lunedì 15 dicembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 4:9

 (segue da qui)

Il Vangelo degli Egiziani, nel quale si esortava a fare del sabato un sabato, deve, come Ebrei 4:9, essere stato anteriore a Marco 13:18 (cf. Matteo 24:20) e al nostro Vangelo di Giovanni, nel quale (Giovanni 5:8–11) il Salvatore ordina la violazione del sabato e al tempo stesso (5:17) abroga il fondamento legalista dell’osservanza sabbatica. Che il Cristo sia la “nostra” pasqua (1 Corinzi 5:7), e che l’agnello chiamato “pasquale” sia un simbolo prefigurativo del Cristo (Giustino, Dial. 40), lo dicono “Paolo” e Giustino non avendo davanti agli occhi Matteo 26:17, Marco 14:12 e Luca 22:15, ma pensando a un racconto allegorico che lo scrittore di Giovanni 1:29, 18:28 e 19:14 conosceva, e che conteneva un’allegoresi storicizzata di Esodo 12:3–11. “Infatti l'agnello che viene arrostito”, dice Giustino (ibid.), “si cuoce in una posizione simile alla forma della croce, poiché uno spiedo diritto viene confitto dalle parti inferiori alla testa ed uno è messo di traverso sul dorso e vi si attaccano le zampe dell'agnello”. Bisogna essere o relativamente sprovveduti, o dottrinalmente vincolati — e forse entrambe le cose — per continuare a considerare come “apostolici” scritti che contengono passi come Matteo 1:21, 19:12, 21:19, 27:52, Marco 10:12, 14:24 ecc., ma allo stesso tempo trascurare, senza alcun riconoscimento e liquidandolo come “elaborazione più tarda”, un concorrente messo da parte, che deve essere presupposto in modo uniforme per “Pietro”, “Paolo”, “Clemente” e “Ignazio”, per “Barnaba”, Papia e Giustino — e che, pertanto, non riecheggia solo in qualche frammento, ma in molti passi, sebbene ciò non sia stato finora adeguatamente notato né riconosciuto. Appartengono al Vangelo alessandrino, con ogni probabilità, la parabola naassena del seminatore, un passo in Omelie Clementine 19:20 e testi affini, il racconto della donna adultera, il frammento di Ossirinco con il discorso sulla purificazione, il dialogo del Salvatore con Salomé, alcuni brani in 2 Clemente, i due grandi frammenti di Vangelo e Apocalisse di Pietro nel manoscritto di Akhmîm, le parole in Ignazio, ad Smyrn. 3:2, e diversi logia ritrovati in Egitto. Eppure, persino un uomo come Loisy, discutendo la parabola del seminatore, lascia del tutto inosservata la singolare versione dei “Naasseni”, quella insidiosamente stoica degli antichi gnostici. Solo il prof. D. Völter ha riconosciuto non solo che Giustino conosceva il Vangelo di Pietro, ma anche che, intorno al 131, quel testo fu utilizzato nella nostra Epistola di Barnaba — e che il Vangelo di Pietro così utilizzato era appunto il vangelo degli “Egiziani”. Si deve ormai comprendere, una volta per tutte: il vangelo degli “Egiziani” è stato il vangelo degli Alessandrini; e i nostri scritti canonici del Nuovo Testamento, come scritti di un gesuanesimo succeduto al mosaismo, devono essere compresi principalmente a partire da Alessandria. Il “Gesù evangelico”, in quanto Giosuè ellenistico, è nato da uno spirito alessandrino santo o profetico. Così stanno le cose con il Vangelo degli “Egiziani”, al quale la gnosi del 2° secolo si sarà appunto riferita quando non ritenne i vangeli giunti fino a noi del tutto conformi alla tradizione originaria. Che il caso del Vangelo degli Ebrei sia “di tutt’altra natura” non può neppure ammettersi: l’opera evangelica aramaica dei Minim palestinesi, dei Nazareni e degli Ebioniti siriaci non sarà da pensare priva di “correzioni”; tuttavia, le divergenze che colpirono gli autori ecclesiastici — e perciò da loro menzionate — non hanno affatto l’aspetto di elementi genuinamente primitivi. Vi è invece motivo di sospettare che il vangelo aramaico non fosse altro che una versione più o meno modificata e “corretta” del vangelo ellenistico degli ebrei alessandrini, la cui città fu, com’è noto, un centro di prima irradiazione della dottrina chrestiana. “Il Vangelo secondo gli Ebrei”, dice lo scrittore inglese di “Supernatural Religion” (1:419), “sotto vari nomi, come il vangelo secondo gli Apostoli, i Nazareni, gli Ebioniti, gli Egiziani ecc., con modifiche certo, ma sostanzialmente la stessa opera, circolava assai largamente nella Chiesa primitiva”. Si deve tuttavia ricordare che una sinagoga di giudei ellenisti a Roma (C.I.G. 9909) era chiamata sinagoga degli Ebrei, che la ekklesia delle origini fu una ekklesia di ellenisti, e che il Gesù degli ellenisti fu prima di tutto un Gesù degli Alessandrini.

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