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sabato 17 ottobre 2015

Il cristianesimo ha tradito Gesù? Falso!!!

OCA: Vi sono racconti chiamati Racconti di mamma oca. I racconti che la Chiesa ci narra sono “racconti di mamma oca”, visto che siamo tonte paperelle e la Chiesa è nostra madre. 
(Il Libero Pensatore Paul Heinrich Dietrich, barone d'Holbach, La théologie portative, 1768)

“Il cristianesimo ha tradito Gesù?”
- Così suonava un titolo provocatorio ma efficace usato però dalle mani sbagliate, come titolo di un libro di Giorgio Jossa, incapace peraltro di fornire una risposta convincente a quella domanda (essendo Jossa nient'altro che un banale folle apologeta cattolico della stessa stregua di un Jerim Pischedda, per capirci).
Quell'interrogativo permette una di quelle facili semplificazioni teoriche applicate di solito a questioni complesse nella misura in cui riesce a catturare in estrema sintesi le principali sostanziali differenze tra le varie opinioni correnti intorno a Gesù mediante le diverse risposte che gli si possono offrire.
Perchè sono tre sostanzialmente le risposte possibili a quella fatidica domanda:
- sì;
- no;
- in parte.

Si tradisce qualcuno quando non si riporta il suo vero messaggio. Quando addirittura lo si spaccia più o meno fraudolentemente per l'opposto di quello che effettivamente è. Oppure quando si tace semplicemente sul suo vero messaggio (coll'intento più o meno deliberato di eclissarlo) o sulla sua vera identità (per timore di comprometterla). Oppure ancora quando gli si attribuiscono parole che semplicemente non sono sue e che non ha mai pronunciato.
Chiaramente è necessaria come precondizione al tradimento di qualcuno l'esistenza storica di questo “qualcuno”. Si può tradire un uomo o una donna. Non si può tradire un unicorno, un drago o un angelo. Non si può tradire, per definizione, un'entità inesistente. Se Dio non esiste, come si fa a tradire Dio? Un'entità che non esiste e che non è mai esistita non può mai essere tradita, neppure quando gli si cambia volto, sebbene il semplice fatto della sua non-esistenza può benissimo tradire in ogni momento chi crede al suo opposto. Ma in tal caso l'autore da ultimo del tradimento è l'essere inesistente stesso, neppure chi l'ha fatto passare per esistente, tantomeno chi è vittima della fede nella sua esistenza.

Un esempio di un personaggio storico che fu letteralmente tradito dai suoi seguaci già in vita e dopo la sua morte, tradito nel senso che intendo io appena sopra, fu Hailè Selassié: egli era un cristiano etiope e morì da cristiano etiope, eppure fu deificato contro la sua volontà. Questo per me è un tradimento.

Richard Carrier
menziona l'esempio istruttivo di Selassiè con la chiarezza che gli è solita:

È abbastanza comune per i personaggi storici diventare circondati da un vasta quantità di miti e leggende, e anche davvero rapidamente, soprattutto quando divenuti oggetto di venerazione religiosa. Pertanto, il fatto che questo sia successo mai in sé prova che la persona in questione non esistesse. Un esempio relativamente recente è l'elevazione dell'imperatore etiope Hailé Selassie al rango di un dio ... da parte di persone a cui non ha mai chiesto questo favore e anzi ha anche più volte supplicato di smettere. La sua divinizzazione (e continuata adorazione fino ad oggi) è il fondamento della fede moderna del rastafarianesimo, che conta centinaia di migliaia di aderenti in tutto il mondo. È illuminante che sappiamo che professava alla sua morte la propria fede cristiana e conosciamo la sua continua disperazione per il fatto che era stato elevato in una divinità venerata così rapidamente nonostante le sue proteste (e si potrebbe pensare che se il tuo dio personale si lamentasse della tua adorazione di lui, tu l'avresti ascoltato  ̶ eppure siamo qui). Miti e leggende su di lui crebbero rapidamente, anche durante la sua stessa vita, e tanto più rapidamente nei due decenni dopo la sua morte, avvenuta nel 1975. Eppure niente aveva alcun fondamento nella realtà. Per nulla. Eppure ancora rimangono le affermazioni centrali di una fede vivente.
Il parallelo con Gesù dovrebbe essere cautelativo: se questo poteva accadere a Selassie, potrebbe ancora più facilmente essere accaduto a Gesù, non essendoci un'istruzione o un'alfabetizzazione universale, o perfino media per se nel mondo antico.
Forse Gesù stesso continuamente pregò i suoi seguaci di non adorarlo. Eppure lo hanno fatto comunque. Noi non sappiamo, perché a differenza di Selassié, le sole testimonianze che abbiamo di Gesù sono scritti da suoi devoti adoratori.  Quindi, forse, ogni cosa detta di Gesù è proprio altrettanto fabbricata come ogni cosa ora raccontata di Selassié. Eppure è detta comunque. E non solo detta, ma creduta completamente da ogni aderente della fede, anche a fronte di prove schiaccianti del contrario.
Ma non solo i paralleli cautelativi, anche i paralleli fattuali sono numerosi. Edmund Standing riassume questo punto elegantemente:
Guardando allo status di Hailé Selassié nella religione del Rastafarianesimo troviamo i seguenti aspetti: (1) la venuta sulla terra di una figura messianica che fu profetizzata nell'Antico Testamento; (2) una nascita accompagnata da miracoli; (3) un bambino con immensa sapienza divinamente concessa che possedeva poteri miracolosi; (4) un messia le cui azioni furono prefigurate negli scritti dell'Antico Testamento; (5) un uomo che poteva fare miracoli e nella cui presenza si verificarono miracoli; (6) un uomo che fu adorato e ritenuto divino da migliaia di persone che non lo avevano nemmeno incontrato; (7) un uomo che era l'incarnazione di Dio e che continua a vivere nonostante le prove della sua morte; (8) un uomo che i suoi seguaci predicano e col quale sono in comunicazione; (9) un salvatore che  un giorno tornerà a raccogliere un popolo eletto che vivrà sotto il suo dominio in un regno di Dio. Nonostante i fatti relativi alla figura storica reale di Selassié, come si vede, i Rastafariani hanno costruito una vasta mitologia religiosa intorno a lui, e addirittura lo hanno fatto durante la sua vita.

Immaginate se, a un certo punto del futuro... la stragrande maggioranza del patrimonio storico fosse perso... [e] che le uniche testimonianze esistenti di Selassié che sono sopravvissute fossero i racconti devozionali rastafariani. [Allora ...] la sola storia su cui gli storici avrebbero da lavorare sarebbe composta da strati di mitologia. La storia di Selassie, un uomo sorto in un tempo in cui gli etiopi erano febbrilmente in attesa della venuta del Messia, sarebbe ricolma di riferimenti al compimento delle profezie dell'Antico Testamento, storie di miracoli, storie di Dio che cammina sulla terra, e la negazione della realtà della morte del Messia. Avrebbero letto che Selassié è ancora vivo e che una parte della prova di ciò è che i seguaci potevano “comunicare in spirito” con lui. Come risultato di ciò, sicuramente ci sarebbero alcuni che adotterebbero una posizione “miticista” per quanto riguarda il Selassié storico.
E tuttavia, naturalmente, se lo facessero, sarebbero in errore. Perché è esistito davvero un Selassié. Solo che non era niente di neanche lontanamente simile alle “narrazioni” che i suoi adoratori scrissero e raccontarono su di lui. Nello scenario immaginato da Standing, la verità sul Selassié “storico” sarebbe stata completamente persa. Frammenti di verità rimarrebbero nei superstiti testi devozionali dei suoi adoratori, ma senza fonti indipendenti contro le quali controllarle, non avremmo alcun modo di sapere quali dettagli erano storici e quali mitici. Siamo difficilmente in una qualche posizione migliore rispetto a Gesù, per il quale tutte le fonti dirette (se mai ce ne fossero alcune) sono state completamente perdute, e tutto quello che abbiamo sono i racconti e le pretese devozionali dei suoi adoratori fanatici. Questo significa che la ricostruzione del Gesù storico potrebbe essere semplicemente impossibile. Ma ciò non significa affatto che non c'era nessun Gesù storico.
Ci sono differenze significative, tuttavia, che distruggono l'analogia di Standing. In primo luogo ci sono le lettere di Paolo, che in realtà precedono i vangeli di decenni e sono la testimonianza più vicina che abbiamo all'originale Gesù (se vi era uno), ma quelle lettere conoscono solo un uomo cosmico e non contengono nessuna vera storia di lui del tutto (come dimostrerò nel capitolo 11). In secondo luogo ci sono i metodi di costruzione dei vangeli, che sono così completamente mito-simbolici che la loro composizione in realtà argomenta contro la possibilità che contengano qualche vero dato storico del tutto (un punto che esaminerò nel capitolo 10). E, infine, l'ipotesi di Standing che noi possiamo aspettarci che tracce indipendenti siano scomparse nel caso di Gesù non è in realtà molto probabile come lui pensa. Se Gesù era tanto famoso come Selassié, sarebbe strano non sentire nulla di lui, così strano come lo sarebbe nel caso di Selassié ora (come spiegherò nel capitolo 8).
Per evitare questa stranezza dobbiamo concludere che il vero Gesù era un virtuale nessuno. Ma ci sono ancora problemi con l'evidenza che suggeriscono che lui non era nemmeno quello (come spiegherò nei capitoli 8, 9 e 10). Tuttavia, le proposte metodologiche di Standing sono profonde: solo se le differenze che io ipotizzo esistono realmente il confronto fallirà. In caso contrario, è perfettamente possibile che un reale Gesù risieda alla base di tutti i miti esistenti su di lui. Proprio come è il caso per Hailé Selassié. È accaduto prima nella tradizione cristiana, sia a persone reali, sia a persone di fantasia (come sospetto che rivelerebbe ogni rassegna della pletora di santi venerati nella tarda antichità e nel medioevo). Quindi, quale fu il caso per Gesù?

