mercoledì 4 novembre 2026

Sulla cancellazione di Cristo dalla Storia — I simboli del Sole

 (segue da qui)


I simboli del Sole

Fin dall’antichità si credeva che il Sole percorresse, nel corso di un anno, le dodici case del cosiddetto Zodiaco. Esse sono: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci. Si riteneva inoltre che l’equinozio di primavera fosse il momento della rinascita del Sole, vale a dire il momento in cui il Sole, morto al solstizio d’inverno, rinasceva pienamente. La costellazione dello Zodiaco nella quale il Sole si trovava proprio in quel momento era sempre utilizzata come simbolo del Creatore o del principio generatore. In un primo periodo fu il Toro; in seguito fu l’Ariete: entrambi divennero simboli del datore di vita. Per questo motivo gli uomini dell’antichità, nel rappresentare il dio solare, utilizzavano come simboli il toro, l’agnello oppure le due corna. Così anche gli animali terrestri giunsero a essere venerati come oggetti sacri.

Il dio solare persiano Mitra è raffigurato in sculture mentre cavalca un toro. Il dio solare egizio Osiride possedeva corna di toro e veniva venerato sotto il nome di Osiride-Apis o Serapide. Apis era un toro e rappresentava, cioè, il dio solare che si trovava nel Toro.

E poiché, al momento dell’equinozio di primavera, il Sole passa nell’Ariete, fu concepito Giove-Ammone. Si tratta di Giove con corna di ariete. Da qui, infine, si giunse a far derivare Gesù, che sarebbe «l’Agnello di Dio».

Per quanto riguarda il rapporto tra la figura di Gesù e il culto del Sole, desidero discuterne nuovamente e più approfonditamente in un capitolo successivo. Per il momento è sufficiente comprendere che questi simboli rappresentano sempre il Sole, il quale sconfigge le tenebre e la morte e dona la vita al mondo.

Oltre a Giove, Osiride, Mitra e agli altri, troviamo divinità dell’India, dell’Egitto, della Grecia, di Roma, della Fenicia, dell’Assiria e di altri paesi, come Saturno, Bacco, Adone, Dioniso, Apollo, Ercole, Ermes, Tammuz, Jahvé, Jao, Moloc, Baal, Asher, Mahadeva, Brahma, Vishnù, Belus e così via. Sono tutti, pur essendo gli stessi «datori di vita», nient’altro che divinità alle quali sono stati attribuiti nomi differenti. Esattamente così: le divinità di tutti questi paesi non sono altro che il cielo contrapposto alla terra, il Sole contrapposto alle tenebre, il principio maschile contrapposto al femminile; sono la divinizzazione della forza colma del soffio della vita. Sono il Creatore e sono gli organi della generazione.

Per questo motivo, il Creatore non si era manifestato nel mondo degli uomini soltanto assumendo la forma di un toro o di un agnello. Era stato rappresentato anche mediante numerosi altri simboli: falò, fiaccole, fiamme, coni, serpenti, il tirso (il bastone che il dio Bacco teneva in mano, ornato di edera e di foglie d’uva, con una pigna sulla sommità), triangoli, croci, il caduceo (il bastone che il dio Mercurio teneva in mano, attorno al quale si attorcigliano due serpenti e sulla cui sommità si trovano due ali), aste sormontate da sfere, alberi alti che si innalzano verso il cielo, pietre erette sul terreno, scettri, pali, obelischi, minareti — ossia le torri appuntite alte e sottili che si vedono presso le moschee islamiche —, colonne diritte, frecce, lance, spade, bastoni, ceppi di alberi che si innalzano verticalmente, e così via. Tutti questi oggetti sono stati utilizzati fin dall’antichità per simboleggiare la potenza generatrice del dio supremo. Le caratteristiche di questi simboli erano la loro forma eretta, la consistenza vigorosa e robusta, il colore rosso, simile a quello del fuoco, oppure la presenza di fiamme.

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