Visualizzazione post con etichetta Stevan Davies. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stevan Davies. Mostra tutti i post

sabato 17 ottobre 2015

Il cristianesimo ha tradito Gesù? Falso!!!

OCA: Vi sono racconti chiamati Racconti di mamma oca. I racconti che la Chiesa ci narra sono “racconti di mamma oca”, visto che siamo tonte paperelle e la Chiesa è nostra madre. 
(Il Libero Pensatore Paul Heinrich Dietrich, barone d'Holbach, La théologie portative, 1768)

“Il cristianesimo ha tradito Gesù?”
- Così suonava un titolo provocatorio ma efficace usato però dalle mani sbagliate, come titolo di un libro di Giorgio Jossa, incapace peraltro di fornire una risposta convincente a quella domanda (essendo Jossa nient'altro che un banale folle apologeta cattolico della stessa stregua di un Jerim Pischedda, per capirci).
Quell'interrogativo permette una di quelle facili semplificazioni teoriche applicate di solito a questioni complesse nella misura in cui riesce a catturare in estrema sintesi le principali sostanziali differenze tra le varie opinioni correnti intorno a Gesù mediante le diverse risposte che gli si possono offrire.
Perchè sono tre sostanzialmente le risposte possibili a quella fatidica domanda:
- sì;
- no;
- in parte.

Si tradisce qualcuno quando non si riporta il suo vero messaggio. Quando addirittura lo si spaccia più o meno fraudolentemente per l'opposto di quello che effettivamente è. Oppure quando si tace semplicemente sul suo vero messaggio (coll'intento più o meno deliberato di eclissarlo) o sulla sua vera identità (per timore di comprometterla). Oppure ancora quando gli si attribuiscono parole che semplicemente non sono sue e che non ha mai pronunciato.
Chiaramente è necessaria come precondizione al tradimento di qualcuno l'esistenza storica di questo “qualcuno”. Si può tradire un uomo o una donna. Non si può tradire un unicorno, un drago o un angelo. Non si può tradire, per definizione, un'entità inesistente. Se Dio non esiste, come si fa a tradire Dio? Un'entità che non esiste e che non è mai esistita non può mai essere tradita, neppure quando gli si cambia volto, sebbene il semplice fatto della sua non-esistenza può benissimo tradire in ogni momento chi crede al suo opposto. Ma in tal caso l'autore da ultimo del tradimento è l'essere inesistente stesso, neppure chi l'ha fatto passare per esistente, tantomeno chi è vittima della fede nella sua esistenza.

Un esempio di un personaggio storico che fu letteralmente tradito dai suoi seguaci già in vita e dopo la sua morte, tradito nel senso che intendo io appena sopra, fu Hailè Selassié: egli era un cristiano etiope e morì da cristiano etiope, eppure fu deificato contro la sua volontà. Questo per me è un tradimento.

Richard Carrier
menziona l'esempio istruttivo di Selassiè con la chiarezza che gli è solita:

È abbastanza comune per i personaggi storici diventare circondati da un vasta quantità di miti e leggende, e anche davvero rapidamente, soprattutto quando divenuti oggetto di venerazione religiosa. Pertanto, il fatto che questo sia successo mai in sé prova che la persona in questione non esistesse. Un esempio relativamente recente è l'elevazione dell'imperatore etiope Hailé Selassie al rango di un dio ... da parte di persone a cui non ha mai chiesto questo favore e anzi ha anche più volte supplicato di smettere. La sua divinizzazione (e continuata adorazione fino ad oggi) è il fondamento della fede moderna del rastafarianesimo, che conta centinaia di migliaia di aderenti in tutto il mondo. È illuminante che sappiamo che professava alla sua morte la propria fede cristiana e conosciamo la sua continua disperazione per il fatto che era stato elevato in una divinità venerata così rapidamente nonostante le sue proteste (e si potrebbe pensare che se il tuo dio personale si lamentasse della tua adorazione di lui, tu l'avresti ascoltato  ̶ eppure siamo qui). Miti e leggende su di lui crebbero rapidamente, anche durante la sua stessa vita, e tanto più rapidamente nei due decenni dopo la sua morte, avvenuta nel 1975. Eppure niente aveva alcun fondamento nella realtà. Per nulla. Eppure ancora rimangono le affermazioni centrali di una fede vivente.
Il parallelo con Gesù dovrebbe essere cautelativo: se questo poteva accadere a Selassie, potrebbe ancora più facilmente essere accaduto a Gesù, non essendoci un'istruzione o un'alfabetizzazione universale, o perfino media per se nel mondo antico.
Forse Gesù stesso continuamente pregò i suoi seguaci di non adorarlo. Eppure lo hanno fatto comunque. Noi non sappiamo, perché a differenza di Selassié, le sole testimonianze che abbiamo di Gesù sono scritti da suoi devoti adoratori.  Quindi, forse, ogni cosa detta di Gesù è proprio altrettanto fabbricata come ogni cosa ora raccontata di Selassié. Eppure è detta comunque. E non solo detta, ma creduta completamente da ogni aderente della fede, anche a fronte di prove schiaccianti del contrario.
Ma non solo i paralleli cautelativi, anche i paralleli fattuali sono numerosi. Edmund Standing riassume questo punto elegantemente:
Guardando allo status di Hailé Selassié nella religione del Rastafarianesimo troviamo i seguenti aspetti: (1) la venuta sulla terra di una figura messianica che fu profetizzata nell'Antico Testamento; (2) una nascita accompagnata da miracoli; (3) un bambino con immensa sapienza divinamente concessa che possedeva poteri miracolosi; (4) un messia le cui azioni furono prefigurate negli scritti dell'Antico Testamento; (5) un uomo che poteva fare miracoli e nella cui presenza si verificarono miracoli; (6) un uomo che fu adorato e ritenuto divino da migliaia di persone che non lo avevano nemmeno incontrato; (7) un uomo che era l'incarnazione di Dio e che continua a vivere nonostante le prove della sua morte; (8) un uomo che i suoi seguaci predicano e col quale sono in comunicazione; (9) un salvatore che  un giorno tornerà a raccogliere un popolo eletto che vivrà sotto il suo dominio in un regno di Dio. Nonostante i fatti relativi alla figura storica reale di Selassié, come si vede, i Rastafariani hanno costruito una vasta mitologia religiosa intorno a lui, e addirittura lo hanno fatto durante la sua vita.

Immaginate se, a un certo punto del futuro... la stragrande maggioranza del patrimonio storico fosse perso... [e] che le uniche testimonianze esistenti di Selassié che sono sopravvissute fossero i racconti devozionali rastafariani. [Allora ...] la sola storia su cui gli storici avrebbero da lavorare sarebbe composta da strati di mitologia. La storia di Selassie, un uomo sorto in un tempo in cui gli etiopi erano febbrilmente in attesa della venuta del Messia, sarebbe ricolma di riferimenti al compimento delle profezie dell'Antico Testamento, storie di miracoli, storie di Dio che cammina sulla terra, e la negazione della realtà della morte del Messia. Avrebbero letto che Selassié è ancora vivo e che una parte della prova di ciò è che i seguaci potevano “comunicare in spirito” con lui. Come risultato di ciò, sicuramente ci sarebbero alcuni che adotterebbero una posizione “miticista” per quanto riguarda il Selassié storico.
E tuttavia, naturalmente, se lo facessero, sarebbero in errore. Perché è esistito davvero un Selassié. Solo che non era niente di neanche lontanamente simile alle “narrazioni” che i suoi adoratori scrissero e raccontarono su di lui. Nello scenario immaginato da Standing, la verità sul Selassié “storico” sarebbe stata completamente persa. Frammenti di verità rimarrebbero nei superstiti testi devozionali dei suoi adoratori, ma senza fonti indipendenti contro le quali controllarle, non avremmo alcun modo di sapere quali dettagli erano storici e quali mitici. Siamo difficilmente in una qualche posizione migliore rispetto a Gesù, per il quale tutte le fonti dirette (se mai ce ne fossero alcune) sono state completamente perdute, e tutto quello che abbiamo sono i racconti e le pretese devozionali dei suoi adoratori fanatici. Questo significa che la ricostruzione del Gesù storico potrebbe essere semplicemente impossibile. Ma ciò non significa affatto che non c'era nessun Gesù storico.
Ci sono differenze significative, tuttavia, che distruggono l'analogia di Standing. In primo luogo ci sono le lettere di Paolo, che in realtà precedono i vangeli di decenni e sono la testimonianza più vicina che abbiamo all'originale Gesù (se vi era uno), ma quelle lettere conoscono solo un uomo cosmico e non contengono nessuna vera storia di lui del tutto (come dimostrerò nel capitolo 11). In secondo luogo ci sono i metodi di costruzione dei vangeli, che sono così completamente mito-simbolici che la loro composizione in realtà argomenta contro la possibilità che contengano qualche vero dato storico del tutto (un punto che esaminerò nel capitolo 10). E, infine, l'ipotesi di Standing che noi possiamo aspettarci che tracce indipendenti siano scomparse nel caso di Gesù non è in realtà molto probabile come lui pensa. Se Gesù era tanto famoso come Selassié, sarebbe strano non sentire nulla di lui, così strano come lo sarebbe nel caso di Selassié ora (come spiegherò nel capitolo 8).
Per evitare questa stranezza dobbiamo concludere che il vero Gesù era un virtuale nessuno. Ma ci sono ancora problemi con l'evidenza che suggeriscono che lui non era nemmeno quello (come spiegherò nei capitoli 8, 9 e 10). Tuttavia, le proposte metodologiche di Standing sono profonde: solo se le differenze che io ipotizzo esistono realmente il confronto fallirà. In caso contrario, è perfettamente possibile che un reale Gesù risieda alla base di tutti i miti esistenti su di lui. Proprio come è il caso per Hailé Selassié. È accaduto prima nella tradizione cristiana, sia a persone reali, sia a persone di fantasia (come sospetto che rivelerebbe ogni rassegna della pletora di santi venerati nella tarda antichità e nel medioevo). Quindi, quale fu il caso per Gesù?

(On The Historicity Of Jesus, pag.18-20, mia libera traduzione)

Gli storicisti si dividono sulla risposta da dare alla domanda: “Il cristianesimo ha tradito Gesù?”.

Come esempio di chi risponde “SÌ” a tale domanda tra gli storicisti, non è necessario fare i nomi di chi pensa che Gesù fu un sedizioso antiromano (vedi Brandon) o un mago sbucato dall'Egitto (vedi Morton Smith) per cui sarebbe d'obbligo accusare prima facie di tradimento i primi cristiani come Paolo rispetto a quel Gesù. No. Perfino un insospettabile studioso conservatore cristiano, invero, un folle apologeta pentacostale sotto mentite spoglie di storico  ̶  mi sto riferendo a Larry Hurtado  ̶  può dare adito velatamente all'accusa di tradimento di Gesù da parte del cristianesimo originario, quantomeno perchè la sua visione di come emerse l'Alta Cristologia dei primi giorni del cristianesimo produrrebbe un'inconsistenza logica ben denunciata dal prof Crispin Fletcher-Louis nel suo recente volume Jesus Monotheism, laddove scrive:
Hurtado presenta una spiegazione delle origini cristiane che non si basa su nessuna particolare comprensione del Gesù storico, al di là di un essenziale insieme di proposizioni circa la sua reale esistenza e il suo impatto sui suoi seguaci, che Hurtado crede “imporrà un chiaro ampio assenso” tra gli studiosi critici del Nuovo Testamento. Hurtado non si avventura ad una comprensibile spiegazione delle mire, intenzioni o autocomprensione di Gesù. Comunque, lui è chiaro che la ragione per cui i più antichi cristiani giunsero ad adorarlo non fu perchè vennero a vedere che il Gesù storico fosse degno di adorazione alla luce di qualcosa che fece, disse, o di qualcosa che loro credevano fosse intrinseco alla sua esistenza (e morte). I più antichi cristiani adoravano Gesù dopo la sua morte e resurrezione perchè essi credevano che Dio comandò loro di fare così nel contesto di potenti esperienze religiose. La devozione di Cristo era basata su che cosa Dio era creduto di aver fatto a Cristo alla sua resurrezione ed esaltazione, non su qualcosa di esplicito oppure implicito nelle sue parole, azioni, o nelle sue personali affermazioni su di sè.
Se noi combinassimo quei due aspetti della sua opera  ̶  nessuna particolare messa in conto del Gesù storico e nessuna base per la devozione di Cristo nell'esistenza storica di Gesù  ̶ noi troveremmo che sul suo modello non esiste nessuna connessione logica tra il fatto della devozione di Cristo e la natura della vita di Gesù di Nazaret. Questo significa, a sua volta, che è difficile vedere come l'adorazione del Signore Gesù Cristo possa realmente essere l'adorazione di Gesù di Nazaret in ogni senso dotato di significato. In effetti, i più antichi credenti adorarono il “Signore Gesù-glorificato-e-trasformato Cristo”. Il Cristo risorto ed esaltato non fu adorato perchè aveva vissuto una vita di un peculiare tipo di essere umano, un essere umano unicamente divino. Il Cristo esaltato non è riverito perchè i cristiani del primo secolo credevano che le specifiche parole e azioni storicamente contingenti di Gesù di Nazaret fossero unicamente degne di  ̶  oppure che rivelassero qualche più profondo, eterno  ̶  divino status e identità.  Inevitabilmente allora, il modello di Hurtado crea l'impressione che esiste solo una debole connessione tra l'umano Gesù di Nazaret e l'esaltato e ora divino Cristo. Certamente, nei termini della terminologia del tradizionale discorso cristiano, la struttura della relazione tra il Gesù storico e il Cristo dell'antica fede cristiana sembra essere adozionistica: per Hurtado, il Gesù della Storia è sollevato da una posizione e status che non era intrinsecamente degna di adorazione, ad una posizione e status che Dio ora dichiara essere, oppure che egli rende (in qualche modo), degna di adorazione. Per Hurtado, dopo la resurrezione ed esaltazione, “Dio” in qualche profondo modo ora comprende un “essere umano glorificato”. Questa è decisamente un'asserzione. Ma non è proprio la stessa cosa di dire che la divina identità ora comprende una distinta persona preesistente la cui identità è definita da una biografia che comprende una particolare vita umana storica (come narrata in, per esempio, Fil. 2:6-11). Quel che è in gioco qui è se questa valutazione della forma della devozione di Cristo (e la Cristologia che implica) fa pienamente giustizia delle pretese del Nuovo Testamento.
Se noi diciamo davvero poco circa la vita storica e identità di Gesù, noi inevitabilmente svuotiamo la parola “Gesù” in “Signore Gesù Cristo” di significato.  [Nei capitoli posteriori (specialmente capitolo 8 e in parte 6) io tenterò di mostrare che l'eclissi del Gesù storico dalla nostra comprensione della devozione di Cristo ha oscurato le origini della Cristologia del Nuovo Testamento. Ha lasciato vitali interrogativi storici senza risposta proprio nella misura in cui ha distorto la forma della teologia del Nuovo Testamento.]