(On The Historicity Of Jesus, pag.18-20, mia libera traduzione)

Gli storicisti si dividono sulla risposta da dare alla domanda: “Il cristianesimo ha tradito Gesù?”.

Come esempio di chi risponde “SÌ” a tale domanda tra gli storicisti, non è necessario fare i nomi di chi pensa che Gesù fu un sedizioso antiromano (vedi Brandon) o un mago sbucato dall'Egitto (vedi Morton Smith) per cui sarebbe d'obbligo accusare prima facie di tradimento i primi cristiani come Paolo rispetto a quel Gesù. No. Perfino un insospettabile studioso conservatore cristiano, invero, un folle apologeta pentacostale sotto mentite spoglie di storico  ̶  mi sto riferendo a Larry Hurtado  ̶  può dare adito velatamente all'accusa di tradimento di Gesù da parte del cristianesimo originario, quantomeno perchè la sua visione di come emerse l'Alta Cristologia dei primi giorni del cristianesimo produrrebbe un'inconsistenza logica ben denunciata dal prof Crispin Fletcher-Louis nel suo recente volume Jesus Monotheism, laddove scrive:
Hurtado presenta una spiegazione delle origini cristiane che non si basa su nessuna particolare comprensione del Gesù storico, al di là di un essenziale insieme di proposizioni circa la sua reale esistenza e il suo impatto sui suoi seguaci, che Hurtado crede “imporrà un chiaro ampio assenso” tra gli studiosi critici del Nuovo Testamento. Hurtado non si avventura ad una comprensibile spiegazione delle mire, intenzioni o autocomprensione di Gesù. Comunque, lui è chiaro che la ragione per cui i più antichi cristiani giunsero ad adorarlo non fu perchè vennero a vedere che il Gesù storico fosse degno di adorazione alla luce di qualcosa che fece, disse, o di qualcosa che loro credevano fosse intrinseco alla sua esistenza (e morte). I più antichi cristiani adoravano Gesù dopo la sua morte e resurrezione perchè essi credevano che Dio comandò loro di fare così nel contesto di potenti esperienze religiose. La devozione di Cristo era basata su che cosa Dio era creduto di aver fatto a Cristo alla sua resurrezione ed esaltazione, non su qualcosa di esplicito oppure implicito nelle sue parole, azioni, o nelle sue personali affermazioni su di sè.
Se noi combinassimo quei due aspetti della sua opera  ̶  nessuna particolare messa in conto del Gesù storico e nessuna base per la devozione di Cristo nell'esistenza storica di Gesù  ̶ noi troveremmo che sul suo modello non esiste nessuna connessione logica tra il fatto della devozione di Cristo e la natura della vita di Gesù di Nazaret. Questo significa, a sua volta, che è difficile vedere come l'adorazione del Signore Gesù Cristo possa realmente essere l'adorazione di Gesù di Nazaret in ogni senso dotato di significato. In effetti, i più antichi credenti adorarono il “Signore Gesù-glorificato-e-trasformato Cristo”. Il Cristo risorto ed esaltato non fu adorato perchè aveva vissuto una vita di un peculiare tipo di essere umano, un essere umano unicamente divino. Il Cristo esaltato non è riverito perchè i cristiani del primo secolo credevano che le specifiche parole e azioni storicamente contingenti di Gesù di Nazaret fossero unicamente degne di  ̶  oppure che rivelassero qualche più profondo, eterno  ̶  divino status e identità.  Inevitabilmente allora, il modello di Hurtado crea l'impressione che esiste solo una debole connessione tra l'umano Gesù di Nazaret e l'esaltato e ora divino Cristo. Certamente, nei termini della terminologia del tradizionale discorso cristiano, la struttura della relazione tra il Gesù storico e il Cristo dell'antica fede cristiana sembra essere adozionistica: per Hurtado, il Gesù della Storia è sollevato da una posizione e status che non era intrinsecamente degna di adorazione, ad una posizione e status che Dio ora dichiara essere, oppure che egli rende (in qualche modo), degna di adorazione. Per Hurtado, dopo la resurrezione ed esaltazione, “Dio” in qualche profondo modo ora comprende un “essere umano glorificato”. Questa è decisamente un'asserzione. Ma non è proprio la stessa cosa di dire che la divina identità ora comprende una distinta persona preesistente la cui identità è definita da una biografia che comprende una particolare vita umana storica (come narrata in, per esempio, Fil. 2:6-11). Quel che è in gioco qui è se questa valutazione della forma della devozione di Cristo (e la Cristologia che implica) fa pienamente giustizia delle pretese del Nuovo Testamento.
Se noi diciamo davvero poco circa la vita storica e identità di Gesù, noi inevitabilmente svuotiamo la parola “Gesù” in “Signore Gesù Cristo” di significato.  [Nei capitoli posteriori (specialmente capitolo 8 e in parte 6) io tenterò di mostrare che l'eclissi del Gesù storico dalla nostra comprensione della devozione di Cristo ha oscurato le origini della Cristologia del Nuovo Testamento. Ha lasciato vitali interrogativi storici senza risposta proprio nella misura in cui ha distorto la forma della teologia del Nuovo Testamento.]

(pag. 75-76, mia libera traduzione, enfasi originale)

 Visto? Praticamente, il prof Flecher-Louis sta criticando il suo collega Hurtado per aver scommesso la genesi dell'Alta Cristologia dei primi giorni tutto su visioni e rivelazioni (leggasi: allucinazioni) post-pasquali, esautorando di fatto ogni capacità e funzione di un Gesù storico di poter contare in qualche modo da vivo, perfino in una qualche forma allusiva, nella formazione del culto che si originò intorno a lui dopo la sua morte. Il rischio, secondo Fletcher-Louis, è che se si segue Hurtado in questa riduzione al lumicino di qualsiasi cosa fece o disse Gesù in vita, si rende piuttosto fredda la sua rapidissima apoteosi post-mortem, vedendola come mero frutto di esperienze mistico-allucinatorie. È la singolare reazione che un folle apologeta manifesta quando vede che, senza saperlo, la sua ricerca lo conduce dritto dritto alla conclusione miticista per cui all'origine del mito di Gesù tutto quello che era necessario per la genesi del cristianesimo fu solo l'esperienza mistico-allucinatoria di tipo schizotipico avuta dai primi fondatori del movimento e da Paolo. Un Gesù storico non era affatto necessario per indurre quelle rivelazioni e allucinazioni in gente entusiasticamente posseduta dallo Spirito di Dio. Per evitare questa intima “freddezza” annichilatrice della sua fede (perchè un folle apologeta cristiano di solito considera impossibile che un arcangelo celeste mai sceso sulla Terra nel recente passato possa aver avuto un impatto così forte sui primi cristiani come Pietro e Paolo solo mediante visioni e allucinazioni), Fletcher-Louis vorrebbe figurare un Gesù storico in qualche modo in relazione di causa-effetto con la genesi dell'Alta Cristologia immediatamente successiva alla sua morte. Solo così potrà garantire ai suoi occhi che il cristianesimo non ha tradito Gesù. Ma intanto abbiamo visto che, se si accetta il modello di Hurtado, si deve riconoscere l'imbarazzante situazione di un cristianesimo originario che ha tradito Gesù, nel momento stesso in cui lo ha deificato senza chiedergli alcun permesso, neppure una flebile voce in capitolo, solo un ruolo passivo e un silenzio totale da parte sua (che è STRANO, INATTESO, IMPROBABILE, a meno che Gesù non fu letteralmente mai esistito, ma fosse fin dal principio un'essere metafisico rivelatorio). 

