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martedì 28 febbraio 2017

Sul Paradosso di Jerim Pischedda


SIMONIA: Illecito traffico di doni dello Spirito Santo. I preti del Signore stanno bene attenti a venderli: come Jourdain, le donano in cambio di denaro. Nella Chiesa romana solo ceneri e roghi vengono dati gratuitamente.
(Il Libero Pensatore Paul Heinrich Dietrich, barone d'Holbach, La théologie portative, 1768)
«I cristiani, per una di quelle frodi che vengono chiamate pie, falsificarono grossolanamente un passo di Giuseppe. Attribuiscono a questo ebreo, così ostinato nella sua religione, quattro righe ridicolmente interpolate, e all'inizio di questo passo aggiungono: Egli era il Cristo. Come! Se Giuseppe avesse sentito parlare di tanti accadimenti che stupiscono la natura, ne avrebbe riferito solo per quattro misere righe nella storia del suo paese? Come! Quell'ebreo testardo avrebbe detto: Gesù era il Cristo. Eh! Se l'avessi creduto il Cristo, allora saresti stato cristiano. Che assurdità far parlare da cristiano Giuseppe! Come è possibile che esistano ancora teologi tanto imbecilli o insolenti da tentare di giustificare questa impostura dei primi cristiani, riconosciuti come fabbricatori di imposture cento volte più forti?»
(Nota di Voltaire, aggiunta nel 1769, mia enfasi.)

Nel 2017 ci sono ancora persone che non riescono a dar credito alla teoria del Mito di Gesù senza tentare di mitigarla con la loro ipotesi prediletta: quella di un Gesù storico all'origine del mito di Cristo. Perdere il contatto e la protezione di quel fantasma idealizzato di nome “Gesù storico” le lascerebbe moralmente obbligate ad andare in confusione, così dicono, perchè il mondo come lo conoscevano si squaglierebbe fra le loro braccia paralizzate di folli apologeti cristiani improvvisamente resisi conto di essere tali.  Impreparati ad accettare l'evidenza, la rifuggono come il sognatore fugge all'incubo che lo insegue. Credono che se dovesse essere provata la tesi miticista – che Gesù fu una pura invenzione e non una figura storica – moriranno di pazzia, vedendone i contorni e sperimentando il contatto con ciò che sono convinti non debba mai essere accaduto. Non c'è dubbio che a questa esperienza sopravviverebbero, come tanti hanno fatto prima di loro. Abbiamo già sopportato di vedere confutata qualsiasi pretesa di storicità dietro pericope dopo pericope di ciascun vangelo, confutazione che non avremmo dovuto avere, a detta dei folli apologeti cristiani, ma che tuttavia era nel nostro destino avere. Abbiamo già constatato la confutazione definitiva di ogni pretesa di autenticità, anche solo di una millesima parte, del cosiddetto Testimonium Flavianum, alla rivelazione che si trattava meramente di un tendenzioso e propagandistico Testimonium Eusebianum. Ma quante ancora ne possiamo sopportare? Come reagiranno i folli apologeti cristiani sapendo che non c'è stato alcun Gesù storico all'origine del cristianesimo, neppure dietro lo stesso “Cristo Gesù” di Paolo? Sarà la fine della più grande civiltà mai esistita? O si ristabiliranno per magico incanto le cose com'erano prima che il mito venisse spacciato e venduto per Storia? Per ora, chi non riesce a dar credito alla ricostruzione delle origini cristiane senza il Gesù storico sembra al sicuro. Sembra che il miticismo abbia finora arrecato poco danno alla concreta diffusione planetaria del mito cristiano (e a chi ci campa sopra). Ma forse un giorno lo farà. Allora potrebbe venire il momento di sancire la fine definitiva della civiltà giudeo-cristiana. Ma mentre aspettiamo col fiato sospeso che le statistiche confermino un giorno la popolarità del miticismo – nè più nè meno di quanto sembra già un fatto compiuto in Inghilterra –, checché se ne lamentino i teologi sotto mentite spoglie di accademici, in Internet non smetteranno nel frattempo di scandalizzarsi e proliferare con sempre maggior insistenza chi viene a venderci qualche altra ridicola apologetica della medesima illusione chiamata “Gesù di Nazaret”. E non occorre girarsi tanto intorno per realizzare l'identità di questi piazzisti del sacro che infesteranno a più riprese Internet con una miriade di siti apologetici: essi avranno l'ostinata presunzione di auto-decorarsi con una falsa pretesa di scientificità. Una presunzione che è pari solamente alla loro congenita ipocrisia, a sua volta parte e parcella del loro mestiere di folli apologeti cristiani.

Certamente un esempio di apologeta cristiano della rete è Jerim Pischedda, le cui assurde conclusioni in merito alle fantomatiche persecuzioni anti-cristiane le avevo già criticate come meritano in un altro blog.

Il caso Pischedda è emblematico della tipica arroganza montata ad arte dagli apologeti cristiani quando si tratta di dedurre false implicazioni da premesse pur corrette. Lo storico Richard Carrier ha giustamente etichettato come fallacia del possibiliter ergo probabiliter l'errore logico che i simili di Pischedda hanno trasformato in una specialità della loro intera categoria di “bugiardi per Cristo”. L'esempio più eclatante è appunto il seguente “argomento” in supporto della storicità di Gesù che ho sentito la prima volta da Pischedda: 

1) Tacito parlò di “Christus” come dell'originatore dei “Chrestiani”.

2) Tacito consultò di certo gli archivi e non si basò su alcun sentito dire cristiano.

3) perciò Tacito è la prova indipendente che Gesù (che fu chiamato Cristo) è esistito veramente.

Che tale argomento sia un classico esempio di fallacia del possibiliter ergo probabiliter (solitamente ad uso e consumo dei folli apologeti cristiani) lo confessa lo stesso Bart Errorman, [1] quando riconosce che
...le sue [di Tacito] informazioni non sono particolarmente utili per stabilire se un uomo di nome Gesù è vissuto o no. Da dove aveva tratto le notizie che riporta?  È ovvio che avesse sentito parlare di Gesù, ma scriveva a circa ottantacinque anni dalla sua morte, e a quell'epoca i cristiani ne stavano certamente raccontando le vicende (i vangeli erano già stati scritti, per esempio), che i miticisti abbiano torto o ragione. Sia ben chiaro che Tacito basa i suoi commenti relativi a Gesù su una serie di voci e non su una puntuale ricerca storica. Se avesse compiuto un'indagine dettagliata, avremmo avuto una descrizione più esauriente, anche di poco.
...Tacito, per sapere che cosa era accaduto a Gesù, non consultò alcun documento ufficiale scritto ai tempi in cui l'uomo fu giustiziato (ammesso che tali documenti siano esistiti). Pertanto riportò informazioni trasmesse oralmente. Impossibile sapere se le avesse sentite dai cristiani o da qualcun altro.

(Gesù è davvero esistito?, pag. 57, mia enfasi)

Andare, o cercare di andare, «oltre», come fa Pischedda, trasformando le parole di Tacito in qualcosa di più del mero sentito dire intorno al Cristo dei cristiani,  rischia dunque di condurre soltanto alla fantascienza e alla fantastoria. Cioè, in entrambi i casi, e ancora una volta, alla letteratura fantastica, a un ramo della quale – la teologia – il Pischedda dovrebbe pur esserne esperto.

Eppur Pischedda è talmente innamorato del suo “argomento” che, onde evitare che qualcuno (come Richard Carrier in un articolo accademico) possa dubitare che Tacito si riferisse esattamente ai cristiani di Cristo – e non magari ai riottosi seguaci dell'“impulsore Chresto” svetoniano (apparentemente attivo a Roma solo qualche anno prima sotto Claudio) – ha cercato in tutti i modi di dimostrare che il cosiddetto “frammento 2” di Tacito presente in un'opera di Sulpicio Severo non fosse affatto scritto dallo storico romano, ma fosse una mera fabbricazione dell'apologeta cristiano Sulpicio Severo. Pare che lo abbia fatto nell'ennesima conferenza (o sermone?) organizzata fin nei minimi particolari (coi soldi pubblici?!?) da alcuni apologeti cristiani, con tanto di improvvisata quanto improbabile giuria composta da una torma di teologi cristiani sotto mentite spoglie di storici. Sia ben chiaro che Pischedda non introduce niente di nuovo alla discussione intorno al frammento 2 (checchè in giro lui possa vantarsi del contrario), visto che lo stesso dr. Carrier era da un pezzo giunto alla sua stessa conclusione (in un articolo da dove, come si vedrà, Pischedda ha attinto un'acuta osservazione senza probabilmente menzionare che la sua fonte si chiama Richard Carrier) esattamente contro le idee espresse da Eric Laupot.

Che le seguenti parole, riportate da Sulpicio Severo,
“Si racconta che Tito, chiedendo consiglio, ponderasse in anticipo se avrebbe raso al suolo un Tempio tanto maestoso. Ad alcuni infatti sembrava opportuno distruggere un edificio sacro, splendido come nessun'altra opera d'uomo, la cui conservazione avrebbe testimoniato la moderazione dei Romani, mentre la sua distruzione sarebbe stata un marchio perenne della loro crudeltà. Altri però, e Tito stesso, ritenevano al contrario che bisognava distruggere innanzitutto il Tempio, per cancellare in modo radicale la religione dei giudei e dei cristiani. Queste religioni, infatti, benchè ostili tra di loro, derivavano dagli stessi fondatori: i cristiani erano usciti dai giudei, estirpata quindi la radice, l'albero si sarebbe estinto facilmente”
(Sulpicio Severo, Chronica 2.30.6-8)

...non fossero realmente di Tacito lo aveva infatti già dimostrato oltre ogni dubbio il dr. Carrier, nel suo articolo “Severus Is Not Quoting Tacitus: A Rebuttal to Eric Laupot” (2006), reperibile qui.

Eppurtuttavia mi va di stimare il Pischedda per questa sua ultima esposizione (a differenza delle altre), perchè dimostra che perfino uno come lui, pur così seriamente impedito dai suoi fortissimi pregiudizi di fervente adoratore del feticcio “Gesù di Nazaret”, risulta capace, anzi capacissimo, di apprezzare e riconoscere la profonda dipendenza letteraria di un autore dalla letteratura e dalla teologia precedenti ad un livello tale da accertarne come inconfondibile l'impronta in quella che altrimenti sarebbe passata per l'opera di un altro. Perchè quello è esattamente il caso con il frammento 2 di Tacito: non fu Tacito a scriverlo, nonostante lo stile apparentemente tacitiano, bensì il folle apologeta cristiano Sulpicio Severo, in quello che appare, a detta del Pischedda, come un vero e proprio “teologumeno”, cioè, per farla breve, un compendio infarcito da cima a fondo di teologia.

Merito di Pischedda è certamente l'aver raccolto una lista esauriente di tutte quante le occorrenze, nella letteratura cristiana e pagana disponibile a Sulpicio Severo, della metafora della radice, in aggiunta all'illustrazione del chiaro significato teologico che la rese così tanto fortunata tra gli apologeti cristiani.
“Tuttavia, quando l'ebbe ridotto in suo potere, considerando il pregio e l'antichità dell'edificio, rimase a lungo incerto se dovesse incendiarlo, per togliere un incentivo ai nemici, o risparmiarlo, a testimonianza della vittoria. Ma, germogliando ormai la Chiesa di Dio in pieno rigoglio su tutta la terra, per volere di Dio quel tempio dovette essere soppresso come esausto, vuoto e inadatto a qualsiasi buon uso. E così Tito, acclamato imperator dall'esercito, incendiò e distrusse il Tempio di Gerusalemme”.
(Orosio, Hist. Adv. Pag. VII, 9, 5-6)

“Come avviene per gli alberi, ciò che più piace è la cima, non le radici o il tronco: ma quella senza questi non può esistere”.

(Cicerone, Orator 147)

“Rebecca, a lungo sterile, grazie alle preghiere incessanti del marito al Signore, a quasi vent'anni del matrimonio diede alla luce due gemelli. Si racconta che essi sussultavano molto frequentemente nel seno della madre e in un oracolo le fu detto da Dio che preannunciavano due popoli e che il più grande sarebbe stato sottomesso al più piccolo”
(Sulpicio Severo, Chronica 1.7.1, ovviamente la fonte midrashica di Luca 1:41-45, qualcosa che Pischedda astutamente non dice)

“È quindi più importante che venga cancellata la malvagità, che vengano recise la radice ed il seme dei peccati; si tolga la cattiva radice perché non faccia cattivi frutti”.
(Ambrogio, Apologia del Profeta Davide XIII, 62)

“Se egli [Vespasiano] fosse venuto per sterminare la nazione, avrebbe dovuto attaccarvi direttamente alla radice e distruggere senza indugi questa città. Mentre invece si trattenne a devastare la Galilea e il territorio circostante per darvi tempo di rinsavire”.
(Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica VI, 6, 2)

“I comandanti tuttavia affermavano che la robustezza delle mura e le fortificazioni del Tempio sarebbero stati in futuro un incentivo per i giudei ed occasione di arroganza, e pertanto dovevano essere estirpate le radici della ribellione affinchè la loro temerarietà non riprendesse vigore. Cesare tuttavia differì il consiglio al giorno seguente”.

(pseudo-Egesippo, De excidio urbis Hierosolimitanae V, 42, 3-4)

“Guardando bruciare il Tempio, gli stessi romani incendiavano tutto il resto, affinché nessun edificio sopravvivesse alla distruzione del Tempio, ritenendo che insieme al tempio dovesse perire tutto ciò che riguardava la religione”.
(pseudo-Egesippo, De excidio urbis Hierosolimitanae V, 43, 1)

Di certo quando Pischedda sottolinea di passaggio che la metafora della radice risultava:
“...essere assai comune in una società sostanzialmente agricola come quella antica”
(fonte)

...dispiace che non sia così onesto da riconoscere il debito, per quell'osservazione, a Richard Carrier, laddove quest'ultimo aveva già scritto:
Supponendo che Laupot avesse ragione che radix e stirps fossero intese in senso agricolo  (e, come abbiamo visto, non c'è alcuna forte ragione di crederlo), metafore agricole sono abbastanza comuni in tutta la letteratura antica. L'Antichità era una civiltà basata sull'agricoltura, e ciascuno era più familiare coi concetti agricoli rispetto ad ogni altro concetto. Tali metafore sarebbero più facilmente comprensibili dal maggior numero di persone, e perciò gli autori le avrebbero preferite, e le preferivano. 
(Richard Carrier, Severus Is Not Quoting Tacitus: A Rebuttal to Eric Laupot, 2006, mia traduzione e mia enfasi)

Che non l'abbia fatto (ma potrei sbagliarmi, perchè il video non permette di vedere la bibliografia) dimostra ancora una volta ad un tempo la paura del folle apologeta cristiano di riconoscere qualcosa al miticista Richard Carrier, come pure la sua tipica arroganza di ripiego nel non ritenerlo degno di menzione. Puah!

Tuttavia non è solo la mera segnalazione di tale colpevole e interessata trascuratezza che mi ha indotto a segnalare quest'analisi, ma anche e soprattutto dell'incredibile senso di ironia sollevato immancabilmente al mio orecchio dalle parole finali di Pischedda, appena prima che un forte scrosciare di applausi provenisse dai folli apologeti cristiani là convenuti:

 Quanto allora rimane di Tacito del frammento 2 di Tacito? Tutto sommato ben poco, direi, soprattutto nella seconda parte, anche se non ci si può non domandare se ha ancora senso, dopo centocinquant'anni, continuare a chiamare il frammento 2 di Tacito con tale nome e inserirlo in coda alle edizioni dei testi tacitiani.
(fonte, mia enfasi)

Pensateci: un insolente apologeta cristiano ha il coraggio di riportare quelle parole! Non ci sarebbe nulla di male, in effetti, tanto più se le si dice a ragion veduta, per di più al termine di un'ottima dimostrazione (ancorchè per nulla originale) della verità della propria asserzione.

Ma quale sarebbe la reazione del medesimo folle apologeta cristiano, allorchè io avanzassi la stessa perentoria esortazione ma a proposito di un'altra evidente totale interpolazione cristiana, vale a dire del Testimonium Eusebianum, meglio conosciuto come Testimonium Flavianum, finito impunemente, per mano di quel bastardo falsario di Eusebio di Cesarea, nell'opera Antichità Giudaiche dello storico ebreo Flavio Giuseppe ?


Le mie parole suonerebbero pressappoco così, come quelle del Pischedda:

Quanto allora rimane di Flavio Giuseppe del Testimonio Flaviano? Tutto sommato ben poco, direi, praticamente nulla, anche se non ci si può non domandare se ha ancora senso, dopo così tanti secoli, continuare a chiamare il Testimonio Flaviano con tale nome e inserirlo nel bel mezzo del racconto originale di Flavio Giuseppe nelle edizioni del suo libro.
(mia enfasi)


E parimenti, anch'io potrei portare un sacco di prove a conferma e a giustificazione della mia asserzione. È sufficiente un rapido scorcio alla seguente tabella (liberamente ispirata ad un articolo di Ken Olson) per realizzare quanto ogni singola sillaba del cosiddetto Testimonium Flavianum sia in realtà mera farina del sacco di Eusebio (e di nessun altro):


