segreta [Is 48.6], un luogo segreto [Is 65.4]; gli assediati [Ez 6,12], un assediante [Ger 4.16], quelli che osservano [la Torah: Sal 119.2, Proverbi 28.17], uno che tende [un albero di fico - Prov 27.18], uno che è furbo [Prov 7.10]), e netser (ramo; germoglio; discendenti). (2) Dall'Aramaico (vedi Marcus Jastrow, Dictionary of the Targumim, the Talmud Babli and Yerushalmi, and the Midrashic Literature [1903; repr., New York: Pardes, 1950]; anche Michael Sokoloff, A Dictionary of Jewish Palestinian Aramaic of the Byzantine Period [Ramat-Gan, Israel: Bar Ilan Univ. Press, 1990]): Notseri (un Cristiano o Nazoreo [= Lat, Christianus, vedi nota 17 seguente]), nezirah (un nobile; un voto di nazireo) , Nezirah (nome di un uomo [Gen Rab 12.6, ecc.]), natsir (un feto), netser (un grillo, un salice), e nitsrah (un cesto di vimini).

Ho eliminato significati Semitici che sono doppioni. Per i motivi statistici, si veda nel seguito. Ci sono quindi un totale di soli 29 distinti significati di parole semitiche che avrebbero potuto essere traslitterate sia in "Nazoraios'' che in ''Nazarenos". [17]

Le probabilità che questa relazione verbale tra stirps, netser e Nazoraios/Nazarenos rappresenti una coincidenza può essere calcolata matematicamente all'incirca come segue: Andando indietro dal greco "Nazoraios" e "Nazarenos" (i risultati finali delle traslitterazioni putative), abbiamo già notato in precedenza i 29 diversi significati delle sole parole semitiche di cui il sottoscritto è consapevole che potrebbero credibilmente essere state traslitterate nelle due parole greche in questione. Se quindi facciamo l'ipotesi molta generosa che, per ciascuno dei 29 significati semitici c'erano ben 10 nomi in latino che in origine potevano originariamente aver espresso ciascun significato, si arriva ad una cifra totale di 290 (= 29 x 10) nomi latini che potevano originariamente venir usati per esprimere questi 29 significati semitici da parte dello staff del generale romano (o da un redattore successivo del framm. 2). Quindi, in teoria ciascuno di questi 290 nomi latini potrebbe esser stato scelto in modo casuale come metafora per i Christiani da parte dei Romani o di un redattore più tardo e ancora fornirci traduzioni Semitiche che potrebbero in ultima analisi, venir traslitterate in Nazoraios e Nazarenos. Stiamo assumendo qui per amor di discussione che i Romani o un redattore successivo avessero preso la loro metafora per i "Christiani" completamente a caso - e non con qualche conoscenza preesistente del nome Semitico dei Christiani, se presente. Tutto ciò che dobbiamo fare a questo punto allora è dividere 290 per il numero totale dei sostantivi in Latino al fine di ottenere la probabilità, per i Romani o chiunque altro, di arrivare casualmente a una metafora in grado di traslitterare correttamente in ultima analisi, nei due nomi Greci per la setta del Nuovo Testamento associata anche con i "Christiani" di Atti.

Per semplificare questo calcolo e al tempo stesso garantire una ragionevole accuratezza, si eliminerà dall'analisi tutti i nomi propri in Latino, in quanto questi si riferiscono principalmente a persone e luoghi al di fuori di Israele, ed è molto improbabile che i Christiani potrebbero aver scelto il loro nome Semitico, se presente, da un tale elenco (per l'effetto di questo sul nostro calcolo, vedi nel seguito). Pertanto, noi consideriamo solo i nomi comuni Latini. Una stima basata su un campione rappresentativo di nomi comuni dall'Oxford Latin Dictionary (1982) indica che c'erano circa 18.000 nomi comuni in Latino. Questo ci consente, quindi, una stimata probabilità di casualità in questo caso di 290 diviso per 18.000, o 1.61%. Sottrarre questa frazione a 100% per ottenere una probabilità di non-casualità ci dà 98.39%.

E' possibile, naturalmente, che alcune parole Semitiche del primo secolo e significati che sono a noi sconosciuti oggi siano stati inavvertitamente omessi da questa analisi. Secondo l'attuale opinione dell'autore, però, questo particolare problema è stato più che adeguatamente compensato con l'uso molto generoso di 10 nomi comuni Latini per ogni significato Semitico, nonché l'inserimento di parole Semitiche e relativi significati dall'Aramaico Talmudico. Inoltre, la mancata considerazione dell'uso di metafore e similitudini che coinvolgono nomi propri Latini (si veda sopra) potrebbe anche sottovalutare la probabilità di non-casualità - limitando notevolmente il numero totale di parole Latine in esame a solo 18.000.

In ogni caso, i risultati complessivi indicano una probabilità di non-casualità entro la gamma di significatività statistica (cioè, > 95%). Q.E.D. [18] Si può anche notare che la presenza apparente nel framm. 2 di una parafrasi di Isaia 11.1 (uno dei soli quattro passaggi della Bibbia Ebraica contenenti la parola raramente usata netser [le altre tre sono Isaia 14.19, 60.21, e Dan 11.7]) fornisce un'ulteriore conferma di questa alta probabilità di non-casualità .

Vi è una relazione statistica qui che è quasi certamente non casuale. Questo elimina virtualmente Severo o un altro Cristiano successivo come la fonte di questo materiale in quanto un redattore successivo Cristiano, quasi certamente non avrebbe potuto arrivare alla scelta di stirps semplicemente per caso, come abbiamo visto. Né probabilmente Severo (o un altro Cristiano successivo), avrebbe perfino saputo qualcosa di questa connessione verbale. Inoltre, se l'avesse saputo, scrivere su di esso in un modo del tutto obliquo non avrebbe avuto senso, i suoi lettori non sarebbero stati capaci per la maggior parte di capire la connessione. Questo si può dedurre dalla mancanza di riferimenti ad esso nella letteratura Cristiana e altrui [19].

Così, dal processo di eliminazione siamo quasi certamente lasciati con una fonte classica, probabilmente Tacito (si veda sopra alla nota 4), per il framm. 2, dimostrando che il framm. 2 è in tutta probabilità una fonte storica primaria. Inoltre, poichè il framm. 2 è probabilmente Tacitiano, i suoi Christiani possono ora probabilmente venir identificati con i Christiani degli Annales 15.44 di Tacito.


3. Inoltre, in Rm 11.16-24 Paolo sembra derivare dall'Hodayot dei Rotoli del Mar Morto (1QH 14 [6] .14-17, 15 [7].18-19, 16 [8].4-11) una metafora del ramo-radice che originariamente paragonò la comunità di Qumran a un albero o pianta stabilito da Dio. Tutti e tre questi passaggi dall'Hodayot impiegano netser e quindi tutti erano a quanto pare influenzati a loro volta dal parallelo Isaia 60.21 (uno dei soli quattro passaggi della Bibbia Ebraica a contenere netser), e forse pure Isaia 11.1 altrettanto[20]. In Romani Paolo riapplica deliberatamente questa metafora alla comunità Cristiana. Siamo in grado di dedurre che la scelta di Paolo del termine "ramo" (Klados) in Rom 11.16-24 fu deliberata in virtù delle stesse ragioni statistiche per le quali siamo stati in grado di dedurre che lo staff del generale romano nel framm. 2 non scelse la sua metafora del ramo a caso: Per le ragioni matematiche di cui sopra, le probabilità sono schiaccianti contro ogni scelta casuale da parte di chiunque di una metafora del ramo per i Nazorei e, in misura minore, per ogni altro gruppo a cui i primi Cristiani erano a quel che si dice collegati [21]. Questo principio si applica altrettanto bene a qualsiasi descrizione diretta di un leader Nazoreo tipo Gesù come di un discendente (= netser) o "ramo" di Davide come, ad esempio, da parte di Paolo in Rom 1.3. Possiamo quindi dedurre che in Rom 1.3 Paolo stava consapevolmente seguendo Isaia 11.1 - in parte, del resto, perché la parola netser appare raramente nella Bibbia Ebraica e solo una volta in connessione con Davide (Isaia 11.1), quindi ci sono pochi dubbi date le circostanze su ciò a cui Paolo si riferiva esattamente. Confronta anche gli altri numerosi esempi di "figlio di Davide" applicato a Gesù nel Nuovo Testamento in una forma o nell'altra: Matt 1.1-17, 15.22, 20.30-31, 21.9, 15, Marco 10.47-48, Luca 2.4, 3.31, Atti 13.22-23, Rom 15.12, Riv 3.7, 5.5, 22.16, ecc. Si può notare anche in Giustino Apol. 32 e Dial. 86-87 il ritratto di Gesù come compimento della profezia in Isaia 11.1. Questi fenomeni paralleli indicano l'esistenza di una tradizione importante che coinvolge una convergenza di opinioni (inclusa quella del framm. 2) che collegano i Nazorei con Isaia 11.1.



