giovedì 8 ottobre 2026

Sulla cancellazione di Cristo dalla Storia — Quando e per mano di chi fu scritta la Bibbia?

 (segue da qui)


3. BISOGNA CREDERE ALLA BIBBIA? (PARTE II)

Quando e per mano di chi fu scritta la Bibbia?

Perciò dobbiamo spingere ancora oltre la nostra indagine. I libri chiamati i quattro Vangeli furono davvero scritti di propria mano, nel 1° secolo dell'era che i posteri, calcolando a ritroso a partire da Gesù, chiamarono «1° secolo dell'era cristiana», da quattro uomini, Matteo, Marco, Luca e Giovanni? E, a dire il vero, quando e da chi fu mai compilato tutto il Nuovo Testamento che oggi possediamo?

Gli studiosi, i critici e i commentatori hanno continuato fin dall'antichità a studiare, indagare e sottoporre a esame questa questione con grande attenzione. Tuttavia, ancora oggi non siamo riusciti a ottenere prove precise riguardo a questo problema. Anzi, almeno per quanto riguarda il 1° secolo, si può dire che non esistessero quasi per nulla documenti riguardanti Cristo e il cristianesimo.

Nella Chambers Encyclopaedia si trova un'affermazione di questo genere: «Per almeno una generazione dopo la morte di Cristo non esisteva neppure un breve documento relativo alla biografia di Cristo o alle sue predicazioni; esistevano soltanto leggende trasmesse oralmente. Tutti i Vangeli furono scritti sulla base di queste leggende e dei documenti prodotti successivamente».

Secondo la ricostruzione esposta dal dottor Reich nella sua opera Storia della civiltà, nella seconda metà del 2° secolo i documenti che trattavano di Cristo erano ormai distinti in due categorie: i Vangeli e gli Atti degli Apostoli. Papia, morto nel 176 E.C., non conosceva affatto qualcosa come le nuove Scritture e sembra persino non averne mai udito parlare. Giustino Martire, morto nel 150, tentò di fondere il pensiero filosofico dell'antica Grecia con il cristianesimo; questo filosofo e teologo cristiano del 2° secolo, originario della Samaria, sarebbe stato martirizzato a Roma per opera di una congiura di filosofi che egli aveva confutato, e fu poi venerato come santo e annoverato tra i Padri apologisti. Eppure egli si limita a fare riferimento al primo e al terzo Vangelo. Policarpo, morto tra il 150 e il 160, si limita a esporre frammenti sparsi dei Vangeli e non indica egli stesso, come unica fonte da cui tali frammenti deriverebbero, alcuno scritto che in epoca posteriore sarebbe stato conosciuto come «Vangelo». In altre parole, nessuno sapeva chi avesse prodotto questi documenti, né da dove provenissero. Alla fine, dunque, si giunge alla conclusione che i più antichi manoscritti originali della Bibbia oggi esistenti siano il Codice Sinaitico, scoperto in un monastero del monte Sinai, e il Codice Vaticano, conservato nella biblioteca del Vaticano a Roma; ma entrambi risalgono al 4° secolo.

Parrish B. Ladd, avvocato di San Francisco, negli Stati Uniti, che alla fine del 19° secolo fu attivo come libero pensatore, nel suo libro Critica della mitologia ebraica e cristiana afferma categoricamente quanto segue: «La maggior parte dei moderni critici è già giunta, come risultato di appassionati studi comparativi, alla conclusione che non soltanto gran parte dei documenti, ma l'intero Nuovo Testamento, siano opere contraffatte dai sacerdoti a vantaggio degli interessi della Chiesa; e che gli attuali quattro Vangeli siano stati scritti molto tempo dopo. È ormai evidente che questi libri non erano conosciuti nel mondo fino alla seconda metà del 2° secolo e che furono prodotti raccogliendo e mescolando antichi racconti e leggende tramandati oralmente qua e là, insieme a frammenti di documenti rimasti solo in forma incompleta; aggiungendo alle lacune nuovi episodi, cucendo insieme le tradizioni degli antichi, inventando nuovi racconti, fondendo e mescolando ogni cosa, fino a creare diverse opere falsificate. Inoltre, è ormai diventato un fatto evidente che i Padri e gli anziani della Chiesa primitiva presero da questo ammasso simile a un cumulo di macerie soltanto ciò che era loro conveniente, aggiunsero le proprie aspirazioni e le proprie opinioni e da questo materiale elaborarono una biografia di Cristo o le scritture sacre di una religione».

Ladd osserva inoltre quanto segue: «Durante il 1° secolo, i principali cristiani erano convinti così profondamente dell'imminente ritorno di Cristo, ossia della prossima fine del mondo, ed erano così occupati nei preparativi necessari ad affrontarla, che non arrivarono neppure a pensare di conservare per iscritto le parole e le azioni del loro maestro, né tantomeno a fondare una nuova religione. Perciò, la fede di allora, cioè il Vangelo, consisteva interamente in parole trasmesse di bocca in bocca. Tutti coloro che avevano appreso questa nuova fede, come gli apostoli e i vescovi, pronunciavano ad alta voce queste tradizioni orali nelle assemblee della Chiesa, cioè nelle riunioni dei fedeli riuniti per diffondere l'insegnamento, oppure nei viali e nelle strade affollate dove la gente si incontrava e si incrociava. Nel frattempo si arrivò all'inizio del 2° secolo. Ma, poiché il ritorno del Messia, il Salvatore, tardava ormai troppo a lungo e la gente si era stancata di aspettarlo, per la prima volta coloro che sapevano leggere e scrivere cominciarono a mettere per iscritto i discorsi e le tradizioni orali degli apostoli e degli anziani».

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