Il finto Testimonium Flavianum:
Il vero Testimonium Eusebianum:
In questo periodo ci fu Gesù, un uomo saggio, se davvero si deve chiamarlo un uomo, perché era autore di opere straordinarie,
“autore di opere straordinarie”  compare centinaia di volte in Eusebio, riferito a Gesù (in particolare in Dimostrazione 3.4.21 e in Storia ecclesiastica 1.2.23) e a Dio (Vita di Costantino 1.18.2).
maestro di uomini
Per Eusebio, Cristo è “maestro di uomini” (Dimostrazione 3.6.27, 9.11. 3, le varianti in 3.7.6 e 5., Proem.24)
che ricevono la verità
“Egli insegnò loro le verità (τὰ ἀληθῆ) non condivise da altri, ma stabilite come leggi da lui o dal Padre in tempi remoti per gli antichi e pre-mosaici uomini Ebrei di Dio”. (Eusebio, Dimostrazione 4.13.169)
con piacere,
Eusebio elogia i Cristiani che subiscono il martirio con ἡδονή , “piacere”, (In lode di Costantino 17.11, Martiri della Palestina 6.6)
e attirò a sé molti Ebrei e anche molti dei Gentili.  
“Così tutta la calunnia contro i suoi discepoli è distrutta, quando per le loro prove, e anche a parte le loro prove, deve essere confessato che molte miriadi di Ebrei e di Gentili sono stati portati sotto il suo giogo da Gesù il Cristo di Dio attraverso i miracoli che egli fece.”  (Eusebio, Dimostrazione 3.5.109)

“Tutti quelli che vennero a lui, egli li liberò dalla superstizione secolare e dalle paure dell’ errore politeistico”
(Eusebio, Dimostrazione 4.10.14)

“con l'insegnamento e miracoli Egli ha rivelato i poteri della sua divinità a tutti allo stesso modo, se Greci o Ebrei”.
 (Eusebio, Dimostrazione 8.2.109)

“La divinità del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo è diventata famosa tra tutti gli uomini a causa della sua potenza miracolosa, e ha portato a lui miriadi, anche di quelli che in terre straniere erano molto lontani dalla Giudea, nella speranza di guarire dalle malattie e da tutti i tipi di sofferenza”. (Eusebio, Dimostrazione 1.13.1)

“E non è affatto sorprendente che quei Gentili, che molto tempo fa ricevettero benefici dal nostro Salvatore, avrebbero fatto queste cose”.
(Eusebio, Dimostrazione 7.18.4)
Egli era il Cristo.
Per Eusebio, che Gesù sia il Cristo dovrebbe essere ovvio, ma è anche una conseguenza di quanto detto sopra secondo la logica del Testimonium Eusebianum.
Anche se, per l'accusa degli uomini notabili tra di noi, Pilato lo condannò alla croce, quelli che in principio aderirono non cessarono, perché egli apparve loro il terzo giorno, nuovamente vivo, poiché i profeti divini avevano detto queste
“sicuramente tutti avevano visto la fine del loro maestro, e la morte a cui Egli era giunto. Perché, allora, dopo aver visto la sua misera fine, non cedono? ”
(Eusebio, Dimostrazione 3.5.39)

“Vi chiedo in che modo questi discepoli di uno spregevole e sfuggente maestro, che avevano visto la sua fine, discutevano tra loro su come dovevano inventare una storia su di Lui che reggesse?”
(Eusebio, Dimostrazione 3.5.113)
e miriadi di altre meraviglie su di lui.
L’espressione καὶ ἄλλα μυρία (“e miriadi di altre cose”)  è presente otto volte altrove nell’opera di Eusebio.
E ancora oggi la tribù dei cristiani, che da lui prendono il nome,
τῶν Χριστιανῶν. . . τὸ φῦλον (“la tribù dei Cristiani”) è  presente due volte altrove nell’opera di Eusebio.
non è venuta meno.
[Gesù]  di tutti coloro che ci siano mai stati fino ad oggi (εἰς ἔτι καὶ νῦν), è chiamato Cristo tra tutti gli uomini”
(Eusebio, Storia ecclesiastica,  1.3.19)

“i Farisei e i Sadducei sono scomparsi (ἐξέλιπον), tanto che non si fa menzione di loro neanche ad oggi (εἰς ἔτι νῦν), e il loro nome non è preservato tra gli Ebrei”
(Eusebio, Commentario sui Salmi 23 col. 684C)


Nota allora quello che non si può che d'ora in poi etichettare come il celebre “Paradosso di Jerim Pischedda” nei seguenti termini:

 Se il folle apologeta cristiano di turno crede che “il frammento 2 di Tacito” in realtà non fu mai scritto, neppure in minima parte, dallo storico romano Tacito a causa della più coerente collocazione letteraria, filologica e teologica del suo contenuto nell'opera di Sulpicio Severo,

...allora per quale oscura, invero stranissima (!!!) ragione, lo stesso folle apologeta cristiano si rifiuta ancora di credere che il cosiddetto “Testimonium Flavianum” non fu mai scritto, neppure in minima parte, dallo storico ebreo Flavio Giuseppe, tenuto conto della più coerente collocazione letteraria, filologica e teologica del suo contenuto nell'opera di Eusebio di Cesarea  ???

Chiaramente il folle apologeta cristiano in questione non ha e non avrà mai una risposta, dato che per lui – e soprattutto per la sua apologia del feticcio adorato col nome di “Gesù storico” – suona troppo imbarazzante (invero: compromettente) riconoscere la falsità dell'intero Testimonium Flavianum. Egli insisterà sempre sull'assurdo (l'autenticità anche solo parziale del Testimonium Flavianum) quando per lui la realtà storica è troppo assurda da accettare.

Ancora una volta, il caso Pischedda dimostra come una delle principali caratteristiche degli apologeti cristiani sia l’assenza di qualsiasi profondità storica, almeno quando si tratta del fabbricato feticcio “Gesù di Nazaret”: Gesù non viene trattato con lo stesso approccio con cui verrebbe trattato ogni altro personaggio letterario nell'assenza di una prova certa e sicura della sua esistenza, ma come una figura a sé stante, scollegata dalle altre, considerata storica di default perfino facendo a meno di qualunque prova, fosse pure del contrario. L’opinione venduta dagli accademici intorno a “Gesù di Nazaret” fluttua così in balìa dei capricci delle lobby cristiane che li sponzorizzano e li sovvenzionano sfacciatamente, incapaci di opporre qualsiasi resistenza alla narrazione  preferita da quelle stesse lobby. Ma la verità è che gli esperti del “Gesù storico” non meritano di essere considerati esperti fino a quando non riconoscono onestamente la fragilità dell'ipotesi “Gesù storico”. Lo studio della storia è quindi eversivo: non solo perché rinvanga fatti scomodi che i folli apologeti cristiani preferirebbero dimenticare o trascurare (come la natura falsa dell'intero Testimonium Flavianum), ma anche (o soprattutto?) perché consente di accusare in pieno i cristiani proprio quando gli stessi cristiani guardano con nostalgia al loro ruolo prominente d'un tempo accusando di continuo presunti torti del presente che, a loro dire, non ci sarebbero stati se soltanto loro fossero ancora predominanti nella società. Ma come possono i cristiani puntare il dito alla pagliuzza nell'occhio del prossimo (i presunti errori della modernità atea ed ex-cristiana) quando loro stessi non osano guardare all'enorme trave nel loro occhio (l'inesistenza storica di Gesù di Nazaret) ?

I folli apologeti cristiani non rispondono.


O meglio, l'ipocrisia è la loro risposta.

E che fossero sommamente ipocriti, l'avevo già capito da un pezzo.


Nota però un un altro, più sottile paradosso.
A memoria d'uomo, io non ho mai sentito Ken Olson, o Paul Hopper, o Richard Carrier, o perfino Voltaire per quella materia [2], insistere con simile febbricitante vena polemica che poichè è già provato oltre ogni ombra di dubbio che l'intero Testimonium è un falso cristiano, allora occorrerebbe estrometterlo del tutto dalle future edizioni critiche aggiornate dell'opera di Flavio Giuseppe. E se non lo hanno fatto loro, di certo non sarò io il primo a reclamarlo: è sufficiente, a mio modesto avviso, solo una nota a piè di pagina per indicare ai lettori che quelle parole non sono affatto di Flavio Giuseppe, ma del famigerato falsario cristiano Eusebio di Cesarea. Eppure una soluzione simile non basta, evidentemente, all'insaziabile appetito del folle e insolente apologeta cristiano: lui auspica la totale rimozione da ogni futura edizione critica degli Annali di Tacito di qualsivoglia riferimento al cosiddetto “frammento 2” (che frammento non è), non sia mai che un solo accenno ad esso renda più problematico di quanto non lo è già il passo tacitiano sui “Crestiani”. Perchè non c'è alcuna necessità del ridicolo “frammento 2” per sospettare già i “Crestiani” di Tacito di essere tutt'altro che i pacifici “Cristiani” di Gesù detto Cristo, alla luce dell'evidente desiderio degli apologeti (e, in ultima istanza, dello stesso “bugiardo per Cristo” Jerim Pischedda) di provare che i cristiani erano di gran lunga più numerosi e importanti a Roma di quanto lo fossero davvero a quel tempo, e tenendo conto della verità piuttosto imbarazzante (per i simili di Pischedda) che in realtà i cristiani contavano, nei cruciali anni formativi tra il 62 e il 70 Era Comune, poco più che 10000 fedeli (!) in tutto l'impero romano, e ancora nel 200 Era Comune costituivano all'incirca soltanto lo 0,3% (!!) di tutta la popolazione romana [3]: un numero talmente esiguo e minuscolo che rende i cristiani dei candidati piuttosto improbabili e implausibili al ruolo di vittime di un'intera persecuzione di massa da parte dell'imperatore Nerone


