(segue da qui)
Una lettura attenta e un confronto di Atti 10:38; 1 Corinzi 10:20–21; 12:2; 2 Corinzi 6:16; Apocalisse 9:20 e Marco 6:7.12.13; Luca 9:1; 10:17–18; Marco 5:8.9.15; Luca 8:35; Marco 3:22; Matteo 11:6; 12:14; Marco 3:6; Luca 6:11; Matteo 12:28 ecc. insegna a comprendere che nei nostri vangeli la predicazione evangelica è rappresentata come espulsione di spiriti impuri o maligni nella Galilea dei gentili, poiché essa è concepita come l’espulsione delle molte divinità [1] dalla mente dei pagani, in cui esse dimoravano come spettri — e che per questo, a Gerusalemme, tale espulsione di spiriti maligni non si dice più essere avvenuta. Nondimeno, in passi come Matteo 11:27; Giovanni 8:55; 16:3; 17:25; Romani 4:25; 8:20; 1 Corinzi 15:24; 2 Corinzi 4:4; Galati 3:13.19; Efesini 2:2 traspare come punto di vista evangelico l’idea che il Dio giudaico non sia altro che una divinità inferiore, tutt’altro che il buono e universale Padre di tutti gli uomini. Da Gerusalemme stessa (Marco 3:22), i giudei interpretarono dunque la predicazione evangelica come una nuova diffusione della più grande idolatria possibile, e la grande perversione dei giudei stessi è nuovamente indicata in forma figurata in Matteo 19:16–30; Marco 10:17–31 e Luca 18:18–30. Lì, a uno che in Matteo 19:20 è chiamato giovane e che, secondo Marco 10:21, Gesù ama — sicché fa pensare all’Israele di Osea 11:1 — viene suggerito velatamente che, quando egli chiama buono Gesù, non sa ciò che dice, poiché solo il Padre è buono e — cfr. qui Matteo 11:27 nella sua versione non alterata — egli in realtà non conosce nemmeno il Padre. In seguito, egli riceve (Marco 10:21) il consiglio non solo di seguire Gesù in uno stato di letterale povertà, ma di divenire suo discepolo dopo aver rinunciato ai propri privilegi spirituali, nei quali anche i pagani dovranno avere parte. Infatti, il Vangelo insegna la conversione a una Nuova Alleanza, nella quale trovano accesso anche altri oltre agli ebrei. Che sia proprio “il giudeo” colui che si ritrae da Gesù risulta dal confronto tra Marco 10:22 e Isaia 57:17, dove la Settanta adopera per στυγνάσας un termine raro ma corrispondente: “egli si rattristò e se ne andò ostinato (στυγνός) per la sua via”. Ciò è implicito anche nella domanda dei discepoli — poveri in senso letterale, ma evidentemente considerati ricchi in senso spirituale —, che, quando in Marco 10:24 si apprende che non si deve confidare nelle proprie ricchezze, rimangono costernati e (Marco 10:26) chiedono: “chi potrà dunque salvarsi?”, intendendo in realtà: “se non è giusto essere giudei”. Gesù fa capire in Marco 10:27 che ci vorrebbe un miracolo, e di fatto, nel nuovo Regno di Dio (Marco 10:31), gli ebrei non saranno i primi ma gli ultimi, e i pagani, viceversa, i primi. Poiché, conferma l’autore di Romani 11:7–9, ciò che Israele cerca non lo ha ottenuto: gli eletti lo hanno ottenuto, ma gli altri si sono induriti; a causa della loro incredulità (11:20) essi sono stati recisi, sebbene (11:11) la loro caduta si sia rivelata la salvezza dei pagani.
NOTE
[1] Aristide: ἀνεφάνη ἀνθρώποις ὃπως ἐκ τῆς πολυθέου πλάνης αὐτοὺς ἀνακαλέσηται [=“Si manifestò agli uomini per ricondurli dall’illusione politeistica”] (Hennecke p. 9.) Giustino: ἐπὶ καταλύσει τῶν δαιμόνων [=“Per la distruzione dei demoni”] (Apologia 2; 6, 5).

Nessun commento:
Posta un commento