mercoledì 21 gennaio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:7

 (segue da qui)


Per lui, il supremo secondo dio è il Logos divino, l’idea delle idee, [1] l’immagine di Dio e primogenito, che sta al di sopra degli angeli, egli solo vede Dio, è inseparabilmente vicino a Dio, e può persino essere definito uno con Dio; “egli” è libero da ogni macchia, agisce talvolta (Sulla coltivazione dei campi 12; L'erede delle cose divine 42; Su Abramo 36) come messaggero di Dio, ed è (L'erede delle cose divine 42; Su Mosè 3:14) per noi uomini un sostegno e un’intercessione. Egli è (Sulla coltivazione dei campi 12) pastore del gregge di Dio, un rifugio certo (Sui sogni 1:15; Sui profughi 1:18,19,21) per tutti coloro che lo cercano, un medico che (Sulle allegorie della Legge 3:62) guarisce ogni male; fornisce cibo celeste a tutti coloro che lo desiderano, concede libertà spirituale agli uomini che abbandonano il peccato, ci libera da ogni corruzione ed è il mezzo attraverso il quale giungiamo alla felicità spirituale. Egli ci fa entrare nell’assemblea dei perfetti, guida i giusti davanti al Creatore ed è, in una parola, il vero sommo sacerdote e mediatore. Per noi imperfetti deve essere Dio (Sulle allegorie della Legge 3:73). E Dio talvolta assume sembianze umane per aiutare coloro che lo invocano (Sui sogni 1:41); in forma visibile (Sui profughi 19) il Logos non scompare, ma è sempre più facile per Dio diventare uomo che per l’uomo diventare Dio (Ambasciata a Gaio 16), e talvolta (Sui sogni 1:41) si è mostrato agli uomini, per quanto allora ciò avvenisse solo in apparenza — ὅσα τῷ δοκεῖν [=“per quanto riguarda l’apparenza”]. Il Logos (Sulla coltivazione dei campi 12) è colui a cui si fa riferimento in Esodo 23:20; egli è (Sulla migrazione di Abramo 31) colui di cui in Esodo 23:21 si dice che reca il nome di Dio. Nel Talmud (Sanh. 38b) si osserva più tardi che, in Esodo 23:21 e 24:1, dove non si dice “sali verso di me” ma “sali verso Jahvé”, si deve pensare a colui che condivide il trono di Dio, Metatron — colui che porta il nome di Dio e gli somiglia. E chi ora, confrontando Esodo 23:23 con Giosuè 24:11, potesse giungere al pensiero che allora il nome di Dio e di colui che condivide il trono di Dio potesse forse essere Giosuè, Iesua, Gesù, non trova certo esplicitamente in Filone l'affermazione — recitata a Capodanno nella sinagoga — che davvero “Giosuè è il principe del volto, il principe Metatron”, [2] ma almeno l’indicazione che il nome del successore di Mosè, il nome Gesù, risulta avere qualcosa di molto speciale. In Genesi 49:18 leggiamo: “Nella tua salvezza (jesjoe‘â) spero, Jahvé!” (cfr. Salmi 62:3.7; 89:27). Filone ci indica inoltre nel suo scritto sui cambiamenti dei nomi: “Gesù (Ἰησοῦς = Jeesjoe < Jeesjoea’, Jehoosjoea’) significa salvezza del Signore, un nome per colui che possiede il carattere migliore possibile”. Che “Gesù”, come guida del popolo di Dio, sia il successore di Mosè designato da Dio e riconosciuto come tale dallo stesso Mosè, Filone lo nota al §33 del suo scritto sulla filantropia.

NOTE

[1Si consideri qui che non solo secondo la gnosi (in Ireneo 2;14,5) in Cristo sono confluiti tutti gli eoni, ma che anche l’“ortodossia” di Colossesi 1:19 e 2:9 insegna qualcosa di simile, e che persino in Ireneo (3:21,10) il Signore Gesù è chiamato “Adamo della ricapitolazione”.

[2Ossia “Colui che condivide il trono di Dio”. Cfr. ancora Genesi 4:40, Daniele 7:9 e Apocalisse 3:21, nonché Matteo 28:18, Marco 16:19, Romani 8:34, Efesini 1:20, Colossesi 3:1, 1 Pietro 3:22, Ebrei 10:12.

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