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La verità sulla persecuzione sotto Nerone
Non basta soltanto che vi siano ragioni per considerare come una falsificazione le parole di questo passo contenuto negli scritti di Tacito. Anzi, si è giunti al punto che oggi viene messa in dubbio persino l’esistenza stessa del fatto che l’imperatore Nerone fosse incline alle persecuzioni.
Il giudice Strange scrisse quanto segue nella sua opera Portraiture and Mission of Jesus: «All’epoca in cui Flavio Giuseppe viveva a Roma, dal 70 E.C. fino alla fine di quel secolo, e scriveva tutta la sua storia riguardante gli ebrei, se in quel periodo fosse stata presente attivamente una setta che sostenesse che un certo Gesù fosse apparso come Messia, cioè come Salvatore, sarebbe stato assolutamente impensabile che questo scrittore attento e acuto non avesse prestato attenzione a tali voci e non ne avesse fatto oggetto di un qualche commento. Ed è proprio così. Giuseppe, il grande storico degli ebrei, è precisamente colui che ha tramandato ai suoi contemporanei notizie sugli autoproclamati Messia comparsi nel corso dei tempi e sulle loro schiere di seguaci. E tuttavia, proprio nella città in cui egli viveva, e precisamente nello stesso periodo in cui vi risiedeva — o, se non proprio nello stesso periodo, comunque riguardo a una setta di ebrei seguaci del Messia che in passato era sorta in quella città — se fosse realmente esistita una setta del genere e se fosse esatta la testimonianza contenuta negli scritti di Tacito relativa al massacro dei cristiani perpetrato dall’imperatore Nerone —, come sarebbe stato possibile che egli avesse taciuto di fronte a un avvenimento di tale importanza, caratterizzato da pene tanto crudeli e spietate? Non sarebbe questa una cosa davvero straordinaria? Anche Taylor, citando un documento lasciato da Melitone, vescovo di Sardi, afferma che fino al 3° secolo non vi furono persone che fossero state vittime di persecuzioni. Qui non ho lo spazio per esaminare o discutere dettagliatamente la questione della realtà delle persecuzioni contro i primi cristiani. Tuttavia, sarà sufficiente porre la domanda seguente».
Secondo quanto tramandato, i cristiani furono sottoposti alla crudele persecuzione dell’imperatore Nerone proprio durante il suo regno, vale a dire nel periodo in cui Paolo viveva a Roma e predicava il Vangelo in questo Impero. Se le cose stanno così, come potevano essi, cioè i cristiani, comprendere le predicazioni contenute nel Nuovo Testamento, negli Atti degli Apostoli e nella Lettera ai Romani? Basta guardare alla Bibbia.
Il capitolo 28 degli Atti degli Apostoli si conclude con queste parole: «E così Paolo rimase per due anni interi in una casa presa in affitto a proprie spese, accogliendo tutti coloro che andavano a trovarlo, predicando con franchezza il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, senza che nessuno glielo impedisse in alcun modo». La Bibbia riferisce dunque che egli predicava il Vangelo pubblicamente e senza alcun timore, e che nessuno glielo impediva.
La Lettera ai Romani, all’inizio del capitolo 13, dice: «Ogni persona deve essere sottomessa alle autorità costituite, perché non vi è autorità se non da Dio, e quelle che esistono sono state stabilite da Dio». E si legge inoltre: «Vuoi dunque non avere paura dell’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode; poiché il governante non porta la spada senza motivo. Egli è infatti ministro di Dio e manifesta la sua ira contro colui che compie il male». In altre parole, secondo Paolo e secondo i cristiani, gli imperatori e i funzionari dell’epoca erano proprio i fedeli servitori di Dio, incaricati di lodare il bene e punire il male.
La storia secondo cui l’imperatore Nerone perseguitò i cristiani era davvero vera? Oppure sono completamente false le cose riportate negli Atti degli Apostoli e nella Lettera ai Romani? Finché non si darà una risposta chiara a questa domanda, Tacito non potrà essere considerato in alcun modo un testimone a favore dei cristiani.

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