martedì 23 dicembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 5:1

 (segue da qui)

V

“Nelle tradizioni”, dice san Clemente (Adumbrationes in 1 Joh. 1), “si racconta che Giovanni abbia toccato con mano il corpo stesso (del Salvatore), e che, quando egli introdusse la mano nella profondità, non trovò alcuna resistenza di dura carne, ma la mano del discepolo vi passò attraverso”. Probabilmente il nostro padre alessandrino aveva attinto questo racconto da qualche lettore o lettori degli “Atti di Giovanni”, una leggenda gnostica che sarebbe stata composta verso la metà del 2° secolo e di cui, secondo Fozio, l’autore si chiamava Leucio Carino. Di essa restano ancora passi fortemente “doceti”, nei quali effettivamente si trova qualcosa di simile al racconto riferito, e nei quali si dice anche che il Signore era apparso su una croce di luce, in cui Parola, Ragione, Gesù, Cristo, Porta, Via, Seme, Resurrezione, Figlio, Padre, Spirito, ecc. vengono di nuovo chiamati una sola e medesima realtà. Clemente stesso afferma: “Dopo la sepoltura, Gesù è risorto senza aver sofferto” (Paedagogus 1:5). E nel sesto libro dei suoi Stromati scrive: “Più tardi alcuni hanno pensato che egli fosse venuto solo in apparenza; ma egli stesso, per dirlo in una sola parola, era impassibile”. Ireneo (4:33, 5) assicura: “Il Figlio di Dio giudicherà tutti coloro che introducono un Cristo apparente. Come si può, infatti, sembrare ragionare con coerenza, se il proprio Maestro è stato solo un’apparenza? E come possono essi, se egli fu apparenza e non realtà, avere da lui qualcosa di affidabile? Come possono partecipare realmente alla salvezza, se colui nel quale dicono di credere si è manifestato solo in apparenza? Tutto, presso di loro, è apparenza e non realtà; resta solo da chiedersi se, essendo essi stessi come bestie mute e non uomini, non proiettino per caso immagini illusorie d’uomo sulla maggior parte degli altri”. “Chi non riconosce”, scrive “Policarpo ai Filippesi” (7:1), “che Gesù Cristo è venuto nella carne, è un empio”. E che Gesù Cristo sia realmente nato, abbia realmente mangiato e bevuto, sia stato veramente perseguitato sotto Ponzio Pilato, crocifisso e morto, e realmente resuscitato dai morti per opera del Padre, lo inculca “Ignazio ai Tralliani”, osservando che “alcuni empi”, cioè increduli, sostengono che egli abbia sofferto solo in apparenza: “costoro”, esclama, “che sono essi stessi apparenza!” “Ignazio” è infatti un chierico di Roma di mentalità gnostica, che sa di che cosa le masse abbiano bisogno: “Egli ha veramente sofferto”, assicura ancora ai Smirnesi, “come anche realmente ha resuscitato sé stesso; non come dicono alcuni increduli, che egli abbia sofferto in apparenza: costoro, che sono essi stessi apparenza!” “Sono usciti nel mondo”, dice il presbitero di Efeso in 2 Giovanni 7, “molti seduttori, che non confessano Gesù Cristo venuto nella carne”. E l’autore di 1 Giovanni 4:2 afferma: “Ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto nella carne è da Dio; lo spirito che non confessa Gesù non è da Dio, ma è quello dell’Anticristo”. “Il Logos”, risuona solennemente dalla città di Eraclito, “il Logos si è fatto carne e ha posto la sua dimora fra noi” — il che non toglie che il quarto vangelo sia un’allegoria continua, e che in esso Gesù talvolta (Giovanni 5:13) si sottragga, oppure (Giovanni 8:59) esca dal tempio inosservato, come se avesse potuto rendersi invisibile a suo piacimento; così anche il terzo evangelista (Luca 4:30) fa passare il Salvatore in mezzo ai giudei. Già più che semitrasparente è “il velo della sua carne” (Ebrei 10:20), quando “Paolo ai Colossesi” (1:27) scrive del “mistero nascosto fra i gentili, che è Cristo in mezzo a loro”, oppure quando “il mistero del Cristo” (Colossesi 4:3) fa dire a “Paolo ai Filippesi” (1:21) che per lui “il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Il mistero del Cristo è il mistero di uno spirito (Filippesi 1:19; 1 Pietro 1:11) che si manifesta nella carne del Vangelo (Ign. ad Philad. 5:1) alla fede bisognosa di rivelazione; nella sua verità, esso è in noi stessi il vero e il giusto. “Con Cristo”, dice “Paolo ai Galati” (2:20), “sono stato crocifisso, e non vivo più io, ma Cristo vive in me”; il senso del Vangelo è in realtà che il credente, in Cristo Gesù, è insieme resuscitato e fatto sedere nei cieli (Efesini 2:6).

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