4. Nella misura in cui Severo o qualsiasi altro cristiano successivo possa aver redatto la seconda metà del framm. 2 cristianizzandolo, costui avrebbe dovuto imitare con successo lo stile e il vocabolario di Tacito. Ciò dovrebbe essere stato fatto con sufficiente esperienza per ingannare sia le persone del suo tempo che parlavano correntemente in Latino sia le future generazioni di studiosi (vedi nota 4). Ma così facendo, il redattore avrebbe rischiato la denuncia da parte dei suoi contemporanei perché le Historiae complete erano ancora esistenti nel corso del quinto secolo [22]. Se Severo avesse semplicemente introdotto tali interpolazioni nel suo stile, diciamo, nella seconda parte del frammento - senza fare un disperato tentativo di farli passare come propri di Tacito - la sua credibilità ne avrebbe sofferto, ma questo non è stato fatto. Pertanto, il framm. 2 come lo abbiamo oggi potrebbe probabilmente non esser stato significativamente redatto da Severo o da qualsiasi altro Cristiano successivo in quanto così facendo il redattore sarebbe stato denunciato dai suoi contemporanei, oltre che dai suoi pari nella Chiesa.

Per questo motivo è quasi altrettanto improbabile che Severo avrebbe, nel caso abbia avuto qualche cautela tutto sommato, (1) involontariamente o inconsciamente copiato lo stile di Tacito nella seconda parte del framm. 2 o (2) consapevolmente tentato di interpolare solo una o due delle parole chiave del passaggio - come "Christiani" - lasciando le altre relativamente immodificate. Inoltre, ciascuna di tali ipotetiche interpolazioni di "Christiani" nel frag. 2 sarebbe quasi certamente stata fatta prima del 418 d.C. quando l'intero libro quinto delle Historiae di Tacito era ancora disponibile (cfr. nota 22). Ciò deriva dal fatto che nel suo racconto parallelo della distruzione di Tito del Tempio nelle Hist. adv. Pag. 7.9.4-6 (ca. 418) Paolo Orosio quasi sicuramente imitò ma cristianizzò il significato della seconda metà del framm. 2 cambiando "Christiani" in "Ecclesia Dei" e "stirps" in "germinante". [23] Assumendo quindi una interpolazione cristiana della parola "Christiani" nel framm. 2, allora dal 418 Orosio ne era quasi certamente a conoscenza.



Dopo aver ampiamente escluso Severo o un altro Cristiano come fonte per l'ultima metà del framm. 2, notiamo che l'autore classico di questo frammento, presumibilmente Tacito, era uno storico o un testimone oculare che stava con ogni probabilità riportando accuratamente l'opinione della maggioranza dello staff del generale romano; un'opinione in questo caso che coinvolge una descrizione dei Christiani come di un "ramo" che corrisponde esattamente al parere di tutti i vari autori dei Vangeli canonici che scrissero in greco, e che è quindi quasi certamente non una coincidenza casuale. Abbiamo un certo numero di fonti che sembrano aver avuto la stessa idea molto particolare circa i Christiani come ad un "ramo". Poiché è ovvio che i generali Romani durante la prima rivolta Ebraica non attinsero le loro idee dai Vangeli e dal momento che è inoltre improbabile che gli autori dei Vangeli si fossero rivolti principalmente a resoconti storici dei generali Romani per sottili suggerimenti su come chiamare i Nazorei, allora è chiaro che tutte le parti devono aver derivato le loro informazioni su netser da una fonte comune. Questa fonte deve essere stata molto affidabile, o lo staff del generale romano non l'avrebbe utilizzata in alcun modo durante la loro riunione ad alto livello. Sicuramente i Romani avrebbero saputo i nomi propri dei loro nemici. L'alternativa sarebbe troppo fantastica. In definitiva, questa fonte affidabile comune non poteva che essere il vero nome Semitico dei Christiani, derivato da netser. Questo nome in Ebraico sarebbe stato, presumibilmente, "Netsarim" (cioè, Nazoraioi o Nazareni), vale a dire, "i seguaci del ramo (= discendent[i]) di Davide". [24]

Si può anche notare che in Isaia 60.21 (vedi sopra) il ramo (netser) che Dio stabilisce rappresenta i giusti di Israele. Così, il nome di "Netsarim" molto probabilmente avrebbe comportato un ulteriore significato in Ebraico (un significato presumibilmente colto e forse anche sottinteso nel framm. 2 dall'alto comando Romano), che descrive coloro che appartenevano a questo "grande ramo", cioè, i Christiani (vedi anche Lewy, Jewish Hellenism, 192). [25]

Per quanto riguarda ciò che lo staff del generale romano avrebbe potuto altrimenti intendere con la sua metafora del ramo-radice nel framm. 2, Lewy fornisce diversi esempi in Jewish Hellenism (192-3) delle parole stirpitus, radicitus e exstirpare utilizzati per descrivere lo sradicamento di religioni straniere da parte dei Romani. Tuttavia, secondo la miglior conoscenza di questo autore, l'uso esplicito di una metafora del ramo-e-radice nella sua interezza non si può trovare in nessun altro luogo nella letteratura classica se non nel framm. 2 ed è altrimenti unico per la tradizione giudaico-cristiana. Ciò fornisce ulteriori prove che la scelta precisa dello staff del generale Romano della metafora nel framm. 2 fu influenzata dalla cultura Ebraica in cui si trovava e, in particolare, come è stato dimostrato dalle inferenze statistiche di cui sopra, dal distintivo nome Semitico e dall'identità dei loro avversari.

Come abbiamo visto, una lettura diretta della seconda metà del framm. 2 supporta l'opinione che i Romani pensarono di distruggere il Tempio nel tentativo di paralizzare l'ebraismo ed eliminare la base operativa di un gruppo ebraico che chiamavano "Christiani". I Christiani dovevano essere i partecipanti più importanti nella rivolta contro Roma per essersi attirati l'attenzione dello staff del generale romano e per averlo indotto a distruggere il Tempio. La distruzione del Tempio poteva solo venir giustificata da parte del consiglio di guerra di Tito, con il suo occhio attento sulla storia e sull'opinione pubblica, nella misura in cui tale azione avrebbe recato il maggior danno possibile ai principali avversari di Roma in Israele. La distruzione del Tempio può anche essere vista in questa luce come un'estensione delle torture inflitte sui Christiani sei anni prima da Nerone a Roma, come descritto da Tacito in Ann. 15.44.

Questa costruzione del framm. 2 si armonizza anche con il significato del nome "Christiani" data in Ann. 15.44 dove si descrivono i sostenitori ideologici di un certo Christus, messo a morte diversi decenni prima da Ponzio Pilato in Giudea. Il nome "Christus" si riferisce presumibilmente all' "unto [di Dio]", cioè, il re di Israele. [26] Tacito descrive Christus come "l'origine per il nome [di Christiani]" (auctor nominis eius). [27] Così, il significato di "Christiani" in Latino corrisponde alla prima definizione di "Netsarim" di cui sopra, in quanto riferente ai seguaci del ramo regale di Davide di Isaia 11.1. Le prove esistenti suggeriscono, tuttavia, che dopo la sconfitta schiacciante di Israele e della resistenza ebraica negli anni 70 il nome di "Christiani" fu usato ampiamente per designare i Cristiani Paolini, [28] che erano presumibilmente progrediti nel vuoto storico lasciato dalla decimazione dei più remoti Christiani ebrei.

Siamo ora in grado di fornire alcune ulteriori prove che dimostrano che stirps (= netser) nel framm. 2 ci porta a Isaia 11.1: (1) Isaia 11.1 è un riferimento primario nell'antica letteratura ebraica ad utilizzare netser nel modo più coerente sia con il contesto guerresco che con la metafora del ramo-radice nel framm. 2. Confronta gli altri tre usi di netser nella Bibbia Ebraica: Isaia 14.19, 60.21, e Dan 11.7. (2) E' molto probabile che un gruppo ebraico tanto legato al Tempio quanto i Christiani avrebbe ricevuto il proprio nome Semitico dalla Bibbia ebraica. (3) Su 17 delle 18 occasioni in cui Tacito utilizza stirps altrove nelle sue opere egli si riferisce ai discendenti o alla discendenza, in particolare reale o nobile. [29] Detto questo, siamo portati a considerare Isaia 11,1 come una base quasi certa per la metafora del ramo-e-radice sottesa all'ultima parte del framm. 2.

L'ebraismo dei Christiani più probabilmente incluse, come si può dedurre in parte dal titolo del loro fondatore Christus, una componente messianica/realista. Tacito riporta in Ann. 15.44 che i loro insegnamenti si erano diffusi fino a Roma: exitiabilis superstitio rursum erumpebat. . . per urbem etiam ("... la pericolosa superstitio dilagò di nuovo ... anche attraverso Roma"). Fu l'opposizione dell'Impero agli insegnamenti dei Christiani che spiega la proposta di Tito nel framm. 2 di distruggere non solo i Christiani stessi (il "ramo" del giudaismo), ma il Tempio che a suo avviso sostenne la loro fede nel monoteismo e il loro anti-Romanismo. I Romani temevano che, fintanto che il Tempio rimaneva eretto, coloro che si ergevano contro Roma si sarebbero per sempre assicurati un punto di riferimento (Giuseppe Flavio Bell. 6.239).


