(segue da qui)
A pag. 23 del suo scritto sulla questione se l’immagine liberale di Gesù sia stata confutata, Weinel ha fatto la confessione che il nostro “Marco” è stato scritto, a quanto pare, lontano dagli avvenimenti e senza un’adeguata conoscenza delle condizioni locali — che egli stesso, per quanto riguarda la vita di Gesù, si è dovuto costruire una cronologia e una “geografia” come meglio ha potuto. [1] “Da dove però” — chiede nel 1910, a pag. 50 di un opuscolo su ‘La più recente (o ‘liberale’) ortodossia e il problema del Cristo’ — Ernst Krieck — “da dove ha dunque Weinel il corso stesso degli avvenimenti storici?” Weiss definisce (pag. 121) antiscientifico pensare, in Marco 1:23-27, a una “poesia” evangelica, benché là effettivamente lo spirito malvagio del messianismo debba cedere nella sinagoga il passo alla nuova dottrina e allo spirito buono dell’ecclesia; egli stesso, tuttavia, non sa che cosa pensare di quel racconto, non ignora le gravi obiezioni alla storia della passione e chiama (pag. 132) “tutto il vangelo una storia della passione prolungata a ritroso”. Riconosce (pag. 114) persino che, dal battesimo di Gesù fino al sepolcro vuoto in Marco, per non dire dalla nascita miracolosa fino alla rimozione della pietra in Matteo, l’evento naturale è intrecciato con una serie di miracoli. P. W. Schmiedel, a Zurigo, ha tuttavia dissotterrato nove “colonne di base”, cioè racconti che non suonano incredibili e devono dunque essere storici; per lui Matteo 11:5 e 12:32, insieme con Marco 3:21 (cfr. Sapienza 5:4), 6:5; 8:12; 8:14-21; 10:18; 13:32 e 15:34 (cfr. Salmi 22), costituiscono altrettante basi sulle quali la fede nel Gesù terreno, di carne e ossa, riposa o può riposare in sicurezza. “Se esse” — dice a pag. 17 di un opuscoletto del 1906 — “fossero del tutto assenti dai vangeli, si potrebbe difficilmente respingere l’affermazione che i vangeli ci presentano ovunque soltanto un’immagine agiografica dipinta su fondo d’oro, e che perciò non possiamo sapere come Gesù sia realmente apparso, anzi forse nemmeno se egli sia veramente vissuto”. Lo stesso egli ha detto nella colonna 1881 della Encyclopaedia Biblica di Cheyne: “Se passi di questo genere mancassero del tutto, sarebbe impossibile dimostrare a uno scettico che ai vangeli possa essere attribuito qualunque valore storico. Egli sarebbe in grado di dichiarare che l’immagine di Gesù in essi contenuta è un’opera puramente fantastica e potrebbe rimuovere la persona di Gesù dal campo della storia — tanto più se si considera la povertà della testimonianza storica riguardo a lui, sia negli scritti canonici al di fuori dei vangeli, sia negli autori profani come Flavio Giuseppe, Tacito, Svetonio e Plinio”. Abbiamo già appreso di quale natura sia l’“aria di Palestina” che, a giudicare dalle stesse parole di H. von Soden, egli avrebbe respirato per prima in Marco. E le “colonne di base” di Schmiedel si sono ben presto dissolte sotto la critica di Hertlein, Robertson, Steudel, Lublinski, Smith e Drews. A. Schweitzer, del resto, aveva già posto, a p. 303 del suo libro ‘Sulle ricerche riguardanti la vita di Gesù da Reimarus a Wrede’ (1906), la domanda se Schmiedel e von Soden non si accorgessero che, con le loro confessioni, cadevano direttamente nelle mani di Bruno Bauer — Bauer, che già nel 1841-42 aveva ampiamente dimostrato “che tutto ciò che è il Cristo storico, tutto ciò che di lui si dice, tutto ciò che sappiamo di lui appartiene al mondo della rappresentazione, della rappresentazione cristiana, e quindi non ha nulla a che fare con un uomo del mondo reale” (‘Kritik der evangelischen Geschichte’, 3:308). La tesi di Bauer era allora che i nostri vangeli, così come non narrano una reale vita di Gesù, non devono neppure essere considerati echi di una tradizione, e che anche il più antico dei quattro fu composto indipendentemente da ogni “tradizione”. Non era però ancora giunto alla consapevolezza che essi possano nondimeno essere considerati echi, modificati e diversi, di un modello alessandrino; egli sostenne tra il 1850 e il 1852 che un Gesù di Nazaret in carne e ossa non era mai esistito.
NOTE
[1] Cfr. qui Marco 7:31: “Dopo essere di nuovo partito dalla regione di Tiro, passando per (la più settentrionale) Sidone, giunse (scendendo verso sud) al mare di Galilea, attraversando il territorio (ancora più meridionale) della Decapoli”.

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