(segue da qui)
Il nostro secondo vangelo non è affatto un’opera originale, ma una versione abbreviata e di tendenza ben determinata, nella quale sono presupposti insieme l’antico vangelo alessandrino, il nostro vangelo romano “secondo Matteo” e il vangelo “secondo Luca”. Anzitutto Marco 1:1 rappresenta una protesta, e subito dopo Marco 1:13 mostra che l’autore aveva letto nel vangelo egiziano qualcosa che nella versione di Matteo 4:1–11 non era stato ripetuto; e chi poi, pensando a Matteo 7:28, legge Marco 1:22 deve dire: discorso della montagna conosciuto, ma omesso. Così anche Marco 4:2 mostra di nuovo che l’autore aveva presenti molte più parabole di quante ne abbia effettivamente riportate; leggendo Marco 12:38–40 si è indotti a pensare che qui risuoni la conoscenza del discorso anti-farisaico di Matteo 23. E chi volesse ora chiedersi quale sia l’intento effettivo, legga Matteo 21:3; 28:6; Marco 11:3; 16:19; Luca 7:13; 10:1.39; Atti 5:14; 9:1; e 1 Corinzi 8:6; Efesini 1:17; 3:14; Filippesi 2:11; 1 Tessalonicesi 3:11; 2 Tessalonicesi 2:13.16. Si accorgerà che la “nuova dottrina” di Marco 1:27 non è più nuova; che Marco 11:25–26 si trova nel nostro secondo vangelo solo nella forma particolare che esso gli dà; e che Marco 14:25 si discosta da Matteo 26:29 tacendone il riferimento al Padre; che, presupposta la versione più antica di Matteo 19:17, [1] lo stesso avviene in Marco 10:18; e che in Marco 12:29 è Gesù stesso a pronunciare lo Shemà: “Ascolta, Israele”. Il nostro secondo evangelista ha di nuovo identificato il Padre del Signore Gesù con il Signore dei giudei come Essere supremo, e così si è posto al servizio di una reazione ecclesiastica; egli fu un cristiano romano, attivo intorno all’anno 140. [2]
NOTE
[1] “Perché mi chiami buono? Uno solo è buono: mio Padre nei cieli” (Giustino Martire, Dialogo 101; Omelie Clementine 18:1, 3; Taziano nel Diatessaron; Valentino in Clemente Alessandrino, Stromati 2:20; i Marcosiani in Ireneo 1:20.2; Clemente Alessandrino, Paedagogus 1:8; i Naasseni in Ippolito 5.7.)
[2] Robertson: “Se Marco fosse un vangelo antico, e i nomi dei figli di Simone (Marco 15:21) vi fossero stati fin dall’inizio, come mai non furono aggiunti in Matteo (27:33) e in Luca (23:26)?” (‘Christianity and Mythology’, 2ª edizione, pag. 455.) Io: Che il nostro secondo evangelista venga dopo il primo dei nostri vangeli — esso stesso molto poco originale e proveniente da più di una mano — si vede già confrontando Matteo 4:17 con Marco 1:15; che egli venga persino dopo il terzo risulta dal confronto tra Marco 5:15 e Luca 8:27, 35. Niemojewski: “Marco è un eclettico” (pag. 426).

Nessun commento:
Posta un commento