In conclusione, ad emergere da tutte le miriadi di differenti metafore che usano i sostantivi che chiunque, sia egli il generale Romano o un posteriore redattore Cristiano, potrebbe aver impiegato per descrivere i Christiani nel framm. 2, la metafora del ramo risulta esser la sola in grado di corrispondere, via netser, con (1) le identiche parole greche per "Nazoreo" nel Nuovo Testamento a indicare ciò che sarebbe stata considerata praticamente la stessa setta dei "Christiani" per un redattore Cristiano e (2) ciò che dunque appare fortemente essere una parodia di Isaia 11.1, implicitamente contenente netser, incorporata nel framm. 2. Questa intera correlazione è ulteriormente confermata da una tradizione consistente con altre fonti (Rm 1.3, Giustino Disl. 86-87, b. Sanh. 43a, ecc.) che collega i Nazorei a Isaia 11.1. Poiché, date le suddette circostanze, le probabilità che tutti questi fenomeni siano una coincidenza sono straordinariamente basse, è chiaro anche che il framm. 2 è estremamente dettagliato per esser stato sostanzialmente redatto da un Cristiano successivo. Rappresenta quindi quasi certamente una fonte storica primaria, probabilmente via Tacito, raffigurante i Christiani come un grande gruppo Ebraico mentre agisce in opposizione a Roma e in difesa di Israele.

[1] fertur Tito adhibito consilio prius deliberasse, un templum Tanti operis everteret. etenim nonnullis videbatur, aedem sacratam ultra omnia mortalia illustrem non oportere deleri, quae servata modestiae Romanae testimonium, diruta perennem crudelitatis notam praeberet. al contra evertendum et alii Titus ipse in primis templum censebant, Plinio il Vecchio quo Iudaeorum Christianorum et religio tolleretur: quippe ha religiones e Licet contrarias sibi, isdem tamen auctoribus profectas; Christianos ex Iudaeis extitisse: Radice sublata stirpem facile perituram. C. Halm, ed., Sulpicii Severi libri qui supersunt, CSEL, vol. 1 (Vienna, 1866). Salvo diversa indicazione, tutte le traduzioni sono mie.

[2] "Über die Chronik des Sulpicius Severus," in Jahresbericht des jüdisch-theologischen Seminari "Fraenckelscher Stiftung" (Breslau, 1861) 1-72, esp. 48-53, 57-61, ristampato in Jacob Bernays, Über die Chronik des Sulpicio Severo: Ein Beitrag zur Geschichte und der classischen biblischen Studien (. Berlino, 1861; repr, Berlino, 1862) e anche in H. Usener, ed. , Gesammelte Abhandlungen von Jacob Bernays (1885, repr, Hildesheim: Olms, 1971.) 2,81-200, esp. 159-67, 174-81. La storia dell'editoria è derivata in parte da Jean Bollack, "Un homme d'un autre monde", in Giovanni Glucker e André Laks, eds, Jacob Bernays:. Un philologue juif, Cahiers de Philologie, critica Apparat serie, vol. 16 (Villeneuve d'Ascq, Francia: Presses Universitaires du Septentrion, 1996) 168 n. 111. Tutti i riferimenti a numeri di pagina in Bernays sono tratte dall'edizione originale Breslau.

Per ulteriori recente commento su framm.2
vedi Brian W. Jones, l'imperatore Tito (New York: St. Martin Press, 1984) 54-5; Yochanan H. Lewy [Johanan Hans Levy], Studi in ebraico ellenismo (Gerusalemme: Bialik Institute, 1960) 190-4 [ ebraico], TD Barnes, "I frammenti di storie di Tacito '," Filologia Classica 72, no. 3 (1977) 224-31; GK van Andel, il concetto cristiano della storia nella Cronaca di Sulpicio Severo (Amsterdam: Adolf M. Hakkert, 1976) 33-4, 43-8, 51-2, Hugh Montefiore, "Sulpicio Severo e di Tito 'Consiglio di guerra, "Historia 11 (1962) 156-70; Arnaldo Momigliano," Jacob Bernays, "Mededelingen der Koninklijke Nederlandse Akademie van Wetenschappen, afd. letterkunde, n.s., 32, no. 5 (1969) 151-78, esp. 167; Flaminio Ghizzoni, Sulpicio Severo (Roma: Bulzoni, 1983), 207-9, e André Lavertujon, La Chronique de Sulpice Sévère, vol. 2 (Parigi, 1899) 69, 394-400.

[3] "Chronik", 48-53, 59-61. Gli storici più recenti sono in gran parte d'accordo con Bernays su questo punto, almeno rispetto a quelle porzioni del frag. 2 che non considerano sia stato redatto. Vedi esp., Jones, Tito, 55, 55 n. 69, inoltre, Zvi Yavetz, "Riflessioni su Tito e Giuseppe Flavio," greche, romane, bizantine e Studi 16, no. 4 (1975) 416-8 passim; Lavertujon, Chronique, 394-400, Barnes, "Frammenti", 226-7, e Momigliano, "Jacob Bernays," 167.

[4] Historiae: Kenneth Wellesley, ed, Historiarum libri, vol.. 2, pt. 1, Cornelii Taciti libri qui supersunt (Leipzig: BG Teubner, 1989); H. Heubner, ed, Historiarum libri, vol.. 2, pt. 1, P. Cornelii Taciti libri qui supersunt (Stuttgart: BG Teubner, 1978); E. Koestermann, ed, Historiarum libri, vol.. 2, pt. 1 di P. Cornelii Taciti libri qui supersunt (Leipzig: BG Teubner, 1969), Rudolf Till, ed, Cornelio Tacito Historiarum libri, Heidelberger Texte, Lateinische Reihe, vol.. 33 (Heidelberg: FH Kerle, 1963), Cesare Giarratano, ed, Cornelii Taciti Historiarum libri (Roma: Officina Poligrafica Reale, 1939);. CD Fisher, ed, Cornelii Taciti Historiarum libri (1911, repr, Oxford:. Clarendon,. 1967); G. Andresen, ed, P. Cornelii Taciti libri qui supersunt, 5 ª ediz, vol... 2 (Leipzig: BG Teubner, 1914); C. Halm, ed, et Historiae Libri minores, vol.. 2, Cornelii Taciti libri qui supersunt, 4a ed. (Leipzig: BG Teubner, 1901), ecc Si veda anche Clifford H. Moore, trans, Tacito:. Storie, vol. 2, Loeb Classical Library (1931) e la bibliografia supplementare nel Wellesley, Historiarum libri, xi-xx.

Chronica:. Ghislaine de Senneville-Grave, ed, Sulpice Sévère, Chroniques, SC, n. 441 (Paris: Cerf, 1999) 41, 294-5, 429; Lavertujon, Chronique, 69, 394, 398, e Halm, Sulpicii Severi libri, 85.

Per un ulteriore approfondimento, si veda Barnes, "Frammenti", 224.

[5] "Jacob Bernays," 167.

[6] Si veda in particolare Montefiore, "Consiglio di guerra," 156-70, esp. 164 (citando altre fonti); van Andel, Chronicle, 33-4, 43-8, 51-2, e Lewy, Jewish Hellenism, 190-4.

[7] "La ribellione all'interno dell'impero," CAH 10,862 n. 1.

[8] Montefiore, "Consiglio di guerra", 162-3.

[9] Bernays, "Chronik", 59. Cfr. anche A. e A. Gerber Greef, Taciteum Lexicon (1877-1903; repr, Hildesheim: Olds, 1962). 2,1327-9 e Clarence W. Mendell, Connessione frase di Tacito (New Haven, CT: Yale University Press,. 1911) 133-5: "Certe, nimirum, quippe, scilicet'', servono piuttosto allo scopo del corsivo inglese: sottolineano la parola con cui vengono utilizzati e in tal modo far emergere con forza un certo contrasto che è già presente senza l'aggiunta dell'avverbio; oltre questo, hanno regolarmente segnano la clausola in cui stanno, come spiega in qualche modo di una dichiarazione, sia incerta o inusuale, nella frase precedente ... quippe [è] un tono serio ... Quippe viene utilizzato più frequentemente da Tacito e in più modi diversi rispetto agli altri avverbi simili ... "

[10] Barnes, "Fragments", 227 n. 13.

[11] Bernays, "Chronik," 58, anche 57 n. 75 (su Plinio il Vecchio come non Severiano).

[12] La somiglianza tra il framm. 2 e 11.1 Isaia è ancora più evidente nella LXX, Targum, Siriaco, e la Vulgata, nei confronti della MT. Vedere John DW Watts, Isaia 1-33 (WBC 24; Waco, Word, 1985) 168 n. 1. Per quanto riguarda la Vulgata, tuttavia, vedere n. 19 sottostante.

[13] Non è necessario assumere che i generali di Tito erano studiosi del culto ebraico per spiegare perche' avrebbero potuto sapere qualcosa circa l'origine del nome del loro nemico. Inoltre, i generali romani disposero di un grande staff, comprese le unità di intelligence militari, a cui delegare tali ricerche.

[14] Cfr.. l'uso parallelo di Netser per significare "discendenti [regali]" di Dan 11.7.

[15] Roger Gryson, ed., Isaia, vol. 12, pt. 1, fasc. 6 della Vetus Latina: Die Reste Altlateinischen der Bibel (Freiburg: Herder, 1991) 410.

[16] HH Schaeder, "NazarhnóV, NazwraîoV," TDNT 4,879, inoltre, Fausto Parente, "NazarhnóV - NazwraîoV: un enigma irrisolto nella tradizione sinottica," Scripta Classica Israelica 15 (1996) 185-201, esp. 192.

