giovedì 23 aprile 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? SATURNO E IL SUO GIORNO.

 (segue da qui)

I

II

APPENDICE 

SATURNO E IL SUO GIORNO.

UN'APPENDICE.


“Michele”, afferma Helena P. Blavatsky (‘The Secret Doctrine, III, pag. 334), “in quanto reggente del pianeta Saturno, è Saturno; il suo nome misterico è Sabbatiel, [1] perché presiede al sabato ebraico, così come al sabato astrologico”. “Jahvé e Saturno sono uno” (ibid., pag. 316). “I cabalisti ritengono”, aveva scritto fra gli altri C. W. King, “che Mosè e i profeti siano stati ispirati dal genio di Saturno” (The Gnostics and their Remains, 2ª ed., 1887, pag. 125). E secondo Achille Tazio (Uranolog. pag. 135-136), la stella di Crono era detta stella di Nemesi; il che può ricordarci Esodo 31:14; 35:2 e simili passi pieni di minaccia; e con ciò si può ancora confrontare Naum 1:2-3, o la minaccia saturnina che, tratta da Esodo 20:5, viene letta ogni domenica ai nostri riformati, eludendo i passi evangelici come Matteo 5:45; Luca 16:1; 1 Giovanni 4:8; Giovanni 1:17; 1 Corinzi 8:6; Giovanni 8:44; 17:6; Efesini 3:14, e altri. Che Saturno, Crono, Phaenon (cfr. qui Cicerone, De Natura Deorum 2:20, 52), presso i cristiani gnostici o teosofici del 2° secolo, sia stato chiamato Jaldabaoth o figlio del Caos, lo apprendiamo da Origene (Contra Celsum 6:31); e questo Jaldabaoth, cioè Saturno, si rivela essere ancora una volta il dio ebraico. Presso Ireneo di Lione (1:30, 5-6), egli appare come il dio che governa cielo e terra, ma che si è immaginato erroneamente di essere l’Essere supremo; presso Ippolito (Haer. 5:7), i Naasseni o “Serpentisti”, teosofi provenienti dal giudaismo, lo consideravano anzitutto come il creatore e legislatore del mondo. Che “l’angelo” che aveva dato la Legge fosse uno degli “angeli” che avevano fatto il mondo, fu affermato (Epifanio 28:1) anche dai Cerintiani dell’Asia Minore, anch’essi di origine giudaica — cfr. Genesi 1:26; 3:22; 11:7; Giubilei 3:4 e Filone di Alessandria, De opificio mundi 24. Di angeli che avevano creato il mondo e avevano imposto arbitrariamente la Legge parlano pure (Ippolito 6:19) i Simoniani provenienti dalla Samaria; e che il principe dei sette, il grande sovrano, si fosse soltanto immaginato di essere l’Essere supremo, fu raccontato a modo loro (Ippolito 7:25-26), nel corso del 2° secolo, anche dai Basilidiani. Anche i Mandei credono ancora che alla creazione del mondo abbiano collaborato gli spiriti planetari; cfr. di nuovo Genesi 1:26; 3:22; 11:7, ecc. E fu dunque il Padre di Gesù a dare la sanguinosa Legge giudaica, secondo Paolo? Si veda Atti 7:53; Ebrei 2:2; Galati 3:19; Romani 4:25; 1 Corinzi 7:23; Galati 3:13! Per cominciare, tutta la vanità della creazione (Romani 8:20) non ricadeva sul Dio buono, [2] e anche la Legge era stata data da altri; per Paolo essa era una maledizione, da cui il sacrificio di Cristo ci aveva riscattati. La crocifissione di Cristo, afferma Paolo (1 Corinzi 2:8), è imputabile ai dominatori di questo mondo, anche se la sua teosofia non proclama apertamente che il primo e l’ultimo di quei principi sia il pagano-giudaico Kewan, Crono o Saturno, lo Jaldabaôth, i cui subordinati sono spiriti malvagi dai piedi di gallo. [3] Il quarto evangelista, sebbene non dica come Paolo (Romani 8:3) che il Figlio è stato mandato in somiglianza della carne del peccato, fa tuttavia capire (Giovanni 14:30) che il principe di questo mondo non ha avuto presa su Gesù, e che per nostro bene è stato così ingannato dalla bontà celeste. E benché fin dal principio (2 Corinzi 4:4) il dio di questo mondo abbia accecato le menti dei suoi riguardo al Vangelo, sicché (Romani 11:25) è sopraggiunto un indurimento parziale su Israele, sebbene il dio dei giudei, nelle comunità di Gesù, venisse per finta identificato con il Padre buono di Gesù per restaurarne l’onore, dopo l’anno 70 il suo regno era finito. Il sacrificio giudaico era scomparso, la vera luce (1 Giovanni 2:8) aveva cominciato a risplendere, e Paolo’ (Colossesi 2:14-18) avrebbe continuato a indicarci che non dobbiamo più badare all’intero culto astrologico dei giudei, incluso il sabato, poiché Cristo Gesù ha trionfato su principati e potestà. I dominatori di questo mondo di tenebra, gli dèi planetari, sono (Efesini 6:12) precisamente i tiranni contro i quali si svolge la lotta; il Signore dei giudei non è più riconosciuto come Signore dai fedeli del Signore Gesù (1 Corinzi 8:6); e forse in Matteo 6:24 conviene ricordare che kakkab ili Manman, la stella del dio Manman, era la stella di Saturno. In ogni caso, i seguaci di Gesù (Efesini 3:14) si inginocchiano davanti al Padre, [4] e hanno (Efesini 4:5) un solo Signore; e, nonostante tutte le alterazioni posteriori, quel Signore (cfr. 1 Corinzi 8:5-6 e Giovanni 16:3) non è lo spirito maligno di 1 Samuele 19:9 o di 2 Samuele 24:1. 10-15, non è lo spirito malvagio di questo mondo, non è Saturno o Sabbatiel, il dio del Sabato.

NOTE
[1] “Spiritus Saturni nuncupatur Sabbathiël” [=“Lo spirito di Saturno è chiamato Sabbatiel”]. Heinrich Cornelius Agrippa, De occulta philosophia 3:28. Dott. E. Bischoff: “Presso l’Ost-Kibla Michele era = Saturno-Nergal, l’astro sabbatico d’Israele” (‘Babylonisch-Astrales in Thalmud und Midrasch’, Lipsia 1907, pag. 136).
[2] Confronta qui la teosofia peratica (= “ebraica”) presso Ippolito 5:17, pag. 137.
[3] Nel terzo secolo (Sanh. 63 b) Rab sostenne che l’immagine di Nergal (2 Re 17:30) fosse stata un gallo; e una lastra di bronzo proveniente dall’Assiria, con scene dell’oltretomba, mostra un demone eretto dietro di esso, con testa e corpo di cane, ma con zampe di gallo al posto delle gambe. Il nome rabbinico per il gallo stesso, tarnegool, è, a quanto pare, babilonese.
[4] Ἤινεσαν τὸν ἄνω Πατέρα τὸν ἐπάνω τοῦ Ἰαλδαβαώθ· [=“Lodarono il Padre superiore, che è al di sopra di Ialdabaoth”] Epifanio 37:4; cfr. Giovanni 16:3.

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