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A pag. 28 del suo scritto — volto a rispondere negativamente alla domanda se l’immagine liberale di Gesù sia stata confutata — H. Weinel riconosce che l’intera tradizione riguardante Gesù, incluso “Marco”, deve essere considerata cristiana, e che l’immagine di Gesù, prima di poter ritrovare Gesù stesso, deve essere liberata da ciò che è “cristiano”. “Per ciò che si perde insieme al Vangelo” — aveva tuttavia dichiarato J. Wellhausen nell’ultima pagina della sua ‘Introduzione ai tre primi vangeli’ (pubblicata nel 1905) — “Gesù storico, come fondamento della religione, costituisce una compensazione assai dubbia e insufficiente; senza la sua morte, egli non sarebbe affatto diventato una figura storica”. Anche dal punto di vista puramente storico, la prospettiva di Weinel presenta gravi difficoltà: poiché da tale punto di vista l’intero sviluppo del cristianesimo — a partire dai vangeli — avrebbe preso le mosse, senza alcuna vera causa originaria, dal suo punto d’inizio nominale, e cioè sarebbe cominciato con un immediato oscuramento delle origini, con un’esaltazione immotivata del mortale Gesù; ciò significa però che il Gesù storico scoperto da Harnack e dai suoi non è che un’invenzione priva di fondamento nei dati — una costruzione fantastica di propria invenzione. Infatti, anche secondo Weinel, i nostri evangelisti non rappresentano un Gesù uomo, un Galileo di carne e ossa proveniente da Nazaret. È vero che H. von Soden, durante la discussione religiosa di Berlino del 31 gennaio e 1° febbraio 1910, mosse delle obiezioni all’affermazione di A. Drews, secondo cui i nostri vangeli sarebbero scritti “ edificanti”, ossia testi di una certa tendenza religiosa; e parlando del nostro vangelo di Marco, egli esclamò: “Tutto odora di Palestina!” “Tutto” — egli ripete, parlando dei documenti evangelici, a pag. 20 del suo opuscolo diffuso in migliaia di copie — “tutto è nato da, ed è immerso in, una realtà ristretta, minuta e perfettamente concreta, che emana un’autenticissima aria di terra”. E ciò, mentre nel medesimo tempo il suo affine e alleato Johannes Weiss, a pag. 116 del suo proprio scritto, si sente spinto a esclamare a modo suo: “A che giova distinguere tra strati più antichi e più recenti, se comunque l’elemento miracoloso, pur attenuato, è già presente nello strato più antico di tutti?”

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