[17] Possono esserci 30 se si considera che Notseri potrebbe avere due significati distinti (vedi sotto). Tuttavia, ciascuno di questi, per quanto ne sappiamo, vengono tradotti in latino con la stessa parola, "Christianus" - che rende la differenza tra i loro significati semitici statisticamente irrilevanti, come si vedrà.

[18] L'autore desidera esprimere la sua gratitudine per una revisione della matematica e della logica d'aiuto in questo articolo a Robert T. Gorman, Ph.D. (Statistiche), Consulenti Blue Hen, Elkton, MD (professore ex assistente, Dipartimento di Scienze Matematiche, Università di Delaware).

[19] Né l' Isaia 11.1 (Vg) di Girolamo proveniente dalla Bibbia Ebraica o le vecchie traduzioni latine di Isaia 11.1 che conosciamo oggi potrebbero aver aiutato i lettori di Severo (o Severo stesso) a identificare in stirps nel framm. 2 una citazione da Isaia 11.1. Queste traduzioni in latino costantemente traducono netser da Isaia 11.1 in flos (Gryson, Isaia, vol. 12, pt. 1, fasc. 5 della Vetus Latina [1990] 339) che, a differenza di stirps, non significava "ramo" o "discendenti" ma "fiore".

[20] Cfr., per esempio, S. Wagner, "Neser," TDOT 9.549-51 e Ray A. Pritz, Nazareno ebraica del cristianesimo (Gerusalemme: Magnes Press, Leiden: EJ Brill, 1988) 14 n. 14, inoltre, James DG Dunn, Romani 9-16 (WBC 38B, Dallas, Word, 1988) 659-60.

[21] Cfr.. anche l'applicazione più diretta del Talmud di netser da Isaia 11.1 ai Nazareni. b. Sanh. 43 (MS Monaco di Baviera).

[22] E' noto che nel suo Historiarum adversum Paganos libri septem (ca. 418) il cristiano scrittore Paolo Orosio, per esempio, aveva accesso e fatto uso di queste porzioni ormai perdute delle Historiae. Barnes, "Frammenti", 224, 227-8 passim; e Bernays, "Chronik", 55, 58 n. 77.

[23] Cfr., ad esempio, C. Zangemeister, ed, Pauli Orosii adversum Paganos Historiarum libri VII:. Accedit liber eiusdem Apologetico, CSEL, vol. 5 (1882; repr, New York:. Reprint Johnson, 1966) 460 n. Anche se vi è una remota possibilità che Orosio e Severo potrebbero esser arrivati indipendentemente l'uno dall'altro ad usare un linguaggio simile allo stesso punto nella loro narrazione, tuttavia questo è estremamente improbabile. Cfr. Barnes, "Frammenti", 228.

[24] Cfr.. la costruzione parallela che descrive gli aderenti ad una delle ''quattro filosofie'' di Giuseppe Flavio, la Tseduqim o Saddoukaioi (sadducei) di Bell. 2.119, 164, 166, Ant. 13.171, 173, 293, 296-8, 18.11, 16, 20.199, e Vita 10, vedi anche b. Sanh. 33b, b. Yoma 19b, 53a, ecc. Tseduqim sembrano essere stati i seguaci del sacerdote di Davide e di Salomone Tsadoq e della sua discendenza (2 Sam 8,17, 1 Re 2,35, Ez 44,15, ecc.) Vedere in generale, R. Meyer, "SaddoukaîoV," TDNT 7,35-54 e EncJud, sv "Sadducei".

[25] Si noti, inoltre, la costruzione corrispondente a Netsarim, usato in questo secondo senso, di altri sostantivi simili denominativi come Yehudim, Yisre'eli (2 Sam 17,25 [MT]), ecc GKC § 86.2.5.

[26] Justin Dial. 86, Tertulliano Apol. 3.5; Ad nat. 1.3; Adv. Prax. 28, Lattanzio Inst. 4.7.4, e Elias J. Bickerman, "Il nome dei cristiani", HTR 42 (1949) 109-24, esp. 119 (ripr., Studi di Storia ebraica e cristiana, vol 3 [Leiden: EJ Brill, 1986]. 139-51): "... 'Christus' è, naturalmente, un letterale ... reso dall'ebraico Mashiah (aramaico: Meshia?), che significa 'Unto' ... Vedi, ad esempio, Ps 2,2, 2 Sam 22,51, ecc

[27] Ann. 15,44. "La formazione di tale nome da 'Christus' è in accordo con l'uso tardo latino (cfr. 'Augustiani' [Ann.] 14.15,8, 'Tertulliano,' ecc) ...," Henry Furneaux, ed., Cornelii Taciti: Annalium ab excessu Divi Augusti libri [Gli Annali di Tacito], vol 2 (Oxford: Clarendon, 1891).... 528 Cf esp parallelo "Caesariani": C. Spicq, "Ce que signifié le titre de Chrétien , "... Studia Theologica 15, no 1 (1961) 68-78, 74-5 esp Vedi anche Harold B. Mattingly," L'origine del nome Christiani, "JTS, ns, 9 (1958) 26-37; J. Le Coultre, "De l'étymologie du mot« Chrétien »,« Revue de Théologie et de Philosophie 40 (1907), 188-96, esp. 188-90; Bickerman "Nome dei cristiani", 109-24, e Henry J. Cadbury, "i nomi per i cristiani e il cristianesimo in atti", in FJ Foakes Jackson e Kirsopp Lake, a cura di, Le origini del cristianesimo.. Parte I: Gli Atti degli Apostoli, vol. 5 (1933, repr, Grand Rapids, MI:. Baker, 1979) 375-92, esp. 383-6. I cristiani Pauline sarebbe probabilmente sono stati considerati i seguaci delle Christos risorti: Baruch Lifshitz, "L'origine du nom des chrétiens," VC 16 (1962) 65-70.

[28] Plinio Ep. 10,96-97; Ignazio Rom. 3.2; Martirio di Policarpo 10,1, ecc

[29] Gerber e Greef, Taciteum Lexicon, 2,1547-8.

giovedì 30 ottobre 2014

«Martiri»??? No: «folli apologeti». Candida Moss sul Mito della Persecuzione

 Un dio che puzza
di carogna
che il nostro sangue Egli agogna
e della nostra carne si rimpinza



Il folle apologeta cattolico Gianluigi Bastia così si esprimeva, nel net più oscuramente apologetico:

L'unico dato certo è che per scatenare un movimento del genere ci sia voluta un'energia veramente grande, affrontando rischi e pericoli, poichè quella gente era in una posizione largamente minoritaria (Costantino, per intenderci, era ben lontano). Non sono facilmente spiegabili il fanatismo e l'attivismo delle prime sette cristiane.

Da queste parole, non si può non inferire che l'apologeta sta dando il suo piccolo, personale contributo nel riproporre, di nuovo e ancora di nuovo, il Mito della Persecuzione che i cristiani subivano dappertutto in ogni angolo dell'Impero.

Addirittura il folle apologeta John Dominic Crossan fa del motivo del martirio dei cristiani una prova della storicità di Gesù.


Nella sua risposta al saggio di Robert Price su
Jesus at the Vanishing Point, Crossan, che preferisce la ''Parabola di Gesù'' al ''Mito di Cristo'' pensa che ''il carattere di Dio si è rivelato nell'esistenza fattuale di una persona storica e non nella vita fittizia del protagonista di una parabola'', che gli assume sia ''il cuore dello stesso cristianesimo''. Pensa anche che ''nessuno poteva mai condurre una resistenza non violenta perfino sotto il martirio'' senza Gesù come modello principale. Ciò non prova che un tale modello sia esistito, tuttavia.

Ma è proprio così? I primi cristiani condussero davvero ''una resistenza non violenta perfino sotto il martirio''? Ci fu un ''martirio'', prima ancora che una resistenza non violenta da parte cristiana, prima di tutto?

Tanto per cominciare, non è mai esistito nessun Gesù. E nessuno se ne importava, al punto da non morire affatto per un essere mai esistito.

La tesi del libro

The Myth of Persecution: How Early Christians Invented a Story of Martyrdom
(New York: HarperOne, 2013)

della professoressa di Nuovo Testamento e Cristianesimo Antico Candida Moss dell'Università di Notre Dame, è straordinariamente semplice. 

Le storie sulla persecuzione dei cristiani erano ''fabbricate dal nulla''  (pag. 234).