(pag. 75-76, mia libera traduzione, enfasi originale)

 Visto? Praticamente, il prof Flecher-Louis sta criticando il suo collega Hurtado per aver scommesso la genesi dell'Alta Cristologia dei primi giorni tutto su visioni e rivelazioni (leggasi: allucinazioni) post-pasquali, esautorando di fatto ogni capacità e funzione di un Gesù storico di poter contare in qualche modo da vivo, perfino in una qualche forma allusiva, nella formazione del culto che si originò intorno a lui dopo la sua morte. Il rischio, secondo Fletcher-Louis, è che se si segue Hurtado in questa riduzione al lumicino di qualsiasi cosa fece o disse Gesù in vita, si rende piuttosto fredda la sua rapidissima apoteosi post-mortem, vedendola come mero frutto di esperienze mistico-allucinatorie. È la singolare reazione che un folle apologeta manifesta quando vede che, senza saperlo, la sua ricerca lo conduce dritto dritto alla conclusione miticista per cui all'origine del mito di Gesù tutto quello che era necessario per la genesi del cristianesimo fu solo l'esperienza mistico-allucinatoria di tipo schizotipico avuta dai primi fondatori del movimento e da Paolo. Un Gesù storico non era affatto necessario per indurre quelle rivelazioni e allucinazioni in gente entusiasticamente posseduta dallo Spirito di Dio. Per evitare questa intima “freddezza” annichilatrice della sua fede (perchè un folle apologeta cristiano di solito considera impossibile che un arcangelo celeste mai sceso sulla Terra nel recente passato possa aver avuto un impatto così forte sui primi cristiani come Pietro e Paolo solo mediante visioni e allucinazioni), Fletcher-Louis vorrebbe figurare un Gesù storico in qualche modo in relazione di causa-effetto con la genesi dell'Alta Cristologia immediatamente successiva alla sua morte. Solo così potrà garantire ai suoi occhi che il cristianesimo non ha tradito Gesù. Ma intanto abbiamo visto che, se si accetta il modello di Hurtado, si deve riconoscere l'imbarazzante situazione di un cristianesimo originario che ha tradito Gesù, nel momento stesso in cui lo ha deificato senza chiedergli alcun permesso, neppure una flebile voce in capitolo, solo un ruolo passivo e un silenzio totale da parte sua (che è STRANO, INATTESO, IMPROBABILE, a meno che Gesù non fu letteralmente mai esistito, ma fosse fin dal principio un'essere metafisico rivelatorio). 

Ma intanto abbiamo capito che chi, da storicista, risponde “NO” alla domanda “Il cristianesimo ha tradito Gesù?” può essere solo un cristiano “trionfalista” (come Pischedda, per definizione un folle apologeta cristiano). Per tenere in piedi un plausibile Gesù storico, gli storicisti sembrano apparentemente costretti di necessità a darne un ritratto che contempli inevitabilmente la possibilità, se non la probabilità, di un effettivo tradimento di Gesù da parte del cristianesimo tutto, dalle origini fino ai nostri giorni. Se l'uomo chiamato Paolo dev'essere fatto passare per il più antico cristiano (o proto-cristiano) di cui si ha evidenza primaria, allora, dal momento che la più antica frase cristiana del più antico libro cristiano è Galati 1:1,
Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre

dove fin dal principio emerge la contrapposizione tra gli uomini da un lato, e tra Dio e Gesù dall'altro, si può concludere che Paolo ha tradito Gesù:
- se Gesù era solo un uomo che mai si proclamò Dio neppure allusivamente, insistendo che era Dio;
- se il Gesù storico era stato un maestro, perchè Paolo non riportò alcuno (o la maggior parte) dei suoi insegnamenti;
- se il Gesù storico era stato un allucinato posseduto dallo Spirito di Dio, perchè Paolo parlò di un Gesù che possedette spiritualmente altri, compreso lui.
- se il Gesù storico era stato un sedizioso antiromano, perchè Paolo ne fece il garante dell'ordine temporale esistente, perfino nell'imminenza della Fine.
- se Gesù era stato un profeta, perchè Paolo non rivelò niente del genere.
- se Gesù era stato un mago impostore, perchè Paolo ne fece un oracolo di Verità.

L'elenco potrebbe continuare, ma pure se sostituisci ciascuna occorrenza di Paolo sopra menzionata con “l'autore del vangelo X” il risultato sarebbe lo stesso.
Perchè qualunque “Gesù storico” ricostruito a partire dal vangelo X costituisce per definizione una negazione (un tradimento?) del Gesù venduto dal vangelo X.
Perchè in ogni vangelo, perfino nel primo di essi, Gesù è sempre lo stesso (più o meno malcelato) essere preesistente, Figlio di Dio, ecc.
L'unico modo possibile in cui si può rispondere con un sonoro “NO!” alla domanda “Il cristianesimo ha tradito Gesù?” è nel teorizzare che , Gesù affermò effettivamente ciò che Paolo e il primo vangelo osano affermare di lui: non che fece questo o quel miracolo o che fu udito dopo morto, si badi bene (perchè perfino i primi cristiani non avrebbero creduto a tali meri abbellimenti letterari convenzionali) ma che lui affermò di essere il Volto di Dio, la sua celeste immagine, la sua Persona (tralasciando per il momento di discettare in merito alla stretta coincidenza o meno tra tale ipostasi divina e Dio stesso).
Se il cristianesimo non ha tradito il Gesù storico, allora il Gesù storico affermò di essere il “Cristo Gesù” che noi conosciamo: il riflesso perenne della pura e semplice, e persistente, Divinità.

In altre parole, un ebreo del I secolo proclamò la sua stretta identità con Dio, o anche solo quanto di più vicino vi si possa accostare tra tutti gli elementi del Creato.
 
Solo a patto di assumere qualcosa del genere si può dire che il cristianesimo non ha tradito Gesù, dal momento che tutti gli altri casi rientrano a pieno titolo sotto l'insegna del puro tradimento. Chiaramente coloro che pensano che Gesù rivelò di essere il “Gesù” che noi oggi vediamo e tocchiamo allora possono benissimo discordare nella descrizione dei molteplici modi in cui un uomo storico può aver anche solo insinuato o fatto passare sottobanco la mera possibilità di quest'identificazione strictu sensu con Dio (o con il suo Specchio metafisico, il che è la stessa cosa) ma ciò non diminuisce il peso della sua asserzione: un Gesù storico che da vivo non si limitò neppure a insinuare cripticamente l'idea o la mera allusione della sua divinità (o parentela divina) è un Gesù che per definizione fu tradito dal nascente cristianesimo. Sovrapporre ad un essere umano l'idea del divino solamente perchè dopo la sua morte si ricevono visioni, sogni e rivelazioni (leggasi: allucinazioni di tipo schizotipo) significa eliminare per sempre ogni possibile connessione tra quell'uomo storico e la nascita dell'idea della sua divinità.
Significa rinunciare a priori perfino al tentativo di trovare un'implicazione storica di sorta tra la sua vita e la sua immediata apoteosi post-mortem. E non si tratterrebbe più in quel caso di una mera rinuncia a indagare ma della realizzazione finale che un tradimento è in atto dell'uomo Gesù.

Consegnare ai posteri l'equazione “Gesù=Dio” in virtù di una mera allucinazione di Gesù post-mortem significa essenzialmente tradire Gesù. Da qui la necessità, per i folli apologeti cristiani riluttanti ad accettarlo, di spiegare altrimenti la rapida nascita di una “Cristologia Alta” appena a ridosso (si parla di “mesi”, forse “settimane”!) della morte di Gesù su una croce romana. Chi non è cristiano e non ha questo problema (di accusare il cristianesimo originario di tradimento) perfino se lo accetta banalmente come un non-problema (relegandolo magari alla pura sfera teologica e apologetica) si ritrova tuttavia con l'enorme Problema Storico ad esso strettamente associato, e cioè di come sia potuta insorgere una cristologia così vertiginosamente alta appena poco tempo dopo la morte di Gesù su una croce romana, dal momento che è STRANO, perciò INATTESO, perciò IMPROBABILE, che un uomo che non abbia mai detto e neppure insinuato in vita di essere Dio venga trasformato in Dio solo a seguito di una ridicola allucinazione esperita dai suoi seguaci dopo la sua morte, senza alcun'attinenza di sorta con la sua precedente esperienza da vivo. Non solo. Deve spiegare perchè Gesù fa la sua apparizione nella Storia (intesa come patrimonio di ricordi scritti o orali dell'umanità) solo per qualcosa accaduta DOPO la sua morte, e non per qualcosa accaduta PRIMA della sua morte.

E a quel punto irrompe nel nostro discorso logico, con la sua enorme forza esplicativa, la miglior teoria del Mito di Gesù, l'unica ipotesi in grado di spiegare e rimuovere l'“inatteso” e l'“improbabile” da questa paradossale situazione nella quale ci siamo cacciati, dal momento che è l'unica teoria capace di rimuovere e fugare veramente e radicalmente l'imbarazzo di un cristianesimo che ha tradito Gesù.

Perchè quell'imbarazzo è un vero, serio imbarazzo che io personalmente non voglio avere e sarò sincero con il lettore, brutalmente sincero: io mi rifiuto con tutto me stesso, con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima di credere all'assurdo paradosso di un cristianesimo che ha TRADITO Gesù.

Per superare quell'imbarazzo non è sufficiente dimostrare che Gesù pronunciò “davvero probabilmente” questa o quella parabola (come si accinge a fare per l'ennesima volta, in un copione fallimentare e tuttavia da tempo consolidato, quel folle apologeta e prete cattolico di John P. Meier col suo ultimo, inutile volume) perchè qui stiamo parlando di qualcosa che deve indurre per definizione un uomo a spostare (figurativamente) “le montagne”: credere all'equazione “Gesù=Dio”.
Dire che Gesù fu divinizzato perchè fu un maestro di profonda sapienza morale o un profeta apocalittico significa ne più nè meno che TRADIRE Gesù perchè nessuna sapienza morale, nessuna banale collezione di detti (fosse perfino Q), e tantomeno nessun'allucinante profezia apocalittica, può spiegare la nascita di una fede in “Gesù=Dio” capace di “muovere le montagne”.
In questo senso, sono profondamente debitore al prof Stevan L. Davies per aver evidenziato a più riprese quest'aspetto, nel suo Spirit Possession and the Origin of Christianity:
Che cosa fare della storicità di tutto questo? Si dovrebbe credere che la principale ambizione di Gesù di Nazaret fosse realmente di andare a Gerusalemme, soffrire, morire e risorgere di nuovo? Naturalmente no, quella è fiction marciana derivata dalla dottrina paolina. Gli inquietanti “insegnamenti” di Gesù a Gerusalemme nei capitoli 11 e 12 di Marco dettero origine al movimento cristiano? Certamente no; leggili, tu concorderai che non sono principi che formano il culto. Cosa circa le sue predizioni che il Figlio dell'Uomo (il quale come un essere cosmico poteva ben essere qualcun'altro di diverso rispetto a Gesù) è in procinto di venire dopo giorni di disastro per raccogliere i suoi eletti dai quattro angoli della terra, ecc.? (13:7-30). È quello qualcosa che dobbiamo vedere all'origine del movimento cristiano? È un motivo raramente menzionato di nuovo nella tradizione testuale. E il Regno di Dio, che potrebbe o non potrebbe aver qualcosa a che fare con la storia della morte e resurrezione di Gesù, che fare di quello? Tu non apprenderai virtualmente nulla su di esso nel vangelo di Marco, salvo che nei primi giorni della sua vita come un guaritore posseduto dallo Spirito egli parlò favorevolmente circa esso. [Se il capitolo 13 descrive l'arrivo del Regno, allora è un pò simile all'arrivo di una guerra termonucleare. Come possa descrivere il capitolo 13 “buone nuove” è difficile da comprendere, e così eventualmente quel capitolo non sta discutendo del tutto l'arrivo del Regno. In modo simile, Q/Luca 17:26-29 ammonisce gli orrori dei “Giorni del Figlio dell'Uomo”].
(pag. 13, mia libera tradizione)

E ancora:
Che società o che cultura ha mai voluto che i morti risorgono e camminano tra noi? Il folklore cinematografico del genere “horror” è ricolmo dei morti viventi: vampiri, mostri-alla-Frankenstein, spettri e tanti altri personaggi fittizi. Nessuna società incoraggia gli spettri; non ci sono racconti di morti che sbucano dalle loro tombe e ognuno con eccitazione esclama “Hooray! Bentornato!”
...
L'impeto iniziale del movimento cristiano non potevano essere state persone che comunicano ad altre persone che un morto risorse dai morti e camminò tra di loro. Quello non avrebbe costituito unicamente “buone nuove”. Di certo divenne le “buone nuove” nella cultura cristiana, ma dev'esserci stata già una consolidata cultura cristiana. Ognuno educato in una cultura cristiana ha ascoltato dall'infanzia che il messaggio della resurrezione portò la gente nei decenni iniziali dei tempi cristiani ad unirsi al movimento cristiano. Ma quel messaggio sarà gioioso e convincente solo a coloro già sigillati nella loro appartenenza religiosa. Che cosa li coinvolse in primo luogo, se non il messaggio che un morto risorse dai morti? Che cosa vendette il venditore cristiano che la gente ardentemente comprò e trovò ben degno il prezzo? Quella è la domanda (ed una buona metaforica domanda americana del 1930, così dico a me stesso).
Cominciamo con cosa non era. Non era il messaggio di Gesù oppure i suoi insegnamenti oppure le sue parole profetiche. Non sappiamo cos'erano quelli insegnamenti. Le nostre fonti sono tanto confuse quanto lo siamo noi e due di loro, Marco e Tommaso, indicano che trovavano fondamentalmente incomprensibili i suoi insegnamenti pubblici. Paolo non mostra alcun interesse in loro, neppure lo mostrano gli altri scrittori di lettere del Nuovo Testamento, e le dottrine di Gesù non giocano alcun ruolo nella diffusione del movimento cristiano secondo gli Atti degli Apostoli. Giovanni liberamente fabbrica dottrine per Gesù da insegnare.
...
le storie delle apparizioni di Gesù ai suoi discepoli dopo la morte sono ovviamente inventate da varie fonti non in comunicazione l'una con l'altra. In ciascun caso, l'idea che Gesù risorse dalla tomba e camminò tra i suoi discepoli non sarebbe stata presa ambiguamente per un pezzo di buone nuove. La gente di ogni cultura preferisce che i morti stiano nelle loro tombe.
Il cristianesimo non cominciò con apostoli che fondavano un movimento diffondendo dottrine, una biografia, o racconti della resurrezione di Gesù dalla tomba. Quelle cose erano sviluppate come una conseguenza della fondazione del movimento cristiano. La questione non è cos'era circa la vita di Gesù che dette origine al movimento cristiano, ma che cos'era circa il movimento cristiano che dette origine alla narrazione della vita di Gesù.

