martedì 4 novembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 2:11

 (segue da qui)


Che ciò non sia stato detto intorno all’anno 33 della nostra era, o, come Ireneo di Lione si è immaginato, ai tempi dell’imperatore Claudio (41-54), da un Giosuè galileo in carne e ossa, può ritenersi cosa abbastanza chiara. Il santo Figlio di Dio, che secondo Atti 5:30 si è fatto morire appendendolo a un legno, è la nobile e nobilitante raffigurazione di un orientamento spirituale conosciuto nell’impero romano, prima ancora che come Chrestus fosse introdotto in un racconto un Giosuè evangelico; e per quanto riguarda il vangelo “secondo” Matteo, Marco e Luca giunto fino a noi, resta da chiedersi se esso non presupponga addirittura Epitteto. In ogni caso, negli scritti di Epitteto di Gerapoli in Frigia – che nell’anno 94 della nostra era, insieme con altri filosofi, fu espulso da Roma per ordine di Domiziano (A.G. 15:11), e le cui lezioni furono messe per iscritto intorno al 115 da Arriano, come egli le aveva ancora pronunciate da anziano a Nicopoli in Epiro (cfr. Suda) – emergono altrettanto chiaramente come in Seneca i precedenti stoici del Vangelo e della Chiesa. Che gli argomenti addotti in tempi recenti a sostegno dell’idea che Epitteto avesse letto le sacre Scritture, a un esame accurato non reggano, lo afferma E. Norden alle pp. 518-519 della sua opera sulla prosa d’arte antica, uscita nel 1898; ma, più precisamente, anche il Vangelo del (vero) Giosuè egli non lo conosceva ancora. E quando ci si chiede se Epitteto, ad esempio, possa aver considerato il battesimo (Diss. 2:9, 20-21) come il segno caratteristico del passaggio alla religione giudaica, la risposta deve essere che egli avrà pensato piuttosto a correligionari giudeo-ellenistici dell’anno 90 circa. Si confrontino, tra l’altro, gli Oracoli sibillini 4:164, dove leggiamo: “Bagnati tutto il corpo in acqua corrente, stendi le mani al cielo, prega per il perdono delle azioni commesse e riconcilia con parole di lode la tua amara empietà”. “In che modo” – diceva l’antica Sinagoga – “si ottiene che i pagani vengano sotto le ali della Shekhinah? Con la circoncisione e con il battesimo!” (Yebamoth 46 b). “Nessuno” – si afferma – “può essere considerato come proselita, se non è circonciso e battezzato” (‘Aboda Zara 59 a). Ed è ovvia la supposizione che il rigetto della circoncisione da parte della Chiesa, o della Sinagoga divenuta “gesuana”, abbia fatto sì che dall’altro lato nella Sinagoga rimasta “mosaica” non si parlasse più di battesimo; il battesimo “chrestiano” nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo dovette contribuire a screditare lo stesso antico battesimo giudaico all’interno della Sinagoga.

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