giovedì 12 marzo 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 2:12

 (segue da qui)

La cosiddetta predicazione “ortodossa liberale” di Gesù continua a presupporre un Gesù di Nazaret che avrebbe percorso la Galilea come “maestro”, che ben presto sarebbe finito sulla croce a Gerusalemme e che, non molto tempo dopo, sarebbe stato divinizzato da Paolo; ma essa si rifiuta di vedere che un tale Nazareno di Nazara non potrebbe ormai essere per noi più nulla — che nessun uomo galileo dell’anno 30 della nostra era avrebbe potuto sentire, pensare e parlare come un uomo “libero e religioso” dei nostri giorni potrebbe desiderare. Boltzmann (Neutestamentliche Theologie II 4, nota) ha potuto dichiarare che la domanda se già nella prospettiva di Paolo la figura di Gesù non assuma proporzioni troppo colossali per rendere pensabile l’esistenza di Gesù e di Paolo in un’epoca tanto ravvicinata, è la più importante tra quelle che la scuola olandese ha proposto alla riflessione dei signori tedeschi. Harnack e i suoi seguaci, però, si comportano come se nulla fosse stato detto. Fu invece l’ortodossia luterana che, nel 1907, per bocca del professore R. Grützmacher, in uno scritto sulla questione se l’immagine liberale di Gesù fosse davvero “moderna” (cioè “aggiornata”), espresse il giudizio che, qualora si riconoscesse alla critica un diritto di esistere nei confronti del Nuovo Testamento, si dovrebbe procedere con coerenza fino a giungere a una posizione simile a quella difesa dal defunto A. Kalthoff. Era un’affermazione di parte, ma di una parzialità lucida e consapevole. Così anche il dottor H. Bavinck, in un opuscolo del 1912 su “il Cristianesimo”, scriveva: “Negli ultimi anni è emersa con grande forza l’impossibilità di trovare, dietro il Cristo delle Scritture, un Gesù che non si sia ritenuto il Messia, che non abbia compiuto miracoli e che non sia risorto dai morti. [1] Il Gesù storico e il Cristo apostolico non possono essere separati: sono una e la stessa persona. — Nel Cristianesimo, Cristo è in certo modo il Cristianesimo stesso”. Il “liberale” P. Wernle di Basilea, che pure ha dichiarato che i nostri cosiddetti vangeli sinottici sono nel loro insieme letteratura apologetica, cioè missionaria, della prima cristianità, sostiene tuttavia che non abbiamo molte figure storiche la cui essenza e volontà ci appaiano così chiaramente come quelle della persona di Gesù. E A. Jülicher, che ha scritto degli evangelisti che sarebbe ingiusto attendersi da loro un rispetto del nesso storico, respinge nella sua ‘Introduzione’ (pag. 19) ogni paragone con la posizione radicale riguardo alle lettere paoline: “Lettere — egli dice — come quelle ai Galati o le prime due ai Corinzi ci sembrano semplicemente inconcepibili, proprio per la grande quantità di elementi illogici e incommensurabili che contengono, e che risultano invece tanto verosimili nella situazione presupposta da tali lettere”. Eppure già nel 1900 (in Theologische Studien und Kritiken) Joh. Weiss aveva mostrato che 1 Corinzi 1:1–2 non poteva essere stato scritto da Paolo, e nel 1910 aveva individuato in quella epistola tre diversi strati redazionali; tuttavia H. J. Holtzmann aveva riconosciuto (Jahresbericht XIV, 152): “La seconda lettera ai Corinzi non si tiene più insieme”. E ancora, nel 1907, in una rivista tedesca dedicata alla storia e alla scienza del giudaismo, lo studioso ebreo J. Eschelbacher aveva dimostrato che la lettera ai Galati non poteva essere stata scritta da un autore ebreo. Chi non si lascia impressionare da tali pseudo-liberali oracoli sugli elementi “incommensurabili” in Paolo, non ha bisogno d’essere particolarmente erudito per chiedersi perché Romani 15:19; 1 Corinzi 15:32; 2 Corinzi 11:24–27 e Galati 1:15–17 dovrebbero essere ritenuti meno leggendari di Atti 14:19–20; 16:26; 20:23 e 28:9; e difficilmente potrà riconoscere, in Romani 1:8; 11:15.20; 1 Corinzi 3:10; 4:1; 9:5–7; 2 Corinzi 5:20 e Galati 1:16; 3:1, un contemporaneo di Gesù di Nazaret che scrisse tra il 50 e il 65. Ma il lettore comune, che “si affida agli esperti”, si accontenta della risposta da cui Harnack e i suoi non si lasciano distogliere: Gesù è esistito — e Paolo ne è testimone.

NOTE
[1E. Hertlein: “Perde sempre più terreno l’idea che l’attività letteraria degli evangelisti si riferisse a un Gesù storico, dunque umano, mentre d’altra parte acquista sempre maggiore probabilità ‘quella’ secondo cui il loro oggetto sarebbe il Cristo creduto dai cristiani, appartenente al cielo” (‘Die Menschensohnfrage’, pag. 138). 

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