domenica 14 dicembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 4:8

 (segue da qui)


Lo Spirito Santo, nel quale il Figlio umano si mostrò uno con il Padre divino e per sua natura non si abbandonava a fragili naturalezze, fu lo spirito di un’automortificazione, tale da aver già indotto un Filone (Quaest. et sol. in Gen. 4:8) a scrivere: “Meglio evirare sé stessi che darsi a relazioni sessuali illecite”; che questa autoevirazione sia meglio della fornicazione, e che si possa perfino farne in generale un consiglio evangelico, dev’essere stato appreso dall’autore di Matteo 19:12 ad Alessandria. E se, nel vangelo degli Egiziani, il Giosuè alessandrino ha detto che, se non rimaniamo sobri rispetto al mondo, non troveremo il Regno di Dio, né vedremo il Padre finché non facciamo del sabato un sabato — una locuzione che Giustino Martire (Dial. 12) ha in comune con il frammento evangelico ritrovato in Egitto di cui si tratta —, allora egli, come annunciatore del Padre che spiritualizza, e quindi relativamente onora, il sabato, non ha appreso la mortificazione di sé in un’invenzione secondaria sorta nel mezzo del 2° secolo, ma in uno scritto di transizione, affine alla nostra lettera agli Ebrei (4:9), risalente alla fine del 1° secolo. L’osservazione naassena secondo cui l’anima è difficile da trovare e da comprendere, poiché non permane in unità di forma, figura o condizione, così da potersi cogliere per apparenza o per essenza, ha dato occasione al romano Ippolito di affermare che essi avevano tratto quei “molteplici mutamenti” dal vangelo degli Egiziani; senza che, con ciò, si dica nulla a favore o contro quest’ultimo nella questione tra il vangelo alessandrino e i nostri canonici romani. Ciò che in Sapienza 8:20 risuona in Alessandria, in Matteo 16:13–14 si ripete a Roma, e in Giovanni 9:1–3 riecheggia a Efeso, per essere infine attribuito a Gesù stesso in Matteo 19:28 (cf. 11:14) come parola di senso non determinato (“palingenesi”, “rigenerazione”), potrebbe essere stato insegnato in modo “misterico” nel vangelo alessandrino, precisamente in una posizione intermedia tra il libro della Sapienza e il Vangelo di Giovanni — cosa che non si potrà confutare con Origene, tra gli altri, il quale riteneva il vangelo degli Egiziani più antico, sebbene meno buono, del vangelo secondo Luca. Il vangelo degli Egiziani deve dunque essere stato un’invenzione alessandrina; ma se, paragonato ai nostri vangeli, fosse un’invenzione più tarda, è cosa assai dubbia, o meglio da non ammettere: esso è piuttosto “il Vangelo” nella sua forma originaria. E che non sia stato scritto prima dell’inizio del 2° secolo resta storicamente plausibile, ma non probabile; è anzi del tutto concepibile che sia stato composto intorno all’anno 75.

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