Quando leggiamo le storie di coloro che preferirono la morte piuttosto che rinnegare il Cristo ''non si tratta più di storie che sono autentiche. Stiamo penzolando in modo precario sulla cuspide del crudo plagio e della fantasiosa invenzione'' (pag. 234).  
I narratori come Eusebio delle persecuzioni dei primi cristiani  non offrono per nulla racconti storici accurati nei loro libri. Al contrario  “misero per iscritto storie da bivacco oppure tradizioni orali di mero gossip, le cui origini sono completamente ignote'' (pag. 235). Moss ripete la stessa tesi di nuovo e ancora di nuovo per tutto il libro: 
La storia tradizionale del martirio cristiano è errata. I cristiani non erano costantemente perseguitati, diffamati o presi di mira dai romani. Davvero pochi cristiani morirono, e quando morivano, venivano spesso condannati per quelle che nel mondo moderno chiameremo ragioni politiche. C'è una differenza tra persecuzione e processo. Un persecutore prende di mira rappresentanti di un gruppo specifico per una punizione immeritata meramente a causa della loro partecipazione in quel gruppo. Un individuo è processato perchè quella persona ha infranto la legge.
(pag. 14, mia libera traduzione e mia enfasi)

Dunque ammesso e non concesso che qualche persecuzione c'è stata, i colpevoli erano i cristiani, e di certo perchè rei di fenomeni di intolleranza tipicamente monoteistica come quelli ben illustrati nel film Agorà.
 “Lo scopo di questo libro è dimostrare che le fondamenta per quest'idea sono immaginarie. La storia tradizionale del martirio è un mito . . . un mito che rende impossibile un dialogo.

Candida Moss non è la sola a riconoscere l'impossibilità del dialogo. Me n'ero accorto anch'io nella mia modesta esperienza di quanto sia praticamente impossibile dialogare con i folli apologeti di tutte le religioni monoteistiche (segnalo tra i non-cristiani il folle apologeta Ernesto Pintore, la cui apologia consiste nel voler insinuare, pur di salvare la faccia, una distinzione che non esiste - e mai esisterà - tra diversi tipi di credenti).


Non fi fu alcuna ''convalidata e continua persecuzione. Gli striduli lamenti degli antichi cristiani che dicono che i romani erano sempre in agguato là fuori per catturarli erano  esagerati.” (pag. 159)
 “La persecuzione era molto meno severa di quanto i cristiani immaginavano che fosse.”


Accorgendosi del fittizio personaggio di Stefano (il primo martire cristiano che guardacaso per purissima coincidenza - o sarebbe meglio dire, molto più semplicemente, per pura follia apologetica - ha un nome adatto al ruolo che gli spetta nella favola:
Στέφανος, ''corona'' del martirio, di cos'altro, altrimenti?) Candida Moss inizia a gettare dubbi sulla veracità delle pompose Sacre Scritture.
 “Il problema” con gli Atti degli Apostoli, secondo la prof Moss, “è che non possiamo esser certi che i dettagli della storia siano accurati.” (pag. 132).
 

Si noti che la Moss è una teologa cattolica, dunque bisogna apprezzarne l'onestà intellettuale che la conduce ad andare contro i dogmi della sua stessa Chiesa (e della stessa istituzione cattolica nella quale insegna), la quale ha sempre senza esitazione affermato la storicità dei testi del Nuovo Testamento al pari della loro origine apostolica, conformemente ad un'ovvia strategia darwiniana mirante alla conquista del potere. 
 
Candida Moss accusa l'autore di Luca-Atti di antisemitismo, un motivo ai miei occhi più che sufficiente per screditare la storia in questione e bollarla come mera tendenziosa propaganda protocattolica:
Gli autori del Nuovo Testamento fanno di tutto per incolpare gli ebrei della morte di Gesù, e gli ebrei sono descritti come discendenza dello stesso Satana (Giovanni 8:44). E' difficile sottostimare l'effetto profondamente negativo che quelle dichiarazioni hanno avuto per il trattamento degli ebrei, specialmente nell'Europa Occidentale. Non si deve negare che quel profondo antigiudaismo del Nuovo Testamento contribuì alla persecuzione degli ebrei da parte dei cristiani dall'antichità fino all'Olocausto.
(pag. 133, mia libera traduzione e mia enfasi)


Ecco qual è la malcelata agenda apologetica che si nasconde dietro tutte quelle favole del martirio e delle persecuzioni dei cristiani:
 “Se ognuno può pretendere di stare in continuità con i martiri e di essere vittima di persecuzione, e se venir perseguitati autentica il proprio messaggio religioso, allora ognuno può pretendere di aver ragione...

Visto? Altro che il martirio come prova recodnita dello ''straordinario impatto'' provocato da un Gesù storico sui primi cristiani! Altro che ''pura testimonianza di fede''!!! Altro che ''martiri''!!!! Ma folli apologeti, piuttosto! Siamo in presenza della solita pura apologia! Quel martirio dei primi cristiani è stato inventato per farti credere che la loro pretesa del LORO Gesù - guardacaso un Gesù Vero Dio e Vero Uomo- era giusta, anzi giustissima!


Come strategia darwiniana per prevalere sulle altre religioni funziona alla grande, una simile apologia. I folli apologeti cristiani non sono stati e mai saranno sulla difensiva, a dispetto di cosa potrebbe significare il termine ''apologia'' nel suo significato etimologico, ma al contrario hanno sempre giocato d'attacco. Com'è tipico di ogni religione in essenza illiberale e intollerante.


Quell'infida pratica apologetica continua ancora oggi:
I media moderni sono colmi di gruppi di difesa e sapientoni politici che pretendono di essere perseguitati. Questa tendenza è più chiara, ma non solo limitata, nell'opera di organizzazioni di destra che agiscono in difesa del cristianesimo. 
(pag. 250, mia libera traduzione e mia enfasi)


Gli ebrei non perseguitavano i cristiani perchè il termine cristiano non era stato inventato al tempo in cui i vangeli e gli Atti degli Apostoli furono scritti.
 “La ragione principale per questa” assenza di persecuzioni durante i primi decenni del cristianesimo:
...è che non c'era nessun cristiano! Non solo il nome ''Cristiano'' non esisteva ancora, ma l'idea di cristiani come di un gruppo distinto dal resto dell'ebraismo non esisteva al tempo degli Apostoli. I seguaci di Gesù erano, come Gesù stesso, ebrei. Non esisteva nessun problema della loro fondazione di una setta separata. 
(pag. 133, mia ibera traduzione)

Così cosa fece esattamente Paolo quando scrisse:
 «Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri.»
(Galati 1:13-14)

Paolo non stava affatto perseguitando, ma al più stava diffamando i seguaci di Cristo pubblicamente. Come spiega Richard Carrier:
 


Se dovessi tirare a indovinare, una più probabile ragione del perchè Paolo perseguitò la chiesa primitiva è il fatto che il suo vangelo sostituiva il culto del tempio (e quindi la legge del Levitico: Ebrei 8-9), ma non so davvero la sua ragione, perché Paolo non la dice mai.(mia libera traduzione da qui)


In Galati 1 afferma chiaramente che perseguitò la chiesa ed è stato ampiamente conosciuto per aver perseguitato la chiesa sia dai Galati che dai giudei cristiani - che ampiamente lo sapevano anche solo per sentito dire, così tanto era ben noto. È molto improbabile che avrebbe potuto farla franca inventandoselo.

Ciò che non è vero è che perseguitò chiunque in Giudea (il racconto di Atti così è una stronzata). Paolo dice che non era mai stato conosciuto "personalmente" dalle chiese di Giudea fino a quattordici anni dopo la sua conversione; era conosciuto solo per fama . Il che significa che doveva aver perseguitato la chiesa altrove (molto probabilmente in o intorno a Damasco).  

 (mia libera traduzione da qui)

 Infine, in Galati 1:22-24 Paolo dice che il suo essere stato un persecutore (e poi un apostolo) è stato visto dai cristiani come causa di gioia, non di messa in dubbio dei suoi meriti come apostolo (se non altro, come si può immaginare, questo voltafaccia gli ha procurato maggiore credibilità, che sono sicuro egli usò fino in fondo nella sua evangelizzazione).
 (mia libera traduzione da qui)

Anche al di là di solo polemica oratoria, o della persuasione dei convertiti ad apostatare, ci sono tanti modi in cui Paolo poteva molestare i cristiani, ad esempio nei tribunali civili o con  mezzi extralegali come intrighi e corruzione, ad esempio, Atti fa di Paolo un bersaglio di false accuse, una tattica che conosciamo era fin troppo comune tra rivali in quei giorni; allo stesso modo l'assassinio, che era illegale, ma comune, come Atti anche raffigura fu previsto per Paolo, e come dice Luciano lo si tentò anche su di lui quando egli tentò lui stesso di "molestare" il culto di Glicone esponendo il suo inganno.


Dato che Paolo non spiega, chiaramente assume che i suoi lettori fossero ben a conoscenza dei dettagli, brancoliamo nel buio sulle specifiche. Ma per la stessa ragione noi non possiamo neanche presumere che lui non avesse fatto condannare le persone per reati capitali ai sensi delle leggi ebraiche (che venivano onorate in molti luoghi al di fuori della Giudea, anche se solo gli ebrei erano loro soggetti, e solo se non avrebbero pouto giocare la  carta della cittadinanza da qualche parte). Queste esecuzioni semplicemente non accadevano per cose come la pretesa che il Messia è stato crocifisso (che non era illegale nel diritto della Torah o Mishnah).


