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Celso
Il nome Panthera compare anche negli scritti di Celso. Celso è noto come il più grande storico del 2° secolo e anche come filosofo. Durante il regno dell’imperatore Adriano scrisse due opere nelle quali attaccò con tutte le sue forze, dal punto di vista filosofico, la dottrina cristiana; ma non si limitò a dare per scontata l’esistenza di Gesù Cristo. Al contrario, utilizzando soltanto gli antichi documenti della Chiesa e altre fonti storiche provenienti dalla parte cristiana, condusse un esame accurato e giunse alla seguente conclusione:
Maria, dopo essere stata ripudiata dal marito, vagava per la Giudea e, durante quel periodo, ebbe una relazione illecita con un soldato romano di nome Panthera, dalla quale nacque un figlio. In seguito, questo figlio di Maria, vivendo in condizioni di estrema povertà, si recò in Egitto per procurarsi da vivere. Lì, frequentando alcuni prestigiatori del luogo, apprese i loro trucchi e le loro arti magiche. Dopo essere tornato in Giudea, cominciò a proclamarsi Messia, esibendosi in trucchi di magia di tipo egiziano. Per questa ragione, ciò che veniva chiamato «miracolo» egli lo compiva sempre e soltanto davanti a gente ignorante, come schiavi, donne e bambini.
Tutte le opere di Celso sono andate perdute e non sono giunte fino ai nostri giorni. Io ne sono venuto a conoscenza soltanto leggendo i passi citati da Origene; perciò non posso esporre qui i dettagli né discutere la fondatezza o meno delle argomentazioni di Celso. Di conseguenza, non è possibile sapere se sia davvero esistito un prestigiatore di nome Panthera, il quale si sia fatto avanti proclamandosi Cristo, cioè il Salvatore, oppure se gli attuali cristiani siano semplicemente una setta di seguaci che venera questo Panthera. Tuttavia, in ogni caso, il racconto secondo cui all’epoca sarebbe esistito un falso Messia di nome Panthera è giunto fino ai nostri giorni; si può dunque supporre che vi fossero, almeno in una certa misura, ragioni per credervi. Eppure, anche questa teoria non costituisce forse un elemento sfavorevole alla tesi secondo cui il Messia si chiamava Gesù? Quantomeno, come prova a sostegno dell’esistenza storica di Cristo, non può forse avere alcun valore probatorio?

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