lunedì 23 ottobre 2017

Del cristianesimo primitivo così simile all'ISIS nella distruzione del mondo classico pagano...

STORIA ECCLESIASTICA: Studio basilare per le persone di Chiesa, ma molto nocivo ai laici che potrebbero addirittura non avere mai una fede abbastanza solida da riuscire a non scandalizzarsi della pia dissolutezza dei ministri del Signore.
(Il Libero Pensatore Paul Heinrich Dietrich, barone d'Holbach, La théologie portative, 1768)

Prima ho cominciato trattando in prima persona i folli apologeti cristiani alla Jerim Pischedda, abbastanza per provare un forte disgusto, nonchè assieme un senso di profondo rammarico, per via della loro malcelata disonestà mentale, parte e parcella della loro fede.

Poi ho iniziato ad avere seri dubbi,
sine ira et studio, sulla storicità di Gesù (che fu chiamato Cristo).

Quindi ho saputo che il cristianesimo non fece niente per arrestare le tenebre del medioevo, ma al contrario le assecondò, quelle tenebre, ogni volta che ne ebbe la facoltà o l'opportunità.

Dopo ho realizzato, pagina dopo pagina dopo pagina, quanto è profondamente cattivo e malsano il Gesù di carta...

...ed ora scopro, al risveglio finale della coscienza, che il cristianesimo antico,  da prima di Costantino, non fu affatto dissimile dalla barbarie moderna dell'odierno ISIS, quando si trattò di scavare la fossa alla luminosa Civiltà classica.

Dipinto medievale di Sant'Apollonia, raffigurante la distruzione di un idolo pagano.

Recensione: The Darkening Age: The Christian Destruction of the Classical World di Catherine Nixey

Questa vivida storia mette a nudo l'anelito alla distruzione della Chiesa antica, dice Gerard DeGroot 

Nel 250 circa, l'imperatore romano Decio decretò che i cristiani che si rifiutavano di sacrificare agli dèi sarebbero stati uccisi. Ostinati nelle loro convinzioni, sette cristiani di Efeso si nascosero in una grotta, dove pregarono ferventemente al loro unico vero Dio. Decio, in collera per la  loro sfida, fece sigillare la grotta.

Circa 360 anni dopo, i muratori estraendo la roccia aprirono la grotta. Roma nel frattempo era diventata un'impero cristiano. I sette ribelli si destarono dal sonno, credendo di aver dormito solo per una notte. Sentendosi comprensibilmente affamati, uno di loro andò in cerca di cibo. Egli trovò Efeso miracolosamente trasformata in una città cristiana. Dio aveva esaudito le loro preghiere.

Nel 312 Era Comune l'imperatore Costantino si dichiarò un seguace di Cristo. Gli storici, da allora, hanno visto questa conversione come un progresso. Roma abbandonò il brutale paganesimo e adottò il civilizzato cristianesimo. La gente si rallegrò. Non così, sostiene Catherine Nixey.

La narrativa accettata, secondo Nixey, è molto simile a quella mitica storiella di Efeso — una miracolosa trasformazione nel giro di una notte. In realtà, un sacco di cose brutte accaddero mentre quegli uomini stavano dormendo. La transizione verso il cristianesimo fu tutt'altro che liscia. Non fu neppure un progresso.

“E voi rovinerete i loro altari, spezzerete i loro pilastri, e. . . scaglierete le immagini scolpite dei loro dèi.” Così recitano le parole del Deuteronomio, istruzioni che i cristiani presero sul serio. Essi tirarono giù i pilastri, distrussero gli altari e scalfirono statue ovunque. I giusti cantavano, ridevano e ballavano mentre calpestarono un'antica cultura. La desolazione era “una maniera del tutto divertente per trascorrere un pomeriggio”, scrive Nixey, giornalista di arte presso The Times. Se ti sei chiesto perché così tante statue classiche mancano di teste, braccia, nasi e genitali, ora lo sai.

Gli storici l'hanno fatta passare liscia a quei dissacratori. Di solito essi sono descritti come pii o zelanti, non come teppisti o ladri. Vedi, i vincitori scrivono la storia. Quando una religione monoteista sostituisce quella che sacrifica capri ai suoi dèi, ciò viene descritto come progresso. Tuttavia, il trionfo, in questo caso, significò non solo la vittoria, ma l'annientamento. Questo libro scopre cosa fu perso quando il cristianesimo vinse. Esso “piange senza vergogna la più grande distruzione di arte che la storia umana abbia mai visto”.

Nel IV secolo l'edificio più magnifico del mondo non era il Partenone o il Colosseo. Era il Tempio di Serapide ad Alessandria, con le sue pareti interne di oro e argento. Il tempio ospitava la prima biblioteca pubblica del mondo, con forse 700.000 libri. Aveva resistito ai terremoti, ma non poteva resistere ai fanatici cristiani, che attaccarono nel 392 Era Comune. Essi abbatterono le colonne, decapitarono l'enorme statua di Serapide, tolsero  metalli preziosi e bruciarono tutto il resto. “Si può ottenere una grande quantità dalle armi contundenti di ignoranza e  stupidità”, scrive Nixey. Questi dissacratori, si chiede, si fermarono per un istante ad ammirare la bellezza che distrussero?

