(segue da qui)
Il fatto che nel vangelo di Matteo (28:7.16-20) non si parli della pesca miracolosa — ma manifestamente simbolica —, di cui si doveva originariamente narrare prima dell’aggiunta del finale più recente di Marco 16:9 ss. (cfr. 16:7), è stato interpretato come un segno che il nostro primo vangelo sarebbe stato composto più tardi del secondo — che cioè il nostro primo evangelista avrebbe scritto avendo sotto gli occhi il “vangelo secondo Marco”, [1] ma senza conoscere altro oltre Marco 16:8. Ma — ci si chiede — il primo evangelista aveva forse solo Marco 1:1-2 davanti a sé quando mise per iscritto Matteo 1:18–2:23? Aveva forse letto in Marco 1:12-13 il racconto simbolico della tentazione da parte dello spirito messianico malvagio, così come ora lo troviamo in Matteo 4:1-11? Il racconto sull’inizio della predicazione in Matteo 3:1-2 e 4:12.17 è forse posteriore a Marco 1:14-15? Il primo dei nostri evangelisti aveva forse davanti a sé Marco 1:21-28; 4:26-29; 6:12-13.30; 9:38; 12:41-44 e li ha tralasciati? Oppure è stato il secondo a conoscere e a omettere il discorso della montagna (cfr. Matteo 7:28 e Marco 1:22) e il discorso anti-farisaico (cfr. Matteo 23 e Marco 12:39)? Non si dica dunque che Matteo 28:16-20 presuppone il nostro secondo vangelo dopo l’eliminazione di Marco 16:9 ss. Tale affermazione avrebbe più senso solo se uno dei nostri quattro scritti evangelici potesse essere considerato il racconto originario, e se non si imponesse invece, da più parti, l’idea che dietro questi scritti si celi un vangelo perduto, e che il primo, il secondo e il terzo evangelista abbiano avuto davanti a sé un racconto, rispettivamente modificato e “migliorato”, più antico di tutti e tre messi assieme. In questo scritto perduto, il primo evangelista avrebbe potuto leggere il racconto della pesca miracolosa altrettanto bene del terzo, che invece lo ha accolto — seppure in posizione errata; e il fatto che il primo non l’abbia riportato, così come non ha riportato, ad esempio, il racconto della donna adultera, non prova affatto che egli abbia dovuto inventarsi un racconto di apparizione solo perché non ne conosceva alcuno.
NOTE
[1] “La questione sinottica ha ricevuto una concorde e definitiva soluzione colla ipotesi della doppia fonte; secondo questa ipotesi la prima fonte, che spiega Ie somiglianze comuni a tutti e tre, è S. Marco: esso ha servito da base agli altri due”. Il Programma dei Modernisti (Roma 28 Ottobre 1907) p. 49. Loisy: “Matteo e Luca hanno avuto sotto gli occhi Marco oppure un vangelo molto simile a Marco, che essi hanno sfruttato assai liberamente” (‘Autour d'un petit livre’, p. 73).

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