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SATURNO E IL SUO GIORNO.
UN'APPENDICE.
Nella concezione antica, i pianeti erano considerati esseri animati; [1] anzi, venivano spiritualizzati come dèi planetari, [2] e insieme erano ritenuti le potenze del movimento, le forze dei cieli, i principi di questo mondo, che esercitano la loro influenza sul corso delle cose nel mondo sublunare. Ognuno, a suo modo, era interprete o segno della volontà divina; ciascuno dominava nella propria sfera o orbita e partecipava al potere sulle vicende della terra. “Vi sono”, afferma più tardi la teosofia ermetica, “sette amministratori posti a circondare ciclicamente il mondo visibile, e la loro amministrazione si chiama Destino” (‘Poimandres’, §9). E Plutarco riferisce: “I Caldei fanno dei pianeti, che chiamano dèi della nascita, due divinità benefiche, due malefiche, e le restanti tre intermedie e dubbie” (‘Iside e Osiride’, 48). Tolomeo afferma (‘De judiciis astrologicis’ 1:4): “Gli antichi tramandarono che Giove, Venere e la Luna sono astri benefici, mentre Saturno e Marte sono malefici; nel mezzo posero il Sole e Mercurio”. Anche la teosofia ebraica medievale insegna: “Il Sole esercita ora un influsso buono, ora uno cattivo; la Luna ha influsso benefico durante i giorni in cui cresce, e influsso maligno durante quelli in cui decresce” (Zohar III, 281b). Nella concezione dei Caldei, l’astronomia non si separava mai dall’astrologia. In primo luogo essi osservavano Saturno, benché si attribuisse grande importanza anche al Sole. [3] Ogni dio planetario esercitava il suo dominio per un’ora. E se — come ricorda Cassio Dione (37:17) — si ammette che un giorno possa essere denominato dal dio planetario che governa la prima ora di esso, allora, di conseguenza, il primo giorno è quello del Bêl di Babilonia, del dio solare Šamaš… o Marduk, ossia la Domenica. “Bêl Marduk, il Cristo dell’antica Babilonia”, come lo chiama P. Carus, era in sé nient’altro che il dio planetario Giove; [4] ma in quanto Bêl di Babilonia rappresentava il Sole primaverile, la luce crescente del mondo stesso. E come osserva Brückner, gli antichi conoscevano anche la tomba di Bêl. Questa tomba richiama alla mente Tammuz, il dio annuale che rappresentava la vita della natura che cresce e muore, e al tempo stesso il dio solare ascendente e discendente. Marduk, tra gli altri suoi titoli, era venerato come bêl nubatti, o signore del lamento funebre, e ciò richiama ancora una volta l’adone Tammuz. Ma, innanzitutto, in tutto ciò si dovrà pensare al dio cittadino di Babilonia, inteso come dio annuale del mito calendariale babilonese.
NOTE
[1] Tommaso d’Aquino: “Coelestia corpora moveri a spirituali creatura a nemine sanctorum vel philosophorum negatum legisse me memini” [=“Ricordo di non aver letto che qualcuno tra i santi o i filosofi abbia negato che i corpi celesti siano mossi da una creatura spirituale”].
[2] Δεύτεροι θεοί, κατ' οὐρανὸν ἰόντες· [=“Dei secondari, che si muovono nel cielo”] Plutarco, ‘De Fato’ 9. “I sette governatori del cosmo” (H. P. B., ‘La Dottrina Segreta’ 3: 589) “I fabbricatori del nostro sistema solare” (23: 26). “A loro è attribuita l’intera formazione dell’universo negli insegnamenti segreti” (3:332).
[3] Τοὺς πέντε ἀστέρας τοὺς πλανήτας καλουμένους ἐκεῖνοι κοινῇ μὲν ἑρμηνεῖς ὀνομάζουσιν, ἰδίᾳ δὲ τὸν ὑπὸ τῶν Ἑλλήνων Κρόνον ὀνομαζόμενον .... καλοῦσιν ἥλιον [=“I cinque astri chiamati pianeti essi li chiamano comunemente interpreti, e in particolare quello che dai Greci è chiamato Crono … lo chiamano sole”] (Diodoro Siculo 2: 30, 3). “Ideo Vergilius errantium quoque siderum rationem ediscendam praecipit, admonens observandum frigidae Saturni stellae transitum” [=“Perciò Virgilio prescrive anche di apprendere il moto degli astri erranti, ammonendo di osservare il passaggio della fredda stella di Saturno”] (Plinio H. N. 18:57).
[4] I farisei (Epifanio, p. 34) hanno chiamato il pianeta Giove “koochab Baal”; anche presso i Mandei esso è ancora chiamato Bêl.


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