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Centotrentadue teorie divergenti sulla data di nascita
Secondo quanto scrive Renan, tra i numerosi Padri e anziani della Chiesa che, fin dai tempi più antichi, si sono dedicati allo studio e alla soluzione di questo problema, sono sorte, quanto meno sorprendentemente, ben centotrentadue diverse teorie riguardo all’anno della nascita di Cristo. In altre parole, tra coloro che sostengono la datazione più antica della nascita di Cristo e coloro che ne sostengono la datazione più recente vi sarebbe una differenza di almeno centotrentadue anni. Poco importa che si tratti di paesi come l’India, nei quali non è mai esistita, in primo luogo, una storiografia ufficiale organizzata secondo una cronologia. Nell’Impero romano, invece, dove si celebrava come culmine della civiltà il fatto che gli storici sorgessero uno dopo l’altro come alberi in una fitta foresta e che vi fosse un gran numero di opere storiche, splendenti come le stelle del cielo, non è forse estremamente sospetto che la data di nascita di colui che è stato considerato uno dei grandi uomini e dei santi più illustri di questo Impero sia rimasta così vaga e indeterminabile?
Inoltre, le controversie riguardo alle circostanze concrete della nascita di Cristo raggiunsero una tale asprezza che, alla fine, alcune correnti, come i doceti, i marcioniti e i marcosiani, arrivarono a respingere la narrazione evangelica della nascita di Cristo e dei suoi trent’anni di vita. Secondo costoro, Cristo era stato creato già adulto dalla mano del Dio onnipotente e, senza trascorrere alcun periodo dell’infanzia o della giovinezza, era apparso per la prima volta sulle rive del Giordano. Quanto alla data di nascita e di morte della Vergine Maria, invece, non si sapeva assolutamente nulla fino al 4° secolo. Soltanto in seguito, nel corso del concilio di Efeso, fu pronunciata una dichiarazione al riguardo e si giunse così a stabilire, in qualche modo, una versione ufficiale di tali avvenimenti. Se però si deve credere al racconto del grande storico Gibbon, la dichiarazione del concilio di Efeso poté essere promulgata solo a stento, poiché Memnone, vescovo di Efeso, avrebbe comprato i voti di trenta o quaranta vescovi e anziani della Chiesa, ricorrendo inoltre all’aiuto di litigi e violenze.
Vedete un po’: noi non disponiamo neppure di una sola base o di una sola prova che ci permetta di stabilire quando Cristo sia nato. Le tradizioni, numerose e discordanti, con le loro innumerevoli versioni e opinioni contrastanti, sono più difficili da credere di quanto lo sia per un gruppo di ciechi esprimere un giudizio su un elefante; e sono più vane e inconsistenti che scrivere delle cifre sulla corrente dell’acqua che scorre via.
Se è così, anzitutto, come si arrivò ad adottare la teoria oggi comunemente accettata secondo cui Cristo sarebbe nato nell’anno 752 del calendario della fondazione di Roma?
John F. Blake afferma: «La data della nascita di Cristo fu stabilita per la prima volta da colui che viene chiamato Dionigi, o Dionigi il Piccolo. Era un monaco oscuro che viveva a Roma intorno al 580 E.C.; non si sa da quale paese provenisse. La gente lo chiamava “Scita”, ma questo non era altro che un appellativo generico che i Romani usavano per indicare i barbari dell’estremo settentrione».
Ebbene, è proprio così. La teoria oggi comunemente accettata secondo cui Cristo sarebbe nato nell’anno 752 del calendario della fondazione di Roma non è altro che il risultato numerico cui giunse, soltanto verso la fine del 6° secolo, questo modesto monaco, dopo aver compiuto per la prima volta, con uno sforzo immenso, una serie di calcoli e congetture secondo un criterio cronologico. Tuttavia, i documenti che egli avrebbe utilizzato come base per i suoi calcoli — vale a dire gli scritti antichi che si pretende siano stati redatti dagli apostoli e dai vescovi — sono oggi considerati per la maggior parte documenti falsificati e spuri tanto dagli storici e dai critici cattolici quanto da quelli protestanti. Come si può dunque risolvere questa contraddizione? Per di più, persino i calcoli di questo Dionigi non furono riconosciuti né dalla Chiesa né dalla società in generale fino alla fine dell’8° secolo; nel corso degli anni, essi diedero origine a numerose controversie e dispute. Pertanto, anche l’adozione di questo calcolo non fu affatto determinata da prove chiare e precise, ma fu semplicemente il risultato assai discutibile di una decisione arbitraria e dispotica presa dalla Chiesa dei tempi posteriori per propria comodità.
Ahimè, questo Gesù Cristo è mai esistito davvero, anche una sola volta? Perché non è rimasta alcuna traccia della sua esistenza in una forma che ci permetta di riconoscerla? Oppure le prove della sua esistenza sono forse svanite nel nulla, come fumo? Anche ammettendo che i cosiddetti dodici apostoli che lo veneravano fossero tutti uomini ignoranti e analfabeti, e che persino tutti i suoi seguaci, nessuno escluso, fossero stati gente miserabile e ignorante, perché mai la Chiesa, che sostiene di aver tramandato di generazione in generazione la tradizione risalente a Paolo, non possiede alcun fatto solido e incontestabile che possa convincerci, ed è arrivata al punto di non poter edificare il proprio credo se non ricorrendo in larga misura alla falsificazione di documenti, alla compravendita dei voti e alla violenza? Perché mai le sue fondamenta sono così estremamente fragili?
Se si solleva una questione simile, la Chiesa e i cristiani si difendono immancabilmente più o meno in questi termini: «Il fatto che nelle testimonianze storiche del 1° secolo non si trovi alcun riferimento a Cristo non dipende né dal fatto che Cristo non sia mai esistito, né dal fatto che gli uomini di quell’epoca non ne sapessero assolutamente nulla. Semplicemente, i governanti e la società dell’epoca, mossi dall’invidia, dall’avversione e dall’odio nei confronti di Cristo, cancellarono ogni traccia delle sue gesta e si adoperarono per reprimere la fede in lui; di conseguenza, anche gli studiosi e gli uomini di lettere, subendone gli effetti, finirono per mettere a tacere deliberatamente tutto ciò che riguardava Cristo. Non è forse vero che, fin dall’antichità, le forze che, avanzando nuove idee e nuove rivendicazioni, si opponevano alle vecchie credenze e alle vecchie istituzioni e cercavano di distruggerle sono state generalmente messe a tacere dagli storici?» Ma questa giustificazione, a ben vedere, non è altro che un sofisma privo di qualsiasi fondamento.

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