Ma intanto abbiamo capito che chi, da storicista, risponde “NO” alla domanda “Il cristianesimo ha tradito Gesù?” può essere solo un cristiano “trionfalista” (come Pischedda, per definizione un folle apologeta cristiano). Per tenere in piedi un plausibile Gesù storico, gli storicisti sembrano apparentemente costretti di necessità a darne un ritratto che contempli inevitabilmente la possibilità, se non la probabilità, di un effettivo tradimento di Gesù da parte del cristianesimo tutto, dalle origini fino ai nostri giorni. Se l'uomo chiamato Paolo dev'essere fatto passare per il più antico cristiano (o proto-cristiano) di cui si ha evidenza primaria, allora, dal momento che la più antica frase cristiana del più antico libro cristiano è Galati 1:1,
Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre

dove fin dal principio emerge la contrapposizione tra gli uomini da un lato, e tra Dio e Gesù dall'altro, si può concludere che Paolo ha tradito Gesù:
- se Gesù era solo un uomo che mai si proclamò Dio neppure allusivamente, insistendo che era Dio;
- se il Gesù storico era stato un maestro, perchè Paolo non riportò alcuno (o la maggior parte) dei suoi insegnamenti;
- se il Gesù storico era stato un allucinato posseduto dallo Spirito di Dio, perchè Paolo parlò di un Gesù che possedette spiritualmente altri, compreso lui.
- se il Gesù storico era stato un sedizioso antiromano, perchè Paolo ne fece il garante dell'ordine temporale esistente, perfino nell'imminenza della Fine.
- se Gesù era stato un profeta, perchè Paolo non rivelò niente del genere.
- se Gesù era stato un mago impostore, perchè Paolo ne fece un oracolo di Verità.

L'elenco potrebbe continuare, ma pure se sostituisci ciascuna occorrenza di Paolo sopra menzionata con “l'autore del vangelo X” il risultato sarebbe lo stesso.
Perchè qualunque “Gesù storico” ricostruito a partire dal vangelo X costituisce per definizione una negazione (un tradimento?) del Gesù venduto dal vangelo X.
Perchè in ogni vangelo, perfino nel primo di essi, Gesù è sempre lo stesso (più o meno malcelato) essere preesistente, Figlio di Dio, ecc.
L'unico modo possibile in cui si può rispondere con un sonoro “NO!” alla domanda “Il cristianesimo ha tradito Gesù?” è nel teorizzare che , Gesù affermò effettivamente ciò che Paolo e il primo vangelo osano affermare di lui: non che fece questo o quel miracolo o che fu udito dopo morto, si badi bene (perchè perfino i primi cristiani non avrebbero creduto a tali meri abbellimenti letterari convenzionali) ma che lui affermò di essere il Volto di Dio, la sua celeste immagine, la sua Persona (tralasciando per il momento di discettare in merito alla stretta coincidenza o meno tra tale ipostasi divina e Dio stesso).
Se il cristianesimo non ha tradito il Gesù storico, allora il Gesù storico affermò di essere il “Cristo Gesù” che noi conosciamo: il riflesso perenne della pura e semplice, e persistente, Divinità.

In altre parole, un ebreo del I secolo proclamò la sua stretta identità con Dio, o anche solo quanto di più vicino vi si possa accostare tra tutti gli elementi del Creato.
 
Solo a patto di assumere qualcosa del genere si può dire che il cristianesimo non ha tradito Gesù, dal momento che tutti gli altri casi rientrano a pieno titolo sotto l'insegna del puro tradimento. Chiaramente coloro che pensano che Gesù rivelò di essere il “Gesù” che noi oggi vediamo e tocchiamo allora possono benissimo discordare nella descrizione dei molteplici modi in cui un uomo storico può aver anche solo insinuato o fatto passare sottobanco la mera possibilità di quest'identificazione strictu sensu con Dio (o con il suo Specchio metafisico, il che è la stessa cosa) ma ciò non diminuisce il peso della sua asserzione: un Gesù storico che da vivo non si limitò neppure a insinuare cripticamente l'idea o la mera allusione della sua divinità (o parentela divina) è un Gesù che per definizione fu tradito dal nascente cristianesimo. Sovrapporre ad un essere umano l'idea del divino solamente perchè dopo la sua morte si ricevono visioni, sogni e rivelazioni (leggasi: allucinazioni di tipo schizotipo) significa eliminare per sempre ogni possibile connessione tra quell'uomo storico e la nascita dell'idea della sua divinità.
Significa rinunciare a priori perfino al tentativo di trovare un'implicazione storica di sorta tra la sua vita e la sua immediata apoteosi post-mortem. E non si tratterrebbe più in quel caso di una mera rinuncia a indagare ma della realizzazione finale che un tradimento è in atto dell'uomo Gesù.

Consegnare ai posteri l'equazione “Gesù=Dio” in virtù di una mera allucinazione di Gesù post-mortem significa essenzialmente tradire Gesù. Da qui la necessità, per i folli apologeti cristiani riluttanti ad accettarlo, di spiegare altrimenti la rapida nascita di una “Cristologia Alta” appena a ridosso (si parla di “mesi”, forse “settimane”!) della morte di Gesù su una croce romana. Chi non è cristiano e non ha questo problema (di accusare il cristianesimo originario di tradimento) perfino se lo accetta banalmente come un non-problema (relegandolo magari alla pura sfera teologica e apologetica) si ritrova tuttavia con l'enorme Problema Storico ad esso strettamente associato, e cioè di come sia potuta insorgere una cristologia così vertiginosamente alta appena poco tempo dopo la morte di Gesù su una croce romana, dal momento che è STRANO, perciò INATTESO, perciò IMPROBABILE, che un uomo che non abbia mai detto e neppure insinuato in vita di essere Dio venga trasformato in Dio solo a seguito di una ridicola allucinazione esperita dai suoi seguaci dopo la sua morte, senza alcun'attinenza di sorta con la sua precedente esperienza da vivo. Non solo. Deve spiegare perchè Gesù fa la sua apparizione nella Storia (intesa come patrimonio di ricordi scritti o orali dell'umanità) solo per qualcosa accaduta DOPO la sua morte, e non per qualcosa accaduta PRIMA della sua morte.

E a quel punto irrompe nel nostro discorso logico, con la sua enorme forza esplicativa, la miglior teoria del Mito di Gesù, l'unica ipotesi in grado di spiegare e rimuovere l'“inatteso” e l'“improbabile” da questa paradossale situazione nella quale ci siamo cacciati, dal momento che è l'unica teoria capace di rimuovere e fugare veramente e radicalmente l'imbarazzo di un cristianesimo che ha tradito Gesù.

Perchè quell'imbarazzo è un vero, serio imbarazzo che io personalmente non voglio avere e sarò sincero con il lettore, brutalmente sincero: io mi rifiuto con tutto me stesso, con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima di credere all'assurdo paradosso di un cristianesimo che ha TRADITO Gesù.

Per superare quell'imbarazzo non è sufficiente dimostrare che Gesù pronunciò “davvero probabilmente” questa o quella parabola (come si accinge a fare per l'ennesima volta, in un copione fallimentare e tuttavia da tempo consolidato, quel folle apologeta e prete cattolico di John P. Meier col suo ultimo, inutile volume) perchè qui stiamo parlando di qualcosa che deve indurre per definizione un uomo a spostare (figurativamente) “le montagne”: credere all'equazione “Gesù=Dio”.
Dire che Gesù fu divinizzato perchè fu un maestro di profonda sapienza morale o un profeta apocalittico significa ne più nè meno che TRADIRE Gesù perchè nessuna sapienza morale, nessuna banale collezione di detti (fosse perfino Q), e tantomeno nessun'allucinante profezia apocalittica, può spiegare la nascita di una fede in “Gesù=Dio” capace di “muovere le montagne”.
In questo senso, sono profondamente debitore al prof Stevan L. Davies per aver evidenziato a più riprese quest'aspetto, nel suo Spirit Possession and the Origin of Christianity:
Che cosa fare della storicità di tutto questo? Si dovrebbe credere che la principale ambizione di Gesù di Nazaret fosse realmente di andare a Gerusalemme, soffrire, morire e risorgere di nuovo? Naturalmente no, quella è fiction marciana derivata dalla dottrina paolina. Gli inquietanti “insegnamenti” di Gesù a Gerusalemme nei capitoli 11 e 12 di Marco dettero origine al movimento cristiano? Certamente no; leggili, tu concorderai che non sono principi che formano il culto. Cosa circa le sue predizioni che il Figlio dell'Uomo (il quale come un essere cosmico poteva ben essere qualcun'altro di diverso rispetto a Gesù) è in procinto di venire dopo giorni di disastro per raccogliere i suoi eletti dai quattro angoli della terra, ecc.? (13:7-30). È quello qualcosa che dobbiamo vedere all'origine del movimento cristiano? È un motivo raramente menzionato di nuovo nella tradizione testuale. E il Regno di Dio, che potrebbe o non potrebbe aver qualcosa a che fare con la storia della morte e resurrezione di Gesù, che fare di quello? Tu non apprenderai virtualmente nulla su di esso nel vangelo di Marco, salvo che nei primi giorni della sua vita come un guaritore posseduto dallo Spirito egli parlò favorevolmente circa esso. [Se il capitolo 13 descrive l'arrivo del Regno, allora è un pò simile all'arrivo di una guerra termonucleare. Come possa descrivere il capitolo 13 “buone nuove” è difficile da comprendere, e così eventualmente quel capitolo non sta discutendo del tutto l'arrivo del Regno. In modo simile, Q/Luca 17:26-29 ammonisce gli orrori dei “Giorni del Figlio dell'Uomo”].
(pag. 13, mia libera tradizione)