(pag. 21-22, mia libera traduzione)

Ma se il prof Davies ha ragione - che nessun insegnamento o profezia sarà mai capace di spiegare perchè Gesù fu divinizzato - allora ne deriva che ho ragione io: chi pensa che Gesù fu un maestro o un profeta, un sedizioso o un mago, sta dicendo sostanzialmente che il cristianesimo ha tradito Gesù, perchè sta affermando che i cristiani credettero alla sua preesistente divinità solo sulla scorta di esperienze mistico-allucinatorie post-Resurrezione e non per un ridicolo insegnamento o per una banale profezia fatta da quel defunto quando era ancora in vita (giacchè per definizione una profezia o una dottrina non giustificano in alcun modo la rapida elevazione di Gesù a somme altezze metafisiche).

Lo storicista Davies pensa che allora non fu nè un insegnamento nè una profezia e “neppure la resurrezione” a indurre i discepoli a divinizzare Gesù dopo la sua morte ciascuno per proprio conto, bensì il contagio dell'esperienza di possessione spirituale che lo stesso Gesù da vivo avrebbe insegnato loro (e che si verificò nel giorno della Pentecoste). Il problema però è che anche in quel caso, per aver trasformato impunemente un posseduto spirituale - tra i tanti posseduti spirituali del giorno - in un post-mortem possessore spirituale (dal momento che un Paolo brama di partecipare all'unione mistica con un tale possessore), il cristianesimo ha tradito Gesù. Dal momento che anche in quel caso Davies non riesce a dare ragione del perchè fu proprio l'uomo Gesù, e non altri, tra tutti i posseduti dallo Spirito di Dio (ebrei o pagani), ad essere identificato post-mortem con lo stesso Spirito Possessore di Dio. Il paradosso di un cristianesimo che ha tradito Gesù rimane tutto. E con esso, il mio più profondo e sincero IMBARAZZO a fronte di una così inquietante prospettiva simile.

E d'altro canto non posso neppure oggettivamente farla franca e cavarmela così fin troppo facilmente (come fa lo storicista di turno) dicendo che Gesù fece qualcosa in vita o a ridosso della morte o con la sua morte stessa (magari insistendo sfacciatamente che “questo lo ricaviamo dai vangeli”) che aiutò ad introdurre in qualche modo i presupposti per la sua rapidissima apoteosi post-mortem. No. Non posso ricorrere a questo. E non solo perchè non sono un folle apologeta cristiano ma anche e soprattutto perchè i vangeli stessi sono totalmente inefficaci nel rivelare un Gesù “altro” che non sia quello che è fin dal principio sempre e solo il loro unico “Gesù” propugnato. Se cerchi di estrarre dai vangeli un Gesù storico, ovvero un Gesù che per definizione non è Dio, stai in quell'istante stesso tradendo il Gesù, l'unico Gesù, del vangelo dal momento che il Gesù del vangelo è Dio. Ma non è di questo che sono visibilmente imbarazzato, si faccia attenzione. Io sono fortemente imbarazzato dal fatto che si dica che l'autore del primo vangelo avrebbe TRADITO il Gesù storico vendendo un “Gesù=Dio”. Chi afferma ciò ha già tradito anzitempo lui prima di tutto l'autore del primo vangelo, dal momento che gli sta negando essenzialmente il diritto di fare quello che sta facendo - vendere un “Gesù=Dio”- sotto l'assunzione di fondo che Gesù sia stato storico e perciò non si sia mai proclamato - considerato da quella prospettiva - il Gesù del vangelo, ovvero Dio e/o lo Specchio di Dio.

Il mio imbarazzo, nel credere a qualcosa del genere, deriva dal fatto che trovo troppo paradossale, troppo stralunato, troppo profondamente illogico e irrazionale accettare l'idea che qualcuno, di punto in bianco, arrivi ad allucinare un defunto elevandolo alle vertiginose altezze metafisiche di Dio stesso. E dell'UNICO Dio. Senza nessun genere di relazione di causa-effetto tra un'operazione del genere (introdurre l'equazione “un defunto=Dio”) e la precedente esperienza di ciò che quel defunto fece o disse sulla Terra Firma prima di stendere i piedi una buona volta.

Spiegare che l'uomo Gesù fu divinizzato nel giro di una settimana dopo la sua morte a causa della “dissonanza cognitiva” provocata dalla sua morte sulla croce significa sostanzialmente affermare che il cristianesimo ha tradito Gesù due o tre giorni dopo la sua morte. Questo si chiama tradimento. Perchè si sta di fatto divinizzando un defunto senza il suo consenso. Viceversa, non sarebbe affatto tradimento se quel defunto, quando era ancora vivo, già avesse affermato o insinuato o passato sottobanco in qualche modo l'idea che lui era Dio.

Quindi il mio più sincero imbarazzo di fronte alla prospettiva di un cristianesimo che ha tradito Gesù (nei termini come l'ho spiegato cosa significa: ovvero ipotizzare che un defunto fosse deificato senza il suo consenso oppure senza che si fosse neppure posto il problema da vivo se dovesse essere o meno deificato nel presente e/o nel futuro dai suoi seguaci) mi porta a ritenere più credibile e plausibile o:

1) l'ipotesi che un Gesù storico da vivo già alludeva esplicitamente o implicitamente alla sua stretta parentela con Dio (lasciando agli evangelisti solo il compito di esplicitare in prosa questo “fatto”) ma questo si riduce all'ipotesi che il Gesù glaciale del Quarto vangelo possa essere storico;

oppure, in alternativa:

2) l'ipotesi che il Gesù storico non fu mai esistito del tutto. Perchè, in quest'ultimo caso, non fu il cristianesimo a tradire Gesù.

Ma fu Gesù a tradire il cristianesimo.

sabato 21 febbraio 2015

De Vera Origine Christianismi

FUOCO: La religione cristiana è una religione di fuoco. I buoni cristiani devono ardere continuamente di amore divino, i preti devono ardere di zelo, i principi e i magistrati devono passare il tempo ad ardere eretici o miscredenti; infine i boia dovrebbero continuamente ardere libri ai piedi della grande scalinata del May.
(Il Libero Pensatore Paul Heinrich Dietrich, barone d'Holbach, La théologie portative, 1768)



Qualcuno una volta ha dichiarato che qualsiasi sforzo per capire il Gesù storico necessariamente doveva tener conto del fatto che fu crocifisso. È così, anche se non è così difficile. Dichiarare un oracolo che un regno di un dio giudeo stava presto per accadere sarebbe sufficiente.

Io dichiaro che qualsiasi teoria del Gesù storico deve tener conto del fatto che un intero grande movimento socio-culturale di successo è entrato in essere ... il cristianesimo. Qualcosa di veramente attraente dev'essere stato offerto a tutti i contadini e le donne e gentili e così via che si sono iscritti. Certamente non qualche sorta di visione apocalittica di un nuovo re galileo dei giudei che subentra non appena le stelle cadono dal cielo e praticamente tutti muoiono [della serie Giorno del Figlio dell'uomo, ecc]. E neppure l'idea che un tizio tornò in vita e andò in giro con la sua gente per un mentre. E ... per i miticisti ... la stessa domanda. Cosa tu presumi che abbia dato luogo alla fortunata diffusione del cristianesimo?
SD

(fonte)

Saper rispondere a questa domanda da parte miticista, come solo Earl Doherty e Richard Carrier hanno saputo fare (sottolineando il giusto peso che l'allucinazione e la possessione spirituale recitarono nei primi secondi del Big Bang cristiano), per cui ogni volta che un cristiano nell'Annus Domini 2015 va in estasi perchè ''vede'' 'Gesù' o la 'Madonna' o 'Satana' è l'ennesima prova VIVENTE che l'angelo Gesù dei primi cristiani fu esperito allo stesso ossessivo e possessivo modo, è il più grande risultato della ricerca storica più recente.

Il secondo grande risultato è la dimostrazione che il vangelo di Marcione fu il primo vangelo ad essere stato scritto. Prima perfino di Marco.

giovedì 29 gennaio 2015

Dalla Pentecoste a “Gesù” oppure da Gesù alla “Pentecoste”?

 Storicamente non si sa nulla di lui, e si arriva anche a dubitare della sua esistenza. Non tratterò, quindi, questo difficile argomento. Bertrand Russell, “Perché non sono cristiano” (1927)




Quando ero storicista, mandai una mail a Bart Errorman ottenendo questa risposta (che traduco):

Nello specifico, io penso che i discepoli fossero già apocalittici ebrei che sottoscrivevano all'idea di 'resurrezione' (a differenza dei pagani); la mia ipotesi è che subito dopo la morte di Gesù (una settimana o due dopo?) uno o più dei suoi discepoli ebbe una visione (o un sogno interpretato come una visione?) di Gesù (proprio come mio nonno 'vide' mia nonna un paio di settimane dopo il suo funerale) e la interpretò a significare che Gesù era ancora vivo. E ancora vivo, per un apocalittico ebreo, significava resuscitato dai morti. Così aveva cominciato la resurrezione, e sarà subito completata. Forse [già] la settimana dopo.


Quindi solo un frutto di immaginazione individuale, per Errorman. Ma secondo il prof Stevan Davies, dal minimo che posso sapere (ma aspetta) su Vridar, si trattò di uno stato alterato di coscienza, un'esperienza collettiva di possessione da parte dello spirito. Tutti i seguaci di Gesù presenti in un luogo contemporaneamente furono invasati dallo Spirito. Davies sostiene che quell'esperienza doveva per forza essere collettiva e qui concordo sulla base di ciò che personalmente io stesso ho esperito per pochi istanti durante l'estate del 2014.
 



Sicuramente esiste un link storico tra la ''Pentecoste'' (ovvero la possessione spirituale appena descritta) e la  resurrezione dell'entità Gesù: durante quella prima estasi collettiva, posso facilmente immaginare, sulla scorta di 1 Corinzi 15:3-8 (al di là di come quel passaggio sia stato interpolato parzialmente o interamente nell'interesse di chi ''vide'' prima o chi ''vide'' dopo il Cristo risorto), che il sentirsi invasati insieme dallo Spirito coincise mirabilmente con una folgorante visione collettiva della stessa entità ''Gesù Risorto''.

Quel link tra estasi mistico-allucinatoria collettiva dei primi apostoli e Gesù risorto (instaurato per prima esplicitamente da Paolo) certamente si perse una volta che lo Spirito non riusciva più a scivolare nei corpi dei cristiani con la medesima facilità di prima (l'originario, entusiastico misticismo andava man mano affievolendosi dopo le prime due generazioni di cristiani, e di pari passo aumentava un enorme pessimismo sull'uomo e sul mondo).  I cristiani successivi (ma già Paolo, se 1 Corinzi 15:3-8 è autentico, inaugurò indirettamente quella tendenza, associando la visione del Gesù risorto ad una questione di potere e di rapporti di forza tra apostoli [1]) interpretarono l'enfasi dei primi cristiani sulla ''resurrezione'' di Gesù come una valorizzazione di un preciso evento ''storico''  — e da allora si sentì la necessità di raccontarla come tale, magari in un vangelo.

Forse l'argomento più convincente a favore dell'ipotesi miticista è il profondo silenzio dei più antichi scrittori di epistole come Paolo su ogni possibile dettaglio dell'azione terrena di un Gesù storico. Questo silenzio è atteso al 100% sotto l'ipotesi che i primi cristiani non credevano in un 'Gesù storico' che visse al tempo di Pilato e calpestò le sabbie dell'antico Israele. Perchè 'Gesù' significava per loro un Cristo spirituale la cui morte sacrificale per mano degli "arconti di questo eone" ebbe luogo in una dimensione puramente celeste oppure in un passato primordiale.

Per far sembrare che le origini del cristianesimo apparissero unificate, per attribuire una profondità morale e teologica sulla bocca di un'autorevole figura fondativa, per adempiere le Scritture in un processo di ''profezia storicizzata'', per collocare la vita di Gesù nel passato più ''recente'' - oppure per qualsiasi altro motivo a noi ignoto (magari l'occultamento di un altro pericoloso ''Cristo'' o Messia rivale), si sviluppò l'idea di un Gesù umano nel recente passato, e gli evangelisti colmarono i dettagli della sua ''vita'' con numerosi riferimenti all'interpretazione midrashica della Bibbia ebraica e/o attingendo qua e là ad elementi dalla mitologia pagana, rielaborando sempre e comunque la stessa allegoria originaria (il vangelo di Marco oppure il vangelo di Marcione) e confermando così ancora una volta di essere totalmente privi di altre prove della storicità di Gesù che non fosse quella allegoria iniziale.

Questo porterebbe a pensare, sotto il paradigma miticista, che Gesù cominciò a prendere una vita sulla Terra a partire dalla sua resurrezione. La resurrezione fu pensata ''storica'' fin dal suo primo momento, in virtù della concretezza assoluta del fenomeno allucinatorio noto come ''possessione spirituale'' ma solo dopo come fenomeno ''storico'' venne gradualmente circoscritto e razionalizzato ad un solo luogo e ad un solo momento (si veda la menzione dei ''500 fratelli'' in 1 Corinzi 15:6). Poi a poco a poco si calò anche la morte di Gesù sulla Terra (nel libro dell'Apocalisse?). Poi il racconto della sua Passione. E infine un intero vangelo. E così via.


Sotto il paradigma della storicità, sarei davvero curioso di osservare se il prof Davies sia riuscito a trovare il fatidico link tra ''la resurrezione di Gesù'' come appena descritta (e cioè come l'effetto di un primo tentativo di razionalizzazione della possessione spirituale collettiva) e l'impronta storica di un primo invasato dallo Spirito di nome Yeshua dalla sua cerchia della prima ora identificato poi con lo Spirito stesso. In caso contrario, sono obbligato ad attingere dal suo caso solo ciò che meglio può essere letto sotto il paradigma miticista (praticamente tutto tranne ogni menzione del ''Gesù storico''!).

Paolo fu scambiato dai Galati per l'angelo ''Cristo Gesù'' in persona la prima volta che predicò loro - e ricordiamo che acutamente il prof Davies insiste che Paolo induceva nei suoi seguaci la possessione spirituale esattamente durante la sua predicazione [2] - perciò, SE era esistito un Gesù storico, ALLORA quel Gesù era automaticamente il primo tizio scambiato con lo Spirito che lo possedette durante la sua prima allucinazione pubblica. Come Paolo fu scambiato con il suo possessore ''Cristo Gesù'' dai Galati, sarebbe allora del tutto logico e lineare proseguire lungo la stessa traiettoria tracciata da Paolo aspettandosi che l'uomo Gesù a sua volta fosse scambiato di pari misura con il suo possessore ''lo Spirito Santo''. Ma questo solo a patto di dimostrare PRIMA che Gesù è storico, impresa a dir poco impossibile.



