venerdì 26 dicembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 5:4

 (segue da qui)


A. Harnack, cercando di salvare capra e cavoli, ha sostenuto nel suo Lehrbuch der Dogmengeschichte (1:99) che “elementi filonici in Paolo non sono dimostrabili” — un’audacia prudente, considerando che Harnack, come storico ecclesiastico, voleva conservare una “vita di Gesù”, non intendeva rinunciare alle lettere paoline come sue garanzie, e riteneva che queste dovessero essere scritte tra gli anni 50 e 60, mentre Filone — che non mostra di conoscere Gesù — morì non molto prima dell’anno 50. Ma il modernista cattolico e già gesuita G. Tyrrell scriveva nel 1908 che “Paolo è saturo di esegesi filoniana, in contatto con la speculazione gnostica”, e dichiarava: “San Paolo è riconosciuto come il fondatore della teologia o gnosticismo cristiano” (Nova et Vetera, p. 323). La verità è che, a gradi diversi, l’insieme delle lettere paoline rivela l’alessandrinismo che, dal “mosaismo” filonico, è approdato a un “gesuanesimo” evangelico; e in tal modo esse rivelano né più né meno che una ‘gnosi’ alessandrina, o più generalmente ellenistica (2 Corinzi 11:6) — una ‘gnosi’ che, in confronto con quella che circa settantacinque anni più tardi si troverà negli ambienti gnostici, può definirsi una sorta di liberalismo ancora prudente, che non voleva porre inciampi davanti ai ciechi (cfr. Levitico 19:14). “Paolo”, dice G. A. Jülicher nella Encyclopaedia Biblica di Cheyne (coll. 1741–1742), “considerava la gnosi tra i più alti doni della grazia appartenenti alla Chiesa del suo tempo: chi la possedeva era in grado di risolvere gli enigmi del tempo e dell’eternità, che rimanevano insolubili per altri credenti; secondo 1 Corinzi 2:6 ss., egli riteneva persino che tali conoscenze potessero essere comunicate solo a coloro che erano ‘perfetti’, a cristiani che davvero meritavano d’essere chiamati ‘spirituali’. Queste convinzioni Paolo le condivide con gli gnostici posteriori; è facile comprendere perché tutti costoro — e in modo particolare Marcione — sentissero una maggiore affinità con lui che con qualunque altro autore del Nuovo Testamento. Ciò che distingue il loro gnosticismo dal suo è soltanto la predominanza, in misura maggiore o minore, di elementi ‘pagani’ nella loro speculazione, mentre la sua si limitava a sviluppare, in modo sì speculativo ma empatico, le idee fondamentali del Vangelo. Tuttavia, che Paolo ritenesse tale speculazione indispensabile non è una sua peculiarità personale: era un elemento della sua formazione, ereditato dall’atmosfera del suo tempo”.

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