Una combinazione è possibile, anche: se l'élite ebraica riteneva i cristiani pericolosi per la loro autorità e ottenevano ascolto presso il re Areta, per esempio, avrebbero potuto convincerlo ad ammazzare i cristiani con false accuse o in virtù delle sue proprie leggi o per mero capriccio reale, e poi incaricare ebrei di rango come Paolo per la loro caccia nei luoghi che controllava come Damasco (Paolo dice che non è mai stato in Giudea, al momento, così da non poter "perseguitare" eventuali chiese , al contrario del mito moderno). Questo spiegherebbe il motivo per cui, quando Paolo mutò posizione e diventò un agente dei cristiani, Areta avrebbe cercato di farlo uccidere (come Paolo racconta che ha fatto: 2 Cor 11:32). Quindi, non c'era bisogno per Paolo di utilizzare leggi ebraiche per organizzare esecuzioni; c'era bisogno solo di interessi ebraici, con l'autorità secolare come loro arma
 (mia libera traduzione da qui e mia enfasi)

La professoressa Moss sostiene che:
Non fu fino alla fine del primo secolo che i seguaci di Gesù cominciarono a chiamarsi ''Cristiani''. Il periodo storico quando Stefano morì e Paolo stava scrivendo non può essere considerato un periodo nel quale gli ebrei perseguitavano i cristiani, perchè i cristiani ancora non esistevano. E nel caso peggiore, assumendo che Luca ci sta raccontando tutta la storia, questa è una situazione di conflitto e tensione tra vari gruppi ebraici. Questa tensione potrebbe essere sfociata occasionalmente in violenza, ma ciò non significa che i ''cristiani'' erano perseguitati.
(pag. 133-134, mia libera traduzione e mai enfasi)

Idem per Paolo, allora, se era davvero un persecutore dei primi cristiani prima di esperire ''il Figlio in me'' e divenire pure lui un Apostolo come gli altri.


Candida Moss riduce al lumicino il numero dei martiri cristiani e delle sofferenze da essi subite, un numero quasi pari a zero in confronto alle persecuzioni subite da popolazioni non cristiane:
 
Oggi, siamo acutamente consapevoli del fatto che il martirio non è una pratica esclusivamente cristiana; virtualmente ogni gruppo religioso tiene in alta stima la morte dei loro eroi, e parecchie persone sono morte per religioni che più non esistono. 
(pag. 17, mia libera traduzione e mia enfasi)

...mentre i folli cristiani sono morti e continuano a morire per un Gesù mai esistito come figura storica, dovrei aggiungere.

Un esempio? I Maccabei sono un esempio di ebrei che ''accettarono la morte invece dell'apostasia'' (pag. 17).

Candida Moss è più interessante e meno scontata nella sua valutazione del famoso passo di Tacito sui crestiani.  Moss dichiara che gli Annali di Tacito risalgono al periodo 115-120 EC, circa cinquant'anni dopo la cosiddetta persecuzione neroniana dei cristiani.

Moss spiega che al tempo dell'Incendio, è piuttosto probabile che nessuno identificò i seguaci di Gesù chiamandoli cristiani. Perchè gli stessi cristiani non usavano regolarmente il termine per chiamarsi così fino alla fine del primo secolo EC. Moss fornisce un'interessante punto di vista sulla questione: al pari di altri studiosi, lei crede che Tacito stesse usando il termine, cristiano, come un anacronismo, testimoniando della crescente animosità verso i cristiani nel secondo secolo, al tempo di Tacito.
Moss sostiene che   “per quasi tutto il primo secolo, non è chiaro che gli imperatori romani sapessero mai dell'esistenza dei cristiani.”


Tacito racconterebbe, secondo Candida Moss, che “Nerone addossò la colpa e inflisse le più squisite torture su coloro che erano odiati per i loro abomini.” (pag. 138)

Per la professoressa di Notre Dame, il fatto che Tacito non fosse cristiano e dunque fosse privo di particolare interesse in questo scontro, fa in modo che la sua affermazione:
non significa che questa storia sia completamente degna di fede. Bisogna esercitare qualche cautela quando si arriva a trattare Tacito. Gli Annali di Tacito risalgono agli anni 115-120, almeno 50 anni dopo gli eventi che descrive. Il suo uso del termine ''Cristiano'' è in qualche modo anacronistico. È altamente improbabile, al tempo in cui accadde il Grande Incendio, che qualcuno riconosca i seguaci di Gesù usando il nome ''Cristiani'' fino, come minimo, giusto alla fine del primo secolo.  Se i seguaci di Gesù non furono neppure identificati come cristiani, è altamente improbabile che i cristiani fossero ben noti e malvisti abbastanza da poterli Nerone selezionarli come capro espiatorio. Appare più probabile che la discussione di Tacito degli eventi di Roma intorno al tempo dell'Incendio rifletta la sua personale situazione intorno al 115. Tacito è evidenza della crescente animosità popolare verso i cristiani nel secondo secolo, ma egli non offre evidenza della loro persecuzione nel primo. 
(pag. 139, mia libera traduzione e mia enfasi)


Ci sono dunque dei problemi col mito di Nerone. Primo, non ha senso pensare ad un Nerone che dà la colpa ai cristiani perchè il nome ''cristiani'' non era conosciuto fino alla fine del primo secolo, quando Nerone era deceduto da un pezzo. Nerone morì nel 68 e Tacito nacque nel 56 e pubblica i suoi scritti solo all'inizio del secondo secolo. Per allora i cristiani non erano ancora emersi dalla loro matrice ebraica come gruppo religioso ben distinto, almeno agli occhi dei romani.
Perciò, per Candida Moss, come lei stessa dichiara in questa intervista,
L'evidenza punta alla provenienza dal secondo secolo di questa storia di Nerone che incolpa i cristiani. Come poteva aver incolpato “Cristiani,” quando essi erano ancora noti come ebrei a quel tempo in Roma? È chiaro che le fonti romane condannavano Nerone per l'Incendio e Nerone tentò di incolpare altri, ma proprio non ha senso che egli specificamene nominò i  “Cristiani.


In questo modo, a sua insaputa, la prof Moss offre un altro indizio a conferma della vera natura delle vittime giustiziate crudelmente da Nerone: semplicemente, non erano cristiani, ma Crestiani, i sediziosi seguaci di Cresto citato da Svetonio. Sarebbe altrimenti troppo sorprendente (=inatteso = improbabile) che Nerone sfogasse la sua crudeltà su un gruppo del quale non sapeva neppure il nome! Viceversa è impossibile che al tempo di Nerone i romani sapessero tutto dei cristiani al punto da provare pietà per il loro presunto supplizio e al contempo che sotto Traiano lo storico Tacito fosse costretto a prendere informazioni sull'Incendio di Roma dagli stessi cristiani. Candida Moss potrebbe spiegare quest'enigma solo scommettendo ad hoc su un'amnesia collettiva di tutti i romani contemporanei di Tacito, improvvisamente ''dimentichi'' di tutto ciò che i loro padri avevano visto appena una generazione prima, e cioè la presunta crudelissima persecuzione neroniana dei cristiani, e per giunta dopo un siffatto Incendio!
Tacito sembra davvero dare per scontato che i suoi lettori non avessero affatto udito per nulla dei cristiani prima di allora. Ha senso che in avanzato II secolo praticamente nessuno a Roma sapesse della vera identità dei cristiani, mentre paradossalmente nel lontano 64 EC i cristiani fossero nel contempo così facilmente riconosciuti e non amati dai romani da essere ipso facto passibili della naturale accusa di essere i veri responsabili del disastro? È chiaramente il cane che si morde la coda. Pefino l'ipotesi del mero ''sentito dire'' sui cristiani da loro stessi si porta seco un problema logico insormontabile.  Dunque la più semplice spiegazione si conferma essere ancora una volta quella del dr. Carrier: Tacito non si riferiva affatto ai cristiani e non accennò mai a Cristo.


Spaventosa e imbarazzante ignoranza dei cristiani per se (oltre che, ovviamente, della loro connessione con l'incendio di Roma, nonostante l'avere un genitore che di quell'Incendio parlò in dettaglio in un libro perduto) emerge pure dal rapporto di Plinio il Giovane fatto a Traiano:
Il fatto che Plinio deve fare inchieste su questo indica che, prima di questo momento, non esistevano misure a disposizione per il trattamento dei cristiani. E' chiaro, allora, che i cristiani non erano l'equivalente antico romano di nemici dello stato. Nessun governatore moderno sentirebbe il bisogno di scrivere al Dipartimento di Sicurezza Nazionale per domandare cosa dovrebbe essere fatto circa un'ipotetica base operativa di al-Qaeda nel di lui o di lei stato. Plinio non avrebbe dovuto scrivere a Traiano se i cristiani fossero in cima alla lista delle preoccupazioni romane. La sua lettera dimostra una mancanza di familiarità con i cristiani e su come trattarli. Plinio era incerto se decretare che tutti i cristiani indipendentemente dall'età e maturità egualmente dovessero essere condannati  as a matter of course oppure se ritrattare le loro credenze poteva far meritare loro un perdono.
(pag. 140, mia libera traduzione)

Dunque se Plinio scrisse a Tacito non è indizio del mito di sedicenti ''cristiani nemico pubblico numero 1'', bensì tutto il contrario: cosa fare in particolare, come un mero appunto tra mille cose da fare di ordinaria amministrazione di una provincia orientale, di queste persone troppo ''entusiaste'' (nel significato negativo della parola ''entusiasmo'', lo stesso che intese il conte di Shaftesbury), probabilmente a causa di sconvenienti visioni e allucinazioni di massa del Cristo celeste (tanto per cambiare).