E ancora:
Che società o che cultura ha mai voluto che i morti risorgono e camminano tra noi? Il folklore cinematografico del genere “horror” è ricolmo dei morti viventi: vampiri, mostri-alla-Frankenstein, spettri e tanti altri personaggi fittizi. Nessuna società incoraggia gli spettri; non ci sono racconti di morti che sbucano dalle loro tombe e ognuno con eccitazione esclama “Hooray! Bentornato!”
...
L'impeto iniziale del movimento cristiano non potevano essere state persone che comunicano ad altre persone che un morto risorse dai morti e camminò tra di loro. Quello non avrebbe costituito unicamente “buone nuove”. Di certo divenne le “buone nuove” nella cultura cristiana, ma dev'esserci stata già una consolidata cultura cristiana. Ognuno educato in una cultura cristiana ha ascoltato dall'infanzia che il messaggio della resurrezione portò la gente nei decenni iniziali dei tempi cristiani ad unirsi al movimento cristiano. Ma quel messaggio sarà gioioso e convincente solo a coloro già sigillati nella loro appartenenza religiosa. Che cosa li coinvolse in primo luogo, se non il messaggio che un morto risorse dai morti? Che cosa vendette il venditore cristiano che la gente ardentemente comprò e trovò ben degno il prezzo? Quella è la domanda (ed una buona metaforica domanda americana del 1930, così dico a me stesso).
Cominciamo con cosa non era. Non era il messaggio di Gesù oppure i suoi insegnamenti oppure le sue parole profetiche. Non sappiamo cos'erano quelli insegnamenti. Le nostre fonti sono tanto confuse quanto lo siamo noi e due di loro, Marco e Tommaso, indicano che trovavano fondamentalmente incomprensibili i suoi insegnamenti pubblici. Paolo non mostra alcun interesse in loro, neppure lo mostrano gli altri scrittori di lettere del Nuovo Testamento, e le dottrine di Gesù non giocano alcun ruolo nella diffusione del movimento cristiano secondo gli Atti degli Apostoli. Giovanni liberamente fabbrica dottrine per Gesù da insegnare.
...
le storie delle apparizioni di Gesù ai suoi discepoli dopo la morte sono ovviamente inventate da varie fonti non in comunicazione l'una con l'altra. In ciascun caso, l'idea che Gesù risorse dalla tomba e camminò tra i suoi discepoli non sarebbe stata presa ambiguamente per un pezzo di buone nuove. La gente di ogni cultura preferisce che i morti stiano nelle loro tombe.
Il cristianesimo non cominciò con apostoli che fondavano un movimento diffondendo dottrine, una biografia, o racconti della resurrezione di Gesù dalla tomba. Quelle cose erano sviluppate come una conseguenza della fondazione del movimento cristiano. La questione non è cos'era circa la vita di Gesù che dette origine al movimento cristiano, ma che cos'era circa il movimento cristiano che dette origine alla narrazione della vita di Gesù.

(pag. 21-22, mia libera traduzione)

Ma se il prof Davies ha ragione - che nessun insegnamento o profezia sarà mai capace di spiegare perchè Gesù fu divinizzato - allora ne deriva che ho ragione io: chi pensa che Gesù fu un maestro o un profeta, un sedizioso o un mago, sta dicendo sostanzialmente che il cristianesimo ha tradito Gesù, perchè sta affermando che i cristiani credettero alla sua preesistente divinità solo sulla scorta di esperienze mistico-allucinatorie post-Resurrezione e non per un ridicolo insegnamento o per una banale profezia fatta da quel defunto quando era ancora in vita (giacchè per definizione una profezia o una dottrina non giustificano in alcun modo la rapida elevazione di Gesù a somme altezze metafisiche).

Lo storicista Davies pensa che allora non fu nè un insegnamento nè una profezia e “neppure la resurrezione” a indurre i discepoli a divinizzare Gesù dopo la sua morte ciascuno per proprio conto, bensì il contagio dell'esperienza di possessione spirituale che lo stesso Gesù da vivo avrebbe insegnato loro (e che si verificò nel giorno della Pentecoste). Il problema però è che anche in quel caso, per aver trasformato impunemente un posseduto spirituale - tra i tanti posseduti spirituali del giorno - in un post-mortem possessore spirituale (dal momento che un Paolo brama di partecipare all'unione mistica con un tale possessore), il cristianesimo ha tradito Gesù. Dal momento che anche in quel caso Davies non riesce a dare ragione del perchè fu proprio l'uomo Gesù, e non altri, tra tutti i posseduti dallo Spirito di Dio (ebrei o pagani), ad essere identificato post-mortem con lo stesso Spirito Possessore di Dio. Il paradosso di un cristianesimo che ha tradito Gesù rimane tutto. E con esso, il mio più profondo e sincero IMBARAZZO a fronte di una così inquietante prospettiva simile.

E d'altro canto non posso neppure oggettivamente farla franca e cavarmela così fin troppo facilmente (come fa lo storicista di turno) dicendo che Gesù fece qualcosa in vita o a ridosso della morte o con la sua morte stessa (magari insistendo sfacciatamente che “questo lo ricaviamo dai vangeli”) che aiutò ad introdurre in qualche modo i presupposti per la sua rapidissima apoteosi post-mortem. No. Non posso ricorrere a questo. E non solo perchè non sono un folle apologeta cristiano ma anche e soprattutto perchè i vangeli stessi sono totalmente inefficaci nel rivelare un Gesù “altro” che non sia quello che è fin dal principio sempre e solo il loro unico “Gesù” propugnato. Se cerchi di estrarre dai vangeli un Gesù storico, ovvero un Gesù che per definizione non è Dio, stai in quell'istante stesso tradendo il Gesù, l'unico Gesù, del vangelo dal momento che il Gesù del vangelo è Dio. Ma non è di questo che sono visibilmente imbarazzato, si faccia attenzione. Io sono fortemente imbarazzato dal fatto che si dica che l'autore del primo vangelo avrebbe TRADITO il Gesù storico vendendo un “Gesù=Dio”. Chi afferma ciò ha già tradito anzitempo lui prima di tutto l'autore del primo vangelo, dal momento che gli sta negando essenzialmente il diritto di fare quello che sta facendo - vendere un “Gesù=Dio”- sotto l'assunzione di fondo che Gesù sia stato storico e perciò non si sia mai proclamato - considerato da quella prospettiva - il Gesù del vangelo, ovvero Dio e/o lo Specchio di Dio.

Il mio imbarazzo, nel credere a qualcosa del genere, deriva dal fatto che trovo troppo paradossale, troppo stralunato, troppo profondamente illogico e irrazionale accettare l'idea che qualcuno, di punto in bianco, arrivi ad allucinare un defunto elevandolo alle vertiginose altezze metafisiche di Dio stesso. E dell'UNICO Dio. Senza nessun genere di relazione di causa-effetto tra un'operazione del genere (introdurre l'equazione “un defunto=Dio”) e la precedente esperienza di ciò che quel defunto fece o disse sulla Terra Firma prima di stendere i piedi una buona volta.

Spiegare che l'uomo Gesù fu divinizzato nel giro di una settimana dopo la sua morte a causa della “dissonanza cognitiva” provocata dalla sua morte sulla croce significa sostanzialmente affermare che il cristianesimo ha tradito Gesù due o tre giorni dopo la sua morte. Questo si chiama tradimento. Perchè si sta di fatto divinizzando un defunto senza il suo consenso. Viceversa, non sarebbe affatto tradimento se quel defunto, quando era ancora vivo, già avesse affermato o insinuato o passato sottobanco in qualche modo l'idea che lui era Dio.

Quindi il mio più sincero imbarazzo di fronte alla prospettiva di un cristianesimo che ha tradito Gesù (nei termini come l'ho spiegato cosa significa: ovvero ipotizzare che un defunto fosse deificato senza il suo consenso oppure senza che si fosse neppure posto il problema da vivo se dovesse essere o meno deificato nel presente e/o nel futuro dai suoi seguaci) mi porta a ritenere più credibile e plausibile o:

1) l'ipotesi che un Gesù storico da vivo già alludeva esplicitamente o implicitamente alla sua stretta parentela con Dio (lasciando agli evangelisti solo il compito di esplicitare in prosa questo “fatto”) ma questo si riduce all'ipotesi che il Gesù glaciale del Quarto vangelo possa essere storico;

oppure, in alternativa:

2) l'ipotesi che il Gesù storico non fu mai esistito del tutto. Perchè, in quest'ultimo caso, non fu il cristianesimo a tradire Gesù.

Ma fu Gesù a tradire il cristianesimo.

mercoledì 12 novembre 2014

Sulle 15 Proposizioni del prof Crispin Fletcher Louis



Grazie a Vridar, sono giunto a conoscenza della più recente ricerca dello studioso Crispin Fletcher-Louis.
Il suo studio fornisce finalmente la chiave mancante all'interpretazione del vangelo di Marco.
Al momento in cui scrivo considero ancora Marco il primo vangelo, seppure sono ancora aperto alla concreta possibilità che giunga una dimostrazione efficace della priorità del Vangelo di Marcione non solo su Luca, come è attualmente il caso, ma su tutti gli altri vangeli, dunque compreso Marco.



