giovedì 9 aprile 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 2:40

 (segue da qui)

La “diversa” spiegazione richiesta da Brückner difficilmente può essere diversa da questa. Nel primo secolo della nostra era, ebrei di tendenza teosofica concepirono l’Essere infinito ed eterno come un Padre nascosto e inconoscibile, e venerarono come primo prodotto dell’onnipotenza divina, come primogenito Figlio del Padre, come compartecipe del trono e supremo tra gli dèi subordinati o tra gli arcangeli, il Signore Gesù — il quale veniva considerato superiore al severo e persino sanguinario Signore di Mosè, il creatore del mondo e legislatore del popolo ebraico, il quale, così essi dapprima pensavano in segreto, era erroneamente ritenuto l’Essere supremo, mentre in realtà, quale dominatore del mondo, non era che il capo degli … dèi planetari. [1] Per la cacciata o espulsione degli spiriti maligni, gli ebrei teosofici preferivano dunque, in contrasto con quanto leggiamo in Origene, Contra Celsum 4:33, servirsi del nome di Gesù, sebbene questo fosse originariamente un semplice duplicato del nome ebraico stesso. E già prima della dissoluzione dell’Antica Alleanza, con la caduta di Gerusalemme e la distruzione del tempio, tali ebrei “mistici” avranno contrapposto alle speranze mondane del nazionalismo in terra d’Israele la dottrina secondo cui la vera redenzione doveva essere concepita in forma di “mistero”, a somiglianza di un “divino” modello e figura di sofferenza e morte terrena, seguito da resurrezione e glorificazione celeste. Ma — come si legge in Omelie Clementine 15:5 — “vi è grande differenza tra le dottrine della pietà e quelle della filosofia”, e la teosofia pura non è cosa per la moltitudine. I bisogni spirituali del popolo non si soddisfano con la speculazione pura e semplice, e con essa non si fondano comunità; la propaganda gnostica o giudeo-teosofica, ossia la sua dottrina per il popolo, ebbe quindi bisogno di una rappresentazione, e di questa, a sua volta, di un racconto figurato, accessibile al popolo. Così, tra gli anni 75 e 125 della nostra era, dovette circolare per iscritto la Buona Novella, il Lieto Annuncio, secondo cui il Signore Gesù dei Nazareni — cioè il Gesù nazareno —, prima della distruzione del tempio di Gerusalemme e della dissoluzione dell’antica alleanza, [2] era apparso in forma umana come l’efficace pascha del Padre contro il Principe di questo mondo (Esodo 12:27; Isaia 53:6–7), per inaugurare una nuova e incruenta alleanza con il vero Israele, [3] soffrendo e morendo, risorgendo e ascendendo al cielo come il Signore che proprio in tale successione di eventi trovava il fondamento della propria autorità per farsi garante, alla destra del Padre nei cieli, della salvezza delle anime dei suoi fedeli. La tendenza ebraica a conferire alla nuova alleanza del Padre con il vero Israele — non più ristretto nei limiti nazionali — [4] la forma di un racconto, si sarà combinata, nella Buona Novella, con una tendenza altrettanto ebraica a rovesciare o capovolgere il modello imperiale romano di governo del mondo. Per non dire di Nerone, che in un’iscrizione funeraria è chiamato buon dio, l’imperatore Augusto era stato celebrato come salvatore del mondo, e la notizia della sua nascita era stata qualificata, letteralmente, come vangelo. Un’iscrizione di Efeso e di altre città greche dell’Asia Minore chiama Cesare θεὸν ἐπιφανῆ καὶ κοινὸν τοῦ ἀνθρωπίνου βίου σωτῆρα [=“dio epifanio e salvatore comune della vita umana”]; già nel 196 A.E.C. Tolomeo Epifane è detto “immagine vivente di Zeus, figlio di Helios”, e un’iscrizione di Alicarnasso del 3° secolo A.E.C. menziona “il salvatore e dio” Tolomeo. Rimane tuttavia fondamentale che il redentore Gesù, apparso come uomo, affondi le sue radici in un bisogno della speculazione dottrinale ebraica: la necessità, per la moltitudine, di una rappresentazione ideale e concreta del nuovo patto incruento, che si era rivelato una esigenza dei tempi dopo la distruzione dell’antico macello nazionale (il tempio) [5] e la conversione di una moltitudine di ebrei e proseliti a una più mite concezione religiosa. Questo, in effetti, era la novità che si preannuncia ancora in 2 Corinzi 5:17; Ebrei 7:18; Apocalisse 21:5 e passi simili. La rottura con il giudaismo nazionale fu un fatto all’inizio del 2° secolo, e negli anni 132–135 — cfr. anzitutto Matteo 10:17–22 e Marco 13:9.12.13 — essa divenne irreparabile. Che la Nuova Alleanza, con la sua liberazione dalla legge ebraica, fosse tuttavia sorta di nuovo dal Dio dell’antica legge, e che questo Signore di Mosè fosse il Padre del Signore Gesù, risulta evidente, intorno al 150, nella dottrina “conservatrice della legge” propria delle comunità cattoliche, ossia universaliste, nelle quali l’origine stessa del Vangelo — la natura ellenistica e teosofica del primo apostolato — fu ben presto oscurata.

