sabato 23 marzo 2019

LE TESTIMONIANZE SULLA STORICITÀ DI GESÙ di Arthur Drews“Lucus a non Lucendo”.

Tacito.


Sembra ormai superfluo approfondire l'obiezione per cui, se nessun scrittore pagano dimostra inequivocabilmente l'esistenza di un Gesù storico, in ogni caso nessuno di loro la ha mai contestata. L'obiezione è futile, perché la sua ipotesi è falsa. Gli gnostici del secondo secolo hanno davvero messo in discussione l'esistenza storica di Gesù con la loro concezione docetica; in altre parole, credevano solo in un Cristo metafisico e ideale, non in un Cristo storico e reale. [1] L'intera polemica dei cristiani contro gli gnostici era basata essenzialmente sul fatto che gli gnostici negavano la storicità di Gesù, o almeno la ponevano in una posizione subordinata.

Inoltre, quanto è sopravvissuto degli attacchi al cristianesimo da parte dei suoi oppositori? La Chiesa non è stata attenta fin dall'inizio a sopprimere o a distruggere tutto ciò che avrebbe potuto mettere in pericolo i suoi interessi? Non ha bruciato gli scritti anticristiani di Porfirio? La preziosa biblioteca di Alessandria non fu sacrificata allo zelo di monaci fanatici nell'anno 391, e non vi erano contenuti i più grandi tesori intellettuali dell'antichità ? Chi può dire quali prove contro il cristianesimo non perirono in essa? Anche l'opera di Celso, l'unico attacco al cristianesimo di cui abbiamo molta conoscenza, ci è nota solo dalla replica di Origene ad essa. Quest'opera, inoltre, appartiene alla seconda metà del secondo secolo, ed è, perciò, incapace di provare alcunché. [2] Sarebbe assolutamente straordinario il fatto che nessun pagano si sia preso la briga di contestare la storicità di Gesù, ipotizzando che sia così? Nel momento in cui iniziò la reazione pagana contro il cristianesimo — vale a dire, nel secondo secolo — la storia di Gesù era già saldamente radicata nella tradizione. Al pari degli ebrei, gli scrittori pagani si sono limitati nella loro polemica alla tradizione cristiana, come erano destinati a fare. Fare ricerche negli archivi intorno ad un argomento non era consuetudine degli antichi scrittori storici. “Non c'era nei tempi antichi”, dice lo storico ecclesiastico Hausrath, “quasi alcun interesse per la verità storica in quanto tale, ma solo per la verità ideale. Ci sono pochissimi casi in cui uno storico antico si poneva la domanda su cosa fosse realmente accaduto e su cosa semplicemente si diceva che fosse accaduto”. [3] Anche se qualcuno avesse voluto indagare sulla verità della “storia” evangelica ed entrare profondamente nell'argomento, sarebbe stato del tutto incapace di farlo dopo la distruzione di Gerusalemme e la dispersione degli ebrei. 

