sabato 27 dicembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 5:5

 (segue da qui)


Jülicher non dice che cosa, in realtà, renda il nome di Paolo nelle lettere paoline più indiscutibile del nome di Ignazio nelle lettere ignaziane, né quale fondamento ci sia, in realtà, per credere che, tra la lettera agli Ebrei dal carattere alessandrino e il vangelo di Giovanni di tendenza alessandrineggiante di Efeso, le cosiddette lettere paoline principali siano testimonianze autentiche risalenti agli anni 50–60 (o 53–62) della nostra era. Secondo i calcoli ordinari, la conversione di Paolo cadrebbe nell’anno 34, il suo arrivo come prigioniero a Roma nel 59 o 60, e il suo martirio nel 64 (o 67); ma perché mai gli scritti giunti fino a noi sotto il suo nome — nome che probabilmente appartenne a un predicatore itinerante di Gesù della seconda metà del 1° secolo — dovrebbero solo per caso ricordare in numerosi passi Filone, Seneca e un vangelo “gnostico”, e non piuttosto, data la loro dipendenza da questi, essere collocati per forza di cose all’inizio del 2° secolo? Quando P. W. Schmiedel, nell’opera biblica di Cheyne (col. 1622), discute la lettera ai Galati, egli osa affermare che “l’autenticità è sufficientemente attestata dalle prove esterne” — prove che, però, non esistono. Già de Wette aveva osservato, e Steck vi ha poi richiamato l’attenzione, che in questo campo non ci si può appellare a testimonianze o indizi esterni d’origine, non più che nel caso degli stessi vangeli. I primi utilizzatori delle Lettere paoline, nel corso del 2° secolo, sono, accanto al clero romano personificato in un certo Clemente, i cosiddetti Naasseni o Ofiti, i basilidiani e Marcione, contemporaneo di Giustino Martire — il quale, però, non fa ancora alcun cenno a Paolo. E se si leggono con attenzione le nostre lettere paoline, che in realtà furono concepite come trattati teosofici e non come vere lettere, si scorge una teologia che viene dopo quella della Sapienza alessandrina, dopo quella di Filone, dopo quella dello scrittore della ‘Vita contemplativa’ (alessandrina) e di quello dell’‘Ascensione di Mosè’: una teologia di tempi successivi, che saranno verosimilmente gli anni compresi tra il 110 e il 150 della nostra era.

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