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Culto del Sole e culto fallico
Proseguendo così nel nostro esame e nella nostra ricerca, e risalendo alle origini del cristianesimo, giungiamo inevitabilmente a due grandi forme di culto che nell’antichità erano ampiamente diffuse e permeavano le società di ogni parte del mondo. Una di esse non è altro che il culto del Sole; l’altra è il culto fallico. Vorrei ora soffermarmi un momento sulla natura essenziale di queste due forme di culto, vi dispiace?
Le credenze del culto del Sole e del culto fallico si mescolano e si intrecciano tra loro; inoltre, poiché l’idea centrale è la stessa, allo stato attuale è difficile stabilire con certezza quale dei due sia più antico. Tuttavia, considerando che il culto fallico è più semplice e più facilmente comprensibile per noi, è probabile che sia sorto per primo. Quando la cultura cominciava appena a germogliare nelle società umane ancora immerse nella barbarie e nell’ignoranza, sarebbe stato del tutto naturale adorare quella forza misteriosa che era più vicina all’uomo: vale a dire la forza capace di generare una nuova vita, o, in termini semplici, la forza generatrice. Per considerare il Sole come un grande generatore di vita, invece, non era necessario attendere un particolare sviluppo delle capacità di ragionamento o dell’immaginazione dell’umanità. A mio avviso, il culto del Sole sembra essere una forma di credenza che ha ulteriormente idealizzato il culto fallico. Infatti, entrambi venerano una medesima forza, colma del soffio vitale. Per questo motivo, le varie credenze dell’antichità ruotano tutte intorno all’idea della generazione e si sviluppano attorno a essa.
Innanzitutto, se si desidera esaminare e chiarire la natura di queste antiche credenze, è necessario trascendere le consuetudini moderne che tendono a considerare osceno tutto ciò che esiste in natura. È davvero appropriato il passo in cui Sir William Jones, nella sua opera Ricerche sull’Asia, si riferisce agli Indiani. Egli osserva quanto segue: «Si può dire che l’idea secondo cui esistano oggetti naturali che debbano essere considerati osceni e quindi respinti non sia mai entrata nella mente né dei legislatori né del popolo [dell’India]. Al contrario, tutte quelle cose che nel nostro mondo vengono bollate come oscene sono abbondantemente presenti nei loro scritti e nelle loro conversazioni.
Si tratta certamente di un fenomeno particolare; tuttavia, ciò non costituisce affatto una prova della decadenza della loro morale».

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