I cristiani attaccarono non solo edifici e sculture. Anche le idee furono distrutte. Prima della conversione di Costantino, la figura dell'intellettuale era alla moda a Roma. Una mente superstar era il dissettore Galeno, che eseguiva eviscerazioni pubbliche di suini e scimmie. Era uno spettacolo, sì, ma anche un genio. I suoi interventi grotteschi furono radicati nella scoperta empirica. “La comprensione di Galeno di neuroanatomia”, scrive Nixey, “non si sarebbe superata fino al 17-esimo secolo; la sua comprensione di alcune funzioni del cervello non sarebbe migliorata fino al 19-esimo”. Il segno di apprendimento empirico di Galeno non poteva resistere alla forza della fede cristiana. I cristiani si rallegravano nell'ignoranza, celebravano la stupidità. “Non fare domande”, esortavano. “La tua fede ti salverà”.

Ipazia di Alessandria fu una matematica, un'astronoma, un'inventrice e una filosofa. La conoscenza, però, divenne all'improvviso pericolosa. Ai cristiani, il suo uso di simboli matematici sembrava diabolico, il suo astrolabio uno strumento di magia. Nel 415 Era Comune circa, una folla la trascinò per le strade di Alessandria, le cavò gli occhi, lacerò a pezzi il suo corpo, poi la bruciò su una pira. “Siamo uomini ridotti a cenere”, scrisse un poeta greco al trionfo del cristianesimo. “Poichè oggi tutto è capovolto”.

Gli eroi di questa nuova era non erano pensatori come Ipazia o Galeno, ma asceti come sant'Antonio. Nel 311 Era Comune egli si precipitò a Alessandria per aver udito di una persecuzione dei cristiani in pieno svolgimento. Ecco una chance per morire per la sua fede. Incapace di attirare una condanna ufficiale, però,  zoppicò di ritorno a casa “triste del fatto che nonostante il suo desiderio di soffrire per il nome di Dio, il martirio non gli fu concesso”.

Avendo deciso di vivere il resto della sua vita nella massima miseria, rinunciò alle sue ricchezze, indossò un cilicio e non si lavò più. L'auto-abnegazione di Antonio presto diventò alta moda. I monaci passavano la loro vita appollaiati sulle colonne o a marcire nelle grotte, consolandosi che la sofferenza nel presente portava alla salvezza nell'aldilà. Nixey li chiama giustamente “atleti di austerità. . . [i quali] mortificavano la loro carne in un centinaio di modi per mille giorni”.

I pagani, al contrario, non si vergognavano di celebrare il piacere. Apprezzavano il cibo, il vino e il sesso e leggevano manuali sul raggiungimento dei migliori orgasmi. Né la devianza né la colpa li turbavano. “Sii allegro”, avvisò il poeta Ovidio. “Goditi la tua vita”. Carpe diem, scrisse il suo collega Orazio. Cogliere l'attimo era però ripugnante ad un gruppo così concentrato sull'aldilà.

I demoni, insistevano i cristiani, erano in agguato sotto i cuscini e i piatti di ostriche. “Fate che non vi sia fornicazione”, avevano consigliato i loro libri di auto-aiuto. Mentre sei a questo punto, evita risate, teatro, bevande, dadi, corsa di cavalli e belle donne. Un nuovo spirito del tempo riteneva che fosse “molto meglio piangere adesso e gioire dopo la morte, che divertirsi adesso e trascorrere l'eternità nelle fiamme”. Un chierico prominente consigliò agli amanti del piacere di passare del tempo ai funerali. “È meglio”, si domanda, “andare dove c'è pianto, lamento, e gemito, e angoscia, e così tanta tristezza, che dove c'è la danza, i cembali, e la risata, e la lussuria, e mangiare e bere a sazietà?” Per i cristiani, quella domanda era una bazzecola.

Darkening Age è un libro delizioso sulla distruzione e la disperazione. Nixey combina l'autorità di un accademico serio con lo stile espressivo di una buona giornalista. Non ha paura di buttarla sul ridere tra  cupi racconti di dissacrazione. Con grande coraggio, lei sfida la sapienza della storia e riesce a prevalere. Assunzioni confortevoli circa il progresso cristiano vengono a crollare.

Parlando di progresso, un sacco di quel fanatismo sembra terribilmente familiare. L'abate Scenute, che si propose di “cancellare la tirannia della gioia”, mi rammentò di Pol Pot. La distruzione dei templi pagani da parte dei cristiani non è dissimile da quanto combina oggi l' Islamic State. E quanto alla demonizzazione della scienza, bè, lo sai. . .The Darkening Age: The Christian Destruction of the Classical World di Catherine Nixey, Macmillan, 305 pagine; £20

(mia libera traduzione da qui)