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La figura umana sulla croce
Come abbiamo appena detto, il simbolo della croce non ebbe origine con la fondazione del cristianesimo. Inoltre, persino per quanto riguarda il simbolo costituito dall’aggiunta di una figura umana alla croce, cioè la croce con la figura del crocifisso (crucifixus), come la conosciamo oggi, possiamo trovare lo stesso motivo in luoghi diversi dal cristianesimo e in epoche anteriori al cristianesimo. Anche le immagini di Krishna in India erano raffigurate o scolpite su una croce. Allo stesso modo, gli Egizi raffiguravano Osiride ponendolo al centro di un cerchio attraversato dalle linee della croce.
La teoria di Robert Taylor è ancora più interessante. La sua teoria è la seguente. Il Nilo, attraverso le sue inondazioni, trasporta il terreno nelle regioni a valle dell’Egitto, apportandovi sostanze fertilizzanti; grazie a ciò, questa regione è fertile e prospera. Le inondazioni del Nilo erano appunto la causa unica e assoluta della fertilità di questa regione. Se non fosse esistito questo grande fiume, anche le regioni inferiori dell’Egitto sarebbero diventate nient’altro che un deserto sterile, come le altre regioni dell’Africa. Per questo motivo, il popolo superstizioso nutriva per il Nilo una profonda venerazione e un profondo rispetto e lo venerava non soltanto come una comune divinità delle acque, ma gli attribuiva persino il titolo onorifico di «Giove d’Egitto». Di conseguenza, è per queste ragioni che le masse ignoranti veneravano come sacri i numerosi pali di legno posti lungo le rive del Nilo. In ogni caso, questi pali erano costruiti a forma di croce e la loro traversa indicava il livello raggiunto dalle acque durante l’inondazione. I prezzi dei terreni venivano stabiliti sulla base di questo riferimento, e gli abitanti potevano vivere al sicuro grazie a questi segnali. In questo modo, per gli Egizi, i pali a forma di croce sulle rive del Nilo divennero naturalmente un simbolo di fortuna, pace e fertilità, più evidente di qualsiasi altra cosa. Ma se l’acqua vivificante del Nilo non fosse cresciuta, oppure, anche in caso di piena, l’aumento fosse stato così insignificante che il livello raggiunto dalle acque non fosse arrivato all’altezza della traversa dei pali a croce, allora — così credevano — il demone della carestia avrebbe infuriato terribilmente, riempiendo la loro terra di ogni sorta di miseria e di terrore. Perciò il popolo che fino ad allora aveva venerato il palo a forma di croce come simbolo di fortuna, pace e fertilità tentò anche di rappresentare e maledire il demone della carestia. Il simbolo con cui rappresentavano questo demone della carestia era una figura dall’aspetto estremamente stanco, emaciato e miserabile. Sul capo gli ponevano una corona di spine, per esprimere la terribile desolazione in cui si trovava la terra che il Nilo aveva mantenuto in vita; nelle mani gli mettevano, invece dello scettro, delle canne, per rappresentare il fatto che questo miserabile personaggio esercitava il suo potere senza poter raggiungere le rive delle acque del grande fiume. In seguito, per mostrare che questo miserabile demone sarebbe stato certamente distrutto, lo inchiodavano sopra il palo a forma di croce e proclamavano la formula: «Il re dei giudei». La ragione era che gli Egizi consideravano gli ebrei la razza più vile, servile e spregevole e credevano che il destino degli ebrei fosse governato dalla carestia e dalla miseria. Questa è la teoria di Robert Taylor.
Una corona di spine, uno scettro di canna, un aspetto stanco, emaciato e completamente prostrato; e, per di più, si proclama «re dei giudei». Non è forse identico a Gesù Cristo? A pensarci bene, non è forse possibile che coloro che, in epoche successive, raffigurarono Cristo abbiano preso come modello proprio il demone egizio della carestia, imitandolo?
Qui occorre prestare particolare attenzione al fatto che, come ha affermato McClintock, la chiesa cristiana delle origini non utilizzava ancora croci alle quali fosse inchiodata una figura umana. In effetti, dall’epoca dell’imperatore Costantino fino alla fine del 6° secolo, sui simboli della croce utilizzati dal cristianesimo veniva davvero posta la figura di un agnello. Tuttavia, nell’anno 680, in seguito a un decreto del Concilio di Costantinopoli, si stabilì per la prima volta di utilizzare una figura umana al posto del precedente agnello e venne proibita la consuetudine, fino ad allora praticata, di aggiungere l’agnello al simbolo della croce.
Basta rifletterci per rendersene conto: se fosse davvero esistito un personaggio chiamato Cristo e se il simbolo del cristianesimo fosse derivato dalla sua crocifissione, perché mai, fin dall’inizio, invece di porre una figura umana sulla croce, si sarebbe dovuto utilizzare l’agnello, che nell’antichità era un simbolo del dio solare? Si consideri dunque che anche la croce cristiana non era affatto una creazione originale. Non era altro che una reliquia delle antiche credenze che rappresentavano il sole e gli organi genitali e veneravano la forza pervasa dal soffio della vita.

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