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Nella versione del manoscritto Vaticano e di quello Alessandrino, così come nella Vulgata, la Scrittura cristiana (Giuda 5) stessa dice: “Tu, che una volta hai saputo tutto, voglio rammentarti che Gesù, dopo aver tratto il popolo dall’Egitto una seconda volta, distrusse gli increduli”. Si confrontino ancora Esodo 23:23 e Giosuè 24:11! E — afferma nel 1903, a pag. 82, in uno scritto di commento storico al Nuovo Testamento Hermann Gunkel — “già prima di Gesù, in ambienti giudaici sincretistici, si credeva nella morte e nella resurrezione del Cristo”. “Un dio redentore”, dice nel 1907 G. Traub, “era atteso ovunque” (‘I miracoli nel Nuovo Testamento’, pag. 27). Epifanio: ἔσχεν ἡ ἀρχὴ ... τὴν αἰτίαν ἀπὸ τοῦ ζητεῖν καὶ λέγειν πόθεν τὸ κακόν (34:6) [=“E l’inizio di questo cattivo pretesto ebbe la sua causa nel cercare e nel dire da dove provenga il male”]. E Johannes Weiss, che nel 1910 sostenne la realtà storica di Gesù, aveva già riconosciuto nel 1909, in ‘Christus, die Anfänge des Dogmas’, che “il rapido sviluppo della cristologia verso le dottrine più alte e più profonde trova la sua ragione proprio nel fatto che già prima della comparsa di Gesù esisteva una cristologia, ossia una dottrina sul Messia — o almeno la materia per una cristologia — sia tra i giudei sia tra gli ellenisti”. Anche di fronte ai popoli con i loro numerosi salvatori, Il nome Gesù non avrebbe dunque significato, anzitutto, o per cominciare, qualcosa di diverso se non che (Isaia 43:11) il dio ebraico era il vero Salvatore? In Matteo 23:34 parla il Signore Gesù, in Luca 11:49 parla invece la sapienza di Dio; e nella raccolta di sentenze che, insieme al racconto evangelico alessandrino, sta dietro i nostri vangeli, il Signore Gesù avrebbe potuto parlare come il Signore Jahvè aveva parlato per mezzo dei profeti. Il Signore Gesù non è rimasto il Signore Jahvé — e ciò significa appunto, a sua volta, che il suo nome è divenuto in modo “misterico” mitico, già prima del Vangelo; il più antico vangelo scritto deve essere stato piuttosto un’opera secondaria, composta da teosofi giudeo-greci divenuti antinomisti. Si pensi ancora alla straordinaria rapidità con cui il Vangelo si diffuse intorno al Mediterraneo — e ciò come Vangelo che divinizza Gesù —, in cui è già presupposto un culto pre-evangelico di Gesù. “Chi”, dice Lublinski, “non crede a un culto precristiano di Gesù, deve ammettere che il mito sia sorto improvvisamente e inaspettatamente nel 2° secolo e sia divenuto, nel giro di pochi anni, un dogma fondamentale” (‘Der urchristliche Erdkreis und sein Mythos’, II, pag. 113). E chi consideri inoltre che, secondo la tradizione orientale, Giosuè è ancora conosciuto come figlio di Mirjam (Mariam, Maria), sorella di Mosè; che, lungo tutto il corso dell’era cristiana, si sono praticati scongiuri giudaici con il nome del sommo angelo Metatron; e che nel Capodanno sinagogale “Giosuè, il principe della Presenza, principe Metatron” è nominato — riconoscerà senza troppa difficoltà, in passi come Marco 9:38, Luca 9:49, Atti 13:6; 16:7; 18:25; 19:1–3; 1 Corinzi 2:8; 2 Corinzi 8:9; 12:8; Filippesi 2:5–11; Ebrei 2:9; Giacomo 5:14; Giuda 5; Apocalisse 3:21; 22:20, echi o reminiscenze di una preistoria mitica del nome Gesù nel seno di una teosofia giudaica scomparsa e quasi dimenticata. “Il cristianesimo del Nuovo Testamento”, dice nel 1908 M. Brückner, “non può essere compreso come una evoluzione lineare del Gesù storico. — La fede nella resurrezione di Cristo è il dato originario di tutta la cristologia neotestamentaria. — Poiché, insieme alla fede nella resurrezione di Gesù, si affermava anche la sua messianicità, è naturale supporre che la rappresentazione di un Messia sofferente e risorgente esistesse già in qualche modo. — È dunque certo, in ogni caso, che sussistevano le condizioni perché, all’interno della religione giudaica, sorgesse l’immagine di un Messia morente e risorgente, immagine che sarebbe poi stata trasferita alla persona di Gesù, o che con essa sarebbe nata simultaneamente” (‘Il Dio-Salvatore morente e risorgente’, pag. 34–36).

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