E di certo il corrente ''Miglior Caso a Favore della Storicità di Gesù'' tentato da Peter Kirby non sposta di una virgola il mio scetticismo di fondo (al punto che il suo stesso autore si proclama Jesus Agnostic: gli storicisti sono messi davvero male, ragion per cui la loro unica speranza si chiama Stevan L. Davies).

[1] che è pure il motivo perchè, dopo la visione dello stesso Paolo ''come all'aborto'', ogni altro tizio che avesse preteso di essere invasato parimenti da ''Cristo Gesù'' con tanto di pretese di apostolato sarebbe stato bollato all'istante come indemoniato ed impostore. Questo legame esplicitato da Paolo tra la visione/possessione del/dal Cristo risorto e lo status di potere che ne deriva all'interno del movimento agevolarono la tendenza a rendere la resurrezione un evento unico, oggettivo e soprattutto: irripetibile. Una specie di Anello del Potere, insomma! Quei pochi che ebbero la fortuna di farsi riconoscere legittimamente invasati dallo Spirito (e perciò di testimoniare su sé stessi Cristo Risorto) vennero considerati veri Primi Apostoli e riveriti nelle prime tradizioni orali che si andavano formando intorno a loro.

[2] A dire il vero Davies specifica  che come Gesù induceva l'altrui possessione parlando in parabole, così Paolo induceva l'altrui possessione predicando. Il riferimento alle parabole di Gesù quasi fossero da lui in persona pronunciate mi sembra così ingenuo da sminuire l'intelligenza del prof Davies: chiaramente tutto ciò che è nel vangelo è pura invenzione, mera parabola teologica. Per dirla con il prof Halbwachs:

Le cose sembrano diverse quando si tratta di storia dei vangeli. I fatti di cui parlano non hanno mantenuto l'attenzione degli storici. Flavio Giuseppe non li menziona. Secondo Renan, il racconto della morte di Giovanni il Battista, come appare nel vangelo di Marco, sarebbe "la sola pagina realmente storica in tutti i vangeli." Nelle epistole autentiche di Paolo, ci viene detto solo che il figlio di Dio è venuto sulla terra, che è morto per i nostri peccati, e che è stato riportato in vita. Non vi è alcuna allusione alle circostanze della sua vita, tranne che per la cena del Signore, che, dice Paolo, gli apparve in una visione (e non attraverso i testimoni). Non vi è alcuna indicazione di località, nessuna questione della Galilea, o delle predicazioni di Gesù sulle rive del lago di Genesaret. Nell'Apocalisse di Giovanni, che è, secondo Couchoud, assieme alle epistole di Paolo, "l'unico documento cristiano che può essere datato con certezza nel primo secolo," tutto quello che viene detto di Gesù è che "morì o fu risorto, ma non soffrendo o crocifisso." Naturalmente, nessuna località specifica non è parimenti prevista. 
(Halbwachs, 1992, pag. 209, mia libera traduzione e mia enfasi)

martedì 27 gennaio 2015

Gesù: Uomo Posseduto Dallo Spirito Oppure Spirito Possessore dell'Uomo Chiamato Paolo?



I due accademici storicisti Morton Smith e Stevan Davies si collocano oggettivamente su due opposte estremità del medesimo spettro per quanto riguarda la loro comprensione del rapporto di Gesù con lo Spirito Santo.

Stevan Davies propone che Gesù era posseduto DALLO Spirito e perciò dovrebbe essere riconosciuto come un ''guaritore invasato-dallo-spirito''.

Al contrario, Morton Smith sostiene che Gesù era la forza dominante, controllante nella relazione tra lui e lo Spirito e di conseguenza aveva lui il  possesso DELLO Spirito - e non lo Spirito di lui.

La teoria di Smith è profondamente antipatica a Davies che delinea il disaccordo come segue:
 
Non era la relazione: "il possesso DI", ma la relazione: "il possesso DA," la differenza fondamentale essendo se l'identità di Gesù di Nazareth  fu creduta essere in controllo di una entità spirituale, oppure se l'identità di Gesù di Nazaret fu a volte creduta d'essere stata sostituita da un'entità spirituale. E ciò fa tutta la differenza nel mondo. [1]

Elevando la passività dell'individuo che subisce un'esperienza di possessione e sottolineando il ruolo dominante della nuova persona che subentra al suo posto, la teoria di Davies limita il grado di controllo che Gesù teneva nella successiva applicazione del suo potere e marcia contro la possibilità che egli stesse esercitando il controllo su uno spirito attraverso l'uso della magia.

A rendere improbabile al primo colpo la teoria di Smith su ''Gesù Mago'' è proprio il Fatto auto-evidente della marginalità assoluta del Gesù storico, spinta fino alla più completa evanescenza e più totale insignificanza: uno che sapeva dominare il suo alter-ego, lo Spirito, e di richiamarlo come e quando voleva per ingannare il prossimo con tanto di effetti speciali magici, quantomeno avrebbe lasciato un'impronta più forte nelle più antiche testimonianze storiche, e non il più assoluto Nulla di Nulla. L'esistenza stessa di Paolo conferma che il Gesù Mago di Morton Smith non è mai esistito, perchè, pur lasciandosi anch'egli allucinare tutte le volte che voleva o pretendeva dal suo ''Gesù in me'', non per questo mancò di lasciare l'impronta della sua forte personalità nelle varie comunità da lui fondate.

Dunque ecco perchè, liquidato così il Gesù di Morton Smith (non prima di dare ulteriormente dell'incauto idiota a quel fattucchiere vesuviano chiromante di Pier Tulip che nei confronti della tesi di Smith è reo di plagio), resta da vedere cosa farne del Gesù posseduto dallo Spirito di Stevan Davies, la cui intrinseca passività nella relazione con lo Spirito - l'esserne meramente posseduto - di certo si adatta di più all'ipotesi della storicità minimale come descritta da Richard Carrier, considerata l'insignificanza intrinseca a un mero invasato dallo Spirito come sua seconda natura.

Ma questo vuol dire che si introduce una netta radicale differenza tra il miticista Carrier e lo storicista Davies per quanto riguarda la vera identità dello Spirito possessore. Per ''Gesù'' cosa intendevano i più antichi ''gesuani'' in assoluto? Lo Spirito possessore che li possedeva durante le loro associazioni, al minimo sopraggiungere del disturbo dissociativo? Oppure il primo di loro che si lasciò invasare follemente dallo Spirito, e che per pura coincidenza, chiamandosi Yeshua, dette così il suo nome al medesimo Spirito che lo possedeva?


Anche se la pratica di possessione divina è ancora ricorrente in cellule impazzite delle chiese protestanti cristiane più carismatiche (ma anche in certi fenomeni cattolici come Medjugorje), un disprezzo graduale per l'esistenza di corpi spirituali nella nostra cultura attuale rappresenta chiaramente il nostro atteggiamento in generale sprezzante verso la possessione e la nostra tendenza ad attribuirla a forme di pensiero inferiori o irrazionali. Così siamo inclini ad associare la possessione spiritica sia con lo studio antropologico del rituale primitivo, sia a disturbi psicologici relegati alla scuola psichiatrica della malattia mentale, oppure semplicemente la riduciamo al genere innocuo e divertente dei film horror di Hollywood.

Dal momento che la realtà delle influenze demoniache fu ampiamente riconosciuta nell'Antichità, la possessione era di gran lunga più comune tra gli antichi e i casi relativi furono trattati con genuina cautela. È in questo quadro culturale di possessione spiritica che Stevan Davies e Richard Carrier suggeriscono entrambi di capire il rapporto tra Gesù e lo Spirito Santo (ovviamente, per il miticista Carrier, tra i primi apostoli cristiani e lo Spirito della deità celeste Cristo Gesù). [2] Davies tenta di dimostrare che Gesù soffrì disturbi dissociativi tali che la sua personalità originale (lui la chiama Gesù di Nazaret, anche se io penso che Nazaret sia un'invenzione letteraria e perciò parlerei di Gesù storico per esprimere il Davies-pensiero) fu subordinata o sostituita da una nuova persona temporanea (lo Spirito di Dio). 


Gesù, secondo il prof Davies, faceva parte di un ramo marginale dell'ebraismo, una sorta di ebraismo pentecostale: un culto il cui requisito minimo per accedervi era la possessione dello Spirito Santo. È nella transizione da uno stato originario dove ogni membro del culto era posseduto dallo Spirito verso uno stato successivo dove un'autorità centralizzata prende via via potere sul movimento che si persero per sempre i legami tra ebraismo e cristianesimo. Si potrebbe presumere che le guide di questo culto comunicassero tra loro nel linguaggio dei Misteri. 

Durante questi episodi di possessione, Davies sostiene che Gesù era in grado di operare come un guaritore posseduto o invasato dallo Spirito. Tuttavia, e questo è il punto fondamentale, lui ''non dovrebbe essere identificato come egli stesso, ma come un'altra persona, lo spirito di Dio.'' [3]

Qui è precisamente il punto che io chiamo le autentiche Colonne d'Ercole della ricerca corrente. Se c'era da aspettarsi, secondo il comportamento solito di chi subiva una possessione spirituale, che la gente circostante in primis e l'invasato stesso non identificassero più lo Spirito possessore con il posseduto in questione, ma ''come un'altra persona, lo spirito di Dio'', allora salterebbe all'aria in anticipo ogni possibilità di scoprire se il ''Gesù'' delle nostre più antichissime fonti fosse il nome del posseduto - dell'uomo Yeshua che fu invasato dallo Spirito - oppure fosse semmai il nome in codice, esattamente come ''Cristo'', dello spirito angelico che dominava e possedeva gli originari apostoli cristiani come Paolo, a quel punto tutti autentici ''Cristi'' di loro proprio diritto.

Sembra talmente difficile, data l'evidenza disponibile, rispondere ad una domanda del genere, che a quel punto, se davvero questo è dove porta da ultimo la ricerca, l'agnosticismo sulla storicità di Gesù diverrebbe un agnosticismo FORTE.

Il silenzio sul Gesù storico nelle lettere di Paolo troverebbe la sua spiegazione più legittima e attesa (e non ad hoc), sotto l'ipotesi della storicità di Gesù, sul fatto che i primi gesuani erano interessati all'adorazione e alla ricezione del medesimo Spirito di Dio che aveva posseduto l'uomo Gesù, e per nulla affatto nell'uomo che da quello stesso Spirito di Dio si lasciò possedere e invadere: l'uomo Gesù. Quell'individuo a loro non interessava più nella misura in cui non era, quell'uomo, lo Spirito di Dio, ma solo il suo primo, temporaneo ospite.


Chi di noi, essendo interessato al contenuto di un regalo, non getta via e alla svelta il suo contenitore?

L'uomo Gesù sarebbe il mero contenuto carnale dello Spirito, il suo mero ospite temporaneo. Laddove invece sarebbe lo Spirito l'oggetto eterno di ricerca e di adorazione che sin dal primo giorno galvanizzò fino all'esasperazione tutto il cuore e tutta l'anima dei primi ''fratelli del Signore''.


Il soggetto stesso invasato dallo Spirito si considera come la nuova persona mentre nel contempo considera esterna la sua precedente identità, come se fosse quella di un altro individuo.  Dire che la possessione è uno stato in cui fianco a fianco con la prima personalità irrompe una seconda personalità nella coscienza dell'invasato è impreciso: si dovrebbe parlare invece di una vera e propria sostituzione della prima personalità con la seconda.


In accordo con questo comportamento della possessione, Davies propone che l'osservazione della gente in Marco 3:21 che ''è fuori di sé'' (
ὃτι ἐξέστη) significa letteralmente che Gesù era ''assente da se stesso''. [4] Questa frase, perciò, sarebbe la prova che Gesù era posseduto da un'entità esterna in questo caso. A dire il vero Davies non si accorge dell'ironia letteraria, qui: ad essere ''fuori'', ἔξω (Marco 3:31, si veda anche Marco 4:11) non è Gesù in realtà, ma proprio la sua famiglia secondo la carne (allusione ai giudeocristiani rivali del paolino Marco), perchè non messa a parte dei ''misteri'' noti ai soli  insiders (ovvero i paolini). Tuttavia c'è un senso in cui si potrebbe salvare qualcosa di storico dall'episodio evangelico chiaramente inventato, salvando il salvabile dall'interpretazione di Davies: i primi apostoli cristiani furono considerati pazzi e allucinati dai loro clan d'origine che abbandonavano dopo la loro conversione a Cristo, ma anche da chi non abboccava alle loro suggestioni e auto-suggestioni, considerandoli (giustamente) folli oppure posseduti sì da uno spirito, ma da uno spirito diabolico, da Satana e non dallo Spirito di Dio.


 A sostegno di questa teoria della possessione, Davies esamina il comportamento di Gesù nei vangeli e pretende di isolare i passaggi dove crede che Gesù sta dimostrando tratti tipici del posseduto-dallo-spirito. Chiaramente dal 1995, quando scrisse il suo Jesus the Healer, al 2015, penso che lo stesso Davies sia oramai consapevole che gran parte della fiducia che all'epoca nutriva nel trovare ipsissima acta di Gesù fosse del tutto mal riposta, essendo i vangeli puramente intenti a costruire una mitologia da zero facendo esclusivo uso di letteratura sacra precedente (la Septuaginta, Paolo e le esperienze dei propri predicatori anonimi del passato) perfino se un Gesù storico fosse esistito (e le tracce di separazionismo in Marco sono un residuo dell'influenza marcionita contro la quale Marco, al pari degli altri vangeli ''canonici'', reagiva). I vangeli però confermano che, Gesù storico o no, l'ORIGINE ULTIMA del cristianesimo è nel comportamento border-line degli allucinati, degli invasati, dei posseduti e dei visionari apocalittici. Tutto il resto, si può ben dire, solo solo dettagli.

Gli studi della possessione demoniaca o divina hanno individuato una serie di modelli comportamentali comuni che sono associati con l'individuo durante tutto il tempo in cui è invasato. Il primo indizio della possessione è un cambiamento nel DISCORSO del posseduto e non è raro trovare nelle descrizioni antiche o moderne dei posseduti riferimenti qua e là ad un'altra persona che parla al posto della persona invasata alterandone il modo di esprimersi e pure il tono della voce. Alla luce di questo, Davies indica ai suoi lettori Marco 13:11:
 
E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo.

e suggerisce che quel passo allude direttamente al discorso di uno spirito che parla tramite la voce del posseduto di turno, le cui parole quindi non sono formulate dall'individuo stesso ma provengono dalla nuova persona dominante che ha appena acquisito controllo della volontà e della lingua del suo ospite umano temporaneo. [5]


Nell'ipotesi che il Gesù storico fosse soggetto a periodi di possessione spiritica e che stesse esibendo tutti i sintomi caratteristici di una persona posseduta, allora ci aspetteremmo di trovare prove nei vangeli di un'esperienza iniziale di possessione durante cui Gesù per prima incontra il suo spirito possessore. Stevan Davies suggerisce, ancora una volta con un misto di ingenuità (dovuta alla sua troppa fiducia letteralista nel vangelo) e pur tuttavia di acuta percezione delle origini mitico-allucinatorie del cristianesimo, che questo evento si svolse proprio al battesimo di Gesù nel Giordano. [6] La stessa evidenza è attesa però se il Gesù dei vangeli fosse solo il mero compendio teologico-letterario di ciò che esperivano i primi apostoli cristiani. Come Paolo.


