giovedì 18 dicembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 4:12

 (segue da qui)


I “Minim” o predicatori evangelici teosofico-alessandrini furono intellettuali che avevano riflettuto sulla relazione tra materialità, psichicità e spiritualità, tra malvagità, giustizia e bontà, tra Diavolo, Signore e Padre; e così, partendo dal giudaismo, erano giunti a una religione chrestiana, nella quale non si veniva più chiamati servi (Giovanni 8:32; 15:15; Romani 8:15; Galati 5:18.) Un “nuovo patto, non della lettera ma dello Spirito” (2 Corinzi 3:6): la religione della verità e della libertà nel Figlio del Padre celeste, con il quale il Figlio, come “l’uomo venuto dal cielo” (1 Corinzi 15:47), è uno nello Spirito (cfr. Giovanni 4:24), quale vero e puro, cioè santo, Spirito (2 Corinzi 3:17; 13:13), uno in modo concreto (Giovanni 10:30). Essi non ammettevano più un’unità astratta e soprannaturale del divino (1 Corinzi 3:16); ritenevano che chi faceva derivare tutte le cose da un’unità assoluta (cfr. Isaia 45:5-6; 46:9) si trovasse su una via fallace, e che piuttosto dicesse il vero chi deduceva tutto da una triade, poiché solo costui sarebbe stato in grado di dare una spiegazione di ogni cosa (Cfr. Ippolito romano, Refutatio 5:8, sui Naasseni). Applicato al Vangelo e al suo gesuanesimo, ciò significava per loro che il Figlio doveva essere concepito in relazione “sizigica” con il Padre nell’unità dello Spirito, trinitariamente: “Lo Spirito” – dicevano – “è là dove è il Padre, e, procedendo da quel Padre, è chiamato anche Figlio” (Ibid., 5:9). Perciò anche nel romano Pastore di Erma, originariamente ebreo alessandrino (Sim. 9:1), lo Spirito è detto il figlio di Dio. E tutto ciò era, in fondo, inteso in senso “panteistico”: “Io” – insegnava lo spirito gnostico – “sono Tu, e Tu sei Me; e dovunque Tu sei, là sono anch’Io; e in tutto io sono diffuso; e da qualunque luogo tu voglia, tu mi raccogli; ma raccogliendomi, raccogli te stesso” (Epifanio, Panarion 26:3). La dottrina della molteplicità era dunque, propriamente, la dottrina della Trinità, della quale Epifanio (62:2) riferisce: “Nel Vangelo egiziano, come alcuni lo chiamano, molte di queste cose vengono presentate come dottrina segreta attribuita al Salvatore, quasi che egli avesse rivelato ai suoi discepoli che il medesimo è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Ciò fu, evidentemente, troppo per il nostro Padre della Chiesa! “Gesù dice: Dovunque si sia, non si è senza Dio; e come uno è solo, così Io sono con lui; solleva la pietra, e là mi troverai; spacca il legno, e Io sono là”. Così parlava il Vangelo in Egitto… innegabilmente inutilizzabile per le povere anime della moltitudine che già nel 2° secolo appartenevano alla comunità gesuana.

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