(segue da qui)
Incredibile è anche (Marco 14:13-14) il grido dei giudei: “Crocifiggilo!” Il fatto che, nel 37 A.E.C., sotto Marco Antonio (Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche 15:1,2), su richiesta di Erode, l’ultimo re asmoneo dei giudei non solo fosse flagellato, ma anche crocifisso (Dione Cassio 49, p. 22), era per loro cosa estremamente dolorosa, e infatti Giuseppe lo tace. Qualunque cosa possa essere avvenuta (2 Samuele 21:9; Numeri 25:4) nell’antico Israele, secondo la legge giudaica (Levitico 24:16) per la bestemmia era prescritta la lapidazione, mentre (Deuteronomio 21:23) la crocifissione di un uomo ancora vivo contaminava persino la terra; perciò il Talmud (Sota 23a), a quanto pare, parla di una “impiccagione dopo la lapidazione”. Su Matteo 27:15ss e i paralleli, già Ugo Grozio aveva annotato: “In questo caso, direi, quell’indulgenza fu concessa al popolo giudaico dall’imperatore e inclusa nelle istruzioni per i procuratori; altrimenti, i governatori romani non avrebbero avuto il diritto di grazia, come ci insegnano le leggi” (‘Annotazioni ai libri evangelici’, Amsterdam 1641, p. 479). Ciò che potrebbe celarsi dietro al racconto è una duplice figura simbolica collegata alla festa in questione, in cui il rappresentante dell’anno vecchio doveva morire, mentre si lasciava libero il rappresentante del nuovo. Ciò che inoltre poteva riaffiorare alla mente dei narratori romani era un uso proprio dei Lectisternia, in occasione dei quali (Livio 5:13) gli incatenati venivano liberati, e, come riferisce Dionigi di Alicarnasso (Antichità romane 12:10), i servi imprigionati dai loro padroni venivano rilasciati. La liberazione di cui parlano i vangeli non può essere realmente avvenuta. E altrettanto incredibile è che Pilato, alla maniera giudaica — si confrontino qui i passi di Salmi 26:6; 73:13; Deuteronomio 21:7; 2 Samuele 3:28; Geremia 51:35 — si sia lavato le mani in segno d’innocenza, arrivando perfino a usare parole prese dalla … Settanta. Quando poi Matteo 27:66, Marco 15:46 e Luca 23:54-56 raccontano che i giudei fecero ciò che, nel giorno di Pasqua, nel primo degli Azzimi o nel sabato, nessun giudeo avrebbe potuto fare, risulta chiaro ancora una volta che agli autori del racconto della passione non erano presenti le reali possibilità e impossibilità giudaiche.

Nessun commento:
Posta un commento