Con questo in mente, Stevan Davies suggerisce che l'autoesilio di Gesù nel deserto è il risultato diretto del suo primo dono dello Spirito al battesimo e che la natura vigorosa dello spostamento di Gesù nel deserto ricorda il comportamento impulsivo associato al posseduto. Pertanto Davies propone che gli evangelisti descrivono un'''esperienza spontanea di possessione''. [7] Questo sarebbe evidente nell'espressione usata da Marco
. Mentre Matteo e Luca impiegano il molto più morbido '' fu condotto'', ἀνήχθη, Matteo 4:1; ἤγετο Luca 4:1), una forte, violenta influenza esterna su Gesù è evidente in Marco 1:12:
 ...E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto...
...in cui lo Spirito con forza ''scaccia'' (ἐκβάλλει) Gesù nel deserto. [8]


 
L'esperienza della Pentecoste (ovviamente intendo qui il più realistico e minuscolo riflesso storico di qualcosa che da lontano vi assomigli) assieme al rituale della possessione spirituale (il soffio dello Spirito) ricevute dal Gesù Risorto devono suggerire che la possessione spirituale era importante per le prime comunità cristiane. Sicuramente lo fu nella predicazione di Paolo. Le lettere di Paolo traboccano di riferimenti alla possessione spirituale. Come sottolinea Davies, Paolo credeva che senza la ricezione dello Spirito Santo, indispensabile perchè l'iniziato potesse diventare un ''figlio'' di Dio proprio come Gesù e potesse dunque far parte della Famiglia Cosmica attesa nella Gerusalemme Celeste (con i ''fratelli del Signore'' a sostituire i precedenti legami familiari con i propri clan ed etnie d'origine), nessun uomo poteva diventare un cristiano.
 
Egli [Paolo] insiste che la possessione spirituale è il fattore determinante dell'appartenenza nel movimento cristiano. È la definitiva esperienza cristiana; senza la possessione, un individuo è pure fuori dal movimento. (pag. 177)

La famosa dichiarazione di Paolo riguardante la sua personale esperienza di possessione è ''Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me'' (Galati 2:20). Paolo sottolinea che la conformità alla Torah, la vecchia Legge, non fosse causa di possessione spirituale, e senza la possessione spirituale, senza la ricezione dello Spirito Santo, nessuna rinascita è possibile. In Romani 8:9-14 Paolo scrive:
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

Paolo incoraggiò il fenomeno delirante della glossolalia e del profetismo e altre manifestazioni di possessione spirituale. Tuttavia in 1 Corinzi davvero saggiamente si ricordò di dover cercare in qualche modo di trattenere il suo gregge dagli eccessi mistici di cui lui stesso era in qualche misura responsabile, esortando a controllare quelle esperienze allucinatorie così da lasciarsi in fin dei conti arricchire da loro piuttosto di lasciarsene passivamente dominare e possedere.


Fondamentale allora è questo punto:

Sapete che durante una malattia del corpo vi annunciai il Vangelo la prima volta; quella che, nella mia carne, era per voi una prova, non l’avete disprezzata né respinta, ma mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù.
(Galati 4:13-14)

Qui Paolo rivela che la prima volta che fu visto predicare dai Galati, fu scambiato per l'angelo Cristo Gesù stesso.

Dunque chi era Gesù? Era il nome in codice dello Spirito che possedeva gli apostoli come Paolo?

Oppure era il nome del primo tizio che fu invasato dallo Spirito e dunque identificato con esso al punto da indurre i suoi seguaci a chiamare lo Spirito (perchè era lo Spirito che a loro interessava) con il suo stesso nome - ''Yeshua''?

Se fosse vera la seconda risposta, e ancora dovrò leggere il libro del prof Davies del 2014 in merito per poter trarre delle conclusioni più certe, avrebbe ancora senso parlare di miticismo oppure di storicità di ''Gesù detto Cristo'' ? ? ?????



[1] Stevan L. Davies, Jesus the Healer: Possession, Trance and the Origins of Christianity (London: SCM Press, 1995) pag. 91.

[2] Stevan Davies indica che nell'ambiente spirituale del tempo di Gesù  ‘la modalità della possessione... era comunemente accettata’ e che vittime di possessione demoniaca e i profeti invasati dallo spirito erano un incontro quotidiano (Stevan Davies, Jesus the Healer, pag. 59, mia libera traduzione).

[3] Stevan Davies, Jesus the Healer, pag. 18, mia traduzione e enfasi. 

[4] Davies, Jesus the Healer, pag. 95.

[5] Davies, Jesus the Healer, pag. 29.

[6] Davies, Jesus the Healer, pag. 148: ‘se Gesù si credeva un unto da Dio, è tutt'altro che improbabile che l'unzione in questione fosse la sua iniziale esperienza di possessione.’
 
[7] Davies, Jesus the Healer, pag. 64.

[8] Il termine
ἐκβάλλει è tipicamente usato da Marco in connessione all'esorcismo di demoni, si veda Marco 1:34, 39, 43; 3:15, 22; 4:13; 7:26; 9:18, 28.

domenica 25 gennaio 2015

«...voi mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesú stesso» (Galati 4:14)




Il paradigma rivoluzionario proposto da Earl Doherty in estrema sintesi è che il cristianesimo si originò come sintesi sincretica del settarismo misterico allora in voga nel bacino del Mediterraneo del primo secolo, con la teologia e in particolare la cosmologia e il costume ebraici del tempo.  Gesù inizialmente era un essere rivelatorio celeste le cui rivelazioni ai suoi "apostoli" accaddero sottoforma di visioni e la cui passione cosmica veniva condivisa da tutti i suoi "credenti". Essi erano "salvati" condividendo questa passione. Metafore come il battesimo e la resurrezione furono riprese e vissute in un apposito rituale liturgico.   Alla fine, questo essere divenne eumerizzato, vale a dire, una fisicità biologica venne attribuita al personaggio mitico, come è stato fatto in molte altre mitologie precedenti con altre figure leggendarie, un processo che risultò nei vangeli cristiani.


La migliore recensione a memoria d'uomo di questo nuovo paradigma introdotto da Earl Doherty, il cui merito non risulta per nulla offuscato dalla crescente popolarità di chi ha ripreso praticamente le sue idee portando ulteriore evidenza empirica e maggiore spirito analitico a loro sostegno (mi riferisco allo storico miticista Richard Carrier), penso che provenga paradossalmente da uno storicista, l'unico a mio parere che è degno oramai di ascoltare, al tramonto di tutti i Gesù storici e di una religione cristiana oramai scaduta al livello infimo di una religione ''del Gesù storico'' (cosa si fa per scimmiottare l'Islam).

Ecco come si espresse Stevan Davies a proposito del nuovo paradigma di Earl Doherty, scrivendo una lettera ad un suo interlocutore apologeta cristiano che evidentemente aveva mostrato disprezzo per il grande studioso canadese:
Nuovi paradigmi sono molto molto rari. Io ho pensato che il mio Jesus the Healer avesse fornito un nuovo paradigma piuttosto che un'altra vista sul soggetto? ...ma no. Earl [Doherty] è ciò a cui un nuovo paradigma assomiglia. (E se non sia lui il primo ad avanzarlo, chi diavolo l'avesse fatto al suo posto.)
    
Un nuovo paradigma non afferma che gran parte di ciò che si conosce è sbagliato, ma che tutto quello che sai è sbagliato ... più o meno. Tutto il tuo punto di vista è sbagliato. La cosa semplice da fare è non voler nulla a che fare con una tale nozione, la quale cosa semplice è stata violentemente affermata nel dibattito da varie persone. In effetti, fin dall'inizio di questa discussione, più di una persona ha affermato che poiché questa è una lista dei Gesù storici, dobbiamo presuppone il Gesù storico, quindi un paradigma contrario non dovrebbe nemmeno essere ammesso nella lista.
 Io penso che questo sia affine alla reazione dell'establishment a Galileo.


Ma non è che Earl difenda una follia in un modo svuotato di apprendimento. Egli sostiene una posizione che è ben argomentata sulla base dell'evidenza e anche mostra conoscenza sostanziale del greco. Ma non può essere vero, voi dite. Perché no? Perché semplicemente non può essere vero e non dobbiamo ascoltare quello che non può essere vero. No. Non così in fretta.

 

Quanto più tu pensi circa il primo cristianesimo dal punto di vista del nuovo paradigma, più il vecchio paradigma può essere visto pieno di errori. ... E più gli sforzi piuttosto incoerenti per far scomparire quei difetti sembrano loro stessi difetti.
L'astronomia tolemaica funziona, o qualche sorta di essa, se voi vi sforzate di rappezzarla. Quindi possiamo dire che l'esercito di studiosi del Gesù storico non ha capito bene, ma sappiamo che essi stanno andando più o meno nel modo giusto perché è l'unico modo che noi conosciamo. O addirittura noi diciamo che gli studiosi del Gesù Storico stanno andando a fare un compito che è proprio impossibile, ma ancora il loro obiettivo è in teoria, per quanto impossibile in pratica, l'obiettivo giusto. Veramente?


Questo non significa garantire che gli argomenti di Earl sono sempre corretti ... Io non sono per niente soddisfatto della redazione da lui proposta di Marco ecc.
O
[neppure significa] che egli abbia pensato a tutto ... il Gesù normativo che è un Ebreo galileo i cui seguaci furono immediatamente oggetto di persecuzione da parte del fariseo Paolo sono enormi buchi che il paradigma standard ignora soltanto ... ma lui ha pensato ad un sacco di cose.


 
Voi non andrete molto lontano  nel pensare di rifiutare semplicemente di adottare un nuovo paradigma e vedere dove ti porta. Perfino se, in ultima analisi, lo rifiuti, l'adozione di esso, o almeno il tentativo di argomentare contro di esso, vi porterà in luoghi dove non siete stati prima. Quindi Goranson (una persona reputabilmente intelligente, così il pretesto per questa lettera) è in errore.


Le obiezioni di Stephen Carlson a Earl per i motivi che Marco è la prova di un Gesù storico impugna solo il paradigma standard e lo asserisce. Quello è un modo di approcciarsi ad esso, proprio come sottolineare il fatto auto-evidente che il sole  gira intorno alla terra altrettanto efficacemente confuterà  Copernico.
Ma non è così semplice.


Ma andando assieme a Earl ho imparato di più che andando con chiunque altro le cui idee ho incrociato da qualche altra parte.  Sono andato assieme a Mark Goodacre, e ho imparato qualcosa anche lì. Rifiutarsi di andare assieme, rifiutarsi perfino di argomentare contro, essere felice che nulla di nuovo è in corso di discussione tranne prospettive di modifica al paradigma standard, quello è il posto dove tu non impari veramente quasi nulla.  


Crossan, o Johnson, Allison o Sanders, possono offirti dei punti di vista leggermente differenti della vista tradizionale.   Earl offre una vista completamente diversa. Il suo è un nuovo paradigma, i loro sono modifiche nel focus all'interno del vecchio paradigma. Da chi tu imparerai di più?

     Steve

 
Consiglio ogni mio lettore di leggersi quale sarebbe nel 2015 il ''miglior argomento possibile a favore della storicità di Gesù'': chi ha letto Doherty e Carrier con attenzione, possiede praticamente già fin d'ora tutti gli strumenti ermeneutici necessari per liquidare quell'argomento come un gigantesco castello di carte.

Secondo Stevan Davies, l'evidenza rivela che il cristianesimo essenzialmente iniziò come un culto di possessione spirituale, i cui membri erano esorcisti e guaritori che operavano in un mondo controllato da demoni. La sua fonte era uno sciamano ebreo di nome Gesù, che insegnò ai suoi seguaci come diventare letteralmente divini divenendo posseduti letteralmente dallo Spirito di Dio.
La religione si propagò a causa della sua capacità di liberare così tanta gente dalle catene della materia e di forze demoniache, gradualmente perdendo il suo intento originario man mano che si agglomerò attorno all'ortodossia.  Davies nota come l'ethos pentecostale (ovvero, dove la possessione spirituale diventa il segno di appartenenza alla comunità, un segno inviato da Gesù stesso ai suoi discepoli), sta risorgendo nuovamente nel mondo in aree come Africa e Asia, così sembra proprio che il movimento del mistico Gesù stia apparentemente giungendo a chiudere il cerchio che aveva iniziato duemila anni fa.



Che Stevan Davies rinunci onestamente a chiamare la sua opinione un nuovo paradigma a tutto favore di definire come tale il miticismo di Earl Doherty, è ancor più sorprendente alla luce del fatto che in passato lo stesso prof Davies chiamò effettivamente la propria idea di un Gesù mistico come un ''differente paradigma''.

