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Il Seminatore del Vangelo è dunque in realtà “nostro padre comune, il Cielo”, presentato dai pochi spirituali alla fantasia dei molti psichici come “nostro Padre celeste”, secondo un’applicazione edificante di tipo alessandrino di una dottrina stoica. “Noi siamo aperti a Dio” – aveva scritto Seneca (Lattanzio, Div. Inst. 6:24). “Egli sfugge agli occhi; lo si vede con il pensiero” (Quaest. Nat. 7:4). “Dio ti è vicino; è con te, è dentro... uno spirito santo siede dentro di noi” (Ep. 4:1-2). Non come monarca assoluto: anche “la lotta dello spirito contro la carne” appare già in Seneca (De Cons. 24:5), così come più tardi Epitteto ha insegnato che noi parliamo in modo diverso da come agiamo, che diciamo ciò che è bene e facciamo ciò che è male (Diss. 3:8, 18; cfr. Matteo 23:3), per sottolineare subito che ogni peccato implica una lotta, e che, poiché il peccatore non vuole peccare ma fare il bene, è chiaro che egli non fa ciò che vuole (Diss. 2:26,1). “Lo spirito”, dice anche la parola evangelica, “è pronto, ma la carne è debole” (Matteo 26:41). E ai Romani – o in mezzo ai Romani – dice verso il 115 “Paolo”: “Io so che nella mia carne non abita alcun bene... perché non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio, quello faccio” (Romani 7:18.22). Qui gettiamo uno sguardo non soltanto sull’origine della dottrina ecclesiastica di una “grazia comune” e sulla distinzione tra le misericordie giudaico-divine di Salmi 25:6 o 40:12 e la grazia chrestiana di Dio, che rende l’uomo stesso più divino, ma anche sull’origine della dottrina del peccato originale, presupposta da ogni concezione della redenzione e riconciliazione universale. La parabola del Seminatore, la dottrina della grazia e la dottrina del peccato originale hanno nel cristianesimo antecedenti stoici; e saranno stati ebrei di sensibilità stoico-platonica, del tipo alessandrino, a interpretare il racconto del Paradiso come una metafora volta a indicare una “caduta nel peccato” universale dell’uomo, per far seguire ad esso il loro vangelo gesuano di riconciliazione, spingendo così il giudaismo della diaspora al di là di sé stesso.

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