NOTE:

[1] Lo stesso Errorman però commette lievemente un altro esempio di fallacia del possibiliter ergo probabiliter quando scrive non a proposito di Tacito ma di Plinio, nei seguenti termini:
“Inoltre, fa sapere Plinio all'imperatore, i cristiani «cantano un inno a Cristo come se fosse un dio».  È tutto quello che dice su Gesù.”
(Gesù è davvero esistito?, pag. 53, mia enfasi)

...facendo quasi credere che solo perchè Plinio fa il nome di “Cristo”, allora egli debba riferirsi in realtà all'uomo “Gesù”. Si guardi come il miticista Frank Zindler ha criticato Errorman su questo punto:
Questa svista è assai più terribile di quanto potrebbero supporre i lettori se loro non sono familiari coi libri accademici di Ehrman. Un esame del suo The Orthodox Corruption of Scripture: The Effects of Early Christological Controversies on the Text of the New Testament (Oxford, 1993), mostra che egli è davvero un'autorità sul soggetto del “separazionismo” – a dire il vero, sembra lui stesso ad aver inventato il termine “separazionista”!
A pagina 14 di The Orthodox Corruption scrive Ehrman: “Altri cristiani riconoscevano con gli adozionisti che Gesù fosse un vero uomo di carne e ossa e che qualcosa di significativo gli fosse accaduto al battesimo. Per loro, comunque, non è che egli fu adottato come Figlio di Dio; invece, al suo battesimo Gesù venne ad essere posseduto da Dio. Fu allora che un emissario del regno divino, una delle deità della Divinità, di nome “Cristo”, entrò in Gesù per spingerlo alla sua predicazione. Di nuovo, qualche tempo prima della sua crocifissione, il Cristo divino si congedò da Gesù per far ritorno al Pleroma, il regno divino, lasciandolo solo a soffrire il suo fato. Questa è una cristologia che definirò separazionista, perchè ipotizza una divisione tra l'uomo Gesù e il divino Cristo... ”
Tutto il capitolo 3 di Ehrman (“Corruzioni anti-separazioniste della Scrittura”) è dedicato a mostrare come la tradizione ortodossa abbia “corrotto” i passi confondendo sistematicamente il Gesù e il Cristo! Così quando Ehrman cita la menzione di Cristo da parte di Plinio per provare l'esistenza di Gesù, egli stesso sta sbandierando la “corrotta” vista ortodossa!
C'è qualcosa di sinistro nel ripetuto rifiuto di Ehrman di trattare con le implicazioni logiche dello stesso materiale di cui egli è un'autorità riconosciuta. In modo simile, egli è un'autorità sul docetismo, tuttavia si rifiuta completamente di spiegare come la più antica “eresia” cristiana possa essersi sviluppata così presto se Gesù Cristo fosse stato storico. Ripetutamente, lui ridicolizza ogni questione a favore di una “corrotta” tradizione ortodossa!—FRZ

(Frank Zindler, citato in Renè Salm, NazarethGate, American Atheist Press, pag. 153, nota 6, mia libera traduzione)

[2] Così Voltaire:
Parecchi studiosi non hanno nascosto la loro sorpresa nel non trovare nello storico Giuseppe alcuna traccia di Gesù Cristo; tutti oggi convengono infatti che il breve passo in cui vi si accenna nella sua Storia è interpolato.
(Voltaire, Cristianesimo. Ricerche storiche sul cristianesimo, in Dizionario Filosofico)
[3] Quelle statistiche sono tratte da Charles Freeman, 2009, 'A New History of Early Christianity', Yale University Press: New Haven, pagine 72-73.

venerdì 4 novembre 2016

Sulla migliore dimostrazione miticista secondo Bart D. Ehrman

LIBRI: Solo i libri di Canto Gregoriano sono utili alla Chiesa. È ancora possibile permettere ai cristiani di leggere de imitatione Christi e il Libro d'ore. Tutti gli altri libri sono buoni solo da bruciare o da mettere in una biblioteca di monaci dove non possono nuocere a nessuno.
(Il Libero Pensatore Paul Heinrich Dietrich, barone d'Holbach, La théologie portative, 1768) 
Il portiere Adrian, del West Ham, blocca il pallone e parte dalla sua porta fino a concludere in gol.

Recentemente è avvenuto un dibattito tra il prof Robert M. Price e il prof Bart D. Ehrman, entrambi atei ma il primo convinto miticista e il secondo fervente storicista.
Non mi aspettavo granchè dal dibattito, un pò perchè non li ritrovo luoghi idonei per apprendere qualcosa di nuovo, un pò perchè l'immagine che ho di professori è di persone che mettono in discussione le loro idee confrontandole con altre solo nei libri, non di certo avendo in mano un megafono ed essendo ripresi da una telecamera e da una folta schiera di fans. Ma evidentemente negli USA funziona così.

Ma in fondo in fondo qualcosa l'ho imparata. E di questo vorrei parlare.

Ho imparato ad apprezzare la profonda umanità e semplicità del prof Price, che ha avuto il coraggio di riconoscere i propri errori di comunicazione durante il dibattito in un post pubblico su facebook.


E oltre a questo, è raro trovare una sintesi del Price pensiero da Price stesso (e per uno che ha divorato tutti i suoi libri, una sintesi è quanto di più desiderabile si possa avere!):


I miticisti inferiscono che Paolo stava scrivendo ad un tempo in cui i cristiani credevano in un celestiale uomo di luce che non era apparso sulla terra per insegnare e guarire e morire su una croce romana, ma che era stato circondato e ucciso dalle entità demoniache che abitano i cieli inferiori. Come leggiamo in vari testi gnostici sopravvissuti questa morte sarebbe avvenuta nel passato primordiale. I suoi uccisori raccolsero le scintille del suo corpo di luce e le usarono per seminare le inerte creazioni di fango del demiurgo, impartendo loro vita e movimento, a cominciare da Adamo. Così la morte dell'uomo primigenio di luce si rivelò un sacrificio che dà la vita, proprio come quella del Purusha vedico. Alla fine il rivelatore fu inviato dal mondo divino di luce per recuperare i fotoni divini riscattandoli dalla prigionia di questo mondo di solida marde. Gli gnostici, naturalmente, si consideravano i privilegiati portatori di luce che avevano dato ascolto alla chiamata del rivelatore, manifesto tra gli uomini nella forma di apostoli gnostici.
Ad un certo punto alcuni di questi gnostici storicizzarono il ​​mito salvifico, immaginando la morte sacrificale dell'uomo di luce svolgersi quaggiù nel mondo sublunare. In un primo momento la venuta di questo Cristo fu intesa come ciò che noi chiameremmo un ologramma, un'illusione di presenza fisica tra gli uomini e le donne mortali. L'illuminato poteva discernere il carattere puramente spirituale del Salvatore mentre quelli impantanati nella coscienza mondana lo presero per un uomo di carne. Alla fine, questo cristologia non illuminata autenticamente incarnazionale diventò normativa. La letteratura paolina rappresenterebbe una versione pre-storicizzata del credo gnostico cristiano oppure di una fazione che aveva trattenuto la versione precedente quando gli altri avevano adottato la cristologia storicizzata.
Questo è il modello che ha più senso per me.

(mia traduzione da qui e mia sottolineatura)

Si noti quante volte ha fatto uso del termine “gnostico”. Per alcuni sarebbe fuorviante quel termine nel contesto del I secolo perchè si rischia di indicare l'insieme di sette cristiane del II secolo e quindi di introdurre anacronisticamente idee del II secolo nel I secolo. Altri, come il miticista Roger Viklund, hanno tentato di giustificare l'utilizzo di Price della categoria dello gnosticismo specificando che Price intenderebbe dire in realtà “proto-gnostico” in riferimento ad uno come Paolo, anzichè “gnostico” propriamente detto. E “proto-gnostico” indicherebbe quell'ebraismo marginale imperniato attorno a visioni e rivelazioni di un arcangelo celeste, di un Messia sofferente, ecc.
Sono parzialmente convinto da questa giustificazione. Price intende, per “originali apostoli gnostici”, degli ebrei marginali che, per usare le sue stesse parole, sono arrivati davvero a concepire il pensiero più blasfema che si possa mai udire per bocca di un ebreo, e non solo del I secolo:
Gli gnostici, fortemente influenzati dal giudaismo allegorico ellenistico di Alessandria, interpretarono la creazione e la caduta di Genesi in categorie platoniche, allo stesso modo in cui fece Filone di Alessandria. Ma si spinsero assai più in là. Il loro scioccante risultato fu di identificare il demiurgo come malvagio, ma allo stesso tempo come Geova, o Yahweh, il Dio ebraico. I modernisti religiosi hanno fatto essenzialmente la stessa mossa quando dicono che gli scrittori dell'Antico Testamento raffigurarono Dio secondo le loro limitate concezioni primitive, mentre il concetto più astratto del Nuovo Testamento è superiore. H. Wheeler Robinson si avvicina ad una posizione gnostica quando dice che “i limiti dell'idea di Dio dell'Antico Testamento ... possono essere paragonati a coloro che attaccano il falegname di Nazareth. Come il cristiano può vedere la manifestazione del Figlio eterno di Dio all'interno di quei limiti, così potrebbe essere vista la manifestazione dello stesso Dio Eterno attraverso i limiti del 'Signore di Israele'”.  Noi solo parliamo di diversi concetti di Dio, dove gli gnostici e Marcione parlarono di diversi dèi.
(Robert M. Price, The Amazing Colossal Apostle, pag. 72, mia libera traduzione e mia enfasi)

Una dichiarazione del genere pone virtualmente l'opinione di Price nel campo della speculazione e delle teorie possibili, ma non probabili. Tradotto: nel campo di chi non può reggere nessun tipo di dibattito pubblico con un ideologo come Ehrman. E il motivo lo sanno tutti: vedi un pò chi è venerato apparentemente come padre celeste di Gesù nelle epistole e nei vangeli del Nuovo Testamento. Complimenti per la realizzazione dell'ovvio se la tua risposta sarà: “il dio degli ebrei”. Eppure, se segui un qualsiasi Critico Radicale Olandese nell'accettare Marcione come il vero autore dell'epistola ai Galati, e se segui il prof Markus Vinzent e/o il prof Matthias Klinghardt nell'accettare il vangelo di Marcione come il più antico, la risposta non è affatto così sicura. In breve: esiste la concreta possibilità, per quanto inverificabile, che il cristianesimo sia nient'altro che “gnosticismo storicizzato”. Dove per “gnosticismo” si intende chiaramente l'atto fondamentale originario che spinse uno o più ebrei del I secolo Era Comune a rigettare il dio degli ebrei come un dio inferiore, come un malvagio demiurgo.

E dietro l'uomo chiamato Paolo, l'ombra sinistra di Simone il Mago.

L'ipotesi è suggestiva, interessante da investigare. E tuttavia rimane l'ipotesi inverificabile di un problema alla lunga indecidibile. A meno che non si riscopra l'Apostolikon di Marcione, oppure il suo vangelo, non potrà mai attirare l'attenzione del resto dell'accademia. E giustamente così. Neppure Richard Carrier se la sente di seguire Price nelle sue ipotesi più radicali su Paolo e sullo gnosticismo. A dire il vero, Carrier vuole battere Ehrman sul suo stesso agognato terreno: nel campo del certo e del probabile. Tradotto: dando per scontato l'autenticità delle 7 epistole paoline e assumendo YHWH come padre di Gesù fin nella più antica forma del mito. E a mio avviso ci riesce. Alla grande.

Volendo tracciare un bilancio dei più importanti argomenti storicisti e miticisti, sarebbe qualcosa come il seguente.

Di seguito introduco gli storicisti.

Il classico argomentatore del tipo:
“Gesù è esistito perché almeno Flavio Giuseppe o Tacito parlano di lui senza basarsi sul sentito dire cristiano”
“Gesù è esistito perché Paolo ha conosciuto suo fratello Giacomo, provandone perfino invidia”
“Gesù è esistito perché almeno una fonte evangelica oltre Marco è indipendente da Marco.”
“Gesù è esistito perché i vangeli sono troppo vergognosi di lui”
“Gesù è esistito perché Paolo lo amò profondamente”
Jerim B. Pischedda
X




Mark Goodacre

X



Bart Erhman


X


Bermejo-Rubio



X

Mogens Müller




X
 
Il primo della serie è il folle apologeta cattolico Jerim B. Pischedda (che i lettori del mio blog hanno già avuto il piacere di conoscere). Una persona semplice e un buon padre di famiglia. Ma un personaggio a dir poco caricaturale quando si tratta di interrogarlo su quella che ritiene la miglior prova di un Gesù storico. Il suo problema non è che non sa. È che si rifiuta di sapere. Perchè solo un cocciuto, ostinato, caparbio, folle apologeta cattolico pretenderebbe ossessivamente di persuadere gli atei che Gesù è esistito perchè il pagano Tacito ne era persuaso. Come dire che il dio Brahma è esistito perchè i bramini prendono da Brahma il loro nome. Come dire che il dio che muore e risorge Romolo è esistito perchè Plutarco ne scrisse una biografia (citando fonti a destra e a manca, a differenza dei vangeli) convinto che lo fosse. Come dire che ateo equivale tout cort a pagano, nel I secolo. Come dire che Tacito dimostrerebbe che Gesù è esistito perchè lui avrebbe consultato gli archivi ufficiali romani sul conto di “Cristo” (neppure di Gesù, si badi bene!), quando, per quella materia, gli bastava scambiare qualche chiacchiera col suo personale amico Plinio il Giovane, noto conoscitore dei cristiani di Bitinia. Evidentemente sfugge a Pischedda che informarsi a proposito dei cristiani con chi ha parlato con dei cristiani non ti consegna automaticamente la vera informazione sull'origine dei cristiani, ma solo ciò che i cristiani vogliono farti passare, e possibilmente venderti, come la loro presunta origine. I cristiani hanno detto a Plinio il Giovane che il loro fondatore era “Cristo” e Plinio l'ha riferito a Tacito. Dove vedi indipendenza qui dal mero sentito dire dei cristiani, ovvero da gente nata, cresciuta e perìta con un solo scopo nella vita (convertire il maggior numero di pagani alla loro nauseabonda superstizione) ? 

L'ateo Bart Ehrman rimproverebbe aspramente Jerim Pischedda per questo suo marchiano errore logico, alla luce dell'osservazione del primo in merito a Tacito:
È evidente che Tacito sapesse qualcosa su Gesù.
Allo stesso tempo, le sue informazioni non sono particolarmente utili per stabilire se un uomo di nome Gesù è vissuto o no. Da dove aveva tratto le notizie che riporta? È ovvio che avesse sentito parlare di Gesù, ma scriveva a circa ottantacinque anni dalla sua morte, e a quell'epoca i cristiani ne stavano certamente raccontando le vicende (i vangeli erano già stati scritti, per esempio), che i miticisti abbiano torto o ragione. Sia ben chiaro che Tacito basa i suoi commenti relativi a Gesù su una serie di voci e non su una puntuale ricerca storica. Se avesse compiuto un'indagine dettagliata, avremmo avuto una descrizione più esauriente, anche di poco. Per entrare più nel vivo della questione, il commento di Tacito, pur nella sua brevità, contiene un errore. Pilato è definito “procuratore” della Giudea. Sappiamo dalle iscrizioni scoperte nel 1961 a Cesarea che Pilato, in quanto governatore, aveva il titolo e il grado non di procuratore (funzionario che si occupava principalmente dell'amministrazione tributaria), bensì di prefetto (colui che aveva ai suoi ordini anche le forze militari). Ciò dovrebbe bastare a dimostrare che Tacito, per sapere che cosa era accaduto a Gesù, non consultò alcun documento ufficiale scritto ai tempi in cui l'uomo fu giustiziato (ammesso che tali documenti siano esistiti). Pertantò riportò informazioni trasmesse oralmente. Impossibile sapere se le avesse sentite dai cristiani o da qualcun altro.

(Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito?, pag. 57, mia enfasi)
Pischedda è così nauseante e stomachevole quando vuole propinare il Testimonium Taciteum (o un ipotetico originale Testimonium Flavianum) come evidenza di un Gesù storico, che si autoesclude da solo da qualsiasi dibattito con un ateo, prima ancora che con un miticista. Peggio del suo argomento c'è solo quello che pretende di dimostrare l'esistenza di Gesù dal fatto che alcuni cristiani si sarebbero (il condizionale è d'obbligo) lasciati perseguitare fino alla morte in suo nome. Ma qui scadiamo davvero nella pura apologetica cristiana. Per cui neppure vale la pena di rispondere, ad un “argomento” del genere.

Il secondo della serie è il prof cristiano (non cattolico) Mark Goodacre. Per lui, la presunta evidenza in Paolo di un Gesù storico è vitale, dal momento che Goodacre è un vero studioso quando si tratta di vangeli: sa riconoscere benissimo l'enorme influenza letteraria di Marco su Matteo e Luca, facendo volentieri a meno dell'ipotesi Q. E Goodacre sa riconoscere benissimo l'enorme debito di Marco alla letteratura sacra precedente. Risultato: Goodacre è costretto a fare appello su Paolo, anteriore ai vangeli come sappiamo, per convincersi dell'esistenza storica del protagonista dei vangeli.
Però anche per lui Richard Carrier ha una risposta efficace. In Galati 1:19 Paolo puntualizza, con tanto di articolo determinativo, che Giacomo è IL “fratello del Signore” perchè è nel suo interesse — nell'interesse di Paolo L'apostolo — mostrare di non essersi consultato con altri apostoli all'infuori di Pietro, il fondatore del culto. In questo modo i “fratelli” Galati possono rasserenarsi sul conto del nuovo arrivato Paolo: chiedano pure a “fratello” Giacomo su quali e quanti apostoli si è consultato Paolo quella volta a Gerusalemme e ricevano la giusta testimonianza da parte di “fratello” Giacomo. E quella risposta sarà: Paolo ha davvero visto solo l'apostolo Pietro e nessun altro apostolo, ''perciò'' è veramente un vero apostolo “prescelto da Dio fin dal grembo materno”, ecc.
Morale dell'apologia di Paolo: egli non trovò un nemico irriducibile in Giacomo, il mero “fratello del Signore”, ma trovò in lui al contrario un utilissimo testimone nella sua disputa coi dubbiosi “fratelli del Signore” residenti in Galazia (che a questo punto si capisce cosa sono: meri cristiani battezzati).
Il Giacomo che fu inviso a Paolo è quello menzionato in Galati 2: lui sì un temibile avversario. E quel Giacomo verrà guardacaso allegorizzato in Marco da “Giacomo figlio di Zebedeo”, gioco di parole per “figlio di mercenario” (l'equivalente evangelico antico per un più indigesto “figlio di puttana”).

