sabato 14 febbraio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:31

 (segue da qui)

Due secoli e mezzo prima di Sulpicio, Giustino Martire, per confermare la sua narrazione della passione di Gesù, aveva fatto appello (Apologia 1:35,9) agli “atti di Pilato, che certamente non aveva mai visto, per quanto egli avesse potuto vedere o leggere qualsiasi altra cosa si voglia. — Ma Sulpicio trasse forse ciò che racconta da Tacito? Egli non lo dice nemmeno; e il francese P. Hochart riferisce che l’unico manoscritto della sua Cronaca, conservato in Vaticano, fu consultato dall’umanista Poggio Bracciolini, dopo che questi aveva assistito al rogo di Hus e di Gerolamo da Praga. — Può dunque darsi che l’inglese Ross abbia avuto ragione, nel 1878, quando pensò che dietro il passo di Tacito vi fosse la mano di Bracciolini? La garanzia testuale consiste qui in un solo manoscritto, il Codex Mediceus II, che sembra essere stato redatto a Montecassino tra il 1053 e il 1087, e che in ogni caso non è certo uno dei manoscritti fatti copiare per ordine dell’imperatore M. Claudio Tacito (Flav. Vop. 10) nel 276. Che le parole in questione appartengano davvero a Tacito è un presupposto dell’editio princeps di Giovanni da Spira, apparsa a Venezia intorno al 1468; ma già Gibbon aveva sospettato che esse difficilmente possano collocarsi nel contesto dell’anno 64. Egli pensò a una confusione tra i Galilei in attesa di Gesù e gli zeloti galilei menzionati da Flavio Giuseppe (Antichità Giudaiche 18:1,2), “gli zeloti che avevano seguito la bandiera di Giuda il Galileo” e che “avevano spinto i loro connazionali alla ribellione”. “Quanto naturale” — egli scrive — “che Tacito, al tempo di Adriano, attribuisse ai cristiani la colpa e le sofferenze che avrebbe potuto, con ben maggiore verità e giustizia, riferire a una setta la cui odiosa memoria era ormai quasi estinta!”

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