NOTE
[1] In Giacomo 1:17 l’Essere Supremo è chiamato “il Padre degli astri luminosi”. E che del “Figlio dell’Uomo” il dio giudaico Jaldabaôth (o Saturno), il dio del Sabato, non sia altro che il fratello minore, risulta da Ireneo 1:30, 6; “sovrano subordinato” è chiamato ancora nella teosofia ebraica medievale (Tiqqoenee ha-Zohar 16b) il “Metatron”, Metatron.
[2] “Andiamocene da qui”. Flavio Giuseppe sulla Guerra Giudaica 6:5, 3. — “Audita major humana vox excedere deos”. Tacito, Hist. 5:13. — Luca 23:28, 48; 1 Tessalonicesi 2:16. — “Il nostro santuario è distrutto, il nostro altare rovesciato, il nostro tempio devastato, la nostra religione abolita” 4 Esdra 10:21. — “La loro alleanza è stata infranta”. Barnaba 4:8. — “Li vedete abbandonati”. Barnaba 4:14. — Cfr. anche “il loro rigetto” in Romani 11:15.
[3] “Israele è il nome della perfezione, poiché il nome significa visione di Dio” Filone giudeo, ‘Sull’ebbrezza’ 20. — “Il popolo contemplativo”. ‘Ambasciata a Gaio’ 1. — “Colui che entra nel Santo è chiamato Israele”. Zohar II 101b. — “Sì, Dio è buono con Israele, con i puri di cuore!” Salmi 73:1. — “Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio!” Matteo 5:8. — “Il vero Israele… siamo noi”. Giustino Martire, Dialogo §11. — “Un tempo non eravate un popolo, ora invece siete popolo di Dio!” 1 Pietro 2:10. — Cfr. anche Atti 10:34–36.
[4] Vedi il particolarismo giudaico in Esodo 20:2, Deuteronomio 4:19–20, Isaia 40:1, 35:8, 52:1, Ezechiele 44:9, Gioele 3:17, Salmi di Salomone 17:28.
[5] Ἐγκαλεῖ γὰρ ὃτι ζῷα θύομεν· [=“Infatti accusano perché sacrifichiamo animali”]. Flavio Giuseppe, Contra Apionem 2:13. — Ἤλθον καταλῦσαι τὰς θυσίας· [=“Sono venuto ad abolire i sacrifici”]. Gesù nel Vangelo degli Ebioniti: Epifanio 30, 16. — Cfr. ancora Matteo 9:13 e 12:7.

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