Il terzo della serie è Bart D. Ehrman. Il quale rilascia nel suo blog una dichiarazione interessante, a pochi giorni dal dibattito:
“Se ci fosse stata una fonte dell'antichità cristiana che menzionò un Gesù storico (ad esempio, Marco) e ogni altra si fosse basata su ciò che quella fonte aveva da dire, allora forse tu potresti sostenere che questa persona fabbricò Gesù e ogni altro semplicemente prese la palla e corse con essa.”

Capita la lezione dal grande professore Bart D. Ehrman?

A detta di Ehrman, sarebbe sufficiente dimostrare che l'autore anonimo del vangelo di Marco sia stato l'unico al quale far risalire in ultima istanza l'idea che Gesù esistette storicamente sotto Ponzio Pilato, sia stato cioè il primo e unico grande “untore” del concetto presso i cristiani del suo tempo, perchè il prof “agnostico con propensioni atee” rinunci definitivamente all'idea che ci sia stato un Gesù storico sulla terra.

Se Ehrman non dubita di Gesù come figura storica, allora, la ragione è che lui è convinto che almeno una fonte evangelica, Q, esista in modo indipendente da Marco e parli di Gesù come di un uomo vissuto sulla terra. Ehrman non si limita a ipotizzare Q, ma anche una fonte M dietro Marco, una fonte L dietro Luca, una fonte M dietro Matteo, una fonte G dietro Giovanni, ecc, ecc. Tim Widowfield di Vridar ha contato fino a 24 fonti indipendenti ipotizzate da Ehrman dietro i vangeli. Di più non riesce a contarle, setacciando tutti gli scritti di Ehrman. Quelle fonti IPOTETICHE dietro i vangeli dimostrerebbero (!) per Ehrman che il Gesù storico non è affatto ipotetico, ma testimoniato da fonti indipendenti.

Ora, ciò che mi meraviglia è che mentre il miticista Richard Carrier si limita ad accusare Ehrman di basare il suo teorema su fonti IPOTETICHE (la stessa fonte Q rimane tale fino a prova contraria da parte dei suoi stessi più ferventi proponenti), ci sono miticisti che sono andati perfino oltre nell'accusare Ehrman. Uno di questi è R. G. Price (da distinguere dal prof Robert Price), il quale descrive in questi termini il suo caso per un Gesù fittizio:
Bel commento sul soggetto. Sto ancora lavorando lentamente sul mio libro e ho ricevuto ancora di più, e più convincente, materiale lungo le stesse linee come quelle che ho già pubblicato. Ma, chiaramente la mia opinione è che i Vangeli stessi forniscono evidenza di roccia solida che Gesù non è mai esistito, come espongo le mie argomentazioni qui:
www.rationalrevolution.net/articles/fictional_jesus.htm

E ricorda che Paolo disse anche che non apprese di Gesù da nessun uomo, ma dalla rivelazione. Se ci dice che incontrò il "fratello di Gesù", come poteva non aver imparato su di lui da suo fratello. Naturalmente la persona che incontrò non era un vero fratello di Gesù.

Ma ancora una volta, la vera prova è nei vangeli e niente presente nelle lettere di Paolo può eventualmente salvare Gesù dall'evidenza che raffiora là.

E' innegabile che la narrazione nel vangelo detto Marco è fabbricato e immaginario al 100%. Totalmente innegabile. E' anche innegabile che ogni singolo racconto scritto su Gesù ai primi inizi del 2° secolo è basato su quella singolare narrazione.

Ogni singola storia su Gesù discende dalla storia chiamata vangelo di Marco. Ogni singola storia.

Lo scrittore di Marco chiaramente basò il suo personaggio su PAOLO, ed ogni altro scrittore di Gesù chiaramente basò le loro storie su "Marco".

Il caso che tutte le descrizioni di Gesù, tra cui la "sua" crocifissione, seguono una linea di dipendenza letteraria a partire da Paolo (la cui sola conoscenza di lui è giunta tramite "rivelazione"), ricevettero carne da "Marco" e poi furono espanse da altri scrittori è innegabile. E questo caso soltanto, distrugge da sola tutta la possibilità che un essere umano reale Gesù sia mai esistito.

Tutto ciò che serve per dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che il Gesù del cristianesimo è un personaggio immaginario sono i vangeli stessi. E' inconfutabile.

Ciò che la mia analisi del vangelo dimostra è che è impossibile che uno qualsiasi degli scrittori evangelici avesse avuto qualche conoscenza di una persona reale Gesù, e, soprattutto, nessuno di loro mai ebbe una conoscenza (fosse perfino conoscenza di seconda mano) della crocifissione.

E per di più, l'idea stessa che la crocifissione avrebbe avuto luogo durante la festività di Pasqua è completamente assurda, oltre ogni regno di realistica possibilità. Il fatto che questo non è stato più ampiamente messo in discussione e per se stesso non abbia confutato l'intera storia è aldilà di me. Gli ebrei non condannavano la gente durante la Pasqua, punto. Ciò mai e poi mai sarebbe successo, e il fatto che tutti gli scrittori evangelici semplicemente copiano fino in fondo quel racconto da "Marco" (che stava ponendo chiaramente la crocifissione a Pasqua per impatto simbolico e ironico) mostra che gli altri evangelisti non avevano alcun indizio di quello di cui stavano perfino parlando. Non avevano alcuna conoscenza del tutto di qualsiasi vita reale o morte di questa presunta persona.

La loro unica fonte di informazioni su "Gesù" era chiaramente il vangelo di Marco e qualunque altra leggende metropolitana che il vangelo di Marco avrebbe generato. E il vangelo di Marco era una storia di fantasia.


Come ho detto nel mio articolo, il problema con la linea di Carrier a proposito di "forse c'era ancora qualche minore Gesù", è che a quel punto diventa del tutto irrilevante. Se ogni singola cosa detta a proposito di Gesù nei Vangeli è totalmente fabbricata allora il Gesù del cristianesimo non è mai esistito, punto, perché il Gesù del cristianesimo è il personaggio nei Vangeli.

Questo è il punto numero 1. E' come se dicessi, James Price è un ragazzo che nasce da un branco di lupi, ha combattuto contro i giganti e li uccise, e ha fondato un paese in Africa chiamato Mobutu e ha vissuto fino a 300 anni. Ok, ci probabilmente c'era un tizio di nome James Price che visse ad un certo punto nel tempo, ma se non ha fatto nessuna di queste cose che ho detto allora non è davvero rilevante, non è vero?

Ma # 2, il mio punto più grande che cerco di fare è che il fatto che si possa dimostrare che il vangelo di Marco è finzione, e che OGNI SINGOLA narrazione su Gesù può essere provata discendere da esso, questa è davvero forte evidenza che Gesù mai esistette.

In effetti il ​​mio punto è che l'esistenza stessa dei nangeli come li abbiamo è la più forte evidenza contro l'esistenza di qualunque Gesù. Perché ciò che i vangeli dimostrare è che nel 1° secolo, quando c'era un interesse a scrivere di Gesù, quel che i vangeli dimostrano è che non c'era nessuna informazione su alcun Gesù di sorta con la quale procedere. I vangeli dimostrano ciò perché sono tutti semplicemente copiati da una singola storia.

Se la reale crocifissione di Gesù fosse stato un evento così potente da ispirare la nascita di questa religione, allora come può essere possibile che OGNI SINGOLO suo resoconto fosse derivata da una singola storia di fantasia? Dato che Paolo stava già parlando della crocifissione, chiaramente essa era, fin dall'inizio, un elemento critico della religione. Se questo elemento critico si sviluppò basato su eventi del mondo reale, allora sicuramente QUALCUNO sarebbe stato in grado di registrare almeno un singolo dettaglio reale da essi. Eppure, chiaramente non abbiamo niente di niente. Chiaramente quello che abbiamo è un singolo racconto che si basa su una allusione letteraria ambientata in un tempo che è simbolico, ma che non avrebbe mai potuto realmente accadere (Pasqua), e OGNUNO ripete quel racconto fittizio. Se fosse stato così importante da ispirare la nascita della religione, allora come mai non un singolo racconto dell'evento reale fu mai ricordato?