In rete ho trovato quest'articolo il cui titolo non lascia dubbi in proposito.
The historical Jesus as a prophet/healer:
A different paradigm

Stevan Davies
   
Di seguito traduco le porzioni dell'articolo che ho trovato decisamente interessanti e quanto mai attuali. Chi ha letto cosa ha da dire Richard Carrier a proposito dell'estrema facilità dei primi cristiani nel subire allucinazioni di vario tipo scambiandole per rivelazioni divine non può che ritrovare in Stevan Davies un altro studioso altrettanto profondo laddove dice:
Permettetemi di delineare uno scenario riguardante la carriera di un profeta/guaritore. Il contesto culturale è il colonialismo. Mediante la forza militare una terra è occupata e le popolazioni indigene sono subordinate. La legittimità delle élite indigene, delle leggi e costumi è minata.
A partire da una esperienza travolgente che è concepita essere soprannaturale in origine, una persona, di solito un uomo ma a volte una donna, si sente chiamata ad essere un profeta di Dio, a parlare in nome di Dio e a guarire i malati. I suoi poteri di guarigione sono dimostrati e un numero considerevole di gente accorre per essere guarita. Alcuni di loro formano un entourage strettamente affiliato con il profeta/guaritore.
Il profeta/guaritore, spesso senza l'intenzione di farlo, costituisce un luogo di potere e autorità popolarmente attestate. È inteso talvolta intenzionato a  rivitalizzare le forme culturali del popolo colonizzato. Egli è arrestato, imprigionato, esiliato, oppure giustiziato anche se di solito era privo di forti intenzioni politiche (Turner 1979, 18, 133-144).
Dopo la sua morte alcuni suoi seguaci seguono suo fratello o suo figlio, altri seguono gli individui del suo entourage, che sono accreditati come profeti/guaritori di loro diritto. I culti che sorgono manifestano fenomeni religiosi dissociativi come il parlare in lingue, profezie, e guarigioni soprannaturali. In linea col vocabolario cristiano comune io chiamo tali fenomeni 'pentecostali'. Questi tipi di culti sono fissipari, molto inclini a suddividersi in altri culti, e all'interno di una o due generazioni, una grande varietà di culti potrebbe venire in esistenza, che basano i loro miti di origine sulle attività dell'originale profeta/guaritore, il cui ruolo è considerato unico nel suo genere.
 I leader a lui seguiti di solito non hanno la pretesa di averlo sostituito, ma di esseremediatori tra lui e il popolo. Questi culti offrono opportunità di leadership per i popoli oppressi, e forniscono un senso di comunità dove è diminuito nelle sue forme tradizionali attraverso gli effetti della colonizzazione e di urbanizzazione (Barrett 1968; Gager 1975: 108). Tali culti tendono a trovare legittimazione appellandosi alle scritture dell'Antico Testamento, identificandosi con il vero ebraismo. Spesso accoppiano questo con la condanna veemente delle tecniche magiche di guarigione  delle loro culture. Questo è vero oggi, nella nostra epoca, e sembra essere stato vero così nel primo secolo.
Dalle attività di un guaritore carismatico creduto dai suoi seguaci un profeta di Dio nascono una serie di culti che caratterizzano le attività pentecostali. Io lo chiamo un sistema di profeta/guaritore-pentecostale.

Tutto molto sensato e che faccio mio. Ma il punto è: il profeta in questione originatore del culto era il Gesù storico oppure Paolo? Oppure Pietro? Oppure l'apostolo anteriore a Pietro? Se la lista delle apparizioni di 1 Corinzi 15 è autentica, sarebbe Pietro il fondatore del culto, dunque sarebbe Pietro il primo che si sentì chiamato ''ad essere un profeta di Dio, a parlare in nome di Dio e a guarire i malati'', e non ''Gesù'', che sarebbe invece il nome della spirito divino che possedeva Pietro durante tutto il tempo in cui Pietro soffriva di allucinazioni.
Possiamo vedere questo sistema nelle recenti attività degli originatori delle Chiese Iniziate Africani. Per esempio, Simon Kimbangu dello Zaire, creatore della Chiesa di Gesù Cristo sulla terra attraverso Simon Kimbangu fu creduto essere un messaggero di Dio e il suo culto nasce dalla fede di massa nel suo potere di guarigione; oggi l'adesione nelle chiese pentecostali Kimbanguist  si enumera in milioni (Ndiokwere 1981: 46-55). Isaia Shembe del Sud Africa, ideatore di Ama-Nazaretha, che sono le chiese che fanno appello principalmente a persone Zulu, era un profeta e un guaritore; dopo la sua morte i membri di Ama-Nazaretha sempre più hanno iniziato a comportarsi in un modo pentecostale; credendosi posseduti dallo Spirito Santo. Sundkler sembra inavvertitamente di star citando i Vangeli, quando descrive Shembe: 'Lui ora è andato da un posto all'altro in Natal, predicando e scacciando i demoni, guidato dallo Spirito Santo '(Sundkler 1961: 110). John Alexander Dowie di Illinois era un guaritore in America, all'inizio di questo secolo (Mahon 1986). Il suo movimento, la Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica in Sion, inviò missionari in Sud Africa quasi un secolo fa, e attirò alcuni convertiti attraverso le loro pretese di essere in grado di guarire spiritualmente. Questi convertiti rapidamente furono convertiti anche al cristianesimo pentecostale, ancora una volta dai missionari, e da questa origine centinaia di piccole chiese pentecostali di guarigione sono sorte in tutto il Sud Africa (Hollenweger 1972). Altri, più ben noti, profeti/guaritori sono Joseph Smith di New York, ideatore della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni; e Gesù Bar-Joseph di Galilea, creatore delle varie chiese cristiane a noi note attraverso il Nuovo Testamento.
In nessuno di questi casi sarebbe utile definire gli individui in questione principalmente come insegnanti. Quello che contava di più era il  loro supposto stato profetico e la loro soprannaturale  capacità di guarigione.

Ovviamente il prof Davies è uno storicista, eppure mi sono lievemente stupito quando ho letto quasi en passant del riferimento a ''Gesù Bar-Joseph di Galilea'': Gesù chi?
Nel mio libro Jesus the Healer ho cercato di capire Gesù come un tipo specifico di profeta/guaritore, uno che era posseduto dallo spirito. La possessione spirituale comporta la sostituzione di una forma alterata di coscienza al posto di una normale forma di coscienza di un individuo. La conseguenza è che l'identità del singolo si ritiene sia stata sostituita con la coscienza e l'identità di uno spirito possessore. Di conseguenza, i ruoli sociali e le aspettative dei singoli
sono sostituiti dai ruoli sociali e dalle aspettative adeguate allo spirito possessore.
Possiamo trovare una buona descrizione dello spirito-possessore in un brano scritto da Filone Giudeo, un contemporaneo di Gesù. Filone scrive che:


Fino a quando la nostra mente, versando così dire luce meridiana in tutta l'anima, risplende su di noi e ci abbraccia, ci troviamo in noi stessi e non siamo posseduti. Ma quando questa luce raggiunge il suo ambiente allora, come ci si potrebbe aspettare, estasi e divina possessione e follia piombano su di noi. Infatti quando la luce divina scema, l'umano si impone, e quando tramonta, allora l'altra aumenta e risplende. E questo è solito accadere al tipo profetico. La mente che è in noi è bandita alla venuta dello spirito divino, e la sua dipartira ritorna a casa (QuisRer 264-66, Dodd 1953: 191} 
 
   Winkelman (1992) ha recentemente analizzato le tecniche di guarigione religiose in quarantasette culture premoderne e ha concluso che ci sono cinque tipi di guaritore: lo sciamano, il guaritore, il sacerdote, lo stregone e il medium.
Mi sembra che la carriera di Gesù come riportata nel Nuovo Testamento si adatti molto bene alla categoria del medium; ma non mi piacciono le connotazioni di tale termine e preferisco chiamare il medium un guaritore posseduto dallo spirito.

''Guaritore posseduto dallo spirito'' è un eufemismo per termini più offensivi quali medium o pazzi allucinati, comunque, dato che non voglio condannare il passato ma comprenderlo, non mi va di offendere nessuno, tantomeno gli originari apostoli ''cristiani''.
Comprendere le parole di Gesù significa capire che non era un essere umano che parlava, ma lo spirito di Dio.
Coloro che non sentono parlare lo spirito di Dio, e quindi ascoltano le parole di Dio, potrebbero anche definire un alter-persona in modo diverso, come un demone che parla.
Queste persone avrebbero accettato il paradigma della possessione, ma l'avrebbero interpretato al modo in cui lo fanno gli scribi di Marco che vennero giù da Gerusalemme dichiarando che Gesù era posseduto da Beelzebul.


C'è parecchio da dire qui. Innanzitutto, d'accordissimo che il segreto del vangelo di Marco consiste proprio in quel ''comprendere le parole di Gesù significa capire che non era un essere umano che parlava, ma lo spirito di Dio.'' Il punto però è domandarsi se questo fu proprio il caso sul piano storico. Perchè tutto è relativo a cosa intendiamo per ''spirito di Dio'' che parla in vece di qualcuno dopo che scivola dentro di lui per possederne il corpo, la voce e la volontà: era ''Gesù'' lo ''spirito di Dio'' possessore dell'individuo in questione? Oppure Gesù era esattamente l'individuo posseduto dallo ''spirito di Dio'', e dunque distinto da esso, e dunque storico, come sostiene il prof Davies?



Il prof Davies è estremamente chiaro in proposito: Gesù era il nome del tizio posseduto dallo Spirito di Dio e dunque distinto da esso, e dunque storico. Giustamente, il prof nota tracce di separazionismo in Marco che giustificano questa coabitazione, all'interno del corpo fisico di Gesù, di due entità: una umana e l'altra spiritica.
Gli evangelisti non fanno spesso l'affermazione esplicita che Gesù era posseduto dallo spirito di Dio. Invece, usano, o implicano, la storia della ricezione di Gesù dello spirito durante la sua esperienza battesimale come prolegomeno a tutto ciò che segue. E così, non ribadiscono spesso cosa era già stato stabilito. Piuttosto, procedono a riferire le conseguenze dell'esperienza battesimale. Ciò che Gesù di Nazaret in precedenza non poteva fare, lo spirito di Dio in seguito poteva fare. E ciò che lo spirito di Dio fece, agire attraverso il corpo di Gesù, è parte di ciò che fece il Gesù storico.
O almeno così lui e quelli associati con lui credettero.

Se il lettore è interessato ad ulteriori tracce di separazionismo in Marco, può leggere questo post (e quest'altro), ma anche quanto segue, dove ovviamente ciò che per me è pura letteratura per il prof Davies, nel lontano 1996 quando scrisse quest'articolo, erano ''ricordi orali messi per iscritto'':
Poiché i detti di Maometto quando ispirati da Dio vennero registrati nel Corano, e le parole di Maometto stesso vennero registrate separatamente negli Hadith, così i detti di Gesù nella voce dello spirito potrebbero essere state ricordati separatamente dai detti di Gesù di Nazaret stesso. Questi ultimi li troviamo nei sinottici e in Tommaso, i primi, forse, nel Vangelo di Giovanni.
Mentre in uno stato alterato di coscienza Gesù certamente aveva detto delle cose che erano da attribuire non a lui, ma allo spirito che parla attraverso di lui.
Il paradigma profetico ebraico richiede questo. Le sue parole nello stile sinottico, proverbi e parabole,  risposte alle argomentazioni e alle domande, mostrano poco segno di essere stati pronunciate da una persona in uno stato alterato di coscienza.
I detti sinottici che la ricerca ha concluso derivano da Gesù erano, presumo, pronunciati da Gesù di Nazaret. Che cosa allora potrebbe Gesù, posseduto dallo spirito di Dio, aver detto?


Sorvolo questa parte dove a scrivere non è più la parte migliore del prof Davies ma il folle apologeta che è in lui. Per arrivare a questo pezzo importante:
Le caratteristiche fondamentali dello spirito di Dio, quando presenti in un corpo umano sono, al minimo, queste:
.. Lo spirito di Dio viene da Dio.
.. Lo spirito di Dio conosce le cose di Dio.
.. Lo spirito di Dio rivela ciò che Dio vuole che sia rivelato.
.. Lo spirito di Dio pronuncia le parole di Dio.
.. Lo spirito di Dio ritorna a Dio.
La sua 'venuta e ritorno' sono il modo in cui il 'sorgere e cessare' di un alternato stato di possessione di una persona sarà descritto data l'ipotesi che lo spirito è un'entità esterna.

Quella descrizione dello Spirito si applica esattamente al ''Cristo Gesù'' di Paolo, anzi è il Cristo Gesù di Paolo!!!
Ma qui l'enfasi della descrizione è posta sul carattere dinamico, direi quasi ''scivoloso'', dello Spirito, che possiede all'istante qualunque corpo umano o animale in cui si intrufola, scambiato di volta in volta a seconda dei punti di vista di polemici interlocutori come spirito di Satana, di Cristo o dell'Anticristo, per farne il proprio mero strumento rivelatorio.

Dunque che dire del Gesù docetico dell'Inno ai Filippesi? Lì Gesù sembrava come un uomo, senza in realtà mai esserlo (docetismo)? Oppure sembrava come un uomo perchè possedeva l'uomo in questione senza in realtà mai esserlo (in quanto spirito possessore distinto da esso)? Di certo l'Inno ai Filippesi conferma al 100% che per gli apostoli che vennero prima di Paolo, e per Paolo stesso, Gesù non era un vero uomo.


Così il prof Davies:
Si può sostenere (cf Boring 1991: 77-79) che alcuni cristiani paolini e alcuni cristiani giovannei erano profeti che parlarono nello spirito, e così nella voce del Figlio; che è anche un punto fatto in Galati 4:6-7 e Romani 8:15-16.
Dove hanno preso l'idea che questo sia una cosa appropriata da fare per un seguace di Gesù posseduto dallo spirito? Molto probabilmente queste traiettorie risalgono a Gesù stesso, originatesi quando egli udì una voce sovrannaturale al suo battesimo, una voce che lo proclamò il Figlio durante la sua prima esperienza dello spirito.
La spiegazione più economica per la pratica di etichettare lo spirito come 'Figlio' è che Gesù avviò la pratica di fare così proprio come dice la nostra evidenza o implica che così fece. 

Il prof Davies, vittima com'era della presunzione a priori della storicità di Gesù, manca di valutare l'altra seria possibilità: ossia che ''quelle traiettorie'' così ben vividamente da lui descritte non risalgano affatto ''a Gesù stesso'', perchè era ''Gesù'' stesso il nome in codice per etichettare lo Spirito, preso in prestito dall'ebraismo esattamente come ''Cristo''.  Se il primo tizio ebreo del I secolo che si sentì posseduto da qualcosa (magari mentre già praticava esorcismi) aveva da etichettare con qualche termine quel ''qualcosa'' da cui si sentiva posseduto, il nome che doveva dargli doveva prenderlo necessariamente in prestito dall'ambiente dove operava. Quando in visita a Medjugorje, fintomi pellegrino devoto tra la folla, ho assistito all'ennesima ''visione'' di una dei noti sei ''Veggenti'' del luogo, confesso sinceramente d'aver percepito anch'io per brevi, intensi secondi, la ''presenza'' di qualcosa, e solo dopo per comunicare ad altri l'esperienza (senza rivelare il mio ateismo) ho pensato bene di dire che ho ''avvertito'' la ''Madonna'': se fossi stato in una riunione di Buddhisti e avessi sperimentato le medesime percezioni, avrei giurato di ''avvertire'' il ''Buddha'' pur di farmi comprendere celando le mie reali opinioni in merito al Buddha.   Per lo stesso motivo penso che il tizio in questione avrebbe chiamato quello Spirito ''Spirito di Dio'' e gli avrebbe facilmente dato i nomi di ''Gesù'' (''Dio salva'') e di ''Messia'' (''Cristo''): in fondo, ciò che si ama di più lo si qualifica dei migliori attributi a disposizione nel proprio vocabolario. Ma non vedo alcuna necessità logica perchè, se il tizio Yeshua in questione fosse considerato posseduto dallo ''Spirito di Dio'' nel giorno Tal dei Tali, gli altri tizi attorno a lui avrebbero chiamato ''Yeshua'' lo stesso ''Spirito di Dio'' possessore dandogli un nome e quindi un volto a partire dall'individuo Yeshua. L'individuo Yeshua sarebbe servito semmai, per tutto il tempo in cui durava la possessione e anche dopo, come specchio effimero dello Spirito di Dio e dunque strumento al più utile a catturarne per un attimo, anche se solo per un estremo, fugace attimo, il riflesso (e con il riflesso, il significato più profondo). Ora, quando Gesù è accusato in Marco da alcuni scribi giunti da Gerusalemme di essere posseduto da Satana, il prof Davies certamente fa bene a puntare il dito alla storicità dell'episodio, ma il punto è che gli ''scribi'' in questione non si erano scomodati a partire da Gerusalemme per accusare Gesù di possessione diabolica, ma per accusare invece l'uomo chiamato PAOLO di possessione diabolica, essendo l'episodio evangelico nient'altro che midrash da una vicenda simile (ma storica!) narrata da Paolo in Galati (gli ''scribi'' in questione essendo nient'altro che allegoria dei Pilastri di Gerusalemme ostili da sempre alla predicazione del vangelo antinomico paolino).