La Moss scrive:
I romani non erano noti per la loro crudeltà; al contrario degli antichi Assiri, che si guadagnarono una reputazione di brutalità e sadismo, loro erano noti per essere al confronto benevoli governanti.... Nella valutazione del trattamento romano dei cristiani, questa supposta gentilezza è stata usata in due modi diametralmente opposti: da una parte, viene usata per illuminare la straordinaria qualità della loro persecuzione dei cristiani e per ingrandire il senso di ingiustizia. I romani erano di solito così gentili, recita l'argomento, che il loro trattamento dei cristiani fu fuori dell'ordinario e crudele. D'altra parte, viene usata come evidenza dell'innocenza romana; i romani erano così gentili che noi dobbiamo concludere che i cristiani lo meritavano.

Dnque faccio il gioco dei folli apologeti se ammetto che i cristiani, con le loro manifestazioni di intolleranza verso gli idoli pagani, si beccavano di tanto in tanto l'odio della popolazione.
E da mito nasce mito:

Secondo Giustino Martire, "Gli ebrei erano dietro a tutte le persecuzioni dei cristiani. Essi vagavano per il paese in tutto il mondo odiando e minando la fede cristiana".

"Plinio aveva due schiave che erano anche diaconesse torturate e aveva deciso che il cristianesimo non fosse altro che una stupida ''superstizione.''. . . ma questo non significa che Plinio odiava il cristianesimo."
(pag. 142, mia libera traduzione e mia enfasi)


In realtà, le due facce della stessa medaglia sono le seguenti:

Se morivano di continuo senza mai rinnegare Cristo, il motivo era uno solo: perchè possedevano ''la verità''.
Se i romani erano innocenti pure quando persecutori, il motivo era uno solo: perchè c'erano gli ebrei ''dietro'' di loro.


A ulteriore dimostrazione di come i folli apologeti proto-ortodossi di un tempo sono gli stessi di oggi e non hanno cambiato sostanzialmente strategia, Moss scrive:
Daniel R. Jenky,  il vescovo di Peoria, Illinois, consegnò uno dei più controversi sermoni nella recente memoria americana. Durante il suo sermone alla Messa per l'''Adunanza degli Uomini di fede Cattolica'' sfidò il suo pubblico a praticare ''eroico Cattolicesimo''. L'eroico Cattolicesimo, in questo caso, significa ergersi - e votare - contro l'amministrazione Obama e opporsi al mandato del Dipartimento USA della Salute e Servizi Umani. Non c'è nulla di sorprendente in un vescovo cattolico che si oppone all'aborto e alla contraccezione, ma ciò che scatenò una calorosa risposta e un fervente dibattito fu l'implicito confronto che Jenky fece tra il Presidente Obama, Adolf Hitler, e Joseph Stalin.  Jenky dichiarò, “Barack Obama— con la sua agenda radicale, pro-aborto e secolarista estrema - ora sembra intento a seguire un simile percorso'' come altri governi per tutta la storia che hanno ''tentato di costringere i cristiani ad ammucchiarsi e a nascondersi solo entro i confini delle loro chiese.'' Jenky indica nei regimi nazisti e stalinisti gli antecedenti delle riforme sanitarie di Obama.
(pag. 9-10, mia libera traduzione e mia enfasi)

Moss conclude il suo libro, discutendo "L'Eredità Pericolosa di un Complesso del Martirio", il che implica che il martirio va trattata come una malattia mentale che può essere elencata insieme ad altre demenze mentali.
La lettura di quel giorno era presa dagli Atti degli Apostoli. Quando il vescovo D'Arcy ha iniziato la sua omelia, ha paragonato gli apostoli e le loro lotte contro "il mondo" nel primo secolo, le lotte che hanno portato al  loro eventuale martirio, alle lotte dei sostenitori del movimento pro-vita. L'implicazione è che i pro-life sono martiri moderni e  vittime di persecuzioni. Ricordo vividamente come mi girai verso il mio amico e sollevai le sopracciglia.
(pag. 251, mia libera traduzione e mia enfasi)

Ma a chi va la Palma d'Oro del più Famigerato Folle Apologeta Cristiano di Tutti i Tempi? Non ci sono dubbi. All'interpolatore dell'intero Testimonium Flavianum, all'esatta quintessenza del folle apologeta, Eusebio di Cesarea.


Eusebio “inventò la schiacciante maggioranza di storie di martirio in nostro possesso oggi'' (pag. 216) essendo lui il primo a propagandare il mito di una chiesa perseguitata, e ovviamente, come ogni pio cristiano che si rispetti, Eusebio ''aveva un'agenda'' (pag. 216) nel perseguire questo scopo:
La conseguenza del racconto di Eusebio di una chiesa perseguitata è che divide la chiesa in due gruppi: gli ortodossi, rappresentati dai vescovi e martiri ortodossi, e i loro avversari: gli eretici, gli scismatici e i persecutori. I bersagli polemici di Eusebio sono le voci di dissenso all'interno della Chiesa: coloro con i quali non è d'accordo, coloro che minacciano l'idea di una singola linea di vescovi autorevoli, e quelli che mettono in discussione i dogmi dell'ortodossia. Polarizzando il cristianesimo in questo modo, Eusebio espelle quei gruppi al di fuori della Chiesa. 
(pag. 233, mia libera traduzione e mia enfasi)

Eusebio crea e utilizza questa idea di una chiesa perseguitata piena di martiri per portare avanti la sua agenda. Eusebio aiuta a creare la propagandistica dicotomia di "noi perseguitati contro loro aggressivi"  che viene utilizzata come un potente dispositivo retorico fino ad oggi. Quando Moss scrive che "i 'noi' perseguitati è ora l'establishment,” si riferisce ad Eusebio di Cesarea, consigliere di Costantino il Grande.

Effetto collaterale di quell'esaltazione apologetica di martiri mai esistiti (come non è mai esistito nessun Gesù) è l'invenzione di reliquie di martiri su scala industriale:

  Le reliquie dei martiri, spiega Moss:
...potevano attirare una folla immensa. Il possesso dei resti di un martire. . . assicurava ad un villaggio non solo protezione e fama, ma anche visitatori. I pellegrini al santuario di un martire hanno bisogno di luoghi di soggiorno, di cose da mangiare e di una lampada o di un pettine commemorativo da portare a casa con loro. Ogni villaggio ha voluto avere i resti di un famoso martire . . . . un villaggio necessitava più di un semplice rumore; aveva bisogno di una leggenda  . . . per la gente del posto, era un modo per promuovere il commercio locale.
 (pag. 236, 238, mia libera tradizione e mia enfasi)

Un altro effetto collaterale è la falsificazione costante di quella che doveva passare alla fine per ''Venerabile Traditio'':
La ragione per la quale era così facile creare o inventare storie di martirio era che, a differenza del Nuovo Testamento, ma come la stragrande maggioranza della letteratura cristiana, le storie di martiri non sono mai state canonizzate. Questo significava che quando sono state copiate, gli scribi responsabili avevano una considerevole libertà di modificare, ampliare, modificare, o inventare tradizioni come meglio credevano. A volte gli autori stavano semplicemente aggiungendo ad una tradizione più antica. Essi fissano per iscritto storie da bivacco o tradizioni orali da gossip, le cui origini sono completamente sconosciute. Altre volte modificano un testo per renderlo più ortodosso, ponendo credi, dichiarazioni di fede, o  denunce di eretici sulle labbra dei santi.
(pag. 235, mia libera tradizione e mia enfasi)


A proposito di questo fatto evidenziato dalla prof Moss, il prof Robert Price mette in luce un'aspetto per nulla trascurabile da esso sottilmente implicato, e che costringe, per puro amore di coerenza intellettuale, ad applicare il suo medesimo criticismo anche ai vangeli, in particolare laddove parlano della presunta persecuzione che subì l'inesistente Gesù di Nazaret:
Ma io penso che non lei [la Moss] non intenda erigere un firewall per salvaguardare l'accuratezza del vangelo. Lei vuol dire solo, credo, che, una volta canonizzati, i libri del Nuovo Testamento non potevano essere casualmente ampliati o riscritti come potevano esserlo i materiali non canonici. Ma il confronto dei manoscritti del Nuovo Testamento mostra che,  più indietro nella genealogia del manoscritto si va, maggiore è la fluidità del testo e la libertà degli scribi nell'emendare e modificare. E allora dobbiamo chiederci se le stesse tendenze sono state più dilaganti nei decenni durante i quali i libri del Nuovo Testamento stavano prendendo forma, prima della canonizzazione. Per esempio, Moss mostra come apparenti documenti processuali nei racconti dei martiri in realtà non sono conformi ai modelli legali riportati nelle reali trascrizioni processuali del mondo antico, e che i martiri sono spesso raffigurati come rappresentanti di credenze teologiche  molto più tarde rispetto a quelle prevalenti nell'epoca in cui le scene sono state impostate. Da molto tempo è evidente ai critici della Bibbia che lo stesso si applica a profusione nei racconti evangelici del processo. Che cosa? Il Sinedrio che cerca Gesù nel giorno di Pasqua? Non una chance. E che lo trova colpevole di blasfemia per le sue pretese messianiche? Non c'era nulla di blasfemo in Gesù, Bar Kochba, o chiunque altro affermò di essere il messia (anche se, naturalmente, potevano essere in errore). No, l'intero affare del "figlio di Dio" riflette sicuramente la più tarda cristologia cristiana, non di un re ebreo, ma di un essere divino. Le scene evangeliche del processo non sono più storiche di quanto lo siano le fantasiose martirologie. 