E' chiaro che nulla fu scritto della persona Gesù fino a dopo il vangelo di Marco e che tutto l'interesse su Gesù la persona deriva da Marco. Marco è chiaramente la sorgente da cui la persona Gesù fluisce, e soltanto una storia di fantasia sarebbe l'unica fonte di informazioni su una persona se quella persona mai veramente esistette al principio.

Il problema che le persone che pensano al "Gesù reale" devono affrontare per quanto riguarda la mia tesi è che essi devono sostenere contemporaneamente che un "Gesù reale" contemporaneamente ispirò la religione E che il Gesù reale fu così insignificante che non un solo suo insegnamento fu tramandato e nessun dettaglio della sua vita o morte fu mai del tutto conosciuto. Questa è solo una chiara contraddizione incoerente.

Chiaramente Paolo non presenta i suoi insegnamenti come "gli insegnamenti di Gesù". Chiaramente l'autore di Marco presenta gli insegnamenti di Paolo come gli insegnamenti di Gesù. Paolo è il Gesù dei vangeli, in sostanza.

Allo stesso modo, i miei commenti sulle origini apocalittiche della cristologia affrontano anche questo problema teologicamente. Chiaramente il cristianesimo ha sempre contenuto al suo interno una contraddizione tra l'idea che Gesù fosse una persona reale (che risale al vangelo), e l'idea che il mondo materiale, e la carne, sono irrimediabilmente corrotti e deve essere distrutti.
E' ovvio per me che ciò che ha reso presto la teologia "Gesù" speciale e potente era l'idea che l'ebraico "Regno di Dio", a differenza di quanto altri ebrei hanno sostenuto, non può essere creato dal Messia sulla terra, ma piuttosto doveva essere creato in cielo. Questo è il concetto chiave nell'origine di questa teologia, l'idea che il mondo materiale era irrimediabilmente corrotto e doveva essere distrutto e che il Messia avrebbe realizzato un nuovo immateriale Regno di Dio in cielo. Questa è l'origine della religione. Questo è il punto di partenza.

Con questa idea come punto di partenza, naturalmente, il Messia, che queste persone sarebbero state ad adorare non sarebbe un Messia terreno che era stato fatto carne, doveva essere stato un Messia celeste che era incorrotto dal mondo materiale. Questo è il motivo per cui tutto questo ha un senso e in realtà rende la teologia cristiana "coerente".


La teologia cristiana come l'abbiamo oggi è in totale contraddizione perché contiene al suo interno ancora questo concetto originale della corruzione del mondo materiale schiacciato insieme con l'idea posteriore che Gesù era una persona reale, la qual cosa tutto avvenne a causa di una storia di fantasia. Così ora abbiamo questa teologia cristiana incoerente che ha concetti totalmente illogici come la Trinità e contraddittorie argomentazioni prodotte dal quarto al sesto secolo che cercano di conciliare sia l'idea che il Messia si è fatto carne e sia l'idea che il mondo materiale e la carne sono irrimediabilmente corrotti e devono essere distrutti.

No, tutto è cominciato con una sola idea coerente, cioè che il mondo materiale era irrimediabilmente corrotto e doveva essere distrutto e che questo sarebbe stato causato da un Messia celeste che era incorrotto dal mondo materiale, perché non era mai divenuto carne.

E questo è il motivo per cui, nel 2° e 3° secolo, come l'idea che Gesù si era "fatto carne" ha cominciato a prendere piede, c'era così tanta polemica sull'idea e c'erano persone che erano chiaramente contro di essa. Non ha senso infatti che l'idea che Gesù non era mai stato carne sorgesse DOPO che fosse ovvio che lui era una persona reale. Questo concetto esisteva prima, e poi entrò in conflitto con l'idea che Gesù fosse carne che si originò dalla convinzione che i vangeli fossero "vera storia", che descrive la vita di una persona reale.

Voglio dire, questa è l'unica cosa che ha veramente senso.

Ed ancora, nella stessa pagina:
Si, esattamente. Penso che quello che io, e ora molte altre persone, segnalo circa il rapporto tra Paolo e Marco dimostra che l'apparente corroborazione tra Paolo e Marco non esiste perché Paolo registrò indipendentemente idee simili a quello che fu registrato su Gesù nei vangeli, ma piuttosto che la somiglianza delle idee è una conseguenza del fatto che i vangeli furono effettivamente basati sulle lettere di Paolo. Si tratta di una catena ininterrotta di prestito letterario.

Inoltre, se si accetta la premessa del "fittizio Gesù", o fondamentalmente l'analisi che io ho esposto del vangelo di Marco, allora come dici tu, Paolo da solo non può in alcun modo salvare Gesù. Una volta che accettiamo che i vangeli sono quello che io sto sostenendo che sono, allora sono in realtà evidenza CONTRO un reale Gesù e al fine di salvare Gesù, tu devi fare affidamento UNICAMENTE su Paolo!


Io penso che chiunque affermasse che il Gesù della vita reale può essere supportato soltanto dalle lettere di Paolo da sole, CONTRO l'evidenza che chiaramente dalla metà alla fine del 1° secolo nessun singolo dettaglio della sua vita era conosciuto, neppure dagli scrittori evangelici, e contro l'evidenza che anche gli scrittori delle epistole successive stavano chiaramente basando le loro idee a partire dai vangeli, allora no, quest'intera cosa cade a pezzi.

Ed è qui da dove la mia tesi risale per trattare e considerare direttamente la tesi centrale dei primi apologeti.

La tesi centrale dei primi apologisti si basa su una serie di ipotesi che sono ora totalmente smentite. Le loro ipotesi erano che #1) I vangeli contengono al loro interno evidenza di vero compimento delle profezie e #2) quest'evidenza è giustificata dal fatto che abbiamo 4 resoconti separati e indipendenti che si corroborano a vicenda.

Quello che io mostro è che #1 quello che pensavano fossero profezie erano in realtà solo allusioni letterarie, e #2 i vangeli non sono indipendenti, sono totalmente dipendenti l'uno sull'altro.

Quello che vediamo è che questi due assunti di base, su cui loro basavano l'INTERO caso a favore del cristianesimo e del loro concetto della persona Gesù, sono assolutamente falsi. Vediamo che OGNI SINGOLO argomento fatto nei secoli secondo terzo e quarto circa il motivo per cui Gesù “fu reale e fatto di carne” poggiava tutto sui vangeli come UNICA fonte di evidenza di questo “fatto”.

Questo risale di nuovo direttamente all'evidenza. Le affermazioni fatte dagli apologeti del 2°, 3° e 4° secolo, contro le esistenti contro-affermazioni che Gesù non era mai stato fatto di carne, si basavano TUTTE sui vangeli come l'evidenza in grado di confutare la diffusa convinzione esistente che Gesù non era stato fatto di carne.

Io penso che se tu vai indietro e guardi alla storia, chiaramente la comprensione dei vangeli che sto avanzando avrebbe completamente demolito le argomentazioni dei primi apologeti e la religione non sarebbe nemmeno venuta alla luce. L'intera religione venne in esistenza sulla base di un insieme di presupposti errati su ciò che i vangeli erano e su come i vangeli furono scritti.

Poi tu aggiungi in cima materiale come l'evidenza che “Pietro”, come descritto dalla storia della chiesa non è mai esistito parimenti, cioè mai fondò la chiesa di Roma, e nessuno al di fuori di Paolo dà qualche reale racconto di lui, ecc., cioè nessuna delle persone che presumibilmente conoscevano Gesù o non esistettero affatto del tutto oppure non fecero nessuna delle cose che avrebbe confermato l'esistenza di Gesù come pretendono le tradizioni, ecc. Io intendo realmente, il caso è in modo schiacciante IMO.

Nella mia mente, il caso contro l'esistenza di Gesù è forse il caso più forte che si possa fare contro l'esistenza di una persona storica di parecchio tempo fa. Tutti gli scritti su Gesù e i suoi compari effettivamente contribuiscono di più a minare l'idea che egli sia mai esistito rispetto a come sarebbe se non fosse stato scritto nulla su di lui del tutto.

Penso che se tutto quello che avessimo su Gesù fossero solo le lettere di Paolo e nient'altro, allora il caso che qualche reale “minore Gesù” potrebbe essere realmente esistito sarebbe stato più forte. Ma tutto della provata realizzazione e copiatura e incomprensione in realtà fa il caso che la fede in un Gesù umano nacque da un'incomprensione più forte.

Chiaramente, IMO, la fede in un umano Gesù nacque dai vangeli stessi. Ecco perché, quando si guarda ai primi apologisti, il loro intero argomento per il motivo per cui Gesù fosse carne è tutto basato sui vangeli e nulla più. Quello è l'unico posto che offrì qualche “evidenza” alla loro affermazione.


Chi ha ragione?

Io penso, avendo letto un assaggio della futura pubblicazione di RG Price, che lui davvero non è tipo che scherza. Il suo caso per un Gesù pura invenzione letteraria è veramente il più forte di tutti. Perchè risponde proprio al requisito primo che secondo Bart D. Ehrman dovrebbe avere un'ideale dimostrazione miticista: dimostrare dati alla mano che tutte le fonti cristiane storiciste posteriori al vangelo di Marco derivono da Marco e soltanto da Marco.
Se è fattibile una dimostrazione del genere, e R. G. Price promette che lo è, allora la fine è davvero arrivata, per “Gesù di Nazaret”.

