martedì 14 aprile 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 2:45

 (segue da qui)

Il primo annunciatore della Buona Novella, Simon Pietro, fu concepito in origine in senso alessandrino; il Paolo delle lettere (cfr. 2 Corinzi 11:28) rappresenta la voce della comunità romana della prima metà del 2° secolo, e il Pietro della leggenda romana non è molto più antico della metà di quel secolo. Le lettere paoline furono in origine (Romani 6:15; 1 Corinzi 6:12; 8,1) espressioni di una gnosi orientata alla moderazione, ma si rivolsero (1 Timoteo 6:20) contro lo gnosticismo quando, poco prima della metà del 2° secolo, l’amministrazione della comunità romana ruppe con esso. “Roma”, scrive giustamente E. Buonaiuti nel 1907 a pag. 243 del suo libro su ‘lo gnosticismo’, “fu il teatro della lotta gnostica contro il potere ecclesiastico ormai costituito”; e Ireneo afferma nella sua prefazione di combattere contro coloro a cui già 1 Timoteo 1:4 era rivolto; anche Origene (Contra Celsum 6:24) non sa altro se non che l’eterodossia che turbava la Chiesa del suo tempo era già stata intesa in 2 Timoteo 3:6-7. E contro gli gnostici Ireneo (3:3, 3) si appellò anche alla “lettera di Clemente ai Corinzi” — che ancora non era “petrina”! La romanizzazione (Luca 22:32; 1 Pietro 5:13) della leggenda petrina coincise con la perdita di utilità di Paolo come figura rappresentativa dell’amministrazione della comunità romana, la quale si fece carico del grande malinteso, destinato a dominare d’ora in poi, circa il senso letterale dei racconti evangelici, ed era ormai, sin dalla metà del 2° secolo, decisamente anti-gnostica. La formula battesimale di Matteo 28:19 è in origine romana e gnostica; l’antico “simbolo apostolico” fu un’estensione romana di quella formula, intesa a respingere lo gnosticismo.

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