domenica 9 novembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 2:16

 (segue da qui)


“Il seminatore semina il logos” – così il nostro secondo evangelista (Marco 4:14) fa dire al Salvatore in “Galilea”. Ed è chiaro che qui, “fuori” della Galilea, si tratta del germe della ragione, che lungo la via del terreno non si sviluppa affatto, nella vita dell’anima si sviluppa ancora male, e soltanto nella dimensione spirituale dell’umano giunge a svilupparsi in modo adeguato, pur essendo per il resto relativamente onnipresente. “Io sono te e tu sei me” – così insegnava il vangelo gnostico secondo Epifanio (26:3) – “e dovunque tu sia, là io sono, e sono disseminato in tutte le cose, e da qualsiasi parte tu voglia tu puoi raccogliermi, ma raccogliendo me raccoglierai te stesso”. “Poiché siete rinati – così l’ancora alessandrineggiante Pietro a Roma (1 Pietro 1:23) – “non da seme corruttibile, ma dal seme incorruttibile, mediante il logos di Dio vivente e permanente”. “Questo è il seme” – deve aver insegnato verso il 125 Basilide (Ippol. 7:22), oppure, ancora cent’anni più tardi, i Basilidiani, con riferimento all’antico vangelo alessandrino – “questo è il seme che contiene in sé tutti i possibili semi”. E anche Giustino Martire menziona “il seme della ragione, che è stato infuso nell’intero genere umano” (Apologia 2:8; cfr. 2:13). “E qui cade a proposito” – così ancora Clemente Alessandrino nei suoi “Stromati” (1:7) – “la parabola del Seminatore che il Signore ci spiegò. Infatti uno è il coltivatore del terreno che è nell'uomo, Colui che dal principio della fondazione del mondo semina i semi che danno alimento, e vi fa cader sopra, ad ogni occasione, la pioggia della sua potente parola: sono poi le circostanze e i luoghi che li ricevettero a terminare le differenze”. È evidente che Clemente non poteva ricavare ciò dalle versioni evangeliche “sinottiche”, nelle quali la parabola si riferisce soltanto all’annuncio evangelico – che del resto trova anch’esso i suoi indifferenti, i suoi temporaneamente ricettivi e i suoi perseveranti – ma che qui egli mantiene ancora il contatto con una concezione in cui il Padre celeste è il seminatore, mentre la disposizione, pensata in chiave stoico-platonica, determina i gradi di sviluppo.

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