giovedì 22 gennaio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:8

 (segue da qui)


In Barnaba 12:8,10, Giosuè ad Alessandria è considerato più tardi come il precursore profetico di Gesù nella carne; in 1 Clemente 32:2 a Roma si dice che da Giacobbe sia nato il Signore Gesù nella carne; e nella “Predicazione di Pietro” alessandrina si legge: “Abbiamo conservato i libri che avevamo dei profeti, i quali talvolta in parabole, altre volte in enigmi, talvolta chiaramente e letteralmente chiamano Cristo Gesù, e vi abbiamo trovato sia la sua venuta che la sua morte, la sua crocifissione e tutte le altre sofferenze inflittegli dai giudei, così come la sua resurrezione e ascensione al cielo prima del giudizio su Gerusalemme, così come tutto ciò che doveva subire e ciò che sarebbe accaduto dopo di lui era scritto. Avendo osservato queste cose, abbiamo creduto in Dio per ciò che di lui è scritto; abbiamo compreso che Dio aveva effettivamente predestinato queste cose, e senza i libri non affermiamo nulla (Clemente di Alessandria, ‘Stromati’ 6:15). Giustino (Dialogo con Trifone 115) afferma: “La Scrittura dice che il figlio di Navè, a causa del nome Gesù, compì prodigi e segni, a indicare ciò che sarebbe avvenuto per mezzo del nostro Signore”. In carne e ossa? Che l’apparizione di Gesù sia avvenuta originariamente o meglio, solo “nell'aria” si deduce ancora dall’inno naasseno conservato da Ippolito (Haer. 5:10), da un antico testo liturgico in 1 Timoteo 3:16 e dalla crocifissione del Signore da parte dei (sette) sovrani del mondo in 1 Corinzi 2:8; Giustino stesso (Apologia 1:60) ha pensato alla croce di Cristo in relazione alla Χεῖ (X) del Timeo di Platone 36b. Per capire cosa significhi tutto ciò, bisogna sapere che l’astronomia ci insegna che l’asse terrestre oscilla, producendo da est a ovest il fenomeno della cosiddetta precessione dell'equinozio di primavera, e questo in periodi di circa 26.000 anni, che la terra nella sua orbita attorno al sole arriva ogni anno un po' prima al punto in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata, e che quindi l'intersezione dell'equatore e della traiettoria apparente del sole arretra in proporzione all'immagine dello zodiaco, che è considerata come sfondo nel cielo. Circa dal 3000 al 750 A.E.C. il punto equinoziale primaverile si trovava nel Toro; dal 1500 E.C. si trova nei Pesci, ma tra il 750 A.E.C. e il 1500 E.C. il Sole sorgeva il 21 marzo nella costellazione dell’Ariete. Allora sulla croce celeste formata dall'equatore e dall'orbita solare si trovava l’Agnello (Lám); era proprio l'Agnello che lì evocava l'immagine dell'essere celeste che, nell'equinozio di primavera, supera l'umiliazione subita. Si confronti qui l'ἀρνίον ἑστηκὸς ὡς ἐσφαγμένον in Apocalisse 5:6, e si ricordi a questo proposito che un’antica raffigurazione di Eracle, che era giunta ai greci da Tiro e Sidone (Erodoto 2:44,145), ma come portatore delle colonne falliche (Strabone 3:5.5; Luciano, de dea Siria 16.28; 2 Samuele 23:20; 1 Re 7:21) in Libia, quindi a Cirene (Matteo 27:32), mostra il dio sole come portatore delle colonne in modo tale che le due insieme formano una croce.

Nessun commento: