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“Il tentativo di derivare il cristianesimo da un uomo deve sempre fallire”. — W. B. Smith, ‘Il Gesù precristiano’², pag. 41.“È stata confutata, chiede Weinel, l’immagine liberale di Gesù? La risposta è: È stata confutata”. — A. Drews, ‘Il mito di Cristo’, 2:408.“Il Gesù uomo della teologia moderna è stato respinto, e il Gesù dio del cristianesimo più antico… è stato dimostrato come la concezione giusta e autentica”. — W. B. Smith, ‘Ecce Deus’, pag. 255.
“Berosso riferisce nel primo libro della sua Storia babilonese che, a partire dal sedicesimo giorno del mese di Loüs, a Babilonia si celebra per cinque giorni una festa chiamata Sacaea, durante la quale, secondo l’usanza, i padroni stanno al servizio dei domestici; uno di questi, vestito con un abito regale, comanda sulla casa, ed essi lo chiamano zoganes” [1] (Ateneo, 14:44). “Essi prendono”, dice Dione Crisostomo (Orazione 4:67), “uno dei condannati a morte e lo pongono sul trono reale; lo vestono con abiti regali, gli permettono di dare ordini, di bere, di divertirsi e di disporre delle concubine del re per diversi giorni; nessuno può impedirgli di fare ciò che vuole. Ma poi lo spogliano delle sue vesti, lo flagellano e lo crocifiggono”. [2] E “quando Crono (= Saturno)”, così ancora riferisce Filone di Biblo presso Eusebio nella ‘Preparazione evangelica’ (4:16, 7-8), “che presso i Fenici è chiamato Israele e dopo la sua morte fu assunto alla stella di quel nome, ancora regnava sul paese, egli ebbe da una figlia del luogo, chiamata Anobret, un figlio unico, che perciò fu detto Jehud (= Giuda), poiché ancora oggi presso i Fenici il figlio unico è chiamato così; e quando poi il paese si trovò in gravissimo pericolo di guerra, egli adornò suo figlio con un abito regale e lo sacrificò su un altare eretto a tale scopo”. “A Crono”, racconta Porfirio nel suo trattato ‘Sull’astinenza’ (2:54), “era solito essere offerto un uomo il sesto giorno del mese di Metagitnione, a Rodi, un’usanza che durò a lungo prima di essere abolita; infatti si conservava uno dei condannati a morte fino alla festa di Crono, e quando la festa giungeva, lo si conduceva fuori dalla porta di fronte al tempio di Aristobula (= Diana), gli si dava da bere del vino e poi lo si uccideva”.
NOTE
[1] Si è pensato qui a un errore di scrittura ΧΩΓΑΝΗΣ al posto di ΖΩΡΑΛΛΗΣ, facendo riferimento alla parola babilonese “sukallu”, che sembra significare “primo ministro”; si può però anche pensare a “sâgân”. Infatti, così veniva chiamato nel Targum ebraico il sostituto del sommo sacerdote durante la cerimonia del capro espiatorio.
[2] Cfr. qui H. Zimmern, ‘Zum Streit um die Christusmythe’ (Berlino, 1910), pag. 40, e H. G. F., 3:210.

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