martedì 4 novembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 2:10

 (segue da qui)

 “Come angelo (cioè come messaggero) di Zeus egli è stato mandato agli uomini, per annunciare loro riguardo al bene e al male che essi sono su una via sbagliata e cercano altrove l’essenza del bene e del male, là dove essa non si trova, – senza rendersi conto dove invece essa sia”. Così Epitteto (Diss. 3:22, 23) sul vero ma cosiddetto “cane” filosofo, che presso di lui (Diss. 3:22, 8) appare come un “padre” per uomini e donne. E a metà del 2° secolo anche presso Giustino il Figlio evangelico è ancora chiamato angelo e apostolo, ossia messaggero e inviato, cosicché la ragione o logos del Figlio è la ragione o logos del Padre. Un esempio degno di nota! “Coloro che posseggono conoscenza” – aveva scritto Filone di Alessandria (De Confusione Linguarum 28) – “sono giustamente chiamati figli dell’unico Dio”. Ed Epitteto ha chiesto: “Perché non ci si dovrebbe chiamare figli di Dio?” (Diss. 1:9, 6; cfr. Giovanni 10:36). “Tutti quelli infatti” – dice di nuovo a Roma “Paolo” “che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio” (Romani 8:14). “Voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma lo Spirito di adozione a figli, nel quale gridiamo: Abbà, Padre” (Romani 8:15). “Dio” – aveva scritto Seneca – “lo si ama senza paura” (Ep. 47:18). E “Paolo” dice ancora: “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di autocontrollo” (2 Timoteo 1:7). “Figlio di Dio” è il pacificatore (Matteo 5:9), e il Figlio evangelico è dunque la mitezza in persona, ossia come “persona” e “prósōpon” (Matteo 11:29); i suoi fedeli sono indulgenti (Matteo 6:12), e indulgente egli si mostra nel loro supremo simbolo, la Croce (Luca 23:34). “Le fiere in Italia” – aveva gridato Tiberio Gracco – “hanno le loro tane; ogni essere ha il suo giaciglio e rifugio, ma a coloro che combattono e muoiono per l’Italia non resta nient’altro che aria e luce. Senza casa né dimora vagano con figli e donne… i cosiddetti padroni di questo mondo periscono senza poter dire che possiedono un solo pezzetto di terra” (in Plutarco, Tiberio Gracco c. 9). E di sé stesso dice l’ideale evangelico: “Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo hanno nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Matteo 8:20). Ciò però viene detto a titolo di esempio. Secondo l’alessandrino Barnaba (7:11) il Salvatore afferma: “Coloro che vogliono vedermi e afferrare il mio regno, attraverso tribolazione e sofferenza devono accogliermi”. E anche le versioni romane del Vangelo insegnano esplicitamente: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” (Matteo 10:38).

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