Infine, nessun dubbio fu espresso dai pagani sull'esistenza di Gesù perché essa era fermamente stabilita, oppure perché al tempo in cui cerchiamo qualche scettico nessuno l'affermava veramente? Attendiamo una risposta a questa domanda. I nostri avversari chiedono: se Gesù non era un personaggio storico, come mai nessuno ha mai dubitato della sua esistenza? Rispondiamo con l'ulteriore domanda: ammesso che fosse un personaggio storico, com'è possibile che non solo il Talmud non lo menziona mai, ma, a parte i vangeli, non una singola opera appartenente all'antico periodo cristiano ci fornisce dei dettagli intimi sulla vita di questo personaggio? Esamina le epistole di Paolo! Come mostreremo nel prossimo capitolo, esse non riportano un singolo fatto particolare intorno alla vita di Gesù. Leggi le altre epistole del Nuovo Testamento — Pietro, Giovanni, Giacomo, Giuda e l'epistola agli Ebrei — e la lettera di Clemente ai Corinzi, la lettera di Barnaba, il Pastore di Erma, gli Atti degli Apostoli, ecc. Da nessuna parte in nessuno di questi primi documenti cristiani troviamo perfino il più sottile riferimento al semplice uomo Gesù, o alla personalità storica di Gesù in quanto tale, da cui poter dedurre che l'autore avesse una stretta familiarità di lui. La sua vita, come è descritta nei vangeli, in tutti i suoi dettagli umani, sembra essere stata completamente sconosciuta a questi autori. I suoi discorsi e i suoi detti non vengono quasi mai citati, e dove ciò avviene, come nell'epistola di Giacomo o negli Atti, essi non sono citati come detti di Gesù. Non abbiamo alcun presentimento del fatto che questi documenti sappiano qualcosa di un Gesù storico; il poco che potrebbe essere citato del contrario, come il passo nel presunto discorso di Pietro (Atti 10:38), è dovuto così evidentemente ad una successiva manomissione del testo ed è così assurdo che non possiamo prestargli alcuna seria attenzione. La precedente letteratura cristiana è a conoscenza di un Gesù dio, un dio-uomo, un Gesù celeste sommo sacerdote e salvatore, uno spirito metafisico, che discende dal cielo alla terra, che assume forma umana, che muore, e che risorge; ma non sa nulla di nulla di un Gesù semplicemente umano, l'amabile autore di bei sentimenti morali, la personalità “unica” del protestantesimo liberale. Non vi è quindi nulla nell'obiezione secondo cui nessuno in quel momento ha messo in dubbio l'esistenza di una persona simile. Coloro che attribuiscono importanza a questi dubbi assumono semplicemente la correttezza della visione teologico-liberale dell'origine del cristianesimo. Se questa visione è falsa, se la trasformazione di Gesù in una persona storica si è verificata solo in una fase relativamente tarda (la prima metà del secondo secolo), l'assenza di ogni dubbio intorno all'esistenza storica di Gesù prima di quel tempo è abbastanza comprensibile. In ogni caso è logicamente assurdo (“lucus a non lucendo”) dedurre dalla circostanza che nessuno, a quanto pare, ha espresso qualche dubbio sull'esistenza di Gesù il fatto che egli sia effettivamente esistito.

Dopo questo respingimento completo delle prove della letteratura profana riguardo ad un Gesù storico, non ci resta che soffermarci sugli argomenti che potrebbero essere tratti da altri presunti resti del suo tempo e del suo ambiente. C'è ancora a Treviri la sacra tunica per la quale i soldati romani gettarono dadi ai piedi della croce. C'è ancora nel Laterano a Roma la scalinata che Gesù salì entrando nel palazzo di Pilato. Poi ci sono gli innumerevoli frammenti della croce che indicano il dramma del Golgota, gli innumerevoli chiodi sacri, la spugna di aceto, il velo della Veronica, il sudario in cui fu avvolto il Salvatore, le fasce del bambino Gesù, e, ultimo ma non meno importante, il santo prepuzio. Ci sono davvero un sacco di “documenti storici” — per coloro che desiderano credere. Tuttavia, essi devono essere cercati non in letteratura, ma in chiese e cappelle e in altri “luoghi sacri”, dove provano la loro autenticità con la “benedizione” che da loro scaturisce nelle casse della Chiesa. Ma noi saremo soddisfatti della nostra rassegna delle testimonianze profane. L'uso improprio di quelle testimonianze che è stato fatto finora dai teologi comporta un attento esame. Da parte nostra, possiamo solo considerare qualsiasi tentativo di provare l'esistenza di un Gesù storico mediante questi presunti testimoni profani un segno di mancanza di scrupoli intellettuale o di deprecabile superficialità.

NOTE

[1] Si veda Wolfgang Schultz, Dokumente der Gnosis, 1910.

[2] Tuttavia lo stesso Origene fa dire a Celso: “Neanche nell'inventare le vostre false storielle voi avete saputo ammantarle di verosimiglianza. Anzi, alcuni fedeli, come gente che ha bevuto troppo, giungono ad altercare fra loro, ed alterare il testo originario del vangelo, tre o quattro volte o più ancora, e cambiar la sua natura per avere la possibilità di difendersi dalle accuse” (Contra Celsum, 2:26 e 27).

[3] Kleine Schriften, pag. 124.