mercoledì 11 marzo 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 2:11

 (segue da qui)

“Vi è dunque”, conclude il signor W. B. Smith in ‘De Christusmythe’ (2:430), “un insegnamento su Gesù che fu predicato attivamente nel bacino del Mediterraneo e che non ebbe origine a Gerusalemme”. Un’analisi approfondita e poliedrica dei dati contenuti nelle più antiche lettere cristiane deve quindi condurre al giudizio che la predicazione del Vangelo ebbe origine in un ambiente ellenistico, nel quale le concezioni evangeliche erano già diffuse; che in questo stesso Vangelo i fatti e le dottrine presentate possiedono un duplice fondamento, ‘pagano’ ed ebraico; che non solo i miracoli, ma anche la passione, la morte e la resurrezione furono originariamente concepiti in senso simbolico; e che, infine, anche un’indagine accurata delle lettere paoline non riesce a far emergere alcuna solida testimonianza circa un Gesù terreno di Galilea o la sua vicenda biografica. Ricordiamo inoltre che la moltitudine di testi magici o formule di scongiuro conservateci in caratteri cuneiformi testimonia già, nello spirito dell’antica Babilonia, un profondo bisogno di redenzione. Si è anche ritrovata un’antica profezia egizia del saggio Epoe, nella quale si annuncia che sull’Egitto si abbatterà una terribile sciagura e che il popolo oppresso abbatterà i ricchi; la miseria sarà grande nel paese, finché verrà il pastore di tutti gli uomini, nel cui cuore non è alcuna malizia. Inoltre, i papiri di Ossirinco del 2° secolo hanno portato alla luce inviti a δειπνῆσαι εἰς κλίνην τοῦ κυρίου Σαράπιδος [=“cenare sul letto del Signore Serapide”], cioè inviti alla mensa del Signore Serapide — l’alessandrino. Ed è difficile non pensare a un legame storico quando leggiamo che il 22 marzo il frigio Attis veniva appeso al pino, che il 24 la sua immagine era aspersa di sangue, e che il 25 si annunciava la resurrezione di quel dio. “Croce, abbandono da parte di Dio e morte, e dopo breve tempo la notizia che egli era risorto, il coraggio trionfante dei suoi discepoli fuggitivi, la sua venerazione e adorazione come Signore e Salvatore” — tutto ciò, per il prof. A. Meyer, poteva ancora sembrare credibile, il 14 giugno 1910 a Zurigo, nel caso di Gesù; ma, di fatto, la divinizzazione di un uomo con cui si è vissuto e che si è visto morire miseramente non si può concepire senza un miracolo, e tutto qui rimanda a un’origine diversa. [1] “Come si è passati da Gesù a Paolo? Il problema non si è lasciato eliminare”, ammetteva nel giugno 1910 a Zurigo il pastore M. Rüetschi, che non trascurava di osservare come 1 Corinzi 2:8 non parli di un’esecuzione a Gerusalemme, ma di una crocifissione del Signore compiuta da potenze celesti prive d’intelligenza. In effetti, nel bene e nel male, nelle nostre lettere paoline lo gnosticismo è presupposto; e, come riconobbe anche il prof. A. Meyer a Zurigo, in una forma o nell’altra è in uno gnosticismo precristiano che si nasconde l’anello di congiunzione tra le divinità redentrici dell’Oriente e il Cristo della successiva dottrina ecclesiastica.

NOTE
[1] Niemojewski: “L’origine astrale della via dolorosa non lascia il minimo dubbio; inoltre, il modo in cui viene descritta l’eclissi di sole dimostra chiaramente che, in origine, la Passione di Gesù era intesa come un evento cosmico, non umano, e che il suo scenario era l’intera Terra, non un territorio limitato come la Palestina” (‘Gott Jesus’, pag. 427). “La via dolorosa, la crocifissione, la sepoltura e la resurrezione sono, in ogni loro aspetto, di natura astrale” (pag. 431).

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