mercoledì 21 ottobre 2026

Sulla cancellazione di Cristo dalla Storia — Filone il filosofo

 (segue da qui)


Filone il filosofo

Se risaliamo ancora più indietro nel tempo e cerchiamo le gesta di Cristo nelle testimonianze storiche di quell’epoca, alla fine ci troveremo a giungere al filosofo Filone, cioè a Filone di Alessandria.

Filone era un ebreo di Alessandria. Nacque intorno al 20 A.E.C. ed era un eminente studioso della scuola platonica. Le tracce della sua attività si estendevano praticamente a tutto il territorio dell’Impero romano: conversò con imperatori e uomini politici romani, intrattenne rapporti con i rabbini e i dottori di Gerusalemme e lasciò una vasta produzione di scritti sulla filosofia e sulla religione. La sua fama si diffuse in tutto il mondo del suo tempo. Più tardi, intorno al 39–40 E.C., fu scelto dagli ebrei per recarsi alla corte dell’imperatore Caligola, allo scopo di protestare contro l’editto che ordinava di venerare l’imperatore come un dio. Si dice che in quell’occasione fosse già un vecchio dai capelli bianchi. Se ci basiamo su questo racconto, egli sarebbe dunque nato prima della nascita di Cristo e sarebbe morto dopo la morte di Cristo. Nel periodo in cui Cristo, all’età di dodici anni, avrebbe lasciato sbalorditi i sapienti di Gerusalemme, anche Filone doveva avere già circa trent’anni. Quando Cristo compiva numerosi miracoli, predicava il Vangelo, veniva venerato come il Salvatore, era accusato di essere un sovvertitore dell’ordine pubblico, condannato e messo in croce, innalzato al cielo, e quando si verificarono quei cataclismi — il giorno avvolto dalle tenebre e la terra scossa dal terremoto — Filone doveva essere ormai un filosofo di circa cinquant’anni. Ebbene, un uomo della sua stirpe, cioè un ebreo, che occupava una posizione come la sua e che non cessava mai di studiare e approfondire la filosofia e la religione dei propri connazionali, non avrebbe potuto ignorare un personaggio come Cristo — o, se non un uomo, almeno una divinità. Anche se non avesse visto Cristo personalmente, avrebbe dovuto apprendere immediatamente la notizia della sua esistenza. Una volta venuto a conoscenza di tali fatti, avrebbe condotto certamente ricerche e indagini, e senza dubbio ne avrebbe lasciato una registrazione e un commento. Eppure Filone, nonostante abbia lasciato una vasta quantità di scritti, non dice neppure una parola né su Cristo né sul cristianesimo. Ciò significa che egli non aveva assolutamente sentito parlare di Cristo. Questo è un fatto riconosciuto anche dagli autori della Encyclopaedia Britannica.

Perciò P. B. Ladd scrisse, con tono sarcastico: «Filone non era che un semplice essere umano, eppure la sua vita ci è stata tramandata ai posteri non soltanto attraverso i suoi stessi scritti, ma anche attraverso la storiografia ufficiale. Eppure, chissà per quale ragione, Cristo, che viene chiamato Dio, non è stato affatto conosciuto dalla storiografia ufficiale. È proprio così. Cristo, che è detto sia apparso nello stesso periodo di Filone, non soltanto era sconosciuto agli storici ufficiali, ma non esiste neppure una sola riga, né un solo scritto, composto di sua propria mano, che ce ne abbia tramandato memoria. Inoltre, per puro caso, sono sopravvissute fino ai posteri due o tre lettere che si sostiene siano state scritte da lui; ma oggi persino la Chiesa stessa le ha escluse, considerandole apocrife e spurie. Non sarà mica che egli abbia usato quei famosi miracoli per nascondere agli occhi e alle orecchie degli storici dell’epoca ciò che stava accadendo? Oppure Cristo, che viene considerato Dio, era forse un essere del tutto incapace di comprendere la scrittura degli uomini?»


Anche il dottor Giles scrive quanto segue nella sua opera Christian Records: «Sono numerosissimi i documenti scritti in Grecia e a Roma nel 1° e 2° secolo e giunti fino a noi ancora oggi; eppure non se ne trova alcuno che faccia menzione del Nuovo Testamento… Se elenchiamo i nomi degli scrittori latini che vissero tra la crocifissione di Cristo e il 200 E.C., abbiamo Seneca, Lucano, Svetonio, Tacito, Persio, Giovenale, Marziale, Plinio il Vecchio, Silio, Stazio, Quintiliano, Plinio il Giovane e molti altri, che sarebbe troppo lungo enumerare. Ebbene, molti di questi scrittori hanno scritto degli ebrei, ma non vi si trova alcuna menzione dei cristiani. In realtà, tra i grandi scrittori romani, soltanto tre — Svetonio, Tacito e Plinio il Giovane — hanno scritto del cristianesimo e del suo fondatore». 

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