lunedì 26 ottobre 2026

Sulla cancellazione di Cristo dalla Storia — Flavio Giuseppe, lo storico ebreo

 (segue da qui)


6. TESTIMONIANZE EXTRA-BIBLICHE (PARTE II): autori ebrei

Flavio Giuseppe, lo storico ebreo

Il grande storico Flavio Giuseppe era, come Cristo, ebreo, ed era nato a Gerusalemme nel 37 E.C.; ciò significa che era venuto al mondo non molto tempo dopo il periodo in cui, secondo la tradizione, Cristo sarebbe vissuto. Eppure, persino quest’uomo non conosce Cristo. Per il fatto di non aver scritto nulla su Cristo, si trova anch’egli nella stessa condizione di Filone. Si tratta dunque di una questione di estrema importanza per la Chiesa cristiana e per i suoi fedeli.

Come era facile prevedere, un passo riguardante Cristo fu interpolato nell’opera di Giuseppe, Antichità dei Giudei. Il testo recita: «In quel tempo viveva un certo Gesù, chiamato Cristo. Se è lecito chiamarlo uomo, si può dire che egli era un uomo saggio. Era infatti autore di opere straordinarie, maestro di coloro che accolgono volentieri la verità, e molti Giudei e molti pagani vennero a lui e lo seguirono. Egli era il Cristo, il Messia. Pilato, istigato dalla folla dei nostri connazionali, i Giudei, lo condannò alla crocifissione; tuttavia, coloro che lo avevano amato fin dall’inizio non lo abbandonarono, poiché egli apparve loro nuovamente vivo il terzo giorno. I profeti ispirati da Dio avevano già predetto questo e innumerevoli altri prodigi riguardanti lui. E ancora oggi la stirpe dei cristiani, così chiamati dal suo nome, non è giunta a scomparire».

Nel capitolo 15 del Vangelo secondo Matteo, Cristo dice: «Io non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Se questa fosse una testimonianza da prendere per vera, Cristo non avrebbe dovuto affatto invitare a sé i pagani. Inoltre, gli ebrei erano abituati da tempi antichissimi ad assistere e ad ascoltare racconti di profeti appartenenti al loro stesso popolo che compivano prodigi. È dunque mai possibile che Giuseppe, nel suo approccio di storico, abbia scritto che Cristo trascendeva immediatamente la natura umana semplicemente adducendo come prova i suoi presunti miracoli? E ancora: se Giuseppe avesse davvero creduto che Gesù fosse il Messia, il Cristo, egli stesso sarebbe diventato cristiano già da tempo. Se poi avesse creduto che Cristo fosse Dio, avrebbe certamente condotto uno studio accurato e approfondito su questo essere che si potrebbe definire l’incarnazione stessa del prodigio. E invece si limita tranquillamente a scrivere: «Questa stirpe non è giunta ancora oggi a scomparire».
Come si può scrivere qualcosa di così sconnesso e contraddittorio? Non è forse proprio come se il testo stesso confessasse spontaneamente di essere falso, senza che fosse neppure necessario spendere energie in indagini o esami critici?

Del resto, il primo a citare questo passo fu Eusebio, divenuto famigerato per aver falsificato a suo piacimento gli antichi documenti cristiani; prima di lui, infatti, nessuno aveva mai riportato queste parole. Radnagi, il vescovo Watson, Giles e altri hanno tutti indicato che si tratta di una falsificazione, e anche gli autori della Encyclopaedia Britannica hanno riconosciuto che è un falso. Non occorre certo che mi dilunghi a dimostrare che, come prova dell’esistenza di Cristo, esso non vale neppure mezzo centesimo.
 
Tuttavia, questo non riguarda soltanto Flavio Giuseppe. Nelle opere storiche scritte dagli uomini di lettere e dagli storici ebrei di quell’epoca, sono pochissime le testimonianze che facciano riferimento a Cristo. Gli autori della Encyclopaedia Britannica non si sono limitati a riconoscere come falsificazione il passo contenuto nelle opere di Flavio Giuseppe che fa riferimento a Cristo, ma scrivono inoltre quanto segue: «Per quanto riguarda Gesù, non è possibile apprendere neppure un solo fatto dagli scrittori ebrei. Soltanto in alcune versioni del Talmud ebraico (Unexpurgated Edition) si trovano circa venti passi che fanno riferimento a Cristo; in quest’opera il nome di Cristo sarebbe indicato come Panthera, e così via». E scrivono anche: «Le conoscenze che possiamo ricavare dagli scritti degli eretici [riguardo a Cristo] sono, contrariamente alle nostre speranze e aspettative, in realtà assai più scarse di quanto ci si potrebbe aspettare».

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