Con l'avvento della Rete indubbiamente è in atto un'impetuosa rinascita del Mito di Gesù, a volte basata su povera ricerca, risultante in una miriade di pretese sulla non-esistenza di Gesù perchè copiata da figure pagane.
Sfortunatamente esiste dunque un sacco di povera ''ricerca'' su questo soggetto, e non solo nel Net. Ovviamente esiste anche dell'ottima ricerca (al punto che il miticismo è oramai penetrato in accademica con la pubblicazione di On the Historicity of Jesus di Richard Carrier) ma bisogna essere davvero accurati e minuziosi nella scelta delle fonti quando si fanno certe dichiarazioni. Nessuno ha le risposte a tutte le domande. Richard Carrier ha presentato un caso a favore della non-esistenza di Gesù che è davvero quello più essenziale, che fa il minor uso possibile di ipotesi gratuite ed è basato esclusivamente al 100% sull'evidenza, perfino accettando per ''evidenza'', per puro amore di discussione con l'interlocutore storicista, dei meri consensi gratuiti su certi punti, come ad esempio l'autenticità della lista di apparizioni del Cristo risorto in 1 Corinzi 15, della quale alcuni studiosi dubitano. Nessun vero miticista può dichiararsi tale e non aver letto On the Historicity of Jesus.

 Quello che è evidente, comunque, è che c'è qualcosa di profondamente sbagliato con la spiegazione tradizionale delle origini della religione cristiana, dei vangeli e della cosiddetta ''evidenza'' a favore di un Gesù ''in carne e ossa''.

Nonostante nel net risuoni un sacco di enfasi sulle presunte ''origini'' pagane della storia di Gesù (si veda ad esempio The Jesus Mysteries: Was the "Original Jesus" a Pagan God? di Timothy Freke e Peter Gandy), il problema con quelle fonti, comunque, è che sono troppo spesso davvero poco attinenti ai fatti, specie nei loro patetici sforzi di far apparire le storie pagane più simili alla vicenda di Gesù di quanto lo fossero in realtà. Ad esempio, il Teorema di Pier Tulip tradisce chiaramente una sofferta forzatura del genere, nel momento in cui cerca a malapena di incastrare nel puzzle che ha già predefinito in mente pezzi di diversi autori, richiedendo da parte loro una sincronizzazione letteraria fin troppo surreale per essere credibile.
L'astroteologia di Acharya, o lo gnosticismo di Freke-Gandy, sono state criticate lungo queste linee.

 Questo però non toglie che anche questi dilettanti non riescano alle volte a indovinarla giusta, perchè è un Fatto che esistono anche delle influenze pagane sulla storia di Gesù, anche se non in misura tale da rendere più solidi i loro argomenti, o a eludere la loro congenita problematicità di fondo.

 Al contrario, le opere di Richard Carrier, Earl Doherty, Roger Parvus, R. G. Price tendono ad essere meno stravaganti e certamente di qualità infinitamente maggiore.

La mia opinione personale è che l'origine del mito sia altamente ''ebraica'' in natura e dunque che la sede migliore per la comprensione delle origini siano la letteratura ebraica e il monoteismo ebraico. Di conseguenza, è naturale che tenda a inquadrare il mito di Gesù più all'interno di fonti ebraiche e di importanza ebraica, mentre altri preferiscono guardare a fonti cosiddette ''pagane'', l'approccio che considero sbagliato in partenza. Non voglio negare l'influenza ellenistica sulla Giudea del I secolo e anche prima del I secolo, ma quando si tratta di enfatizzare alcuni elementi, mi devo accertare che quelli elementi siano ebraici. Tutto questo è stato chiamato da un folle apologeta con l'espressione Reductio ad Judaeum, che io ho da subito fatto mia.

Ovviamente, c'è da fare una precisa eccezione a questa Reductio ad Judaeum.

Io non considero, e non considererò mai, che i protocattolici del II secolo siano veri ebrei, perfino se sono vissuti in Israele.
Perchè l'anti-giudaismo di un Giustino, di un Ireneo, di un Epifanio, di un Tertulliano, è chiaramente una reazione all'altro-giudaismo di Marcione e seguaci: l'altro-giudaismo non è antisemitismo, ma anzi rispetto delle differenze perfino quando ci si pone antiteticamente rispetto all'ebraismo tradizionale, come Marcione intese fare. Ma l'anti-giudaismo è qualcosa di diverso: l'anti-giudaismo significa voler superare a tutti i costi l'ebraismo, augurandosi la sua sparizione come ''segno celeste''. L'antigiudaismo è padre diretto dell'antisemitismo moderno.
In questo senso, l'ortodossia era ed è la sola religione del mondo basata sull'odio di un un altro gruppo etnico. Perchè? Ora abbiamo la risposta: l'antigiudaismo non è un sottoprodotto dell'ortodossia, ma è la sua radice e la sua anima, almeno nella misura in cui l'estinzione del ''vecchio'' Israele era preliminare alla nascita del nuovo Israele in reazione agli eretici come Marcione seriamente intenzionati a restituire agli ebrei le loro Scritture, in quanto i legittimi proprietari come fedeli del dio giusto Geova.

Senza l'anti-giudaismo, il cristianesimo proto-ortodosso non sarebbe mai nato. 

Ecco perchè il vangelo di Luca e Atti degli Apostoli, come pure il vangelo di Giovanni (nella sua ultima redazione finale), per me non furono libri scritti da ebrei, ma da protocattolici del II secolo in netta opposizione a Marcione.


Come risultato della mia Reductio ad Judaeum applicata alle fonti cristiane del I secolo, dunque in particolare anche alla fonte più antica, Paolo, la mia interpretazione della nascita del mito di Gesù tende ad essere più in linea con la tradizionale intepretazione cristiana ''storicista'' della storia, più di quanto possono esserlo altre ricostruzioni, come ad esempio quella del miticista Pier Tulip.



Ma procediamo con ordine. Fletcher-Louis intenderà portare evidenza, nei suoi due prossimi, voluminosi volumi, a 15 Proposizioni in grado di spiegare l'evoluzione dell'Alta Cristologia nella prima ora della più antica fede cristiana. Di quelle 15 proposizioni ben 9 affondano le loro prove nel pensiero religioso ebraico pre-cristiano, mentre le altre 6 portano il contributo espressamente cristiano a quella teologia evolutasi nel tempo. Ma di quest'ultime sei proposizioni, ritengo che almeno le ultime due finali tradiscono, più che evidenza, solo il mero desiderio non più di un vero ricercatore, ma di un folle apologeta cristiano.

Di seguito enumero intanto quali sono queste proposizioni:


Proposizione 1: Nell'ordine della creazione originariamente intesa, l'umanità è idolo di Dio (tselem) e come tale è ''divina'' sia nell'essere che nella funzione.

Proposizione 2: Adamo, essendo già ad immagine e somiglianza del Dio Yahweh, come suo idolo, non dovrebbe aver considerato l'offerta di diventare un dio (di suo personale diritto) come qualcosa degno di provare (Genesi 2-3).
Proposizione 3: La vera immagine-idolo di Dio è ricostituita in Israele, soprattutto nel sommo sacerdote (Esodo 28), il quale perciò è ''divino'' e riceveva adorazione come tale.

Proposizoine 4: Il sommo sacerdote è la ''divina'' immagine-idolo nel tempio-come-Eden e nel tempio-come-microcosmo; su una fase cosmica.

Proposizione 5: Il sommo sacerdote è un ufficio non una persona. ...

Proposizione 6: Il sommo sacerdote è co-creatore, nel contesto di un'ontologia sacramentale.

Proposizione 7: In coerenza alle Scritture di Israele, il sacerdozio aveva una posizione di primaria importanza nella teologia politica e speranza messianica del Secondo Tempio.

Proposizione 8: Daniele 7:13 esemplifica il predominio di tempio e sacerdozio nella teologia del Secondo Tempio e nella speranza per un nuovo sommo sacerdote (messianico e regale).

Proposizione 9: La letteratura apocalittica riflette la spiritualità e cosmologia del Tempio (e della Torah) e del credo che l'umanità in generale, e il sacerdozio in particolare, è creata per essere la vera immagine-idolo di Dio.
...
(liberamente tratto e tradotto da Jesus Monotheism: A Synopsis, scaricabile gratuitamente qui)

Fin qui l'evoluzione in seno puramente ebraico di quella teologia attorno al ruolo (non alla persona) del Sommo Sacerdote.

Le proposizioni che seguono riflettono invece la direzione espressamente cristiana fatta prendere a quella teologia e dunque le commenterò quando necessario:
Proposizione 10: Tutti i vangeli presentano un plausibile racconto storico di un Gesù Ebreo con una divina identità incarnazionale autoconsapevolmente unica.


Plausibile non significa probabile. Difficile prendere per storico un racconto che è simbolico-allegorico, a meno di non portare evidenza esterna. Ma nel caso di Gesù quell'evidenza esterna è spaventosamente mancante e dunque, nell'assenza di sufficiente evidenza, dovremmo ipotizzare che non c'era nessun Gesù storico.  In fondo, non si deve ipotizzare l'esistenza di cose a meno che non si possiede sufficiente evidenza per concludere che esistano. 
Dunque tutto quello che dice di vero questa proposizione è che:

Tutti i vangeli hanno come protagonista un Gesù umano che sa di essere uno con Dio. 


