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Poscritto
La questione scientifica oggetto del dibattito è stata, nelle sue linee essenziali, trattata nei paragrafi precedenti, per quanto ciò sia possibile nell’ambito di un articolo di rassegna, che intende soltanto offrire un orientamento generale sulla struttura fondamentale della discussione. Tuttavia, occorre ancora dire una parola sull’importanza di questo tema per il problema culturale dell’epoca attuale, poiché anche uomini generalmente molto lucidi sembrano ancora non avere una visione chiara in questo ambito. Voglio tralasciare del tutto il fatto che la storia sia la memoria dell’umanità, la quale ha diritto di pretendere che le grandi epoche del proprio passato le vengano presentate in modo autentico, non falsificato, e nel contorno originario dei loro tratti fondamentali. Già la nostra stessa situazione culturale ci obbliga a essere informati in proposito, dal momento che oggi sentiamo – più o meno chiaramente – che ci attende, a noi e ai nostri successori, il compito arduo di creare un nuovo simbolo, una sintesi culturale. In tal senso, sarebbe potenzialmente disastroso se percepissimo i potenti simboli del passato in una luce falsata. Quando Friedrich Nietzsche ha spinto all’estremo l’ideale moderno della personalità in maniera così formidabile da finire infine schiacciato sotto il suo stesso peso, non riesco a scrollarmi di dosso l’impressione che vi abbia giocato un ruolo anche la competizione con Cristo. Nietzsche credeva ancora all’esistenza umana di quel simbolo, e se l’uomo Gesù era divenuto “Dio”, allora anche l’uomo Friedrich Nietzsche – nella consapevolezza del suo genio traboccante – poteva forse rivendicare lo stesso. Ma Nietzsche avrebbe potuto gareggiare con Platone, o con Agostino, o con Lutero, o Calvino – mai però con un simbolo, mai con un Dio e con una legge che quegli uomini si erano dati da sé e avevano posto sopra di sé, proprio perché i forti, nella pienezza incontenibile della loro forza, anelano con passione a una forma normativa, che tuttavia nasce dalla parte migliore e più centrale del loro stesso essere. Non solo i grandi uomini vi hanno contribuito, ma anche gli anonimi, le masse, poiché la sintesi culturale significa sociologia nel senso trascendente del termine e va pertanto al di là sia del socialismo che dell’individualismo. È ridurre il grande simbolo prodotto dal cuore ardente dei migliori della tarda antichità a una figura grottesca in miniatura, quando lo si abbassa al livello di un rabbino, o di un genio religioso, di un mistico, di un fanatico, di un proletario, di un nazionalista, o qualsiasi altra cosa la fantasia romanzesca e arbitraria dei teologi voglia ricavarne. E quando poi, improvvisamente, per colmare il vuoto, si vuole elevare nuovamente questa figura auto-costruita – spesso fin troppo umana – al di sopra di tutti gli altri geni religiosi di tutti i secoli, non si fa altro che alimentare la malattia del nostro tempo: l’illusione del superuomo soggettivista. Chi dunque cerca seriamente un simbolo moderno dovrebbe in realtà accogliere con gioia la nuova svolta della cristologia. Certo, se documenti storici provassero in modo inconfutabile l’esistenza dell’uomo Gesù, bisognerebbe sottomettersi per amore della verità. Ma tali testimonianze non esistono, e mi rimane del tutto incomprensibile come uomini animati dalla moderna religiosità possano unirsi ai loro antipodi, i teologi razionalisti, per trasformare il Dio-uomo in un semplice uomo - contro ogni chiara evidenza testuale delle fonti.
Anche i cattolici, nella misura in cui prendono sul serio i loro sforzi moderni, avrebbero tutte le ragioni per accogliere la nuova cristologia quasi come una liberazione. Certo, il miracolo viene meno e bisogna rinunciare alla storicizzazione di un dogma sovrannaturale. Ma per questa concessione del tutto naturale – che non dovrebbe risultare difficile a un modernista – non si paga un prezzo troppo alto, né si è costretti a vendersi a Ernst Haeckel. Infatti, il simbolo stesso rimane perfettamente intatto, conserva la sua realtà spirituale per un certo tipo di etica e di romanticismo etico che non si estingueranno mai finché esisterà il nostro genere umano. Una volta per tutte, il simbolo cristiano e l’organizzazione che vi si collega hanno trovato la loro formulazione, e ora si tratta soltanto di riconoscere tale formulazione come una grandiosa opera dell’uomo – pur non essendo l’opera di un singolo individuo – e di rinunciare all’aiuto dogmatico e ultraterreno. Solo allora potrà iniziare un confronto realmente fecondo. Un confronto del genere dovrà infatti essere combattuto, poiché prima o poi a quel simbolo antico se ne contrapporrà uno nuovo – e l’autore di queste righe non si troverà tra le fila del campo antico. Ma si desidera un grande avversario, uno che esalti il proprio coraggio e la propria forza, e un tale avversario potrebbe essere solo un cattolicesimo che abbia rinunciato definitivamente ai presupposti dogmatici contrari alla verità scientifica, e che ammetta di difendere un simbolo – non una storia –, sviluppando al contempo in modo pieno tutte le forze etiche e spirituali contenute in quel simbolo. Davvero, ciò potrebbe dar luogo a una lotta culturale che varrebbe la pena combattere. Il dottor Friedrich Wilhelm Foerster non dovrebbe mostrarsi ostile alla forma moderna della cristologia.
