domenica 22 marzo 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 2:22

 (segue da qui)


Harnack, da parte sua, ha riconosciuto velatamente nel 1904 che dietro Matteo 10:16.28 e Luca 10:3.12:4 si intravede il vangelo egiziano, [1] quando leggiamo, nel discorso cristiano primitivo conosciuto come la seconda Lettera di Clemente, che “il Signore dice: Sarete come agnelli in mezzo ai lupi. Pietro gli rispose dicendo: E quando allora i lupi sbraneranno gli agnelli? E Gesù disse a Pietro: Dopo la loro morte, gli agnelli non hanno più nulla da temere dai lupi; e voi, non temete coloro che vi uccidono e non possono farvi altro, ma temete colui che, dopo la vostra morte, ha il potere di gettare anima e corpo nel fuoco infernale!” Il vangelo degli Egiziani è stato ancora nel 1910 definito da W. Schultz, a pag. LXVIII di un libro sui ‘documenti della gnosi’, in modo ortodossamente liberale, “forse scritto intorno all’anno 150”. [2] E si può intuire a quali conseguenze si arriverebbe se si dovesse riconoscere che dietro i nostri sinottici romani si nasconde una teosofia alessandrina, stoico-platonico-giudaica; non sorprende quindi che Harnack e i suoi non abbiano mai “ventilato” la questione se la parabola del seminatore, così emblematicamente evangelica, non abbia il suo fondamento nella versione del vangelo egiziano, trovato ancora in uso a Roma da Ippolito presso i Naasseni o Ofiti, e dove si leggeva quanto segue: “Il Seminatore uscì a seminare. Una parte cadde lungo la strada e fu calpestata; una parte sul suolo roccioso, e spuntò, ma poiché non aveva profondità, si seccò e morì; un’altra parte invece cadde su terra bella e buona e portò frutto, l’una cento, l’altra sessanta, l’altra trenta volte tanto. Chi ha orecchi per intendere, intenda”. Se questa versione è quella originaria — e ciò è stato dimostrato in modo definitivo da Smith — allora la forma originaria dell'emblematica parabola evangelica è di carattere gnostico-alessandrino. [3] Da Harnack e dai suoi, dunque, non ci si dovevano aspettare ad hoc citazioni di alessandrinismi come quello filoniano (De cherubim 3), secondo cui del bene che è in noi nessuno è seminatore se non il Padre dell’universo — il che, tuttavia, non deve impedirci di vedere qui, come retroterra ancor più remoto, lo stoicismo e persino il platonismo. Degli Stoici, Plutarco dice (Quaest. conviv. 2:3.3–4): “Essi definiscono il logos spermatikos come un seme che necessita di crescita”. E nel Timeo di Platone (41c) il Padre dice alle sue potenze subordinate: “Ciò che fra loro merita di essere chiamato omonimo degli immortali, ciò che è divino, e che guiderà interiormente sulla retta via coloro che vogliono sempre seguire ciò che è giusto in voi, io stesso lo seminerò e ve lo consegnerò come seme”. La concezione tripartita della nostra umanità in Platone — secondo la brama, l’irascibilità e il desiderio di conoscere — fu ripresa da Posidonio (135–51 A.E.C.), che chiamò la concupiscenza vegetativa, la passionalità animale e soltanto la razionalità propriamente umana. Epitteto, tra gli altri (Diss. 1:13.3), sapeva che “padre Zeus” poteva essere detto seminatore di semi, un Seminatore in senso universale.


NOTE

[1] Cfr. qui pag. 31 nel suo opuscolo del 1897 sui detti di Gesù che allora erano stati trovati in Egitto.

[2] Quando dunque sono stati scritti Matteo 27:8, 28:15, Atti 15:7?

[3] C. Siegfried: “L’ebraismo alessandrino è stato, sotto molti aspetti, molto vicino ai Vangeli” (‘Philo v. A.’ 1875, pag. 315). In effetti. Si confronti soltanto Matteo 22:34-40 con le parole filoniane: “L’infinita moltitudine di singoli insegnamenti e precetti ricade sotto due capi principali: la pietà e la santità nel rapporto con Dio, e l’amore e la giustizia verso gli uomini” (‘Sul numero sette’ 6). Di “carestia o peste o terremoto” parla Filone in ‘Sui sogni’ 2:18; “carestia, peste o terremoto” ricorrono nello stesso ordine in Matteo 24:7. E in Romani 13:9 l’ordine “adulterio, omicidio, furto” non corrisponde a Esodo 20:13, ma a una menzione nel § 10 dell’opera di Filone sui ‘Dieci Comandamenti’. Proprio ad Alessandria il Vangelo ha detto per la prima volta: “Non tutti comprendono questa parola. Ci sono eunuchi, alcuni fin dalla nascita, altri per necessità, alcuni per il regno eterno” (Cfr. Clemente nelle sue ‘Miscellanee’, 3:1). E proprio dei giudei Filone insegna: “È meglio evirarsi che abbandonarsi a rapporti sessuali illeciti” (‘Che il peggiore insidia il migliore’ 48). “L’adulterio è il più grande dei peccati” (‘Su Giuseppe’ 9).

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