 Ovviamente quel Gesù deve riparare ai danni di Adamo, diventando egli stesso l'Adamo primigenio:

Elemento 39: (a) In questa cosmologia c'erano anche due Adami: una versione celestiale perfetta, di cui la versione terrena (che generò la razza umana) è solo una copia. E (b) i primi cristiani sembrano aver connesso il loro Gesù Cristo a quell'originale Adamo celeste. ...
(Richard Carrier, On the Historicity of Jesus, pag. 197, mia libera traduzione e mia enfasi)


Continuamo con la lista di Fletcher-Louis:
Proposizione 11: l'identità di Gesù include una identità davvero umana e perciò divina.

Gesù sa di essere umano, accetta di essere umano (vedi per tutto l'Inno ai Filippesi), e dunque, per averlo accettato, è divino. La conseguenza è che il ritratto apparentemente umile di Gesù nel primo vangelo, quello di Marco, non deve trarre in inganno: quel Gesù è cristologicamente elevato alle stesse altezze del Gesù del quarto vangelo. William Wrede trova l'ennesima conferma. L'unico dubbio contro questa proposizione 11 però è che l'Inno ai Filippesi dice chiaramente che Gesù accetta di essere non pienamente umano, ma solo apparente tale. Così il dr. Carrier:




Di qui anche i riferimenti di Paolo all'essere Gesù un uomo. Secondo la logica di Paolo, il peccato penetrò nel mondo tramite un uomo, Adamo; perciò il peccato doveva essere rimosso dal mondo mediante un altro uomo, Gesù Cristo - e come il peccato penetrò tramite la disobbedienza di un solo uomo, esso doveva essere rimosso mediante l'obbedienza di un altro uomo (Romani 5:12-21). Questo è del tutto conforme al miticismo minimale e perciò non è più probabile di esser stato detto sulla storicità minimale. A dire il vero, Paolo qualifica questa logica altrove, dicendo (in Filippesi 2:7) che Cristo non era in realtà un uomo, ma venne 'nell'apparenza di uomini' (homoiōmati anthrōpon) e fu trovato 'in una forma simile ad un uomo' (schēmati euretheis hōs anthrōpōn) e (in Romani 8:3) che egli fu solo inviato 'nell'apparenza di carne di peccato' (en homoiōmati sarkos hamartias). Questa è una dottrina di un essere pre-esistente che sta assumendo un corpo umano, ma non che è pienamente trasformato in un uomo, solo che sembra come uno, avendo un corpo di carne-e-sangue da abusare e uccidere. Questo si adatta al miticismo minimale perfettamente.
(On the Historicity of Jesus, pag. 570, mia libera traduzione, corsivo originale, mio neretto)


Comunque, l'enfasi della proposizione è sull'accettazione di Gesù della sua umanità, non importa se piena o solo apparente, perciò la conseguenza di quell'accettazione è benefica: lungi dal non poter ritornare ad essere Dio (come Adamo dopo la Caduta) Gesù è assicurato nella sua divinità originaria in virtù della sua obbedienza.
Proposizione 12: In prima istanza, l'adorazione del Signore Gesù Cristo, è meglio spiegata dal credo che egli era il vero sommo sacerdote escatologico di Israele, la vera immagine-idolo di Dio.

Questo è ugualmente atteso sotto l'ipotesi del mito e della storicità. Lo riconosce perfino il folle apologeta James McGrath quando dice:
E così, per esempio, la questione se alcuni ebrei prima della nascita del cristianesimo si aspettavano che l'unto davidico morisse prima della restaurazione al trono della sua dinastia è una questione interessante, ma al di là se uno concorda o meno col trattamento di Carrier dell'evidenza, è chiaro che tale pensiero pre-cristiano circa un messia morente, se esisteva, poteva aver ispirato un individuo storico che si credeva il messia a consegnarsi alle autorità. E così potevamo dedicare un intero articolo solo a quella questione, e tuttavia non fare alcun progresso sulla questione centrale che il libro indirizza, se o meno è esistito uno storico Gesù di Nazaret.
(mia libera traduzione e mia enfasi)


Tuttavia c'è un particolare dell'evidenza che fa pendere più leggermente la bilancia a favore del mito e che è merito di Richard Carrier aver riportato alla luce la prima volta: l'ebreo Filone, nell'atto di attribuire al Logos il ruolo del Sommo Sacerdote, implicitamente lo chiama Gesù. Testimoniando che la proposizione 12 riflette un'evoluzione teologica anteriore al cristianesimo propriamente detto. 








Elemento 40: In realtà, anche l'idea cristiana di un pre-esistente spirituale figlio di Dio chiamato il Logos, che era il vero sommo sacerdote di Dio nel cielo, non fu un'idea nuova ma già tenuta da alcuni ebrei pre-cristiani; e questo pre-esistente spirituale figlio di Dio era già stato in precedenza connesso con una celeste figura di Gesù nell'AT (discusso nell'Elemento 6), e perciò alcuni ebrei già credevano che c'era un soprannaturale figlio di Dio di nome Gesù - perchè il contemporaneo di Paolo Filone interpreta la profezia messianica di Zaccaria 6:12 proprio in tale modo. Questa è la profezia circa un sommo sacerdote incoronato re nel cielo dal nome 'Gesù che Risorge', 'servo' di Dio, il quale 'risorgerà' dal basso e riceverà divina autorità e in qualche modo sarà coinvolto nella purificazione del mondo dal peccato.
(On the Historicity of Jesus, pag. 200, mia libera traduzione e mia enfasi)

Proposizione 13: Nei vangeli, l'auto-comprensione di Gesù è strana e offensiva per i suoi contemporanei perchè egli reclama la ''divina'' identità del sommo sacerdote senza rispetto per i limiti posti-da-Dio a quell'ufficio.


Con questa proposizione, il grande merito del prof. Fletcher-Louis è indubbio. Perchè ora sappiamo a cosa è dovuta, nelle intenzioni dell'evangelista, l'accusa di blasfemia rivolta dal sinedrita a Gesù. Non per essersi proclamato Messia. Come nota giustamente Robert Price, Simone Bar Kochba si era proclamato tale e non fu ritenuto mai un blasfema. Così il prof Fletcher-Louis:
(a) Il massimo che Gesù poteva ragionevolmente pretendere, in virtù di credenziali naturali, è di essere un messia regale, un guaritore simile ad Elia e un profeta. Sarebbe un'assurdità per Gesù pretendere di essere il vero sommo sacerdote.


(b) A dire il vero, sarebbe una blasfemia. Significherebbe che Gesù stava ''esaltandosi'' (come il re è ammonito di non fare in Deuteronomio 17:20) ''prendendo l'onore per sé stesso (ἑαυτῷ)” (Ebrei 5:4), con fragrante mancanza di rispetto verso la personale costituzione di Dio (rivelata tramite Mosè).

(c) Sarebbe una doppia assurdità se Gesù ora affermasse di essere il vero sommo sacerdote di Israele al di fuori dei limiti dell'ufficio (senza nessun ricorso ad abbigliamento consacrato, riti di purificazione e alla ontologia sacramentale e alla cosmologia del tempio). Parlare e agire come se fosse il vero sommo sacerdote ex persona non ex cathedra sarebbe subordinare il potere, l'autorità e l'identità divina dell'ufficio alla sua propria persona. Gesù non ha letto Mosè?!
 
(d) Non lo sa che la sovranità sacrale è un modello pagano? Se lui dovesse adottarla starebbe ''facendo di sè stesso  (ἑαυτὸν) eguale a Dio” (Giovanni 5:18, si veda Filippesi 2:6; 2 Tessalonicesi 2:3–4; Flavio Giuseppe Antichità Giudaiche 18:256; 19:4). Sarebbe dovere delle autorità ordinate da Dio punirlo per tema che deviasse le persone (Deuteronomio 13).

Ma il Gesù dei vangeli crede di avere Dio e la Scrittura dalla sua parte: - le sue guarigioni e la loro maniera conferma la sua autoconsapevolezza sacerdotale. - Alla trasfigurazione egli è contemporaneamente sacerdotale (con vesti trasfigurate) e anche il ''figlio'' regale di Dio) - perfino i demoni si accorgono che lui è contemporaneamente una figura regale (Marco 5:7 ''Figlio dell'Altissimo'') e una figura sacerdotale (Marco 1:24 ''Santo di Dio'') - e la Scrittura offre un passo a giustificare la sua identità messianica; ed esso precede il Sinai. Il Salmo 110 descrive uno che è re-sacerdote ...
  
Così, durante la sua predicazione, Gesù intraprende una strategia di PR accuratamente elaborata  che è pianificata

(a) ad introdurre la sua visione radicalmente nuova di Israele ai suoi discepoli lentamente, non tutto una volta per tema che lo abbandonino. 

(b) a fornirgli una fase pubblica a Gerusalemme dove egli farà, con il più grande possibile impatto al centro delle strutture di potere correnti della nazione, la sua pretesa di essere il re-sacerdote di Israele secondo l'ordine di Melchisedec.
 