Il cospirazionismo tipicamente cristiano, e più precisamente integralista cattolico, lo stesso che si respira leggendo i deliranti articoli online di un Blondet o di Livio Fanzaga, è alle porte:
I martiri cristiani videro sè stessi come soldati nella battaglia tra il bene e il male. Questa visione del mondo li ha portati a rappresentare il governo romano ed i loro carcerieri, giudici, torturatori e carnefici come agenti di Satana. I cristiani erano in guerra con un mondo posseduto da Satana, ed i martiri non potevano cedere un centimetro di retorica. In ultima analisi, questa è la visione del mondo apocalittica, una forma di scrittura e un modo di pensiero relativo al soprannaturale, a rivelazioni divine, a visioni, a salvezza escatologica e alla battaglia cosmica.
(pag. 240, mia libera traduzione e mia enfasi)



Il più grande merito della prof Moss è certamente denunciare il Mito apologetico della Chiesa Eternamente Perseguitata, e perciò rotta a tutte le fatiche e a tutti gli sconvolgimenti, ma sempre e comunque vittoriosa, perchè è già scritto nel suo destino, per la sua ostinata fede nel Cristo e non da ultimo, per l'''impatto straordinario'' che il ''Gesù storico'' ebbe su di lei alla sua fondazione (e/o origine che dir si voglia):
Per 2000 anni i nemici di Cristo hanno certamente fatto del loro meglio. Ma rifletti su questo. La Chiesa sopravvisse e fiorì persino durante secoli di terribili persecuzioni, durante i giorni dell'Impero Romano. La Chiesa sopravvisse alle invasioni barbariche. La Chiesa sopravvisse a ondate di Jihad. La Chiesa è sopravvissuta all'età della rivoluzione. La Chiesa è sopravvissuta al nazismo e al comunismo. E nella potenza della risurrezione  la Chiesa sopravviverà l'odio di Hollywood, la malizia dei media, e la maligna corruzione dell'industria dell'aborto.
(pag. 10, mia libera atraduzione e mia enfasi)


Della vigorosa propaganda nel net di tale mito si fanno più o meno deliberatamente strumento e portavoce i folli apologeti cristiani Valerio Polidori e Jerim Pischedda sotto le mentite spoglie degli ''storici'', e così pure tutti gli sfacciati apologeti complottisti cristiani del giornalismo di basso consumo, da Vittorio Messori ad Antonio Socci passando per Maurizio Blondet.

È ora diventato standard e pensiero comune, grazie all'alacre propaganda apologetica dei cristiani che procede dap 2000 anni, l'idea che la Chiesa Cattolica è sempre perseguitata, in ogni luogo e in ogni tempo e con ogni mezzo, senza tregua e senza posa. Perfino una persona apparentemente obiettiva come Gianluigi Bastia sposa questa logica apologetica, rivelando il pesante condizionamento della sua fede cattolica. Perfino il folle apologeta Ernesto Pintore, che pure cristiano non è, manifesta tale creduloneria, così fortemente ha messo radici il mito nella coscienza collettiva.



A proposito dell'apologetica cristiana che grida al martirio degli innocenti quando si oppone con tutti i mezzi alla legalizzazione dell'aborto, stigmatizzando nei tratti anticristici le politiche favorevoli a quella pratica, la prof Moss così si esprime:


Invece di demonizzare i nostri avversari, potremmo cercare di trovare punti di accordo e lavorare insieme. Questo non è un libro che parla di aborto, e io non sono un'esperta di etica, ma trovo difficile credere che a qualcuno facesse davvero piacere vedere più aborti. 
(pag. 257, mia libera traduzione e mia enfasi)

Qui la prof Moss pecca troppo di politicamente corretto:
per dirla tutta, io credo che non esiste e non esisterà mai un dialogo vero con i fondamentalisti di qualsiasi religione. In questo il prof Price concorda implicitamente con me:
Moss vuole che la smettiamo di demonizzare i nostri nemici e di avviare un dialogo simpatico con loro. Le si faccia vedere fino a che punto tali appelli fuzionano con Al-Qaeda e i Talebani. Devo dire che chi va sparando bambini per le scuole e chi massacra i membri di religioni rivali hanno abbastanza bene demonizzato sé stessi. Non posso permettermi di curare ciò che traumi infantili o chissà quali privazioni socio-economiche possono averli portati ai loro trascorsi di azione sanguinaria, e neppure può permetterselo lei. Gandhi una volta consigliò ad ebrei tedeschi di usare i suoi principi di resistenza nonviolenta contro Hitler. Sapete dove vi porta? Ah, ecco, al martirio.


Quelal che segue è la conclusione della prof Moss (pagine 160-161):
     Non c'è dubbio che i cristiani pensano che sono perseguitati; che rimuginano su questo, teologizzano a questo proposito, gemono, si lamentano, protestano e si rimpiangono. Né si deve sottovalutare la realtà delle loro esperienze. Non vi è dubbio che i cristiani morirono, e sono stati orribilmente torturati e giustiziati in una maniera che allarmerebbe persone oggi, per quanto disinteressati sono nel campo dei diritti umani. Possiamo immaginare che per una piccola comunità la morte anche di un solo membro avrebbe avuto un effetto devastante sul gruppo e ha lasciato un'impronta duratura sui modi in cui hanno pensato di sé stessi. Non abbiamo bisogno di concludere che gli autori dell'Apocalisse e di 1 Pietro fossero isterici quando si lamentano sull'essere perseguitati, ma le loro esperienze non si allineano né con la mitologia della persecuzione cristiana e neppure con le definizioni moderne di persecuzione in cui la persecuzione è centralizzata e condotta dallo Stato.
  Acutamente, il prof Price, nella sua recensione dello stesso libro, evidenzia come paragonare il revisionismo storico della prof Candida Moss al revisionismo storico praticato dai negazionisti dell'Olocausto (quello , una vera persecuzione) fa emergere una netta differenza morale:
La storica della Chiesa Moss effettivamente rifiuta come fabbricazione il credo principale circa la massiccia sofferenza di pii innocenti nel passato, solo che le vittime fittizie sono i cristiani, non gli ebrei. La vera differenza, tuttavia, è che Moss offre un'attenta analisi dei testi, sottili sfumature dell'evidenza e argomenti persuasivi. Coloro che negano la persecuzione nazista degli ebrei stanno usando quella negazione per facilitare i loro sogni di ripetere l'Olocausto, mentre Candida Moss spera dal suo scrutinio di disarmare nuova violenza ispirata da false visioni del passato e degli odi che nutrono.
Il libro-denuncia della prof Candida Moss mi rafforza ancor di più nel mio personale:

1) disgusto per la religione cattolica e il monoteismo semitico nelle sue varie espressioni,

2) disgusto per l’ambito cosiddetto ''spirituale'' come ''importante collante'' per popoli del medesimo retaggio, al pari della lingua, della cultura,

3) disgusto per l’eterno problema petrino che angustia questa Penisola da quando la Roma pagana cedette il posto alla Roma cattolica.


Col cristianesimo ho rotto ormai anni fa ed ho volutamente preso le distanze con sommo disprezzo dalle sue istanze orridamente ibride ebraiche e pagane.

Ritengo che il cattolicesimo proto-cattolico o ortodosso a lungo andare ci abbia rovinati perché da una parte ha cancellato e anzi parassitato la razionalità pagana e dall’altra ha snaturato e pervertito la luminosa eredità greco-romana. l’Europa castrata dalla croce di Cristo s’è sacrificata ad un culto desertico totalmente estraneo al senso greco della misura, seppur filtrato e raffinato dalla filosofia greco-romana.

Dico BASTA con la fede in un demiurgo creatore estraneo, assoluto, e partorito dall’umiliazione pecoronica dell’uomo e che la sua intelligenza ostacolava con patetici scrupoli di coscienza.

Intendo sbarazzarmi senza remore del cristianesimo e del monoteismo ebraico perché è solo una zavorra creata ad arte per renderci agnelli sacrificali mansueti e pronti ad ingurgitare ogni boiata papalina per ingrassarci, anche a costo di farci rinnegare la nostra più autentica e più pura razionalità e umanità.

Il servilismo, l’umiliazione sistematica delle nostre carni e del nostro spirito, la demonizzazione dell’indole umana, il peccato, la fede riposta in patetiche rimasticature del mondo pagano greco-romano e dello stesso, estraneo, ebraismo e monoteismo mediorientale, la distruzione della precedente cultura pagana in favore del semitismo assolutista, questo e molto altro la cristianizzazione dell’occidente ha arrecato e oggi, quasi per beffa, dopo secoli di sfruttamento becero perpetuato dalla Chiesa spesso sfociato in violenza e morte anche fisiche, la Chiesa Cattolica ha aperto a quel modernismo postconciliare che se da una parte ha edulcorato il fanatismo precedente dall’altra ha abbracciato la più cospirazionista follia apologetica e le sue sfaccettature vittimiste e ipocrite finendo per confermarsi nemica della ragione e dell'Umanità in una maniera conforme al passo coi tempi.