giovedì 15 gennaio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:1


Una variante radicale di questa prospettiva è esemplificabile nella formula «Cristo no, Gesù no», fatta propria da chi giunge a negare non solo la legittimità del titolo teologico Cristo, ma la stessa esistenza storica di Gesù. 

(folle apologeta gesuano V. Mancuso)


Il Dio di Coincidenza   

Può qualcuno negare che  

Una cosa dopo l'altra  

In sequenza e logica  

Mai vista prima   

Non può essere che la  

Interferenza di un Dio  

Determinata a provare che  

Ognuno che pretende  

Di conoscere ora  

Una cospirazione è   

Demente? 

(Kent Murphy)

Ecco un argomento a favore della plausibilità di un Gesù storico al di sotto degli strati di mitologia e di devozione religiosa che sono stati sovrapposti alla sua storia. Gli ebrei di Giudea del tempo di Gesù avevano a lungo sopportato l’oppressione. Si era diffusa la convinzione che Dio avrebbe inviato un Messia al suo popolo: qualcuno che li avrebbe radunati e avrebbe instaurato un regno di giustizia, amen e così via. Tra i molti aspiranti messia che troviamo in quell’epoca, ci sarebbe stato Gesù. Ciò che Gesù avrebbe avuto in mente di fare (radunare una folla per assistere a un evento divino rievocando un grande episodio delle scritture ebraiche), ciò che avrebbe tentato di fare (forzare la fine, cioè inaugurare una nuova era con l’aiuto di Dio), ciò che gli sarebbe accaduto (essere catturato e crocifisso) e come sarebbe stato catturato (tramite una rete di spie) sono tutte dinamiche che ritroviamo anche in altre figure come Giovanni il Battista, l'Impostore Samaritano, il falso profeta “Egiziano” e altri profeti anonimi della Giudea del 1° secolo.  

Questo quadro interpretativo, che colloca Gesù tra i profeti apocalittici e aspiranti messia-re del tempo, sembrerebbe prima facie convincente: dopotutto, la sua sola assunzione è che le Origini cristiane avrebbero partecipato — fin dal primo momento — del clima di fervente attesa del messia o del suo “umile” precursore. 

Ma immagina se si potesse disegnare uno scenario alternativo, uno dove le sette originarie di gesuani nacquero nella diaspora ebraica, non in Giudea. Immagina se si potesse dimostrare che questi settari gesuani non facessero mai coincidere il loro Gesù col Messia predetto dalle scritture. Immagina se si potesse provare che essi non identificarono le due figure, vuoi per una ostilità preconcetta al messianismo ribelle o comunque in odore di sedizione, vuoi perché — di gran lunga più semplicemente — Gesù per loro non era il Messia, pur nel rispetto di YHWH come dio supremo. Immagina un mondo in cui questa versione più antica di Gesù — di un Gesù che non fu mai detto il Cristo — è, in buona sostanza, ignorata dai loquaci ricercatori, dai pomposi accademici, e sconosciuta praticamente al grande pubblico.

Ma questo non è un mondo di fantasia. Questo, in realtà, è il nostro mondo. La scoperta più grande dei geniali miticisti del passato— l'esistenza di circoli misterici che mai identificarono il loro oggetto di culto, Gesù, col messia ebraico, circoli precedenti alle sette di cristiani propriamente detti, ossia di identificatori di Gesù e Cristo — ha scalfito a malapena le falangi di cosiddetti “accademici” che ancora si ostinano a fare quadrato attorno al loro “Gesù storico”.  

Siamo indebitati, dunque, al miticista Gerard J.P.G. Bolland, in quanto uno dei primi ad aver demolito quell'assunzione — l'illusione che i primi gesuani (adoratori di Gesù) fossero cristiani (identificatori di Gesù e Cristo) — che da sola avrebbe garantito una plausibilità maggiore alla storicità di Gesù rispetto a tutte le teorie miticiste. L'ironia, la grande amara ironia in tutto questo, è vedere oramai gli storicisti ridursi a una difesa grottesca della storicità di Gesù distorcendo quella che è, a tutti gli effetti, la migliore tesi miticista delle Origini cristiane — come è stata appena delineata nel suo assunto principale — per poterne invalidare la conclusione negativa. Nonché distruttiva per l'intera fede cristiana.

La mossa scorretta di questi storicisti — che loro lo sappiano o meno — attribuisce al miticismo l'idea errata che Gesù sarebbe soltanto una figura del tutto fittizia inizialmente vagheggiata da apocalittici messianici, in seguito inventata come capostipite mitico pur di galvanizzare il movimento e dare speranza ai suoi seguaci, nonché da ultimo frainteso per qualcuno che sarebbe davvero vissuto.    

Dove sia la distorsione, il “fantoccio”, in questo argomento fantoccio, l'ho messo appunto in rosso. La verità è che gli originali allucinatori di Gesù non furono apocalittici messianici. La priorità cronologica del (culto del) Gesù che non fu detto Cristo rappresenta a tutti gli effetti la negazione assoluta del Gesù che fu chiamato il Cristo. Chi non lo comprende è privo di qualsiasi comprensione per queste questioni e, perciò, non ha alcun diritto di pronunciarsi su di esse. Qui infatti si tratta della logica più elementare.


LA GRANDE QUESTIONE 

per la Cristianità dei nostri giorni. 


Uno studio storico

DI

 G. J. P. J. BOLLAND,

PROFESSORE DI FILOSOFIA A LEIDA.


Gesù è esistito? 


Παισὶ νηπίοις ἐμυθολόγησαν. [=“Raccontarono miti ai bambini piccoli”.]

Celso, in Origene 4:41.


«L’imparzialità sembra esigere che si premettano le testimonianze non cristiane su Gesù. Se solo ne avessimo qualcuna!» P. Wernle, Die Quellen des Lebens Jesu, p. 3.

«Manca dunque una testimonianza veramente probante nella letteratura profana». J. Weiss, Jesus von Nazareth. Mythus oder Geschichte?, p. 92.

«I documenti… relativi alla vita di Gesù mancano». H. Weinel, Ist das liberale Jesusbild widerlegt?, p. 22.

 

La conoscenza della storia è la memoria dell’umanità. E che cosa sarebbe questa umanità — che cosa sarebbe la vera e autentica umanità o umanità nel senso pieno — senza la sua memoria? Senza la conoscenza storica, nessuna chiarezza di comprensione riguardo alla vita umana, nessuna visione penetrante della convivenza umana; la conoscenza degli avvenimenti non è ancora sapienza, ma è presupposta dalla vera sapienza.

1 commento:

Giuseppe Ferri ha detto...

Di Gerard J.P.J. Bolland ho già tradotto questo libro.