 Il quarto della serie è il prof Bermejo-Rubio, che porta fino alle estreme conseguenze l'applicazione del Criterio di Imbarazzo sui vangeli, per derivarne un Gesù storico sgradito ai folli apologeti cristiani e tuttavia ancora storico. Gli evangelisti non avrebbero esitato a rendere di genere fantasy perfino un Gesù sedizioso nei suoi atti di sedizione, edulcorandoli ad nauseam, se quello era il prezzo da pagare pur di comprare seguaci. Mi ricorda un pò l'insulto che un quotidiano iraniano lanciò all'indirizzo di Carla Bruni quando suo marito era ancora premier francese. Dare della “puttana” a Carla Bruni sarebbe di certo imbarazzante per tutti i cittadini francesi, se l'accusa corrispondesse al vero. Ma fino a prova contraria, la signora Carla Bruni non è una escort, perfino se la sua esuberante bellezza, per come viene ostentata sotto i riflettori, potrebbe indurre qualche maligno a pensarlo.
Ma se non si tratta in realtà di una escort, allora perchè a qualcuno così bigotto come gli ayatollah iraniani sorgerebbe quel preciso sospetto? La risposta è ovvia: per far piacere ai francesi, Carla Bruni doveva ostentare la sua bellezza. Ed è solo per l'innocua moda del momento attuale che l'ostentazione della bellezza femminile richiede una certa dose di ambiguità, una sufficiente a suscitare la giusta dose di scandalo da parte di qualcuno che quella moda non accetta perchè la considera fondamentalmente aliena al suo paese e alla sua fottuta religione. Lo stesso vale per Gesù. Se è “da Messia” figurare armato sul monte degli Ulivi, perchè non attribuirlo pure a Gesù? Se è “da Messia” ritirarsi in luoghi deserti, perchè non farglielo fare pure a Gesù? Se è “da Messia” attirarsi addosso l'accusa di ladrone, perchè non far crocifiggere Gesù tra due ladroni? Se è “da Messia” compiere almeno un atto eversivo al Tempio, perchè non farglielo fare pure a Gesù? Se è “da Messia” avere discepoli facinorosi e pronti a venir alle mani, perchè non far seguire pure Gesù da un “Simone lo Zelota” e da ben due “figli del tuono”? In fondo, fin fondo, i cristiani dicono che LUI è il vero Messia, mentre gli altri sono solo le sue volgari contraffazioni. Se è per la pura e semplice moda del momento attuale che Gesù doveva essere ritratto sedizioso ma mai sovversivo, non sei forse TU, che accusi un ipotetico Gesù storico di sedizione, del tutto simile, quanto a scagliare accuse infondate, ai folli apologeti islamici, specie quando quelli schifosi ayatollah insultano volgarmente Carla Bruni per il suo modo di apparire?

Il quinto della serie è il prof
Mogens Müller, il quale vorrebbe addurre come prova dell'esistenza storica di Gesù il fatto, per lui assolutamente impressionante, che un apostolo come Paolo trovò nella predicazione di Cristo la ragione stessa della sua esistenza. Come dire che poichè l'imperatore azteco Montezuma era profondamente devoto al dio Queztalcòatl, allora Hernan Cortés era “veramente” la sua incarnazione sulla Terra. Come scrive giustamente Richard Carrier:
    ...'storico' non dovrebbe essere impiegato semplicemente in connessione a tentativi di ricostruire dettagli della vita e insegnamenti di Gesù, trattandolo solamente come una figura del passato. Il predicato 'storico' dovrebbe essere permesso di comprendere anche il suo impatto come ci è stato veicolato attraverso i significati attaccati alla sua vita...' [Mogens Müller, 'Paul: The Oldest Witness to the Historical Jesus', in 'Is This Not The Carpenter?', (ed. Thompson e Verenna), pag. 117-30 (120-121).]
Ma in quel senso di 'storico', il Cristo mitico, il Cristo che Paolo avrebbe detto che realmente è esistito, che vive e muore e risorge nello spazio esterno — sarebbe anche un Gesù 'storico'. Il termine allora diventa privo di significato — a meno che Müller voglia pensare che Paolo avesse ragione, c'è realmente un Gesù Cristo vivente nello spazio esterno. Ma quella è una questione per la teologia, non per la Storia. Ad ogni modo, gli effetti di queste rivelazioni 'del Signore', e di come fu capito dalla lettura delle scritture, sarebbero allora la causa di tutti gli 'effetti' su Paolo e sulle sue idee che Müller poi cataloga. Quelli effetti perciò non possono distinguere tra storicità minimale e miticismo minimale. Lo studio di Müller è perciò impotente. In realtà, il fatto che Müller deve ricorrere a questa tattica, che egli sia costretto a concedere che Paolo mai parla di uno storico Gesù nell''altro' senso, dovrebbe essere riconosciuto strano, ed è per sé conferma che la tesi miticista rende questa evidenza più probabile.
(OHJ, pag. 522, mia libera traduzione e mio grassetto)

Come si vede in tutti e cinque i casi di cui sopra, i difensori della storicità di Gesù ignorano a bella posta le repliche piuttosto efficaci mosse loro dai miticisti. La loro arroganza nel disprezzare il miticismo (e i miticisti) è puramente montata ad arte per nascondere la reale fragilità dei loro argomenti. 

Al punto che a me personalmente viene il sospetto che Ehrman si sia affrettato a scrivere il suo ridicolo libello antimiticista “Gesù è davvero esistito?”, PRIMA appena in tempo che venisse pubblicato l'opus magnum di Richard Carrier, On the historicity of Jesus, così da non prendersi il disturbo di rispondere a quel libro (che ha passato la peer-review ed è stato stampato da una prestigiosa casa editrice universitaria), ma solo ai precedenti.

Col risultato che ora Ehrman rifiuta — perchè ha paura — di confrontarsi con Richard Carrier in un dibattito pubblico.

Ehrman sa di avere commesso delle fallacie logiche nei suoi argomenti a favore del Gesù storico ma non vuole ammetterlo. Non ha sufficiente onestà intellettuale per farlo.

E intanto i miticisti sono benissimo in grado di mostrare chi di loro è più bravo e più convincente. Di seguito propongo una tabella che è speculare esattamente a quella di sopra, solo che vale per il caso miticista:

Il classico argomentatore del tipo:
“Gesù non è esistito perché i vangeli sono solo storielle per bambini”
“Gesù non è esistito perché Paolo non fa il minimo accenno a lui in almeno più di 200 occasioni per farlo”
“Gesù non è esistito perché tutti quelli che affermano il contrario hanno attinto quel concetto, direttamente o indirettamente, dal più antico vangelo scritto, Marco, che si può dimostrare essere una semplice allegoria.”
“Gesù non è esistito perché figura in terza posizione nella scala Rank-Raglan, e l’evidenza, quando considerata nella sua totalità, non offre nessun motivo per abbassare l’asticella del dubbio”
Pier Tulip
X



Earl Doherty

X


R.G. Price


X

Richard Carrier



X
 

In breve:

Il folle astroteologo Pier Tulip pensa di liquidare perfino la possibilità di un Gesù storico semplicemente disprezzando i vangeli come mere allegorie e favole per bambini. E quando qualcuno ha il buon senso di fargli osservare che un fantasy si può raccontare anche a proposito di personaggi realmente esistiti, Pier Tulip è così sciocco da lasciarsi scappare affermazioni storiciste del tipo : “oh, ma l'uomo dietro i vangeli io lo conosco, l'ho sempre conosciuto, ci ho mangiato una pizza l'altro ieri a cena e parlava in modo così criptico ed esoterico che solo io potevo comprenderlo”. Buon per lui.

Earl Doherty è un'autentica bestia nera per i folli apologeti cristiani e questo non può essere che un vanto. L'aver elencato, con estrema pazienza e cura dei dettagli, più di 200 (dico 200!) casi nelle epistole dove Paolo avrebbe dovuto accennare al Gesù storico se soltanto ne avesse avuto il concetto — e invece manca sorprendentemente di farlo —, fa di lui il più grande demolitore della fiducia nella storicità di Gesù. Dopo aver letto Doherty, io sono diventato miticista.

Di R. G. Price ne ho parlato sopra. Se davvero realizza sul serio quanto ha promesso di fare, allora alla fiducia incrinata da Doherty nella presenza di un Gesù storico nelle epistole autentiche di Paolo, si aggiungerebbe la certezza che per davvero la fede cristiana è radicata su un racconto di fantasia. Che Gesù non esistette “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Per apprezzare veramente Richard Carrier, invito a leggere il suo libro, On the historicity of Jesus. Un libro destinato ad essere letto da un numero sempre più crescente di lettori. E fin tanto che la libertà di pensiero e la libertà di opinione saranno assicurate in questa parte di mondo, la fede di massa nel chimerico “Gesù storico” — perchè di sola cieca fede si tratta — potrà solo diminuire.

E il processo è già cominciato.