Dunque questo cosa mi induce a pensare? Che la tenace e persistente Reductio ad Paulum presente in Marco oltre ogni ragionevole dubbio è semplicemente il tentativo di vedere lo ''Spirito di Dio'' (o il ''Figlio'', o il ''Cristo'', o ''Gesù'') attraverso l'apostolo posseduto dallo ''Spirito di Dio'', ovvero Paolo.


E se Marco era inteso a sminuire i Pilastri, ed essendo i Pilastri anteriori al paolino Marco e alla sua comunità, questo vuol dire che forse Marco stava implicitamente facendo di Paolo il vero apostolo posseduto dallo ''Spirito di Dio'' (e dunque il migliore in circolazione atto a rappresentare ''Gesù'' sulla Terra come sua controfigura storica e perciò come attore principale della sua allegoria) in aperta contrapposizione magari al tentativo precedente dei giudeocristiani di vedere piuttosto in Pietro, o in Giacomo, o in Giovanni (il Battista?) o in tutti costoro i veri apostoli posseduti dallo ''Spirito di Dio'' - e dunque i suoi legittimi specchi o avatar umani. La Reductio ad Paulum attuata in Marco sarebbe dunque un malcelato j'accuse, una netta radicale scomunica, contro ogni tentativo innocente (o deliberato?) fatto prima di Marco dai giudeocristiani o dagli stessi Pilastri di considerare gli originari apostoli di Gerusalemme quali posseduti dallo Spirito e perciò suoi legittimi e originari portavoce. Non è Paolo stesso a riconoscere che Pietro fu scelto da Dio, dunque da ''Cristo Gesù'', apostolo degli ebrei come Paolo lo era dei pagani? Paolo riconobbe che Pietro era posseduto da ''Cristo Gesù'' quando predicava agli ebrei, mentre lo stesso Paolo non esitava a rimproverare Pietro (e solo Pietro) quando Pietro diffondeva falsità tra i pagani (secondo il punto di vista di Paolo) e questo induce a credere che quando agiva così Paolo non stesse affatto considerando Pietro come un posseduto dallo Spirito di Dio, bensì, nel caso peggiore, come addirittura posseduto da Satana (la medesima accusa che piombò sull'eretico Paolo, del resto). Marco, scrivendo la sua allegoria, va oltre Paolo: è più paolino di Paolo, per certi versi. Infatti se Paolo considerava ancora Pietro un posseduto dello Spirito Buono (Gesù) almeno quando si rivolgeva agli ebrei, Marco stronca ogni considerazione in quel senso lì di Pietro: l'unico adatto a rappresentare Gesù è Paolo e solo Paolo. Per gli altri apostoli, dopo Marco (e dopo Marcione), non c'è più spazio. Tutti rinnegati, dementi e ottusi, spogli dello Spirito di Dio.

Se un Gesù storico fosse veramente esistito, perchè Marco avrebbe alluso allegoricamente a Paolo quando parlava di Gesù? Perchè non far parlare Gesù stesso invece di Paolo?

Ma noi sappiamo che almeno prima facie lo scopo di Marco per paolinizzare fino in fondo Gesù era di renderlo opposto e antitetico ai Pilastri.

La necessità di paolinizzare Gesù in funzione anti-giudeocristiana dovrebbe allora implicare un tentativo analogo da parte dei nemici di Marco di ''petrinizzare'' o di ''giacomizzare'' o di ''giovannizzare'' Gesù, eppure tutte queste cooptazioni dello stesso nome simbolico - GESÙ - mediante forma e colori di specifici apostoli sembrano servite solo a supplire più o meno efficacemente all'enorme vuoto di potere (perchè la natura non ammette mai vuoti) implicato dall'originaria assenza di fondo di qualunque Gesù storico all'origine del cristianesimo, un'origine che doveva essere mitizzata all'insegna della sempre più impellente necessità di una Reductio ad Unum (col cattolicesimo ad attendere al varco finale dell'intero processo).

Il prof Davies allora sarebbe lui per primo vittima della medesima concezione errata scatenata dalla insidiosa Reductio ad Unum, quando dice che ''la spiegazione più economica per la pratica di etichettare lo spirito come 'Figlio' è che Gesù avviò la pratica di fare così''. Infatti se un Gesù storico fosse esistito, il suono della sua voce avrebbe quantomeno messo tutti quanti a tacere sulla inutilità di vedere il volto di Gesù in quello di Paolo o in quello di Giovanni il Battista (perchè Matteo sembra davvero aver giovinizzato Gesù in funzione anti-paolina, mediante una specie di Reductio ad Johannem applicata al precedente vangelo di Marco per correggere la Reductio ad Paulum di quest'ultimo). Se un Gesù storico fosse esistito, gli evangelisti avrebbero creato una teologia invece di una biografia per supplire alla loro perdita di memorie sul Gesù storico, eppure quella teologia che hanno di fatto creato dovrebbe perfino in quel caso rivelare quantomeno un'originalità specifica, non una mera Reductio ad Paulum e le sue posteriori correzioni. Il silenzio sul Gesù storico si avverte non solo nelle epistole ma pure negli stessi vangeli, questo è il problema: al suo posto si trova un sacco di echi a Paolo e, in misura decisamente minore, a Giovanni il Battista.

La mia analisi di questo post però conferma che si ricade, al di là delle divergenze su Gesù, nella giusta opinione del prof Davies: gli apostoli della prima ora, prima che gli evangelisti facessero i loro più opportuni (ed opportunistici) distinguo, si sentivano tutti pacificamente ed egualmente posseduti dallo Spirito, con solo qualche dissidio feroce intorno alla Torah a volgere in poco tempo quella possessione da divina a diabolica, a seconda dei diversi rivali punti di vista.

Ma con i vangeli si assiste ad una progressiva netta insistenza, fin da subito, a considerare posseduto da Gesù solo e unicamente un apostolo (Marco, il Vangelo di Marcione) oppure ''12'' apostoli (Luca-Atti) oppure Giovanni il Battista (Matteo), con la differenza che il primo era storico (Paolo) laddove i secondi salvo Giovanni (che non era neppure apostolo cristiano) erano perlopiù fittizi, mero compendio limitato di ben più numerosi apostoli anonimi storicamente esistiti.
Se sostituiamo Figlio con 'Io' in cinque asserzioni apparentemente indiscutibili che lo spirito di Dio potesse fare per identificare se stesso e sostituire la parola Padre con Dio, abbiamo:
1 Il Figlio viene dal Padre.
2 Il Figlio conosce le cose del Padre.
3 Il Figlio rivela ciò che il Padre vuole che sia rivelato.
4 Il Figlio pronuncia le parole del Padre.
5 Il Figlio ritornerà al Padre.


Questi sono i principi fondamentali reiterati dai detti giovannei nonché da Luca 10,22//Matteo 11,27. Per passare da Gesù di Nazaret, che viene a essere battezzato pentendosi dei suoi peccati, a 'Io vengo dal Padre, io farò ritorno al Padre', basti riconoscere la storicità di queste cose:
1 Gesù ricevette lo spirito di Dio al suo battesimo (compreso attraverso l'antropologia e la psicologia della possessione spirituale).
2 Successivamente Gesù a volte parlava nell'identità dello spirito.
3 Lo spirito avrebbe dovuto identificare sé stesso, la sua origine, e la sua natura a qualsiasi nuovo pubblico e l'itineranza di Gesù ha fatto sì che tale autoidentificazione avrebbe dovuto essere fatta ripetutamente.
4 Gesù etichettò Dio 'Padre.'
5 Gesù etichettò lo spirito di Dio 'Figlio' (o, più precisamente, etichettò il suo alter-ego, identificato come spirito, 'Figlio').

D'accordo prof Davies, ma ti sfugge ancora il fatto che tutte queste cose le ha dette (è un FATTO che le ha dette) anche Paolo, parlando di battesimo, di avere ''Cristo in me'', di Abbà, di Figlio, ecc. Laddove che sia stato un Gesù storico a dirle è solo una possibilità.
Di conseguenza, quando Gesù 'esultò nello spirito' o, per dirla più prosaicamente, parlò nella voce dello spirito, egli potrebbe aver parlato nella maniera nota attraverso detti conservati per la maggior parte dal vangelo di Giovanni. Di certo parlò in un modo o in altro che fosse distinguibile dalle sue modalità solite di discorso. il paradigma di Gesù profeta/guaritore non prova che Gesù ha detto alcune delle cose attribuite a lui nel vangelo di Giovanni, ma rende ragionevole quella proposizione. Non deve essere il caso che il vangelo di Giovanni e altri testi rendono l'affermazione che Gesù fu considerato figlio di Dio solo a causa di  più tarde speculazioni cristologiche del primo secolo. È del tutto possibile che fosse considerato Figlio di Dio durante la sua vita, come le nostre fonti, infatti, dicono che era.

Non mi oppongo a priori quando il prof Davies paventa la possibilità con estrema facilità che un tizio posseduto dallo Spirito fosse considerato da altri ''Figlio di Dio durante la sua vita'', ma il problema è che Paolo stesso fu accolto e ospitato felicemente dai Galati ''come un angelo, come Gesù'' facendo capire che Paolo era considerato alla stregua di un ''angelo'', alla stregua precisamente dell'''angelo Gesù'' dal quale era posseduto e dal quale era inteso posseduto dai suoi più fanatici seguaci in Galazia.

Dunque i Galati stavano già facendo quello che avrebbe fatto poi Marco (e Marcione) in forma letteraria con la Reductio ad Paulum: ridurre l'angelo Gesù all'uomo chiamato Paolo. Vedere l'''angelo Gesù'' stesso in Paolo. E trattarlo come tale. Perchè Paolo era posseduto da quell'angelo.

Io ho letto la lettera di Paolo ai Galati centinaia di volte sia in inglese che in greco. Ma li chiaro importo di quel che dice in Galati 4:14 semplicemente mai mi si mostrò, fino a, francamente, un pò di mesi fa. In questo verso Paolo chiama Cristo un angelo ... Paolo scrive  e voi non disprezzaste né aveste a schifo la prova che era nella mia carne ma mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesú stesso Io ho sempre letto questo verso a indicare che i Galati avevano ricevuto Paolo nel suo stato da infermo al modo in cui avrebbero ricevuto un visitatore angelico, o perfino Cristo stesso. Ma il verso non sta in realtà dicendo che i Galati hanno ricevuto Paolo come un angelo o come Cristo; sta dicendo che lo hanno accolto come farebbero ad un angelo, come Cristo. In virtù di una chiara implicazione, allora, Cristo è un angelo.
 (Bart Errorman, How Jesus Became God, mia libera traduzione, pag. 252-253, mia enfasi)

Ne deriva che quando Paolo scrisse Galati, e in particolare quella frase a cui mi riferisco,

e voi non disprezzaste né aveste a schifo la prova che era nella mia carne ma mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesú stesso
 
Paolo non si riteneva posseduto, mentre impugnava la penna (o meglio, mentre dettava la lettera al suo scriba personale), dall'angelo Gesù, ma sapeva lucidamente cogliere la differenza tra il proprio sé e l'entità esterna ''Cristo Gesù''.

Il prof Davies dunque presenterebbe, nel 1996 quando scrisse quel pdf che qui sto commentando, una grave lacuna in merito alle scoperte che sarebbero seguite certamente dopo il 1996 a proposito del vangelo di Marco.

Fondamentale per comprendere ancora più a fondo la posizione del prof Davies è il seguente pezzo:
Vorrei suggerire alcuni principi:
Primo: la pneumatologia nasce dal tentativo di spiegare soprannaturalmente gli stati alterati di coscienza.
Secondo: la cristologia nasce dalla pneumatologia. La comprensione della natura di uno spirito precede una comprensione di una persona posseduta da quello spirito.
Terzo: Le esperienze che danno luogo sia alla pneumatologia che alla cristologia possono
essere compreso attraverso l'analisi antropologica e psicologica. Questo significa che pneumatologia e cristologia non sono soggette ad essere lasciate completamente nel regno della teologia. Anche loro possono essere oggetto di discussione per la ricerca laica e possono  e devono essere considerate rilevanti per spiegare la vita del secolare Gesù storico.

Sono totalmente d'accordo col primo punto: in realtà esso da solo spiega tutta l'essenza del più antico cristianesimo.

Il secondo punto è piuttosto controverso e non saprei dire su due piedi se accettarlo o meno (previa minaccia di insidiose letture storiciste): cosa significa che ''la comprensione della natura di uno spirito precede una comprensione di una persona posseduta da quello spirito''??? Significa forse assicurarsi di primo acchito la certezza storicista che il primo tizio posseduto dallo Spirito fu scambiato per lo Spirito stesso? Che il tizio Yeshua divenne alla sua prima allucinazione il Figlio di Dio Yeshua detto Messia? Si prenda l'esempio dei Galati: essi vedono Paolo, lo accolgono come se fosse una divinità, perchè pensano che sia l'''angelo Gesù'' in persona a fare loro visita. La loro logica è la seguente:
1) L'apostolo Paolo entra da noi e ha un'allucinazione al nostro cospetto, sotto i nostri occhi, mentre predica.

2) Lo spirito da cui è posseduto è l'''angelo Gesù''! L'''angelo Gesù'' è scivolato nel corpo di Paolo!!!

3) L'uomo chiamato Paolo non ha più importanza, o al più ha importanza solo secondaria: quello che conta in questo momento è che noi Galati abbiamo di fronte l'''angelo Gesù'' in persona e solo lui!!!

Stessa esperienza potevano subire gli antiochieni quando ricevevano Pietro, o i gerosolomitani quando accoglievano Giacomo, oppure i samaritani quando accoglievano Simon Mago (posto che non fosse sempre il solito Paolo, ovviamente!). È chiaramente un mondo diverso dal nostro.

