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I numerosi Messia ricordati dalla storia
Negli ultimi duemila anni, in risposta alla profezia degli ebrei secondo cui sarebbe nato un essere chiamato Messia, destinato a espiare i peccati dell’umanità e a portare la salvezza, non fu soltanto Gesù a comparire improvvisamente sulla scena e a svolgere un’intensa attività. Al contrario, ve ne furono così tanti che non è possibile contarli. Eppure, sebbene ciascuno di questi Messia si sia opposto alle antiche credenze e alle vecchie istituzioni del proprio tempo, tentando di abbatterle, la loro persona e le loro gesta non sono forse rimaste registrate sempre chiaramente nelle testimonianze storiche? Per fare qualche esempio, presenterò qui alcuni casi che sono riportati concordemente da più opere storiche.
All’inizio del 2° secolo comparve un certo Simone, che si proclamò Messia e re dei giudei. Riuscì a diventare una figura di grande seguito tra gli ebrei, organizzò un governo, coniò moneta e si oppose al governo romano alla testa di un grande esercito. L’imperatore Adriano inviò immediatamente le sue truppe per sconfiggerlo. Simone fuggì e si rifugiò nella città di Bither, ma alla fine fu circondato e morì in battaglia. Secondo quanto riferisce uno storico, il numero degli ebrei dell’epoca che morirono combattendo per questo Messia arrivò alla cifra enorme di cinquecentomila o seicentomila.
Nell’anno 434 E.C., durante il regno dell’imperatore Teodosio, comparve un uomo di nome Mosè di Creta (Mose Cretensis). Proclamandosi un secondo Mosè e il Messia, si rivolse così agli ebrei dell’isola di Creta: «Seguitemi! Io dividerò in due il mare per farvi fuggire da questa terra di schiavitù e farò comparire davanti a voi una via sicura per la fuga». Tutta la popolazione abbandonò il lavoro e le proprie occupazioni quotidiane e accorse in massa al suo seguito. Egli condusse immediatamente la folla fino a una scogliera a picco sul mare e fece gettare in acqua coloro che lo avevano seguito. Ma non avvenne alcun miracolo: le acque non si aprirono né si ritirarono. Vedendo uomini e donne, vecchi e giovani, urlare e annegare, il Messia fu preso dal terrore e fuggì precipitosamente. Nell’anno 520 E.C., sotto l’imperatore Giustiniano, comparve un altro Messia, di nome Dunaan. Proclamandosi figlio di Mosè, raccolse un gran numero di discepoli e seguaci; ma, dopo essere entrato nella città di Arabia Felix, fu catturato e condannato a morte.
Nell’anno 529 dell’era cristiana, gli ebrei, i samaritani e altri insorsero contro l’imperatore Giustiniano e posero alla loro testa un certo Giuliano, proclamandolo loro Messia. L’imperatore inviò le proprie truppe, fece massacrare un gran numero di ebrei e catturò e uccise il Messia.
Nell’anno 721 dell’era cristiana, comparve in Spagna un certo Sereno, il quale si proclamò il vero Messia e, per un certo periodo, ebbe un gran numero di seguaci.
Nel 1138, un certo ebreo di Persia si proclamò nuovamente il vero Messia e riuscì a radunare un gran numero di soldati; ma fu sconfitto e annientato dalle forze governative, mentre tutti i suoi seguaci furono sottoposti a pene crudeli.
Nel 1157, un altro Messia comparve a Cordova e conquistò come seguaci un gran numero di popolani, ma fu respinto dalle persone appartenenti ai ceti medi e superiori.
Nel 1167, un certo David Alrui comparve a Fez, in Marocco, e raccolse un gran numero di seguaci. Nello stesso anno comparve anche in Arabia un altro Messia, che sosteneva di compiere miracoli. Fu catturato e condotto davanti al re, che gli chiese quale fosse la sua missione. Egli rispose: «Sono stato mandato da Dio». Quando il re gli ordinò di fornire una prova, egli rispose: «Tagliatemi la testa: vi dimostrerò che tornerò in vita». Il re fece allora esattamente ciò che aveva chiesto; ma egli non tornò in vita.
Poco dopo questi avvenimenti, questa volta un ebreo che viveva sulle rive dell’Eufrate si proclamò fraudolentemente Messia e radunò un gran numero di persone; ma anch’egli fu condannato a morte.
Nel 1174, ancora una volta in Persia, comparve un Messia, e si verificò un episodio nel quale una folla di popolani ignoranti e miserabili si radunò in massa intorno a lui.
Nel 1176, un certo David Alinusar, residente in Moravia, in Austria, si proclamò il vero Messia e si dice che praticasse l’arte magica di rendersi invisibile. Anch’egli fu catturato e ucciso.