Questo significa, in particolare, una gestione accurata della sua auto-identificazione con il Figlio dell'Uomo: - Gesù di solito parla del Figlio dell'Uomo come se fosse qualcun altro. - Nell'ordine in cui sono pronunciati, i detti del Figlio dell'Uomo hanno una connessione progressivamente chiara a Daniele 7:13 (non chiara: Marco 2:10, 28; abbastanza chiara: Marco 8:38; chiaro cristallino: Marco 13:26, 14:62). - Gesù evita di parlare del Figlio dell'Uomo quando è in presenza delle autorità. - L'auto-identificazione diventa soltanto veramente ovvia al finale show down (14:62); quando le sue piene implicazioni teologiche e politiche derivano su di lui le loro inevitabili conseguenze.

(mia libera traduzione ed enfasi da Jesus’ Divine Self-Consciousness: a Proposal, disponibile qui)


Chiaramente il prof Fletcher-Louis quando interpreta sul piano letterario il vangelo decifrando mirabilmente tutti quei simboli, allegorie, doppi sensi, sovrappone al loro più autentico significato letterario e teologico l'azione di un Gesù storico che in astratta (fin troppo!) linea di principio avrebbe fatto qualcosa di quanto descritto. Ma per comprendere il testo non è richiesto un Gesù storico. E se non è richiesto, neppure lo introduco. Rimane da spiegare però la fatidica domanda: come degli ebrei, per quanto marginali ed eretici, potrebbero aver partorito l'idea così blasfema di un sommo sacerdote che è tale ex persona e non ex cathedra?

I dementi folli apologeti alla Lorenzo Noli direbbero che non c'è una vera risposta, a meno che non si introduca una effettiva persona, meglio ancora se storica, che avrebbe fatto per prima su di sè quell'audace identificazione col Supremo Sommo Sacerdote Messianico (magari meglio ancora se lo fosse veramente, ma questo Dio solo può saperlo! Dunque meglio ancora se un Dio esista e magari approvi tutto quanto!).

E invece Richard Carrier dà la risposta, leggermente più laica, e il bello è che la attinge da altri studiosi in quanto è CONSENSUS: meglio crearsi un sommo sacerdote celeste che è tale solo ex persona e non più ex cathedra, specie quando la cathedra materiale in questione, il Tempio di Gerusalemme, è maledettamente e irrimediabilmente corrotta e infestata dal peccato, senza via di scampo, a causa dei romani che la tengono saldamente in pugno in compagnia dei loro bastardi fantocci farisei & sadducei, senza il minimo cenno di voler togliere giammai il disturbo.  







Elemento 28. Una soluzione spirituale all'enigma fisico degli ebrei sarebbe stata una cosa facile e naturale da concepire al tempo. Quelli ebrei che credevano di poter prendere fisicamente controllo del tempio naturalmente concentrarono le loro speranze sul messianismo militare (come esemplificato dagli Zeloti e dai Sicarii, e da ognuno che guidò reali ribellioni contro Roma, da Giuda il Galileo a Bar Kochba). Ma se alcuni ebrei avevano realizzato che una riconquista del genere era impossibile (come alcuni devono averlo fatto, in accordo all'Elemento 24) ma ancora cercavano un mezzo per sfuggire alla loro dissonanza cognitiva (in accordo con l'Elemento 23) senza negare i fatti evidenti o senza abbandonare credi religiosi profondamente sigillati (ed è ragionevole ipotizzare che almeno alcuni ebrei cercarono tali mezzi senza procedere a tali scopi), allora per loro rimaneva solo una soluzione: negare l'importanza fisica del tempio nella stessa Gerusalemme.
Ciò richiederebbe sostituirlo, e non con un altro tempio (in quanto ciò ricreerebbe lo stesso problema tutto daccapo e quindi non lo risolverebbe in realtà, come era evidente nel fato della sedizione messianica samaritana sul monte Gerizim: Elemento 7), ma con qualcosa di intangibile, che nè i Romani nè la corrotta elitè ebraica potevano controllare (in quanto l'intangibile non può essere nè afferrato e neppure occupato), e che non richiedeva nè moneta e neppure potere materiale per elevarlo e mantenerlo (i due fattori considerati responsabili della corruzione dell'originario culto del tempio - e sempre a favorire i Romani, i quali da soli disponevano di illimitate quantità di entrambi), e il cui regnante fosse anche incapace di corruzione (e c'era solamente uno che fosse davvero incapace di corruzione: Dio).
Questo non implica che qualcuno pensò questo, ma solo che sarebbe stata una progressione di pensiero facile e naturale dal problema alla soluzione, e perciò non implausibile. Si adatta al contesto religioso e politico e alla nostra comprensione della natura umana e ingenuità. Perciò, se qualche innovatore religioso avesse proposto che Dio aveva pianificato un sacrificio supremo capace di purificare tutti i peccati in una sola volta e per tutti (come ad esempio, mediante il sacrificio espiatorio rituale del suo primogenito: Elemento 10), e inoltre pianificò che lo spirito di Dio avrebbe, come risultato, dimorato per sempre all'interno di ciascun individuo che a lui si votava (e quindi non dimorato più, oppure non dimorato solo, entro il tempio a Gerusalemme: Elemento 18), allora il suo messaggio risuonerebbe tra parecchi ebrei come una soluzione ingenua e attraente al problema della corruzione dell'elitè ebraica e dell'invincibilità romana (Elementi 23-26), eliminando l'importanza del tempio per le speranze messianiche, e quindi eliminando la base di ogni predestinato conflitto militare con Roma, ed eliminando ulteriormente il problema della corrotta elitè ebraica semplicemente diseredandoli del regno di Dio e rimuovendoli come intermediari tra il popolo e il loro Dio - tutto senza richiedere l'impiego di alcuna risorsa fisica o militare. Uno semplicemente doveva dichiarare che ciò era stato fatto. Volontà di Dio. Preordinato.
Il basilare vangelo cristiano - immaginando che la morte di un messia aveva espiato in modo conclusivo tutti i peccati (come l'AT poteva già essere inteso dire, per Elementi 5, 7 e 17), e che associandosi a lui (mediante adozione col battesimo, secondo l'Elemento 12; e mediante un consumo simbolico del suo corpo e del suo sangue, secondo l'Elemento 18) Dio dimorerebbe in noi (invece che nel tempio) - sarebbe quindi riconosciuto da numerosi ebrei come un'idea ingegnosa e attraente. Specialmente dal momento che il risultato finale sarebbe che invece di ricevere ordini dall'elitè ebraica, noi avremmo come nostro sovrano nessun uomo fallibile ma Cristo stesso, il Signore costituito da Dio, che parla direttamente ai suoi soggetti dalla destra di Dio in cielo (mediante comunicazione spirituale e angelica, e messaggi segreti presenti nella scrittura, secondo gli Elementi 8 e 15).  Quindi il problema della corruzione dell'elitè è apparentemente rimosso senza richiedere violenza o moneta oppure diplomazia oppure vittoria militare. Dio ha la sua vittoria; e tutta la dissonanza cognitiva è risolta.
Il solo sacro spazio che questa dottrina richiedeva che uno dovesse fisicamente controllare era il suo corpo personale, una nozione già popolarizzata da sette filosofiche come ad esempio gli Stoici, i quali insegnavano che niente d'esterno può conquistare un uomo che nella sua sapienza rimane internamente libero. Non la morte, non l'imprigionamento, non la tortura rappresentò qualche vittoria su di lui. Questa era perciò una battaglia che uno poteva sempre vincere, anche contro gli 'invincibili' Romani. Uno meramente doveva crederci, sentire che fosse vero, che Dio ora viveva in te. Nessun'altra evidenza era richiesta. Quindi non dovrebbe sorprenderci che il cristianesimo convertì tutta l'immaginazione militare del messianismo popolare in una metafora spirituale, a rappresentare quel che ora chiameremo una guerra di cultura. Questo si allinea perfettamente con la nozione di un trasferimento spirituale di autorità al popolo, negando l'importanza del tempio e dell'elitè ebraica, mentre trattenendo i più fondamentali requisiti dell'essere ebreo (precisamente, fede e obbedienza ai comandamenti di Dio; seppure anche quello sarebbe più tardi abbandonato, per Elemento 20).
L'importanza di quest'osservazione è che il più antico vangelo cristiano fa assai più senso come un prodotto del suo contesto politico di quanto lo fa quando completamente divorziato da quel contesto, e di conseguenza, teorie di storicità che ignorano quel fatto sono improbabili ad avere un qualche merito obiettivo. La centralità del tempio fu un problema perenne per gli ebrei. Una locazione fisica che richiede controllo politico implicava un dominio militare. Fin tanto che i Romani avevano il secondo, gli ebrei mai avrebbero il primo. Gli Zeloti scelsero l'opzione logica di tentare di rimuovere i Romani e restaurare il controllo ebraico. Ma i cristiani presero la sola altra opzione disponibile: rimuovere il tempio dal loro intero schema soteriologico (o 'salvezza').
I cristiani potevano allora solo attendere che la collera di Dio giungesse dal cielo (in accordo all'Elemento 10), mentre nel frattempo, la promessa di Dio poteva essere consegnata sul regno che essi avevano spiritualmente creato (Romani 14:17-18; 1 Corinzi 4:19-20), prima in un modo anticipatorio (nel successo morale e 'soprannaturale' della comunità cristiana), e poi nel modo più finale (nell'apocalisse stessa: ad esempio 1 Corinzi 15:24, 50; 6:9-10; Galati 5:19-25; 1 Tessalonicesi 4:10-5:15). Che i cristiani e gli Zeloti entrambi possono essere venuti dallo stesso background settario, e perseguito collettivamente le soli due possibili soluzioni al problema che affrontavano gli ebrei del tempo, rivela che il cristianesimo era più simile a qualcosa di inevitabile che a qualcosa di sorprendente.