Sembra allora che sperimentando ''Cristo in me'' l'apostolo x, e non solo Paolo, tutti i presenti all'allucinazione mistica in atto dell'apostolo x sono tenuti a considerare l'apostolo x nient'altri che lo stesso ''angelo Gesù'', il quale ''angelo Gesù'' sarebbe allora in tutto degno da considerarsi ''in apparenza di uomini'' (ricorda l'Inno ai Filippesi) allo scopo precipuo di alludere alla sua possessione degli stessi ''uomini'', per tutto il tempo in cui l'allucinazione durava. Ma anche dopo l'allucinazione? Dalle parole di Paolo non si capisce se Paolo, quando riporta di essere stato scambiato per l'angelo Gesù dai galati, fosse allucinato o meno (mentre quando scriveva di quell'episodio era certamente cosciente di essere distinto dallo spirito possessore), però le parole di Paolo introducono la concreta possibilità che, per quanto la ''cristologia nasce dalla pneumatologia'' (il posseduto ''diventa'' in qualche modo lo stesso Spirito possessore), comunque se non durante, almeno prima e almeno dopo sia il posseduto sia i presenti alla possessione riconoscano la differenza. E le tracce di separazionismo in Marco confermano questo mio punto.

Per quanto riguarda il terzo punto è indubbio che quell'esortazione di Stevan Davies fatta nel lontano 1996 è stata più che mai raccolta e fatta propria nel 2014 da Richard Carrier (leggere per credere).



In ciò che segue, sottoscrivo totalmente al 99.999999% alle idee del prof Davies, ma con il preciso CAVEAT a caratteri sottolineati che per me è sufficiente, perchè accetti questa ricostruzione delle origini cristiane, che si sostituisca ogni occorrenza di ''Gesù'' con l'espressione ''originari apostoli cristiani''.
L'origine e la diffusione del cristianesimo
Concepire Gesù come un profeta/guaritore ci permette di fare qualcosa di diverso che è interessante, ci permette di capire come mai le attività e lo status del Gesù storico portò alla rapida ascesa e alla diffusione del cristianesimo nella metà del primo secolo.
Si tratta di una certezza storica che i primi cristiani formarono un culto orientato alle esperienze dello spirito. Nelle parole di C K Barrett (1947:1), 'Non più sicura dichiarazione può essere fatta riguardo i cristiani della prima generazione di questa: credevano loro stessi di vivere sotto l'immediato governo dello Spirito di Dio'. Che cosa si è verificato per i seguaci di Gesù, dopo la sua morte è prevedibile e spiegabile. In condizioni di stress sociale derivanti da fattori sia esterni e interni al loro gruppo sociale, queste persone spontaneamente sperimentarono stati alterati di coscienza che essi attribuirono allo spirito. Cominciarono a operare come un culto pentecostale missionario, richiedendo ai membri di esporre le esperienze basate su dissociazione - quali spirito profetico e glossolalia. Possiamo anche vedere esempi di questo genere di cose nelle storie delle Chiese Iniziate Africane e nelle storie dei movimenti pentecostali degli Stati Uniti.


Diverse parole di spiegazione sono necessarie qui. La rubrica psicologica generale per la discussione di fenomeni come la possessione, la glossolalia, la profezia e così via è la 'dissociazione', il che significa che un elemento della mente di una persona è separata dal resto. In alcuni casi, una facoltà di mobilità o di percezione è scissa attraverso la conversione, - un disordine tale da rendere una persona cieca o paralitica.  In alcuni casi, la dissociazione può comportare due o più separati ego-identità, che l'antropologia chiama possessione spirituale. In altri casi si sente una voce, o funzioni del linguaggio sono avviate, che l'individuo trova separate dal suo funzionamento cosciente. In contesti religiosi quella voce è detta profetica, quelle funzioni del linguaggio sono dette ''parlare in lingue''.   Ancora la propria coscienza individuale dell'io rimane intatta.
La storia del Nuovo Testamento è una storia di vari stati dissociativi che caratterizzano la trasformazione di persone da uno stato all'altro. La seguente prospettiva storica può servire come un quadro di riferimento per comprendere la nascita del cristianesimo.

 (i) c'erano persone in Palestina con disturbi di tipo dissociativo  che essi attribuivano al peccato, e disturbi dissociativi di identità dell'io che attribuivano alla possessione demoniaca.
(ii) Gesù sperimentò una dissociazione di identità dell'io che egli giunse ad attribuire alla possessione spiritica. Coloro che concordarono con questa attribuzione lo avrebbero etichettato profeta, coloro che discordavano  lo avrebbero etichettato indemoniato.
(iii) Nella misura in cui lo spirito di Dio era pensato in grado di rimettere i peccati e di avere la capacità di sopraffare i demoni, Gesù sarebbe stato accreditato con il potere di guarire. I resoconti dei tipi di guarigione che egli fece sembrano principalmente essere disordini dissociativi, ma la fede in un guaritore può risultare in cure di molti diversi tipi; infatti una volta stabilita la reputazione di un guaritore, virtualmente ogni volta un seguace guarisce da un disturbo il guaritore viene probabilmente identificato con la cura.
(iv) Sembra probabile che molti di coloro che andarono con Gesù come suoi seguaci erano tra coloro che in precedenza vennero da lui per essere guariti. Di conseguenza, è probabile che molte di queste persone avevano già esperienze dissociative, Luca 8:1-3 dà qualche prova di questo.
(v) I resoconti nel vangelo di Giovanni e negli Atti, sostenuti da evidenza nelle lettere di Paolo, ci dicono che a pochi giorni dalla morte di Gesù i suoi seguaci sperimentarono spontaneamente lo spirito, manifestatosi principalmente in glossolalia e profezia.
(vi) Per una generazione o due culti cristiani pentecostali si diffusero rapidamente in tutto l'Impero romano per ragioni analoghe alla rapida diffusione dei culti pentecostali cristiani nell'Africa moderna.
(vii) Appena il movimento arrivò ad una generazione più tardi, appena i membri iniziali morirono e  i loro figli parteciparono ai culti senza alcuna precedente esperienza spirituale, appena i membri della setta raggiunsero un reale status sociale più elevato dovuto in gran parte all'assistenza reciproca e alla disciplina morale incoraggiato da costumi di culto, i culti divennero sempre meno orientati all'esperienza pentecostale, come è accaduto una volta di nuovo e ancora di nuovo nel corso della storia cristiana.


Mentre Gesù certamente aveva detto cose, tenuto opinioni, e offerto consigli durante la sua vita, solo dopo che l'età del pentecostalismo cominciò a trasformarsi negli anni in un cristianesimo istituzionalizzato nacque l'idea che fosse fondamentale sapere ciò che Gesù aveva insegnato. In quel momento, forse 40 anni dopo la morte di Gesù , la gente cominciò a scrivere liste di detti, e poco dopo narrazioni, progettati per trasmettere i suoi insegnamenti. Ma i detti decontestualizzati nella tradizione orale dovevano essere costruiti in sistemi coerenti da chiunque fosse che stava scrivendo.
E così abbiamo Gesù il saggio in Tommaso, Gesù il profeta escatologico in Q. Allora troviamo Marco che fabbrica narrazioni a partire dai detti per produrre un vangelo sul sofferente Figlio dell'uomo. Più tardi ancora Matteo ci dice di un Gesù che era un rabbì farisaico. Il desiderio di costruire un significato sistematico a partire da tradizioni di detti decontestualizzati continua fino ad oggi negli scritti di Crossan, Sanders, Fredricksen, Mack e altri.
L'ipotesi che Gesù era un profeta/guaritore posseduto dallo spirito che originò una serie di culti pentecostali è un'ipotesi che mi sembra essere in accordo con la testimonianza delle Scritture canoniche. Essa è anche in accordo con ciò che sappiamo delle sette pentecostali oggi in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti e in Sud Africa.

  
Supponiamo una popolazione che è socialmente sottomessa e le cui tradizionali strutture sociali sono sotto attacco. Il colonialismo può spiegare questo, ma altri fattori causali possono esistere. E supponiamo che questa popolazione ha bisogno di assistenza medica e chenon si trovano procedure mediche ancora tradizionali che siano adeguate Per queste persone un culto pentecostale offre i seguenti vantaggi:

  • Un locale leader/fondatore con attestato carisma soprannaturale.
  • Una comunità di mutua assistenza che può avere centri locali in molti luoghi.
  • Stati alterati di coscienza che sono intesi come derivanti dallo spirito santo e che sono auto-convalidati, graditi, e che elevano lo status all'interno del gruppo.
  • Forme soprannaturalmente garantite di guarigione.
  • .La capacità di incorporare elementi preferiti dai sistemi di credenze precedenti nei sistemi di credenze del culto.
  • Una varietà dei ruoli di leadership e, a volte, delle identità soprannaturali. Individui con poca o nessuna possibilità di raggiungere lo status sociale al di fuori del culto possono raggiungere più elevato status sociale all'interno del culto.
  • Una ideologia dell'egualitarismo tale che qualsiasi persona che esibisce comportamenti attribuiti all'azione dello Spirito Santo sta facendo così in stato di parità con qualsiasi altra persona sia essa schiava o libera, maschio o femmina, Ebreo o gentile, nero o bianco.

Un culto pentecostale richiede legittimazione religiosa. Oggi tali culti si legittimano riferendosi alla religione cristiana. Nell'ambiente coloniale del primo secolo i culti cristiani mediterranei ricercarono legittimazione dall'ebraismo. Credo che ci sono diverse ragioni per questo.

  • La religione dei colonizzatori stessa era tribale; la religione romana era per i romani e, al massimo, poteva essere praticata da elité locali come mezzo per affermare la lealtà politica. Conversione di massa alla religione romana non era un'opzione.
  • L'ebraismo era una religio licitas godendo esenzioni legali in molte regioni così che gli ebrei potessero seguire la Torah. Implicitamente l'ebraismo aveva uno stato relativamente alto agli occhi del potere coloniale.
  • L'ebraismo aveva antiche scritture autorevoli che potevano essere appropriate nel vernacolare (greco) e utilizzate per costruire sistemi estrinseci all'ebraismo stesso. Quelle scritture legittimavano esperienze profetiche.
  • L'ebraismo offrì un sistema di tabù e e di etiche puritane, elementi che sono correlati con culti pentecostali.
  • Infine, l'ebraismo aveva una rete di centri sociali chiamati sinagoghe che incoraggiavano la solidarietà della comunità. Sistemi religiosi rivali come i culti misterici non avevano nulla di simile da offrire.

Come le sette pentecostali in Africa e in America si legittimano oggi come riforme del cristianesimo, così i culti cristiani sorti a metà del primo secolo si legittimavano come riforme dell'ebraismo. Come il pentecostalismo missionario  in Africa all'inizio di questo secolo tendeva ad assumere un egualitarismo dello spirito che permetteva agli indigeni africani posizioni di leadership nella chiesa, o per lo meno l'ammissione ai servizi ecclesiastici, così il movimento cristiano del primo secolo trovò che l'egualitarismo dello spirito dovrebbe, e doveva, portare all'ammissione dei pagani nelle sue forme di ebraismo.
Il ruolo degli originatore del culto sembra essere abbastanza solito. Durante la sua vita gli venne accreditato uno speciale rapporto con Dio, così da poter guarire i malati e parlare con autorevolezza e profeticamente.
Egli non può essere pensato di essere posseduto, o di esporre comportamento pentecostale, ma un capacità percepita a guarire sembra essere normativo. Dopo la morte dell'originatore egli mantiene la sua posizione unica e così, in un senso o nell'altro, la maggior parte degli originatori sono creduti resuscitati.  Gli originatori continuano a essere pensati come mediatori tra Dio e il popolo del culto in corso.
Oggi Gesù Cristo è concepito essere Dio nel senso trinitario e così gli originatori di oggi non sono generalmente ritenuti Gesù Cristo, ma mediatori tra il popolo e Cristo. Nel primo secolo, però, Gesù fu il creatore dei culti cristiani pentecostali, un profeta/guaritore considerato posseduto dallo spirito di Dio. Fu considerato resuscitato e mediatore tra Dio e il popolo cristiano.
Direi che, mentre alcuni potrebbero preferire trovare Gesù come Martin Luther King o Gandhi, egli sembra essere stato più come Isaia Shembe o Simon Kimbangu; e mentre alcuni potrebbero preferire pensare che la sua attività abbia dato luogo a chiese, come le Chiese riformate o anglicane, le prime chiese sembrano essere state più simili  alle recenti nate chiese americane pentecostali di Vineyard, o alle Chiese Sioniste Apostoliche Sudafricane.


Per concludere, sottopongo al lettore un passo di un altro professore molto competente, Robert M. Price, dove si fa esplicito riferimento a Stevan Davies in merito esattamente all'evoluzione del cristianesimo per quanto concerne la metamorfosi del concetto di apostolo (da ''posseduto dallo Spirito Gesù'' a emissario umano di un umano Gesù di Nazaret):
2 Corinzi 3:1, come suggerì Dieter Georgi, implica che gli originari itineranti apostoli compilavano crescenti riassunti, con tanto di liste di miracoli eseguiti in ogni chiesa come assicurazioni che aprivano porte per loro. Noi non sappiamo nulla di quelli anonimi apostoli salvo, come suggerisce Stevan L. Davies, i racconti dei loro miracolosi exploits che sarebbero finiti negli apocrifi Atti degli Apostoli. I loro nomi reali furono infine dimenticati, oppure più probabilmente soppressi, a favore dei nomi dei Dodici e di Paolo, una volta che il processo di cattolicizzazione in Atti aveva reso tutti gli apostoli dei felici compagni di squadra. Questa soppressione sopraggiunse per la semplice ragione da me appena suggerita: il campo degli apostoli doveva essere limitato così da poter non più a lungo operare come sciolti canoni che potevano promulgare nuovi Gesù e strani vangeli (2 Corinzi 11:4; Galati 1:6-9). Al contrario, essi assunsero il ruolo di portavoce che potevano confermare le pretese cattoliche di un Gesù ufficiale.
Quindi, il miracolo accadde di apostoli anonimi che ricevono nomi, poi forma e colore, per la prima volta. Esso fu un processo non dissimile da quello mediante cui il Gesù celeste assunse una Storia e una forma, rivestito con testi riscritti dalla Septuaginta. In questo capitolo noi esamineremo alcuni degli exploits degli apostoli dai libri apocrifi, dimostrando che il ruolo sottostante di un apostolo in ogni caso fu proprio ciò che Schmithals disse che era: essi erano virtualmente Cristi di loro proprio diritto, nella misura in cui la luce di Cristo luccicava attraverso di loro, e insegnavano un ascetismo oltremondano caratteristico degli gnostici odiatori della carne.

(Robert M. Price, The Amazing Colossal Apostle, pag. 142, mia libera traduzione e mia enfasi)