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Questo suona più risolutivo — e risparmia fastidiosi scambi di opinioni. Harnack, infatti, si è ben guardato dall’indebolire l’effetto di tali parole comunicando che, nella prefazione alla sua edizione di un Salterio giudeo-cristiano del 1° secolo, il 25 marzo dello stesso anno, aveva dichiarato: “Per il momento… il ‘Gesù precristiano’ è un dato di fatto; le Odi contengono infatti, già in precedenza, così tanto di cristiano che la storicità di Gesù appare in sommo grado minacciata”. E aggiungeva: “Se queste ‘Odi di Salomone’ fossero già state conosciute quando, di recente, un dilettante incompetente ha nuovamente turbato la cristianità con l’affermazione che Gesù non è mai esistito, esse sarebbero state certamente coinvolte nel dibattito”. Nel luglio del 1910 John M. Robertson, dall’Inghilterra, si è permesso di osservare che “ognuna delle mille fortezze abbandonate della teologia è stata cinta da biblioteche di erudizione; di qui la piuttosto ovvia inutilità di pretendere di bandire i nuovi teorici con mere accuse di incompetenza!” E Schweitzer aveva già espresso in precedenza (op. cit., pag. 313) questo giudizio: “La teologia storica moderna non ha confutato uno come Kalthoff finché non avrà spiegato la nascita del cristianesimo a partire dalla vita di Gesù senza ricorrere alla teoria della ‘caduta’, di cui si servono Harnack, Wernle e tutti gli altri. Finché non avrà reso in qualche modo comprensibile come, sotto l’influsso della setta giudaica del Messia, in brevissimo tempo e su tutti i fronti contemporaneamente, sia potuto sorgere un cristianesimo popolare greco-romano — finché non avrà descritto almeno per prima cosa il cristianesimo popolare delle prime tre generazioni — essa deve riconoscere come legittime, dotate di un certo diritto di esistenza, anche le ipotesi più estreme”. “Tutto il suo patrimonio è minacciato: deve riconquistarlo passo dopo passo o abbandonarlo, e non ha più alcun diritto di formulare alcuna pretesa finché non avrà preso posizione di fronte alle più recenti questioni critiche fondamentali. Da questa consapevolezza essa è, in verità, ancora piuttosto lontana” (pag. 328). “Da circa dieci anni la teologia storica moderna è andata sempre più imboccando la larga via della volgarizzazione; è tempo che impari a dubitare del suo Gesù storico. Il suo Gesù non vive” (pag. 308). [1]
NOTE
[1] Si consideri qui che l’immagine “liberale” di Gesù non è ovviamente “messianica”: Schweitzer la respinge perché concepisce Gesù come messianico. Ma Gesù non ha ritenuto buono il mondo, né ha atteso un rinnovamento nazionale giudaico: la sua figura è misterica in senso alessandrino, ed è messianica o non messianica a seconda che la si accetti o meno: Matteo 16:13-25.

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