(On the Historicity of Jesus, pag. 156-169, mia libera traduzione, corsivo originale, mio neretto)


Rimangono altre due Proposizioni da esaminare.


Proposizione 14. La divina identità di Gesù è una materia delle sue proprie azioni. Così su analogia all'identità del regnante nel Culto del Sovrano, egli è una persona e Dio è ora due persone (“Jesus monotheism”).

Il Culto del Sovrano è un'ipotesi introdotta di recente da William Horbury, il quale ha dimostrato che nell'ebraismo pre-cristiano il rigido monoteismo aveva già trattenuto la possibilità che era appropriato prestare adorazione al monarca corrente (e a quello futuro: il Messia) in modo simile a come si venerano i monarchi ellenistici.
Ad esempio Daniele 2:46 è fin troppo chiaro in proposito:

Allora il re Nabucodònosor piegò la faccia a terra, si prostrò davanti a Daniele e ordinò che gli si offrissero sacrifici e incensi.

 
Nel periodo greco, perciò, ... il culto del sovrano è universalmente conosciuto agli ebrei, rifiutato se imposto in modo assoluto (Daniele 6, Giuditta, la versione greca di Ester, Daniele 3 LXX), ma normalmente condiviso, come parte di lealtà ebraica al signore supremo, nei modi in cui lo permetteva un costume ancestrale; ed esso può essere connesso e contrastato con la monarchia ebraica in un'esaltazione dei regnanti ebrei.
(Jewish Messianism and the Cult of Christ, pag. 75, mia libera traduzione e mia enfasi)

 In Daniele 2:46 ... il culto del sovrano è in vista sotto il suo aspetto di riconoscimento di eccezionali beneficienze, e questo, assieme all'efficace satira costituita da una scena nella quale un re gentile si abbassa di fronte ad un ebreo, aiuta a spiegare la sorprendente presentazione di un Daniele che riceve onori divini in tutta serenità. Questa presentazione sta dietro la visione danielica di uno simile ad un figlio d'uomo che riceve 'dominio, e gloria, e un regno'' al rovesciamento dell'ultimo regno gentile (7:13-14), e l'allusione messianica nella condanna di Ben Sira di pretese regali ..., come un'indicazione che gli ebrei intravidero nell'esaltazione dei loro propri leader un complemento agli onori gentili regali.
(Ibidem, pag. 133, mia libera traduzione e mia enfasi)

Questa sacralità del monarca era però secondaria per importanza a quella del ruolo del Sommo Sacerdote.
Gesù era innanzitutto Sommo Sacerdote, e solo in quanto tale era Messia.

Ovviamente si tratta di un mero corollario della divinizzazione di Gesù all'altezza quasi dello stesso Tetragramma. Ma come spiegare allora il brusco passaggio dall'''unitarianismo'' ebraico al ''binitarianismo'' cristiano? 

È in questo preciso punto che lo studioso Fletcher-Louis fa cadere la maschera e si rivela per il folle apologeta (nonchè prete anglicano) quale egli è:
Il rielaborato Shema di 1 Corinzi 8:6 e dei testi relativi (Filippesi 2:6-11) presume la vita di Gesù come è descritta nei vangeli; un racconto, una biografia, che ha indotto una divisione della struttura interna dell'unica identità divina.

Questa frase va contro il semplice buon senso: le epistole sono state scritte prima dei vangeli, dunque come fanno a ''presumere'' addirittura la ''biografia'' di un Gesù umano quando l'unico Gesù Sommo Sacerdote che conoscono non è mai sceso di recente sulla Terra?

Chiaramente c'è qualcosa che non va. Le epistole sono totalmente silenti su un Gesù storico, perchè quel Gesù non era ancora stato inventato quando furono scritte le epistole. E quel silenzio è altrettanto enormemente imbarazzante perfino se ipotizzi un Gesù storico che è stato il primo a dire di essere Dio in quanto Sommo Sacerdote, come vuole desiderare il prof Fletcher-Louis. Ma il suo è solo un pio desiderio. La realtà è un'altra: Gesù non è mai esistito come figura storica.




 


Nonostante questo handicap, la proposizione 14 continua a mantenere la sua validità.

Gesù è Sommo Sacerdote. Pur non avendo il Tempio fisico: quello è caduto in mani impure e collaborazioniste.

Gesù è Sommo Sacerdote.
Pur non indossando le vesti appropriate del sommo sacerdote fisico.

Gesù è Sommo Sacerdote. Pur non risiedendo più nel Tempio di Gerusalemme, tantomeno esercitando quel ruolo in quella sede.

Gesù è Sommo Sacerdote. Pur non eseguendo più il suo rito sulla Terra.
Tutto di questo è vero di Gesù il vero sacerdote. Così Yhwh-Kyrios è ora manifesto in questa persona, in quanto persona e non più in quanto ricoprente un ruolo: Il Signore Gesù Cristo è Yhwh-Kyrios...

Gesù è non un ufficio, ma il potere creativo e la divina identità dell'ufficio è riversato in una vita ''ordinaria'' che ha la sua propria narrativa, come un ''figlio'' vivente in interdipendenza con il divino ''Padre''.

 Dire che Gesù non è un ufficio perchè la sacralità dell'ufficio è ora attaccata alla sua persona è la stessa cosa che dire che l'ufficio di Gesù non è un ufficio terreno, ma un ufficio celeste.

E difatti quella è propria la logica descritta mirabilmente nella Lettera agli Ebrei, un testo che espelle un Gesù storico dal quadro in misura perfino maggiore di quanto fanno le lettere di Paolo. Perchè la logica della Lettera agli Ebrei è la seguente, in estrema sintesi:
1. Esistono copie terrene imperfette di cose celesti.

2. i sacrifici animali sono una copia imperfetta del sacrificio di Gesù.

3. Perciò: il sacrificio di Gesù era un sacrificio celeste.



Al primo vangelo non toccherà altro compito che tradurre tutto questo in allegoria, avendo cura di trovare le giuste analogie per l'avatar di Gesù sulla Terra, ricordandosi di dipingerlo come un Sommo Sacerdote nella sua persona senza mai dover ricoprire quel ruolo nel Tempio fisico.

E quale avatar migliore del Gesù di Marco per questo?

Non indossa gli stessi indumenti sacri di Caifa, però chi tocca il lembo del suo mantello viene guarito miracolosamente. Veste come uno straccione, però sul Tabor le sue vesti risplendono. Non limita il Regno di Dio nel Sancta Sanctorum del Tempio di Gerusalemme, ma anzi lo rende ''vicino'' in lungo e in largo annunciandolo dovunque va.  Perciò alla sua presenza non è proibito faticare di Sabato: se gli uomini di Davide possono mangiare il pane in presenza del santuario a Nob (1 Samuele 21:1), perchè non può la mera presenza di Gesù creare un nuovo santuario per i suoi discepoli anche quando colgono il grano di sabato nella contrada della Galilea, a dispetto del biasimo dei farisei? E così via.


E così potrei concludere anch'io, al pari del prof Fletcher-Louis, con le seguenti parole:
Quelli aspetti della storia evangelica collocano interna pressione matematica sull'identità dell'''Unico'' Dio in un modo che spiega le origini concettuali del credo che ora un messia è ''incluso'' all'interno della divina identità come una persona distinta (persona oppure volto).

Alla luce di questa storia, l'unico Dio è ora due.

Rimane l'ultima proposizione da commentare:
Proposizione 15: Il NT offre una spiegazione plausibile delle origini e della forma della Cristologia del NT: un Gesù storico che pretese di essere l'incarnazione di una persona distinta entro l'eterna identità divina; la cui resurrezione fu ritenuta confermare la sua autoaffermazione.


Resurrezione? Non c'è tanta enfasi sulla resurrezione nella Lettera agli Ebrei, ma solo nelle epistole di Paolo. L'enfasi era tutta sul sacrificio espiatorio del Sommo Sacerdote Gesù all'interno del santuario celeste.

Per resurrezione si intende l'esperienza rivelatoria (meglio chiamarla, nel 2014, ALLUCINAZIONE) mediante la quale  i primi cristiani giunsero a credere che il Figlio era disceso nei cieli inferiori (oppure sulla Terra) per un pò di ore e riuscì a farsi crocifiggere dai demoniaci ''arconti di questo eone'' celando loro la sua vera identità. Ci credevano perchè erano giunti in possesso di una profezia che lo presagiva e perchè il Figlio, dopo il presunto evento, apparve loro per confermare il successo della sua impresa:
“Dio lo ha predetto, 

Dio lo ha confermato,

io ci credo.”