Nel 1199, in Persia, comparve un certo David, detto El David. Era un famoso prestigiatore e, per di più, un uomo assai erudito. Si proclamò fraudolentemente il Messia a lungo atteso, ma, dopo aver sollevato un esercito, fu catturato. Riuscì dapprima a fuggire, ma fu nuovamente catturato e condannato a morte. Nel caso di questo salvatore, il numero dei suoi seguaci era assai grande, ma tutti condivisero la sorte del loro maestro.
Nel 1502, un certo Asher Lemmlein, ebreo tedesco e rabbino, comparve a Venezia e si proclamò Messia, riuscendo a ottenere numerosi seguaci in Europa.
In quel periodo comparve in Portogallo un certo David Reubeni, che si proclamò Messia. Dichiarò di essere giunto dall’India con le necessarie credenziali ricevute dal cielo e ottenne un notevole sostegno da parte delle classi più elevate.
Nel 1615, questa volta comparve in India un altro Messia, che riuscì a ottenere come seguaci molti degli ebrei nati in Portogallo e residenti in quel paese.
Verso il 1666, ad Aleppo, la grande città della Siria settentrionale, Sabbatai Sevi (o, come si faceva chiamare, Tzvi) si proclamò Messia e re delle dodici tribù d’Israele. Le popolazioni dell’Arabia e delle varie regioni dell’Asia Minore, udita questa voce, accorsero immediatamente a seguirlo, come un’eco che risponde a una voce. Era nato da una famiglia ebraica ed era stato chiamato un bambino prodigio. A quindici anni studiò la Cabala; a diciotto ottenne il titolo di santo e cominciò a commentare le sacre scritture dell’ebraismo. Giunto all’età di ventiquattro anni, cominciò a proclamarsi Messia, discendente di Davide. Perseguitato, fuggì da un luogo all’altro e predicò ovunque andasse, fino a giungere alla fondazione di una propria corrente religiosa. Si dice che i seguaci della setta che venerava questo Sabbatai Tsvi esistano ancora oggi. Tuttavia, all’epoca della fondazione della setta, egli fu infine minacciato dal governo turco, che gli impose di scegliere tra la conversione all’Islam e la pena di morte; egli si convertì quindi all’Islam, entrando a far parte dei fedeli di quella religione. Sebbene fosse comparso dopo Cristo, egli fu il più importante tra i numerosi Messia che furono sconfitti e annientati dalle persecuzioni, e attirò non poco l’attenzione della gente del suo tempo.
Nel 1682, un certo Mordecai, rabbino ebreo di origine tedesca, si proclamò Messia in Italia e raccolse numerosi discepoli; ma, perseguitato, fuggì in Polonia.
Verso la metà del 18° secolo, in Polonia, un ebreo che si proclamò Messia raccolse numerosi seguaci. Quando quest’uomo morì, ben quattromila persone parteciparono al suo funerale.
Tutti i Messia elencati fin qui sono personaggi realmente registrati nelle cronache ufficiali. Non si tratta dei Messia trasmessi dai racconti mitologici e romanzeschi, assurdi e inverosimili come quelli dei quattro Vangeli, bensì di quelli tramandati dalle cronache ufficiali, che registrano persone realmente esistite ed eventi realmente accaduti. Anzi, questi Messia tramandati dalle cronache ufficiali non sono che una minima parte. Se si volesse elencarli tutti, per quanto numerosi collaboratori si potessero assumere per svolgere il lavoro di ricerca e di trascrizione dei documenti, non sarebbero comunque sufficienti.
Fin dall’antichità, gli attacchi di coloro che guardavano con invidia, avversione e odio alle religioni pagane, alle eresie e a ogni sorta di nuove idee e nuove fedi si accanirono più di ogni altra cosa contro il cristianesimo. Le persecuzioni feroci e crudeli perpetrate dagli imperatori e dai governi, che consideravano la Chiesa cristiana e il cristianesimo alla stregua di una religione pagana e di un nemico, ferirono e addolorarono sempre profondamente l’animo degli uomini. Gli storici e gli studiosi, tuttavia, di norma non sono fanatici come gli zeloti e, per lo più, non perdono il loro approccio imparziale e sereno. Pertanto, anche quando si tratta di avvenimenti verificatisi in epoche successive alla fine del periodo di massimo splendore della Chiesa cristiana, essi non fanno nulla per occultare o passare deliberatamente sotto silenzio i personaggi e gli episodi relativi ai numerosi piccoli Messia e ai falsi Messia, ma li registrano con la massima accuratezza e chiarezza, nei minimi dettagli. A maggior ragione, dunque, in una società della civiltà romana, estremamente tollerante e libera tanto nello studio di ogni filosofia quanto nella professione di ogni religione, se nei confronti di Gesù Cristo — considerato il più grande e il più eccelso fra tutti i Messia — non esiste neppure un documento che attesti in minima misura la sua reale esistenza, né la sua vita o la sua morte, né le sue parole o le sue azioni, non è possibile spiegare o giustificare con tanta leggerezza una simile assenza semplicemente con le parole «fu messo a tacere» o «fu deliberatamente ignorato».
